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venerdì 29 giugno 2012

Davis prima scelta in un Draft da ricordare

di Luca Ngoi


Nella cornice del Prudential Center di Newark, New Jersey si è tenuto come di consueto il Draft NBA 2012, che potrebbe essere ricordato come uno dei più profondi e clamorosi degli ultimi anni o uno dei più deludenti nel caso in cui i giocatori scelti non dovessero confermare le loro potenzialità.
Se la prima scelta dei New Orleans Hornets era da mesi scontata, dunque Anthony Davis conosceva già la propria destinazione dalla 2 in giù si poteva solo ipotizzare, ma di certezze erano comunque poche. I Bobcats, in particolare, possessori della seconda scelta, erano stati protagonisti di una miriade di voci nelle ore immediatamente precedenti la lotteria, con Houston e Cleveland molto interessati nella loro pick. Alla fine la franchigia di proprietà di MJ si è orientata sul secondo giocatore in uscita da Kentucky, Michael Kidd-Gilchrist, che dunque avrà l’oneroso compito di iniziare l’opera di rifondazione in Carolina. Nonostante tutto però ci sono ancora alcuni dubbi in quanto il giorno prima del draft Charlotte aveva acquisito la guardia Ben Gordon e dunque bisognerà vedere quale sarà il reale assetto della squadra con due giocatori a combattere sostanzialmente per lo stesso posto, anche se non è improbabile un loro impiego in contemporanea.
Poche sorprese anche con la terza scelta di Washington, la guardia da Florida Bradley Beal mentre qualche perplessità l’ha destata Cleveland con la numero 4, spesa per chiamare Dion Waiters da Syracuse. Sicuramente un giocatore solido e forse già pronto adesso a giocare in NBA, ma probabilmente non così talentuoso da giustificare una chiamata così in alto. La coppia con Kyrie Irving resta comunque interessante, viste le buone attitudini difensive del prodotto da Syracuse.
Non ha sorpreso nemmeno la scelta di Sacramento, che ha puntato su Thomas Robinson da Kansas, garantendo il lieto fine alla storia più toccante di tutto questo ultimo Draft. L’ala ex Jayhawks andrà adesso a comporre un’ottima coppia di lunghi con Demarcus Cousins, due giocatori complementari e perfettamente in grado di giocare insieme.
A Portland invece servivano una guardia e un lungo, quindi con la loro scelta numero 6 hanno puntato sul realizzatore da Weber State Damian Lillard, giocatore dalle qualità offensive privatissime, che sa segnare in ogni modo possibile, attaccare il ferro e guidare una squadra vista la leadership mostrata in tre anni al college (forse anche per l’assenza di alternative). Sarà lui il playmaker titolare, mentre dovrà combattere un po’ di più per scendere in campo la scelta numero 11, Meyers Leonard da Illinois, che partirà presumibilmente dalla panchina ma assieme ad un maestro del ruolo come Lamarcus Aldridge potrà imparare tanto e probabilmente giocare al suo fianco aggiungendo un buon contributo difensivo alla squadra.
Ha scelto il talento Golden State, puntando sull’ex Tar Heel Harrison Barnes, che andrà dunque a formare un reparto di esterni interessante come pochi con Stephen Curry e Klay Thompson; i tre giocatori potranno giocare insieme e, almeno offensivamente, i problemi dei Warriors dovrebbero essere finiti. Restano dubbi a livello difensivo e di attributi per il prodotto di coach Roy Williams, ma di sicuro nella Baia quest’anno non si dovrebbero annoiare.
La seconda sopresa del primo giro è stato Terrence Ross, scelto alla numero 8 da Toronto, che ha destato qualche dubbio non tanto per il talento, indubbio, del giocatore ma più che altro perché per le caratteristiche che porta potrebbe essere un doppione del già presente Demar Derozan. Guardia atletica, che sa segnare in più modi e applicarsi in difesa. Ai Raptors comunque serviva un giocatore in grado di segnare punti e l’obiettivo è stato raggiunto.
Con la numero 9 Detroit ha scelto di completare il proprio reparto lunghi con Andre Drummond, centro super atletico da Connecticut ma che proprio per questo desta qualche dubbio a livello offensivo, dove è reduce da una stagione a fari spenti ma che comunque non cancella le doti più che visibili. Avrà bisogno di crescere, ma a livello di big men e di centimetri i Pistons hanno già posto le basi per il futuro con una delle coppie più interessanti a livello assoluto assieme a Greg Monroe.
Alla decima scelta erano ancora “on the clock” gli Hornets, che una volta scelto Davis dovevano puntellare lo spot di playmaker e hanno puntato su Austin Rivers, figlio di Doc. Il talento è indiscusso, ma ci permettiamo di dubitare sulle doti da playmaker, ruolo per il quale forse non è ancora pronto, ma anche per imparare le attitudini ci sarà tempo. Di sicuro, dovesse rimanere Eric Gordon, i due e Anthony Davis sono un bel trio da cui ripartire.
Protagonisti indiscussi della serata comunque sono stati gli Houston Rockets, che erano riusciti ad accumulare ben tre scelte (la 12, la 16 e la 18) con le quali hanno chiamato nell’ordine Jeremy Lamb, guardia che potrebbe portare allo scambio di Kevin Martin, Royce White, giocatore completo e in grado di fare qualsiasi cosa su un campo da basket che può partire dalla panchina per spaccare le partite e Terrence Jones, ala dal talento indiscusso ma che dovrà ritagliarsi un ruolo preciso in NBA viste le qualità fin troppo da all aro under.
A Phoenix ci si prepara all’addio di Steve Nash (c’è il forte interesse di Toronto) attraverso la scelta del playmaker più vero e vecchio stampo dell’intero lotto: Kendall Marshall, che nel caso il canadese dovesse rimanere potrebbe migliorare esponenzialmente già al suo primo anno, mentre nel caso in cui il numero 13 dovesse partire sarebbe già pronto a prendere in mano la squadra e a ispirare i compagni con i suoi passaggi sartoriali e le sue invenzioni sui 28 metri.
A Milwaukee, vista la presenza di Jennings e Ellis nel back court serviva un lungo e allora si è puntato su quello che probabilmente è il miglior intimidatore del Draft dopo Davis: John Henson, buona scelta nonostante il fisico non propriamente statuario ma che migliorerà già nella off season dopo la quale sarà pronto a contribuire visti i miglioramenti evidenti nella completezza del suo arsenale offensivo.
