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mercoledì 14 marzo 2012

10 talenti da guardare nel Torneo NCAA

di Luca Ngoi e Claudio Pavesi

Anthony Davis è pronto a guidare Kentucky

Se c'è una vetrina decisiva per il Draft NBA dell'anno successivo quella è sicuramente il Torneo NCAA, dove i maggiori prospetti d'America sono attesi alla prova del nove dopo un anno di scrutinamento continuo da parte degli scouter del piano di sopra. Tutto ciò che si è fatto però durante la regular season rischia di contare poco se non supportato da un torneo di alto livello ed è per questo che, quasi alla vigilia dell'inizio di questa importante manifestazione Basketzone vuole farvi conoscere i giocatori che l'anno prossimo potremo vedere tra i professionisti, che siano di casa nostra (intesa come Europa) o della lega cestistica più famosa al mondo.
Questo speciale si divide in due "tronconi", uno con i cinque talenti più famosi al grande pubblico, che vedremo sicuramente in NBA a partire dall'anno prossimo, e l'altro con prospetti meno pubblicizzati ma che saranno sicuramente protagonisti tra i pro. Non esitiamo oltre dunque e passiamo in rassegna i primi cinque giocatori da tenere sott'occhio nella strada verso New Orleans.

ANTHONY DAVIS (Ala Grande, Kentucky, 14.3 ppg, 10 rpg, 4.6 blks): Ha infranto ogni record riguardo alle stoppate nell'ateneo per un giocatore al primo anno, ha vinto il titolo di giocatore dell'anno nella SEC e anche quando Kentucky ha faticato è riuscita a vincere grazie alla sua presenza interna davvero fondamentale. La sua è una storia particolare perchè fino al penultimo anno di high school era una guardia, poi la crescita improvvisa lo ha proiettato nella posizione di lungo, il che gli consente anche di tirare con una discreta efficacia nel medio raggio. Ha ancora qualche problema nella fase difensiva, ma i margini di miglioramento sono ampissimi, è molto probabile che possa essere la prima scelta assoluta al prossimo Draft.

HARRISON BARNES (Ala Piccola, North Carolina, 17.4 ppg, 5.2 rpg, 1 ass): Se si fosse dichiarato l'anno scorso sarebbe valso già una delle prime cinque scelte, figuriamoci quest'anno in cui ha nettamente incrementato le cifre messe insieme nel 2011, ad eccezione dei rimbalzi (5.8 nella scorsa stagione). Il ragazzo comunque è giocatore vero, completo, unisce un atletismo sopra la media a doti tecniche migliorabili ma già di altissimo livello. Il torneo potrebbe fargli compiere il decisivo salto di qualità al quale è atteso dopo una regular season da grande protagonista e un torneo della ACC in qualche maniera sotto tono. La chiave per lui  è il tiro, già in ascesa (45.4 da 2, 37.7 da tre) e in miglioramento costante.

PERRY JONES (Ala Piccola, Baylor, 14.0 ppg, 7.7 rpg, 1.3 ass): Uno dei giocatori più completi e più pronti nel panorama del college basketball di quest'anno, Jones ha dovuto saltare le prime partite della stagione per una squalifica, ma appena è rientrato si è subito rivelato decisivo per i suoi Bears, che fanno di lui il perno principale della squadra. Anche qui l'unica pecca è il tiro da tre, ancora molto sotto i livelli di sufficienza per il piano di sopra, per il quale dovrà avere un tiro dalla lunga almeno accettabile, dato che difficilmente potrà giocare ala grande. Somiglia molto ad un Derrick Williams senza tiro, ma le doti atletiche sono quelle, sa giocare in post e ha l'entusiasmo e il dinamismo del grande giocatore. La differenza potrebbe farla, oltre al già citato tiro, anche l'attitudine difensiva per la quale non è ancora famoso. 


THOMAS ROBINSON (Ala Grande, Kansas, 17.9 ppg, 11.8 rpg, 1,9 ass)
Thomas Robinson, leader assoluto di Kansas
 La sua struggente storia personale ve la abbiamo già raccontata, ma la sua storia tecnica è altrettanto interessante. Da sesto uomo e backup dei fratelli Morris l'anno scorso è diventato il leader dei Jayhawks in un amen, sfornando doppie doppie come se piovessero, mettendo sul campo un'energia e un'intensità che non sono paragonabili con quelle di nessun'altro giocatore a livello di college. Difensore sopra la media, rimbalzista che si può far valere eccome anche al piano superiore, tira poco da 3 (solo 0.6 tentativi a partita), ma può migliorare, mentre è già un tiratore dalla media ottimo. Non sarà la prima scelta al draft solo perchè i margini di miglioramento generali non sono così ampi, ma chi lo prende ha fatto la sua fortuna per diversi anni a venire.

JARED SULLINGER (Ala Grande, Ohio State, 17.6 ppg, 9.3 rpg, 1.2 ass): Era in procinto di dichiararsi allo scorso Draft, in cui sarebbe stato, senza neanche parlarne, la prima scelta, ma la sconfitta al Torneo della stagione passata gli ha fatto decidere di rimanere un altro anno nell'Ohio per vincere. La sua determinazione ad arrivare fino in fondo nella competizione di quest'anno è dunque indubbia, mentre sono sorti diversi dubbi in più sulle sue capacità tecniche, soprattutto ad inizio anno un po' in ombra; col passare del tempo però le cose sono andate a posto e Sullinger è ritornato il solido e concreto giocatore che ricordavamo. Se lo si prende per essere un pezzo di una futura squadra vincente si è visto giusto, se viceversa lo si vuole come star dominante per i prossimi dieci anni si è sbagliato giocatore.

