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lunedì 4 giugno 2012

Matchups: Danilo Gallinari "Voglio essere protagonista, altrimenti che divertimento c'è?"

intervista realizzata da Claudio Pavesi e Davide Quaranta
Danilo Gallinari guarda avanti, verso la nuova stagione
Photo by Getty Images

Oggi siamo onorati e felici di regalare una vera chicca a tutti i lettori di Basketzone RTP, un'intervista con Danilo Gallinari, la stella dei Denver Nuggets in NBA e della Nazionale Italiana. La chiacchierata è stata realizzata per la prima volta di persona (non male come prima volta) in occasione del 2° Gallo Day, la giornata dedicata al basket organizzata a Lodi dal suo primo Fan Club ufficiale.


Denver: rapido giudizio sulla stagione, la prima interamente nel Colorado con alti e bassi anche per i molti infortuni subiti soprattutto da te e da Rudy Fernandez.
La stagione ritengo sia stata molto positiva sia dal punto di vista personale ma soprattutto da quello della squadra in particolare perché, come hai già detto tu, non abbiamo mai avuto l'occasione di giocare con l'organico al completo tranne che per l'ultimo mese e mezzo in cui infatti abbiamo perso solo due o tre partite. Siamo arrivati alla fine molto motivati, avremmo potuto farcela a raggiungere il secondo turno dei Playoffs ma direi che siamo stati lo stesso molto bravi a raggiungere il primo turno e a giocarcela fino a gara 7.
Gli infortuni sono stati pesanti e fastidiosi ma anche la trade ha influito molto: abbiamo perso Nenè, il nostro centro titolare, e al suo suo posto sono arrivati giocatori con una reputazione piuttosto discutibile come JaVale McGee, reputazione che hanno saputo trasformare.

Proprio McGee infatti era membro fisso del "Shaqtin'A Fool", la rubrica di Shaquille O'Neal sugli errori più clamorosi della NBA.
Esatto. Si è dimostrato un grande giocatore con grandi qualità in campo e incredibili conoscenze di pallacanestro oltre che un ottimo ragazzo, una persona sempre pronta a lavorare e a migliorare. Per questi motivi sono certo che la stagione appena trascorsa deve definirsi molto positiva.

Avete dimostrato un ottimo gioco anche senza avere una cosiddetta star, per come la intendono gli americani. Cosa ne pensi del sistema di coach Karl? Ti senti valorizzato dal suo gioco?
Questo è il suo modo di giocare ed è sempre stato così anche in passato quando allenava altre squadre. Penso che questo gruppo sia perfetto per il suo gioco in particolar modo dopo la trade che ha portato me a Denver, si è formato un collettivo molto motivato e ritengo che difficilmente Karl si sia divertito così tanto con un altro gruppo nella sua carriera. Il gioco di coach Karl è veramente divertente e non ho dubbi che sia anche vincente perché ti permette di arrivare ai Playoffs e di giocartela con chiunque.

Smentiamo allora ufficialmente le numerose critiche che difiniscono il gioco di coach Karl come "bello ma non vincente"?
Certo. Il sistema di Karl favorisce il gruppo e solo col gruppo si può vincere, noi stessi lo abbiamo dimostrato arrivando con un ottimo record ai Playoffs in cui abbiamo affrontato la tipica squadra con tanti centimetri che corre poco e che gioca a metà campo ma siamo comunque riusciti a raggiungere gara 7. Non abbiamo passato il turno per un soffio dimostrando a noi stessi e a tutti che questo sistema funziona e può far paura.

Dopo l'importante rinnovo contrattuale avverti una pressione diversa in campo o sei più tranquillo per aver avuto la fiducia della squadra e della dirigenza?
Senza alcun dubbio sono tranquillo e felice, d'altro canto penso che firmare un contratto del genere renderebbe felice chiunque. Allo stesso tempo firmare un tale contratto porta a tante nuove responsabilità, molto diverse rispetto a quelle a cui ci si è ormai abituati: arrivano pressioni da parte della società, ci sono anche pressioni, non dirette, da parte dei compagni dato che una firma così importante significa avere più possessi e in momenti sempre più importanti. In poche parole si inizia a dipendere meno dagli altri e ci si avvicina sempre di più ad un ruolo da protagonista che è ciò a cui ritengo bisogna ambire, non penso infatti ci sia molta soddisfazione a giocare a certi livelli senza voler essere un protagonista. I Nuggets mi stanno dando la possibilità di essere un protagonista ed è fantastico, è un modo per mettere alla prova anche me stesso, mi permette di conoscermi meglio, solo così potrò constatare se ho la testa e le abilità per meritare queste responsabilità.

