giovedì 3 maggio 2012

IT'S ALL ABOUT ROOKIES: Speciale Rookie Of The Year Award

Di Federico Bianchi.
Fonte: boxden.com

Come aveva annunciato Claudio nel suo articolo sui premi di fine stagione NBA, ecco lo speciale finale di questa stagione di "It's All About Rookies", dedicato al premio di rookie dell'anno.
Premetto che questa classifica si basa sulla mia opinione personale e quindi sarà sicuramente molto diversa da quella che stilerà la commissione dell'NBA, iniziamo la carrellata.

1) KYRIE IRVING. Come avete potuto capire dalla foto che apre l'articolo il mio personale premio di rookie dell'anno va alla prima scelta assoluta del draft, il playmaker dei Cleveland Cavaliers, Kyrie Irving. Nonostante all'inizio della stagione ci fosse ancora qualcuno scettico sul ruolo che questo giocatore potesse avere in NBA (principalemente a causa delle poche partite giocate a Duke), Irving ha smentito tutti già dalle prime battute della stagione, dimostrandosi più che degno della prima chiamata spesa per lui dai Cavs.
Irving si è calato splendidamente nel ruolo di leader che gli è stato riservato a Cleveland e, sotto la guida di Byron Scott, ha giocato una grande stagione, chiudendo come top scorer dei giocatori al primo anno con 18.8 punti di media a partita e dimostrandosi senza dubbio il rookie di maggior impatto sulla sua squadra, come dimostra anche il rendimento dei Cavs dopo il suo infortunio a fine stagione. 
Un ulteriore punto esclamativo sulla sua stagione è stato posto da Kyrie al BBVA Rising Star Challenge, nel quale ha vinto il titolo di MVP della gara guidando il team Chuck alla vittoria con ben 34 punti segnati.

2) RICKY RUBIO. Dopo un anno di attesa finalmente il pubblico di Minnesota ha potuto godere dello spettacolo offerto dallo spagnolo su un campo da basket.
Rubio ha giocato una stagione straordinaria prima del brutto infortunio subito contro i Lakers, dimostrandosi un giocatore molto adatto al gioco dell'NBA e aiutando Kevin Love e i T-Wolves nel suo miglior periodo della stagione a sperare addirittura nei playoff.
Rubio non ha avuto cifre esaltanti dal punto di vista realizzativo, ma ha guidato i giocatori del primo anno per quanto riguarda gli assist, chiudendo la sua stagione con una media di 8.2 a partita e deliziando l'NBA con le sue palle magiche.
Il buon rednimento gli è valso non solo il secondo posto nella corsa al premio di rookie dell'anno, ma anche il gradimento della stella della squadra, Kevin Love, che ha speso per lui parole importanti, definendolo un "vincente che fa giocate vincenti"; niente male se detto da un all star.

3) KENNETH FARIED. Dopo un inizio di stagione in ombra, soprattutto per la presenza di Nene in squadra, Kenneth Faried, o Manimal come lo chiamano in NBA, ha dimostrato di essere stato uno dei "furti" di questo draft, sulla carta non molto ricco di talento.
Dopo la partenza del brasiliano verso Washington, Manimal è stato subito proiettato in quintetto, dimostrando quanto può essere positivo il suo contributo per i Nuggets a suon di doppie doppie (11 in stagione) e di buone prestazioni.
Nonostante la stazza non sia da vero centro Faried ha mostrato un grande istinto a rimbalzo, che aggiunto al suo atletismo straripante e alla grandissima energia che mette in campo lo ha portato ad essere un giocatore di grande impatto per Denver, nonchè uno dei più spettacolari rookie della lega.
Un'ulteriore soddisfazione Manimal se l'è tolta giocando da titolare la sua prima partita di playoff, chiusa nonostante la sconfitta con una doppia doppia da 14 punti e 10 rimbalzi.

4) KAWHI LEONARD. La scelta di porre il rookie da San Diego State in una posizione così alta, nonostante le sue statistiche non siano esaltanti, è dovuta al fatto che Leonard, a mio modo di vedere è il giocatore al primo anno in NBA che copre il ruolo più importante nel sistema della sua squadra. Coach Greg Popovich infatti gli ha riservato un ruolo che nella storia recente degli Spurs è appartenuto a un giocatore al quale è stata ritirata la maglia proprio in questa stagione a San Antonio: Bruce Bowen. Leonard si trova nel sistema degli Spurs ad essere proprio lo specialista difensivo che era Bowen e, sfruttando il suo atletismo e le sue braccia lunghissime, durante la stagione è riuscito a farsi valere e a fare un'ottima figura marcando giocatori del calibro di Kobe Bryant e Kevin Durant.
Un'ulteriore parte del suo gioco che lo accomuna all'ex numero 12 nero-argento è il così detto "corner-three" cioè il tiro da tre dall'angolo, che è stato un tiro fondamentale nel sistema degli Spurs, era la specialità di Bowen, e che ora è il tiro che viene spesso preso dallo stesso Leonard.
Se a tutto questo aggiungete che Leonard nella sua seconda partita di playoff ha messo a segno ben 17 punti, pur mantenendo il suo ruolo di specialista difensivo, non si può fare altro che applaudire un'altra scelta impeccabile dei San Antonio Spurs.

