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lunedì 13 agosto 2012

Team USA è ancora d'oro, ma onore alla Spagna

di Luca Ngoi


Sono state nuovamente le Olimpiadi di Team USA, che vogliate o meno aggiungerci un “Dream” all’inizio. Sta di fatto che lo strapotere a stelle e strisce è andato di scena anche a Londra, dimostrando che fino a quando scenderanno in campo quelli veri pensare a un piazzamento superiore al secondo posto per tutti coloro che non hanno scritto “USA” sulle maglie sarà quantomeno improbabile. Anche questa edizione dunque non ha fatto eccezione, con un cammino che ha visto Lebron e compagni attraversare senza grandi difficoltà sia la fase a gironi (nella quale hanno sofferto solo con la Lituania) sia la fase ad eliminazione diretta, nella quale hanno avuto la meglio dell’Australia prima e dell’Argentina poi prima di scontrarsi in finale con la Spagna.
Già, la Spagna di Sergio Scariolo, la squadra che più di tutte (insieme alla già citata Lituania) ha saputo stare in partita e giocarsela con quelli che possiamo tranquillamente battezzare come veri e propri marziani del campo da gioco. Le Furie Rosse hanno saputo calarsi immediatamente nel tipo di partita che avevano sapientemente preparato e che erano pronti a giocare da alcuni mesi. Gioco a metà campo, togliere la transizione e zona come se piovesse: questa la ricetta iberica per arginare gli americani, che nonostante tutte queste misure hanno sì faticato più del previsto, ma sono quasi sempre stati davanti, pur dando vita ad un match combattutissimo per più di tre quarti durante i quali le due squadre sono sempre state separate talvolta da uno, talvolta da due o tre punti ma sempre vicine nel punteggio: un vero e proprio spettacolo per i milioni di persone davanti alle tv di tutto il mondo, che hanno potuto gustarsi 40 minuti di basket giocato ad un livello tecnico e fisico appartenente ad un altro mondo.
Come passare sopra infatti alla classe infinita di Pau Gasol, MVP dei suoi, trascinatore ed interprete perfetto del ruolo di numero 4 del terzo millennio, capace di giocare spalle e fronte a canestro, dentro e fuori con una naturalezza che ti porta a definire facili cose al limite delle capacità umane. Buone notizie per i Lakers quindi, che ritroveranno uno spagnolo finalmente tornato ad un livello globale al quale non ci aveva sempre abituato durante questa stagione, in cui sono stati in molti a criticarlo per il suo atteggiamento un po’ “soft”, del quale però si sono perse le tracce in questi giochi, che hanno sancito anche (per restare in casa giallo viola) l’ultima partita con la Nazionale di Kobe Bryant, che ha dato l’addio alla maglia di Team USA così come farà di qui a pochi giorni anche coach K, del quale si sta ancora cercando il sostituto (Doc Rivers, John Calipari e Gregg Popovich sono tra i candidati più accreditati).
Per il resto abbiamo visto i soliti big: Durant a suo agio anche nel ruolo di leader maximo offensivo, Lebron che finalmente ha imparato a giocare anche per i compagni liberando le sue doti di passatore supremo e traendo comunque vantaggio a livello personale in attacco grazie a tagli fulminei ma precisi e semplici, ma insieme a loro sono stati decisivi i contributi (Kobe a parte) di Chris Paul con la sua sapiente regia, opportunamente alternata a quella di Deron Williams e ai lampi di atletismo di Russell Westbrook, che nel basket FIBA può tranquillamente ricoprire tre ruoli per doti fisiche e trattamento della palla. Da non dimenticare però anche gli Iguodala, i Chandler, persino gli Anthony Davis di questo mondo, che hanno saputo o dovuto mettersi nettamente in secondo piano per fornire un apporto più limitato e circoscritto ma in cui si sono comunque messi in luce come pedine efficaci.
Potrebbe essere stata l’ultima volta che abbiamo visto il vero Team USA, quello con le grandi stelle della NBA, perché si fanno sempre più insistenti le voci che a Rio i vertici americani siano convinti a portare una selezione formata da ragazzi under 23 ai quali dare una vetrina internazionale (forse la massima espressione a livello cestistico dopo le Finali NBA) e ai quali far mettere in bagaglio un’esperienza globale di gruppo come quella delle Olimpiadi, il massimo a cui un atleta di qualsiasi sport può aspirare. Ognuno è libero di pensarla come vuole a proposito di questa iniziativa, che lascia alcuni (me compreso) favorevolmente colpiti e altri più critici. Personalmente non credo che vedere all’opera ipotetici Kyrie Irving, Demarcus Cousins, Greg Monroe, Brandon Knight, Evan Turner, Stephen Curry (e l’elenco potrebbe continuare ancora) tutti insieme in un contesto diverso da quello NBA e che li metta a confronto con i migliori giocatori europei ed internazionali possa fare così male: si limiterebbero le scoppole tipo il +83 contro la Nigeria e la competizione sarebbe in generale più aperta, inoltre con il tecnico giusto in panchina, che sappia valorizzare nel modo giusto un gruppo di giovani ragazzi, sono sicuro che ci divertiremmo quasi in maniera eguale alla squadra con i Durant e i Lebron, ai quali diciamo comunque grazie: ci avete regalato l’ennesima prova del perché amiamo questo sport.