Prospettive per l'anno prossimo? Cosa ti aspetti da te stesso e dalla squadra?
L'obbiettivo di squadra è ovviamente quello di raggiungere i Playoffs e, considerando i risultati di quest'anno, l'obbiettivo resta quello di migliorarsi e quindi chiudere la stagione con un record migliore oltre che cercare di allungare la stagione facendo più strada nella postseason. Personalmente il mio obbiettivo è quello di diventare un giocatore sempre più importante a livello sia statistico che carismatico anche per rispettare la fiducia che mi è stata data con il contratto che hai giustamente già citato.

Il Gallo mentre viene intervistato da Claudio Pavesi
Photo by Davide Quaranta
A proposito della prossima stagione, se tu fossi il General Manager di Denver chi sceglieresti al Draft con la numero 20? C'è un giocatore che ti piace più di altri?
Sinceramente non segue molto l'NCAA quindi non credo di poter dare un giudizio riguardo i ragazzi che saranno selezionati il prossimo 28 Giugno. Quello che so per certo è che i manager di Denver sono persone molto capaci nel loro lavoro e con grandi conoscenze di basket, motivo per cui so già che faranno una grande scelta

Direi che la scelta di Kenneth Faried alla numero 22 del Draft dell'anno scorso è un buon biglietto da visita.
Esatto, è l'esempio perfetto. Quella di Kenneth è stata una scelta super, tutti hanno potuto vedere cos'è capace di fare, per non parlare del fatto che è il giocatore perfetto per il sistema di Karl. Questo è il motivo principale per cui so che la nostra dirigenza sceglierà benissimo il giorno del Draft.

Obbligatoria una domanda sull'incredibile notte da 37 punti e 10 rimbalzi al Madison Square Garden contro 'Melo, nel tuo ritorno da ex Knick. Che cosa hai provato?.
E' stata davvero una grande emozione. La partita è stata molto bella e io ci tenevo moltissimo a fare bene, continuavo a pensare a quella sfida anche giorni prima dell'incontro. Sono stato felicissimo della mia prestazione personale anche se la cosa che mi importava di più era vincere e ci siamo riusciti, è ovvio che se avessi fatto una prestazione tale ma fosse arrivata una sconfitta avrebbe avuto tutto un altro significato. Dopo la partita però è stato necessario cambiare mentalità e guardare avanti anche perché contro i Knicks ci giocheremo tutti gli anni comunque quel primo ritorno sarà sempre un ricordo davvero importante per me.

Parliamo appunto di quella famosa trade anche se da un altro punto di vista, quello della vita privata, aspetto che non viene quasi mai considerato. Un momento prima si è a cena con i compagni e un secondo dopo si è costretti a cercare casa a quattromila chilometri di distanza, tu come hai vissuto un momento così difficile?
Purtroppo c'è poco da fare, ti devi adattare perché questa è l'NBA. Io sotto questo punto di vista sono già abituato perché nell'arrivo da Milano a New York ho dovuto cambiare tutto di me: a Milano ero a casa, vicino a persone che conoscevo fin dall'infanzia, arrivato in NBA invece ho dovuto cambiare tutta la mia vita con un "click", ho rivoluzionato il mio approccio rispetto al lavoro, alla squadra e alla vita lontano dalla famiglia e dagli amici. Quella trade ha ulteriormente dimostrato che tutto può cambiare in continuazione infatti hai indovinato, quel giorno ero proprio a cena con alcuni miei compagni di squadra, erano circa le 22/22:30, il mio agente mi ha chiamato e mi ha detto che avrei dovuto preparare le valigie perché il mattino dopo sarei partito per Denver. C'era poco da dire, ero stato scambiato, che mi trovassi bene o no a New York dovevo cambiare di tutto ma direi che è andata piuttosto bene.

Quest'anno sei stato protagonista insieme ai tuoi compagni di squadra dello show "The Association", il programma di NBA TV che segue giorno per giorno una squadra all'anno. E' stata una bella esperienza o è stato stressante avere le telecamere addosso anche in allenamento e in ogni momento libero?
Secondo me è stata un'esperienza interessante, personalmente mi ha fatto molto piacere anche perché, quando io e i miei compagni ci ritireremo dalla pallacanestro tra 10 o 15 anni, sarà bello potersi rivedere anche per come eravamo negli allenamenti, nei viaggi e nel tempo libero. Penso che spinga anche alcuni giocatori a dare ancora più del massimo così che la gente veda effettivamente quanti ci impegniamo per raggiungere certi livelli.