Finita la carrellata sui nomi più conosciuti passiamo ora ai giocatori più "di nicchia", grandi talenti finiti a giocare per piccoli college per scelta personale o per la cecità degli osservatori delle grandi università che non sono riusciti a vederne il potenziale. Non perdiamoci in parole e, come accade per la musica, abbandoniamo il mainstream e tuffiamoci nell'underground.


SCOTT MACHADO (Playmaker, Iona, 13.6 ppg, 5 rpg, 9.9 ass): Uno dei pochi giocatori di talento arrivati al quarto e ultimo anno, playmaker purissimo e non per niente in cima alla classifica degli assist, ciò non significa che non sia anche un buon realizzatore infatti tiene una media di quasi 14 punti a partita con il 49% da due e il 41% da tre punti. E' un po' piccolo per un futuro NBA, non arriva a 186 centimetri, ma come potete vedere dai suoi 5 rimbalzi di media è anche un giocatore molto fisico e con grande posizionamento. Machado è esploso al suo terzo anno in cui ha raddoppiato il numero di assist per partita mentre quest'anno, oltre a regalare ancora più assist, è diventato anche affidabile al tiro dalla lunga distanza ed è grazie a lui se Iona ha concluso la stagione con ben 25 vittorie e potrebbe ripercorrere la strada di VCU l'anno scorso arrivando fino alle Final Four.


DOUG McDERMOTT (Ala Piccola, Creighton, 23.2 ppg, 8.2 rpg, 1.1 ass): Senza dubbio uno dei giocatori più discussi e osservati in questa stagione, così tanto che sembra strano vederlo nei cinque giocatori "di nicchia". Bianco e poco atletico, una volta uscito dall'high school aveva ricevuto l'interesse solo di UCF tra le squadre di buon livello quindi la borsa di studio da parte di Creighton sembrava quasi un atto di carità da parte del padre, allenatore dei Bluejays proprio da quell'anno. Per sua fortuna la "raccomandazione" ha avuto più successo del previsto infatti già al primo anno ha avuto buone medie (15 punti e 7 rimbalzi di media) ma è in questo secondo anno che è esploso come si può vedere dalle medie già segnalate all'inizio a cui va aggiunto il 61% al tiro da due e il 50% da tre punti. Impressionante.


ROYCE WHITE (Ala piccola, Iowa State, 13.1 ppg, 9.2 rpg, 5.1 ass)
Royce White attende
 l'ingresso in campo
Genio e sregolatezza. Perchè? Questa sarebbe dovuta essere la sua terza stagione di college basket ma è la prima in cui può mettere piede in campo. Il primo anno aveva scelto di frequentare Minnesota ma, nonostante gli ottimi voti, venne messo fuori squadra per aver picchiato una guardia di sicurezza di un centro commerciale a seguito di un suo stesso furto di vestiti. Poco tempo dopo fu accusato anche del furto di un portatile da un dormitorio e decise di cambiare aria e trasferirsi a Iowa State ma Minnesota si rifiutò di rilasciarlo per cui fu costretto a saltare tutta la scorsa stagione per attendere il trasferimento, motivo per cui risulta ancora un sophomore. Royce resta un talento incredibile che comanda statisticamente la squadra in ogni  categoria anche se deve migliorare nel tiro libero (49% dalla lunetta) e nel controllo di palla (3.9 le palle perse di media) ma nel complesso abbiamo davanti un possibile Lebron James anche perchè il fisico è già quello, 203 centimetri per 122 kg di puri muscoli.


RAY McCALLUM (Playmaker, Detroit, 15.6 ppg, 4.5 rpg, 3.9 ass): Un assist in meno di media rispetto alla scorsa stagione ma più punti e molta più leadership per un giocatore al secondo anno che fa della grinta e dell'aggressività la sua prerogativa come dimostrano i 4.5 rimbalzi, non pochi per un playmaker di 188 centimetri con pochi chili sulle ossa. McCallum come McDermott è allenato dal padre anche se la sua situazione una volta fuori dall'high school era ben diversa, Ray infatti era corteggiato da università di altissimo profilo come UCLA, Arizona e Florida tanto che nessuno poteva credere alle proprie orecchie quando disse di aver scelto Detroit, piccolissimo college della Horizon League, non certo paragonabile a Hollywood come numero di riflettori puntati. Ray però sta cambiando la storia del programma di basket di Detroit dopo appena due anni e, sapete una cosa? Detroit è al Torneo NCAA mentre UCLA e Arizona si limiteranno a guardarlo in televisione.


MATTHEW DELLAVEDOVA (Playmaker, Saint Mary's, 15.6 ppg, 3.3 rpg, 6.4 ass)
Il ragazzo ha di certo qualcosa di speciale, non è il tipico playmaker bianco tutto assist e tiro da tre punti, ha qualcosa in più, qualcosa che a Napoli chiamerebbero "cazzimma", una personalità forte e particolare, un generale che ha sempre le parole giuste per motivare i compagni come ha dimostrato nella finale del torneo della West Coast in cui ha vinto con i suoi Gaels il titolo contro Gonzaga. Un grande assist-man che però non ha paura di buttarsi nel centro dell'area per guadagnarsi qualche tiro libero, tra l'altro specialità in cui è letale, e non disdegna nemmeno il tiro da tre punti anche se è il campo in cui necessita di migliorarsi di più. 
Matt Dellavedova al comando dei Gaels
In tre anni ha già vinto due titoli della West Coast Conference, uno da MVP, e ha condotto i Gaels alle Sweet Sixteen del Torneo NCAA per la prima volta nella loro storia. Se non potrete guardarlo al Torneo NCAA tranquilli perchè Matthew è australiano e, anche se ha solo 21 anni, è già uno dei leader della sua nazionale quindi avrete occasione di osservarlo anche durante le Olimpiadi di Londra 2012.

