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giovedì 30 agosto 2012

Cezar Guerrero lascia Oklahoma State e raggiunge Fresno State nel suo grande progetto


di Claudio Pavesi
Guerrero in azione con la sua ex squadra, gli OSU Cowboys.

Dopo una sola stagione a Oklahoma State l'interessantissimo point man Cezar Guerrero ha già deciso di cambiare aria. Dopo aver lasciato l'ateneo di Stillwater lunedì scorso non c'è voluto molto tempo per prendere una decisione, dopo una sola visita ufficiale a Fresno State per Guerrero è stato facile preferire i Bulldogs a Washington State, Long Beach State e New Mexico State, tre delle scuole che avevano bussato alla porta dell'ormai ex Cowboy. Cezar ha sempre detto di trovarsi molto bene a Oklahoma State e anche il coaching staff ha sempre creduto in lui tanto che quest'anno, con la partenza della stella Keiton Page dopo la sua stagione da senior, sarebbe diventato la point guard titolare di una squadra estremamente talentuosa e interessante come si può notare dalla presenza di potenziali NBA quali Le'Bryan Nash, Michael Cobbins e Brian Williams, a cui si aggiungono gli esperti del "lavoro sporco" sul parquet Markel Brown e Jean-Paul Olukemi.
Guerrero, californiano di Bellflower, torna così a casa per stare vicino alla madre, persona fondamentale nella vita di Cezar la quale si trova con problemi di salute. La prima stagione ai Cowboys si è conclusa con medie da 5.6 punti, 1.6 rimbalzi e 1.6 assist a sera con picchi anche da 29 punti, medie calate nel finale di stagione per problemi accademici, motivo per cui era stato anche sospeso nella sfida contro Baylor.
Risolti i problemi scolastici ha raggiunto i Bulldogs che si preparano dunque nel migliore dei modi per la loro prima stagione nella Mountain West Conference: oltre all'ex numero 1 di OSU infatti sono arrivati anche l'ex Kansas Braeden Anderson, l'ex talento di Kansas State Robert Upshaw e infine Allen Huddleston, ottimo nelle sue prime due stagioni a Pacific.

mercoledì 6 giugno 2012

Mock Draft, le nostre predizioni: un Draft che può fare la storia

di Luca Ngoi e Claudio Pavesi

Anthony Davis è quasi certamente la prima scelta assoluta
Photo by: reddogreport.com
Il Draft NBA è alle porte, la lottery è avvenuta ed ha sorriso ai New Orleans Hornets, saranno dunque loro ad aprire quello che è da tutti considerato uno di quei Draft che può passare alla storia per la quantità di talento presente in tutte e 60 le scelte che si effettueranno nella serata del 26 Giugno a Newark, nel New Jersey. Come sempre Basketzone è in prima linea e vi anticipa quali potrebbero essere le scelte del primo giro nel nostro personalissimo Mock Draft. Luca e Claudio vi descriveranno le prime quattordici scelte, quelle della Lottery, con relativo breve commento. Per ogni giocatore tra parentesi trovate il ruolo e il college di provenienza, il tutto sarà anticipato dalle iniziali della persona che effettuerà la scelta: LN per Luca e CP per Claudio. Enjoy.

1a scelta (New Orleans Hornets)
LN: Anthony Davis (Ala Grande, Kentucky): La scelta più scontata di tutte: il ciglione da Kentucky andrà in Louisiana per fare il titolare e avere impatto da subito.
CP: Anthony Davis (Ala Grande, Kentucky): Lungo, atletico, veloce e con ottima visione di gioco. Il potenziale è talmente alto che merita la prima scelta anche con Kaman e Okafor in squadra.

