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martedì 3 aprile 2012

NCAA National Championship, trionfa Kentucky


di Claudio Pavesi
Photo by David J. Phillip / MCT
Finalmente l'atto finale, la partita più attesa, la conclusione della March Madness. Kentucky contro Kansas, John Calipari contro Bill Self, la squadra dei freshman contro la squadra d'esperienza. La partita di oggi è una sorta di rivincita per il coach Calipari che nel 2008, come allenatore di Memphis University, perse la finale proprio per mano dei Kansas Jayhawks di Bill Self che invece potè festeggiare il suo primo titolo NCAA in carriera. Anche per Kansas non mancano curiosità, i Jayhawks infatti nel 2003 persero la finale del Torneo NCAA contro la Syracuse di Carmelo Anthony, finale che si giocava proprio al Superdome di New Orleans in cui oggi Kansas si gioca il titolo. Il Superdome di New Orleans è pieno in tutti i suoi 74000 posti, non manca più nulla, che la finale del Torneo NCAA 2012 abbia inizio.


Primo Tempo
Nei primi secondi della partita Jeff Withey di Kansas vuole dimostrare di essere uno stoppatore migliore di Anthony Davis e lo fa rifilando una clamorosa stoppata a Terrence Jones che lo avvicina al record di stoppate nella storia del Torneo NCAA. Come previsto tocca a Terrence Jones marcare a uomo Thomas Robinson, impresa abbastanza difficile dato che il numero 0 di Kansas è probabilmente il miglior giocatore della NCAA a prendere posizione. Durante i primi sei minuti le squadre giocano ad un ritmo incredibile, non si fermano un secondo e spesso preferiscono prendere tiri senza senso piuttosto che attendere qualche secondo, di conseguenza anche l'intensità si alza: fioccano contatti e stoppate, ce ne sono ben 2 di Anthony Davis che raggiunge il record di stoppate eseguite da un freshman in una stagione. C'è molta tattica in questa partita come si può vedere dai cambi, non appena Bill Self fa uscire Withey subito Calipari risponde facendo sedere Anthony Davis, inutile dire che senza i due intimidatori d'area, ne approfittano gli attacchi con Thomas Robinson da un lato e Kidd-Gilchrist dall'altro.
Uno dei simboli della serata: le stoppate di Davis
Photo by Rich Sugg / MCT
Continua ad accelerare Kentucky che dopo tredici minuti conduce già di 12 punti sul 31 a 19, fondamentale l'inizio di Maquis Teague e Kidd-Gilchrist con i loro 18 punti in combinata, 9 a testa. Anche se Kansas sta perdendo bisogna segnalare l'impatto di Kevin Young, entrato dalla panchina ha realizzato subito una stoppata e si è procurato un fallo di sfondamento su Anthony Davis, tutte azioni che confermano il grande cuore di un giocatore che vive di intensità e di intangibles cioè di giocate importanti ma non segnalate sui tabellini statistici.
Sulla sirena del primo tempo Tyshawn Taylor riesce a trovare il canestro per cercare di dare morale ai suoi come fecero i 2 punti di Releford sulla sirena del primo tempo della partita contro Ohio State anche se in questo caso il divario resta superiore a 10 punti, il primo tempo infatti si chiude sul 41 a 27 per i Wildcats. Stupendi dal punto di vista realizzativo Teague (9 punti), Lamb (12 punti) e Kidd-Gilchrist (11 punti) con pochissimi errori al tiro. Anthony Davis chiude sorprendentemente il primo tempo con 0 punti su 4 tentativi dal campo che vengono però compensati dai 9 rimbalzi, 4 assist e 3 stoppate che lo rendono probabilmente il giocatore più decisivo del primo tempo nonostante la scarsa serata al tiro. Kentucky sembra avere l'atteggiamento giusto per potere arrivare tranquillamente al traguardo, a testimoniarlo c'è il dominio a rimbalzo (22 a 14 per i Wildcats all'intervallo) e una statistica secondo la quale Kentucky ha una striscia attiva di 40 vittorie consecutive quando conduce all'intervallo.


Secondo Tempo
Il secondo tempo inizia sullo stesso trend del primo cioè con la quarta stoppata di Anthony Davis, giocata che però non scoraggia Thomas Robinson, a canestro subito dopo con un semigancio proprio sulla faccia di Davis, giocata importante per la partita di Kansas ma anche per i General Manager che dovranno sceglierlo al Draft NBA. A quindici minuti e trenta secondi dalla fine arrivano i primi punti di Anthony Davis o per meglio dire il primo punto, 1 su 2 per lui ai liberi. A quattordici minuti dalla fine Kansas prova a rientrare in partita con un parziale di 6 a 0 che la porta sul -10; per Kentucky ci sono all'orizzonte gli spettri di Ohio State in semifinale e Calipari preferisce parlarne con un timeout. Al ritorno dalla mini-pausa sono i più esperti Lamb e Miller a mettere due triple consecutive che riportano i Wildcats sul +15. I Jayhawks non vogliono mollare e capitanati dalla pazzia di Elijah Johnson ci provano in ogni modo mantenendo un ritmo che sarebbe difficilmente sostenibile anche per un maratoneta esperto.
Le lacrime di Thomas Robinson
Mark Humphrey / AP
Si arriva ai cinque minuti finali, la "zona Kansas", dato che nel Torneo NCAA i Jayhawks hanno tenuto gli avversari al 19% ai tiri dal campo negli ultimi 300 secondi. Kansas infatti si trasforma, prima segna una tripla Tyshawn Taylor, poi Withey stoppa Anthony Davis e lancia il gioco da tre punti di Elijah Johnson che fa da antipasti ai due liberi successivi conquistati e realizzati da Thomas Robinson. Teague prova a buttare acqua sul fuoco con una tripla a cui però rispondono i 3 punti di Elijah Johnson e i successivi 2 di Robinson: Kansas, non si sa benissimo come, è rientrata dal -16 al -5. A un minuto dalla fine Taylor si vede stoppare il tiro e dopo essersi ritrovato il pallone in mano lo perde malamente, un errore il suo che potrebbe essere decisivo per la sconfitta. Inizia la giostra dei tiri liberi, puntualmente realizzati da Kentucky a cui risponde Tyshawn Taylor con un canestro da vero leader. A 20 secondi dalla fine sul -6 Kansas trova la tripla del -3 con Elijah Johnson che però viene annullata per l'infrazione di passi del numero 15 dei Jayhawks, era l'ultima occasione, finisce la partita con la vittoria di Kentucky per 67 a 59.

Kentucky conferma di essere la seconda università più titolata nella storia del college basketball mentre John Calipari può festeggiare il suo primo titolo NCAA dopo aver raggiunto le Final Four con tre squadre diverse: UMass, Memphis e Kentucky (le Final Four con le prime due università sono state però rese vacanti per alcune irregolarità sul recruiting).
Grande festa per coach Calipari
John Sleezer / MCT
C'è commozione nelle parole finali di coach Calipari quando solleva il tanto agognato trofeo NCAA insieme al resto della squadra, soprattutto insieme ad Anthony Davis, premiato come miglior giocatore della partita con i suoi 6 punti, 16 rimbalzi, 6 stoppate, 5 assist e 3 palle rubate, statistiche che lo rendono paurosamente decisivo nonostante la brutta serata al tiro (1-10 dal campo).
E' stata una finale strana, una partita che sembrava già decisa nel primo tempo si è invece conclusa con un finale incandescente, un finale tipico di ogni Final Four giocata al Superdome di New Orleans, un finale che ha visto trionfare la squadra più forte, la squadra che a inizio stagione tutti si aspettavano di vedere oggi a festeggiare. Il giusto credito va dato anche a Kansas, una discreta squadra che ha portato a termine una stagione straordinaria grazie soprattutto alla guida di coach Bill Self, giustamente premiato come allenatore dell'anno, e alle incredibili prestagioni di Thomas Robinson.
Difficilmente si poteva pensare a una conclusione migliore per un grande anno di basket NCAA, l'appuntamento è per l'anno prossimo al Georgia Dome di Atlanta dove si svolgeranno le prossime Final Four.

Tabellini
Kentucky: Lamb 22 pt, Teague 14 pt, Kidd-Gilchrist 11 pt, Jones 9 pt, Davis 6 pt e 16 rim, Miller 5 pt, Wiltjer, Vargas.
Kansas: Taylor 19 pt, Robinson 18 pt e 17 rim, Johnson 13 pt, Withey 5 pt, Releford 4 pt, Teahan, Young, Wesley.