In America però si dice che questi speciali portino un po' sfortuna anche se questo non sembra il vostro caso.
No infatti, non è il nostro caso, la stagione è stata bella e quella di "The Association" è stata una grande esperienza, potendo scegliere la rifarei.

Parliamo di un'altra esperienza particolare di questo ultimo anno: il Lockout. Come giudichi il tuo breve ritorno in Europa? E' stata davvero utile?
Senza dubbio mi ha aiutato molto. Il mio però è stato un caso molto particolare, per me è stato un ritorno a casa quindi, quando mi si è presentata questa opportunità, non è stato difficile dire di sì. Dal punto di vista dell'allenamento è stato altrettanto utile, i giocatori NBA sono abituati a giocare tante partite ravvicinate quindi rimanere fermi per lungo tempo di solito è controproducente e per questo il ritorno all'Olimpia mi ha fatto davvero bene dal punto di vista fisico ma anche mentale.

Nazionale, innanzitutto ci sarai alle qualificazioni per gli Europei? Quanto è importante per te la maglia azzurra soprattutto in questo periodo in cui la Nazionale maggiore zoppica mentre quelle giovanili stanno facendo sempre meglio?
Dire che la Nazionale sia importante è dire poco e per questo sono grato ai giovani che hanno fatto così bene ultimamente sperando che i loro risultati possano permettere all'intero movimento del basket italiano di fare il salto di qualità. Quest'anno dovremo essere tutti presenti e dare il massimo perché quello delle qualificazioni è un momento davvero importante, non essere a Londra per le Olimpiadi sarà un duro colpo ma ci spronerà a dare il massimo. Io ritengo che dalle esperienze fatte bisogna sempre guardare i lati positivi e onestamente credo che dell'esperienza della Nazionale dell'anno scorso ci sia molto da salvare, il gruppo era ottimo ma era la prima volta che giocava insieme e come ben saprai è difficile, quasi impossibile, trovare un gruppo vincente alla prima occasione a livello di Nazionale. Non è facile giocare bene da subito ma ora è cominciato un percorso, un progetto concreto e le qualificazioni ai prossimi Europei saranno un nuovo passo avanti.

Noi siamo di Pavia e quindi volevamo chiederti se avevi qualche ricordo della nostra città, del Liceo Scientifico Copernico e ovviamente della stagione di LegaDue.
Sicuramente. Quello a Pavia è stato un anno bellissimo anche se non ho potuto giocare tutta la stagione perché a gennaio mi infortunai e fui costretto a saltare tutte le restanti partite, per me infatti quel periodo è stato difficile dal momento che abbiamo rischiato di qualificarci per i Playoffs all'ultima giornata e io non ho potuto fare la mia parte in campo. La cosa più bella di quella stagione erano proprio i due diversi momenti che dividevano la giornata: prima a scuola al Copernico e poi agli allenamenti e alle partite di LegaDue. Se non mi fossi infortunato sarebbe stato ancora meglio.

Male di certo non è andata, hai vinto il premio di Miglior Italiano a soli 17 anni.
E' stata solo fortuna (ride tra i classici "seee certo, come no" provenienti da noi due). Comunque era tutto fantastico, il pubblico era davvero super, così come anche i rapporti con la tifoseria. Davvero una bella annata.

Come è nostra consuetudine anche a te Gallo chiediamo di dare i tuoi pronostici. Cominciamo con l'NBA, chi vince?
Le squadre più forti sono le due che stanno giocando a Ovest ovvero San Antonio e Oklahoma City, purtroppo non possono vincere entrambe ma per me la vera finale dovrebbe essere quella. In ogni caso penso che sarà una di quelle due a vincere l'anello.
Danilo insieme allo staff del Gallo Day
(cliccare sulla foto per ingrandire)
Photo by Davide Quaranta


In Italia invece?
In Italia è dura, Milano deve giocare lunedì sera ma credo, e spero, che vincerà e raggiungerà Siena in finale. Una volta in finale io spero ovviamente che vinca l'Olimpia ma in particolar modo mi auguro di vedere una bella serie di finale, molto equilibrata. Devo ammettere che vedere una gara 7 in Italia non sarebbe niente male.