venerdì 22 giugno 2012

Il Re si prende la corona, Miami vince il secondo titolo NBA della sua storia


di Claudio Pavesi
La soddisfazione di LeBron con il Larry O'Brien Trophy in mano e la felicità
di Spoelstra, molto giovanile con il cappellino al contrario.
Photo by Getty Images

Miami si gioca il primo match point in casa, l'opportunità per LeBron James di vincere il primo titolo in carriera ma Kevin Durant e compagni vogliono tornare a Oklahoma City almeno per un'altra partita. James inoltre ha chiuso gara 4 dolorante per un crampo, almeno così ha detto Spoelstra, ma sarà davvero solo un crampo? Riuscirà LBJ a prendersi la squadra sulle spalle come ha fatto per tutti i Playoffs? Andiamo a scoprirlo.
In apertura di partita James conferma di essere al 100% della sua condizione fisica schiacciando in entrata i primi due punti della partita, i tifosi degli Heat tirano un sospiro di sollievo. Il primo quarto prosegue con i Thunder che provano a restare in partita ma con difficoltà, difensivamente infatti non riescono ad adeguarsi alla circolazione di palla degli Heat: i raddoppi sono lenti ad arrivare, i lunghi come Perkins e Ibaka spesso si fanno battere dal palleggio con troppa facilità e le rotazione sugli esterni sono di basso livello o, peggio, talvolta assenti come dimostrano le due triple consecutive di Mike Miller in chiusura di quarto e i cinque assist di Chalmers nei primi dodici minuti di gioco. Il primo parziale si chiude sul 31-26 per gli Heat grazie anche all'apporto istantaneo dei giocatori della panchina degli Heat come Norris Cole ma ancora più fondamentale è stata la precisione degli Heat dall'arco, il 38% dei punti di Miami nel quarto arriva proprio dalla lunga distanza.
Gli Heat al gran completo con tanto di Pat Riley e presidente
Photo by NBA.com
Nel secondo quarto OKC dimostra di non riuscire proprio ad adeguarsi al gioco di Miami, le rotazioni difensive infatti sono disorganizzate e gli accoppiamenti difensivi sono poco azzeccati e ne approfittano i lunghi, soprattutto Bosh il quale spesso si ritrova accoppiato con i piccoli dei Thunder, talvolta anche con Fisher. OKC, tenta in ogni modo di fermare l'emorragia affidandosi anche ad un paio di simulazioni davvero vergognose di James Harden ma nemmeno questo può fermare gli Heat che in meno di otto minuti mettono a segno un parziale di 22-10 guidato dai canestri di Wade e Mike Miller, canestri che portano la squadra di casa sul +17. Perfetta invece la difesa a centro area dei Miami Heat, i giocatori di casa rendono difficile ogni ricezione e, sfruttando posizioni perfette, chiudono gli spazi per le penetrazioni avversarie procuradosi anche parecchi sfondamenti. La fortuna comunque non assiste i Thunder, molti tiri infatti sono degli in-and-out, tiri che in gara 1 e, a lunghi tratti anche in gara 4, sembravano entrare tutti. Un sussulto di Kevin Durant permette ai Thunder di chiudere la prima metà di gara "solo" a -10 sul 59-49, un vero affare per OKC considerando come stava giocando; decisivi per Miami i 15 punti di James e i 12 di Mike Miller con 4/4 da tre punti. L'immagine simbolo di questa partita la regala in chiusura Shane Battier che in entrata batte in palleggio Kevin Durant e glisegna in faccia, segno che, per quanto OKC ci provi, gli Heat sono sempre un passo avanti a loro.
Nei primi cinque minuti terzo periodo i Thunder sembrano rivoluzionati e, guidati da Durant e Ibaka, raggiungono anche il -7 salvo poi però cedere sotto i colpi di LeBron James e compagni, questi ultimi infatti, in quattro minuti, infilano un parziale di 19-1 che porta la partita ad un inesorabile +25 per gli Heat. Il trio Bosh-Wade-James è inarrestabile mentre per i Thunder sembra crederci solo Fisher, l'unico con la personalità per opporsi agli attacchi di James contro il quale infatti commette anche un duro fallo, sanzionato con un flagrant foul di livello 1, per cercare di dare una scossa ai suoi compagni di squadra, un messaggio che però non sembra essere stato recepito. La difesa di Miami continua a lavorare sodo, in particolar modo Wade e James non perdono l'occasione per imporre il loro superiorità stoppando più volte Westbrook ma anche Durant e Sefolosha, con queste giocate affossano definitavamente il morale dei Thunder, ormai con le spalle al muro qunado, alla fine del quarto periodo, si ritrovano in svantaggio 71-95. LeBron aggiunge alle stoppate anche 19 punti, 7 rimbalzi e 11 assist, una prestazione per il momento imperiale che manda in visibilio il pubblico dell'American Airlines Arena che invece è ritenuto storicamente piuttosto silenzioso.
LeBron riceve da Bill Russell il premio di MVP
delle Finali a lui intitolato
Photo by Getty Images
Nel quarto periodo il trend non cambia, Wade continua a stoppare chiunque e ad attaccare il ferro con decisione (20 punti e 8 rimbalzi alla fine per Flash) mentre Mike Miller continua a mettere a segno le sue triple, quest'ultimo chiuderà con 23 punti tirando un'incredibile 7/8 dalla lunga distanza. LeBron James si dimostra dominante anche nell'ultimo quarto riuscendo a realizzare la tripla doppia da 26 punti, 11 rimbalzi e 13 assist, è la sua prima tripla doppia della stagione, inoltre, la realizzazione di quest'ultima a tre minuti dalla fine sul 118-96 è il segnale che la partita è ufficialmente chiusa e quindi è il momento di mettere in campo le riserve. La festa anticipata comincia sul viso di Bosh, Wade e LeBron prima ancora che in panchina mentre gli ultimi minuti di basket giocato sono una degna passerella per i veterani come Juwan Howard, arrivato finalmente al primo titolo della sua carriera a 38 anni. La sirena finale arriva in fretta, il tabellone dice 121-106 per Miami, è tempo di festeggiamenti per il secondo titolo della storia degli Heat, il primo di LeBron James.
Miami è stata quasi perfetta stasera, difensivamente rapida e cattiva, mentre in attacco è stata precisa e veloce, con un'ottima circolazione di palla. OKC non è sembrata quasi mai in partita, è sembrata impacciata e imprecisa, come spaventata dall'atteggiamento degli Heat, colpevole sicuramente coach Brooks, lento nel sostituire i giocatori che più stavano deludendo e nell'escogitare gli aggiustamenti. Miami segna 14 triple di squadra pareggiando il record NBA delle finali dei Rockets e dei Magic del 1995, Miami è anche l'unica squadra della storia ad aver vinto un titolo dopo essere stati sotto in 3 serie diverse; Oklahoma City invece perde per la prima volta in stagione 4 partite consecutive.
Durant in lacrime tra le braccia della madre e del fratello,
la sensazione è quella chequesta non sarà l'unica finale del 35
Photo by Bleacher Report
La festa è già scoppiata in tutta Miami quando LeBron riceve il premio di MVP delle Finals, un premio meritato considerando la sua media da 28.6 punti, 10.2 rimbalzi e 7.4 assist. Da ricordare le parole di Pat Riley, da sempre una persona incredibilmente moderata che però, arrivato ai microfoni, apre il discorso con "Is it ok if we have a party tonight?". Qualcosa da ricordare e infatti, prorprio come diceva lo spot di LeBron James, "We are all witnesses".