2a scelta (Charlotte Bobcats)
LN: Micheal Kidd-Gilchrist (Guardia\Ala, Kentucky): Formerà un back court di grande forza e atletismo insieme a Walker. Non cambierà il volto della franchigia ma grazie alla sua completezza miglioreranno.
CP: Michaels Kidd-Gilchrist (Guardia\Ala, Kentucky): Talento incredibile, forza fisica e velocità, un possibile Wade più alto. Con lui i Bobcats possono giocare contemporaneamente con Walker e Augustin, la scelta giusta. L'alternativa a lui è Thomas Robinson

3a scelta (Washington Wizards)
LN
: Thomas Robinson (Ala Grande, Kansas): La scelta del lungo da Kansas consentirà di rinunciare a cuor leggero a Rashard Lewis e compiere un grande salto in avanti nel ruolo.
CP: Bradley Beal (Guardia, Florida): Tiratore alla Ray Allen ma con un atletismo fuori dal normale, Wall ritroverebbe la guardia perfetta per lui dopo aver perso Nick Young.

4a scelta (Cleveland Cavaliers)
LN: Bradley Beal (Guardia, Florida): La miglior guardia realizzatrice del lotto, perfetta anche per giocare insieme a Irving e sfruttare i suoi scarichi, offrirà molteplici soluzioni ai prossimi Cavs.
CP: Thomas Robinson (Ala Grande, Kansas): E' vero, hanno già Tristan Thompson ma questo sarà l'ultimo anno di Varejao quindi serve un ricambio giovane inoltre Robinson alla quattro è un lusso che non si può snobbare

5a scelta (Sacramento Kings)
LN: Harrison Barnes (Ala Piccola, North Carolina): Il giocatore che manca ai Kings, subito pronto per dare un contributo in attacco e con ampi margini di miglioramento anche in difesa.
CP: Harrison Barnes (Ala Piccola, North Carolina): Talento offensivo fuori dal normale, un leader nato con la testa sulle spalle e tanta etica del lavoro. Il giocatore che serve ai Kings in un ruolo al momento discretamente scoperto.

6a scelta (Portland Trail Blazers)
LN: Andre Drummond (Centro, Connecticut): Progetto a lungo termine, faticherà all'inizio ma le doti atletiche sono straordinarie ed è molto sottovalutato tecnicamente. Grande punto di ripartenza per i Blazers che vogliono rifondare.
CP: Jared Sullinger (Centro, Ohio State): Come talento puro è meglio Drummond ma quest'ultimo è una mossa rischiosa e, dopo Oden, è meglio andare sul sicuro. Sullinger poi è perfetto spalle a canestro bilanciando quindi il gioco fronte a canestro di Aldridge .

7a scelta (Golden State Warriors)
LN: Jared Sullinger (Centro, Ohio State): I Warriors necessitano di un giocatore da affiancare a Lee. Sullinger non ha grandissimi margini per migliorare, ma ha un'ottima mano e sarà un giocatore solido.
 CP: Andre Drummond (Centro, Connecticut): Centro con potenziale assurdo, uno dei migliori del Draft, la vicinanza con Lee e Bogut sarà perfetta per crescere. Scelta comunque rischiosa: o diventa Amar'e Stoudemire o Kwame Brown.

8a scelta (Toronto Raptors)
LN: Jeremy Lamb (Guardia, Connecticut): In Canada un realizzatore puro serve come l'oro: Lamb è perfetto per il ruolo e insieme a Valanciunas potrà risollevare le sorti dei dinosauri.
CP: Damian Lillard (Playmaker, Weber State): Giocatore alla Kemba Walker ma probabilmente più esplosivo, la sua scelta è probabile anche perché Calderon sembra avere i giorni contati in Canada. L'alternativa è ovviamente Jeremy Lamb.

9a scelta (Detroit Pistons)
LN: John Henson (Ala Grande, North Carolina): Un Davis con meno atletismo ma più tecnica e con altrettanto upside, può da subito sostituire Maxiell e si accoppia perfettamente nella coppia di lunghi con Greg Monroe.
CP: John Henson (Ala Grande, North Carolina): Ottimo difensore e stoppatore da cinque stelle extralusso, perfetto al fianco di un buon attaccante come Monroe.