sabato 25 febbraio 2012

BREAKING NEWS: Il ritorno di 'Sheed, firmerà per i Lakers

di Luca Ngoi


La notizia di un suo ritorno stava già circolando da diverso tempo, addirittura dall'anno scorso quando sembrava vicino a rifirmare per la sua ultima squadra, i Boston Celtics, ma ora sembra quasi prendere le tinte dell'ufficialità il ritorno di Rasheed Wallace che, stando alle voci riportate dal sito americano CSNNE.com sarebbe molto vicino ad unirsi ai Los Angeles Lakers. Avete capito bene: stiamo parlando proprio di quei Lakers grandi rivali dei suoi ex Celtics, ma si sa che le bandiere nello sport americano sono un concetto quanto mai aleatorio e relativo, fatto sta che è pronto al ritorno uno dei giocatori che a mio parere sarebbe potuto essere uno dei primi tre interpreti ogni epoca di questo gioco e che invece tutti ricordiamo soltanto come un "ottimo giocatore", ma non un fenomeno assoluto o un dominatore del parquet, cosa che il talento in suo possesso gli avrebbe benissimo permesso di diventare. Sheed comunque è stato ben più di un semplice giocatore di basket: è stato un'icona, un personaggio, un oggetto di culto per tutti gli appassionati, come il sottoscritto che oltre ad impazzire per il modo assolutamente innovativo di interpretare il ruolo di "numero 4" andavano letteralmente in brodo di giuggiole per i suoi comportamenti e il suo modo di relazionarsi ad arbitri, compagni, avversari e media, tutte caratteristiche che non vediamo l'ora di riabbracciare e inoltre i Lakers, dal canto loro, potranno aggiungere dal lato tecnico molta profondità e altrettanta qualità nel loro reparto lunghi, anche se in questo modo le voci riguardanti la cessione di Pau Gasol si faranno ancor più insistenti prima del 15 Marzo. Ovviamente non quotiamo neanche la litigata con coach Mike Brown, forse non il più adatto a gestire una personalità come quella dell'ex Pistons, ma del resto lui è fatto così sin dai tempi di North Carolina, quando fu la madre ad accompagnarlo al campus e a permettere all'allora coach dei Tar Heels, il leggendario Dean Smith, di usare pure le maniere forti con il figlio chè non si riusciva a gestire completamente da solo, e con questo abbiamo detto tutto. Welcome back, 'Sheed.

mercoledì 1 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 1: le "piccole"

di Luca Ngoi


Un mese di NBA è ormai passato e potevamo noi di Basketzone farci mancare un bello speciale in cui cerchiamo di tracciare un bilancio dopo i primi 30 giorni (e passa) di Regular Season? Ovviamente no e allora iniziamo oggi ad addentrarci nei meandri delle cosiddette "piccole", mutuando un termine da uno sport minore: quelle squadre insomma non così blasonate e che cercano di rifondare in vari modi. Non perdiamo tempo dunque e iniziamo a vedere come stanno andando le stagioni di queste franchigie ad una ad una.


CLEVELAND CAVALIERS (8-12). Il record è quello che è, ma se non altro qualcosa è cambiato rispetto alla scorsa stagione, quando i Cavs erano la barzelletta di tutta la lega e regalavano vittorie a chiunque passasse di strada. La scelta di Kyrie Irving sta pagando, il playmaker sarà con tutta probabilità eletto rookie dell'anno, e anche la quarta scelta assoluta Tristan Thompson ha dato segni di talento fisico e tecnico. Nel caso in cui la cessione di Varejao portasse a qualche elemento giovane e futuribile la squadra si rafforzerebbe ulteriormente e potrebbe seriamente tornare a sperare in un futuro migliore, anche così comunque i playoff ad Est non sono un traguardo irraggiungibile.


NEW JERSEY NETS (7-15). Deron Williams era arrivato per cambiare le cose, ma evidentemente la sola presenza dell'ex playmaker dei Jazz non può bastare se non accoppiata ad un contesto decente. Se a tutto ciò aggiungiamo anche il recente grave infortunio al rookie Marshon Brooks e quello ad inizio stagione del centro Brook Lopez allora non è difficile pronosticare un futuro abbastanza buio per la franchigia di Newark, almeno per quello che concerne questa stagione, da considerare ormai da buttare. Il prossimo draft (molto promettente) e la possibile cessione di uno tra Williams e Lopez comunque potrebbero portare forze fresche e rampanti ad una squadra che deve necessariamente pensare ai prossimi due-tre anni.


MILWAUKEE BUCKS (9-11). Il discorso può essere simile a quello fatto per i Cavs. Nonostante il record ancora in negativo la squadra è assolutamente in corsa per i playoff ad Est e inoltre, a differenza dell'ex squadra di Lebron James, ha anche evidenziato dei buoni segni di gioco, con un sistema molto poco americano e unico nel suo genere. I Bucks infatti basano le loro fortune sul concetto di gioco di squadra, e anche senza l'infortunato cronico Andrew Bogut hanno dimostrato di poter competere, non solo grazie alle prodezze di Brandon Jennings ma anche all'importante contributo di giocatori di ruolo come Shaun Livingston, Drew Gooden, Beno Udrih ed Ersan Ilyasova: nessuna stella ma tutti dediti ad una causa che prova ad accendere l'entusiasmo nella fredda Milwaukee sotto gli ordini illuminati di coach Skiles.


DETROIT PISTONS (4-19). Anche in questo caso la stagione corrente è ormai da dimenticare, visto il record decisamente poco lusinghiero. Le note liete sono l'esplosione di Greg Monroe (quasi doppia doppia di media), il rookie Brandon Knight scelto nell'ultimo draft che sta offrendo alcune prestazioni di ottimo livello e l'ala ex Biella Jonas Jerebko che aggiunge atletismo ad una squadra che, fatti salvi questi tre, sarebbe da rifare in toto. Il draft di Giugno, in cui presumibilmente avranno una delle prime cinque scelte potrà aiutare e non poco, soprattutto perchè almeno nella "draftologia" i Pistons si confermano ancora tra i migliori della Lega.