Miami Heat - Oklahoma City Thunder 121-106 (31-26; 59-49; 95-71; 121-106)
Miami Heat: James 26, Bosh 24, Miller 23, Wade 20, Battier 11, Chalmers 10, Cole 3, Harris 3, Haslem 1, Jones, Howard, Turiaf.
Oklahoma City Thunder: Durant 32, Westbrook 19, Harden 19, Fisher 11, Ibaka 9, Ivey 6, Perkins 2, Collison 2, Cook 2, Aldrich 2, Hayward 2, Sefolosha.

mercoledì 20 giugno 2012

Miami sul 3-1 ad un passo dal titolo, ma che paura per LeBron


di Claudio Pavesi
Mario Chalmers con il suo pubblico sullo sfondo, è lui l'eroe di giornata
Photo by Mike Ehrmann / Getty Images

Gara 4 ancora a Miami, per i Thunder è come una gara 7 perchè nessuno ha mai rimontato uno svantaggio di 3 gare a 1, la più classica situazione da "do or die" come direbbero gli americani. Le parole servono a poco, serve giocare quindi corriamo all'interno dell'American Airlines Arena e prepariamoci alla palla a due.
Il primo quarto si può riassumere con tre lettere: OKC. I Thunder cominciano con le marce altissime, dopo quattro minuti si ritrovano sul 13 a 3 e sembra solo l'inizio, i minuti passano e tutti sembrano essere in serata come dimostra il fatto che anche i grandi difensori della squadra, Sefolosha e Collison,  vanno più volte a segno meravigliando non poco il pubblico e la panchina di Miami. Oklahoma City tocca anche il +17 ma chiude il quarto 33-19 tirando con il 63,5% con Durant da 8 punti ma la vera chiave di questo inizio è Westbrook, 10 infatti sono i suoi punti anche se ciò che più colpisce è l'onnipotenza offensiva del numero 0, davvero inarrestabile soprattutto nel tiro dalla media distanza.
Prima dell'inizio del secondo quarto Pat Riley viene onorato del Chuck Daly Lifetime Achievement Award, un premio dell'associazione allenatori della NBA che premia lo "standard di integrità, l'eccellenza nella competitività e il continuo miglioramento e promozione della pallacanestro", un premio importante perchè dedicato allo storico rivale-amico di Pat Riley e cioè Chuck Daley, lo storico allenatore anche del Dream Team di Barcellona 1992 che proprio quest'anno festeggia il ventennale. Ironico che a premiarlo sia stato Rick Carlisle, proprio l'allenatore dei Dallas Mavericks che l'anno scorso vinse il titolo NBA proprio i danni degli Heat di Riley.
LBJ portato in panchina dolorante
Photo by Getty Images
Finito il bel siparietto si torna alla partita che, seguendo il trend della serie, subisce un duro parziale che cambia il corso del match: gli Heat infatti infilano un parziale da 16-0 guidato da due triple di Norris Cole a cui sono seguiti 3 punti di James Jones e 3 punti di Mario Chalmers. Non sono impazzito e non ho sbagliato a scrivere, è stato proprio il supporting cast degli Heat ha ribaltare la situazione sotto la guida però di LeBron James nel ruolo di direttore d'orchestra dato che a metà del secondo quarto è già a quota 7 assist. Il pubblico di casa si spaventa quando Wade, in seguito a una stoppata di Ibaka a suo danno, cade male sull'osso sacro, al momento sembra un duro colpo ma tutto si risolve nel migliore dei modi: solo una botta per Flash che può tornare subito sul parquet. Miami continua a macinare punti e Brooks prova a rimediare usando il quintetto basso con Westbrook, Fisher, Sefolosha, Harden e Collison che tanti miracoli fece in Gara 1 ma senza molti risultati, il quaro si chiude 49-46 per i Thunder che devono ringraziare un grande Westbrook ed i suoi 18 punti tirando 9/15 dal campo.
