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giovedì 26 aprile 2012

Western Conference Playoff Preview: Thunder favoriti? Occhio a Spurs e Grizzlies; mai sottovalutare il Mamba

di Davide Quaranta e Luca Ngoi




SAN ANTONIO SPURS (1) vs UTAH JAZZ (8). Forse la serie meno spettacolare e più scontata di tutte, ma come ci insegna il primo turno dell'Ovest dello scorso anno, in cui proprio la squadra di Pop è stata eliminata da Memphis, ma dare nulla per scontato. San Antonio ha dalla sua, guarda un po', un allenatore esperto, che durante quest'ultima parte di stagione ha centellinato l'impiego dei big three, per farli arrivare freschi alla postseason. Ginobili, dopo parecchi infortuni, è  tornato ad essere il vero playmaker della squadra, Parker continua a giocare a  100 km/h e Duncan sembra quello dei giorni migliori e con Diaw hanno aumentato ancora il loro QI cestistico, aggiungendo anche freschezza con Leonard, Green e il folle Jackson; giocano la miglior pallacanestro di sistema di tutta la lega, e potrebbe essere la loro ultima possibilità di vincere un anello. Utah si è qualificata per un soffio ai playoff, battendo i Phoenix Suns a tre giornate dal termine della Reguar Season. Non sono i Jazz di Deron Williams, ma con la pattuglia di giovani a disposizione, possono mettere in difficolta qualsiasi squadra: Hayward, Favors, Harris, Jefferson e Millsap possono vincere con qualsiasi squadra su gara singola. Ecco, gara singola, ma purtroppo per la squadra di Corbin, la serie si gioca su 7 partite, e questa volta l'upset sembra davvero lontano.
PRONOSTICO: 4-1 SPURS

OKLAHOMA CITY THUNDER (2) vs DALLAS MAVERICKS. Senza dubbio la serie più  combattuta di questo primo turno, nonchè rivincita della scorsa finale di Conference. I Thunder si sono visti sfilare il primo posto nella Western dagli Spurs, ma rimangono indubbiamente la squadra più atletica e più difficile da contenere, fisicamente e mentalmente, di tutta la NBA. Con Durant (più che probabile MVP di stagione regolare) a guidare l'attacco e Ibaka a fare da "buttafuori" al centro dell'area, a Nowitzki e compagni servirà un'impresa. Per quanto possa sembrare folle, il vero problema potrebbe essere Westbrook, che spesso ha peccato di eccessiva sicurezza, forzando situazioni decisive, invece che dare la palla a Durant (emblematica la gara4 contro i Grizzlies finita al triplo overtime). Coach Brooks dovrà essere bravo a tenere sotto controllo il morale dei suoi, ma grande importanza avranno le condizioni di James Harden, al rientro dopo la violentissima gomitata subita dall'ex Ron Artest allo Staples, unite con l'apporto che la panchina saprà portare alla causa. I Mavs di quest'anno, invece, sono molto diversi da quelli che hanno battuto gli Heat nella Finals 2011, senza i fondamentali Barea e Chandler, perso Odom in corso d'opera, si affideranno ai soliti Dirk e Terry per cercare di eliminare i favoriti al titolo. Dallas è da sempre considerata "underdog" dagli addetti ai lavori, ma va ricordato di come il tedesco col 41 cambi sempre marcia quando le partite cominciano a contare; chissà che anche questa volta non riescano a compiere una clamorosa impresa? Per me, onestamente, no. Ma nella NBA "mai dire mai".
PRONOSTICO: 4-2 THUNDER

LOS ANGELES LAKERS (3) vs DENVER NUGGETS (6). I Lakers sono in ripresa, proprio come i Nuggets in questa ultima parte di stagione dunque si prospetta un duello decisamente aperto tra due squadre che, quando si sono incontrate nei playoff hanno storicamente dato vita a sfide di grande livello. LA ha recuperato pienamente Kobe, mutatosi per sette partite in Coach Bryant, che ha scrutato la squadra dall'alto per poi riprenderne il controllo, ma ha contestualmente smarrito quell'Andrew Bynum che per larghi tratti di questa stagione si è rivelato dominante. La serie girerà sul fattore fisico, aspetto sotto il quale i gialloviola sono nettamente favoriti potendo contare sul centro a due teste Bynum-Gasol da opporre alla povera frontline dei Nuggets che vede invece il super atletico (ma poco concreto) Mcgee e la rivelazione Kenneth Faried a fare da Davide contro i colossi angeleni. Denver ha però da giocare la carta Gallinari e l'estrema rapidità di Ty Lawson che potrebbe mettere in serissima difficoltà Sessions e i suoi compagni di back court molto più abituati a ragionare che a correre. Si prevede molta molta fatica per i Lakers, che potrebbero non uscirne vivi. PRONOSTICO: 4-2 NUGGETS.