domenica 1 aprile 2012

Final Four NCAA, tutti pronti per la finale, sarà Kentucky-Kansas


di Claudio Pavesi
Photo by www.wrapupp.com

Kentucky e Louisville distano pochi chilometri una dall'altra e la rivalità tra le loro tifoserie è quantomeno incandescente e la sfida a livello tecnico tra Calipari e Pitino, i due coach, aggiunge motivazioni alla sfida. Il primo tempo inizia controllato da Kentucky, più precisamente da Anthony Davis che in post, in ricezione statica o in movimento sembra in ogni caso inarrestabile anche per Dieng, il lungo africano di Louisville. Il primo tempo scorre abbastanza veloce e nonostante lo strapotere di Kentucky, Louisville riesce a restare a galla grazie soprattutto alle palle rubate di Russ Smith poi da lui convertite in punti o in brillanti assist per Craigh Smith e Dieng, giocate ch permettono ai Cardinals di chiudere il primo tempo a -7 sul 28 a 35. Inizia il secondo tempo e la difesa di Louisville inizia a fare sul serio, Kentucky ha problemi nella circolazione di palla e nell'effettuare le rimesse per cui è obbligata a sprecare anche un timeout e, come se non bastasse, Dieng porta alla causa un paio di stoppate notevoli. Anche in difesa Kentucky sembra avere qualche amnesia ad esempio quando abbandona sul perimetro Chris Smith, fratello di J.R. dei New York Knicks, regalandogli 3 punti facili. I Cardinals tornano così sul -5 ma Calipari chiama a raccolta i suoi che in tre minuti piazzano un ottimo parziale che li riporta sul +12 guidati dalle giocate di Lamb e Miller, i due giocatori più esperti, anche se l'immagine simbolo di questo momento la regala Anthony Davis quando rifila una clamorosa stoppata su una debole penetrazione di Peyton Siva, giocatore in continua difficoltà nel trovare il canestro (0 punti a dieci minuti dalla fine). La partita sembrerebbe indirizzata verso i Wildcats ma tutto cambia quando Dieng obbliga Kidd-Gilchrist ad un fallo di sfondamento che rigenera il morale dei Cardinals. Allo sfondamento seguono ottime difese, capitanate da Dieng che continua a rifilare stoppate e palle rubate, tutte situazioni che portano a buoni attacchi e, anche quando non si dovesse riuscire a segnare, Louisville trova sempre una seconda opportunità di tiro controllando i rimbalzi d'attacco (17 a 4 i rimbalzi d'attacco a favore di Louisville a otto minuti dalla fine). Riescono a segnare quasi tutti i Cardinals, perfino Siva che mette a segno i 5 punti consecutivi necessari per raggiungere il pareggio a nove minuti dal termine, i suoi ultimi 3 punti sono la fotografia perfetta del momento dei Cardinals: una fantastica tripla fronte a canestro eseguita dopo un crossover che manda al tappeto Teague.
Anthony Davis stoppa Peyton Siva
photo by Mark Humphrey / AP
La partita continua con le squadre appaiate, Kentucky trema soprattutto quando Kidd-Gilchrist è costretto ad uscire dal campo tenendosi la coscia sinistra. I Wildcats non si demoralizzano e tornano a giocare la loro classica pallacanestro guidati dal giocatore più esperto della squadra: il senior Darius Miller che con le sue penetrazioni aggressive e il suo tiro da tre punti aiuta a chiudere un parziale di 9 a 2 che porta Kentucky sul +9 a tre minuti e trenta dalla fine. Sembrerebbe impossibile per i Cardinals rimontare ma Siva ha altre idee, prima segna con un finger-roll incredibile, poi schiaccia sulla difesa dei Wildcats e infine perfeziona la rubata che regala a Russ Smith i liberi del -5 a un solo minuto dalla fine. E' l'inizio della rimonta? Non proprio. Anthony Davis segna su alley hoop e Kidd-Gilchrist, tornato in campo dal leggero infortunio, mette a segno tre schiacciate in fila che chiudono il match. Per i Cardinals è insufficiente la tripla di Blackshear, unico canestro a segno nell'ultimo minuto.
Louisville ha mostrato grande cuore e un'ottima pallacanestro, sono rimasti in gioco fino all'ultimo minuto grazie soprattutto ai rimbalzi in attacco. Anthony Davis chiude da leading scorer con 18 punti a cui aggiunge anche 14 rimbalzi e 5 stoppate mentre per i Cardinals il miglior realizzatore è Peyton Siva con i suoi 11 punti, tutti realizzati negli ultimi 10 minuti, forse con più continuità Louisville avrebbe avuto più possibilità di vincere come dimostra il fatto che ha avuto un solo vantaggio in tutta la partita: il 2 a 0 iniziale. Kentucky è ufficialmente in finale e può così iniziare a studiare il futuro avversario che sarà il vincente tra Kansas e Ohio State.

Kansas e Ohio State, Thomas Robinson contro Jared Sullinger, Bill Self contro Thad Matta. Nei primi minuti Thomas Robinson ha le idee chiare, vuole segnare, concetto dimostrato dai 3 tiri presi in pochissimo tempo anche se riesce a realizzarne solo uno. Kansas sembra avere le mani fredde come dimostrano i continui errori di Elijah Johnson e Tyshawn Taylor, errori che permottono a Ohio State di portarsi sul 7 a 2 obbligando Bill Self a chiamare il primo timeout. Interessante la decisione di coach Matta di non mettere Sullinger in marcatura su Robinson preferendogli Deshaun Thomas che però, oltre a essere più basso, ha notoriamente il suo punto debole nella difesa, vedremo quindi come si svilupperà. Intuibile invece l'idea di Bill Self che sceglie Jeff Withey su Sullinger, scelta che nei primi minuti sembra abbastanza azzeccata considerando la stoppata che l'ex pallavolista rifila alla stella di Ohio State. Verso la metà del primo tempo decide di salire in cattedra Aaron Craft, playmaker dei Buckeyes che tra le altre cose riesce a finire il cubo di Rubik in un minuto e cinque secondi ma è principalmente un super giocatore di basket come dimostra prima con un canestro da 3 punti, poi con un magnifico assist che regala a Sullinger una facile schiacciata e infine procurandosi uno sfondamento su Tyshawn Taylor. Il primo tempo scorre con poche interruzioni, Thomas Robinson continua a fare fatica mentre Ohio State inizia a perfezionare il tiro da 3 punti con Buford e Deshaun Thomas e comincia così a prendere il largo portandosi sul 26 a 13 a sei minuti dalla fine del primo tempo. Le difficoltà di Robinson permettono a Kevin Young di avere più minuti del solito ma la vera notizia per Kansas arriva a quattro minuti dalla fine del primo tempo quando finalmente si sblocca Robinson che infila il suo secondo canestro della serata. Il primo tempo continua con i Buckeyes in controllo ma si conclude con una grande azione di Kansas: stoppata di Withey su Craft, ribaltamento di campo e canestro di Releford sulla sirena, giocata fondamentale per il morale dei Jayhawks che chiudono il primo tempo sotto la doppia cifra di svantaggio, 34 a 25.
Photo by sbnation.com
Il secondo tempo inizia con dei nuovi Jayhawks che in quattro minuti si riportano sul -3 grazie soprattutto alla difesa di Withey che in una sola azione piazza 3 stoppate, diventando anche l'uomo con più stoppate in una singola stagione della storia di Kansas. Continua la corsa dei Jayhawks che pareggiano con i 5 punti consecutivi di Elijah Johnson anche se fondamentale in questi momenti è stata la difesa di Thomas Robinson su Sullinger al primo scontro diretto della serata. Nel frattempo i Buckeyes affrontano un blackout offensivo e solo Craft sembra avere il carattere necessario per riportare Ohio State davanti, in ogni caso mancano ancora dodici minuti alla fine, un'eternità. La partita continua con le due squadre a punteggio molto ravvicinato e sono principalmente le giocate difensive a fare la differenza come dimostra la clamorosa stoppata della sorpresa serale Kevin Young su Sullinger che porta al contropiede di Elijah Johnson a cui i Buckeyes rispondono con il solito Aaron Craft, autore dell'ennesima palla rubata e dei consueti due punti in campo aperto. Si arriva agli ultimi novanta secondi di gioco con Kansas sul +1, vantaggio che viene mantenuto grazie alla meravigliosa difesa di Withey che rifila un'altra stoppata a Deashaun Thomas e lancia il contropiede del velocissimo Elijah Johnson che firma il +3 sul 62 a 59. Per un minuto non segna più nessuno ma a quindici secondi dalla fine si concretizza l'azione più clamorosa della partita: Deshaun Thomas sbaglia la tripla del pareggio, Withey pasticcia a rimbalzo ma riesce a tenere la palla in campo anche se la manda in mano allo stesso Thomas che riprova il tiro sbagliandolo nuovamente, questa volta però è Buford che approfitta della brutta posizione a rimbalzo di Withey per correggere l'errore del compagno in una schiacciata che riporta i Buckeyes sul -1. Dopo i tiri liberi Kansas si ritrova sul +3 a otto secondo dalla fine, i Buckeyes hanno quindi occasione di pareggiare ma Tyshawn Taylor ruba la palla che potrebbe chiudere il match salvo poi buttarla via regalando l'ultima occasione a Ohio State con quattro secondi sul cronometro. I Jayhawks non vogliono rischiare il pareggio e mandano in lunetta Craft, il quale realizza il primo tiro libero e sbaglia di proposito il secondo per prendere il rimbalzo offensivo la gli arbitri chiamano la cosiddetta "lane violation" sullo stesso Craft per aver oltrepassato la linea del tiro libero prima che la palla toccasse il ferro. Finisce così la seconda semifinale del Torneo NCAA 2012, con la vittoria in rimonta di Kansas per 64 a 62 che quindi dopo la W ottenuta in regular season nella sfida di dicembre vince anche il ben più importante rematch. I Jayhawks affronteranno in finale Kentucky in una sfida che si prospetta divertente con Withey in marcatura su Anthony Davis, Thomas Robinson su Terrence Jones e Releford a dividersi tra Lamb e Kidd-Gilchrist.
Ho la netta sensazione che ci sarà da divertirsi a New Orleans.

venerdì 30 marzo 2012

Final Four NCAA, istruzioni per l'uso

di Federico Bianchi e Claudio Pavesi.
Fonte: www.streetball.com

Dopo avervi raccontato tutte le partite del torneo NCAA 2012 ci prepariamo insieme alle tanto attese Final Four regalandovi questo articolo, scritto a quattro mani per l'occasione, grazie al quale potrete arrivare a seguire l'evento conclusivo della March Madness, preparatissimi sui temi più importanti riguardanti le quattro squadre che calcheranno il campo del Louisiana Superdome che vedete nella foto. Iniziamo ora l'analisi delle quattro squadre, partendo dai favoriti.

KENTUCKY WILDCATS
La squadra di coach John Calipari arriva alle Final Four con i favori del pronostico, dopo una regular season esaltante da una solo sconfitta, e un torneo nella quale ha dimostrato in ogni partita una superiorità quasi imbarazzante.
Le ultime edizioni della squadra bianco-blu sono state tutte ricche di talento, ma non hanno mai raggiunto il titolo.
Anche quest'anno il roster a disposizione di Calipari farebbe invidia a diversi coach della Division One, potendo contare su un mix di talento e forza fisica impressionante, grazie alla prossima prima scelta assoluta del Draft, Anthony Davis, giocatore dell'anno della Division One, oltre che difensore dell'anno, accompagnato da altri due freshmen di grande talento come l'ala Michael Kidd-Gilchrist e il playmaker Marquis Teague.
Le squadre di Calipari tuttavia sono sempre state caratterizzate dalla presenza di freshman di grande talento (vedi John Wall, DeMarcus Cousins, Brandon Knight, ecc.), ma quest'anno tra i Wildcats ci sono anche due giocatori con un anno in più di esperienza al torneo come Terrence Jones e Darius Miller, che possono essere decisivi in un contesto come quello delle Final Four.
Il gioco di Kentucky fin'ora è sempre stato spumeggiante, molto fisico e fatto di ritmi alti.
La presenza di giocatori come Terrence Jones, Kidd-Gilchrist o lo stesso Anthony Davis, tutti "grossi" ma molto mobili e veloci, ha permesso ai Wildcats fin'ora di imporre alle gare i già citati ritmi alti, ma allo stesso tempo di dominare fisicamente le squadre avversarie.
Anche nella finale del regional contro Baylor per esempio, Kentucky ha dimostrato che quando alza il ritmo e preme sull'acceleratore è in grado di creare un parziale favorevole in men che non si dica.
Affrontare Louisville tuttavia non sarà facile per i Wildcats, che dovranno sicuramente preservare Davis dal pericolo di troppi falli nelle prime battute di gara (la sua assenza forzata è stata l'unica cosa che li ha messi minimamente in difficoltà fin'ora) e cercare di contenere il backcourt dei Cardinals, che si può adattare bene ai loro ritmi. Una chiave per Kentucky in questa partita possono essere le due ali, Kidd-Gilchrist e Jones, che a mio modo di vedere non hanno di fronte giocatori di Louisville in grado di contenterli per tutto l'arco della partita.