Il terzo quarto, come spesso succede, è il momento decisivo della sfida ed è proprio in questo periodo che le redini del match passano definitivamente nelle mani degli Heat. Durant spende nel primo minuto un fallo piuttosto inutile che lo condiziona difensivamente (cosa fin troppo frequente in questa serie) mentre gli Heat tengono fede al loro nome restando "caldi", difficilmente sbagliano un tiro, nel solo terzo quarto infatti Wade mette a segno 10 punti e Chalmers ne realizza 7 senza dimenticare il solito Shane Battier, oggi meno decisivo del solito ma comunque importante, sua una tripla fondamentale nel quarto e molto buono anche il lavoro difensivo con cui riesce ad innervosire Westbrook che però riuscirà comunque a realizzare 8 punti nel quarto. Durant realizza 10 punti nel quarto ma l'atteggiamento non è quello delle serate migliori e in difesa è piuttosto impalpabile, al contrario James è molto deciso a portare a casa il risultato, segna tutti gli ultimi 8 punti di squadra e si prepara all'ultimo quarto con 20 punti, 9 rimbalzi e 12 assist a referto ma ciò che più impressiona è lo sguardo deciso e lo sforzo difensivo. Il problema dei Thunder ha un nome e un cognome e stranamente è quello di James Harden, davvero fuori fase in attacco e disastroso in difesa, demolito in post basso da LeBron James. Nonostante tutto OKC chiude in svantaggio solo di 4 punti sul 79-75, un vero affare per come stava giocando anche se devono solo ringraziare Miami per essere ancora in partita, gli Heat infatti, come troppo spesso fanno, hanno abusato di alcuni attacchi statici che non hanno portato a nulla di buono e hanno aiutato i Thunder a restare in gioco.
L'ultimo periodo continua ad essere firmato dalla squadra di casa anche e soprattutto per la giornataccia di Harden che riesce a sbagliare praticamnte ogni tiro tentato, tra questi addirittura una schiacciata in contropiede. Per Miami il leader ormai è Mario Chalmers, la sua mano ormai è rovente tanto che chiuderà segnando 12 punti nel quarto mentre a tenere a galla OKC ci pensa Westbrook, per lui un parziale da 13 punti consecutivi in poco più di cinque minuti tirando 5/5 dal campo e 3/3 ai liberi, giocate che riportano i Thunder sul -2 con meno di cinque minuti sul cronometro. All'incirca in contemporanea con il pareggio firmato Kevin Durant accade un fatto che lascia il mondo col fiato sospeso: James cade e resta a terra dolorante, si tiene il ginocchio e deve tornare in panchina sorretto dai medici, potrebbe essere un crampo ma anche una lesione al ginocchio, l'American Airlines Arena trema. LeBron non riesce a stare fuori e ritorna in campo con i suoi sotto di 2 punti anche se vistosamente zoppicante. Al suo ritorno Miami si porta sul +5 grazie ad un parziale di 7-0 il cui simbolo è una clamorosa tripla di Lebron James presa su una gamba sola da fermo, una vera prodezza. Successivamente Westbrook riesce a riportare i suoi sul -3 ma, dopo aver difeso bene, è proprio il numero 0 ha commettere un fallo intenzionale deleterio e inutile a due secondi dallo scadere dei 24 di Miami che permette a Chalmers di chiudere la partita ai liberi e, di conseguenza, di sigillare la terza vittoria nella serie, Miami ora è ufficialmente sul 3-1 dopo la vittoria per 104-98.
LeBron costretto alla panchina dall'infortunio
Photo by Ronald Martinez / Getty Images
Miami è stata molto convincente, ottima la sua difesa e la sua circolazione di palla, è sembrata una squadra vera e propria e non solo le solite due stelle e un ammasso di corpi al loro fianco, i migliori infatti sono stati LeBron James (26 punti, 9 rimbalzi e 12 assist con il 50% dal campo) e Chalmers (25 punti, 2 rimbalzi e 3 assist con il 9/15 dal campo), ottimo anche Wade. OKC dal canto sua ha fatto piuttosto male: Durant (28 punti e 2 rimbalzi tirando 9/19) ha inciso meno di quanto dica il tabellino, malissimo anche Perkins (4 punti e 3 rimbalzi) e Harden (10 rimbalzi ma 8 punti tirando 2/10), molto bene invece Collison, enciclopedico in difesa, e Westbrook che ha registrato 43 punti con 7 rimbalzi e 5 assist tirando 20/32 dal campo, una prestazione quasi perfetta se non fosse stato per quel fallo pazzo  negli ultimi secondi che, di fatto, ha tolto a OKC la possibilità di paregggiare con l'ultimo tiro.
Nessuna squadra ha mai rimontato dal 3-1 in una serie finale ma mai dire mai anche se coach Spoelstra ha confermato che il problema di LeBron James era solo un crampo e di conseguenza sarà al pieno delle forze in Gara 5.

