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domenica 4 marzo 2012

I Warriors pensano a Joe Johnson e ai Big 2 dei Celtics

di Luca Ngoi


La scadenza del 15 Marzo si avvicina sempre di più e nello stesso tempo si intensificano i discorsi tra le varie squadre alla ricerca di quel pezzo ideale per far cambiare rotta alla propria stagione. In questo senso i Golden State Warriors starebbero intraprendendo diversi contatti con gli Atlanta Hawks per ottenere la guardia Joe Johnson, per il quale andrebbe sacrificato il più giovane e futuribile Monta Ellis. Con gli Hawks la franchigia di San Francisco ha parlato anche per prendere informazioni a proposito di Josh Smith, ma su di lui Atlanta ha fatto qualche resistenza in più, nonostante le voci di un possibile scambio anche con i Celtics, altri protagonisti delle conversazioni con i Warriors sia riguardo i due veterani Ray Allen e Kevin Garnett dati i due contratti in scadenza sia per un possibile scambio Rondo-Curry proposto dallo staff del General Manager Danny Ainge ma rifiutato dalla dirigenza californiana che vorrebbe sacrificare solo uno dei suoi due esterni titolari e comunque sarebbe sempre molto restìa a vendere l'ex Davidson che rappresenta un grande patrimonio per il club.

giovedì 2 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 2: le squadre in rampa di lancio

di Luca Ngoi


Continua il nostro viaggio all'interno delle squadre NBA e delle loro situazioni dopo un mese e spiccioli di basket giocato. Dopo aver considerato le cosiddette "piccole" spostiamoci ad un livello superiore con alcune squadre che sono in rampa di lancio e, nella maggior parte dei casi, stanno anche mostrando un basket molto apprezzabile. Senza ulteriori indugi dunque andiamo a vedere la situazione di questi team uno a uno.

PHILADELPHIA 76ERS (16-6). Nessuno ad inizio stagione aveva fatto caso a questi ragazzi che, con un gruppo pressochè immutato e sotto la guida di Doug Collins, sta davvero stupendo tutti. I Sixers si stanno infatti imponendo in modo silenzioso, vittoria dopo vittoria e grazie ad un sistema di gioco che valorizza allo stesso modo tutti i giocatori a roster. Se consideriamo che il top scorer è il sesto uomo Lou Williams allora capiamo veramente l'essenza di questa Philly: uno per tutti, tutti per uno, come i tre moschettieri, solo che loro andranno ai playoff, e probabilmente faranno anche strada.

ATLANTA HAWKS (16-6). Stesso identico record di Philadelphia e anche la situazione della squadra è accomunabile. Gli Hawks infatti sono riusciti a superare ogni avversità, dalle critiche ad inizio stagione (ritmi troppo bassi, poco divertimento, Joe Johnson non è un vincente, Josh Smith è una testa calda, manca un playmaker) all'infortunio per tutta la stagione del centro titolare Al Horford. Tutto ciò sarebbe bastato per distruggere la stagione di qualsiasi squadra, ma non degli Hawks, che hanno saputo valorizzare al massimo il materiale umano a disposizione, facendo di Teague un point man affidabile e passando sopra all'infortunio di Horford, rimpiazzato con un sorprendente Pachulia. E poi sono riusciti a rivitalizzare McGrady. se non è una stagione fortunata questa...

INDIANA PACERS (15-6). Ecco una squadra che fino all'anno scorso sembrava essere entrata in un tunnel senza uscita e che invece, dopo l'esonero di coach O'Brien e l'arrivo dell'ex assistente Frank Vogel, ha saputo ricompattarsi attorno ad un gruppo formato da giovani molto più che interessanti (Collison e George sono le due pietre angolari su cui costruire un futuro) e ad un ex All Star come Danny Granger, che pare aver acquistato una mentalità vincente, utile a condurre i compagni attraverso le avversità che naturalmente si presenteranno ai playoff. L'anno scorso il coach e lo stesso team, dopo l'uscita al primo turno contro i Bulls (4-1 molto bugiardo) avevano promesso che sarebbero tornati più forti, una promessa che sarà sicuramente mantenuta.