10a scelta (New Orleans Hornets)
LN: Kendall Marshall (Playmaker, North Carolina): Prendendo Davis alla 1 serve un playmaker vero per assisterlo. Chi meglio dell'ex leader dei Tar Heels? Un potenziale Rondo: visione di gioco, passaggi, e sa anche tirare.
CP: Kendall Marshall (Playmaker, North Carolina): Senza dubbio il miglior passatore del Draft. In una squadra che ha già preso Davis avere un playmaker che in NCAA era oltre i 10 assist di media a gara è un lusso.

11a scelta (Portland Trail Blazers)
LN: Austin Rivers (Guardia, North Carolina): Piace a molti perchè può giocare due ruoli anche a questo livello: Felton è sul piede di partenza e può portare punti in pochi minuti magari partendo dalla panchina.
CP: Jeremy Lamb (Guardia, Connecticut): Talento offensivo fuori dal comune e grande personalità, sottovalutato come difensore e portatore di palla, ricorda Wade con meno esplosività, problema che bilancia con un ottimo tiro da fuori.

12a scelta (Milwaukee Bucks)
LN: Perry Jones (Ala Grande, Baylor): Un Gooden con molto più talento ma meno intelligenza cestistica. Le doti innate comunque non fanno mai male, e se il ragazzo si mette a lavorare sulle debolezze ne uscirà un grande giocatore.
CP: Meyers Leonard (Centro, Illinois): Non è il miglior talento assoluto disponibile ma, perso Bogut, serve un centro e Leonard è la versione più giovane e atletica dell'australiano. Può essere importante già dal primo giorno.

13a scelta (Phoenix Suns)
LN: Damian Lillard (Playmaker, Weber State): Se i vari Marshon Brooks e Isaiah Thomas hanno funzionato l'anno scorso eccone una versione forse anche migliore. Perfetto per entrare dalla panchina e far riposare Nash senza perdere attacco.
CP: Perry Jones (Ala Piccola\Ala Grande, Baylor): Probabilmente il miglior talento puro del Draft ma la testa lo limita e lo rende una scelta rischiosa. Grant Hill è a fine carriera e Dudley è tutto tranne che atletico, il che renderebbe Jones perfetto al fianco di Gortat e Morris . Se va bene sarà un LaMarcus Aldridge più atletico e veloce altrimenti sarà il prossimo Brendan Wright.

14a scelta (Houston Rockets)
LN: Terrence Jones (Ala Grande, Kentucky): Può formare una coppia di ali molto interessante e complementare. Giocatore pronto per competere a questo livello, soprattutto mentalmente.
CP: Austin Rivers (Guardia, Duke): Kevin Martin è l'unica guardia pura della squadra e gli serve un cambio efficace, sotto questo punto di vista non c'è niente di meglio di Rivers, giocatore con incredibile leadership se pensiamo alla sua età. Molti parlano di uno scambio in vista per Houston, in questo caso Rivers sarebbe il punto di partenza per il futuro.


BEST OF THE REST
LN: Andrew Nicholson (Ala Grande, St. Bonaventure): Può essere il nuovo Kenneth Faried con l'aggiunta di un gioco perimetrale di ottimo livello, soprattutto se capita nel contesto giusto in cui può imparare senza pressione. Sarà scelto a fine primo giro, il che gli garantirà di giocare in un'ottima squadra anche se ciò significherà avere un minutaggio non elevatissimo.