CHARLOTTE BOBCATS (3-19). Il record è ancora inferiore a quello dei Pistons, e anche la situazione generale sembra non far sorridere la squadra di Micheal Jordan. Attorno alla prima scelta Kemba Walker ancora un po' troppo discontinuo infatti, l'altro giocatore a dare qualche soddisfazione ai "Gatti di Bob" è sorprendentemente BJ Mullens, grandissima promessa al college di Ohio State poi scelto dai Thunder dove ha giocato pochissimo, nella stagione corrente ha sfornato diverse prestazioni in doppia doppia che hanno lasciato a bocca aperta; probabile che possa essere sacrificato in qualche scambio, ma Charlotte farebbe bene a tenerselo stretto, così come Gerald Henderson, anche lui esploso quest'anno dopo un primo anno a singhiozzo. Difficile comunque vedere qualcosa di buono per la franchigia della Carolina prima di quattro o cinque anni, e comunque ci sarebbe da lavorare molto molto meglio di quanto Jordan e soci stanno facendo.


TORONTO RAPTORS (7-15). La partenza di Bosh, che non ha lasciato nulla in eredità ai canadesi, si è rivelata più devastante di quanto pronosticabile. I Raptors infatti si ritrovano adesso a fare completo affidamento su Andrea Bargnani, che purtroppo si è infortunato per la seconda volta in stagione piuttosto gravemente. Senza il lungo italiano la squadra sembra totalmente perduta e senza chance, con il solo DeRozan ad arrovellarsi in un contesto di anarchia offensiva ma che inizia ad assimilare qualche concetto difensivo grazie a coach Casey. Giocandosi bene la carta Calderon sul mercato per arrivare ad un playmaker più incisivo in fase realizzativa o possibilmente ad un'ala piccola giovane e futuribile, anche senza Bargnani sarà possibile arrivare a qualche vittoria in più e forse sperare ancora nella post season.


WASHINGTON WIZARDS (4-17). Per lungo tempo hanno regalato W a chiunque si presentasse, poi è arrivata la prima vittoria e si pensava che la squadra si potesse finalmente sbloccare, e invece il rendimento ha continuato ad essere molto deficitario, anche a causa delle difficoltà inaspettate di John Wall e dell'indisponenza di un Andray Blatche sempre più contestato dai fan. Il talento, soprattutto offensivo, non manca, se mai è assente la chimica ed un sistema che sia assimilabile dai giocatori, cosa che il nuovo coach Randy Wittman dovrà iniziare ad inserire. Con gerarchie codificate e la partenza di Blatche (che però non ha richieste) risollevarsi è possibile, ovviamente non in questa stagione.


MINNESOTA TIMBERWOLVES (10-11). La sfortuna è che giocano ad Ovest, dove con un record non è possibile sperare nei playoff, ma nonostante tutto i T-Wolves sono una delle sorprese di questo primo mese di stagione. Il dinamico duo Rubio-Love ha ricominciato a far sognare i tifosi del Target Center facendoli tornare ad un palazzo che non registrava affluenze così importanti dai tempi di Marbury e Garnett (guarda caso anche lì playmaker ed ala grande, anche se con caratteristiche totalmente diverse). Se ai due ragazzi terribili aggiungiamo anche la buona continuità di rendimento (finora mai avuta) di Micheal Beasley e la futuribilità di Derrick Williams i "Lupi" possono avere giuste ambizioni da playoff nei prossimi due anni. Neanche "The Mind" David Khan (General Manager della franchigia, contestatissimo dai tifosi) sembra poter rovinare un quadro così promettente.


GOLDEN STATE WARRIORS (7-12). Nello spietato West non c'è spazio per cali di tensione, cosa a cui i Warriors sono abbastanza affezionati. Il problema più grande per la squadra di coach Mark Jackson è stata finora la discontinuità, che dopo una bella vittoria ha fatto sempre accadere una puntuale sconfitta ammazza-ritmo. I tanti infortuni di Steph Curry hanno messo qualche dubbio alla dirigenza, che fino alla scorsa estate lo ha sempre considerato (a ragione) incedibile, mentre ora inizia a considerare l'idea di cederlo per arrivare ad un lungo di grande impatto (Dwight Howard è ancora il sogno), che sarebbe anche il pezzo mancante a questa squadra per permetterle di essere competitiva. Anche nello spietato West.


SACRAMENTO KINGS (6-15). Nella stagione della squadra capitolina c'è già stato un cambio di allenatore (da Paul Wstphal a Keith Smart) e più di un capriccio del giocatore più futuribile, DeMarcus Cousins, che non trovava il feeling con Westphal tanto da richiedere la cessione (si erano già fatti avanti i Celtics), salvo poi risollevarsi con l'arrivo di Smart, che ha semplicemente lasciato i suoi ragazzi liberi di correre quanto vogliono, consapevole che questa stagione è da giocare a mente leggera date le inesistenti velleità di post season. Si continuerà a volare e a correre su e giu per il campo fino ad Aprile, o meglio fino a Giugno, quando il draft potrebbe portare l'anello mancante di una catena abbastanza interessante quanto a talento.