KANSAS JAYHAWKS
Kansas arriva alle Final Four dopo una buona stagione, con alcuni alti e bassi, ma che ha garantito loro la testa di serie numero 2 nella Mid-West Region, vinta grazie a un'ottima partita contro la testa di serie numero uno di questa parte di tabellone, North Carolina.
L'entusiasmo della vitoria contro UNC può portare i Jayhawks a giocare una grande Final Four, guidati senza dubbio dal loro leader, Thomas Robinson.
Robinson era già un anello fondamentale, venendo dalla panchina, della Kansas dell'anno scorso e quest'anno è migliorato tantissimo, assumendosi il ruolo di leader della squadra e arrivando a lottare fino all'ultimo per il titolo di giocatore dell'anno del college basket con Anthony Davis, guidando le statistiche dei Jayhawks per punti e rimbalzi.
Robinson festeggia con Withey
(photo by: AP photo/ Orlin Wagner)
Ad accompagnarlo nella marcia trionfale verso le Final Four di quest'anno ci sono stati Tyshaun Taylor, playmaker all'ultimo anno di college, che ha dimostrato le sue grandi capacità di realizzatore e di attaccante nel corso della stagione, il centro di 7 piedi Jeff Withey, che con la sua stazza fisica si è dimostrato un grande intimidatore d'area (ha avuto anche una partita da 10 stoppate nel corso del torneo) e Travis Releford, difensore straordinario nel ruolo di ala piccola, incaricato di marcare il miglior esterno della squadra avversaria in ogni gara dei Jayhawks.
A tutto questo si aggiunge il grande lavoro di coach Bill Self, che ha dimostrato di saper preparare le partite in modo impeccabile, adattando il modo di giocare della sua squadra all'avversario che incontra, come visto per esempio nella finale del Regional contro North Carolina.
Alle Final Four Kansas affronterà Ohio State, scontro che in questa stagione significa sicuramente Thomas Robinson contro Jared Sullinger, due delle migliori ali grandi della Division One.
Tuttavia, anche se questo scontro è sicuramente molto interessante, possono essere decisivi altri aspetti di questa partita, per esempio il fatto che Kansas può contare su una superiorità fisica evidente sotto conestro, grazie a Whitey, che va sfruttata fino in fondo, magari facendo marcare dal centrone col numero 5 proprio Sullinger, permettendo a Robinson di riposarsi in difesa.
Un altro elemento fondamentale può essere Releford, che contro UNC è stato in grado di annullare totalmente Harrison Barnes, il miglior giocatore di North Carolina, e se riuscisse a fare lo stesso con Deshaun Thomas di Ohio State sarebbe un gran vantaggio per Kansas.
Il rischio più grande per la squadra di coach Self purtroppo però deriva da Taylor: le sue palle perse in alcune situazioni chiave di certe partite si sono verificate anche più decisive in negativo di quanto lo siano stati i suoi punti in positivo; speriamo che possa reggere la pressione che avrà addosso, non solo psicologica, ma anche data dalla forte difesa che Craft gli riserverà.

LOUISVILLE CARDINALS
Sorpresa! Alzi la mano chi a inizio anno, soprattutto dopo le 5 sconfitte in 7 partite, aveva pronosticato i Cardinals alle Final Four. Nessuno? Immaginavo. Non si può dire che Louisville sia una squadra di basso livello perchè non sarebbe giusto, i giocatori di livello ci sono, pensiamo solamente a Kuric, leading scorer della squadra e ottimo tiratore, a Dieng, il super stoppatore e rimbalzista oltre che a Russ Smith, secondo miglior realizzatore di squadra, una vera e propria mina vagante. Il mix non è completo senza i due giocatori più particolari della squadra: Chane Behanan e Peyton Siva. Behanan è un giocatore stranissimo, un'ala grande con un fisico possente ma con l'altezza di una guardia ma che incredibilmente riesce a portare a casa più di 7 rimbalzi per partita, molti dei quali in attacco, ed è anche un ottimo realizzatore in post basso.
Chane Behanan mostra i muscoli
(photo by http://louisville.straitpinkie.com)
Peyton Siva è senza dubbio il leader emotivo della squadra, croce e delizia di Louisville il piccolo playmaker alterna veri e propri colpi di genio a momenti di buio totale che possono decidere l'esito di una o più partite. E' in gran parte a lui che si devono le due strisce negative nella stagione dei Cardinals ma è altrettanto merito delle sue incredibili prestazioni se abbiamo potuto ammirare la squadra di Rick Pitino fino alla finale del torneo della Big East. Non abbiamo citato a caso il nome di coach Pitino, è lui infatti il vero ago della bilancia dei Cardinals, è lui il Re Mida della difesa, un trasformista imprevedibile che riesce a ingannare qualsiasi avversario con i suoi schemi imprevedibili, se volete una conferma chiedete a Florida, eliminata nelle Elite Eight anche e soprattutto dalla genialità di Pitino che nel secondo tempo passa da una difesa a "zona 2-3" a una difesa a uomo, scelta che ha spiazzato i Gators.
Pitino nel corso dell'anno ha cambiato non poco anche l'attacco dei Cardinals soprattutto per quanto riguarda il tempo di gestione dei possessi passando da una "balanced offense" a una "half-court offense", scelta che a prima vista poteva sembrare sconsiderata viste la taglia ridotta e le abitudini del quintetto ma che si è rivelata vincente pur riducendo il numero di punti segnati. Non dimentichiamo che i Cardinals sfiorano la doppia cifra di media con ben 6 giocatori per quanto riguarda le realizzazioni come dimostrano le statistiche dei 5 giocatori già citati a cui va aggiunto Chris Smith, ottima guardia il cui fratello non è nientemeno che J.R. Smith, guardia dei New York Knicks.
Louisville affronterà Kentucky, il cui campus dista pochissimi chilometri da quello dei Cardinals e per questo rappresenta una delle rivalità più sentite d'America, le rispettive tifoserie non possono nemmeno vedersi tanto c'è odio tra loro. Come in ogni buona rivalità però non mancano intrecci particolari, come sapete l'allenatore di UK è John Calipari, allenatore che in precedenza ha raggiunto le Final Four con altre due università: Memphis e UMass. Dovete sapere che Rick Pitino fu studente a UMass e che nel 1988 sarebbe dovuto diventarne allenatore per cambiare la storia del programma di basket ma la sua richiesta economica era troppo pretenziosa quindi l'università del Massahusetts decise di puntare su un allenatore alla prima esperienza: John Calipari. Se Pitino avesse accettato quel lavoro oggi avremmo le stesse Final Four? Chi lo sa, intanto godiamoci lo scontro tra le due università più importanti del Kentuky.

OHIO STATE BUCKEYES
"La NBA può aspettare, resto ai Buckeyes ancora un anno, ho scelto Ohio State perchè ritengo sia una squadra da Final Four e il mio obbiettivo è raggiungerle." Queste sono state le parole pronunciate da Jared Sullinger dopo l'eliminazione dell'anno scorso alle Sweet Sixteen per mano di Kentucky, proprio la squadra che i Buckeyes potrebbero incontrare in finale se riusciranno a sconfiggere Kansas nella semifinale.
Ohio State è una squadra paurosamente forte dal punto di vista fisico, potente a rimbalzo ma anche molto tecnica e veloce e quindi, per molti versi, simile a Kansas.
Il leader della squadra è ovviamente Jared Sullinger che, come già detto, poteva essere una delle prime 3 scelte al Draft NBA dell'anno scorso ma ha voluto prolungare il suo soggiorno nel suo stato natale per portare a termine il suo obbiettivo di vittoria. Questo obbiettivo è condiviso anche dai suoi compagni di squadra che potrebbero non essere tra le prime scelte al prossimo Draft, forse non avranno nemmeno un futuro in NBA ma non per questo non vanno considerati, parliamo infatti di giocatori di livello assoluto come Deshaun Thomas e Aaron Craft. Thomas è un ala al secondo anno il cui compito sarebbe stato quello di prendere il posto di Sullinger una volta che quest'ultimo fosse partito per la NBA ma, quando ha saputo che Sullinger sarebbe rimasto ha iniziato a lavorare sul suo gioco per guadagnare minuti diventando così un ottima ala piccola con un pericoloso gioco perimetrale e fronte a canestro oltre che alla sua solita grande dote di rimbalzista. Thomas è stato il vero mattatore dei Buckeyes nei primi turni del Torneo NCAA e nelle ultime partite della stagione regolare grazie anche agli ottimi tiri che gli procurava (e continua a procurargli) l'altra stella della squadra: Aaron Craft, un playmaker incredibile e completo, un ottimo passatore con un buon tiro da 3 punti ma che non disdegna qualche penetrazione a centro area. La migliore dote di Craft però è la difesa, senza dubbio è il miglior esterno difensivo dell'intera NCAA sia per quanto riguarda la difesa sul pallone sia per quella lontano dalla palla, il suo gioco nella propria metà campo è spesso la differenza tra la vittoria e la sconfitta per Ohio State.
Non è stato ancora nominato il terzo miglior realizzatore della squadra: William Buford, una guardia all'ultimo anno che in tutte le sue quattro stagioni a Ohio State ha sempre mantenuto la doppia cifra di media,un giocatore di personalità in grado di segnare il tiro della vittoria allo scadere come ha dimostrato più volte, un tiratore sublime a cui non si può concedere nemmeno 20 centimetri, motivo per cui Releford di Kansas non potrà distrarsi nemmeno un secondo.
La gara contro Kansas sarà interessantissima, in primo luogo per la sfida a due tra Thomas Robinson e Jared Sullinger, una sorta di anteprima NBA ma non sottovalutiamo anche l'accoppiamento Buford-Releford, per non parlare di Craft che dovrà dividersi tra Elijah Johnson e Tyshawn Taylor. Non stupitevi se vedrete in campo il freshman Amir Williams per più minuti rispetto al solito, è infatti lui l'unico giocatore del roster di Ohio State a sfiorare i famigerati 7 piedi di altezza di Withey ed è anche il giocatore a lui più simile.
In poche parole, se vi piace la pallacanestro non potete non guardare questa partita.