PORTLAND TRAIL BLAZERS (13-9). La partenza era stata molto interessante, poi qualche sconfitta in fila ha ridimensionato gli animi di squadra e città. Nonostante tutto comunque il record è ancora promettente, e l'assunto acquista dimensioni ancora più interessanti, al limite del pittoresco, se consideriamo che prima dell'inizio della stagione la stella della squadra, Brandon Roy, si era ritirata per i cronici problemi fisici, e ancor prima l'ex prima scelta assoluta, Greg Oden, aveva subito l'ennesimo infortunio della carriera che lo costringerà a saltare anche quest'anno agonistico. Insomma, come gli Hawks anche i Blazers si sono dimostrati una squadra dal grande cuore e capace di far fronte a tutte le avversità. Con un LaMarcus Aldridge sempre più continuo e l'affidabilità di Jamaal Crawford dalla panchina superare finalmente il primo turno di playoff potrà essere qualcosa più di un sogno.

DENVER NUGGETS (14-7). Coach George Karl è un rivoluzionario. Ha infatti dichiarato che vuole riuscire nell'impresa di vincere un titolo senza la presenza di una stella a roster. I Nuggets infatti non hanno un vero e proprio leader dichiarato, ma come per i Sixers hanno dieci giocatori in grado di trascinare la squadra verso la vittoria in ogni singola partita. Da Gallinari (appena rinnovato e top scorer di squadra), a Lawson, a Nenè fino ad arrivare a Rudy Fernandez, tutti i Nuggets possono prendersi la squadra sulle spalle, giocano senza un playbook codificato e si affidano alle invenzioni di Ty Lawson e dei loro esterni, tutti creativi e dotati di grande atletismo. Ovviamente il tutto può assumere una connotazione positiva e una negativa, e forse a Denver non arriverà un titolo, ma i tifosi del Pepsi Center sono i meno annoiati dell'NBA, e qualche volta si tolgono anche qualche sfizio compiendo imprese random.

UTAH JAZZ (12-8). Alzi la mano chi a inizio stagione avrebbe scommesso sui Jazz, una squadra privata nell'annata precedente della propria stella (Deron Williams), di fatto affidata ad un'armata di ragazzi che sembravano lasciati al loro destino senza regole stabilite e con un coach (Tyrone Corbin) già sulla graticola senza aver nemmeno giocato una partita. Nessuno però aveva fatto i conti con il duo di lunghi formato da Paul Millsap e Al Jefferson, rivelatisi invece decisamente solidi e pericolosi anche per le migliori front line della Lega. Il fulcro della franchigia sono loro due, attorno ai quali ruotano Devin Harris e il sophomore (giocatore al secondo anno) Gordon Hayward, ala molto più solida di quello che si potesse pensare. Il rookie Enes Kanter, scelto alla numero 3, non ha ancora dimostrato quasi nulla, ma se dovessero arrivare ai playoff, o comunque tra le prime dieci ad Ovest potrebbero anche fare finta di niente.

LOS ANGELES CLIPPERS (13-6). Le difficoltà iniziali sono dovute ad una chimica ancora da affinare, ma l'intesa tra Blake Griffin (in foto, ndr) e Chris Paul è già ottima, come può testimoniare Kendrick Perkins. I Clippers hanno tolto i titoli dei giornali dalla metà gialloviola della città, e soltanto per questo la stagione da salvare, dopo anni e anni di angherie mediatiche e tecniche. I duelli stagionali vedono la contesa sull'1-1 (3-1 se si considera anche la pre season), ma la gara dello spettacolo non è nemmeno iniziata e le quote non sono neanche uscite. I playoff sono l'obiettivo dichiarato, e salvo squilibri saranno portati a casa, ma di qui a due anni, a patto che CP3 rinnovi il contratto che scade nell'estate del 2013, attenti ai "Velieri" anche in chiave titolo.

HOUSTON ROCKETS (12-10). Il cambio di coach, da Adelman a McHale, poteva essere traumatico, e invece l'ex ala dei leggendari Celtics ha saputo mettere insieme una squadra che gira attorno al grande realizzatore Kevin Martin, alla grande sorpresa Kyle Lowry (12.1 punti e 8 assist a gara), al rookie da Florida Chandler Parsons, stopper difensivo e presenza atletica, e infine ad un ritrovato Sam Dalembert. Il record è positivo ma ora come ora non basterebbe per i playoff ad Ovest, ma i Rockets saranno tra le squadre  che lotteranno fino in fondo per assicurarsi la tanto agognata ottava posizione, inoltre l'età media è tale da far sperare cose migliori per il prossimo futuro, magari con una scelta intelligente nel prossimo ricchissimo draft.

