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giovedì 28 giugno 2012

Mega trade tra Milwaukee e Houston, si muove anche Charlotte

di Luca Ngoi


Come di consueto nelle ore precedenti il draft molte squadre ne approfittano per cercare di scalare la lotteria e nello stesso tempo acquisire qualche giocatore che possa fare comodo. Le prime franchigie ad ufficializzare un affare sono state Houston e Milwaukee, che hanno orchestrato uno scambio per il quale ai Bucks sono arrivati il centro Samuel Dalembert (peraltro autore di una buona stagione in Texas) e la scelta numero 14 in cambio di Shaun Livingston, Jon Brockman,  Jon Leuer (questi ultimi sono state le ultime due scelte al draft di Milwaukee, segno che probabilmente si poteva scegliere meglio) e la dodicesima scelta. Lo scambio è apparentemente equo, ma tutto ovviamente dipenderà dalle scelte che le due squadre effettueranno stanotte, ma la cosa sicura è che non sarà assolutamente facile scegliere in una zona di primo giro molto affollata e in cui il confine tra colpo di genio e fregatura è quasi inesistente.


Passiamo a Charlotte, che è riuscita a liberarsi dell'oneroso contratto di Corey Maggette, eterno incompiuto del mondo NBA, per arrivare alla guardia Ben Gordon, reduce da un paio d'anni non esattamente esaltanti a Detroit e in cerca di riscatto in una squadra in estrema difficoltà. Nello scambio è coinvolta anche una prima scelta futura di Detroit che dunque passa ai Bobcats, i quali a questo punto molto difficilmente punteranno su una guardia con la loro scelta numero 2. In calo dunque le quotazioni di giocatori come Kidd-Gilchrist e Beal per quel posto, mentre riprende piede il nome di Thomas Robinson, soprattutto viste le voci degli ultimi giorni che vedevano come possibile partente dalla Carolina anche il lungo Tyrus Thomas. 
Queste trades sono già state formalizzate, ma da qui a stanotte possiamo ancora aspettarci di tutto, tra squadre che vorranno acquisire scelte alte e altre che sono pronte a cederle per incamerare giocatori pronti da subito. Anche questa è la magia del draft.

mercoledì 18 aprile 2012

Larry Brown torna al college basketball: allenerà Southern Methodist

di Luca Ngoi

Photo by: Getty Images
L'ultima esperienza nel variopinto mondo del basket targato NCAA, Larry Brown l'ha avuta nel 1988, quando fu allenatore di Kansas avendo anche l'onore di vincere un titolo. Da lì in poi tanto tempo tra i professionisti, togliendosi diversi sfizi tra cui, più che il titolo con i Pistons, spicca l'abilità nell'aver tenuto a bada per un anno l'estro bizzoso di Allen Iverson, arrivando a quella drammatica finale con i Lakers vinta poi dai gialloviola per 4-1. Successivamente il caratterino di Brown ha acceso, sempre per il tempo di una stagione, i freddi animi dei tifosi degli Charlotte Bobcats, condotti per la prima volta ai playoff salvo subire irrimediabili scontri con le stelle della squadra, Steph Jackson e Gerald Wallace, e abbandonare la nave l'anno successivo.
Insomma, come avrete capito il signore in questione è uno che tende a stufarsi presto dei propri giocatori, ma è anche uno degli allenatori più carismatici (e vincenti) presenti attualmente sulla piazza e allora ecco che la piccola e poco conosciuta università di Southern Methodist ha deciso di correre il rischio, non avendo nulla da perdere, e puntare su di lui per far crescere il proprio programma di basket. Secondo indiscrezioni coach Brown avrebbe chiesto all'attuale allenatore di Illinois State, Tim Jankovich, di fargli da assistente ma le prime risposte sarebbero state negative, mentre più entusiasmo è arrivato da Jerrance Howard che dovrebbe seguire Brown nella sua nuova avventura. Un'avventura sicuramente non facile, ma più che mai interessante dato che, con la presenza di un allenatore così esperto e famoso, non escludiamo la possibilità che alcuni prospetti anche di buon livello possano compiere la coraggiosa scelta di approdare in un college molto poco blasonato pur di farsi guidare dal mentore di tanti giocatori professionisti, che per giunta ci sa fare pure con i talenti più sregolati (ma non fatelo arrabbiare).