NEW ORLEANS HORNETS (4-17). La perla della stagione finora resta la vittoria eroica contro i Magic (peraltro in crisi), ma la costante per gli Hornets è decisamente la sfortuna, che ha fatto subito infortunare il principale terminale offensivo, Eric Gordon, che dopo essere tornato per due partite in cui ha fatto in tempo a piazzare un buzzer beater vincente, si è di nuovo fatto male e dovrà stare ai box ancora per diverso tempo. Inoltre l'altro arrivo della off season, Chris Kaman, è stato praticamente messo ai margini della squadra, visto che gioca pochissimo e produce se possibile ancora meno: sarà con tutta probabilità scambiato per arrivare ad un centro o ad una guardia puramente realizzatrice e possibilmente giovane vista la prossima partenza anche di Gordon che ha deciso di non prolungare il contratto. In Draft we trust.





lunedì 16 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 22; il Gallo beffato dai Jazz, continuano a vincere gli Spurs

di Luca Ngoi


Soltanto tre gare giocate nell'ultima notte NBA, nella quale perdono i Nuggets di un Danilo Gallinari autore di 18 punti non sufficienti a placare le scorribande sotto canestro del duo Millsap-Jefferson; sempre a Ovest continuano a vincere in casa gli Spurs, questa volta ai danni dei Suns di Steve Nash e infine in quel di Detroit tornano al successo i Golden State Warriors che si impongono per 99-91 al Palace of Auburn Hills. Nonostante le sole tre gare giocate siamo in grado anche oggi di assegnare i nostri consueti premi: ecco a voi top e flop di nottata.

TOP: SAN ANTONIO SPURS. In casa è praticamente impossibile avere la meglio sulla squadra di Gregg Popovich, che contro Phoenix ritrova un Tim Duncan dominante (doppia doppia da 24 e 11 per lui) e non risente affatto della ormai consolidata assenza di Manu Ginobili, ben sostituito da un sempre più sorprendente Richard Jefferson. Ridendo e scherzando il record è di 9-4 dunque molto positivo, così come l'anno scorso quando però arrivò una sorprendente eliminazione al primo turno, ma quest'anno gli "speroni" sanno di essere all'ultima fermata della loro carriera tutti assieme e per questo sarà vietato fallire.

FLOP: DETROIT PISTONS. La partita con Golden State non era esattamente riservata ai più fini palati, ma ormai il palazzo di casa è sempre più desolatamente vuoto, un po' per la crisi e un po' perchè la squadra è probabilmente la più debole della lega e neanche contro una delle compagini più in difficoltà arriva la tanto agognata "W". I Warriors di fatto sono privi di un centro, quindi i Pistons potevano far valere il Greg Monroe in rampa di lancio (comunque 25 e 8 rimbalzi per lui), ma neanche questo ha funzionato. Tayshaun Prince è nuovamente scontento e gli unici su cui far affidamento sono ormai il già citato Monroe e il rookie Brandon Knight; per il resto dall'anno prossimo gli altri potrebbero sentirsi tutti in discussione.

LA SORPRESA: UTAH JAZZ. Vi abbiamo sempre parlato di Denver come uno dei campi più difficili da espugnare dunque l'impresa dei Jazz va registrata e sottolineata. Questa era una di quelle squadre che a inizio campionato non avremmo mai pensato potesse andare così forte, e invece i ragazzi di coach Corbin stanno mostrando di avere del carattere. Il punto di forza è chiaramente nella coppia di lunghi formata da Al Jefferson e Paul Millsap, capaci di mettere assieme 40 punti e 20 rimbalzi in due quasi ogni sera, mentre per il resto giocatori pieni di voglia come Gordon Hayward e il rookie Alec Burks garantiscono una buona dose di dinamismo. Da Salt Lake City con furore: attenti a Utah.

SARANNO FAMOSI: KAWHI LEONARD. Il rookie degli Spurs parte in quintetto contro Phoenix e ripaga la fiducia di coach Pop sfornando una solida prova da 12 punti e 8 rimbalzi nel ruolo di guardia, cosa che non era affatto al college di San Diego State, dove era se mai un'ala piccola che in alcuni momenti poteva giocare anche da numero 4. San Antonio è un ambiente tranquillo per un giocatore al primo anno perchè tutti i riflettori di tifosi e stampa sono sempre puntati sui soliti noti, dunque crescere per un giovane diventa molto più facile ed ogni prestazione positiva, come quella dell'ultima notte, viene spesso rilevata a gran voce. Quando Indiana l'ha scambiato la notte del draft per ottenere George Hill eravamo un po' scettici che potesse rivelarsi mostrando buone cose e invece il ragazzo sta dimostrando di valere eccome, anche se i frutti del suo potenziale li vedremo completamente tra due o tre anni.

giovedì 5 gennaio 2012

In punta di penna. T-Mac is baaaaaaack

di Luca Policastro


Voglio dedicare il mio ormai consueto pezzo settimanale a un campione che all’anagrafe fa Tracy Lamar McGrady jr : questo ragazzo , classe 79 , è tanto pieno di talento quanto fragile tipo un cristallo Swarowski ;  tanto per gradire, è stato uno dei primi a passare direttamente dalla high school all’NBA (viene da Mt. Zion Christian Academy) dove venne scelto dai Raptors ; almeno inizialmente era conosciuto per essere cugino alla lontana con Vincredible, Vince Carter , ma ben presto si scrolla di dosso questa etichetta per via delle memorabili gesta sui parquet di tutta America.

Tutto il suo infinito talento si è messo meglio in mostra in quel di Orlando dove il ragazzo volle vigorosamente andare per vestire la maglia numero 1 appartenuto al suo idolo Penny Hardaway : già nel primo anno vince il premio di giocatore “più migliorato” e finisce all’All star Game ; un paio di stagioni più tardi è stato miglior realizzatore della lega con la bellezza di 32,1 punti a partita. Che il ragazzo il fondo della retina lo veda spesso è stato confermato l’anno dopo dove si conferma best –scorer con soli 28 punti di media partita(con un top di 62 contro i Washington Wizards) ; nonostante queste incredibili cifre il record dei Magic non era molto lusinghiero e spesso TMac è stato accusato di impegnarsi poco  ( qui prende anche il soprannome “The Big Sleep” per via della sua espressione sonnolenta e della incredibile capacità di addormentarsi in ogni dove).