Ricapitoliamo un attimo. Le grandi squadre che tutti si aspettavano in finale? Ci sono. La sorpresa? C'è. La rivalità storica? C'è. La storia struggente in stile film hollywoodiano? C'è. Interessanti temi tattici? Ci sono. Un palazzetto meraviglioso e gigantesco gremito in ogni ordine di posto? C'è anche quello. Cosa chiedere di più da una competizione di basket? Nulla, quasi impossibile trovare di meglio, quindi non ci resta che una cosa da dirvi: buone Final Four.

lunedì 26 marzo 2012

Elite Eight, Mid-West Region, ecco la seconda squadra alle Final Four


di Claudio Pavesi
(cliccare sulla foto per ingrandire e vedere i risultati)

La Mid-West ha regalato molte sorprese in questo Torneo NCAA ma ha sempre avuto due certezze: Kansas e North Carolina, due squadre che è pressochè impossibile non vedere impegnate ogni anno a fine marzo. Il primo tempo è il classico che ci si può aspettare in una partita importante in cui sono presenti due grandi squadre, Kansas e UNC restano sempre appaiate ma non tralasciano lo spettacolo come dimostrano le giocate di Thomas Robinson, l'ala di Kansas infatti si esibisce in alcune entrate che non ci si aspetta da un giocatore della sua taglia e che potrebbero fare alzare le sue quotazioni in vista del Draft NBA. North Carolina non sembra essere spaventata dalle giocate di Robinson e risponde con due giocatori quasi inaspettati cioè James McAdoo e Stilman White, il primo, nipote del grande Bob McAdoo, si rivela protagonista entrando dalla panchina infatti chiuderà con 15 punti molti dei quali realizzati in contropiede dopo una palla rubata mentre il secondo si è rivelato un buon sostituto di Kendall Marshall, ovviamente non al pari del titolare assente per la frattura al polso ma si è comportato comunque bene chiudendo con 7 assist.  In chiusura di primo tempo inizia a scaldarsi quello che sarà l'eroe della serata, Tyshawn Taylor, i cui canestri permettono ai Jayhawks di chiudere il primo parziale in pareggio sul 47 a 47. Nel secondo tempo Kansas cerca di prendere con i punti di Taylor ma è sempre la coppia White-McAdoo che riporta i Tar Heels sul -2 ma è proprio in questa occasione che si vede la ricchezza del roster di Kansas, una squadra ricca di realizzatori, quando si blocca uno come Releford ne spuntano altri come Robinson (18 punti e 9 rimbalzi alla fine) e Elijah Johnson che nei momenti decisivi a 3 minuti dalla fine mette a segno una tripla fondamentale che porta Kansas sul +4. Dopo il canestro di Johnson UNC sembra in crisi e ha difficoltà a trovare il canestro come si può notare dai suoi attacchi successivi. L'azione che manda definitivamente al tappeto UNC è una fantastica dimostrazione di squadra da parte di Kansas che parte con una buona difesa lontana dal pallone, cosa che obbliga Harrison Barnes a cercare fortuna a centro area dove però trova la stoppata di Jeff Withey che lancia a sua volta un contropiede chiuso da Tyshawn Taylor con un fantastico canestro realizzato subendo anche il fallo che gli consente di chiudere in lunetta il gioco da tre punti. Vince così Kansas per 80 a 67 e accede alle Final Four grazie a un Taylor da 22 punti, 6 rimbalzi e 5 assist ma soprattutto grazie ad un'ottima difesa di squadra che limita Henson a 10 punti, Zeller a 12 e Barnes a 13. Kansas chiude la partita con un parziale di 12 a 0 che fa preoccupare non poco i General Managers NBA che, in vista del Draft, hanno sempre più dubbi riguardo Harrison Barnes, autore di un Torneo NCAA non certo alla sua altezza.

Elite Eight, East Region, ecco chi sarà alle Final Four


di Claudio Pavesi
(cliccare sulla foto per ingrandire e vedere i risultati)

Siamo allo scontro decisivo della East Region, chi vince va alle Final Four. Syracuse contro Ohio State, la numero 1 del tabellone contro la numero 2. Ohio State parte bene e si porta subito sul 9 a 2 grazie alla presenza sotto canestro di Sullinger (19 punti e 7 rimbalzi alla fine) che sembra godere fin troppo dell'assenza di Fab Melo, difensore dell'anno della Big East. Per Syracuse tocca a Waters prendersi la squadra sulle spalle e il compito sembra venirgli piuttosto bene dato che oltre che riportare gli Oranges sul -2 riesce anche a costringere Sullinger a commettere 2 falli subito in apertura che lo obbligheranno a guardare la partita dalla panchina per quasi 14 minuti dei 20 totali del primo tempo. Per i restanti minuti le due squadre si alterneranno alla guida della partita ma restando sempre appaiate e non disdegnando alcune giocate parecchio spettacolari come l'alley-oop alzato dalla linea di metà campo da Scoop Jardine e chiuso dall'atletico C.J. Fair. Nel primo tempo non c'è un giocatore che si distingue su gli altri anche se la coppia Craft-Thomas continua a macinare punti e anche il freshman Amir Williams dimostra di poter prendere il posto di Sullinger, cosa che sicuramente farà l'anno prossimo quando il numero 0 dei Buckeyes sarà in NBA. Dopo il 29 a 29 del primo tempo le squadre tornano in campo e questa volta c'è anche Sullinger che continua a fare la voce grossa sotto i tabelloni e guida i suoi fino al +9. Syracuse non demorde e si affida ai leader emotivi della squadra cioè Jardine e Triche grazie alle cui penetrazioni e tiri da tre gli Oranges riescono a tornare sul -1 ma per loro sfortuna c'è un eroe inaspettato: Lenzelle Smith, giocatore al secondo anno che viaggia con una media di 6 punti a partita ma che oggi pensa bene di metterne 18, alcuni dei quali nei momenti decisivi del match. Il canestro del KO definitivo lo segna Deshaun Thomas che mette a segno un floater dopo una grande penetrazione, è il canestro del +6 a 90 secondi dalla fine che spezza definitivamente le gambe a Syracuse che non può fare altro che aspettare l'anno prossimo. Ohio State ha dimostrato ottime capacità difensive e offensive oltre che le abilità per essere competitiva anche quando Sullinger è in panchina per molti minuti, inoltre i Buckeyes sono una delle squadre più fisiche dell'intero Torneo NCAA, forse la più fisica, e sicuramente troppo grossi e aggressivi per una Syracuse priva di Fab Melo come testimonia la differenza a rimbalzo, +15 per OSU a fine partita, un sonoro 37 a 22. Riusciranno i Buckeyes a dominare fisicamente anche nelle Final Four? Lo sapremo solo vedendo la prossima partita, nel frattempo OSU si gode la prima presenza alle Final Four dal 2007, che poi è il vero motivo per cui Sullinger ha deciso di rinunciare al Draft dell'anno scorso dopo la sconfitta alle Sweet Sixteen della passata stagione.

sabato 24 marzo 2012

Tempo di Sweet Sixteen in NCAA, Mid-West Region


di Claudio Pavesi
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La Mid-West inaugura la serata con l scontro tra Ohio e North Carolina, la squadra che nessuno si aspettava potesse arrivare fino a qui contro i superfavoriti Tar Heels. Il primo tempo non regala molte emozioni, le squadre si studiano, il gioco è piuttosto lento infatti Ohio sembra non essere particolarmente pronta per un tale evento tanto che UNC raggiunge anche il +15. Ohio inizia a svegliarsi e North Carolina inizia a stancarsi dato che l'assenza di Kendall Marshall limita non poco le rotazioni, di conseguenza il primo tempo finisce 29 a 22. Nel secondo tempo Ohio si trasforma e inizia a realizzare con regolarità tiri da tre punti che si dimostrano letali. Ohio risale a tal punto da raggiungere il vantaggio in più occasioni fino a riuscire a consolidarlo sul 57 a 53 a tre minuti dalla fine, momento in cui si sveglia Harrison Barnes che realizza un tiro libero e una tripla in pochi secondi, fino a quel momento tirava con 1-12 dal campo con 1-7 da tre punti. Ohio non demorde, sale in cattedra il centro Baltic che dimostra di avere ottime mani prima con un passaggio no-look e poi con un canestro cadendo indietro in faccia ad Henson che porta i Bobcats sul +1. Ohio attacca ma D.J. Cooper, il play che fece la differenza nelle gare precedenti, continua a sbagliare (3-20 dal campo a fine partita) e il suo lento rientro in difesa permette a Bullock di realizzare la tripla del +2 per i Tar Heels a 35 secondi dalla fine. Il leader di Ohio, Offutt (26 punti a fine partita) non si scompone e, con una grande penetrazione, si conquista i due punti del pareggio e un tiro libero aggiuntivo che però non realizza. A 8 secondi dalla fine Harrison Barnes prova a riscattarsi cercando il canestro vincente ma Offutt riesce addirittura a stopparlo e a lanciare la palla verso Cooper che quasi non realizzava il canestro vincente da metà campo. Si va all'overtime, il primo della Torneo NCAA 2012. North Carolina è quantomai determinata, la tripla di Bullock inizia a demolire Ohio ma è Barnes che mette i titoli di coda grazie a un gran canestro e ai succesivi liberi. sembra un altro giocatore. Ohio realizza solo un libero in tutto l'overtime e dimostra di non essere allo stesso livello dei Tar Heels, troppo solidi ed esperti. UNC raggiunge così le Elite Eight grazie soprattutto alla grande partita di Zeller, per lui 20 punti e 22 rimbalzi, primo a chiudere una partita da 20 e 20 nel Torneo NCAA dopo Tim Duncan che riuscì a farcela nel 1997 quando la sua Wake Forest distrusse Saint Mary's.