venerdì 13 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 19; un super Howard stende Golden State, i Knicks cadono in trasferta

di Luca Ngoi


Diciannovesima notte in NBA con poche partite giocate e con la terza volta di un giocatore che segna quaranta o più punti: parliamo di Dwight Howard, che ne mette 45 per annichilire le resistenze dei Warriors. Nelle altre gare vittoria di Memphis in casa contro New York, di Cleveland a Phoenix, di Milwaukee su Detroit e infine il facile successo degli Atlanta Hawks contro gli Charlotte Bobcats. Nell'assegnare i "premi" di giornata oggi non inseriamo nessun flop un po' per lo scarso numero di gare giocate e un po' perchè nessuna squadra ci ha particolarmente deluso in negativo quindi inseriamo un doppio premio per il miglior rookie della notte date le gare molto ispirate di due giocatori al primo anno. Stiamo a vedere.

TOP: DWIGHT HOWARD. Come abbiamo detto 45 punti, conditi dalla bellezza di 23 rimbalzi per il centro di Orlando, che costringe i Warriors a ricorrere alla scorretta pratica dell' hack-a-Dwight per larghi tratti di gara. Tattica che comunque non ha alcun effetto perchè il ragazzone di Atlanta domina in lungo e in largo contro un front court peraltro privo di Kwame Brown, piuttosto scarso tecnicamente ma pur sempre un corpo da opporre contro la sua presenza. Insomma, se mai i Magic dovranno rinunciare al loro centro titolare (che ha comunque specificato di non gradire proprio la destinazione Golden State) rimpiangeranno questi giorni.

LA SORPRESA: MEMPHIS GRIZZLIES. La vita senza Zach Randolph è difficile e proprio per questo ogni vittoria contro le grandi squadre come New York assume un valore ancora più importante. La squadra sta cercando di rispondere all'assenza di uno dei suoi leader riassestando un po' l'attacco, e l'operazione non è sempre facile, ma quando ritrova un Rudy Gay ispirato (contro i Knicks 26 punti e 5 rimbalzi) allora può tornare quella arrivata ad un passo dalla finale di Conference lo scorso anno. L'atletismo c'è e il talento pure, è solo una questione di abitudine, alla vittoria e ai nuovi schemi.

SARANNO FAMOSI 1: KYRIE IRVING. Se Cleveland vince a Phoenix e ritrova un record al 50 percento lo deve in gran parte al suo rookie e playmaker che sforna una gara da 26 punti e 6 assist, conditi da una crescente sicurezza offensiva. Ormai l'infortunio che lo aveva attanagliato in quel di Duke sembra superato e il ragazzo non ha paura di mostrare il suo gioco che miscela gite al ferro con tiri da fuori (2/4 da tre contro i Suns) che lo aveva reso famoso prima alla High School e poi in maglia Blue Devils. Non sarà Lebron a livello mediatico, ma i Cavs hanno sicuramente scelto bene l'uomo su cui ricostruire la franchigia.

SARANNO FAMOSI 2: BRANDON KNIGHT. I suoi Pistons, a differenza dei Cavs, fanno ancora fatica a vedere la luce in fondo al tunnel visto che perdono anche a Milwaukee, ma il playmaker uscito da Kentucky inizia a prenderci sempre di più la mano. 20 punti e 3 assist con solo due errori al tiro nella notte del numero 7, che insieme a Greg Monroe costituisce la più grande speranza per la squadra del Michigan, davvero poca roba se si escludono questi due giovani talenti. Diversamente da Irving per lui non c'erano le scorie di un infortunio a giustificare un andamento iniziale lento, ma semplicemente necessitava di un po' di adattamento alla nuova Lega e di fiducia da parte di squadra e allenatore.