MEMPHIS GRIZZLIES (4) vs LOS ANGELES CLIPPERS (5). Al momento in cui scriviamo i Grizzlies avrebbero il fattore campo vista la sconfitta dei Clips contro New York, ma di qui a sabato le cose potrebbero ancora cambiare. Ad ogni modo Memphis si presenta per il secondo anno di fila ai playoff e lo fa in una posizione molto più alta rispetto all'anno scorso, ma non è la sola cosa ad essere cambiata rispetto alla scorsa stagione. La panchina infatti è molto più lunga e di qualità con l'innesto di Arenas, che pare essersi rimesso in riga, mentre il quintetto si può valere della presenza di Rudy Gay (assente nella serie contro gli Spurs del 2011), alla sua prima apparizione nella post season e per questo motivatissimo. I Clippers da par loro mettono in campo il miglior playmaker della Lega, Chris Paul, che li ha condotti fin qui, ma restano le incognite sulla possibilità di incidere nei momenti decisivi di Blake Griffin (anche lui esordiente nei playoff) e sull'assenza di un uomo di esperienza tra gli esterni ad affiancare CP3, viste le altalenanti prestazioni di Randy Foye e in questo senso la presenza di un veterano come Caron Butler potrebbe risultare fondamentale per la Los Angeles rossoblu, comunque fortemente determinata a dare battaglia per passare il primo turno per la prima volta nella storia. Detto ciò Memphis appare più solida e strutturata nell'insieme, quindi li diamo come favoriti anche in caso di fattore campo sfavorevole. PRONOSTICO: 4-2 GRIZZLIES.

lunedì 26 marzo 2012

Basketball Jones: DJ Harsh "Il basket per me? E' Tanta Roba"


 intervista realizzata da Claudio Pavesi

L'intervista di oggi è una vera chicca. Vi riportiamo la nostra chiacchierata con DJ Harsh, personaggio fondamentale dell'Hip Hop italiano, famoso per essere il fondatore di Tanta Roba Label, Zona Uno Booking oltre che essere l'artefice del mixaggio di gran parte dei mixtapes dei più grandi artisti della scena rap italiana.

Parlando di rap, com'è essere a capo di un'etichetta? Come sono nate le avventure Tanta Roba Label e Zona Uno Booking & Management?
Essere il C.E.O. di Tanta Roba è fonte di incredibili soddisfazioni ma allo stesso tempo anche un lavoro molto impegnativo e complesso. Da circa un anno a questa parte, se non sono in giro in tour, passo gran parte del mio tempo negli uffici del nostro headquarter a sfogliare contratti. Non nascondo che comunque fondare Tanta Roba con Guè Pequeno è stato come realizzare un sogno.
 Zona Uno nasce dall'esperienza accumulata come booker di Guè, Entics e nel passato più recente di Fedez, gli MC con cui ho collaborato più assiduamente negli ultimi anni girando l'Italia in lungo e in largo. Il portfolio e la rete dei contatti si sono progressivamente allargati tanto da convincermi a creare una struttura indipendente per gestire un aspetto fondamentale del business musicale. Con Zona Uno, grazie ai recenti tour di Guè e di Fedez, siamo oramai entrati nel circuito che conta ed ora con l'aggiunta di Salmo ed Ensi nel roster ci stiamo sempre più affermando.

Ci puoi dare qualche anticipazione su chi sarà il prossimo Tanta Roba Artist?
Non voglio deluderti ma preferirei non rispondere a questa domanda. Mantengo un po’ di suspance per il prossimo annuncio.
                                                 
Immagina di essere un talent scout del rap. Chi sarà il prossimo big?
Credo che Fedez con il prossimo disco entrerà a gamba tesa nel mainstream e fidati, non lo dico solo perché fa parte di Tanta Roba.

Chi è il rapper che più ti ha impressionato tra quelli con cui hai lavorato?
Senza dubbio Guè. E’ un mostro in studio ed è anche il mio liricista preferito.

Se potessi lavorare con un qualsiasi rapper presente o passato italiano o straniero chi sceglieresti?
Mi piace davvero molto Wiz Khalifa infatti sono stato a vedere il suo concerto ad Amsterdam di recente. Non posso non citare anche Jay-z, lui resta un idolo e non solo come rapper.

Anche tu come noi scrivi di basket, su Rivista Ufficiale NBA dove metti la tua solita playlist. Come è nata questa collaborazione col giornale?
In passato ho scritto recensioni e alcuni articoli sul rap italiano per En3 una rivista di snowboarding con cui ho collaborato per svariati anni, poi ho ricevuto questa proposta da Rivista NBA che mi proponeva di curare una rubrica che si occupasse di hip hop e basket a cui avrei dovuto aggiungere una playlist mensile. Purtroppo negli ultimi mesi ho dovuto delegare il tutto perché completamente assorbito dal lavoro. Confesso che non ho più nemmeno il tempo di guardare le partite. Ad ogni modo ho coniato io il titolo e sfornato i primi articoli di Ballin’.

Come mai ti sei appassionato al basket? Cosa ti piace di più di questo sport?
Sono cresciuto a 20 km da Varese e sin da bambino mio padre e mio fratello mi portavano a vedere le partite di basket. Verso i 15-16 anni, nonostante giocassi a calcio a un buon livello, ho iniziato ad andare a tutte le partite, erano gli anni di Thompson, Pittman e Cecco Vescovi, una Varese che le prendeva sempre da Milano che invece poteva vantare una rosa con D'Antoni, Bob McDoo, Premier, Pittis e Peterson in panca come coach. Ora seguo solo ed esclusivamente il basket NBA, a mio avviso è lo sport più spettacolare che ci sia.

Ci sono altre persone del rap-game appassionate quanto te di basket con cui puoi parlare di questo sport?
Di sicuro Montenero, un vero esperto; anche Ghemon è un gran appassionato. Precisiamo, per appassionato intendo qualcuno che ti sappia dire il quintetto dei Thunder di quest'anno o di altre squadre e non solo in che squadra gioca Lebron James.

C’è una squadra che ami in particolar modo? Chi sono i tuoi giocatori preferiti?
Ho sempre tifato Boston, ho iniziato a seguire l'NBA negli anni della rivalità Larry Bird - Magic Johnson. Ora mi fanno impazzire i Thunder e in particolare Westbrook, Durant e James Harden, "il barba". Aggiungo Ricky Rubio e che stava facendo i numeri prima dell’infortunio e anche Jamal Crawford, in assoluto il giocatore che mi manda più fuori da quando Allen Iverson ha lasciato la NBA e Tracy McGrady non è più lo stesso.