Miami Heat - Oklahoma City Thunder 104-98 (33-19; 49-46; 75-79; 98-104)
Miami Heat: James 26, Chalmers 25, Wade 25, Bosh 13, Cole 8, Battier 4, Jones 3, Haslem, Miller.
Oklahoma City Thunder: Westbrook 43, Durant 28, Harden 8, Collison 6, Sefolosha 5, Ibaka 4, Perkins 4, Fisher.

lunedì 18 giugno 2012

LeBron James torna re nella sua Miami, Heat sul 2-1 nella serie


di Claudio Pavesi
Questa volta la difesa di LeBron su KD ha fatto la differenza
Photo by Lakersland.com

Siamo già a Gara 3, ormai la Chesapeake Arena è un lontano ricordo e lo skyline di Miami, ben più attraente di quello di Oklahoma City, è pronto ad accogliere il più grande spettacolo cestistico al mondo quindi prepariamoci per la palla a due.
Il primo quarto è quello tipico di una Gara 3, le squadre si studiano per verificare gli adjustament pensati negli ultimi giorni anche se ci sono giocatori come Westbook e Durant per cui non ci sono adjustment che reggono, la coppia d'oro dei Thunder mette a segno 12 dei 20 punti di squadra. Miami dal canto suo decide di esplorare il cetro dell'area dei Thunder nonostante la presenza di Ibaka e Perkins, missione assolutmente compiuta dato che 24 dei 26 punti degli Heat sono arrivati dal pitturato.
Il secondo quarto comincia con James in panchina a riposare ma ci pensa l'atletismo si Wade a tenere davanti gli Heat con le solite giocate di energie, una su tute la stoppata su su Collison, sì avete letto bene proprio l'ala centro degli avversari. Wade continua a macinare gioco e punti ma i Thunder rispondono con la coppia Harden-Fisher che a suon di giocate di furbizia ed esperienza riporta i Thunder a -1 preparando lo scenario per Durant cha a metà quarto comincia a scaldarsi. Entrambe giocano bene ma nel secondo quarto Miami fa leggermente più fatica del solito ma ci pensa Battier a risollevare gli Heat con due triple in meno di due minuti: rispettivamente il secondo e il terzo canestro di Miami al di fuori del pitturato. I Thunder devono ringraziere Westbrook, il numero 0 infatti realizza cinque punti in quaranta secondi che permettono a i suoi di andare al riposo a -1 sul 46-47.
Il terzo parziale inizia con i Thunder completamente diversi in entrambe le metà del campo come dimostra l'ex Biellese Thabo Sefolosha che prima difende in maniera enciclopedica su LeBron James per poi chiudere dall'altra parte schiacciando l'alley-oop alzato da Westbrook. La "nuova" OKC arriva fino al +9 grazie anche a Miami che, come spesso accade, rallenta e inizia a prendere brutti tiri statici, ovviamente solo fino al risveglio di Wade il quale pensa bene di suonare la carica per la squadra di casa prima schiacciando con forza e poi costringendo Durant al quarto (dubbio) fallo obbligandolo alla panchina. Brooks sceglierà di fare a meno anche di Westbrook, autore di troppe ingenuità ma sarà salvato dal solito Derek Fisher che realizza un gioco da 4 punti fondamentale, puro ossigeno per i Thunder aiutati anche da Perkins, tarantolato a rimbalzo in attacco. Miami non mostra un gioco particolarmente fluido ma incredibilmente si ritrova sul +2 grazie a una tripla di LeBron James, un risultato che nemmeno gli stessi Heat avrebbero creduto di raggiungere in così breve tempo, evidentemente l'assenza di Kevin Durant e Westbrook, a lungo termine, non è rimediabile. Chiave del quarto sono due errori grossolani in difesa di Ibaka e Fisher i quali, sbagliando un closeout, regalano due viaggi in lunetta per 3 liberi ciascuno a Miami, 6 punti in un momento difficile per gli Heat che da quel momento sono tornati a macinare punti.
Non sarà la Chesapeake Arena ma anche a Miami l'ambiente
non sembra niente male
Photo by eu.art.com
L'ultimo periodo inizia con una Miami cattivissima e molto aggressiva a cui però i Thunder riescono a tenere testa con i loro big three. Le prime avvisaglie di come finirà la partita si vedono quando Kevin Durant fa 0/2 ai liberi sul -1, non certo una bella notizia per i Thunder che però rimediano con la leadership di James Harden. I minuti passano e OKC arranca principalmente a causa della difesa degli Heat guidata da Bosh, più volte protagonista di stoppate e responsabile di molte palle perse di Kevin Durant. A 3 minuti circa dalla fine parte una sequenza che spezza in due la partita: Wade realizza un And-One e successivamente Durant è protagonista di una palla persa molto banale, è lo stesso numero 35 che poi commette il suo quinto fallo sull'entrata di James regalandogli un tiro libero addizionale a i due punti realizzati in entrata. Gli Heat raggiungono così il +7 a due minuti dal termine, sembra tutto finito ma i liberi di Perkins, la rubata incredibile di Sefolosha su Wade seguita dal canestro dello svizzero e il jump-shot di Westbrook riportano la partita sul -1: a Miami ritornano i soliti spettri tipici dei finali di partita in cui gettano via il vantaggio accumulato; certo che con 9 perse in 10 minuti era intuibile che Miami rischiasse il rientro di OKC. Negli ultimi secondi ovviamente Miami gestisce male con il solito brutto isolamento per LBJ che sbaglia il tiro salvo poi tirare 1/2 ai liberi sigillando il risultato sul +4 per gli Heat a 16.2 secondi dalla fine. OKC ha l'ultima possibilità ma butta via la rimessa regalandola a Miami che chiude il risultato sul 91-85 firmando il 2-1 nella serie.
Miami si è comportata in maniera ottima guidata da un James da 29 punti e 14 rimbalzi oltre che da un Wade da 25 punti, 7 rimbalzi e 7 assist anche se non vanno dimenticati Battier (9 punti con 2/2 da 3 punti) e Bosh che invece ha tirato male (3/12 dal campo per 10 punti) ma è stato utilissimo a rimbalzo (11 alla fine) e in difesa. OKC ha risposto con i 25 punti di Durant e i 19 di Westbrook ma la differenza l'ha fatta la scarsa circolazione di palla come testimoniano i pochi assist, le molte palle perse banali (5 di Kevin Durant) e la scarsa percentuale ai liberi: in una partita punto a punto non è ammissibile tirare col 62.5% dalla lunetta (15/24) quando i rivali tirano l'88.6% (31/35). LeBron James si è dimostrato un ottimo leader in attacco, a rimbalzo, in difesa e come portatore di palla, è stato ottimo infatti anche negli ultimi minuti con le due giocate decisive: un assist clamoroso a Bosh e il libero decisivo della vittoria, per non parlare del fatto che per gran parte della partita ha marcato a uomo Kevin Durant meritando quindi il risultato finale e il vantaggio nella serie.