MEMPHIS GRIZZLIES (11-10). Siamo sicuri che con Zach Randolph abile e arruolato alla "pugna" il record sarebbe ancora questo? I Grizzlies, reduci dalla semifinale di conference agli scorsi playoff, avevano iniziato la stagione con grandi speranze, ma l'infortunio di Z-Bo e quello del playmaker Mike Conley hanno causato difficoltà inaspettate. Col rientro del point man da Ohio State però le cose in casa Memphis si sono ricombinate e la squadra ha ricominciato a girare, sospinta dalla crescita di Rudy Gay (viceversa sottotono nelle prime gare stagionali) e soprattutto a quella di OJ Mayo, sempre più a suo agio nell'uscire dalla panchina e "spaccare" le partite col suo impatto realizzativo. Randolph probabilmente non tornerà, e questo è un peccato, ma in queste condizioni per la squadra di coach Hollins lottare arduamente per i playoff è già un bel traguardo.

giovedì 19 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 25; volano gli Hawks, Knicks, che disastro !

di Luca Ngoi


Ci avviciniamo sempre più al completamento del primo mese in NBA, che come sempre quando si giocano tante partite regala altrettante emozioni in ogni parte della nazione, a cominciare dalla clamorosa sorpresa di giornata: i Washington Wizards che tendono un agguato agli Oklahoma City Thunder grazie alla seconda grande prova di John Wall (ve ne parliamo tra poche righe), mentre sono sicuramente da segnalare le vittorie di Atlanta in casa contro la mai abbordabile Portland, di Denver in uno dei campi più ostici in questo momento, quello di Philadelphia, la vittoria all'ultimo respiro dei sempre più altalenanti Los Angeles Clippers (buzzer beater decisivo di Chauncey Billups), così come tornano a vincere gli Spurs nella seconda partita in Florida all'Amway Center di Orlando e infine da sottolineare il quinto ko consecutivo dei Knicks contro i Suns che furono di coach D'Antoni. Ma come sempre non vi anticipiamo nulla e andiamo ad approfondire i maggiori temi di nottata con i nostri top e flop.

TOP: ATLANTA HAWKS. Nessuno ne parla negli States ma questi Hawks sono ormai una realtà in una Eastern Conference forse mai come quest'anno priva di grandi corazzate (Bulls a parte). I falchi sono sempre privi di Al Horford (forse fino al termine della stagione) eppure sembrano non risentirne affatto trovando in Zaza Pachulia un sostituto più che adeguato e in Jason Collins un sorprendentemente solido titolare. Inoltre Jeff Teague sembra essere tornato il talento elettrizzante che aveva incantato a Wake Forest, McGrady ha messo la testa a posto e poi ci sono le solite certezze chiamate Joe Johnson e Josh Smith. La vittoria (la quinta in fila) sui Blazers certifica una volta di più la pericolosità dei ragazzi di coach Larry Drew.

FLOP: NEW YORK KNICKS. Se anche Carmelo Anthony comincia a non funzionare più (solo 12 punti per l'ex Nuggets) allora vuol dire che nella Grande Mela il problema inizia a diventare serio. Stoudemire sembra essere sempre più a disagio con Chandler a fianco quando in teoria doveva essere ancor più rafforzato dalla presenza del fresco campione NBA, invece questi Knicks proprio non ingranano la marcia e coach D'Antoni pare essere sempre più sulla graticola quando in realtà di colpe ne avrebbe poche data la mancanza di giocatori adatti per il suo sistema run&gun, anche se in queste ore si parla sempre più insistentemente di Steve Nash pronto a fare le valigie proprio per trasferirsi ai Knicks. Che possa essere l'ancora di salvataggio per questa nave alla deriva?