Molto presto i rapporti col GM si deteriorarono e nella stagione 2004/05 finisce in Texas, precisamente a Houston insieme a Juwan Howard in cambio di Steve Franchise Francis
 che invece fa la tratta opposta ; quell’anno si è reso protagonista di una vera e propria impresa sportiva quando ribalta 11 punti di svantaggio agli Spurs segnandogliene 13 negli
ultimi 35 secondi di partita (ricordo come fossero ieri i commenti increduli di quegli istanti del duo Tranquillo – Buffa) . Nonostante cifre da capogiro anche in quel di Houston le critiche si sprecano perché non riesce mai a portare i biancorossi oltre il primo turno playoff (addirittura nell’anno in cui lui è infortunato la squadra arriva al secondo turno , apriti cielo).
Una costante della carriera di Tmac son gli infortuni che ma l’hanno abbandonato e che ne hanno limitato le incredibili potenzialità : prima frequenti problemi alla schiena (con le siringate che erano all’ordine del giorno solo per poter tirare ) quindi problemi a entrambe le ginocchia (operazione a ginocchio sinistro che gli fa perdere gran parte del 2009 ).
La stagione 2009/10 è costellata da numerosi altri problemi fisici così a Febbraio è spedito nella Grande Mela dove è allenato da D’Antoni che subito gli dimostra fiducia (ripagata da iniziali buone prestazioni) e vuole provarlo come Play : ben presto l’idillio si spezza e TMac (che era il giocatore NBA più pagato) finisce free agent in estate : gli viene offerta una possibilità ma gli introiti calano esponenzialmente ai Detroit Pistons : qui infatti si deve accontentare del minimo salariale ma spera di rimettersi in sesto dal preparatore atletico che ha curato anche un All Star quale Antonio Mc Dyess anch’egli martoriato dagli infortuni.
L’ultima squadra in ordine di tempo che dà fiducia a TMac (che tra l’altro ha scollinato i trent’anni da un po’ ) son i Falchi di Atlanta : anche qui firma il consueto annuale al minimo salariale ma sembra che almeno gli acciacchi fisici lo mollino un attimo . Infatti le prime partite di regular season son decisamente buone ma è qualche giorno fa che il campione ha sfoderato l’ennesima perla della sua carriera : sul parquet della squadra più in forma del momento e reduce da un filotto di 5 partite consecutive ,i Miami Heat , TMac mette a referto 13 punti (11 nell’ultimo periodo)conditi da 5 rimbalzi e 4 assist  (il massimo dal novembre 2008 ) e porta i suoi Hawks a una vittoria alla vigilia quantomeno insperata. Ecco le dichiarazioni del redivivo TMac a fine partita :”Per me è stato molto importante battere la squadra di LeBron e Wade contro i quali peraltro è facile trovare le giuste motivazioni” e “Finalmente posso dichiarare di sentirmi in forma dopo l’infortunio al ginocchio” : insomma sembra proprio che per il ragazzo di Barlow la 15sima stagione NBA consecutiva sia iniziata sotto i migliori auspici.
Personalmente non posso che essere entusiasta per la rinascita di TMac che similmente alla fenice è rinato dalle proprie ceneri : bisogna rendere gli onori a un ragazzo che ha avuto tantissima sfortuna nella sua carriera cestistica ; senza questa cattiva compagnia probabilmente staremmo parlando di un giocatore molto più incisivo e vincente di quello che è adesso. Nota a margine a sua parziale discolpa : non ha mai giocato con giocatori alla sua altezza (se escludiamo un Grant Hill che ai tempi di Orlando era più infortunato di lui-il che è tutto dire- e Yao Ming , che tra l’altro adesso si gode la sua Cina da ritirato col contratto da nababbo) .

Se quindi si tenesse conto di tutte queste variabili sicuramente influenti si potrebbe vedere la carriera di Mc Grady sotto una lente diversa : è facilissimo accanirsi su di lui (non solo non ha al dito manco un anello ma non ha mai superato un turno di Playoff)  però così facendo si dimenticano le sue giocate, i crossover, le entrate al ferro come ridere, la mano da cecchino , le scollinate oltre il ferro..
Concedetemi di trascrivere il virgolettato di uno che ,nonostante tutto quello che ha vinto come allenatore, a sentirlo parlare di basket si rabbrividisce : “ tra Mc Grady e Josh Howard (avessi detto… avvistato nei pressi delle Montagne Rocciose in mezzo ai Mormoni in quel di Salt Lake City) sicuramente mi tengo il secondo”. Ah,se ancora non avete capito chi è il solone in questione vi do un paio di indizi  : faceva la pubblicità del The Lipton e commenta le partite su una nota rete televisiva con uno che ne capisce ancora meno di lui.

Luca Policastro

PS : Auguri di un fortunato 2012 a tutti i lettori del Blog di BasketZone .

sabato 31 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 6; Prima vittoria per Boston e Dallas, Bargnani ne segna 30


di Claudio Pavesi

Puntuale come un'orologio svizzero ecco arrivare l'ultimo NBA Day Recap del 2011 che, tramite i suoi Top e Flop, vi sintetizzerà perfettamente le 11 partite della notte appena trascorsa che è stata di grande sollievo per molti tifosi considerande che sono arrivate le prime vittorie dei Celtics, dei Mavericks e degli Utah Jazz mentre restano perfette Miami e Indiana. Potremmo discutere a lungo su chi sia il migliore della serata, se il super-Derrick Rose, il solito Lebron James o il Bargnani da 30 punti, ma fosse per me la corona andrebbe sicuramente a Shaquille O'Neal, dominatore assoluto come personaggio televisivo con le sue battute, i suoi balli e i suoi siparietti come l'ultimo vestito da mago mentre impersonava Shaq-stradamus. Imbattibile.