Per caso segui anche il basket italiano o NCAA?
Seguo un po' la NCAA soprattutto quando si arriva a marzo e inizia il Torneo mentre da anni non seguo più il basket italiano che mi sembra sia molto poco coinvolgente.

Cosa hanno in comune hip hop e basket?
Sono un genere musicale e uno sport che hanno creato ognuno una cultura, nata negli States e poi espansasi in tutto il mondo.

Chi saresti se fossi un giocatore di basket?
Credo un playmaker piccoletto con una buona visione di gioco alla Steve Nash.

Hai mai visto una partita NBA dal vivo e, se no quale vorresti vedere?
Purtroppo ho sempre e solo visto NBA alla tv. L'ultima volta che son stato a New York c'era il lockout ma spero di poterne vedere una presto anche perché ho in programma presto un altro soggiorno a NY.

La tipica domanda. Progetti futuri? 
Produrre dischi per Tanta Roba Label penso mi impegnerà nei prossimi anni, poi si vedrà.

Come sempre facciamo in chiusura nelle nostre interviste anche a te chiediamo un pronostico. Chi vince l’NBA?
Io dico Oklahoma City Thunder!

Ringraziamo ancora DJ Harsh per la disponibilità e la simpatia che ha dimostrato, e gli auguriamo ogni fortuna possibile sia dal punto di vista personale sia con  Tanta Roba Label e Zona Uno Booking. Più di tutto però gli consigliamo di prendersi una piccola vacanza dato che raramente abbiamo conosciuto persone impegnate quanto lui.


lunedì 19 marzo 2012

The Decision, Derek Fisher version

di Luca Ngoi


Chi l'ha detto che soltanto Lebron James può essere protagonista di "The Decision"? Dopo quella originale e dopo la parodia firmata Anthony Tolliver infatti anche Derek Fisher si troverà nei prossimi giorni a sfoltire una rosa di squadre per scegliere quella in cui giocherà per il resto della stagione. Fino a questo momento tre le franchigie a tentare le voglie del veterano, e in particolare stiamo parlando degli Oklahoma City Thunder, sempre alla ricerca di un sostituto dell'infortunato Eric Maynor e che con Fisher potrebbero aggiungere un pezzo d'esperienza fondamentale nei playoff in cui l'apporto del Venerabile Maestro potrebbe ancora rivelarsi decisivo nei finali di partita, oppure di due squadre che molto probabilmente si ritroveranno nella finale della Eastern Conference: i Chicago Bulls, per i quali proseguono i problemi di Derrick Rose e con un Fisher in più in regia potrebbero parzialmente risolvere alcune situazioni di gioco problematiche, e i Miami Heat che da sempre sono alla ricerca di un elemento carismatico non tanto per le questioni di campo, ma più per fare da mediatore in uno spogliatoio in cui collidono diversi ego non sempre gestibili. Magari la "Decision" di Fisher non andrà in prima serata su ESPN e in mondovisione, ma siamo sicuri che non si rivelerà altrettanto decisiva?

domenica 5 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 3; le grandi, tra difficoltà e nuove realtà

di Luca Ngoi


Ultima parte del nostro viaggio a puntate all'interno delle situazioni squadra per squadra dell'universo NBA. Oggi analizziamo le squadre cosiddette "grandi", le super potenze di questa Lega che attraversano destini controversi, tra chi vede un grande futuro e chi invece si ritrova schiacciato dal passato. Ma senza ulteriori indugi lanciamoci in questa ultima parte del nostro percorso.

CHICAGO BULLS (19-6). Se hai un MVP in squadra è difficile che tu possa andare troppo male. Se a Derrick Rose aggiungiamo poi uno degli allenatori in rampa di lancio e probabilmente già adesso il miglior esperto difensivo in circolazione allora non può che uscirne un mix che ti proietta al primo posto ad Est. I Bulls, qualche scivolone a parte, hanno dimostrato di saper contrastare qualsiasi squadra, non solo grazie alle accelerazioni del loro playmaker, ma anche grazie ad un collettivo di tutto rispetto che ha in Boozer e nell'onnipresente Deng i suoi picchi. La finale NBA è l'obiettivo dichiarato.

MIAMI HEAT (17-6). Leggermente sotto le aspettative questi Heat, che dopo una partenza a razzo si sono un po' fermati. Il paradosso è che senza Wade, con i soli Lebron e Bosh a fare da trascinatori, questa squadra ha espresso forse il suo miglior basket e sono arrivate molte più vittorie che sconfitte. I Big Three assieme palesano ancora qualche difficoltà, l'attacco non sempre scorre fluido come dovrebbe e potrebbe essere, ma le combinazioni tra il numero 6 e il numero 3 sono da stropicciare gli occhi. Se i vari Battier, Miller ed Haslem riescono ad effettuare il cosiddetto step up il gioco potrebbe essere fatto.


ORLANDO MAGIC (15-9). La domanda che tutti si fanno è sempre la solita: Dwight Howard verrà veramente ceduto prima della trade deadline? Questo è il caso che tiene sempre banco all'interno della squadra, che non può fare a meno di ottenere qualcosa in cambio del suo centro titolare, aiutato quest'anno dalla grande scoperta Ryan Anderson, il numero 4 perfetto per il sistema di coach Van Gundy che si sta decisamente imponendo come uno dei giocatori più migliorati della Lega. Qualche battuta d'arresto di troppo nelle ultime partite, compresi i 55 punti segnati contro i Celtics sono segnali abbastanza preoccupanti, ma l'accesso ai playoff non è in dubbio. Per il dopo Howard comunque è già necessario pensare ad una rifondazione, magari partendo da Andrew Bynum?