Passata un po’ sotto silenzio la scelta di Philadelphia, che ha chiamato Mo Harkless, giocatore dall’atletismo impressionante ma dalle buone doti offensive, pur senza un tiro dalla lunga anche minimamente decente. Si è parlato di un addio di Iguodala e allora ecco che i Sixers si sono cautelati con questa scelta che andrà a comporre un quadro di grandi atleti insieme a Thaddeus Young ed Evan Turner.
La scelta numero 17 di Dallas è stata soggetta ad uno scambio con Cleveland, che ha ceduto le sue 24, 33 e 34 in cambio di quello che poi è risultato essere Tyler Zeller, centro da Carolina solidissimo e che avrà la sua carriera sicura in NBA per anni a venire. Può contribuire da subito e vista l’estrema intelligenza cestistica potrà essere un buon partner per Kyrie Irving.
Scelta interessante alla 19 per Orlando, che ha chiamato Andrew Nicholson da St.Bonaventure, ala dal grande atletismo ma comunque in grado di attaccare in diversi modi, anche con un discreto tiro da 3. Le doti difensive sono indiscusse, e anche nel caso Howard dovesse partire i Magic avranno una buona coppia di ali da cui ripartire in lui ed Earl Clark.
L’unico giocatore europeo del primo giro è stato scelto dai Denver Nuggets, che hanno puntato su Evan Fournier, guardia francese che ha passato l’ultima stagione a Poitiers e che ha convinto tutti gli scout all’Euro Camp di Treviso per le qualità offensive ma anche le doti da playmaker puro, specialità nella quale è molto migliorato rispetto allo scorso anno. Con la partenza di Andre Miller all’orizzonte i Nuggets trovano un giocatore diverso ma comunque in grado di sostituire Ty Lawson e ugualmente di giocare al suo fianco.
Le due scelte di Boston sono state molto interessanti: Danny Ainge infatti ha chiamato due centri, con la 21 Jared Sullinger, che in quella zona potrebbe risultare a lungo andare una delle steals di questo Draft viste la tecnica, la capacità di giocare in post basso in modo credibile e le doti di passatore, anche se l’atletismo non è contemplato e permangono i dubbi fisici legati alla schiena. Con la 22 invece si è virato su un altro pivot ma totalmente diverso rispetto all’ex Ohio State, come Fab Melo, brasiliano tutto atletismo e intimidazione, scelta a lungo termine se ce n’è una ma se Kevin Garnett dovesse rimanere i due ragazzi avranno il miglior insegnante da cui imparare.
Atlanta ha deciso invece di chiamare John Jenkins, forse il miglior tiratore del lotto insieme a Bradley Beal, esce dai blocchi in maniera favolosa ma sa contribuire in tanti modi a livello offensivo. Joe Johnson è indiscutibile nel ruolo, ma un vero e proprio cambio affidabile mancava e il ragazzo da Vanderbilt aiuterà molto quando serviranno punti rapidi dalla panchina. Attenti anche a lui per una possibile steal.
A questo punto in virtù dello scambio citato prima alla 24 chiamava Dallas, che alla 24 si è aggiudicata la guardia Jared Cunningham, il quale avrà il difficile compito di sostituire Jason Terry, molto probabilmente in partenza. Anche per lui le doti offensive sono indiscusse e indiscutibili, mentre si può sospettare sull’effettiva efficienza del ragazzo da Oregon State, che segna tanto se può tirare tanto, ovviamente cosa impensabile nella squadra di Dirk Nowitzki. Sarà interessante vedere che impatto potrà effettivamente avere.
A Memphis serviva invece un sostituto di Mike Conley e allora ecco giustificata la chiamata di Tony Wroten da Washington. Cugino di Nate Robinson, dal quale sembra aver ereditato le estreme capacità atletiche. Non è da disprezzare nemmeno come passatore creativo, dà il meglio di sé ovviamente in campo aperto ma è tutto da scoprire e da inventare a metà campo.
Per Indiana invece la priorità era un lungo. Alla 26 non si poteva puntare a un talento indiscusso e allora ci si è accontentati di Miles Plumlee, giocatore solido da Duke. Bianco ma non per questo senza atletismo, al quale comunque abbina una buona applicazione difensiva. Partirà dalla panchina, ma sicuramente sarà in rotazione costantemente.
Alla 27esima scelta Miami ha effettuato uno scambio, cedendo questa scelta a Philadelphia  in cambio di una prima scelta futura. Il giocatore selezionato si è rivelato essere Arnett Moultrie, ala da Mississippi State molto completo. Vista la selezione di Mo Harkless alla prima 15 è una chiamata che ha senso perché ai Sixers arrivano due giocatori con tante potenzialità ma comunque in grado di scendere in campo da subito.
Con la 28 i Thunder hanno scelto un giocatore che potrebbe rivelarsi una steal clamorosa oppure una delusione a seconda del ruolo che Scott Brooks (o il prossimo coach che sceglieranno) gli assegnerà. Perry Jones infatti è stato snobbato da tutti nonostante un talento abbacinante, nonostante sia un atleta di livello assoluto e capisca discretamente il gioco. I dubbi sono soprattutto sul carattere, ma i Thunder e Sam Presti hanno puntato su di lui, in grado di giocare e marcare più ruoli. Si esalta in campo aperto e allora quale migliore squadra e quale miglior partner di Russell Westbrook?
 A proposito di playmaker alla penultima chiamata i Chicago Bulls hanno optato per Marquis Teague, fratello del Jeff che gioca ad Atlanta e per molti migliore di lui sia ora sia tra qualche anno. Il compito di sostituire Derrick Rose non sarà facile, ma con un allenatore come Thibodeau potrà migliorare tantissimo e con il già presente talento nella metà campo offensiva i Bulls possono compiere un salto di qualità rispetto ai vari Lucas e Pargo.
L’ultima scelta spettava ai Golden State Warriors, da sempre bisognosi di un corpo da schierare nella posizione di centro. Proprio questo i californiani hanno chiamato il nigeriano Festus Ezeli da Vanderbilt, altro grande atleta molto migliorato nell’ultimo anno nelle movenze offensive, anche se c’è ancora tantissimo da lavorare. Partirà dalla panchina e potrà imparare da David Lee.
Nomi importanti apparivano anche nel secondo giro, tra i quali potrebbero annidarsi altre possibili sorprese, tra le quali segnaliamo in particolare Quincy Miller alla 38 chiamato da Denver, Jeff Taylor alla 31 chiamato da Charlotte e Kris Joseph alla 51 da Boston.
In generale questo draft è stato davvero pieno di talento di diverse nature, ma comunque profondissimo e come abbiamo detto anche nel secondo giro si è potuto scegliere tra giocatori dalle ottime qualità e in grado di giocare anche da subito al piano di sopra. Le risposte vere e proprie ce le darà solo il campo, e il primo step per questi ragazzi sarà la Summer League di Las Vegas, in programma tra qualche settimana e in cui potranno far vedere di che pasta sono fatti.