Ovviamente ringraziamo Danilo Gallinari e la sua famiglia, sono stati tutti davvero gentili nonostante la lunga e faticosa giornata a cui hanno preso parte. Ringraziamo tantissimo tutti i membri e i responsabili del Fan Club ufficiale del Gallo oltre che ovviamente Giovanni Zeni e Luca Malamacci, due persone che non smetteremo mai di ringraziare per aver permesso qualcosa di speciale, sicuramente più di una semplice intervista.

venerdì 11 maggio 2012

Philadelphia, numero 8 ad Est, elimina i favoriti Bulls


di Claudio Pavesi
La gioia di Spencer Hawes e Evan Turner
Photo by USAToday

Come molti sapranno nella notte si sono giocate tre partite, in una Boston ha eliminato definitivamente gli Atlanta Hawks vincendo 83 a 80 chiudendo la serie sul 4 a 2, nel secondo match del giorno Denver, guidata dai 32 punti di Ty Lawson, ha sconfitto i Lakers 113 a 96 riuscendo a forzare la decsiva gara 7 ma la vera notizia è quella riguardante i Philadelphia 76ers i quali, vincendo 79 a 78, sono riusciti a eliminare i Chicago Bulls dai Playoffs. Esatto avete letto bene, i Bulls vanno a casa già a gara 6, serie chiusa sul 4 a 2 dopo una partita strana, con un finale stranissimo, totalmente imprevedibile come potete vedere nel video sottostante. (Cliccate sulla scritta sottostante per vedere il video)
Gli ultimi 12 pazzi secondi tra Bulls e 76ers

Io personalmente non lo considereri un totale upset considerando le assenze di giocatori come Derrick Rose e Joakim Noah, certo che i giocatori che avrebbero dovuto prendere per mano la squadra non hanno convinto più di tanto, ad esempio Boozer ha chiuso con 3 soli punti tirando 1 su 11 dal campo, Ronnie Brewer ha chiuso con 0 punti e C.J. Watson, nonostante i 10 assist, non ha tirato per niente bene, solo 2 su 11 dal campo per 6 punti finali, non certo abbastana per sostituire Rose. Philadelphia quindi, guidata da un Iguodala da 20 punti, 4 rimbalzi e 7 assist e da un Louis Williams da 14 punti dalla panchina, è riuscita a festeggiare davanti al proprio pubblico la vittoria nella serie, la prima serie vinta dai 76ers dall'ormai lontano 2003 quando la squadra di Allen Iverson, numero 4 ad Est, sconfisse i New Orleans Hornets di Baron Davis.
E' la quinta volta nella storia dei Playoffs che una numero 8 riesce ad eliminare una numero 1, era già successo l'anno scorso ai Memphis Grizzlies che eliminarono gli Spurs 4 a 2, ma anche nel 2007 quando i Golden State Warriors, guidati in panchina da coach Don Nelson e in campo da Baron Davis, eliminarono, sempre per 4 a 2, i favoritissimi Dallas Mavericks che in regular season stabilirono il sesto miglior record di sempre con 67 vittorie e 15 sconfitte, un risultato che valse a Dirk Nowitzki il titolo di MVP della stagione. Non dimentichiamoci della serie del 1999 tra New York Knicks e Miami Heat in cui i Knicks di Ewing, Sprewell, Larry Johnson, Allan Houston e Marcus Camby non solo riuscirono a eliminare la numero 1 Miami ma giunsero addirittura in Finale NBA perdendo però contro i San Antonio Spurs.
un'estratto della sfida del '94
Photo by slimwihthetiltedbrim.com
Indimenticabile è il primo upset di una numero 8 contro una numero 1, la celeberrima serie del 1994 in cui i Denver Nuggets di Dikembe Mutombo mandarono a casa i Seattle SuperSonics di Gary Payton, Shawn Kemp e Detlef Schrempf, un'impresa clamorosa, il primo upset di tali dimensioni avvenuto vincendo oltretutto gara 5 (fino a qualche anni fa infatti il primo turno era al meglio delle 5) fuori casa, vittoria fondamentale perchè ha infuso nelle squadre la consapevolezza che arrivare ai Playoffs con l'ottava piazza non vuol dire solo fare il tutto esaurito al palazzetto per due o tre partite ma significa avere le stesse possibilità di arrivare in Finale e vincere il titolo che hanno anche tutte le altre squadre.

venerdì 27 aprile 2012

Eastern Conference Playoffs Preview: Bulls contro Heat è la finale di conference già scritta, ma occhio alle sorprese con Celtics e Pacers