BOSTON CELTICS (13-10). Il record è stato rimpinguato solo ultimamente, dopo una partenza a rilento anche a causa degli infortuni di Rondo e Pierce la squadra ha iniziato a girare, scoprendo il talento di Avery bradley dalla panchina e un sempre solido Pietrus come cambio di The Truth. Il GM Danny Ainge ha già espresso la sua volontà di cominciare la ricostruzione della squadra, che non dovrebbe avere problemi a raggiungere i playoff ma che sarà comunque costetta a cedere almeno due delle sue tre pedine storiche e fondamentali per ricominciare dai giovani.


NEW YORK KNICKS (9-15). La vittoria della notte contro i Nets era quasi obbligata, la panchina di coach D'Antoni sembra poter saltare da un secondo all'altro, e secondo qualcuno sarebbe già dovuta saltare proprio in queste ore di Super Bowl per dare meno risalto alla notizia in un periodo di media intasati solo e soltanto dal football. I problemi sono innumerevoli, dalla difficile convivenza dei tre tenori Anthony, Stoudemire e Chandler alla continua assenza di un play, ed è difficile pensare che il ritorno del Barone possa salvare una stagione sicuramente non iniziata sotto i migliori auspici.


OKLAHOMA CITY THUNDER (18-5). Kendrick Perkins l'aveva detto: non inganni il calendario "facile" di Durant e compagni perchè le vere sfide sarebbero arrivate più tardi. E infatti puntualmente nella notte ci hanno pensato Tony Parker e i suoi 42 punti a ridimensionare un minimo le ambizioni dei Thunder, che restano ancora i favoriti ad Ovest per il loro mix di bel gioco, grandi spaziature e atletismo, ma rimangono da testare fino in fondo contro avversari di una certa caratura come gli Spurs. Il prossimo tour de force che li porterà a giocare quasi ogni notte sarà un altro banco di prova importante per capire dove possono realmente arrivare.


LOS ANGELES LAKERS (14-10). Per ora Kobe, Gasol, Bynum e poco altro per i gialloviola, che sostanzialmente basano su questo trio la pressochè totale produzione del loro fatturato. Il Mamba sembra essere tornato quello col numero 8, che segnava sempre e in qualunque modo ma che, forse ossessionato dall'ombra di Shaq, non vinceva, mentre gli altri due, il catalano in particolare, giocano sempre con un po' di apprensione per uno scambio che potrebbe essere imminente, soprattutto dal post All Star Game al 15 Marzo, quando ogni giorno potrebbe essere quello giusto per portarli ad Orlando in cambio di Dwight Howard, ma il vero problema è la mancanza di un playmaker giovane e possibilmente talentuoso, e i nomi di Gilbert Arenas e Ramon Sessions, in possesso di una sola delle due caratteristiche richieste (Arenas il talento, Sessions la gioventù) sembrano non appassionare.


DALLAS MAVERICKS (14-11). Mettere insieme una squadra quasi completamente nuova in meno di un mese non è facile, e per questo la partenza è stata da dimenticare per i campioni in carica, che comunque sembrano essersi ripresi e destinati ad una seconda parte di stagione in crescendo. Con il Nowitzki delle ultime partite ripetere l'impresa del titolo non sembra possibile, ma tutti sanno che quando conterà anche il tedesco tornerà nelle migliori condizioni tecniche. Meglio non darli totalmente per tagliati fuori in una prospettiva titolo, sicuramente la Finale ad Ovest è ancora un obiettivo plausibile per il gruppo di Rick Carlisle.


SAN ANTONIO SPURS (16-9). Se solo trovassero un po' di continuità lontano da casa ripetere il primo posto (peraltro infruttuoso) dello scorso anno non sarebbe un'impresa così peregrina. Peccato che invece Duncan e compagni siano allergici alla vittoria fuori dalle mura amiche, mentre all'interno dell' AT&T Center i nero argento danno il meglio di loro stessi, guidati da un Tony Parker nuovamente in versione stellare in attesa del recupero di Manu Ginobili, fino a questo momento sostituito perfettamente dal ripescato Danny Green, ragazzo uscito da North Carolina e caduto un po' in disgrazia che invece si sta riciclando come specialista di tiro in Texas. Assieme a lui crescono gli Spurs del futuro, Kawhi Leonard e Tiago Splitter su tutti da tenere in estrema considerazione.


Con questo si conclude il nostro speciale all'interno delle 30 squadre NBA, anzi no. Già, ne manca ancora una: stiamo parlando dei Phoenix Suns, che non essendo nè una grande nè una piccola nè un team in rampa di lancio non abbiamo saputo inserire in nessuna categoria. Li analizziamo a parte dicendo che sicuramente i bei tempi di D'Antoni e del pick n roll Nash-Stoudemire sono passati; le prospettive per questa squadra sono ben poche, ma il rookie Markieff Morris ha già giocato qualche buona partita, e una buona pesca al prossimo draft consentirà anche alla franchigia dell'Arizona di riprendersi, resta da decidere se con o senza il suo playmaker storico.

venerdì 20 gennaio 2012

Westbrook rinnova, Brook Lopez no. I Celtics potrebbero smembrarsi.