domenica 8 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 14; italiani belli ma perdenti, Durant tiene a galla i Thunder,

di Luca Ngoi


Due settimane di NBA e le emozioni che la Lega ci ha regalato sono già innumerevoli. Nell'ultima notte sono state superlative le prestazioni di due dei nostri portacolori (Gallinari e Bargnani) nonostante le due sconfitte, ma abbiamo anche assistito all'ennesimo show di Kevin Durant, mentre i Knicks tornano a vincere e a pareggiare il proprio record vinte-perse (ora 4-4), così come Dallas e i Clippers che piegano le resistenze degli Hornets (solo 3 punti per Belinelli) e dei Bucks. Cade invece Chicago, forse stanca per il back to back, che si arrende a degli scatenati Atlanta Hawks sempre più solidi e in grado di lottare per un posto ai playoff ad Est.
Detto ciò bando alle ciance e andiamo a scoprire come sempre i buoni e i cattivi di questa serata.

TOP: KEVIN DURANT E DANILO GALLINARI. Il primo vince e l'altro perde, ma i due sono accomunati da una cosa: l'avere in mano la squadra per cui giocano. Le prestazioni del Gallo ormai stanno convincendo tutti a Denver che possa davvero essere il leader in campo della franchigia del Colorado; nella notte per lui sono arrivati 31 punti (massimo in carriera pareggiato per la seconda volta), segnati nelle maniere più diverse, e anche se i suoi Nuggets hanno perso (117-121 contro gli Spurs) George Karl non può essere arrabbiato perchè ha forse trovato il punto di riferimento che serviva ai suoi. Per Durant invece sembra di ripetere sempre le stesse cose: anche contro i Rockets i suoi Thunder soffrono per quasi tutta la partita, sono sempre dietro a inseguire, poi arriva lui e la risolve nel finale con un jumper mortifero. Nulla di meglio per una squadra sembrata un po' in debito di ossigeno nelle ultime gare: sapere di poter contare su una sicurezza del genere negli ultimi secondi di partita è uno dei motivi per cui potranno fare molta strada anche nella post season.

FLOP: TORONTO RAPTORS. O meglio: i Toronto Raptors senza Andrea Bargnani. Già, perchè il lungo italiano è l'unico a salvarsi tra i canadesi, mettendo a segno la prima doppia doppia stagionale (21 punti e 11 rimbalzi), ma il resto della squadra è totalmente assente, segna la miseria di 41 punti complessivi  e subisce un bel -35 di scarto finale a Philadelphia. Coach Dwane Casey voleva, così come coach Triano in precedenza, che la sua fosse una squadra principalmente difensiva, ma non penso che questo escludesse la presenza di un attacco credibile.

LA SORPRESA: DANNY GREEN. In contumacia Manu Ginobili la rotazione degli esterni degli Spurs si allarga naturalmente e lui è uno di quelli a trarne maggior beneficio. Nella gara interna contro Denver per il prodotto di North Carolina arriva il massimo in carriera: 24 punti calati in un contesto di squadra davvero ammirevole per cui la distribuzione dei punti stessi, unita ad un attacco più fluido lo avvantaggia permettendogli di sfruttare un tiro sul quale nessuno ha mai dubitato. L'anno scorso il sistema Popovich ha messo sulla mappa NBA uno che aveva solo giocato in Europa come Gary Neal, ma quest'anno potrebbe toccare a lui.

SARANNO FAMOSI: BRANDON KNIGHT. I Pistons perdono, e fin qui la novità non c'è, ma quello che fa specie è il rookie scelto alla numero 7 nell'ultimo draft. L'ex Kentucky infatti prende in mano la squadra e segna 19 punti con 6 rimbalzi (mai pochi per una guardia) e 4 assist. Fino a questo momento le prestazioni del playmaker che ha "rubato" il numero di Ben Gordon sono state molto altalenanti, ma forse gli serviva solo qualche gara di ambientamento prima di spiccare realmente il volo. La stagione così concentrata non può aiutare i rookie, ma lui è un duro, e questo può essere un nuovo inizio.