CP: Royce White (Ala Piccola, Iowa State): Già pronto per la NBA, ha il fisico di LeBron James e il suo stile di gioco, al college infatti era leader della squadra per punti, rimbalzi e assist. Non diventerà di certo come LBJ perchè la testa non è proprio matura ma sarà scelto oltre la metà del primo giro e questo vuol dire andare in una squadra già forte e quindi con la presenza di qualche veterano che, forse, riuscirà a farlo focalizzare al massimo sul basket.

martedì 22 maggio 2012

Inside the Campus: Missouri Tigers


di Claudio Pavesi
Photo by sportslogos.net

Continuiamo a macinare chilometri con il nostro furgoncino alla scoperta dei campus all'interno dei college americani, più o meno famosi che siano. Oggi abbiamo deciso di fermarci nel centro degli USA, precisamente a sud di Downtown Columbia, sede dell'università del Missouri o, come gli americani solo soliti chiamarla, Mizzou, un college pubblico nato nel lontano 1839 e famoso per essere la prima università pubblica della storia nata a ovest del Mississippi oltre che per contenere la prima vera e propria scuola di giornalismo al mondo, fondata nel 1908 da Walter Williams. Il primo impatto non è niente male dato che, ad accogliere i quasi 34000 studenti, c'è un ricchissimo e curatissimo giardino botanico il quale circonda uno dei luoghi storici più importanti d'America, il David R. Francis Quadriangle, anche chiamato The Quad, al cui interno troviamo anche e soprattutto la lapide di Thomas Jefferson, terzo presidente degli USA. Quello di Jefferson non è l'unico richiamo ad un presidente presente nel campus, dovete sapere che la mascotte del college, una tigre, si chiama Truman The Tiger proprio per citare il nome di un ex studente del college: Harry S. Truman, trentatreesimo presidente americano; probabilmente c'erano modi migliori per onorare un presidente ma anche dare il suo nome a una gigantesca tigre peluche che salta sculettando per stadi e palazzetti gridando "go Tigers" non è male. Ormai l'avrete intuito, la squadra prende il nome di Tigers, le tigri del Missouri, non certo originalissimo ma comunque un evergreen, sempre di moda.
Una parte della scatenata "Zou Crew"
Photo by Jamie Squire / Getty Images
Proseguiamo il nostro percorso all'interno del campus dirigendoci alla Mizzou Arena, un impianto da oltre quindicimila persone attivo dal 2004, un progetto da 75 milioni di dollari all'interno del quale troviamo anche uffici, spogliatoi, palestre (esatto, il plurale non è un errore), piscine, sale per lo studio dei filmati e aule studio, perchè se proprio vanno spesi tutti quei soldi almeno si cerca di spenderli nella maniera migliore. La Mizzou Arena si è rivelata una vera e propria fortezza per i Tigers che, sostenuti dalla scatenata student section denominata Zou Crew, sono diventati pressoché imbattibili in casa come dimostra il record da 120 vittorie e 21 sconfitte.
Non pensiate che Mizzou sia sempre stata così vincente come negli ultimi dieci anni, per saperne di più infatti bisogna tornare al 1906, anno in cui nacque il programma di basket su iniziativa di coach Isadore Anderson, primo allenatore della storia dei Tigers. Per alcuni anni si alternarono stagioni vincenti e perdenti fino all'arrivo di coach George Edwards, allenatore che restò al comando per 20 stagioni con il merito di aver dato un'identità vera e propria al programma oltre che quello di aver raggiunto per la prima volta il Torneo NCAA nel 1944. Successivamente arrivò il "ventennio nero" segnato da infinite sconfitte sotto la guida di coach Wilbur Stalcup e coach Bob Vanatta salvo poi cambiare tutto all'arrivo