Miami Heat - Oklahoma City 91-85 (26-20; 47-46; 67-69; 91-85)
Miami Heat: James 29, Wade 25, Bosh 10, Battier 9, Haslem 6, Jones 6, Miller 4, Chalmers 2, Cole.
Oklahoma City Thunder: Durant 25, Westbrook 19, Perkins 10, Harden 9, Derek Fisher 9, Sefolosha 6, Ibaka 5, Collison 2, Cook.

venerdì 15 giugno 2012

Non tutte le rimonte vanno a buon fine: Miami pareggia la serie


di Claudio Pavesi
E' LeBronJames il vero protagonista di Gara 2
Photo by Ronald Martinez / Getty Images

Definire Gara 2 importante è dire poco, LeBron James e gli Heat arrivano alla Chesapeake con un atteggiamento mai visto, incredibilmente serio, stessa cosa vale per i Thunder che guidati meravigliosamente dai loro ormai famosi tifosi, vorrei fare qualsiasi cosa tranne che deludere il proprio pubblico. Ora basta parole e prepariamoci alla palla a due.
Miami parte benissimo, tutti sembrano molto carichi e decisi tanto che gli uomini di coach Spoelstra arrivano anche sul 16-2 con giocate anche poco prevedibili come l'entrata in palleggio di Bosh che segna in entrata su Durant guadagnandosi addirittura il fallo. Tutti sembrano essere caldi, anche Battier, sempre preciso dall'arco, ma soprattutto la coppia Wade-James, decisa come non mai a cambiare la partita: per loro 15 punti con il 50% dal campo, qualche assist e più di un canestro dal post basso. La coppia d'oro di casa Durant-Westbrook invece è stata limitata perfettamente, tenuta a 5 punti di coppia con 2/10 dal campo e 2 falli a testa. L'unico dato positivo per i Thunder lo regala un'altra coppia, Harden-Ibaka, il barbuto infatti sembra essere un nuovo giocatore rispetto a quello dei 5 punti di Gara 1 mentre lo spagnolo di origine congolese inizia lo show di stoppate fermando quella che sarebbe stata una delle schiacciate più clamorose che LeBron James abbia mai fatto, proprio negli ultimi secondi del primo quarto.
OKC comincia il secondo quarto dal -12 con una faccia diversa, Ibaka continua a stoppare e Harden continua a costruire gioco, il numero 13 prende in mano la squadra costringendo anche al fallo James, il secondo, che lo obbliga alla panchina forzata. Senza James sono altri Heat e i Thunder tornano così sotto la doppia cifra di svantaggio anche con Durant e Westbrook a mezzo servizio. Quando torna in campo James la partita cambia di nuovo: più spazio per Bosh in attacco che viene ben ripagato dai compagni degli ottimi sforzi difensivi, stessa cosa vale per Battier che segna da 3 punti come fosse Larry Bird. Il secondo quarto segue un trend particolare per tutti i 12 minuti, non appena i Thunder si avvicinano sotto la doppia cifra di svantaggio Miami piazza subito un parziale importante come dimostra il risultato all'intervallo di +12 per gli Heat sul 55-43 con un Bosh da 10 punti, un LeBron da 14 tirando quasi il 50% dal campo e uno strepitoso Wade da 13 punti, 5 rimbalzi e 4 assist. Per i Thunder 9 punti per Westrook che però mostra una brutta gestione di palla, solo 6 punti invece per Durant con 3/9 dal campo. L'unico a salvarsi per gli idoli di casa è Harden con i suoi 17 punti, 15 in più rispetto a tutta Gara 1. Oltre alle statistiche la differenza l'ha fatta la gestione della palla, ottima infatti quella degli Heat che possono contare su molti realizzatori diversi e un ottima circolazione da parte di tutti, lenta e macchinosa invece per i Thunder. L'altra differenza sostanziale la offre il già citato Bosh, per lui una Gara 1 da 10 punti e 5 rimbalzi dalla panchina mentre oggi all'intervallo il tabellino segna 10 punti e 10 rimbalzi più qualche stoppata e un'ottima presenza difensiva, forse la partenza in quintetto ha dato morale.