sabato 31 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 6; Prima vittoria per Boston e Dallas, Bargnani ne segna 30


di Claudio Pavesi

Puntuale come un'orologio svizzero ecco arrivare l'ultimo NBA Day Recap del 2011 che, tramite i suoi Top e Flop, vi sintetizzerà perfettamente le 11 partite della notte appena trascorsa che è stata di grande sollievo per molti tifosi considerande che sono arrivate le prime vittorie dei Celtics, dei Mavericks e degli Utah Jazz mentre restano perfette Miami e Indiana. Potremmo discutere a lungo su chi sia il migliore della serata, se il super-Derrick Rose, il solito Lebron James o il Bargnani da 30 punti, ma fosse per me la corona andrebbe sicuramente a Shaquille O'Neal, dominatore assoluto come personaggio televisivo con le sue battute, i suoi balli e i suoi siparietti come l'ultimo vestito da mago mentre impersonava Shaq-stradamus. Imbattibile.

TOP: DERRICK ROSE. L'ex MVP si comporta come tale e nell'ultima esibizione contro i nuovi Clippers mette a segno 29 punti, 16 assists, 8 rimbalzi tirando con oltre il 50% sia dal campo che dietro la linea da 3 punti conu cui affonda la squadra di Los Angeles a cui non sono bastati i 34+13 di Blake Griffin. Imprendibile, inarrestabile, se poi diventa una macchina anche da 3 punti allora dovrebbe essere legittimo per i difensori usare un'arma da fuoco perchè non mi vengono in mentre altri modi per fermarlo.

FLOP: DETROIT PISTONS. Questa volta perdono con i Celtics che riaccoglievano Paul Pierce ma questi Pistons sembrano avere poco a che fare con le altre franchigie NBA, poco gioco, brutta difesa e una sola certezza: la mancanza di un leader. Ogni volta Detroit spera nella giornata di grazia di uno dei suoi ma non è sempre domenica soprattutto se si considera che Ben Gordon non giustifica col suo gioco il suo incredibile stipendio mentre Charlie Villanueva, altro super-pagato di casa Pistons, è più volte in borghese per sospensioni che in campo a sudare con gli altri. Il tunnell sembra davvero lungo, che sia Brandon Knight l'unica luce?

LA SORPRESA: IAN MAHINMI. Nella sera in cui Jordan crawford degli Wizards ne mette 24 e 5 assists e sei ormai certo che la sorpresa di turno sia lui, ecco arrivare Ian Mahinmi, che dire che a Dallas vede il campo con poca frequenza è un eufemismo, ma proprio il giorno della prima vittoria dei Mavs ne mette 19 con 5 rimbalzi e 2 stoppate in 28 minuti di utilizzo col 100% dal campo dimostandosi vero mattatore e leading scorer di Dallas. Aiutatemi voi perchè io non ci sto capendo più niente in questa NBA.

SARANNO FAMOSI: KYRIE IRVING.
Verrebbe da dire nuovamente Marshon Brooks che ne mette ancora 21 ma c'era bisogno di cambiare e mi sembra giusto farlo proprio quando la prima scelta assoluta del draft si mette a giocare come tale. 20 punti, 5 rimbalzi, 4 assists, 1 rubata e 1 stoppata nella sconfitta dei Cavaliers contro i Pacers ma finalmente un po' di gioco e un po' di coralità da parte di Cleveland che per una volta non ha giocato a "tiriamo da ovunque e vediamo chi è il primo che la mette" ma ha costruito azioni di un certo livello grazie alla regia dell'ex Duke. E' presto per fare commenti su Irving e i nuovi Cavaliers ma, come si diceva a scuola, il ragazzo c'è però deve applicarsi.

giovedì 29 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 4; Miami perfetta come... New Orleans!



di Claudio Pavesi

Nuovo giorno e nuovo recap della notte NBA in cui alcune squadre come Miami hanno affrontanto un back-to-back, mentre altre sono scese in campo per porre fine a un momento di crisi come Boston, ma non perdiamo altro tempo e dedichiamoci ai consueti top e flop della giornata

TOP: LEBRON JAMES. Di nuovo nonostante abbia giocato anche ieri rivelandosi anche in quel caso il migliore di tutti il re non si ferma e anche nel back-to-back insegna basket ad avversari e spettatori nella vittoria degli Heat sui Bobcats, la terza vittorie in tre partite. Una prestazione da 35 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate, 2 stoppate e una faccia che più cattiva non si può per dimostrare a tutti che anche in regular season non si scherza e che questi Heat sono probabilmente la squadra da battere. Indomabile Lebron.

