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martedì 22 maggio 2012

Inside the Campus: Missouri Tigers


di Claudio Pavesi
Photo by sportslogos.net

Continuiamo a macinare chilometri con il nostro furgoncino alla scoperta dei campus all'interno dei college americani, più o meno famosi che siano. Oggi abbiamo deciso di fermarci nel centro degli USA, precisamente a sud di Downtown Columbia, sede dell'università del Missouri o, come gli americani solo soliti chiamarla, Mizzou, un college pubblico nato nel lontano 1839 e famoso per essere la prima università pubblica della storia nata a ovest del Mississippi oltre che per contenere la prima vera e propria scuola di giornalismo al mondo, fondata nel 1908 da Walter Williams. Il primo impatto non è niente male dato che, ad accogliere i quasi 34000 studenti, c'è un ricchissimo e curatissimo giardino botanico il quale circonda uno dei luoghi storici più importanti d'America, il David R. Francis Quadriangle, anche chiamato The Quad, al cui interno troviamo anche e soprattutto la lapide di Thomas Jefferson, terzo presidente degli USA. Quello di Jefferson non è l'unico richiamo ad un presidente presente nel campus, dovete sapere che la mascotte del college, una tigre, si chiama Truman The Tiger proprio per citare il nome di un ex studente del college: Harry S. Truman, trentatreesimo presidente americano; probabilmente c'erano modi migliori per onorare un presidente ma anche dare il suo nome a una gigantesca tigre peluche che salta sculettando per stadi e palazzetti gridando "go Tigers" non è male. Ormai l'avrete intuito, la squadra prende il nome di Tigers, le tigri del Missouri, non certo originalissimo ma comunque un evergreen, sempre di moda.
Una parte della scatenata "Zou Crew"
Photo by Jamie Squire / Getty Images
Proseguiamo il nostro percorso all'interno del campus dirigendoci alla Mizzou Arena, un impianto da oltre quindicimila persone attivo dal 2004, un progetto da 75 milioni di dollari all'interno del quale troviamo anche uffici, spogliatoi, palestre (esatto, il plurale non è un errore), piscine, sale per lo studio dei filmati e aule studio, perchè se proprio vanno spesi tutti quei soldi almeno si cerca di spenderli nella maniera migliore. La Mizzou Arena si è rivelata una vera e propria fortezza per i Tigers che, sostenuti dalla scatenata student section denominata Zou Crew, sono diventati pressoché imbattibili in casa come dimostra il record da 120 vittorie e 21 sconfitte.
Non pensiate che Mizzou sia sempre stata così vincente come negli ultimi dieci anni, per saperne di più infatti bisogna tornare al 1906, anno in cui nacque il programma di basket su iniziativa di coach Isadore Anderson, primo allenatore della storia dei Tigers. Per alcuni anni si alternarono stagioni vincenti e perdenti fino all'arrivo di coach George Edwards, allenatore che restò al comando per 20 stagioni con il merito di aver dato un'identità vera e propria al programma oltre che quello di aver raggiunto per la prima volta il Torneo NCAA nel 1944. Successivamente arrivò il "ventennio nero" segnato da infinite sconfitte sotto la guida di coach Wilbur Stalcup e coach Bob Vanatta salvo poi cambiare tutto all'arrivo dell'uomo che rivoluzionò definitivamente il destino dei Tigers: coach Norm Stewart. Stewart fu in precedenza giocatore a Mizzou, un ottimo giocatore, tanto che la sua maglia numero 22 fu ritirata anche se la