dell'uomo che rivoluzionò definitivamente il destino dei Tigers: coach Norm Stewart. Stewart fu in precedenza giocatore a Mizzou, un ottimo giocatore, tanto che la sua maglia numero 22 fu ritirata anche se la storia la scrisse come allenatore, 32 stagioni ininterrotte a Columbia, 28 delle quali vincenti in cui portò nel campus anche 8 titoli della regular season di conference, la Big 12, e 6 titoli del Torneo della Big 12 oltre che ben 16 presenze al Torneo NCAA. La miglior stagione di sempre però, quella del 1994 in cui i Tigers conclusero la stagione con 28 vittorie e 4 sconfitte oltre che l'imbattibilità nelle sfide di conference e conclusasi con il raggiungimento delle Elite Eight, fu resa vacante dalla NCAA per irregolarità sul recruiting.
La coppia Sundvold-Stipanovich in panchina
Photo by Mizzou Alumni Magazine
Storiche sono state anche le annate dal 1980 al 1983, quattro stagioni in cui i Tigers vinsero quattro titoli della Big 12 consecutivi grazie soprattutto alla presenza della coppia Jon Sundvold - Steve Stipanovich, un fantastico asse guardia e centro che non solo rappresenta il miglior duo della storia di Missouri ma anche la miglior coppia Tigers mai draftata, Sundvold fu scelto con la scelta numero 16 al Draft del 1983 mentre Stipanovich divenne la seconda scelta assoluta al Draft dello stesso anno.
Missouri è sempre stata una squadra mediocre ma mai come in questi ultimi anni è sembrata migliorare, ha infatti iniziato un trend vincente notevole, negli ultimi quattro anni Mizzou ha chiuso un record di 107 vittorie e 34 sconfitte riuscendo a raggiungere sempre il Torneo NCAA arrivando anche una volta alle Elite Eight (quinta volta nella storia dell'ateneo), massimo traguardo mai raggiunto da Missouri.
Il futuro quindi sembra essere radioso per Missouri, ha da poco chiuso una stagione stupenda, anche se la sconfitta al primo turno del Torneo NCAA per mano di Norfolk State non è stata onerevolissima dopo un anno da 30 vittorie e 5 sconfitte, anche coach Frank Haith, alla prima stagione a Columbia, ha dimostrato di essere l'uomo giusto al posto giusto, un allenatore capace di vincere senza vere e proprie stelle usando il caro vecchio gioco di squadra, difesa intensa, il tutto guidato da giocatori esperti, è molto difficile infatti vedere a Mizzou un cosiddetto "one-and-done" cioè un giocatore così forte che può permettersi di giocare un solo anno in NCAA dal momento che è già pronto per i professionisti. La recruiting class di quest'anno, il cui top player è l'ala piccola Negus Webster-Chan, conferma quest'ultima riflessione, possiamo notare infatti solo giocatori di medio livello che difficilmente avranno un grande minutaggio già alla prima stagione ma che, a lungo termine, potrebbero diventare delle stelle.
Coach Frank Haith si sente a casa a Mizzou
Photo by gazellegroup.com
Mizzou, da sempre in Big 12, ha dovuto continuamente lottare contro il dominio di squadre come Kansas e Texas ma dall'anno prossimo approderà in SEC dove, oltre a Kentucky e a qualche annata di Florida e Vanderbilt, potrà avere più possibilità di vittoria già dall'anno prossimo dal momento che i Tigers si sono accaparrati un transfer d'eccezione: Alex Oriakhi, già campione NCAA con UConn.
Ricapitolando: la storia dell'ateneo non è male, il posto è molto bello, il palazzetto è stupendo, il tifo è sempre caldo, il coach è quello giusto e la nuova conference sembra poter dare il giusto stimolo al programma, che sia possibile vedere a breve Mizzou festeggiare un Titolo NCAA? Se dovesse succedere, quando lo vedrete durante i festeggiamenti, ricordatevi di Truman The Tiger.