La seconda sfida è quella tra Kansas e North Carolina State, due squadre divertentissime che corrono molto ma sono anche ottime in post basso grazie alle loro stelle: Thomas Robinson per i Jayhawks e C.J. Leslie per i Wolfpacks. N.C. State parte forte tanto che si porta in vantaggio sul 9 a 1 ma Kansas inizia a stringere le maglie della difesa soprattutto con il centro Jeff Withey che solo nel primo tempo piazza 7 stoppate (finirà con 10, record personale) e propizia il rientro in partita di Kansas che mette a segnpo un parziale di 10 a 0. N.C. State però non molla un colpo grazie alle giocate sotto canestro di Leslie ma è Thomas Robinson dei Jayhawks il giocatore con una marcia in più, il lungo di Kansas fa di tutto compresa una palla rubata che tramuta nei 2 punti del vantaggio per Kansas dopo aver condotto personalmente il contropiede, niente male come segnale in vista del prossimo Draft NBA. Nonostante Robinson (chiuderà con 18 punti e 15 rimbalzi) e Withey Kansas continua a non trovare continuità in attacco e chiude il primo tempo sotto di un punto 33 a 32. Nel secondo tempo Kansas sembra prendere il sopravvento e infatti tiene una media di 7 punti di vantaggio sui Wolfpacks anche se non riescono mai a raggiungere la doppia cifra, causa principale di ciò è la pessima giornata al tiro da tre punti (1-14 di squadra) e questo sembra dare morale ai Wolfpacks che riescono a tornare in partita arrivando a -1 a soli 90 secondi dalla fine della partita. Sempre sul -1 a 30 secondi dalla fine è Wood che prova a rialzare N.C. State che però non realizza e anche il successivo tentativo di Leslie viene bloccato dalla stoppata di Withey. Con 15 secondi sul cronometro Kansas costruisce una rimessa perfetta e inaspettata con cui manda a canestro Elijah Johnson su assist di Tyshawn Taylor, sono i punti del +3. Wood ha l'opportunità di pareggiare la partita ma mette il piede sulla linea che limita il campo e la palla passa a Kansas che però sbaglia entrambi i liberi. L'ultima opportunità per i Wolfpacks arriva a 3 secondi dalla fine, è la classica preghiera dato che dovranno partire dalla loro area. Il lancio è profondo, Leslie riesce a ricevere ma il suo tiro non raggiunge nemmeno il ferro. Possono festeggiare i Jayhawks che raggiungono le Elite Eight per la quarta volta in sei anni.

venerdì 23 marzo 2012

Tempo di Sweet Sixteen in NCAA, East Region


di Claudio Pavesi
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Le Sweet Sixteen si aprono con Syracuse-Wisconsin, la numero 1 del tabellone contro la numero 4. Fin dall'inizio sono coloro che a fine primo tempo saranno i leading scorer a prendere in mano le redini della gara cioè Jared Berggren per i Badgers e Brandon Triche per gli Oranges, il primo è il solito bomber di Wisconsin, un centro con grande tiro da tre punti, il secondo invece è un po' una sorpresa vederlo come migliore realizzatore essendo più che altro un giocatore di energia, uno di quelli che costruisce il suo gioco sulle difese lontano dal pallone e sulle piccole cose di solito non segnalate sui tabellini. Nel primo tempo entrambe le squadre bilanciano bene gli attacchi, infatti segna praticamente ogni giocatore, ovviamente però non mancano alcuni picchi come i 10 punti di Berggren con due tiri da tre punti e il 100% dal campo ma anche i 9 punti a testa per la coppia di guardie di Syracuse Triche-Waters. Scoop Jardine ha qualche problema a far girare la palla come testimoniano i 2 assist di squadra dopo i primi 20 minuti di gioco. Syracuse domina però a rimbalzo grazie anche all'intervento di Baye Keita, giocatore senegalese al secondo anno con capacità irreali di salto e posizionamento. Keita torna da un infortunio che lo ha limitato a lungo e in coppia con Fair è deciso a guadagnare i minuti messi a disposizione dall'assenza di Fab Melo. In chiusura del primo parziale Syracuse raggiunge anche un vantaggio di dieci punti in parte vanificato però negli ultimi secondi di un bel primo tempo che si concluderà 33-27 per gli Oranges. A inizio secondo tempo Wisconsin è a dir poco determinata e usando il suo letale tiro da tre punti riporta la partita sulla parità a quota 40 dopo circa cinque minuti di gioco. La partita continua mantenedo l'equilibrio grazie all'esplosione di due giocatori, C.J. Fair per gli Oranges, autore alla fine di 15 punti e 7 rimbalzi, e di Jordan Taylor per Wisconsin, 17 punti e 6 assist per lui tirando con oltre il 50% da tre punti. A 40 secondi dalla fine Syracuse conduce 64 a 61 ma Wisconsin dopo un attacco abbastanza statico e brutto riesce a guadagnarsi due liberi con cui arriva a -1. Nell'azione successiva Syracuse rischia di perdere palla più di una volta ma alla riesce a guadagnare i tiri liberi con Joseph che però sbaglia malamente e regala palla a Wisconsin. In 11 secondi Wisconsin non costruisce molto e si riduce a tentare una tripla con Jordan Taylor da disanza notevole a soli 2 secondi dalla fine ma Dion Waters difenderà benissimo sul tiro che verrà sbagliato. L'ultima possibilità arriva sul rimbalzo successivo conquistato da Gasser che prova a lanciare in cielo una preghiera, purtroppo per lui non accolta. Finisce 64-63 per la squadra di Jim Boeheim, coach che con quella di oggi arriva a 48 vittorie nel Torneo NCAA diventando così il quinto coach nella storia come numero di vittorie nella competizione dopo aver superato nientemeno che coach John Wooden.

Ohio State-Cincinnati si prospetta una partita molto divertente e spumeggiante considerando lo stile di gioco dei due allenatori e la presenza di talenti come Sullinger, Craft, Deshaun Thomas e Justin Jackson. Le squadre partono forte e le giocate spettacolari non si fanno attendere come conferma l'highlight firmato Justin "Action" Jackson dopo soli 6 minuti di gioco: dopo una palla persa in attacco l'ala dei Bearcats non si demoralizza, insegue il portatore di palla e gli rifila una delle stoppate da dietro più energiche e agonisticamente cattive mai viste nella mia vita. La partita prosegue e a 7 minuti dalla fine del primo tempo Ohio State conduce 23 a 17 grazie agli incredibili 12 punti di Deshaun Thomas e al dominio a rimbalzo di Sullinger, già 7 rimbalzi per lui, 4 dei quali in attacco. All'intervallo Ohio State conduce di ben 12 punti (37-25) ma all'inizio della ripresa Cincinnati inizia a stringere le maglie della difesa e si concentra su un gioco fatto di contropiedi innescati da palle recuperate, una tattica che sembra funzionare e che in 6 minuti porta i Bearcats a chiudere un parziale di 21 a 6 decisivo per il loro primo vantaggio. Cincinnati manterrà la testa per altri quattro minuti, fino alla metà del secondo tempo quando decide di svegliarsi Aaron Craft. Il playmaker dei Buckeyes non solo cambia il ritmo offensivo della partita ma fa la differenza anche in difesa, le sue marcature sono perfette e lo portano a realizzare ben 6 palle recuperate oltre che a ricevere gli elogi di grandi allenatori come Tom Izzo di Michigan State, il guru della difesa a zona. I compagni di Craft non sono da meno e tornano a segnare come dimostrano le statistiche finali di Sullinger (23 punti e 11 rimbalzi) e di Deshaun Thomas (26 punti e 7 rimbalzi). I Buckeyes prendono il largo e Cincinnati non può fare altro osservare i continui canestri degli avversari che concluderanno la partita con il risultato di 81 a 66. Ohio State torna alle Elite Eight battendo proprio Cincy, la squadra che cinquant'anni fa gli aveva soffiato il titolo in finale per due anni consecutivi.

lunedì 19 marzo 2012

NCAA Tournament 2012, East Region, terzo round


di Claudio Pavesi
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  • Apriamo le danze con Syracuse - Kansas State in cui gli Oranges devono dimostrare che la brutta prestazione del primo turno contro UNC-Asheville è stata solo un caso. Kansas State parte bene e domina a rimbalzo d'attacco sfruttando l'assenza determinate di Fab Melo ma proprio quando i Wildcats stavano iniziando ad attaccare bene accade l'inaspettato, McGruder, il leader offensivo di K-State, si gira la caviglia anche se non in maniera gravissima infatti rientra in campo ma sbaglia alcune conclusioni facili tra cui un appaggio da solo in campo aperto, non è il solito McGrunder, non è lo stesso giocatore che ha realizzato 30 punti al primo turno anche se alla fine sarà il miglior realizzatore con 15 punti ma tirando molto male. K-State prova a colamre il gap ma il suo attacco è troppo statico e ripetitivo quindi si deve rassegnare e perdere 75 a 59 nonostante i 14 punti e 17 rimbalzi di Henriquez. Per Syracuse va segnalata la prestazione di Triche, giocatore molto attivo e in grado di fare tante piccole cose non segnalate sul tabellino cioè i cosiddetti intangibles, ottimo pure Scoop Jardine con 16 punti e 8 assist anche se è la panchina a fare la differenza con Southerland (15 punti e 6 rimbalzi) e Dion Waters che con i suoi 18 punti è il miglior realizzatore della serata.
  • La seconda partita del tabellone vede Ohio State affrontare un'avversaria davvero ostica come Gonzaga, due squadre molto diverse, la prima molto fisica e la seconda composta principalmente da giocatori sottomisura e che di conseguenza fa affidamento sulla velocità e sul tiro da fuori. Ohio State parte molto forte con Sullinger che stupisce tutti con un 2 su 2 da 3 punti in meno di un minuto salvo poi rallentare e avere difficoltà a trovare il canestro sia con lo stesso Sullinger che non segnerà più per circa dieci minuti che con Deshaun Thomas, eroe della partita del turno precedente che però contro Gonzaga ha trovato il primo canestro solo dopo diciassette minuti di gioco. Gonzaga si dimostra una squadra davvero solida e pericolosa e non per niente gli Zags chiudono il primo tempo a soli due punti da Ohio State grazie alle triple del solito Pangos e del tedesco Elias Harris a cui vanno aggiunte le scorribande di David Stockton, figlio del leggendario John, che chiuderà l'incontro con 1 solo punto ma ben 5 assist e tante ottime giocate di energia. Nel secondo tempo però si scatenano Craft (17 punti e 10 assist alla fine) e il finora taciturno Deshaun Thomas che chiuderà con 18 punti e che in coppia riescono a portare i Buckeyes sul +10. Sembra ormai tutto finito quando rientra in campo Stockton che in coppia con Gary Bell cambia la partita riportando gli Zags prima sul -4 a 5 minuti dalla fine e poi addirittura al pareggio a 3 minuti dal termine. Purtroppo per Gonzaga da quel momento i canestri diventano stregati e non sembra possa entrare più alcun tiro e così Ohio State decide di approfittarne chiudendo la partita con sullinger che si sblocca a 58 secondi dalla fine dopo un lungo periodo di secca offensiva. Continua la maledizione e gli Zags sbagliano 5 tiri in fila, entra solo una tripla all'ultimo ma ormai è troppo tardi e i Buckeyes non si scompongono. Festeggiamenti quindi per Sullinger e compagni che approdano nuovamente alle Sweet Sxteen.
  • Wisconsin e Vanderbilt sono due buone squadre, la prima molto difensiva e la seconda che basa il suo gioco sull'attacco e di conseguenza l'inizio della partita è dedicato allo studio reciproco, come se le due compagini si stessero osservando, nessuno esagera. L'unico che sembra avere una marcia in più nei primi minuti è Ryan Evans, guardia/ala dei Badgers che mette a segno 8 dei primi 10 punti di squadra in 4 minuti senza sbagliare un solo tiro dal campo anche se poi chiuderà la partita con 11 punti tirando solo altre 3 volte in tutta la sera. Vanderbilt è stranamente in difficoltà al tiro da 3 punti e dopo 30 dei 40 minuti di gioco ha saputo mettere a referto solo 3 assist di squadra come dimostra il suo gioco piuttosto statico fatto di isolamenti per Jenkins e Taylor che però non sono decisamente in giornata come si può vedere dal 3-13 al tiro del primo e dal 4-12 del secondo. Taylor in compenso ci regala l'highlight del secondo tempo, il numero 44 di Vandy infatti si esibisce in un crossover che spezza le caviglie al difensore mandandolo a terra e succesivamente si posiziona con uno step-back e infila una tripla che fa impazzire il palazzetto. Wisconsin vive di parziali, o segna un parziale di 8/10 a 0 o si rifiuta di fare canestro ma a furia di continuare con questo trend non riesce mai a costruirsi un vantaggio solido, inoltre il più delle volte i canestri decisivi arrivano da giocatori che non ti aspetti come Brust, uscito dalla panchina. Come era prevedibile il tutto si decide nei secondi finali: 2.1 secondi con 2 liberi per Ryan Evans ma ne mette 1 solo quindi si resta sul +3 per i Badgers, a 1.9 dalla fine Vandy può provare il pareggio ma dovrà partire dalla sua area quindi è obbligatoria una rimessa lunghissima che però viene deviata, vittoria Wisconsin. Da segnalare che negli ultimi 2 minuti Vanderbilt non è riuscta a segnare un singolo punto.
  • A chiudere il tabellone della East Region è Cincinnati - Florida State, partita che come da abitudine per le due squadre in questione parte in maniera abbastanza lenta, con pochi canestri e con Cincinnati che prova a sperimentare il centro dell'area con Yancy Gates. Entrambe le squadre stringono le maglie della difesa e giocano molto in contropiede regalando al pubblico spettacolari schiacciate in campo aperto. Il secondo tempo inizia con un minimo di paura quando Dulkys di FSU si scontra molto duramente con il compagno Bernard James, per un attimo si è temuta una commozione cerebrale ma per fortuna nulla di grave. Gli ultimi 5/6 minuti ormai sono da copione: punteggio in bilico e palla in mano ai leader come dimostra il canestro da tre punti senza ritmo di Luke Loucks per pareggiare a quota 46 a 3 minuti dalla fine a cui però risponde con un'altra tripla Kilpatrick, mattatore di Cincinnati con 18 punti. Nelle successive azioni di FSU Loucks e James sono gli unici in grado di realizzare punti infatti quando non sono loro a toccare la palla accadono fatti particolari come la palla persa a 2 metri dal proprio canestro che regala i 2 punti del vantaggio a Cincy. I Bearcats riescono comunque a complicarsi la vita commentendo un'infrazione di passi sulla rimessa a 4 secondi dalla fine regalando un ultimo tentativo a FSU che però non riuscirà a concretizzare. Cincinnati sempre più in forma, prima la finale della Big East e poi l'arrivo alle Sweet Sixteen in cui non hanno intenzione di regalare niente a Ohio State.