5) CHANDLER PARSONS. Scelto al secondo giro con la chiamata numero 38 dagli Houston Rockets, Chandler Parsons è stato forse il più grosso "furto" dell'ultimo draft, insieme al prossimo membro della classifica. Il suo inizio di stagione non è stato scintillante, ma dopo alcune gare e dopo gli infortuni di Kevin Martin e Kyle Lowry, Parsons ha guadagnato il posto in quintetto grazie a una serie di buone prestazioni che gli hanno garantito la fiducia di coach McHale.
Nella parte di stagione che ha passato in quintetto Parsons ha fatto con la maglia dei Rockets quello che faceva in NCAA con la casacca dei Florida Gators: tutto.
Ecco se questa mia affermazione vi lascia stupiti posso capirvi, però il ragazzo si è dimostrato un giocatore versatile a livelli incredibili, difendendo su alcune delle migliori star della lega, ma anche giocando partite da più di 20 punti e più di 10 rimbalzi.

6) ISAIA THOMAS. La più grossa sorpresa del draft 2012 arriva invece dall'ultima chiamata del secondo giro: Isaiah Thomas.
Approdato ai Kings dopo una buona stagione a Washington University, Thomas ha iniziato la stagione all'ombra della prima scelta dei Kings, Jimmer Fredette, attorno al quale c'erano grandi aspettative. A remare contro Thomas inoltre c'era il fatto che in ogni caso già Fredette faceva fatica a trovare spazio in una squadra come Sacramento che vede in Tyreke Evans e Marcus Thorton i due migliori giocatori del backcourt, che difficilmente avrebbero lasciato il loro posto di titolari a un rookie.
Il rendimento scadente della stagione di Evans e Fredette però lo hanno portato dopo 35 partite da "panchinaro" a giocare finalmente in quintetto, sorprendendo l'intera NBA con una serie di prestazioni eccellenti. Thomas ha chiuso quindi la stagione con 11.5 punti di media, che però salgono a 15.0 considerando solo le partite in quintetto, niente male davvero per essere l'ultima scelta del secondo giro.

7) KLAY THOMPSON. Anche Klay Thompson come altri protagonisti di questa classifica ha avuto un inizio di stagione difficile, all'ombra delle due guardie titolari dei Warriors: Monta Ellis e Stephen Curry. La partenza di Ellis in direzione Bucks però ha portato molti più minuti a Thompson, che ha saputo sfruttarli al meglio, probabilmente spinto anche dalla dimostrazione di fiducia ricevuta dalla dirigenza che ha venduto il suo diretto concorrente.
Le prestazioni di Thompson sono andate via via migliorando e il rookie dei Warriors nel mese di aprile ha messo a segno una media di 18.7 punti a partita tirando un impressionante 46.5% dal campo.
Fortunatamente per la dirigenza dei Warriors la coraggiosa scelta di privarsi del miglior realizzatore della squadra non è stata così sofferta, vedendo quello che ha offerto e potrà offrire in futuro il talentuoso Thompson.

8) BRANDON KNIGHT. L'ex playmaker dei Kentucky wildcats Brandon Knight guadagna solo l'ottavo posto, dopo una stagione altalenante in quel di Detroit.
Knight è stato per tutta la stagione il playmaker titolare dei Pistons, ma nonostante abbia chiuso con più di 12 punti di media la sua stagione, il suo impatto non è stato quello sperato.
Nonostante tutto Knight ha mostrato sprazzi del suo talento indiscusso e a Detroit sperano che il ragazzo possa migliorare per formare con Greg Monroe la coppia di giocatori su cui costruire il futuro della squadra.

9) MARSHON BROOKS. Altra sorpresa di questo pazzo draft 2012, MarShon Brooks è stato prelevato dai Nets dopo essere stato scelto con la chiamata numero 22 dai Celtics.
Brooks ha fatto un percorso opposto a quello dei rookie che abbiamo precedentemente citato, esaltando l'NBA con le sue prestazioni di inizio stagione portando il suo massimo in carriera a 24 punti, segnati due volte in questa stagione. Brooks ha dimostrato di essere senza dubbio un grande realizzatore, ma nel corso della stagione il suo rendimento è calato e l'intesa con Deron Williams non è più stata la stessa delle prime partite.

10) DERRICK WILLIAMS. Considerato da tutti come il giocatore più pronto per l'NBA del draft 2012, Derrick Williams ha avuto una stagione al di sotto delle aspettative, principalmente per il fatto che a Minnesota nel suo ruolo i minuti erano già distribuiti tra Kevin Love, Michael Beasley e Wesley Johnson.
Tuttavia almeno la decima posizione va di diritto al rookie col numero 7, che nei momenti in cui ha avuto l'occasione di mettersi in mostra ha dato mostra del talento che tutti si aspettavano inserendo nella sua stagione alcune perle, tra cui anche due partite da 27 punti segnati.
Purtroppo le cose buone che si sono viste da parte sua sono state poche rispetto alla posizione in cui è stato scelto, ma sicuramente ha dimostrato di avere le potenzialità per fare molto bene in futuro.

Con Derrick Williams si chiude l'ultimo appuntamento con It's All About Rookies per questa stagione, ringrazio quelli che hanno seguito la rubrica, continuate a leggere il blog per continui aggiornamenti sul mondo del basket oltre che sull'NBA.
L'appuntamento con i rookies è alla prossima stagione, che vedrà arrivare in NBA tantissimi giocatori molto interessanti, buon proseguimento con Basketzone.

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