di Claudio Pavesi

Non siamo ancora arrivati all'All-Star Game e già si parla della prossima offseason, questi General Managers NBA sono davvero troppo avanti. La prima notizia riguarda i Thunder che, nonostante le voci che parlano di Westbrook in rotta con Durant e le numerose critiche sulla gestione di gioco da parte del playmaker ex UCLA, hanno deciso di rinnovare il suo contratto per 5 anni sulla base di ben 80 milioni di dollari. Considerando il fatto che l'anno scorso anche Durant aveva rinnovato per 5 anni diventa chiarissimo il piano dei Thunder che scelgono di rinunciare ai fuochi d'artificio nelle prossime Free Agency per puntare tutto sul gruppo attuale, ovviamente l'obbiettivo per l'anno prossimo sarà rinnovare Harden.
Parlando di Free Agent un nome importante poteva essere quello di Roy Hibbert, ho detto poteva perchè il centro ex Georgetown ha espresso la sua volontà di restare ai Pacers che proprio in questi giorni stanno preparando un contratto per il talentuoso e altissimo centro. La deadline per il rinnovo dei giocatori scade il 25 Gennaio mentre la prossima occasione per rifirmare un cestistista sarà in estate, proprio per questo gli occhi di tutti sono puntati verso il New Jersey dove il caso Brook Lopez sta prendendo pieghe inaspettate. Il General Manager dei Nets Billy King ha dichiarato che per via dell'infortunio molto probabilmente aspetteranno l'estate per decidere sul suo rinnovo anche se l'obbiettivo principale resta quello di usarlo come principale pedina di scambio per Dwight Howard anche se questa situazione potrebbe nuocere non poco ai Nets che infatti potrebbero perdere il loro centro in cambio di nulla nella prossima Free Agency.
Sotto i riflettori anche i Boston Celtics dato che il General Manager Danny Ainge si è detto pronto a smembrare i Big Three pur di ringiovanire e migliorare la squadra per non rischiare di perderli tutti e tre quasi contemporaneamente in cambio di nessuno. Il trio Paul Pierce, Ray Allen e Kevin Garnett ha già portato un titolo ai Celtics ma l'età inizia a sentirsi per non parlare del fatto che nell'ultima Free Agency Boston ha scelto di unire al team altri veterani con contratti di un solo anno quindi senza preoccuparsi troppo del futuro ma probabilmente questo inizio di stagione deludente ha fatto aprire gli occhi alla dirigenza.
Restate collegati con Basketzone RTP perchè saremo i primi ad aggiornarvi su ogni news di mercato.

venerdì 13 gennaio 2012

Infortuni in NBA, nomi di lusso ai box



di Claudio Pavesi

Giocare così tante partite in così poco tempo è devastante anche per il più allenato dei fisici e infatti alcune squadre dalle grandi aspirazioni devono affrontare già adesso gravi infortuni.
I più tristi sono sicuramente gli Atlanta Hawks che dovranno rinunciare all'All Star Al Horford per ben 3 o 4 mesi per una torsione a un muscolo che collega il pettorale sinistro alla spalla e potrà quindi rientrare solo a 10 giorni dall'inizio dei playoffs quindi non meravigliatevi se gli Hawks torneranno sul mercato perchè a oggi tra i centri possono schierare solo Zaza Pachulia e Jason Collins, non il massimo se si attenta al primo posto a Est.
Si portano avanti anche i Bulls che proclamano l'emergenza guardie, prima infatti perdono Rip Hamilton e CJ Watson e ora anche Derrick Rose è costretto a fermarsi ai box. I loro infortuni non sono molto preoccupanti, soprattutto quello di Rose ma con molte partite e molte trasferte in poco tempo coach Thibodeau non vuole correre rischi e decide di firmare un paio di giocatori dalla D-League, prima John Lucas III, che nella notte sfruttando l'assenza dell'MVP ne mette a segno 25 in ben 48 minuti, e poi decidono di andare sul sicuro è firmare anche un veterano come Mike James, campione NBA con i Pistons. Nel loro ultimo match però perdono anche Joakim Noah che ha dovuto abbandonare il campo per effettuare una lastra di sicurezza al pollice che però non dovrebbe essere nulla di grave.
Il carosello degli infortunati non finisce certo qui, facciamo tappa anche nella baia di San Francisco dove Golden State dovrà rinunciare a Kwame Brown per almeno 3 mesi dato che in questi giorni si sottoporrà ad un intervento per curare la lesione del muscolo che collega pettorale e spalla, essenzialmente lo stesso infortunio di Al Horford ma un po' più grave. Peccato per Kwame Brown che sarebbe dovuto essere il miglior difensore da centro area dei Warriors che gli avevano offerto un contratto di una stagione di ben 7 milioni di dollari credendo che questa sarebbe stata la stagione del suo riscatto.
Nei giorni precedenti anche Oklahoma State ha versato qualche lacrimuccia per la perdita fino a fine stagione playoffs compresi di Eric Maynor, playmaker di riserva e innesto fondamentale dalla panchina dei Thunder che ha dovuto abbandonare il parquet portato via a spalle da Perkins e Ibaka per una bruttissima distorsione al ginocchio che vista a velocità di gioco avrebbe fatto impressione perfino a Dario Argento.
Momentaneamente il bollettino di guerra dell'NBA finisce qui ma restati collegati con noi per nuovi aggiornamenti.

lunedì 9 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 15; Pau vince il derby dei Gasol, chi può fermare i Thunder?

di Luca Ngoi


Quindicesima notte di NBA basketball nella domenica americana in cui Pau Gasol ha la meglio sul fratello Marc in Lakers-Grizzlies, mentre gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant proseguono la loro marcia incontrastata battendo anche i San Antonio Spurs. Nelle altre gare di giornata vincono i Magic sui nuovi Kings di Keith Smart, così come i Suns sui Bucks e i T-Wolves del solito scatenato Kevin Love sui Wizards. Ma come al solito andiamo ad assegnare i buoni e i cattivi dell'ultima nottata di basket a stelle e strisce.