FLOP: BOSTON CELTICS.Terza partita e terza sconfitta per la squadra di Doc Rivers che non è mai partita così male dall'acquisto di Garnett e Allen. Questa volta sono stati i nuovi Hornets ad abbattere i biancoverdi aiutati dai 13 punti di Belinelli, i 21 di Jarrett Jack e i 20 di Carl Landry ma non sono stati tanto gli Hornets a sbalordire quanto i Celtics a deludere anche se bisogna ricordare che sono ancora privi di Paul Pierce. Nella notte nessun Celtic è andato oltre i 15 punti di Ray Allen compreso Garnett che si ferma a 8 e Rondo a 13 con solo 6 assists e ben 4 palle perse. Vi abbiamo detto che, oltre a Bass, l'unico lungo entrato dalla panchina è Greg Stiemsma che ha giocato ben 20 minuti? Boston, abbiamo un problema.

LA SORPRESA: SAMARDO SAMUELS. Debutto stagionale per questo giocatore al secondo anno proveniente da Louisville University, e che debutto! 17 punti, 4 rimbalzi e 1 assist con 6 su 8 dal campo per il giocatore dei Cleveland Cavaliers che ha aiutato la sua squadra a battere i Detroit Pistons in soli 24 minuti di utilizzo. Il fisico è notevole e Rick Pitino, suo allenatore al college, sostiene che raramente ha visto nella sua lunga carriera un lungo con le mani più educate delle sue. Che sia un nuovo spiraglio di luce per questi Cavaliers?

SARANNO FAMOSI: BRANDON KNIGHT. 28 minuti, 23 punti, 1 rimbalzo, 6 assist e 2 rubate, non male se consideriamo che tira anche con 10 su 13 dal campo e 3 su 5 dall'arco dei 3 punti. Il rookie da Kentucky era considerato ancora acerbo per l'NBA ma sembra che il ragazzo classe 91 (sì avete letto bene 91) voglia dimostrare a tutti gli altri General Manager NBA cosa si sono persi. Il suo compito è essere il futuro dei deludenti e svogliati Pistons ma, con la sua grinta e voglia di far bene, parrebbe essere anche il presente della franchigia del Michigan.