LA SORPRESA: WASHINGTON WIZARDS. Fino a questo momento li avevamo quasi sempre inseriti nel reparto dei "flop" e invece oggi non possiamo segnalarli come la più grossa sorpresa della notte. Grazie ad un John Wall d'annata (26 punti per un giocatore in crescita dopo le tante difficoltà iniziali) e al compagno di back court Nick Young i capitolini riescono a superare la miglior squadra della Western Conference. Andray Blatche è ancora un problema per i tifosi (ma lui non vuole andarsene e nessuno lo richiede), ma se per una volta arriva la vittoria allora anche le critiche possono fermarsi, e intanto coach Saunders salva la panchina che comunque era stata messa al sicuro da alcune dichiarazioni della stessa proprietà. Bel punto da cui ripartire.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Ormai non è più una sorpresa in questa categoria, soprattutto quando i Nets vincono (nella notte successo contro i Warriors). Il suo contributo è ancora una volta decisivo visti i 22 punti conditi da 6 assist per il prodotto di Providence che continua a mietere vittime e si sta sempre più imponendo come il leader di New jersey. Lo abbiamo detto tante volte che la personalità e la capacità di segnare dei punti sono le ultime cose che gli mancano, e proprio nei giorni in cui si torna a parlare di una possibile cessione di Deron Williams farà sicuramente piacere al patron Prokhorov avere tra i suoi un ragazzo che in prospettiva non lo farà dimenticare, perlomeno sotto il profilo realizzativo.

venerdì 13 gennaio 2012

Infortuni in NBA, nomi di lusso ai box



di Claudio Pavesi

Giocare così tante partite in così poco tempo è devastante anche per il più allenato dei fisici e infatti alcune squadre dalle grandi aspirazioni devono affrontare già adesso gravi infortuni.
I più tristi sono sicuramente gli Atlanta Hawks che dovranno rinunciare all'All Star Al Horford per ben 3 o 4 mesi per una torsione a un muscolo che collega il pettorale sinistro alla spalla e potrà quindi rientrare solo a 10 giorni dall'inizio dei playoffs quindi non meravigliatevi se gli Hawks torneranno sul mercato perchè a oggi tra i centri possono schierare solo Zaza Pachulia e Jason Collins, non il massimo se si attenta al primo posto a Est.
Si portano avanti anche i Bulls che proclamano l'emergenza guardie, prima infatti perdono Rip Hamilton e CJ Watson e ora anche Derrick Rose è costretto a fermarsi ai box. I loro infortuni non sono molto preoccupanti, soprattutto quello di Rose ma con molte partite e molte trasferte in poco tempo coach Thibodeau non vuole correre rischi e decide di firmare un paio di giocatori dalla D-League, prima John Lucas III, che nella notte sfruttando l'assenza dell'MVP ne mette a segno 25 in ben 48 minuti, e poi decidono di andare sul sicuro è firmare anche un veterano come Mike James, campione NBA con i Pistons. Nel loro ultimo match però perdono anche Joakim Noah che ha dovuto abbandonare il campo per effettuare una lastra di sicurezza al pollice che però non dovrebbe essere nulla di grave.
Il carosello degli infortunati non finisce certo qui, facciamo tappa anche nella baia di San Francisco dove Golden State dovrà rinunciare a Kwame Brown per almeno 3 mesi dato che in questi giorni si sottoporrà ad un intervento per curare la lesione del muscolo che collega pettorale e spalla, essenzialmente lo stesso infortunio di Al Horford ma un po' più grave. Peccato per Kwame Brown che sarebbe dovuto essere il miglior difensore da centro area dei Warriors che gli avevano offerto un contratto di una stagione di ben 7 milioni di dollari credendo che questa sarebbe stata la stagione del suo riscatto.
Nei giorni precedenti anche Oklahoma State ha versato qualche lacrimuccia per la perdita fino a fine stagione playoffs compresi di Eric Maynor, playmaker di riserva e innesto fondamentale dalla panchina dei Thunder che ha dovuto abbandonare il parquet portato via a spalle da Perkins e Ibaka per una bruttissima distorsione al ginocchio che vista a velocità di gioco avrebbe fatto impressione perfino a Dario Argento.
Momentaneamente il bollettino di guerra dell'NBA finisce qui ma restati collegati con noi per nuovi aggiornamenti.

giovedì 5 gennaio 2012

In punta di penna. T-Mac is baaaaaaack

di Luca Policastro


Voglio dedicare il mio ormai consueto pezzo settimanale a un campione che all’anagrafe fa Tracy Lamar McGrady jr : questo ragazzo , classe 79 , è tanto pieno di talento quanto fragile tipo un cristallo Swarowski ;  tanto per gradire, è stato uno dei primi a passare direttamente dalla high school all’NBA (viene da Mt. Zion Christian Academy) dove venne scelto dai Raptors ; almeno inizialmente era conosciuto per essere cugino alla lontana con Vincredible, Vince Carter , ma ben presto si scrolla di dosso questa etichetta per via delle memorabili gesta sui parquet di tutta America.