TOP: OKLAHOMA CITY THUNDER. Niente di nuovo sotto il sole. La squadra guidata da Kevin Durant continua a vincere e lo fa anche contro una compagine in grande forma come gli Spurs, che anche senza Ginobili avevano intrapreso una bella striscia positiva, subito stroncata ad OKC. Basta anche un Durant "normale", da 21 punti e 10 rimbalzi per risolvere la pratica, e se anche l'infortunio di Eric Maynor viene superato senza apparenti preoccupazioni allora si può capire come questa possa essere una contender fino alla fine.

FLOP: WASHINGTON WIZARDS. Anche qui di nuovo c'è poco. La squadra allenata da coach Flip Saunders non riesce ad ingranare la marcia, nonostante possa contare su elementi giovani e rampanti come i vari John Wall, Jordan Crawford e Nick Young, tutte guardie con miriadi di punti nelle mani. La squadra è ancora a secco di vittorie e sembra che nulla possa riuscire a mutare una situazione che pare ormai disperata. Probabilmente serve un innesto importante per il settore lunghi, che pure annovera tra le sue fila gente come Andray Blatche e l'altro giovane JaVale McGee. Mistero.

LA SORPRESA: REGGIE JACKSON. Pur essendo un rookie lo inseriamo in questa categoria perchè nessuno pensava potesse avere questo impatto. Come detto i Thunder saranno privi di Eric Maynor per tutta la stagione e serviva un playmaker di riserva, e allora nessun problema: arriva il ragazzo classe '90 a risolvere la situazione con 11 punti e 4 assist uscendo dalla panchina. La sua è una storia particolare perchè è nato a Pordenone, figlio di un militare americano, ha fatto il college a Boston trascinando i suoi Eagles fino all'anno da junior dove aveva 18.2 punti a partita, insomma il ragazzo sa segnare e probabilmente Oklahoma City lo confermerà come cambio di Westbrook fino alla fine.

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO E KYRIE IRVING. Uno vince (Rubio) e l'altro perde, ma l'impressione che restituiscono è identica: entrambi sembrano padroni delle rispettive squadre, seppur in modi anche in questo caso diversi. Rubio si sta sempre più ricucendo un ruolo da giocatore d'impatto: entra dalla panchina e garantisce punti e assist in quantità (nella notte 13 punti e 14 assistenze), trovandosi a meraviglia coi compagni, e in particolare con l'altro rookie Derrick Williams, mentre Irving è il titolare e dopo qualche difficoltà iniziale la sua fiducia in sè stesso come realizzatore sta crescendo: i risultati si vedono, dati i 21 punti messi a segno nella notte, ma manca ancora un contorno di squadra adeguato per lui. Menzione d'onore per Markieff Morris, rookie di Phoenix che segna 13 punti e raccoglie 10 rimbalzi contro Milwaukee: prima doppia doppia per un ragazzo che potrà arrivare davvero in alto nella NBA del futuro.

venerdì 30 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 5; La notte di Durant e il record di Dick Bavetta



di Claudio Pavesi

L'NBA non si ferma mai così come anche il team di BasketZone che anche oggi è pronto a raccontarvi la nottata di basket a stelle e strisce con i soliti Top e Flop. La notte ha offerto solo 6 partite ma di notevole livello mettendo in campo squadre come Lakers, Portland, San Antonio, Dallas, New York e Oklahoma City anche se a rubare la scena a tutti è stato.... un arbitro! Proprio così perchè merita una standing ovation il mitico Dick Bavetta, di anni 72, che proprio nella partita Nets-Magic ha arbitrato la sua numero 2500 consecutiva dimostrando a tutti che si può rimanere costanti indipendentemente dagli anni che passano.



TOP: KEVIN DURANT. Durantula è deciso come non mai a dimostrare al mondo che questi Thunder sono la squadra da battere e non poteva farlo in un modo migliore che battendo i campioni in carica, i Dallas Mavericks. KD ne mette 30 con 11 rimbalzi, 6 assists, 1 rubata e 2 stoppate, il tutto con 10 su 16 dal campo e 3 su 5 da 3 punti ma più che le statistiche quello che convince di KD è la personalità dato che la vittoria non è arrivata in maniera normale. Thunder in vantaggio di 2, arriva la tripla di Vince Carter che a 1.5 secondi dalla fine sembra possa decidere tutto ma è Durant che da vero leader prende una tripla da nove metri cadendo indietro che puntualmente buca la retina e fa esplodere il pubblico di casa. 4 partite e 4 vittoria per questi Thunder che fanno davvero paura.

FLOP: TIM DUNCAN. Duro colpo soprattutto per il nostro collega Federico Bianchi che ha in Duncan il proprio idolo ma bisogna essere obbiettivi e nella prima sconfitta stagionale per gli Spurs il centro caraibico è stato nettamente il peggiore in campo. Duncan torna a casa con un magro bottino di 4 punti e 1 rimbalzo tirando con 1 su 8 dal campo tanto che un imbufalito Greg Popovich decide di non farlo rientrare in campo per tutto il secondo tempo limitando il suo impiego a soli 15 minuti che gli valgono un plus/minus di -28. Sicuramente ha inluito il grande svantaggio maturato nei primi minuti di gioco ma sicuramente fa strano vedere Duncan giocare così poco e male dato che in questi anni è sempre stato una sicurezza per gli Spurs e per tutto il basket NBA.