Di Claudio Pavesi e Federico Bianchi.
Fonte: espn.go.com


CHICAGO BULLS (1) vs PHILADELPHIA 76ERS (8). La prima testa di serie dell'Est, i Chicago Bulls affrontano al primo turno i 76ers, in una serie di primo turno che sembra piuttosto indirizzata verso la squadra della città del vento.
I Bulls arrivano ai playoff con la loro stella, Derrick Rose, non al top della forma, ma che sicuramente stringerà i denti per portare i suoi il più lontano possibile in questa post-season. La squadra di coach Tom Thibodeau ha dimostrato però in questa regular season di non essere assolutamente Rose-dipendente, vincendo buona parte delle partite giocate in mancanza dell'MVP in carica, anche grazie alle buone prestazioni di C.J. Watson e John Lucas, chiamati in causa nel momento del bisogno.
Oltre alla presenza di Rose a favore dei Bulls ci sono le costanti buone prestazioni di Luol Deng, uomo imprescindibile nel ruolo di ala piccola, e del reparto lunghi, che con Noah, Boozer, Gibson e Asik garantisce prestazioni notevoli sotto le plance.
I Sixers invece arrivano ai playoff dopo una stagione piuttosto altalenante, iniziata benissimo, ma proseguita non altrettanto bene. La forza della squadra di Philadelphia sta in un ottimo gruppo di giocatori giovani sugli esterni, tra cui il playmaker Jrue Holiday, Evan Turner, Louis Williams e Jodie Meeks, tutti con talento e diversi punti nelle mani, guidati dal leader indiscusso della squadra: Andre Iguodala, giocatore in grado di fare veramente di tutto su un campo da basket.
Le difficoltà maggiori per i Sixers però in questa serie verranno probabilmente dal reparto interno, infatti Elton Brand e Spencer Hawes, i due lunghi titolari, non sembrano in grado di contenere la già citata frontline dei Bulls. Se la squadra di Thibodeau riuscirà a controllare i ritmi nelle partite in casa e a imporre la sua difesa come ha sempre fatto in regular season sembra piuttosto facile il passaggio del turno per Chicago.
PRONOSTICO: 4-0 BULLS

MIAMI HEAT (2) vs NEW YORK KNICKS (7). Insieme a quella di Chicago questa dovrebbe essere la serie più scontata a Est, Miami infatti non solo ha dimostrato nella stagione regolare di essere superiore ma , avendo già conquistato da lungo tempo la seconda piazza, ha avuto la possibilità di lasciare a riposo LeBron James e Dwyane Wade per le ultime gare ed è rinomato che questa coppia, se può giocare al massimo dei suoi ritmi, può essere con pochi dubbi la migliore della lega. I Knicks sono pur sempre una mina vagante per la presenza di grandi realizzatori come Carmelo Anthony e J.R. Smith che però sono soliti intestardirsi e tagliare i compagni fuori dal gioco prendendo tiri spesso forzati, aggiungiamo a questo anche l'assenza di Jeremy Lin e avremo così un'idea più chiara delle difficoltà che dovrebbero avere i Knicks in questa serie. Un giocatore che potrebbe cambiare la serie è Amar'e Stoudemire che, nonostante abbia appena portato a termine quella che statisticamente è la peggiore stagione della sua carriera, nelle ultime partite è sembrato in ripresa e la supremazia fisica su Bosh potrebbe risultare decisiva. La chiave della sfida potrebbe essere Tyson Chandler, giocatore che quest'anno ha rivoluzionato la difesa dei Knicks e che l'anno nelle finali ha fatto letteralmente impazzire gli Heat quando ha guidato la difesa di Dallas alla vittoria del titolo.
Difficilmente Chandler potrà fermare da solo gli Heat visto che i suoi compagni spesso si dimenticano della fase difensiva e hanno la brutta usanza di lasciare avversari liberi sul perimetro, cosa proibita quando ci sono tiratori come Mario Chalmers e Mike Miller a ricevere gli scarichi di James e Wade. Dimenticavo, il finale potrà anche essere scontato ma la sfida diretta tra James e Anthony regalerà di sicuro spettacolo.
PRONOSTICO: 4-0 HEAT