NCAA Tournament, Mid-West Region, terzo round


di Claudio Pavesi
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  • Ad aprire le danze in questa parte del tabellone sono state Georgetown e N.C. State con la seconda decisa a voler sorprendere i più scettici anche se all'inizio dell'incontro i problemi di falli di Howell, una delle stelle, non sembrano aiutare particolarmente i Wolfpack. Come se non bastasse C.J. Leslie, leader dei Wolfpack, sbaglia molte conclusioni nel primo tempo, spesso infatti si affida all'istinto senza sapere che fare una volta staccati i piedi dal parquet mentre Lorenzo Brown, eroe della vittoria al turno precedente, regala passaggi come nessuno e conclude il primo tempo con 5 assist. I primi venti minuti si chiudono sul 30 a 27 per N.C. State con una rubata corredata dalla schiacciata in campo aperto per Leslie a 1 secondo dalla fine. Il secondo tempo prosegue in equilibrio grazie alla prestazione di Hollis Thompson che tiene in vita Georgetown con i suoi 23 punti anche se la tripla di Wood a 90 secondi dalla fine sembra aver chiuso la partita per i Wolfpack che però non hanno considerato il carattere e il talento di Hollis Thompson che a 1 minuto dalla fine mette a segno una tripla irreale per il momentaneo -4. Inizia la girandola dei tiri liberi con le imprecisioni dei Wolfpack, addirittura Wood fa 1 su 2 nonostante il 92% in stagione e di conseguenza lascia una possibilità agli Hoyas per cui è Thompson a provare il tiro all'ultimo secondo per il pareggio da lontanissimo ma non arriva neanche al ferro. Festeggiano i Wolfpack che a sorpresa arrivano ale Sweet Sixteen.
  • La seconda partita della Mid-West è North Carolina-Creighton, sfida interessante anche per lo scontro tra le stelle Doug McDermott e Harrison Barnes, amici ed ex compagni di squadra a Emis High School. Le due squadre partono forte, il ritmo è molto alto e a risentrne è John Henson, al rientro dopo l'infortunio, che, preso dalla concitazione dell'incontro, finisce per perdere il controllo e procurarsi un fallo tecnico abbastanza stupido. Kendall Marshall sembra particolarmente ispirato anche in fase realizzativa, segna 13 punti in meno di un tempo anche se di solito la sua media è di 8 punti a partita e ovviamente non tralascia gli assist (finirà con 18 punti e 11 rimbalzi). Creighton vuole cercare di velocizzare la partita ma i Tar Heels difendono troppo bene impegnandosi a vincere la lotta a rimbalzo e limitando McDermott che a fine partita avrà comunque 20 punti e 9 rimbalzi. Il primo tempo si chiude 43 a 35 per UNC che trovano il bandolo della matassa riducendo le palle perse da 4 nei primi 4 minuti a 1 nei successivi 16. Il secondo tempo è una passerella di North Carolina tanto che sul 67 a 50 a 10 minuti dalla fine sono pochi i BlueJays a credere nella rimonta, uno di questi è il centro Echenique che almeno ci regala un highlight schiacciando in faccia a Henson. La partita si conclude senza altri sussulti con la vittoria facile di UNC nonostante i soli 11 punti e 6 rimbalzi di Zeller, limitato per falli nel primo tempo. North Carolina però non potrà festeggiare molto perchè nel secondo tempo Henson prende una brutta butta al polso infortunato ma la notizia peggiore arriva da Marshall che si rompe un osso della mano, precisamente lo scafoide, e sarà operato lunedì. Niente di buono per una squadra che ha una rotazione a sette giocatori e che non ha un playmaker puro di riserva dato che Strickland si è infortunato prima dell'inizio della stagione. Che sia la fine del sogno per UNC?
  • Ohio-USF è stata davvero una partita molto bella e combattuta anche se non molto spettacolare fino agli ultimi 4 minuti in cui le due squadre si sono affidate ai loro rispettivi point man, Collins per USF e DJ Cooper per Ohio per cercare di risolvere una partita che fin dal primo minuto era rimasta punto a punto. Nei momenti decisivi però a USF sembra non entrare un singolo tiro libero salvo poi a 50 secondi dalla fine vedere il lungo Fitzpatrick realizzare l'insensata tripla del -3. Parte la girandola dei tiri liberi ma Ohio è letale e USF sbaglia un tiro di troppo quindi non c'è più altro da dire, è finita, Ohio, ex ateneo del capitano di Siena Shaun Stonerook, arriva alle Sweet Sixteen per la prima volta dal 1964 ed è la prima numero 13 del tabellone a raggiungere questo traguardo dai tempi di Bradley nel 2006. Nessuno avrebbe mai scommesso su Ohio, nemmeno il brand che produce le sue divise tanto che al primo turno non aveva provveduto a portare quelle nuove che sono state però recuperate in qualche modo per la partita contro USF. Al prossimo turno avremo l'opportunità di vedere le due elettrizzanti guardie Cooper e Offutt che proveranno l'impresa di affondare North Carolina approfittando dell'assenza di Kendall Marshall.
  • Purdue-Kansas è sulla carta lo scontro più bello di questo turno e infatti si è dimostrata una fantastica partita. Purdue parte forte e si porta sull'11 a 2 e mantiene 9/10 punti di vantaggio fino al flagrant foul di Ryne Smith dopo il quale i Jayhawks prendono coraggio e si rifanno sotto. Si vede che Hummel ha voglia di fare bella figura dopo una anno da spettatore per via dell'infortunio al ginocchio infatti registra 22 punti 6 rimbalzi e 2 assist solo nel primo tempo che si conclude 36 a 30 per i Boilermakers. Nel secondo tempo Purdue cerca di prendere il largo più volte ma è Elijah Johnson che ogni volta tarpa le ali ai Boilermakers, la guardia al terzo anno infatti è il leader della serata con i suoi 18 punti e la sua letale perfezione nei momenti decisivi, abilità che permette a Kansas di raggiungere il primo vantaggio della serata a 30 secondi dal termine. Hummell sbaglierà la tripla del potenziale +2 e nel ribaltamento di fronte è Taylor che in contropiede schiaccia per il +3 di Kansas. Purdue proverà a pareggiare con un tiro da lontanissimo e non ci andrà lontano ma sarà comunque costretta a lasciare il passo a Kansas che sarà impegnata nelle Sweet Sixteen contro N.C. State. Si chiude così l'avventura dei Boilermakers e del loro capitano Robbie Hummell che chiuderà con 26 punti, 9 rimbalzi e 3 assist, un ragazzo speciale per cui allenatore e compagni sono scoppiati in lacrime al pensiero di un futuro senza di lui, futuro che forse potrà essere migliore per noi europei dato che ci sono buone possibilità di vederlo nel vecchio continente.