storia la scrisse come allenatore, 32 stagioni ininterrotte a Columbia, 28 delle quali vincenti in cui portò nel campus anche 8 titoli della regular season di conference, la Big 12, e 6 titoli del Torneo della Big 12 oltre che ben 16 presenze al Torneo NCAA. La miglior stagione di sempre però, quella del 1994 in cui i Tigers conclusero la stagione con 28 vittorie e 4 sconfitte oltre che l'imbattibilità nelle sfide di conference e conclusasi con il raggiungimento delle Elite Eight, fu resa vacante dalla NCAA per irregolarità sul recruiting.
La coppia Sundvold-Stipanovich in panchina
Photo by Mizzou Alumni Magazine
Storiche sono state anche le annate dal 1980 al 1983, quattro stagioni in cui i Tigers vinsero quattro titoli della Big 12 consecutivi grazie soprattutto alla presenza della coppia Jon Sundvold - Steve Stipanovich, un fantastico asse guardia e centro che non solo rappresenta il miglior duo della storia di Missouri ma anche la miglior coppia Tigers mai draftata, Sundvold fu scelto con la scelta numero 16 al Draft del 1983 mentre Stipanovich divenne la seconda scelta assoluta al Draft dello stesso anno.
Missouri è sempre stata una squadra mediocre ma mai come in questi ultimi anni è sembrata migliorare, ha infatti iniziato un trend vincente notevole, negli ultimi quattro anni Mizzou ha chiuso un record di 107 vittorie e 34 sconfitte riuscendo a raggiungere sempre il Torneo NCAA arrivando anche una volta alle Elite Eight (quinta volta nella storia dell'ateneo), massimo traguardo mai raggiunto da Missouri.
Il futuro quindi sembra essere radioso per Missouri, ha da poco chiuso una stagione stupenda, anche se la sconfitta al primo turno del Torneo NCAA per mano di Norfolk State non è stata onerevolissima dopo un anno da 30 vittorie e 5 sconfitte, anche coach Frank Haith, alla prima stagione a Columbia, ha dimostrato di essere l'uomo giusto al posto giusto, un allenatore capace di vincere senza vere e proprie stelle usando il caro vecchio gioco di squadra, difesa intensa, il tutto guidato da giocatori esperti, è molto difficile infatti vedere a Mizzou un cosiddetto "one-and-done" cioè un giocatore così forte che può permettersi di giocare un solo anno in NCAA dal momento che è già pronto per i professionisti. La recruiting class di quest'anno, il cui top player è l'ala piccola Negus Webster-Chan, conferma quest'ultima riflessione, possiamo notare infatti solo giocatori di medio livello che difficilmente avranno un grande minutaggio già alla prima stagione ma che, a lungo termine, potrebbero diventare delle stelle.
Coach Frank Haith si sente a casa a Mizzou
Photo by gazellegroup.com
Mizzou, da sempre in Big 12, ha dovuto continuamente lottare contro il dominio di squadre come Kansas e Texas ma dall'anno prossimo approderà in SEC dove, oltre a Kentucky e a qualche annata di Florida e Vanderbilt, potrà avere più possibilità di vittoria già dall'anno prossimo dal momento che i Tigers si sono accaparrati un transfer d'eccezione: Alex Oriakhi, già campione NCAA con UConn.
Ricapitolando: la storia dell'ateneo non è male, il posto è molto bello, il palazzetto è stupendo, il tifo è sempre caldo, il coach è quello giusto e la nuova conference sembra poter dare il giusto stimolo al programma, che sia possibile vedere a breve Mizzou festeggiare un Titolo NCAA? Se dovesse succedere, quando lo vedrete durante i festeggiamenti, ricordatevi di Truman The Tiger.