martedì 26 giugno 2012

I Bobcats cambiano look... e anche allenatore


di Claudio Pavesi
Kemba Walker, Gerald Henderson e Bismack Biyombo con le nuove maglie.
In alto a sinistra uno dei tre nuovi loghi.
Photo by news.sportslogos.net

Quando le persone si trovano in un momento di crisi e necessitano un nuovo inizio spesso il primo passo verso la redenzione consiste in un cambiamento di look: un taglio di capelli nuovo o uno stile nel vestirsi molto differente da quello a cui erano abituati. L'NBA non è molto diversa da queste persone, anche tra questi grandi professionisti il nuovo punto di partenza per un futuro radioso può essere proprio il look e chi ha bisogno di un cambiamento radicale quanto gli Charlotte Bobcats?
Charlotte viene dalla stagione più disastrosa della storia della NBA (non male come biglietto da visita), un anno da 7 vittorie e 59 sconfitte che rende i Bobcats la squadra con la percentuale di vittorie più bassa di sempre, solo il 10%, così l'organizzazione ha pensato di dare una rivoluzionata all'immagine: sono stati leggermente modificati i loghi e sono stati cambiati i colori sociali preferendo il blu scuro, già molto usato in NBA, associato al cosiddetto Carolina Blue e cioè l'azzurro reso famoso dall'università del North Carolina, proprio nello stesso stato dei Bobcats.
Le maglie sono state cambiate non solo nei colori ma anche nello stile, abbandonate definitivamente quindi le maglie che avevano solo dal 2009 che erano però la copia di quelle degli Orlando Magic con colori diversi anche se quelle di quest'anno, a mio personale avviso, hanno il difetto di essere di un colore già usatissimo in NBA e cioè il blu scuro, decisamente troppo usato tra le franchigie.