TOP: DERRICK ROSE. L'ex MVP si comporta come tale e nell'ultima esibizione contro i nuovi Clippers mette a segno 29 punti, 16 assists, 8 rimbalzi tirando con oltre il 50% sia dal campo che dietro la linea da 3 punti conu cui affonda la squadra di Los Angeles a cui non sono bastati i 34+13 di Blake Griffin. Imprendibile, inarrestabile, se poi diventa una macchina anche da 3 punti allora dovrebbe essere legittimo per i difensori usare un'arma da fuoco perchè non mi vengono in mentre altri modi per fermarlo.

FLOP: DETROIT PISTONS. Questa volta perdono con i Celtics che riaccoglievano Paul Pierce ma questi Pistons sembrano avere poco a che fare con le altre franchigie NBA, poco gioco, brutta difesa e una sola certezza: la mancanza di un leader. Ogni volta Detroit spera nella giornata di grazia di uno dei suoi ma non è sempre domenica soprattutto se si considera che Ben Gordon non giustifica col suo gioco il suo incredibile stipendio mentre Charlie Villanueva, altro super-pagato di casa Pistons, è più volte in borghese per sospensioni che in campo a sudare con gli altri. Il tunnell sembra davvero lungo, che sia Brandon Knight l'unica luce?

LA SORPRESA: IAN MAHINMI. Nella sera in cui Jordan crawford degli Wizards ne mette 24 e 5 assists e sei ormai certo che la sorpresa di turno sia lui, ecco arrivare Ian Mahinmi, che dire che a Dallas vede il campo con poca frequenza è un eufemismo, ma proprio il giorno della prima vittoria dei Mavs ne mette 19 con 5 rimbalzi e 2 stoppate in 28 minuti di utilizzo col 100% dal campo dimostandosi vero mattatore e leading scorer di Dallas. Aiutatemi voi perchè io non ci sto capendo più niente in questa NBA.

SARANNO FAMOSI: KYRIE IRVING.
Verrebbe da dire nuovamente Marshon Brooks che ne mette ancora 21 ma c'era bisogno di cambiare e mi sembra giusto farlo proprio quando la prima scelta assoluta del draft si mette a giocare come tale. 20 punti, 5 rimbalzi, 4 assists, 1 rubata e 1 stoppata nella sconfitta dei Cavaliers contro i Pacers ma finalmente un po' di gioco e un po' di coralità da parte di Cleveland che per una volta non ha giocato a "tiriamo da ovunque e vediamo chi è il primo che la mette" ma ha costruito azioni di un certo livello grazie alla regia dell'ex Duke. E' presto per fare commenti su Irving e i nuovi Cavaliers ma, come si diceva a scuola, il ragazzo c'è però deve applicarsi.

giovedì 29 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 4; Miami perfetta come... New Orleans!



di Claudio Pavesi

Nuovo giorno e nuovo recap della notte NBA in cui alcune squadre come Miami hanno affrontanto un back-to-back, mentre altre sono scese in campo per porre fine a un momento di crisi come Boston, ma non perdiamo altro tempo e dedichiamoci ai consueti top e flop della giornata

TOP: LEBRON JAMES. Di nuovo nonostante abbia giocato anche ieri rivelandosi anche in quel caso il migliore di tutti il re non si ferma e anche nel back-to-back insegna basket ad avversari e spettatori nella vittoria degli Heat sui Bobcats, la terza vittorie in tre partite. Una prestazione da 35 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate, 2 stoppate e una faccia che più cattiva non si può per dimostrare a tutti che anche in regular season non si scherza e che questi Heat sono probabilmente la squadra da battere. Indomabile Lebron.

FLOP: BOSTON CELTICS.Terza partita e terza sconfitta per la squadra di Doc Rivers che non è mai partita così male dall'acquisto di Garnett e Allen. Questa volta sono stati i nuovi Hornets ad abbattere i biancoverdi aiutati dai 13 punti di Belinelli, i 21 di Jarrett Jack e i 20 di Carl Landry ma non sono stati tanto gli Hornets a sbalordire quanto i Celtics a deludere anche se bisogna ricordare che sono ancora privi di Paul Pierce. Nella notte nessun Celtic è andato oltre i 15 punti di Ray Allen compreso Garnett che si ferma a 8 e Rondo a 13 con solo 6 assists e ben 4 palle perse. Vi abbiamo detto che, oltre a Bass, l'unico lungo entrato dalla panchina è Greg Stiemsma che ha giocato ben 20 minuti? Boston, abbiamo un problema.

LA SORPRESA: SAMARDO SAMUELS. Debutto stagionale per questo giocatore al secondo anno proveniente da Louisville University, e che debutto! 17 punti, 4 rimbalzi e 1 assist con 6 su 8 dal campo per il giocatore dei Cleveland Cavaliers che ha aiutato la sua squadra a battere i Detroit Pistons in soli 24 minuti di utilizzo. Il fisico è notevole e Rick Pitino, suo allenatore al college, sostiene che raramente ha visto nella sua lunga carriera un lungo con le mani più educate delle sue. Che sia un nuovo spiraglio di luce per questi Cavaliers?