lunedì 12 marzo 2012

La March Madness entra nel vivo: ha inizio il torneo finale

Di Federico Bianchi.

Dopo l’accurato recap giornaliero di Claudio sui tornei di conference, passiamo a raccontarvi cos’è successo nella Selection Sunday, la giornata di ieri che ha portato alla composizione del tabellone del torneo finale che deciderà, tramite le Final Four in programma a New Orleans, chi sarà la squadra campione della Division One del 2012.
Il tabellone è composto da 68 squadre, 4 delle quali giocheranno un turno preliminare nelle giornate di domani e dopodomani.
I quattro incontri dei prossimi due giorni vedono affrontarsi Mississipi Valley State e Western Kentucky, Brigham Young e Iona, Lamar e Vermont, South Florida e California.
Come molti di voi sapranno inoltre il tabellone delle 64 squadre che inizieranno ad affrontarsi dal 15 marzo è suddiviso in 4 “regioni”: South, East, Midwest e West, ognuna delle quali presenta le teste di serie dalla 1 alla 16. Analizziamo ora le quattro parti del tabellone.

SOUTH.
La South Region presenta come testa di serie numero 1 Kentucky, che viene dalla sconfitta nella finale del torneo dalla SEC contro Vanderbilt, ma che rimane senza dubbio una delle favorite per la vittoria finale grazie a una squadra molto ricca di talento (Anthony Davis su tutti). La squadra di coach Calipari quest’anno può contare oltre che sul talento dei freshmen anche sull’esperienza di alcuni componenti del roster che sono in Division One da più di un anno e hanno già giocato il torneo finale l’anno scorso.
Seconda testa di serie di questa parte di tabellone è Duke, squadra con molta più esperienza e sicuramente pericolosa, anche in ottica Final Four, vista anche la presenza in panchina di coach K. Tuttavia a mio modo di vedere Duke quest’anno non ha avuto un andamento costante e un minimo passo falso al torneo può costare caro.
Altre squadre molto interessanti di questa parte di tabellone sono Baylor, finalista del torneo della Big12, che grazie al talento di Perry Jones può dare fastidio a molte squadre e Indiana, autrice di una fantastica stagione, nella quale splende la vittoria contro Kentucky, unica sconfitta della squadra di Calipari in regular season. Oltre alle squadre già citate da tenere d’occhio sono anche gli U-Conn Huskies, vincitori della passata stagione, che, nonostante una stagione non molto positiva, possono dire la loro grazie al talento di Lamb, Drummond e Napier.

EAST.
I Syracuse Orange si sono assicurati la testa di serie numero 1 della East Region grazie a una regular season da una sola sconfitta, alla quale però è seguito un torneo della Big East non proprio esaltante, in cui la squadra di coach Jim Boheim ha perso in semifinale contro Cincinnati. Tuttavia gli Orange hanno buone possibilità di arrivare alle Final Four se riesco a mantenere il solido gioco, soprattutto difensivo, mostrato nel corso dell’anno. L’unica cosa che potrebbe remare contro Syracuse è forse la mancanza di una vera stella nel proprio roster, comunque ricco di giocatori di talento come Waiters, Jardine, Joseph e Melo.
A tentare di mettere i bastoni tra le ruote a Syracuse ci saranno gli Ohio State Buckeyes, guidati dalla superstar Jared Sullinger, che hanno perso la possibilità di avere una testa di serie numero uno perdendo la finale del torneo della Big10 contro Michigan State. Ohio State è una squadra di indubbio talento che nel corso della stagione ha anche mostrato sprazzi di grande gioco offensivo e difensivo.
Oltre ai Buckeyes, molto pericolosa è anche la terza testa di serie, Florida State, fresca vincitrice del titolo della ACC, che anche in stagione regolare ha mietuto diverse vittime importanti.
Le mine vaganti di questa parte del bracket infine potrebbero essere Vanderbilt, vincitrice della SEC e West Virginia, che può contare sul talento di Kevin Jones, uno dei migliori realizzatori e rimbalzisti della Division One.

MIDWEST.
Nella Midwest Region la testa di serie numero 1 è North Carolina, una delle squadre con il maggior concentrato di talento ed esperienza della Division One, che però soffre della perdita di John Henson, lungo titolare che ha viaggiato in doppia doppia di media in stagione. A mantenere UNC tra le favorite c’è il talento di Harrison Barnes, unito all’apporto sicuro dell’altro lungo Tyler Zeller e agli assist di Kendall Marshall, senza dubbio uno dei migliori playmaker della nazione.
La seconda testa di serie di questa region però è Kansas, squadra di grande talento, guidata da Thomas Robinson, lungo col numero 0 in lizza per il premio di player of the year, che quest’anno ha dato prova del suo talento sotto i tabelloni di tutti gli Stati Uniti. Insieme a Robinson a rendere Kansas una squadra temibile ci sono il playmaker Tyshaun Taylor, l’ala piccola Elijah Johnson e il centro 7 piedi Jeff Withey.
Le prime due teste di serie di questa parte di tabellone sembrerebbero destinate a giocarsi l’accesso alle Final Four l’una contro l’altra, ma ci sono altre due squadre che possono fare la parte delle guastafeste: Georgetown e Michigan, anche se come terza e quarta testa di serie sembrano meno pericolose dei quelle delle altre parti di tabellone.