INDIANA PACERS (3) vs ORLANDO MAGIC (6). Gli Indiana Pacers sono stati senza dubbio una delle migliori sorprese di questa stagione, una squadra giovane e ricca di talento che ha conquistato meritatamente la terza piazza a Est.
I Pacers si presentano a questi playoff con diverse certezze, con una squadra che con un anno in più di esperienza rispetto all'anno scorso punta a superare il primo turno, con buone speranze di farcela.
Prima fra le già citate certezze è il centro all star Roy Hibbert, che nel suo quarto anno di NBA si è dimostrato finalmente in grado di sfruttare al meglio il suo fisico potenzialmente dominante, viaggiando in doppia doppia di media in stagione.
Al suo fianco quest'anno inoltre può contare sull'esperienza del veterano David West, che con la sua tecnica e il suo gioco offensivo sembra essere il partner ideale di Hibbert.
A completare il quadro c'è un backcourt di tutto rispetto, guidato dal leader indiscusso Danny Granger, miglior realizzatore della squadra, al quale si aggiungono il taletuoso Paul George e il playmaker Darren Collison.
I Magic invece arrivano a questi playoff piuttosto malconci, con la stella della squadra, Dwight Howard, fuori uso a causa dell'ernia e dato come quasi sicuro partente alla fine di quest'anno dopo la telenovela della stagione in corso.
Howard senza dubbio era il motivo principale del successo dei Magic, che senza di lui perdono il miglior realizzatore e rimbalzista della squadra, oltre all'unico vero lungo in grado di contenere Hibbert. A provare a tenere alta la bandiera dei Magic ci sarà il playmaker Jameer Nelson e gli altri fedelissimi di coach Van Gundy, tra cui JJ Redick e Ryan Anderson, due dei migliori tiratori da tre della lega. Anche in questo caso sembra difficile pronosticare un upset, viste le condizioni opposte in cui arrivano ad affrontare la serie le due squadre.
PRONOSTICO: 4-1 PACERS

BOSTON CELTICS (4) vs ATLANTA HAWKS (5). Potrebbe essere la serie più combattuta della Eastern Conference, da un lato i Celtics che, nonostante una stagione discutibili riescono a vincere la propria Division agguantando il quarto posto, dall'altro gli Atlanta Hawks che hanno dimostrato di poter essere una squadra molto competitiva anche senza il centro Al Horford, fuori per infortunio che però potrebbe tornare per le ultime due gare della serie. Non è la prima volta che queste due squadre si affrontano nei Playoffs e gli Hawks si sono sempre dimostrati avversari ostici per i Celtics, difficili da prevedere e forti difensivamente grazie alla presenza di Josh Smith, un giocatore che tra l'altro è anche un incredibile passatore, praticamente il Kevin Garnett di Atlanta. La chiave per i Celtics sarà ovviamente la condizione fisica delle stelle dato che Garnett è da lungo tempo che attraversa alti e bassi anche se ora sembra essere tornato quello di un tempo, Pierce si è fatto male ad un dito nell'ultima uscita stagionale ma non sembra essere nulla di grave, infatti è subito rientrato in campo ma non sappiamo quanto potrà influire sul suo gioco. La situazione più preoccupante è quella che riguarda Ray Allen, infortunato da lungo tempo e a rischio per le prime partite della serie, si dice che potrebbe tornare comunque già da gara-1 ma non sarebbe al massimo della condizione. Atlanta non dispone di molti realizzatori ma è una squadra molto atletica come dimostra la presenza di una delle sorprese dell'anno, il rookie Ivan Johnson e il playmaker Jeff Teague, giocatore velocissimo e molto atletico, l'unico che può infastidire Rondo in entrambe le metà del campo.
La serie andrà in mano alla difesa più dominante e, a questo proposito, una delle chiavi sarà Mickael Pietrus, perfetto per marcare Joe Johnson, ma importante potrebbe essere anche l'atletismo quindi non stupitevi se JaJuan Johnson avrà qualche minuto in più in questa serie.
PRONOSTICO: 4-3 CELTICS