LA SORPRESA: RYAN ANDERSON. L'ala degli Orlando Magic non è propriamente una sorpresa ma vederlo leading scorer al termine di una partita vinta non è da tutti i giorni, come colpisce anche vederlo in campo per ben 33 minuti nonostante l'arrivo di Glenn "Big Baby" Davis. L'ex prodotto di California University al suo quarto anno di NBA ne mette 22 con 3 rimbalzi, il 50% dal campo e 3 su 5 da tre punti affondando definitivamente i Nets e portando i Magic sul recordo stagionale di 2-1. Un lungo molto in stile europeo dato che pur essendo 208 centimetri fa del tiro da fuori la sua arma migliore, un giocatore che in questo inizio di regular season sta portando avanti medie impressionanti come 18 punti e 6 rimbalzi, cifre che, se dovessero restare costanti dovrebbero garantirgli un posto tra i candidati per il premio di Most Improved Player

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Sì è vero l'abbiamo già visto in questa rubrica ma se gioca meglio degli altri rookies non è colpa nostra e ci tocca inserirlo nella nostra rubrica. Esce da Providence, non certo un super college, ma qui si è fatto conoscere come uno dei migliori tiratori della storia dell'NCAA quindi, sependo queste cose, fa meno impressione vedere come anche questa abbia infilato 17 punti in 20 minuti col 100% da 3 punti a cui vanno aggiunti 2 rimbalzi e 3 assists. Sembra davvero l'unico giocatore dei Nets con voglia di scendere in campo dato che anche Deron Williams chiude con 10 punti e 7 assists in 32 minuti tirando con 2-12. Brooks sta sorprendendo come Landry Field l'anno scorso che aveva brillato fino all'arrivo di Carmelo Anthony, considerando che i Nets sono i più interessati all'acquisto di Dwight Howard, se questo scambio dovesse andare in porto, Brooks sarebbe destinato alla stessa fine di Fields? Forse invece i Nets hanno finalmente trovato la pedina di scambio adatta, il giocatore che davvero può interessare ad altre squadre in vista di scambi importanti; questo sarà il tempo a dirlo comunque una certezza resta, MarShon Brooks è sicuramente la piacevole sorpresa che nessuno si aspettava.



martedì 27 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 2, super debutto per gli italiani, ancora ko Lakers e Mavs

di Luca Ngoi


Nella nottata di Santo Stefano scendono in campo praticamente tutte le squadre NBA: vediamo come al solito i top, i flop e le cose migliori di questa seconda giornata di basket oltreoceano.

TOP: GLI ITALIANI. In una giornata così pregna di partite era difficile scegliere una singola prestazione sopra le altre, quindi assegnamo il premio dei "Belli di notte" ai nostri tre rappresentanti negli States, tutti vincenti all'esordio. Il migliore del gruppo azzurro si è confermato Danilo Gallinari, con 15 punti e 7 rimbalzi nella vittoria di Denver su Dallas, mentre Andrea Bargnani ha realizzato 13 importanti punti nel successo dei suoi Raptors sui Cavs e infine Marco Belinelli non solo è partito (a sorpresa) in quintetto, ma ha anche messo a segno 10 punti per i suoi Hornets che si sono imposti sui Phoenix Suns. Bel modo di iniziare un anno.

FLOP: DALLAS MAVERICKS. Ovviamente è ancora troppo presto per dire che li ritroveremo in questa categoria anche a fine stagione, e ci può anche stare perdere le prime due partite, ma c'è modo e modo di subire delle sconfitte. I nuovi Mavs infatti anche contro i Nuggets non hanno opposto resistenza, andando pesantemente sotto (anche -33 a un certo punto), mostrando una scarsissima precisione al tiro e subendo parziali devastanti. I nuovi innesti devono ancora integrarsi nel sistema di gioco, soprattutto Lamar Odom per ora non convince. Cantiere in allestimento.

LA SORPRESA: TERRENCE WILLIAMS. Anche in questo caso è difficile scegliere date le tante buone prestazioni di giocatori fino a questo momento in ombra, ma ci sentiamo di premiare l'ex Nets Terrence Williams, giocatore che avrebbe i mezzi fisici e tecnici per dominare in lungo e in largo questo campionato e che invece a causa di una personalità fin troppo esuberante non ci si è nemmeno avvicinato. Nell'ultima gara, pur persa dai suoi Rockets contro Orlando, per lui sono arrivati 13 punti e 6 rimbalzi dalla panchina in 26 minuti di gioco. Che sia un nuovo inizio?

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO. A dir la verità lo spagnolo famoso lo è già da un bel po' di tempo, ma essendo un rookie lo inseriamo in questa categoria e lo premiamo non tanto per i numeri (6 punti 5 rimbalzi 6 assist), comunque buoni, ma più che altro per l'altissima qualità dello show messo in campo dall'ex Barcellona. Passaggi strepitosi, leadership, intesa con l'altro rookie Derrick Williams a livelli massimi, insomma i suoi T-Wolves avranno pur perso, ma hanno fatto faticare alquanto i Thunder (impostisi solo per 104-100) e con il dinamic duo Rubio-Williams, aggiunti a Barea e a Kevin Love potranno sicuramente togliersi più di una soddisfazione. Capo indiscusso.