Il nuovo coach Mike Dunlap durante la sua presentazione
Photo by soraspy.com
Non solo un cambiamento di look per la franchigia di Michael Jordan ma anche un passaggio di consegne al comando, dopo Silas infatti sarà compito di Mike Dunlap cercare di far risorgere le "Linci", il suo nome può non essere molto noto ma nell'ambiente cestistico è molto rispettato, soprattutto per l'etica del lavoro e del gruppo dimostrata come assistente in NBA nei Denver Nuggets dal 2006 al 2008 e per il resto della sua carriera in giro per l'NCAA. E' proprio nell'NCAA che è riuscito a dare il massimo, in particolar modo nell'ultima stagione a St. John's in cui, dopo essere stato assistente, ha compiuto un ottimo lavoro come capo allenatore ad interim.

mercoledì 1 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 1: le "piccole"

di Luca Ngoi


Un mese di NBA è ormai passato e potevamo noi di Basketzone farci mancare un bello speciale in cui cerchiamo di tracciare un bilancio dopo i primi 30 giorni (e passa) di Regular Season? Ovviamente no e allora iniziamo oggi ad addentrarci nei meandri delle cosiddette "piccole", mutuando un termine da uno sport minore: quelle squadre insomma non così blasonate e che cercano di rifondare in vari modi. Non perdiamo tempo dunque e iniziamo a vedere come stanno andando le stagioni di queste franchigie ad una ad una.


CLEVELAND CAVALIERS (8-12). Il record è quello che è, ma se non altro qualcosa è cambiato rispetto alla scorsa stagione, quando i Cavs erano la barzelletta di tutta la lega e regalavano vittorie a chiunque passasse di strada. La scelta di Kyrie Irving sta pagando, il playmaker sarà con tutta probabilità eletto rookie dell'anno, e anche la quarta scelta assoluta Tristan Thompson ha dato segni di talento fisico e tecnico. Nel caso in cui la cessione di Varejao portasse a qualche elemento giovane e futuribile la squadra si rafforzerebbe ulteriormente e potrebbe seriamente tornare a sperare in un futuro migliore, anche così comunque i playoff ad Est non sono un traguardo irraggiungibile.


NEW JERSEY NETS (7-15). Deron Williams era arrivato per cambiare le cose, ma evidentemente la sola presenza dell'ex playmaker dei Jazz non può bastare se non accoppiata ad un contesto decente. Se a tutto ciò aggiungiamo anche il recente grave infortunio al rookie Marshon Brooks e quello ad inizio stagione del centro Brook Lopez allora non è difficile pronosticare un futuro abbastanza buio per la franchigia di Newark, almeno per quello che concerne questa stagione, da considerare ormai da buttare. Il prossimo draft (molto promettente) e la possibile cessione di uno tra Williams e Lopez comunque potrebbero portare forze fresche e rampanti ad una squadra che deve necessariamente pensare ai prossimi due-tre anni.


MILWAUKEE BUCKS (9-11). Il discorso può essere simile a quello fatto per i Cavs. Nonostante il record ancora in negativo la squadra è assolutamente in corsa per i playoff ad Est e inoltre, a differenza dell'ex squadra di Lebron James, ha anche evidenziato dei buoni segni di gioco, con un sistema molto poco americano e unico nel suo genere. I Bucks infatti basano le loro fortune sul concetto di gioco di squadra, e anche senza l'infortunato cronico Andrew Bogut hanno dimostrato di poter competere, non solo grazie alle prodezze di Brandon Jennings ma anche all'importante contributo di giocatori di ruolo come Shaun Livingston, Drew Gooden, Beno Udrih ed Ersan Ilyasova: nessuna stella ma tutti dediti ad una causa che prova ad accendere l'entusiasmo nella fredda Milwaukee sotto gli ordini illuminati di coach Skiles.


DETROIT PISTONS (4-19). Anche in questo caso la stagione corrente è ormai da dimenticare, visto il record decisamente poco lusinghiero. Le note liete sono l'esplosione di Greg Monroe (quasi doppia doppia di media), il rookie Brandon Knight scelto nell'ultimo draft che sta offrendo alcune prestazioni di ottimo livello e l'ala ex Biella Jonas Jerebko che aggiunge atletismo ad una squadra che, fatti salvi questi tre, sarebbe da rifare in toto. Il draft di Giugno, in cui presumibilmente avranno una delle prime cinque scelte potrà aiutare e non poco, soprattutto perchè almeno nella "draftologia" i Pistons si confermano ancora tra i migliori della Lega.


CHARLOTTE BOBCATS (3-19). Il record è ancora inferiore a quello dei Pistons, e anche la situazione generale sembra non far sorridere la squadra di Micheal Jordan. Attorno alla prima scelta Kemba Walker ancora un po' troppo discontinuo infatti, l'altro giocatore a dare qualche soddisfazione ai "Gatti di Bob" è sorprendentemente BJ Mullens, grandissima promessa al college di Ohio State poi scelto dai Thunder dove ha giocato pochissimo, nella stagione corrente ha sfornato diverse prestazioni in doppia doppia che hanno lasciato a bocca aperta; probabile che possa essere sacrificato in qualche scambio, ma Charlotte farebbe bene a tenerselo stretto, così come Gerald Henderson, anche lui esploso quest'anno dopo un primo anno a singhiozzo. Difficile comunque vedere qualcosa di buono per la franchigia della Carolina prima di quattro o cinque anni, e comunque ci sarebbe da lavorare molto molto meglio di quanto Jordan e soci stanno facendo.