Nel terzo quarto servirebbe una scossa per OKC, squadra quasi in crisi come dimostra la statistica da 0 punti in contropiede nel primo tempo, è la prima volta infatti che accade una cosa del genere in tutta la stagione, c'è poco da dire, al momento gli Heat sono superiori guidati da LeBron James che continua ad attaccare nonostante il terzo fallo commesso nei primi minuti che lo obbliga a dover marcare Perkins per lungo tempo per evitare ulteriori falli. Interessante vedere per un periodo nel terzo parziale Durant marcare Wade che però sembra davvero imprendibile anche se il leader di giornata è ancora lui, Shane Battier, l'ex Duke continua a segnare triple senza sbagliare mai. Durant prova a tornare in partita prendendosi qualche tiro salvo poi dover abbandonare il campo per il quarto fallo che la maestria di James lo obbliga a commettere, al suo posto entra Fisher per un quintetto sperimentale con Harden, il già citato ex Lakers, Sefolosha, Westbrook e Perkins. La fotografia della partita fino ad ora la regala Haslem che stoppa dal nulla Westbrook, recupera la palla e lancia il contropiede, sembra che gli Heat stiano guidando un'auto da formula uno e i Thunder inseguano con il motorino. Il quarto finisce 78-67 per gli Heat grazie ad un canestro di Westbrook nel finale, il -11 non è di certo un brutto affare per quello che si è visto sul parquet della Chesapeak Arena, se in un quarto come questo però James segna 12 punti c'è poco da fare.
Il pubblico della Chesapeake Arena è tra i migliori in NBA
Photo by Bryan Terry / The Oklahoman
L'ultimo periodo comincia con un paio di grandi giocate di Nick Collison, uno degli eroi di Gara 1, ma non ci vuole molto perchè arrivi la tegola sulla testa dei Thunder: Durant commette il quinto fallo nei primi 2 minuti e la fiamma dei Thunder sembra spegnersi del tutto come può confermare il rimbalzo offensivo di Bosh, catturato da solo in mezzo a quattro maglie bianche che sembrano quantomeno demoralizzate. Durant resta in campo con cinque falli e realizza in successione una tripla e una schiacciata pazzesca in faccia a Battier, due prodezze che scatenano i compagni i quali, con un paio di ottime giocate di Harden e con un gioco da tre punti incredibile di Westbrook su fallo di James, tornano a -6. Gli Heat iniziano ad avere gli incubi nonostante la quinta tripla di Battier a cui però risponde un sempre più caldo Kevin Durant che porta la partita fino al -4 per i suoi Thunder. Negli ultimi due minuti tocca sempre a Durant prendere in mano la partita, il 35 rischia però di commettere il sesto fallo e traballa ai liberi, al contrario Wade risponde con un canestro cadendo indietro che potrebbe abbattere definitivamente gli animi di OKC. LeBron e compagni finiscono per commettere il solito errore, si arenano fermando troppo il pallone e abbassando la percentuale al tiro, ne approfitta dunque Westbrook che firma il -3 schiacciando su rimbalzo offensivo (Westbrook sarebbe il playmaker, di solito quello basso che porta palla) ma è LeBron a mettere la firma con il suo primo canestro dal campo nel quarto, una prodezza in step-back a 90 secondo dalla fine che porta il tutto sul +5 per i suoi, toccherà poi a Bosh incrementare il vantaggio. A 50 secondi dalla fine KD realizza il -5 e Wade sorprende tutti portando palla oltre il centrocampo con troppa foga tanto che Fisher riesce a toccarla, Harden la recupera e la palla raggiunge in fretta le mani di Durant che spara da tre punti trovando il -2 a 37 secondi dal termine. James sbaglia un tripla con poco ritmo e OKC tenta il pareggio con Durant a 13 secondi dalla fine: a sorpresa il 35 tira immediatamente da due e sbaglia anche se sembra che James, in marcatura sul KD, abbia commesso un vistoso fallo però non sanzionato. James chiude la partita con 2 liberi restando perfetto dalla lunetta (12-12) è il definitivo 100-96 per Miami, 1-1 nella serie.
La partita è stata strana, OKC ha inseguito per 48 minuti e negli ultimi secondi ha rischiato anche di vincere. Miami è stata superiore soprattutto in difesa chiudendo ogni spazio ai Thunder e non cencedendo loro ripartenze o contropiedi e rendendo il centro dell'area un territorio molto più difficile da frequentare rispetto a Gara 1. Le stelle di Miami hanno dominato come dimostrano le statistiche: per James 32 punti, 8 rimbalzi e 5 assist con il 12-12 ai liberi, Wade ha messo a segno 24 punti, 6 rimbalzi e 5 assist con un super primo tempo e Bosh ha inciso con 16 punti e 15 rimbalzi di cui 7 offensivi, il tutto ovviamente senza dimenticare Battier e i suoi 17 punti con 5-7 da tre punti. OKC dal canto suo risponde con i 21 punti di Harden anche se solo 4 di questi sono stati segnati nel secondo tempo, Durant ne segna 32 con 12-22 dal campo mentre Westbrook risponde con 27 punti, 8 rimbalzi e 7 assist.