domenica 25 dicembre 2011

NBA News: nomi importanti tra i tagliati e la bella storia di Chuck Hayes



di Claudio Pavesi

Anche a Basketzone c'è aria natalizia ed ecco arrivare puntualmente il regalo delle 4 di notte del 25, Babbo Natale entra in redazione e tira fuori dal sacco.... ma è ovvio! Un articoletto ricco di NBA news!
La prima tappa la si fa a Memphis dove i Grizzlies cercano di porre rimedio al duro infortunio occorso a Darrell Arthur prima firmando Dante Cunningham e poi scambiando Greivis Vasquez con gli attivissimi Hornets per Quincy Pondexter. Questo scambio sembra far contenti tutti dato che Pondexter andrà ad aiutare il reparto "ali" dei Grizzlies che come abbiamo detto è decimato dagli infortuni mentre Greivis Vasquez potrà vedere molto di più il campo a New Orleans considerando la carenza di playmaker nella Louisiana.
Il Natale dovrebbe portare gioia e felicità a tutti ma non sempre è così perchè in NBA è tempo di ufficializzare i roster e questo vuol dire anche fare dei dolorosi tagli. Primo e soffertissimo taglio tra i nomi più conosciuti è quello di Eddie House che è stato cacciato da Miami per fare spazio a tre giocatori sicuramente discutibili, uno è il celeberrimo Eddy Curry, presente in sole 10 partite negli ultimi 3 anni, mentre gli altri due giocatori preferiti a House sono due rookie provenienti dalla D-League come Terrell Harris e Mickell Gladness.
Tra i tagli anche quello dei Timberwolves nei confronti di Bonzi Wells che, nonostante il nostro tifo per lui, non è riuscito a entrare nei 15 definitivi della franchigia del Minnesota. Certo questa decisione non è così scioccante se si considera il fatto che Bonzi avesse passato di ultimi tre anni tra Cina e Porto Rico mostrandosi altalenante anche a quei livelli.
Altre brutte notizie perchè tra i licenziamenti natalizi vediamo, tra i tanti, quello di un giocatore che mai avrei voluto vedere a spasso cioè quello di Nate Robinson. Proprio lui, proprio KryptoNate, proprio il ragazzo di 1.75 metri che ha vinto ben 3 volte la gara delle schiacciate. A Oklahoma City Robinson ha visto crollare il suo tempo di gioco in maniera drastica ma, a seguito del taglio, le sue parole nei confronti dei Thunder sono state molto belle definendo quella dell'Oklahoma "probabilmente la miglior franchigia in NBA sotto ogni punto di vista, dai compagni al coaching staff fino alla dirigenza e i fan."
Parlando di clima natalizio però come avremmo potuto lasciarvi alle feste con queste notizie tristi che lasciano sempre un po' di amaro in bocca? Ci sono anche belle notizie e il primo Babbo Natale di oggi si chiama Boston Celtics che come regalo lascia un bel contratto sotto l'albero del veterano francese Mickael Pietrus, detto Air France, che potrà riabbracciare ai Celtics un suo ex compagno dei tempi di Orlando, Brandon Bass, arrivato poco tempo fa in uno sambio.


La storia più bella di Natale però spetta a Chuck Hayes di cui avevamo parlato poco tempo fa dicendo che Sacramento aveva annullato il contratto di 4 anni per 21 milioni offerto a Hayes considerando i problemi di cuore riscontrati all'ex Houston. I Kings hanno poi perso l'occasione di rifirmare Samuel Dalembert che casualmente è andato proprio a Houston quindi la franchigia californiana a sottoposto Hayes a numerosi esperti che hanno confermato la buona condizione fisica del giocatore dandogli il permesso di giocare. Sacramento ha dunque rifirmato Hayes, il re dell'esitation sul tiro libero, e gli ha fatto trovare un bella maglia numero 42 e un milione in più sul contratto rispetto all'offerta precedente dato che ora si parla di 22 milioni in 4 anni. Non c'è nulla da fare, la magia del Natale colpisce tutti anche in NBA.

lunedì 19 dicembre 2011

NBA Preseason Day 3, Lebron più forte di Superman, steccano l'esordio i nuovi Mavs

di Luca Ngoi


Terzo appuntamento con il nostro recap della nottata NBA appena trascorsa, nella quale i Miami Heat partono subito forte e anche grazie ai 19 punti di Lebron James stendono nel derby della Florida gli Orlando Magic che hanno pochissimo da Dwight Howard (solo 5 punti e 6 rimbalzi in quasi mezz'ora di gioco) ma molto da JJ Redick, autore di 22 punti uscendo dalla panchina che comunque non bastano per domare i Big Three (14 punti a testa per Bosh e Wade). 


A Dallas andava di scena il debutto dei nuovi Mavericks, opposti agli Oklahoma City Thunder che si impongono col risultato di 106-92 grazie ai soliti protagonisti: Kevin Durant da 21 punti e James Harden con 16 punti uscendo dalla panchina, entrambi utili a sfiancare la resistenza di una Dallas priva volontariamente di Nowitzki, rimasto in panchina per tutta la partita. Hanno invece giocato i nuovi acquisti Odom (14 punti e 7 rimbalzi), Carter, che non ha impressionato segnando soltanto 9 punti in una circostanza in cui doveva guidare i suoi in attacco, e Delonte West che è riuscito a distribuire 5 assist in sostituzione di Jason Kidd (anch'egli tenuto a riposo); ma il protagonista inaspettato è stato il giovane Roddy Beaubois, autore di 17 punti partendo dal pino.
Nel pomeriggio italiano si era giocata anche la gara d'esordio dei Boston Celtics, che si sono imposti contro i Toronto Raptors di un positivo Andrea Bargnani da 16 punti e 9 rimbalzi che inizia dunque sotto i migliori auspici questa nuova stagione.
Per oggi è tutto con i risultati della NBA, ma nella notte si giocherà la gara probabilmente più attesa di questa preseason, il derby angeleno tra Lakers e Clippers, durante il quale forse potremo già vedere la super sfida tra Kobe e Chris Paul, quindi rimanete sintonizzati.