TORONTO RAPTORS (7-15). La partenza di Bosh, che non ha lasciato nulla in eredità ai canadesi, si è rivelata più devastante di quanto pronosticabile. I Raptors infatti si ritrovano adesso a fare completo affidamento su Andrea Bargnani, che purtroppo si è infortunato per la seconda volta in stagione piuttosto gravemente. Senza il lungo italiano la squadra sembra totalmente perduta e senza chance, con il solo DeRozan ad arrovellarsi in un contesto di anarchia offensiva ma che inizia ad assimilare qualche concetto difensivo grazie a coach Casey. Giocandosi bene la carta Calderon sul mercato per arrivare ad un playmaker più incisivo in fase realizzativa o possibilmente ad un'ala piccola giovane e futuribile, anche senza Bargnani sarà possibile arrivare a qualche vittoria in più e forse sperare ancora nella post season.


WASHINGTON WIZARDS (4-17). Per lungo tempo hanno regalato W a chiunque si presentasse, poi è arrivata la prima vittoria e si pensava che la squadra si potesse finalmente sbloccare, e invece il rendimento ha continuato ad essere molto deficitario, anche a causa delle difficoltà inaspettate di John Wall e dell'indisponenza di un Andray Blatche sempre più contestato dai fan. Il talento, soprattutto offensivo, non manca, se mai è assente la chimica ed un sistema che sia assimilabile dai giocatori, cosa che il nuovo coach Randy Wittman dovrà iniziare ad inserire. Con gerarchie codificate e la partenza di Blatche (che però non ha richieste) risollevarsi è possibile, ovviamente non in questa stagione.


MINNESOTA TIMBERWOLVES (10-11). La sfortuna è che giocano ad Ovest, dove con un record non è possibile sperare nei playoff, ma nonostante tutto i T-Wolves sono una delle sorprese di questo primo mese di stagione. Il dinamico duo Rubio-Love ha ricominciato a far sognare i tifosi del Target Center facendoli tornare ad un palazzo che non registrava affluenze così importanti dai tempi di Marbury e Garnett (guarda caso anche lì playmaker ed ala grande, anche se con caratteristiche totalmente diverse). Se ai due ragazzi terribili aggiungiamo anche la buona continuità di rendimento (finora mai avuta) di Micheal Beasley e la futuribilità di Derrick Williams i "Lupi" possono avere giuste ambizioni da playoff nei prossimi due anni. Neanche "The Mind" David Khan (General Manager della franchigia, contestatissimo dai tifosi) sembra poter rovinare un quadro così promettente.


GOLDEN STATE WARRIORS (7-12). Nello spietato West non c'è spazio per cali di tensione, cosa a cui i Warriors sono abbastanza affezionati. Il problema più grande per la squadra di coach Mark Jackson è stata finora la discontinuità, che dopo una bella vittoria ha fatto sempre accadere una puntuale sconfitta ammazza-ritmo. I tanti infortuni di Steph Curry hanno messo qualche dubbio alla dirigenza, che fino alla scorsa estate lo ha sempre considerato (a ragione) incedibile, mentre ora inizia a considerare l'idea di cederlo per arrivare ad un lungo di grande impatto (Dwight Howard è ancora il sogno), che sarebbe anche il pezzo mancante a questa squadra per permetterle di essere competitiva. Anche nello spietato West.


SACRAMENTO KINGS (6-15). Nella stagione della squadra capitolina c'è già stato un cambio di allenatore (da Paul Wstphal a Keith Smart) e più di un capriccio del giocatore più futuribile, DeMarcus Cousins, che non trovava il feeling con Westphal tanto da richiedere la cessione (si erano già fatti avanti i Celtics), salvo poi risollevarsi con l'arrivo di Smart, che ha semplicemente lasciato i suoi ragazzi liberi di correre quanto vogliono, consapevole che questa stagione è da giocare a mente leggera date le inesistenti velleità di post season. Si continuerà a volare e a correre su e giu per il campo fino ad Aprile, o meglio fino a Giugno, quando il draft potrebbe portare l'anello mancante di una catena abbastanza interessante quanto a talento.