Tutto il suo infinito talento si è messo meglio in mostra in quel di Orlando dove il ragazzo volle vigorosamente andare per vestire la maglia numero 1 appartenuto al suo idolo Penny Hardaway : già nel primo anno vince il premio di giocatore “più migliorato” e finisce all’All star Game ; un paio di stagioni più tardi è stato miglior realizzatore della lega con la bellezza di 32,1 punti a partita. Che il ragazzo il fondo della retina lo veda spesso è stato confermato l’anno dopo dove si conferma best –scorer con soli 28 punti di media partita(con un top di 62 contro i Washington Wizards) ; nonostante queste incredibili cifre il record dei Magic non era molto lusinghiero e spesso TMac è stato accusato di impegnarsi poco  ( qui prende anche il soprannome “The Big Sleep” per via della sua espressione sonnolenta e della incredibile capacità di addormentarsi in ogni dove).

Molto presto i rapporti col GM si deteriorarono e nella stagione 2004/05 finisce in Texas, precisamente a Houston insieme a Juwan Howard in cambio di Steve Franchise Francis
 che invece fa la tratta opposta ; quell’anno si è reso protagonista di una vera e propria impresa sportiva quando ribalta 11 punti di svantaggio agli Spurs segnandogliene 13 negli
ultimi 35 secondi di partita (ricordo come fossero ieri i commenti increduli di quegli istanti del duo Tranquillo – Buffa) . Nonostante cifre da capogiro anche in quel di Houston le critiche si sprecano perché non riesce mai a portare i biancorossi oltre il primo turno playoff (addirittura nell’anno in cui lui è infortunato la squadra arriva al secondo turno , apriti cielo).
Una costante della carriera di Tmac son gli infortuni che ma l’hanno abbandonato e che ne hanno limitato le incredibili potenzialità : prima frequenti problemi alla schiena (con le siringate che erano all’ordine del giorno solo per poter tirare ) quindi problemi a entrambe le ginocchia (operazione a ginocchio sinistro che gli fa perdere gran parte del 2009 ).
La stagione 2009/10 è costellata da numerosi altri problemi fisici così a Febbraio è spedito nella Grande Mela dove è allenato da D’Antoni che subito gli dimostra fiducia (ripagata da iniziali buone prestazioni) e vuole provarlo come Play : ben presto l’idillio si spezza e TMac (che era il giocatore NBA più pagato) finisce free agent in estate : gli viene offerta una possibilità ma gli introiti calano esponenzialmente ai Detroit Pistons : qui infatti si deve accontentare del minimo salariale ma spera di rimettersi in sesto dal preparatore atletico che ha curato anche un All Star quale Antonio Mc Dyess anch’egli martoriato dagli infortuni.
L’ultima squadra in ordine di tempo che dà fiducia a TMac (che tra l’altro ha scollinato i trent’anni da un po’ ) son i Falchi di Atlanta : anche qui firma il consueto annuale al minimo salariale ma sembra che almeno gli acciacchi fisici lo mollino un attimo . Infatti le prime partite di regular season son decisamente buone ma è qualche giorno fa che il campione ha sfoderato l’ennesima perla della sua carriera : sul parquet della squadra più in forma del momento e reduce da un filotto di 5 partite consecutive ,i Miami Heat , TMac mette a referto 13 punti (11 nell’ultimo periodo)conditi da 5 rimbalzi e 4 assist  (il massimo dal novembre 2008 ) e porta i suoi Hawks a una vittoria alla vigilia quantomeno insperata. Ecco le dichiarazioni del redivivo TMac a fine partita :”Per me è stato molto importante battere la squadra di LeBron e Wade contro i quali peraltro è facile trovare le giuste motivazioni” e “Finalmente posso dichiarare di sentirmi in forma dopo l’infortunio al ginocchio” : insomma sembra proprio che per il ragazzo di Barlow la 15sima stagione NBA consecutiva sia iniziata sotto i migliori auspici.
Personalmente non posso che essere entusiasta per la rinascita di TMac che similmente alla fenice è rinato dalle proprie ceneri : bisogna rendere gli onori a un ragazzo che ha avuto tantissima sfortuna nella sua carriera cestistica ; senza questa cattiva compagnia probabilmente staremmo parlando di un giocatore molto più incisivo e vincente di quello che è adesso. Nota a margine a sua parziale discolpa : non ha mai giocato con giocatori alla sua altezza (se escludiamo un Grant Hill che ai tempi di Orlando era più infortunato di lui-il che è tutto dire- e Yao Ming , che tra l’altro adesso si gode la sua Cina da ritirato col contratto da nababbo) .