WEST.
Concludiamo con la West Region, in cui a farla da padroni con la prima testa di serie sono i Michigan State Spartans, vincitori del torneo della Big10. Gli Spartans hanno iniziato male la stagione, ma il loro rendimento è andato via via crescendo e ora si meritano il primo posto regionale. Confrontata con le altre teste di serie numero 1, la squadra di coach Tom Izzo può sembrare quella con meno talento puro, ma gli Spartans basano la loro forza su una frontline di altissimo livello, guidata da Draymond Green, giocatore al quarto anno di college, anche lui in lizza per il titolo di player of the year, grazie a 16 punti e 10 rimbalzi di media.
Alla seconda testa di serie ci sono i Missouri Tigers, autori di una grande stagione e, a differenza di Michigan State, dotati di un back court davvero notevole, nel quale brillano Kim English, Marcus Denmon, Phil Pressey e Michael Dixon. I Tigers difettano un po’ di peso sotto canestro, ma possono essere devastanti nelle partite ad alto ritmo e con punteggi alti.
All’interno di questa parte di tabellone però ci sono altre tre squadre che possono dare fastidio a chiunque: la prima è Marquette, terza testa di serie, che grazie al talento di Darius Johnson-Odom ha raggiunto anche il nono posto del ranking in stagione regolare.
Segue subito dopo Louisville, vincitrice del torneo della Big East, che non ha avuto una stagione esaltante, ma che con la fiducia acquisita con la vittoria del torneo di conference può fare molto bene anche nel torneo finale.
Infine le due mine vaganti di questa parte di tabellone sono i Florida Gators e i Murray State Racers, vera sorpresa della regular season.

Questo è il panorama che si presenta alla vigilia del torneo finale, per ora ho analizzato solo le squadre più interessanti, che hanno dato sfoggio delle loro capacità in regular season, ma il torneo finale è sempre da seguire fino alla fine, perché non c’è competizione sportiva in cui ci siano più sorprese del torneo NCAA.
La March Madness ora entra nel vivo e vi assicuro che come ogni anno saranno 15 giorni di fuoco, da seguire senza tregua per scoprire chi raggiungerà le Final Four di New Orleans e alzerà il trofeo di campione della Division One. Per ora è tutto, vi ringrazio per l’attenzione, continuate a seguire il blog di Basketzone per continui aggiornamenti sul torneo finale e non solo.


Speciale Tornei di Conference (parte 8)


di Claudio Pavesi

ACC (Atlantic Coast Conference)








Almeno non è un caso. Florida State è stata una delle grandi sorprese della stagione infatti era riuscita ad arrampicarsi fino alla posizione numero 17 del Ranking e al terzo posto nella stagione della ACC ma si temeva potesse non essere all’altezza delle grandi nei tornei a con sfide ad eliminazione diretta ma questa vittoria nel torneo della ACC ha messo il cerotto sulla bocca anche agli ultimi scettici. Duke mi ha colpito in negativo, non tanto per la sconfitta contro Florida State, già avvenuta in stagione, ma per la bruttissima prestazione contro Virginia Tech in cui hanno vinto ma di poco e giocando molto male, personalmente mi aspetto di più dalla numero 6 del Ranking. Preoccupa anche North Carolina, vincente contro NC State soprattutto per alcuni fischi arbitrali non molto convincenti, anche se la cosa che preoccupa di più è la lunghezza della panchina dato che, con il vecchio infortunio di Strickland aggiunto a quello nuovo di Henson, la rotazione si riduce a 7/8 giocatori, alcuni dei quali di livello medio-basso; può bastare per fare strada nel Torneo NCAA?