mercoledì 21 dicembre 2011

NBA Preseason Day 6, l'esordio del Gallo e il giorno dei re-match

di Luca Ngoi


Sesto giorno di preseason per le squadre NBA, che sono tornate nuovamente in campo, così come ha fatto il nostro Danilo Gallinari, che ha totalizzato 15 punti e 4 assist nella vittoria casalinga dei suoi Nuggets contro i Phoenix Suns, stesi sull'altissimo punteggio di 127-110; per Denver ottima anche la prima prova del rookie Kenneth Faried, autore di 14 punti e sei rimbalzi, inclusa una fragorosa schiacciata in contropiede: al Pepsi Center potranno non vincere un titolo, ma di sicuro non si annoieranno. Continua in modo positivo anche la pre stagione dei Bulls, che battono per la seconda volta Indiana col punteggio di 93-85; decisiva la prestazione di Carlos Boozer, che con i suoi 24 punti e 6 rimbalzi guida i Bulls nel sorpasso su dei pur generosi Pacers, nei quali si distingue su tutti Tyler Hansbrough, che mette insieme 24 punti conditi da ben 13 rimbalzi i quali lasciano ben sperare per l'imminente stagione dell'ex North Carolina, atteso finalmente all'esplosione definitiva. Si sfidavano per la seconda volta anche Golden State e Sacramento, ma se nella prima sfida a San Francisco si erano imposti gli uomini di Mark Jackson, nella Capitale californiana è stato il contrario: Sac-Town ha avuto la meglio in un match tirato col punteggio di 95-91 grazie all'ottima prestazione di un JJ Hickson da 19 punti e 9 rimbalzi, leader del pacchetto lunghi, ma anche grazie ai 21 punti di Marcus Thornton, altro giocatore atteso ad uno breakout year come piace dire agli americani; in generale tanto spettacolo e ritmi altissimi in questa gara, che però ha portato con sè una nota stonata per i Warriors, dato l'infortunio alla caviglia di Stephen Curry (è già il terzo per il ragazzo al terzo anno nei pro), che comunque dopo gli esami del post partita non sembrerebbe niente di serio.
Nelle altre gare della notte seconda vittoria dei 76ers sui Wizards (101-94) e dei Pistons sui Cavaliers per 90-89 con le prove stonate per i rookie Brandon Knight di Detroit, autore di soli 7 punti con 6 palle perse e della prima scelta dei Cavs, Kyrie Irving che ne ha messi a segno solo 4 dopo i 21 della gara inaugurale della sua carriera. Discontinuità. Anche questo significa essere al primo anno nella NBA.

mercoledì 14 dicembre 2011

Nenè resta a Denver


di Claudio Pavesi

Ieri parlavamo di un forte interessamento di Toronto per il centro brasiliano che invece ha scelto di rinnovare il contratto con i Nuggets per ben 5 anni sulla base di 67 milioni di dollari, sembrano quindi diminuire le voci sulla possibile partenza di Andrea Bargnani dai Raptors. L'NBA offseason però non si limita a questo infatti Rodney Stuckey, l'atletica guardia dei Pistons ha fatto sapere che l'accordo con la franchigia di Detroit non è per niente vicino dato che il giocatore vorrebbe un contratto a lungo termine ed è quindi disposto ad ascoltare le proposte di altre squadre. Tutto qui? Figuratevi! Gli Indiana Pacers sono una delle squadre più attive sul mercato quest'anno e dopo l'ingaggio di David West hanno fatto sapere di essere vicini ad un accordo con l'ex sesto uomo degli Atlanta Hawks Jamal Crawford.
Chiudiamo queste flash news riportando le parole di Lamar Odom che sostiene di non essere stato rispettato dai Lakers, anche considerando il fatto che è stato un tassello fondamentale alla conquista dei titoli 2009 e 2010. L'ex sesto uomo di lusso della franchigia californiana ha reso noto, in seguito alla trade che lo ha mandato a Dallas, che ha intenzione di bruciare tutti i ponti con i Lakers dato che non vuole più avere niente a che fare con la squadra che, nonostante la trade, gli ha permesso di vincere ben due anelli.

martedì 13 dicembre 2011

Guarda un po' chi si rivede


di Claudio Pavesi

Chissà quante volte si incontra una persona per strada e si pensa "ma io quello lo conosco, sicuramente l'ho già visto da qualche parte", questa volta è successa la stessa cosa ma con un giocatore NBA, precisiamo, non è che lo conosca personalmente ma sicuramente lo conosce di più il popolo cestistico Italiano rispetto a quello Statunitense. Ecco infatti spuntare nel roster della Summer League degli Houston Rockets l'arcinoto Ibrahim "Ibby" Jaaber, esatto, proprio l'ex Roma e Milano che tanto ha fatto esaltare i tifosi del PalaLottomatica e del Forum di Assago. Il giocatore bulgaro (ma che più bulgaro non si può) aveva cominciato la sua carriera europea in Grecia nell'Egaleo dopo aver tentato la sua prima esperienza in Summer League, questa volta con i Detroit Pistons e i Los Angeles Lakers. Ovviamente facciamo i più sentiti auguri di buona fortuna all'ex giocatore di Pennsylvenia University per un pronto futuro nel mondo nell'NBA