NEW ORLEANS HORNETS (4-17). La perla della stagione finora resta la vittoria eroica contro i Magic (peraltro in crisi), ma la costante per gli Hornets è decisamente la sfortuna, che ha fatto subito infortunare il principale terminale offensivo, Eric Gordon, che dopo essere tornato per due partite in cui ha fatto in tempo a piazzare un buzzer beater vincente, si è di nuovo fatto male e dovrà stare ai box ancora per diverso tempo. Inoltre l'altro arrivo della off season, Chris Kaman, è stato praticamente messo ai margini della squadra, visto che gioca pochissimo e produce se possibile ancora meno: sarà con tutta probabilità scambiato per arrivare ad un centro o ad una guardia puramente realizzatrice e possibilmente giovane vista la prossima partenza anche di Gordon che ha deciso di non prolungare il contratto. In Draft we trust.





mercoledì 11 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 17; il risveglio del Black Mamba, secondo ko per Miami

di Luca Ngoi


Diciassettesima nottata NBA scoppiettante, con la vittoria dei Lakers firmata Bryant e il secondo crollo dei Miami Heat per mano della squadra più pazza della Lega: i Golden State Warriors. Continuano le marce di Oklahoma City e Portland ad Ovest (vittorie su Memphis e Clippers) e dei sorprendenti 76ers (vincenti contro Sacramento) ad Est, dove anche i Washington Wizards riescono a vincere una partita ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani. Senza ulteriori indugi andiamo a scoprire top e flop dell'ultima giornata di basket americano.

TOP: KOBE BRYANT. 48 punti vi bastano? Il Mamba vede i Phoenix Suns, colpevoli a suo dire di qualche parola di troppo in occasione delle loro vittorie, e si infuoca mettendo in campo una prestazione che merita poche parole (o forse ne merita tantissime) per essere commentata. Con questa sono 108 le gare del numero 24 oltre i 40 punti, numeri che fanno paura solo a pronunciarli. La sua leadership sulla squadra è assoluta e non lo scopriamo certo adesso, e Luke Walton a fine gara ha detto che gli sembra sia ritornato il "numero 8", il problema è capire se sia tornato il numero 8 dei titoli con Shaq o quello della mancata qualificazione ai playoff e dell'eliminazione al primo turno. Il contesto di squadra sembra far propendere per questa seconda opzione, ma è certo che con gare di questo genere da parte del suo capo i Lakers possano ancora essere una contender credibile.

FLOP: LOS ANGELES CLIPPERS. Sono stati i dominatori indiscussi della off season con i loro innumerevoli e sensazionali colpi di mercato, ma la stagione regolare è iniziata un po' a singhiozzo. Per costruire una mentalità vincente non basta chiaramente un mercato in prima linea, ma ci vogliono anni e anni di programmazione e vittorie, cosa che ai Clips manca clamorosamente. I vari Chris Paul, Blake Griffin e Chauncey Billups si imbattono nella forza travolgente dei Trail Blazers e non riescono a contrastarla in alcun modo. Serve continuità a questa squadra, quella che Phil Jackson individuava in una striscia di almeno 5 vittorie consecutive; ne riparliamo quando arriverà.

LA SORPRESA: NATE ROBINSON. Di fatto contro Miami la vince lui. Golden State si ritrova sotto di 13 a qualche minuto dalla fine del match e la sensazione degli astanti è che la squadra sarà costretta ad incassare la solita sconfitta, ma non hanno fatto i conti con KryptoNate, che di fatto si accende e segna 15 dei suoi 24 punti finali nel quarto periodo, prima forzando l'overtime e poi mettendo in cassaforte la terza vittoria dei ragazzi di coach Mark Jackson che venivano da 6 sconfitte in fila (due delle quali già con Robinson a roster). Erano in tanti quelli che lo davano già per finito, ma questo è un ragazzo dalla determinazione infinita, e in assenza di Steph Curry potrebbe assumere il ruolo di leader che pare non essere cucito per Monta Ellis.

SARANNO FAMOSI: CHANDLER PARSONS. Nella vittoria dei Rockets su Charlotte il suo contributo è fondamentale. A fine partita saranno 20 punti e 7 rimbalzi per il rookie da Florida scelto ad inizio secondo giro nell'ultimo draft e che di fatto è già riuscito a scalzare Chase Budinger dal ruolo di ala piccola titolare a suon di prestazioni convincenti, eppure le caratteristiche dei due sono simili (bianchi, tiratori e buoni atleti entrambi), ma l'ex Gator evidentemente garantisce qualcosa in più quanto a solidità soprattutto sotto le plance. Si pensava potesse essere un giocatore inadatto alla fisicità del basket NBA e viceversa perfetto per l'Europa, ma ancora una volta le predizioni sulla carta lasciano il tempo che trovano.

giovedì 5 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 11; Miami strepitosa, che sorpresa Charlotte

di Luca Ngoi


Undicesima giornata in NBA con tante gare in una notte in cui Miami conferma il suo predominio battendo facilmente gli Indiana Pacers anche se privi dell'infortunato Dwyane Wade, mentre i Denver Nuggets (e Rudy Fernandez in particolare) si divertono a spese dei Sacramento Kings. Da segnalare anche il ritorno alla vittoria dei Clippers che si portano 3-2 grazie ai soliti Chris Paul e Blake Griffin. Ma non perdiamo ulteriore tempo e andiamo a vedere come sempre top e flop di questa serata nella Lega più atletica del mondo.