BIG TEN CONFERENCE (B1G)








Poche sorprese in uno dei tornei più ricchi di squadre di Ranking. Vince meritatamente la #8 Michigan State di coach Izzo che in finale si prende la rivincita contro #7 Ohio State che l’aveva sconfitta nel finale di stagione obbligando gli Spartans a condividere il titolo della regular season della B1G. Michigan, numero 10 nel Ranking, ha dimostrato di essere un’ottima squadra ma con alcune carenze dal punto di vista fisico e quindi non in gradi di sfidare corazzate come Ohio State, mentre #14 Wisconsin si è rivelata davvero una squadra interessante e dalle mille potenzialità offensive anche se continua a fare della difesa il suo punto forte. Proprio Wisconsin è stata colei che ha eliminato #15 Indiana, sorpresa dell’anno considerando il record negativo dell’anno scorso e per aver battuto Kentucky anche se ha dimostrato di rivelarsi troppo discontinua.

SEC (Southeastern Conference)








Senza dubbio il torneo con i risultati più inaspettati dell’anno. Per prima cosa Mississipi State, a lungo squadra da Ranking salvo poi crollare nel finale di stagione, è stata sconfitta alla prima partita da Georgia, non certo la prima della classe mettendo in mostra molte lacune, cosa che ha fatto anche la numero 2 del tabellone della SEC, Tennessee, eliminata da Ole Miss, unica sorpresa positiva del tabellone. Florida ha seguito il copione arrivando il più avanti possibile fino all’incontro con Kentucky che è andata a giocarsi la finale con Vanderbilt la quale ha incredibilmente vinto contro i Wildcats grazie ad una prestazione da 18 punti e 11 rimbalzi di Jeffery Taylor e ai 17 punti di John Jenkins, MVP del torneo. Vanderbilt festeggia così il primo titolo nel torneo della SEC negli ultimi 61 anni mentre si inizia a sentire le solite parole su Kentucky: “sono forti, hanno talento ma sono troppo giovani per vincere”. A mio avviso con Lamb, Miller e Terrence Jones i Wildcats hanno anche una buona dose di esperienza che li rende la squadra da battere nonostante questa caduta nel torneo della SEC.

lunedì 13 febbraio 2012

Inside the Campus: Auburn Tigers


di Claudio Pavesi

Il mondo del basket NCAA è praticamente immenso, composto di 344 squadre solo in Division 1, com'è possibile entrare nello specifico esaminando tutti i college più interessanti? Com'è possibile appassionarsi a una scuola su tutte le altre? Basketzone RTP, con questa nuova rubrica, proverà a farvi innamorare maggiormente di questo particolare campionato e se siete già appassionati, meglio ancora, perchè cercheremo di analizzare e raccontare alcune delle università più interessanti, benchè meno conosciute, del basket NCAA.