Se quindi si tenesse conto di tutte queste variabili sicuramente influenti si potrebbe vedere la carriera di Mc Grady sotto una lente diversa : è facilissimo accanirsi su di lui (non solo non ha al dito manco un anello ma non ha mai superato un turno di Playoff)  però così facendo si dimenticano le sue giocate, i crossover, le entrate al ferro come ridere, la mano da cecchino , le scollinate oltre il ferro..
Concedetemi di trascrivere il virgolettato di uno che ,nonostante tutto quello che ha vinto come allenatore, a sentirlo parlare di basket si rabbrividisce : “ tra Mc Grady e Josh Howard (avessi detto… avvistato nei pressi delle Montagne Rocciose in mezzo ai Mormoni in quel di Salt Lake City) sicuramente mi tengo il secondo”. Ah,se ancora non avete capito chi è il solone in questione vi do un paio di indizi  : faceva la pubblicità del The Lipton e commenta le partite su una nota rete televisiva con uno che ne capisce ancora meno di lui.

Luca Policastro

PS : Auguri di un fortunato 2012 a tutti i lettori del Blog di BasketZone .

mercoledì 28 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 3; spettacolo a Miami, primo successo per LA

di Luca Ngoi


Terzo giorno di basket NBA, e anche se le partite notturne sono state meno della giornata precedente lo spettacolo non è certamente mancato. Come al solito andiamo a ricapitolare i protagonisti positivi e quelli negativi di questo ennesimo appuntamento col basket d'oltreoceano.

TOP: LEBRON JAMES. Dominatore assoluto dei primi due quarti della partita vinta dai suoi Heat contro Boston, nei quali fa esattamente quello che vuole sui due lati del campo, tra linee di passaggio intercettate, corse in contropiede e canestri letteralmente inventati dal nulla. Alla fine i numeri, per un fenomeno quale è, sono anche normali: 26 punti, 6 rimbalzi e 5 assist ma l'impressione è che se messo nelle condizioni di campo ideali possa davvero lasciare soltanto le briciole agli avversari.

FLOP: UTAH JAZZ. Guardandoli adesso viene difficile persino ricordarsi dei tempi in cui Deron Williams e Carlos Boozer mettevano insieme uno dei pick n roll più micidiali dalla coppia Stockton-Malone, eppure gli Utah Jazz versione 2011-12 sono questi: una squadra mediocre, che gioca a ritmi soporiferi in una città in cui già è difficile entusiasmarsi per evidenti ragioni culturali, figuriamoci se nemmeno lo sport fa qualcosa per facilitare il processo.

LA SORPRESA: NORRIS COLE. Era difficile immaginarsi che un ragazzo scelto nel finale del draft dai Chicago Bulls e passato tramite diverse vicessitudini a Miami potesse di colpo risolvere una partita, pur di inizio stagione regolare, contro i Boston Celtics. E invece l'ex leader dell'università di Cleveland State si è letteralmente preso gli Heat sulle spalle sferrando l'allungo decisivo con uno sfondamento ai danni di Brandon Bass, una tripla e un tiro uscendo dai blocchi a suggellare una prova da 14 punti nel solo quarto quarto. Alla fine per lui saranno 20, e teoricamente sarebbe il playmaker di riserva, ma continuando così sarà facile per lui scalzare l'attuale antagonista Mario Chalmers nel ruolo. Gli high five di Wade e Lebron a gara conclusa valgono più di mille parole.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Anche in questo caso parliamo di gente che non ha paura di prendersi le proprie responsabilità anche se soltanto al primo anno tra i professionisti. La guardia uscita in estate da Colorado infatti è l'unico che provi seriamente a dare una scossa ai suoi Nets nella debacle contro Atlanta e alla fine mette insieme 17 punti e rimbalzi, che consentono alla squadra del patron Prokhorov di rimanere quantomeno a galla. La faccia tosta che mancava in una squadra di bravi ragazzi.