SARANNO FAMOSI: BRANDON KNIGHT. 28 minuti, 23 punti, 1 rimbalzo, 6 assist e 2 rubate, non male se consideriamo che tira anche con 10 su 13 dal campo e 3 su 5 dall'arco dei 3 punti. Il rookie da Kentucky era considerato ancora acerbo per l'NBA ma sembra che il ragazzo classe 91 (sì avete letto bene 91) voglia dimostrare a tutti gli altri General Manager NBA cosa si sono persi. Il suo compito è essere il futuro dei deludenti e svogliati Pistons ma, con la sua grinta e voglia di far bene, parrebbe essere anche il presente della franchigia del Michigan.

giovedì 15 dicembre 2011

Rip Hamilton firma con i Bulls, niente trade per Howard?

di Luca Ngoi

Pare ormai vicino l'accordo di tre anni a quindici milioni di dollari tra i Chicago Bulls e Richard "Rip" Hamilton. La guardia, rilasciato da Detroit all'inizio di questa pre season, avrebbe infatti trovato un nuovo accordo con Chicago, pronta a rilanciare la sua carriera, negli ultimi anni decisamente in discesa offrendogli un ruolo da sesto uomo d'impatto, che esca dalla panchina per segnare punti veloci e dare consistenza offensiva ad una squadra che potrebbe averne bisogno nelle situazioni in cui nè Rose nè Boozer saranno in campo, inoltre l'ormai ex Detroit potrebbe dare una mano anche nel gestire il pallone in assenza dell'ultimo MVP della Lega. Le prime reazioni dall'entourage del giocatore riportano di un Hamilton "eccitato" dall'idea di lanciarsi in questa nuova avventura in una squadra ormai ai vertici del campionato, e anche Carlos Boozer ha fatto sapere di essere molto contento di avere in squadra quello che considera un ottimo giocatore e un buon amico.
Spostandoci ad Orlando, dove tiene sempre banco la telenovela-Howard, oggi si è consumato un altro capitolo, quando la dirigenza dei biancazzurri ha fatto sapere di non volere più cedere il suo centro, nonostante le dichiarazioni dello stesso numero 12 nei giorni scorsi. I Magic hanno infatti dichiarato che termineranno ogni discorso di trade riguardante il loro All Star, una decisione maturata nella giornata di oggi dopo una lunga trattativa con i New Jersey Nets e i Portland TrailBlazers che poteva portarli ad acquisire due giocatori del calibro di Brook Lopez e Gerald Wallace, oltre a un paio di scelte al draft. Non facciamoci però ingannare da queste dichiarazioni di smentita: Orlando sa che se non cederà Howard in questa stagione e se non riuscirà a convicerlo a firmare un'estensione contrattuale lo perderà a "costo zero" durante la prossima estate, facendo crollare così la squadra in una situazione similare a quella dei Toronto Raptors, che dopo aver perso Chris Bosh la scorsa estate senza avere nulla in cambio stanno ancora cercando una loro identità. Solo un titolo potrebbe far cambiare idea ad Howard, e in questo momento i Magic non sembrano intenzionati a costruire una squadra con ambizioni di arrivare fino in fondo, dunque se 2 + 2 fa ancora 4 non ci stupiremmo di raccontarvi nuovi sviluppi per questa situazione.
Per la consueta sezione "altre trattative" vi rendiamo conto di tre situazioni: Mike D'Antoni ha avviato personalmente i contatti con Jamaal Crawford per convincerlo a tornare nella Grande Mela dopo il suo recente rifiuto ad accasarsi ad Indiana; l'agente di Andrei Kirilenko, tale Emiliano Carchia, ha fatto sapere che il russo amerebbe una sistemazione in California, e non ci sentiremmo di escludere i Lakers, viste le sorprese del recente mercato gialloviola; infine una curiosità: l'ex Houston Rockets Rafer Alston, che durante l'anno scorso aveva deciso di tentare la carriera di allenatore iniziando da...un oratorio, starebbe pianificando un ritorno tra i professionisti. Tenetevi pronti.

mercoledì 14 dicembre 2011

Nenè resta a Denver


di Claudio Pavesi

Ieri parlavamo di un forte interessamento di Toronto per il centro brasiliano che invece ha scelto di rinnovare il contratto con i Nuggets per ben 5 anni sulla base di 67 milioni di dollari, sembrano quindi diminuire le voci sulla possibile partenza di Andrea Bargnani dai Raptors. L'NBA offseason però non si limita a questo infatti Rodney Stuckey, l'atletica guardia dei Pistons ha fatto sapere che l'accordo con la franchigia di Detroit non è per niente vicino dato che il giocatore vorrebbe un contratto a lungo termine ed è quindi disposto ad ascoltare le proposte di altre squadre. Tutto qui? Figuratevi! Gli Indiana Pacers sono una delle squadre più attive sul mercato quest'anno e dopo l'ingaggio di David West hanno fatto sapere di essere vicini ad un accordo con l'ex sesto uomo degli Atlanta Hawks Jamal Crawford.
Chiudiamo queste flash news riportando le parole di Lamar Odom che sostiene di non essere stato rispettato dai Lakers, anche considerando il fatto che è stato un tassello fondamentale alla conquista dei titoli 2009 e 2010. L'ex sesto uomo di lusso della franchigia californiana ha reso noto, in seguito alla trade che lo ha mandato a Dallas, che ha intenzione di bruciare tutti i ponti con i Lakers dato che non vuole più avere niente a che fare con la squadra che, nonostante la trade, gli ha permesso di vincere ben due anelli.

martedì 13 dicembre 2011

Guarda un po' chi si rivede


di Claudio Pavesi

Chissà quante volte si incontra una persona per strada e si pensa "ma io quello lo conosco, sicuramente l'ho già visto da qualche parte", questa volta è successa la stessa cosa ma con un giocatore NBA, precisiamo, non è che lo conosca personalmente ma sicuramente lo conosce di più il popolo cestistico Italiano rispetto a quello Statunitense. Ecco infatti spuntare nel roster della Summer League degli Houston Rockets l'arcinoto Ibrahim "Ibby" Jaaber, esatto, proprio l'ex Roma e Milano che tanto ha fatto esaltare i tifosi del PalaLottomatica e del Forum di Assago. Il giocatore bulgaro (ma che più bulgaro non si può) aveva cominciato la sua carriera europea in Grecia nell'Egaleo dopo aver tentato la sua prima esperienza in Summer League, questa volta con i Detroit Pistons e i Los Angeles Lakers. Ovviamente facciamo i più sentiti auguri di buona fortuna all'ex giocatore di Pennsylvenia University per un pronto futuro nel mondo nell'NBA