La prima scuola di cui parleremo sarà Auburn per il semplice motivo che raccontare di North Carolina o Duke sarebbe oltremodo banale, per non parlare del fatto che anche il più profano di questo sport conosce qualcosa riguardo queste due università.
L'università di Auburn fu fondata nel lontano 1856 nell'omonima città dell'Alabama e non ci volle molto per vedere la nascita del programma riguardante il basket che avvenne nel 1905 sotto la guida di uno dei più grandi uomini che abbia mai camminato per il campus dell'Alabama cioè Mike Donahue che fu anche allenatore della squadra per 16 stagioni oltre che Athletic Director di tutto il college, allenatore della squadra di baseball, della squadra di atletica e della squadra di football con cui vinse anche un paio di titoli Nazionali quando ancora però non erano riconosciuti come tali. Un altro grande coach è stato Ralph "Shug" Jordan che allenò la squadra per 10 stagioni con ottimi risultati oltre ad essere il più vincente coach della squadra di football della storia dell'ateneo. Il football è infatti il vero motivo per cui è conosciuta Auburn, vera e propria potenza, ogni anno è sempre tra le migliori 10-20 squadre dell'intera nazione ed è di conseguenza tramite questo sport che l'università vince la gran parte dei suoi trofei e delle sue milionarie sovvenzioni infatti per anni fu criticata di non interessarsi al basket, almeno fino all'arrivo di coach Joel Eaves, uomo che svoltò completamente il programma di Auburn e gli permise di vincere il suo primo titolo di conference del SEC e divenne poi l'allenatore più vincente nella storia del programma di basket della scuola, record che detiene tutt'oggi.
La rivoluzione vera e propria prese atto nel 1984 quando il coach Sonny Smith riuscì a reclutare un grande talento liceale, Charles Barkley, futuro Hall of Famer, le cui qualità in campo, unite a quelle di Chuck Person, che successivamente giocò 14 anni in NBA e ad oggi è assistente sulla panchina dei Lakers, portarono i Tigers a vincere un nuovo titolo della SEC nell'85 e soprattutto a partecipare al primo Torneo NCAA nella loro storia in cui, nel 1986, raggiunsero addirittura le Elite Eight, che ancora oggi resta il loro miglior piazzamento, e permise a coach Smith di entrare nella storia della scuola dato che riuscì a raggiungere il Torneo NCAA per ben cinque anni consecutivi, dall'84 all'88 e fu l'unico ad Auburn a riuscire ad ottenere tre stagioni con almeno 20 vittorie.
Dal '94 al '04 i Tigers tornarono a vedere la luce dopo qualche anno di buio grazie al coach Cliff Ellis che nel 1999 raggiunse il miglior record mai registrato da una squadra dell'Alabama (29 vittorie e 4 sconfitte) e fu indicata da Sports Illustrated come la principale candidata alla vittoria finale nel 2000, anno in cui però non riuscì a vincere nulla pur avendo un ottimo record in stagione regolare. Nell'ultimo anno di Ellis scoppiò un caso che condizionò i futuri sette anni di Auburn, la scuola infatti fu indagata per delle violazioni sul recruiting dei giovani prospetti liceali e fu pesantemente sanzionata.


Gli ultimi sei anni sono stati alcuni dei più brutti della storia dei Tigers, il cui Athletic Department ha però deciso di investire importanti cifre, ricevute in gran parte grazie alle receni vittorie nel football, proprio nel basket per cui è stata costruita una nuova arena ultra-tecnologica da quasi 10000 posti, la Auburn Arena (nella foto), oltre che ad un fantastico complesso destinato agli allenamenti, due investimenti incredibili che rendono Auburn molto più appetibile ai giovani talenti dato che avrebbero la possibilità di allenarsi e giocare in strutture fantastiche, pari solo a quelle NBA e di alcune università. L'altro grande investimento riguarda il coaching staff, è stato infatti assunto nella scorsa stagione coach Tony Barbee, nel 2010 campione della Conference USA come allenatore di UTEP e in precedenza assistente e pupillo di coach John Calipari a Memphis prima che il suo maestro si trasferisse a Kentucky. Se non lo conoscete garantisce per lui lo stesso Calipari, uno dei migliori allenatori al mondo, che ha dichiarato "Barbee è uno dei migliori, è un grande uomo, ottimo come guida per i ragazzi, è attivo nel recruiting e un ottimo allenatore, io stesso imparo sempre qualcosa di nuovo ogni volta che vedo giocare Auburn." Non male come biglietto da visita, vero? I risultati infatti stanno incominciando a vedersi dato che al momento i Tigers hanno un record positivo, cosa che non accadeva da anni, e nel recruiting dell'anno prossimo, la classe di Auburn è considerata la quarta migliore in SEC, dopo solo Kentucky, Florida e Mississipi State cioè le tre squadre di Ranking della conference ma comunque molto meglio di squadre più rinomate come Georgia, South Carolina, Tennessee e Vanderbilt, grazie soprattutto al recruit di Jordan Price, una delle migliori dieci guardie disponibili l'anno prossimo.
Il futuro sembra luminoso per Auburn che l'anno prossimo potrà contare su buoni freshmen, gli attuali miglior realizzatore Frankie Sullivan e miglior assistman Varez Ward oltre che al sempre ottimo lavoro di coach Barbee, per questo e altri motivi non possiamo fare altro che aspettare per vedere i risultati di Auburn, chissà se in un futuro prossimo vedremo altri Hall of Famer come Barkley uscire dall'ateneo dell'Alabama.