TOP: LEBRON JAMES. E sai che novità? Ormai ci abbiamo fatto l'abitudine, ma non si può non inserirlo in questa categoria in una serata in cui sforna una prova da 33 punti e (udite udite) 13 assist. Può giocare in qualsiasi posizione e dominare allo stesso modo, il tutto senza sforzi particolari. Vero che si giocava contro gli Indiana Pacers e non contro i Lakers, ma prestazioni del genere le devi pur sempre realizzare, e quando è in campo lui si ha sempre la sensazione che sia davvero umanamente impossibile fermarlo.

FLOP: GOLDEN STATE WARRIORS. Ok, perdere contro gli Spurs a San Antonio ci sta, ma diamo il flop non tanto alla squadra, che continua a divertire i tifosi e a mostrare un Monta Ellis da 38 punti (anche se con 30 tiri), bensì allo staff sanitario californiano, che evidentemente non riesce mai a curare efficacemente la caviglia infortunata di Stephen Curry, che in sei partite giocate si è infortunata tre volte, quattro se vogliamo includere anche la seconda gara di pre season. Urgono rimedi.

LA SORPRESA: CHARLOTTE BOBCATS. La franchigia guidata da Micheal Jordan ha vinto solo due volte in questa stagione, ma la W di ieri contro New York vale molto più di una semplice partita vinta, soprattutto se consideriamo che è avvenuta al Madison Square Garden.  La squadra non è niente di che, va ad alti e bassi, ma si ha l'impressione che se in serata possa dare fastidio a chiunque. Prima di vincere contro i Knicks ci era andata vicino anche contro Miami dunque attenti a sottovalutarli.

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO E IMAN SHUMPERT. Premiamo entrambi ad ex aequo per due ottime prestazioni, anche se non culminate in una vittoria. Per Rubio è infatti arrivata la prima doppia doppia in NBA: 12 punti e 10 assist che lo consolidano ancora di più quale il vero regista dei T-Wolves. L'intesa con Derrick Williams, Mike Beasley e Kevin Love è a livelli stellari e lo spagnolo fa letteralmente quello che vuole nel back court di Minny, finora penalizzata ben oltre i propri limiti. Per la guardia di New York, al ritorno dopo dieci giorni di infortunio, invece ci sono 18 punti e la consapevolezza di poter recitare un ruolo importante anche nella squadra di Melo e Stodemire. Non male.

mercoledì 4 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 10; la grande rimonta dei Bulls e la ripresa dei Lakers

di Luca Ngoi


La NBA fa cifra tonda e arriva a dieci giorni di regular season. Non è ancora tempo di bilanci, ma è come sempre tempo di top e flop della nottata appena trascorsa, in cui i Bulls si salvano contro gli Hawks rimontando diciannove punti nel quarto quarto e i Lakers mostrano sempre più evidenti segni di ripresa anche grazie a un ritrovato Andrew Bynum (prova monstre da 21 punti e 22 rimbalzi per lui). Da segnalare anche le vittorie dei Grizzlies sui Kings, dei Jazz sui Bucks, dei Cavaliers sui Bobcats e la seconda sconfitta consecutiva degli Oklahoma City Thunder che cadono sul proprio parquet contro i Portland Trail Blazers. Ma non perdiamo ulteriore tempo e andiamo a scoprire i migliori e i peggiori di questa decima giornata di basket americano.

TOP: DERRICK ROSE. Il ragazzo di Chicago la vince letteralmente da solo nell'ultimo periodo, trascinando i suoi Bulls con la prima prova da 30 punti della sua stagione ai quali aggiunge anche 7 assist per confermare il suo status di dominatore assoluto di questa squadra, ancora priva di Rip Hamilton. La squadra della città del vento poteva essere 3-3 e invece è 5-1 soltanto grazie al suo MVP che ha praticamente risolto in proprio questa gara e quella con i Lakers. Onnipotente.

FLOP: MILWAUKEE BUCKS. Non perchè abbiano particolarmente deluso, probabilmente è solo un calo di energie fisiche in questa estenuante stagione, ma andare a Salt Lake City senza praticamente giocarsela contro una squadra abbordabile non è esattamente quello che ci si poteva attendere dalla squadra di coach Skiles, che avrebbe anche le potenzialità adatte ma che finora non è ancora riuscita ad esprimerle. In compenso ritrova un super Drew Gooden (24 punti e 12 rimbalzi) al posto dell'infortunato Bogut. Magra consolazione.

LA SORPRESA: KYLE LOWRY. Potevamo indicare anche Isaiah Thomas di Sacramento in questa categoria dati i suoi inaspettati 15 punti, ma dato che li ha realizzati in un lungo garbage time scegliamo la prova del playmaker di Houston, che nella sconfitta contro i Lakers dimostra di essere una point guard di primo livello sfiorando la tripla doppia (22 punti, 10 rimbalzi e 9 assist). In questi Rockets privi di una stella vera si sta sempre di più imponendo, e lo sta facendo gradino dopo gradino. Era partito come terzo playmaker tre anni fa: guardatelo ora.