sabato 17 marzo 2012

NCAA Tournament 2012, Mid-West Region, second round


di Claudio Pavesi
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Se vi piacciono gli upset sarete contenti di leggere questo riepilogo. Partiamo però dalla testa di serie North Carolina che non ha tradito le aspettative e ha facilmente battuto Vermont nonostante una brutta giornata al tiro compensata però da un'ottima difesa di squadra e dalla capacità di Kendall Marshall di coinvolgere chiunque nelle azioni come dimostrano i suoi 11 assist. Bene anche McAdoo e Zeller ma giocando in giorni così ravvicinati potrebbe sentirsi l'assenza di John Henson anche se potrebbe tornare già dal prossimo turno contro Creighton che nel primo turno ha battuto Alabama in una partita molto concitata e in dubbio fino all'ultimo secondo. Creighton è riuscita a rimontare la svantaggio del primo tempo anche con un Doug McDermott abbastanza sottotono nonostante le statistiche finali dicano 16 punti e 10 rimbalzi anche se è stato chirurgico quando la partita lo richiedeva.
La sfida successiva al terzo turno sarà tra due squadre inaspettate cioè USF e Ohio che hano rispettivamente vinto contro Temple e Michigan ma procediamo con ordine. USF cioè South Florida si è qualificata vincendo al turno preliminare contro California e non sembrava intimidare più di tanto Temple soprattutto considerando che a fine primo tempo della sfida contro la numero 5 del tabellone aveva messo a segno solo 15 punti di squadra. Nel secondo tempo però la squadra si è trasformata e ha messo a segno 43 punti, 14 dei quali da parte di Anthony Collins (17 per lui alla fine) che si è improvvisato leader dato che la stella della squadra, il centro Augustus Gilchrist ha chiuso con 2 soli punti e nemmeno un canestro dal campo. Come già detto USF affronterà Ohio che ha letteralmente lasciato tutti a bocca aperta eliminando Michigan, numero 4 del tabellone, grazie alla prestazione pazzesca di D.J. Cooper, guardia che ha messo a segno 21 punti a 5 assist. Dopo una partita come questa nascono molti dubbi riguardo la gestione dei Wolverines la cui rotazione a sei giocatori limita molto le possibilità offensive, basta infatti che un giocatore come Burke o Hardaway Jr. non sia in giornata per ridurre non poco le possibilità di vittoria.
Parlando di upset non si può non citare North Carolina State, una delle squadre-sorpresa di questa stagione che alla prima partita al Torneo NCAA riesce a eliminare San Diego State grazie a un incredibile Richard Howell da 22 punti con 10 su 12 dal campo e a uno strepitoso Lorenzo Brown da 17 punti, 9 rimbalzi e 8 assist mentre agli Aztecs non sono bastati i 23 punti e 8 rimbalzi di Jamaal Franklin. N.C. State è una squadra davvero molto completa e si candida come una delle squadre che possono rivoluzionare il bracket anche se al prossimo turno dovrà affrontare un test difficilissimo, infatti dovrà affrontare la numero 3 del tabellone Georgetown, vera e propria corazzata che ha devastato Belmont sia in attacco tirando con oltre il 60% dal campo, sia in difesa limitando gli avversari al 38% al tiro.
L'ultima partita del terzo turno vedrà impegnate Kansas e Purdue con la prima favorita dopo la prestazione su Detroit. Kansas è sempre più esempio di solidità in ogni reparto, ogni giocatore è una certezza, valido tanto in attacco quanto in difesa e lo dimostra il fatto che Ray McCallum, cannoniere di Detroit, sia stato limitato a soli 8 punti con circa il 28% al tiro. I Jayhawks affronteranno i Purdue Boilermakers, a sorpresa vincenti su Saint Mary's al termine di una partita bellissima e combattutissima conclusasi però nel modo meno prevedibile ma non solo perchè è stata Purdue a spuntarla. I Gaels avevano infatti rimontato gli 11 punti di svantaggio e dovevano iniziare l'azione del potenziale sorpasso quando Clint Steindl, addetto alla rimessa in gioco, è riuscito a commettere un infrazione di passi ancora prima di rimettere la palla in campo così da regalare il possesso ai Bolermakers che hanno messo in cassaforte la partita grazie ai liberi di Lewis Jackson con 23 secondi rimasti sul cronometro. A niente sono serviti i 23 punti e 14 rimbalzi di Rob Jones così come i 12 punti e 8 assist di Dellavedova.
Quante emozioni regala il Torneo NCAA? Incredibile, e siamo solo all'inizio.

NCAA Tournament 2012, East Region, second round


di Claudio Pavesi
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Otto partite e nemeno un upset, strano vero? Ebbene sì la March Madness è anche questo, certe volte vincono anche le più forti sulla carta anche se con non poche difficoltà, lo sa bene Syracuse che nella sfde contro UNC-Asheville è tutt'altro che brillante e riesce a risolvere la pratica UNC-Ash solo nel finale grazie soprattutto agli arbitri che negli ultimi secondi regalano un possesso chiave a Syracuse nonostante la palla fosse uscita dal campo per un nettissimo tocco da parte di un giocatore degli Oranges. Determinante l'assenza del vincitore del premio di miglior difensore della Big East Fab Melo, squalificato per tutto il Torneo NCAA per i suoi scarsi risultati scolastici, anche e soprattutto perchè il suo sostituto, il futuro NBA Rakeem Christmas, non ha brillato come avrebbe dovuto a differenza della riserva James Southerland che con i suoi 15 punti e 9 rimbalzi è stato il migliore in campo.
Gli Oranges affronteranno Kansas State, vittoriosa sui Southern Miss Golden Eagles di Darnell Dodson che ha guidato Southern Miss al suo primo torneo in 21 anni. Dodson è al suo primo Torneo NCAA con Southern Miss dopo aver giocato quello del 2010 con la ben più rinomata Kentucky e purtroppo per lui la sua avventura si è già conclusa perchè nonostante i suoi 14 punti e 10 rimbalzi i Golden Eagles non hanno potuto resistere a Kansas State, ai 30 punti di Rodney McGrunder e al 9 su 10 ai liberi di Henriquez, tiratore da 52% in stagione.
Successivamente è stata Vanderbilt a staccare il biglietto per il turno successivo grazie alla vittoria su Harvard anche se i Commodores hanno sudato freddo dopo che Harvard ha rimontato 13 dei 18 punti di svantaggio a due minuti dal termine. A chiudre la partita è stato John Jenkins, uno delle tre stelle dlla squadra e autore di 27 punti che gli sono serviti a riscattarsi dalle critiche che lo hanno colpito dopo le prestazioni mediocri del Torneo della SEC in cui Vanderbilt è rinata dalla crisi di metà stagione riuscendo a vincere  competizione in finale contro Kentucky in una partita che ha sorpreso il mondo del basket NCAA. Vanderbilt affronterà Wisconsin che ha demolito Montana per 73 a 49 dominando ogni secondo dell'incontro grazie a una difesa incredibile e dimostrando che si può essere competitivi anche senza una stella vera e propria.
Proseguendo con le altre partite possiamo notare l'ottima vittoria di Cincinnati su Texas in cui i Bearcats hanno dimostrato che non sono arrivati in finale nel Torneo della Big East per caso. Cincinnati ha mostrato un'ottima difesa con la quale ha annullato l'ottimo playmaker dei Longhorns Mick Kabongo ma è anche stata in grado di attaccare molto bene infatti ha chiuso con quattro giocatori in doppia cifra tra cui Yancy Gates, il migliore della serata sia per punti (15) che per rimbalzi (10).
Cincinnati se la vedrà al prossimo turno contro Florida State che ha sconfitto in una battaglia all'ultimo tiro St. Bonaventure grazie alla coppia Bernard James-Luke Loucks, il primo con 19 punti e 9 rimbalzi e il secondo con 13 punti, 7 rimbalzi e 6 assist. In questa partita c'è stata anche l'occasione di vedere un giocatore poco conosciuto che il prossimo giugno entrerà nella NBA, parliamo di Andrew Harrison, ala dei Bonnies e autore di 20 punti e 7 rimbalzi ma purtroppo poco supportato dai compagni di squadra che non sono mai stati al suo livello.
Tra le squadre che hanno già staccato il biglietto per il turno successivo c'è anche Gonzaga che ha battuto West Virginia grazie alle grandi prestazioni offensive dei due piccoli freshmen Kevin Pangos e Gary Bell e delle fantastiche difese del capitano Robert Sacre, centro che però è in grado di difendere su qualunque giocatore del quintetto avversario, è infatti merito suo se Kevin Jones è stato limitato a 13 punti. Sacre ha anche messo a segno 14 punti per la qualificazione al prossimo turno in cui affronterà la temibile Ohio State che distrutto Loyola (Md.) grazie non solo alla consueta doppia-doppia di Sullinger ma anche ai 17 punti di Buford e alla super partita di Deshaun Thomas cha ha chiuso con 31 punti e 12 rimbalzi.
Non ci saranno state molte sorprese ma è stato comunque un grande inizio per questa Region.

venerdì 2 marzo 2012

Team USA, davanti a tutti anche nello stile


di Claudio Pavesi


Piccola nota di colore in vista delle attesissime Olimpiadi di Londra 2012, è infatti stata presentata in pompa magna la nuova divisa ufficiale di Team USA.
Come testimonial sono stati scelti Kobe Bryant, Kevin Durant, Deron Williams e Lebron James, quattro fenomeni che saranno sicuramente presenti nella manifestazione dei cinque cerchi e che (soprattutto) rappresentano lo stesso marchio che produce le divise della Nazionale Americana.
Ormai lo sappiamo il marketing è una parte importante del mondo del basket e dello sport in generale quindi è normale vedere come in vista di una competizione importante come l'Olimpiade scatti una gara a chi presenta in anteprima la divisa più bella e chi meglio di Team USA per farsi pubblicità?
Bisogna ammettere che il marchio in questione possiede i diritti sul merchandising di almeno il 70% delle nazionali che vedremo impegnate in estate ma se questo marchio, pur di fare pubblicità, è disposto ad organizzare non solo dei gran bei photoshoot, ma anche grandi eventi cestistici con i più grandi campioni di oggi nei più bei playground d'America ad ingresso gratuito, come ha fatto peima dei Mondiali,  allora non vediamo l'ora, soprattutto perchè quest'anno le Olimpiadi sono a Londra, molto più vicino a noi, chissà se potremo vedere qualche evento simile anche dalle nostre parti.


venerdì 17 febbraio 2012

Shaq e Barkley hanno scelto, ufficiali le squadre del Rising Star Game con una sorpresa


di Claudio Pavesi


Non saranno stati al livello della coppia Pavesi-Quaranta, General Managers in un articolo recente, ma anche Shaquille O'Neal e Charles Barkley (nella foto in un'immagine "vintage") hanno compiuto il loro mini-Draft per formare le due squadre, misto di giocatori al primo e secondo anno, che giocheranno il Rising Star Challange Game di venerdì 24 Febbraio a Orlando.
Prima delle squadre annunciamo la sorpresona, il Commisioner dell'NBA David Stern ha infatti aggiunto alla lista dei giocatori eleggibili per la partita anche Jeremy Lin e Norris Cole anche se il secondo è servito solo per giustificare l'inserimento di Lin, a volte bisogna ammetterlo, non si comanda agli indici d'ascolto. Il Team Shaq è stato il primo a scegliere e i giocatori che adesso vi presenteremo sono elencati in ordine di scelta, dalla prima fino all'ultima del Team Chuck.