Oklahoma City Thunder - Miami Heat 96-100 (15-27; 43-55; 67-78; 96-100)
Oklahoma City Thunder: Durant 32, Westbrook 27, Harden 21, Ibaka 7, Perkins 4, Sefolosha 3, Fisher 2, Collison.
Miami Heat: James 32, Wade 24, Battier 17, Bosh 16, Chalmers 3, Haslem 2, Cole 2, Jones 2, Miller 2.

venerdì 20 gennaio 2012

Westbrook rinnova, Brook Lopez no. I Celtics potrebbero smembrarsi.



di Claudio Pavesi

Non siamo ancora arrivati all'All-Star Game e già si parla della prossima offseason, questi General Managers NBA sono davvero troppo avanti. La prima notizia riguarda i Thunder che, nonostante le voci che parlano di Westbrook in rotta con Durant e le numerose critiche sulla gestione di gioco da parte del playmaker ex UCLA, hanno deciso di rinnovare il suo contratto per 5 anni sulla base di ben 80 milioni di dollari. Considerando il fatto che l'anno scorso anche Durant aveva rinnovato per 5 anni diventa chiarissimo il piano dei Thunder che scelgono di rinunciare ai fuochi d'artificio nelle prossime Free Agency per puntare tutto sul gruppo attuale, ovviamente l'obbiettivo per l'anno prossimo sarà rinnovare Harden.
Parlando di Free Agent un nome importante poteva essere quello di Roy Hibbert, ho detto poteva perchè il centro ex Georgetown ha espresso la sua volontà di restare ai Pacers che proprio in questi giorni stanno preparando un contratto per il talentuoso e altissimo centro. La deadline per il rinnovo dei giocatori scade il 25 Gennaio mentre la prossima occasione per rifirmare un cestistista sarà in estate, proprio per questo gli occhi di tutti sono puntati verso il New Jersey dove il caso Brook Lopez sta prendendo pieghe inaspettate. Il General Manager dei Nets Billy King ha dichiarato che per via dell'infortunio molto probabilmente aspetteranno l'estate per decidere sul suo rinnovo anche se l'obbiettivo principale resta quello di usarlo come principale pedina di scambio per Dwight Howard anche se questa situazione potrebbe nuocere non poco ai Nets che infatti potrebbero perdere il loro centro in cambio di nulla nella prossima Free Agency.
Sotto i riflettori anche i Boston Celtics dato che il General Manager Danny Ainge si è detto pronto a smembrare i Big Three pur di ringiovanire e migliorare la squadra per non rischiare di perderli tutti e tre quasi contemporaneamente in cambio di nessuno. Il trio Paul Pierce, Ray Allen e Kevin Garnett ha già portato un titolo ai Celtics ma l'età inizia a sentirsi per non parlare del fatto che nell'ultima Free Agency Boston ha scelto di unire al team altri veterani con contratti di un solo anno quindi senza preoccuparsi troppo del futuro ma probabilmente questo inizio di stagione deludente ha fatto aprire gli occhi alla dirigenza.
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