SARANNO FAMOSI: KYRIE IRVING. Prima prova di grande spessore per la prima scelta assoluta dell'ultimo draft, anche se contro avversari non esattamente irresistibili. Per l'ex Duke arrivano 20 punti e 6 assist ai quali aggiunge anche due clamorose stoppate per guidare i suoi Cavs alla vittoria che li fa raggiungere la positività nel record (la franchigia dell'Ohio è ora 4-3). Cleveland non sarà ritornata quella di Lebron, ma è anche vero che non vedeva il numero delle vittorie maggiore di quello delle sconfitte da molto tempo, e un po' di merito è anche suo nonostante qualche difficoltà iniziale. Studente modello.

martedì 20 dicembre 2011

NBA News, il divorzio di Kobe Bryant e i problemi di Chuck Hayes


di Claudio Pavesi


Bisogna dire che questi General Manager NBA non dormono veramente mai, non si riesce a rendersi conto di uno scambio che ne arriva uno nuovo pronto a rivoluzionare tutto. Null'ultima notte non ci saranno state mosse incredibili come l'ormai arcinota vicenda Paul ma comunque abbiamo potuto osservare alcune interessanti transazioni. Prima di tutto va citato il rinnovo di Nick Young con Washington, squadra autrice di un vero e proprio colpo dato che riesce a far accettare alla guardia ex USC un contratto di "soli" 3.7 milioni di dollari anche se per un solo anno ma a mio avviso pochi per un giocatore di quel livello e potenziale. Charlotte da parte sua non ha propriamente preso un giocatore dal mercato Free Agent ma ha risolto una spinosa complicanza con il rookie congolese Bismack Biyombo che, benchè draftato, era ancora sotto contratto con il suo vecchio club spagnolo, il Fuenlabrada ma i Bobcats hanno pagato la cifra stimata come buonuscita quindi Biyombo, ormai libero da oneri contrattuali, è libero di firmare con la franchigia di Micheal Jordan. Non solo periodo di firme ma anche di scambi come quello che ha mandato Brandon Rush da Indiana a Golden State in cambio di Lou Amundson o anche come quello effettuato dagli Oklahoma City Thunder che mandano l'altissimo Byron J. Mullens ai Bobcats in cambio di una scelta al secondo giro nel draft del 2013.
Perchè limitarci a scambi e firme di Free Agents? Piovono notizie di ogni genere come quella riguardante il ritiro dal basket del grande Peja Stojakovic ma di questo ne parleremo più precisamente su un apposito articolo. Brutta notizia invece in quel di Sacramento, infatti i Kings hanno annullato il contratto del neo acquisto Chuck Hayes che non ha superato le visite mediche per problemi al cuore che però non si erano mai manifestati in 6 anni con gli Houston Rockets. Ora il ragazzo è tornato ad essere Free Agent ma non dovrebbe riuscire a trovare una nuova squadra ma la cosa che più colpisce è vedere come in pochi giorni siano stati diagnosticati problemi al cuore a ben due giocatori, Hayes a Jeff Green. Ovviamente facciamo gli auguri a Chuck Hayes sperando che il suo problema non sia particolarmente serio e non necessiti un intervento invasivo come quello di Green.


Piccola nota di colore che riguarda Kobe Bryant, il giocatore ha reso ufficiale il divorzio dalle moglie Vanessa (nella foto con l'ormai ex marito) per incompatibilità. E' stata proprio la moglie ha richiedere il divorzio anche se sembra strano che succeda proprio adesso che il loro rapporto sembrava finalmente riconcigliato dopo le famose questioni del 2003 che vedevano un Kobe Bryant accusato di stupro in Colorado da una cameriera diciannovenne. La coppia si è gia accordata per la firma dei documenti e per la gestione delle due figlie, successivamente ha richiesto alla stampa, dato che tutto verrà risolto di comune accordo, di non fare loro domande su questa situazione per non turbare le piccole Natalia e Gianna, rispettivamente di 8 e 5 anni. La vicenda del 2003 aveva turbato molto il numero 24 dei Lakers tanto da influenzare anche le prestazioni in campo della stella gialloviola (il campionato 2003/2004 fu quello in cui segnò meno punti negli ultimi 11 anni), ora i tifosi della squadra della città degli angeli sperano che questa situazione non sia altrettanto stressante per Kobe altrimenti per i Lakers sarebbe davvero una stagione in salita.

martedì 13 dicembre 2011

Kwame Brown firma con i Golden State Warriors


di Luca Ngoi

I tifosi di Golden State avevano sperato durante l'inizio di questa off season di poter accogliere tra le loro fila uno tra Tyson Chandler, Marc Gasol e DeAndre Jordan, si era fatto persino il nome di Dwight Howard come possibile nuovo centro del team californiano e invece, con una mossa tutta a sorpreso i Warriors hanno annunciato di aver firmato un contratto di un anno alla clamorosa cifra di 7 milioni di dollari, un lusso nell'era della crisi e dei contratti votati al risparmio. Durante la scorsa stagione, disputata con la maglia degli Charlotte Bobcats, Kwame ha messo insieme 7.9 punti e 6.8 rimbalzi a gara, cifre dignitose ma non certo da star, anche se in questa ultima tappa della sua carriera il centrone scelto due volte da Micheal Jordan (a Washington con la prima scelta assoluta e poi a Charlotte) spera di poter rilanciarsi definitivamente.