Team Shaq
Blake Griffin, LA Clippers
Jeremy Lin, NY Knicks
Ricky Rubio, Minnesota Timberwolves
Markieff Morris, Phoenix Suns
Kemba Walker, Charlotte Bobcats
Landry Fields, NY Knicks
Norris Cole, Miami Heat
Brandon Knight, Detroit Pistons
Tristan Thompson, Cleveland Cavaliers
Greg Monroe, Detroit Pistons

Team Chuck
Kyrie Irving, Cleveland Cavaliers
DeMarcus Cousins, Sacramento Kings
Derrick Williams, Minnesota Timberwolves
Paul George, Indiana Pacers
MarShon Brooks, NJ Nets
John Wall, Washington Wizards
Tiago Splitter, San Antonio Spurs
Evan Turner, Philadelphia 76ers
Gordon Hayward, Utah Jazz
Kawhi Leonard, San Antonio Spurs

Chi ha fatto le scelte migliori, Shaq o Barkley? Ma soprattutto qual'è la miglior accoppiata di GM, Shaq-Chuck o Pave-Quaro?

giovedì 16 febbraio 2012

Gara delle schiacciate, ecco chi parteciperà


di Claudio Pavesi


Dopo i partecipanti al tiro da 3 punti ecco anche quelli per l'attesissima gara delle schiacciate!
Come sapete non ci sarà Blake Griffin che preferisce riposare considerando che sarà impegnato anche venerdì al Rising Star Challenge Game e domanica nella ben più importante partita delle stelle, si era parlato di Lebron James ma non ci sarà nemmeno lui, i partecipanti infatti saranno Iman Shumpert (New York Knicks), Chase Budinger (Houston Rockets), Derrick Williams (Minnesota Timberwolves) e Paul George (Indiana Pacers).

Due rookies, un sophomore e un terzo anno, nessun nome altisonante ma non pensate per questo che questi quattro ragazzi non siano grandi atleti, Budinger è il più insospettabile di tutti, ala piccola, bianco ma che più bianco non si può, magro e con braccia lunghissime, un saltatore che non ti aspetti.

Iman Shumpert è la guardia rookie dei Knicks, per il gioco che ha New York non li si vede prendere il volo molte volte ma chi lo ha già visto l'anno scorso al college a Georgia Tech sa che cosa è in grado di fare (io personalmente ricordo un paio di schiacciate con rotazione a 360 gradi davvero da far brillare gli occhi). Ad assisterlo nelle schiacciate in coppia con un compagno ci sarà Jeremy Lin, sempre di più il fenomeno mediatico dell'anno, e fresco di convocazione allo Shooting Stars, competizione in cui si sfidano quattro squadre composte da tre giocatori ciascuna, una donna, un giocatore del passato e uno del presente.

Paul George è probabilmente il più esplosivo di tutti, ala piccola dei Pacers al secondo anno da Fresno State, saltatore prodigioso e assiduo frequentatore delle Top 10 per le migliori giocate settimanali, personalmente è l'uomo su cui punterei il mio dollaro per la vittoria finale e non lo dico solo perchè sono tifoso dei Pacers.

Derrick Williams è la seconda scelta assoluta del Draft di quest'anno proveniente dagli Arizona Wildcats come Chase Budinger anche se i due si sono mai incontrati nel campus dato che hanno frequentato in periodi diversi. Williams è una forza della natura, 109 chili di potenza perfettamente sparsi su 203 centimetri, può non essere particolarmente veloce ma parlando di verticalità è probabilmente il migliore della competizione inoltre potrebbe anche portarsi il suo compagno Ricky Rubio come come assistente per la schiacciata in coppia. Williams è molto chiacchierato ultimamente perchè, a quanto pare, Minnesota lo avrebbe offerto ai Lakers in cambio di Pau Gasol, sarà vero? Con che maglia parteciperà allo Slam Dunk Contest del 25 febbraio ad Orlando? Restate su Basketzone RTP per saperlo.

Annunciati i partecipanti alla gara del tiro da 3 punti


di Claudio Pavesi


Ci si avvicina sempre di più all'All-Star Game e l'NBA ha così annunciato i nomi dei giocatori che si contenderanno il titolo di miglior tiratore da 3 punti della lega. Il primo è ovviamente il campione in carica James Jones (Miami Heat) che affronterà Mario Chalmers (Miami Heat), Kevin Love (Minnesota Timberwolves), Joe Johnson (Atlanta Hawks), Ryan Anderson (Orlando Magic) e Anthony Morrow (New Jersey Nets).


Jones (nella foto) parte come favorito solo per il fatto di essere campione in carica dato che in stagione, a causa dello scarso minutaggio, non avrebbe nemmeno raggiunto il minimo di triple tentate necessario per essere eleggibile per questa gara, in regular season infatti ha realizzato 19 triple su 47 tentativi, con una media quindi del 40%. Il giocatore con la media più alta è il compagno di squadra di Jones, Mario Chalmers, con il 46% al tiro dalla lunga distanza, quinto in NBA, mentre quello con più triple tentate e realizzate è Ryan Anderson che sabato 25 febbraio giocherà in casa e potrà contare sul suo pubblico oltre che sul suo 43% da tre che lo rende il sedicesimo miglior tiratore in NBA. Joe Johnson ha già un'esperienza in questa competizione in cui però ha fatto una figura tutt'altro che onorevole mentre la sorpresa della competizione è Kevin Love, sorpresa fino ad un certo punto perchè chi lo ha visto giocare di recente ma soprattutto al college a UCLA conosce le sue grandi doti da tiratore. Attenzione a Morrow che non solo è il giocatore con la media da 3 punti più alta in carriera tra tutti i partecipanti ma è probabilmente anche il giocatore più adatto a questo tipo di competizione dato che è il più esplosivo e il più restio a sentire fatica nella gambe dopo una serie di venti tiri consecutivi.
Per chi non lo sapesse non vengono chiamati in questa competizione semplicemente i giocatori con la miglior media da 3 punti dato che bisogna considerare anche il numero di tiri tentati che nei primi dieci, oltre al già citato Chalmers, ha solo Ray Allen che però ha declinato l'invito avendo perso in finale l'anno scorso, se proprio dobbiamo fare un minimo di polemica possiamo dire che si potevano convocare Kyle Korver dei Bulls e Jodie Meeks dei 76ers, tiratori specializzati con medie al tiro pazzesche e perfetti per questa competizione, a loro però sono stati preferiti due All-Star come Johnson e Love, probabilmente per motivi di audience televisivo.

venerdì 3 febbraio 2012

Blake Griffin: "Gara delle schiacciate? No grazie"


di Claudio Pavesi


Nella notte della rivelazioni dei quintetti dell'All-Star Game arriva una super news sull'All-Star Saturday. Pochi giorni fa Lebron James si era detto interessato nel partecipare alla prestigiosa gara delle schiacciate per sfidare Blake Griffin che però proprio poco fa ha dichiarato, con sospresa di tutti, che non ha intenzione di difendere il titolo di miglior schiacciatore dell'NBA vinto l'anno scorso a Los Angeles, infatti l'ala dei Clippers, dopo la sconfitta con i Nuggets, ha parlato con i giornalisti e ha confidato che il calendario di questa stagione è particolarmente estenuante quindi ha intenzione di sfruttare al massimo ogni pausa per riprendere le forze. Griffin d'altronde sarà impegnato anche venerdì 24 febbraio nella partita tra Rookies e Sophomores oltre ovviamente alla più importante partita delle stelle del 26 febbraio in cui partirà in quintetto, l'unico impegno da cui poteva esimersi era la gara delle schiacciate anche se questa sua decisione farà molto discutere anche e soprattutto ai piani alti degli uffici dirigenziali dell'NBA che avrebbero avuto in Griffin il principale motivo degli ascolti televisivi negli eventi di sabato, anche personalmente, se provo a mettermi nei suoi panni, non posso che dargli ragione dato che proprio quando il 90% dell'NBA si prende la pausa più lunga dell'anno lui deve disputare tre eventi in tre giorni ma, da spettatore che non vede l'ora di osservare i voli disumani del giocatore ex Oklahoma University non posso che essere un po' deluso. Blake ha anche detto di essersi divertito l'anno scorso ma che quel tipo di competizione non è propriamente il suo genere preferito e che l'NBA è piena di ragazzi talentuosi e atletici che sarebbero in grado di fare molto meglio di quanto abbia fatto lui, in compenso Lebron James ha annunciato di essere ancora interessato a partecipare all'evento nonostante l'assenza di Griffin quindi non stupiamoci se l'NBA stessa farà grosse pressioni sul giocatore dei Miami Heat, il suo nome infatti porterebbe una quantità di ascolti esorbitante per non parlare del fatto che la possibilità di confrontarsi con Lebron potrebbe indurre molte stelle a dichiararsi come papabili partecipanti allo Slam Dunk Contest di quest'anno.

All Star Game 2012, ecco i quintetti



di Claudio Pavesi

Finalmente sono stati pubblicati i quintetti del sessantunesimo All-Star Game 2012 che avrà luogo ad Orlando, Florida nella notte del 26 febbraio, giorno a molti già famoso per essere il mio compleanno ma questo non è così importante come sembra. Come sapete i quintetti sono scelti dai voti della gente mentre le riserve saranno scelte dagli allenatori e i saranno note solo il 9 di febbraio.
So che volete i nomi quindi non indugio oltre. L'est presenta Dwight Howard (Orlando Magic), Carmelo Anthony (New York Knicks), LeBron James (Miami Heat), Dwyane Wade (Miami Heat) e Derrick Rose (Chicago Bulls). L'ovest invece risponde con Andrew Bynum (Los Angeles Lakers), Blake Griffin (Los Angeles Clippers), Kevin Durant (Oklahoma city Thunder), Kobe Bryant (Los Angeles Lakers) e Chris Paul (Los Angeles Clippers).


Non male vero? Da segnalare c'è il debutto all'All-Star Game di Bynum che parte al massimo, subito in quintetto, mentre per Blake Griffin è già la seconda volta tra le stelle ma la prima nello starting five, curioso invece il fatto che Durant sia l'unico giocatore dell'Ovest che non sia di una delle due squadre di Los Angeles. Il leader assoluto nei voti è stato il padrone di casa Dwight Howard (non per niente nella foto già con la maglia che indosserà il 26 febbraio) con 1,600,390 ormai al suo sesto All-Star Game mentre il leader per l'Ovest è stato Kobe Bryant con 1,555,479 che si prepara a disputare la sua personale partita delle stelle numero 14. A differenza dell'anno scorso notiamo solo un cambiamento per squadra: l'assenza di Yao Ming all'Ovest, ormai ritiratosi e sostituito da Griffin, e la mancanza di Amar'e Stoudemire all'Est, sostituito dal compagno di squadra Carmelo Anthony, a sua volta già sotto i riflettori dato che è l'unico giocatore la cui squadra ha un record inferiore al 50% di vittorie ed è anche l'unico che rispetto all'anno scorso è peggiorato sia nei punti segnati che nella percentuale realizzativa.