domenica 1 aprile 2012

Si spegne la Linsanity, stagione finita per Jeremy Lin

di Claudio Pavesi
Photo by Getty Images

Finisce così il fenomeno dell'anno, si conclude la Linsational story, si spegne il Super Lintendo. Il 24 marzo Jeremy Lin aveva abbandonato la sfida contro Detroit per un infortunio al ginocchio, in apparenza nulla di grave visto che il playmaker dei Knicks si era recato negli spogliatoi sulle sue gambe ma per sua sfortuna gli esami supplementari hanno rivelato una brutta lesione al menisco che necessiterà un intervento chirurgico.
Il tempo di recupero per un intervento del genere è solitamente di 6 settimane e la regular season dei Knicks finirà tra 4 settimane quindi, se si dovessero rispettare i tempi standard, Lin potrebbe tornare in campo in questa stagione solo se New York dovesse riuscire a raggiungere il secondo turno dei Playoffs, impresa possibile ma non certo scontata visto che i Knicks al momento occupano l'ottava piazza nella Eastern Conference e quindi l'ultimo posto disponibile per la post season.
Lin ha dichiarato di avere solitamente un tempo di recupero dagli infortuni molto veloce e ha aggiunto che, in ogni caso, l'anno prossimo sarà più forte e resistente che mai.
Lin a oggi giocava una media di 27 minuti a gara in cui viaggiava con 14.6 punti, 3 rimbalzi e 6 assist di media.

giovedì 16 febbraio 2012

Gara delle schiacciate, ecco chi parteciperà


di Claudio Pavesi


Dopo i partecipanti al tiro da 3 punti ecco anche quelli per l'attesissima gara delle schiacciate!
Come sapete non ci sarà Blake Griffin che preferisce riposare considerando che sarà impegnato anche venerdì al Rising Star Challenge Game e domanica nella ben più importante partita delle stelle, si era parlato di Lebron James ma non ci sarà nemmeno lui, i partecipanti infatti saranno Iman Shumpert (New York Knicks), Chase Budinger (Houston Rockets), Derrick Williams (Minnesota Timberwolves) e Paul George (Indiana Pacers).

Due rookies, un sophomore e un terzo anno, nessun nome altisonante ma non pensate per questo che questi quattro ragazzi non siano grandi atleti, Budinger è il più insospettabile di tutti, ala piccola, bianco ma che più bianco non si può, magro e con braccia lunghissime, un saltatore che non ti aspetti.

Iman Shumpert è la guardia rookie dei Knicks, per il gioco che ha New York non li si vede prendere il volo molte volte ma chi lo ha già visto l'anno scorso al college a Georgia Tech sa che cosa è in grado di fare (io personalmente ricordo un paio di schiacciate con rotazione a 360 gradi davvero da far brillare gli occhi). Ad assisterlo nelle schiacciate in coppia con un compagno ci sarà Jeremy Lin, sempre di più il fenomeno mediatico dell'anno, e fresco di convocazione allo Shooting Stars, competizione in cui si sfidano quattro squadre composte da tre giocatori ciascuna, una donna, un giocatore del passato e uno del presente.

Paul George è probabilmente il più esplosivo di tutti, ala piccola dei Pacers al secondo anno da Fresno State, saltatore prodigioso e assiduo frequentatore delle Top 10 per le migliori giocate settimanali, personalmente è l'uomo su cui punterei il mio dollaro per la vittoria finale e non lo dico solo perchè sono tifoso dei Pacers.

Derrick Williams è la seconda scelta assoluta del Draft di quest'anno proveniente dagli Arizona Wildcats come Chase Budinger anche se i due si sono mai incontrati nel campus dato che hanno frequentato in periodi diversi. Williams è una forza della natura, 109 chili di potenza perfettamente sparsi su 203 centimetri, può non essere particolarmente veloce ma parlando di verticalità è probabilmente il migliore della competizione inoltre potrebbe anche portarsi il suo compagno Ricky Rubio come come assistente per la schiacciata in coppia. Williams è molto chiacchierato ultimamente perchè, a quanto pare, Minnesota lo avrebbe offerto ai Lakers in cambio di Pau Gasol, sarà vero? Con che maglia parteciperà allo Slam Dunk Contest del 25 febbraio ad Orlando? Restate su Basketzone RTP per saperlo.

martedì 7 febbraio 2012

Lutto in casa Stoudemire

di Claudio Pavesi



Non tutte le notizie sono belle e spesso, anche se riguardano la sfera personale, possono influenzare la stagione e la vita di un giocatore. La notizia di oggi purtroppo è veramente brutta e riguarda Amar'e Stoudemire. L'ala dei Knicks nella mattinata di lunedì ha infatti perso il fratello maggiore, Hazell Stoudemire, deceduto tragicamente in un'incidente stradale nella città di Lake Wales, in Florida, lougo natale di entrambi i fratelli Stoudemire. Hazell, 35 anni, stavo guidando ad altissima velocità e senza indossare alcune cintura di sicurezza quando la sua auto si è scontrata contro il rimorchio di un camion, l'impatto è stato brutale e ha causato la morte immediata del fratello maggiore di Amar'e, gli unici dubbi che rimangono sono quelli sulla quantità di alcol presente nel corpo del guidatore. Non c'è davvero pace per Stoudemire, le sue percentuali infatti sono molto calate rispetto agli anni precedenti, non è stato nemmeno selezionato come titolare all'All-Star Game e ora invece questa tragedia, ovviamente di gravità molto maggiore rispetto agli altri due fatti puramente cestistici, è infatti per questo motivo che Amar'e salterà la prossima partita contro gli Utah Jazz per restare con gli altri membri della famiglia.

martedì 3 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 9: primo passo falso per Heat e Thunder e il Gallo fa la voce grossa!


di Federico Bianchi.
Non è successo questa notte che LeBron James e Kevin Durant si siano abbracciati in campo, ma in effetti ci piace pensare che potrebbe essere stata questa la scena se si fossero incontrati stanotte dopo le rispettive partite: un abbraccio di consolazione. Come avete potuto leggere dal titolo infatti sia i Thunder che gli Heat hanno riportato la prima sconfitta stagionale, rispettivamente per mano di Mavericks e Hawks. Per la vittoria degli Hawks su Miami è stato fondamentale l'apporto di un Tracy McGrady che per una notte sembrava tornato quello dei tempi d'oro di Houston; mentre per Dallas ovviamente la parte del leone l'ha fatta Dirk Nowitzki con 26 punti.
Nelle altre gare della notte i Warriors sono stati battuti dai Suns, i Celtics aumentano a 3 la striscia di vittorie dopo un brutto avvio contro i Wizards, Indiana batte New Jersey, e Utah batte New Orleans, ma ora passiamo a TOP e FLOP della giornata.

TOP: DALLAS, ATLANTA E DANILO GALLINARI. Delle due squadre citate abbiamo già parlato in precedenza e mi sono sentito di inserirle tra i top anche solo perchè hanno portato alla prima sconfitta due corazzate del campionato. Il nostro Gallo invece è stato autore di una sontuosa partita nella vittoria dei sui Nuggets contro i Bucks. Danilo ha chiuso la partita con 21 punti, 10 rimbalzi e 2 assist, garantendo la vittoria ai suoi grazie a un rimbalzo difensivo e ai successivi tiri liberi realizzati per il punteggio finale di 91-86. Ancora una volta Danilo si dimostra sempre più leader della squadra, che contro i Bucks era anche priva dell'altro giocatore di riferimento: il centro Nene.

FLOP: KNICKS, SPURS E MAGIC. Tutte e tre queste squadre hanno perso piuttosto male nella notte, rispettivamente contro Toronto, Minnesota e Detroit. Tuttavia per New York e San Antonio c'è un'attenuante: i Knicks infatti erano privi di Amare Stoudemire e gli Spurs hanno perso a partita in corso Manu Ginobili, uscito purtroppo con un dito rotto. Per quanto riguarda i Magic invece la sconfitta è arrivata a pieno organico, con un Dwight Howard autore di 19 punti, ma con solo 7 rimbalzi e 6 falli e che ormai sembra concentrato più sulle le possibili trade che possono coinvolgerlo, piuttosto che sul gioco. Diamo comunque merito alle squadre vincenti, infatti per Detroit sono arrivati 26 punti da Ben Gordon, a New York Bargnani ne ha messi 21, e per i T-Wolves c'è stata la solita super-prestazione di Kevin Love, che ha messo a segno 24 punti e 15 rimbalzi.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Nella rubrica dedicata ai nuovi talenti dell'NBA quest'oggi diamo spazio al rookie dei Nets MarShon Brooks. Ancora una volta la nostra attenzione si focalizza su un playmaker, che nella notte, nonostante la sconfitta dei Nets, è stato autore di 21 punti e 7 rimbalzi uscendo dalla panchina. Grazie a questa prestazione Brooks, per quanto riguarda i punti segnati, è stato secondo solo alla stella della squadra Deron Williams, confermando un inizio di stagione a dir poco sorprendente. Brooks infatti in questo inizio di stagione sta viaggiando a 13,7 punti di media, conditi anche con quasi 4 rimbalzi a partita. In assenza di Brook Lopez, che rimarrà infortunato ancora per molto tempo, i Nets oltre a Deron forse troveranno una nuova certezza in Brooks, l'unico a parte la ex stella dei Jazz a fornire un rendimento costante in favore della squadra.

Per oggi è tutto, per nuove notizie sulla NBA e su tutto il basket di cui avete bisogno, continuate a seguire il blog di Basketzone. Buon 2012 di basket a tutti.