lunedì 7 maggio 2012

NCAA, ecco i transfer e i movimenti della off-season

di Claudio Pavesi
Mark Lyons con la maglia di Xavier, ormai la sua ex squadra
Photo by nationofblue.com

Come molti sapranno in NCAA non esiste lo scambio dei giocatori tra le diverse squadre in quanto parliamo di ragazzi non professionisti e che quindi non percepiscono uno stipendio, ciò non è del tutto vero dato che il più delle volte questi ragazzi sono in possesso di una borsa di studio, la quale, in alcune università, supera il valore di centomila dollari annuali. Pur non esistendo una finestra di mercato come in NBA anche per gli studenti/atleti della NCAA è possibile cambiare scuola, e di conseguenza squadra, grazie ai transfer, modalità con cui un giocatore rescinde la propria borsa di studio con la propria scuola per riceverne da altre e unirsi definitivamente a un altro ateneo. Non tutti i transfer sono uguali infatti, in base alla situazione accademica e/o sportiva del ragazzo in questione, quest'ultimo potrebbe essere costretto a non poter giocare per un anno pur non perdendo la sua eleggibilità ricevendo quindi il cosiddetto "redshirt", nome che deriva dal colore delle maglie che in origine avevano questi ragazzi nelle squadre di football americano dei college, diverse da quelle dei compagni perchè potevano solo allenarsi con la squadra senza giocare partite ufficiali, il colore diverso serviva a farli riconoscere ed evitare che gli venissero inferti colpi troppo forti durante gli allenamenti.
In questa off-season abbiamo già potuto vedere alcuni trasfer importanti come quello di Trent Lockett da Arizona State a Marquette. L'ala al terzo anno potrà giocare solo una stagione ai Golden Eagles ma darà sicuramente un grande aiuto alla nuova squadra dopo essere stato per due anni consecutivi il miglior realizzatore dei Sun Devils (13 punti e 6 rimbalzi di media quest'ultima stagione). Lockett si è sempre trovato molto bene ad ASU ma ha deciso di lasciarla per un semplice motivo: stare più vicina alla famiglia dato che alla madre è stato diagnosticato un cancro, la scelta di Marquette è stata la più felice considerando che la casa della madre è situata a pochi chilometri dal campus.
Derrick Gordon dovrà aspettare un anno
prima del debutto con UMass
Photo by J.S. Robinson
Importante anche il transfer che ha portato Derrick Gordon, guardia di Western Kentucky, a UMass (University of Massachusetts) a causa di alcuni dissidi con Ray Harper, coach che ha appena concluso il suo primo anno a WKU. Gordon, pur essendo solo un freshman, èstato uno dei protagonisti della galoppata che ha portato gli Hilltoppers fino al secondo turno del Torneo NCAA salvo poi perdere contro Kentucky, partita in cui Gordon ha segnato comunque 12 punti, in media con le sue statistiche stagionali: 12 punti, 2 assist e ben 6.7 rimbalzi, non male per una guardia da 188 centimetri. Gordon dovrà restare inattivo per un'intera stagione ma poi avrà tutti e tre gli anni di eleggibilità rimanenti per dare il meglio di sè a coach Derek Kellogg.
Trasferiamoci in Arizona dove Josiah Turner, uno dei migliori freshman d'America, dopo una stagione altalenante ha deciso di lasciare i Wildcats per seguire il mitico coach Larry Brown a SMU (Southern Methodist University). Turner ha chiuso la stagione con soli 7 punti di media pur essendo arrivato come pezzo pregiato del recruitment della scorsa stagione come dimostrano le cinque stelle di valutazione affibiategli da Rivals.com e ESPN Recruiting, il massimo dei voti. Turner ha avuto una stagione non esaltante a causa dei molti problemi fuori dal campo come dimostrano le numerose sospensioni e la successiva espulsione dalla squadra a cui è seguito un arresto per guida in stato di ubriachezza, pesante ubriachezza. Turner ha ancora tre anni di eleggibilità ma se c'è una persona che può farlo rigare dritto è proprio coach Larry Brown, l'uomo che ai tempi ruscì a far ragionare Allen Iverson.
Il pezzo pregiato di questa off-season era sicuramente Mark Lyons, guardia junior di Xavier, quindi con un solo anno ancora da giocare, autore di un'ottima stagione da 15.5 punti, 3.4 rimbalzi e 3 assist di media, inseguito da squadre come Arizona, Kentucky e Kansas. Lyons ha deciso di approdare ad Arizona per seguire coach Sean Miller che lo reclutò nel 2009 quando allenava Xavier prima di trasferirsi in Arizona. Non poteva esserci mossa migliore per i Wildcats che pochi giorni prima avevano perso l'unico playmaker, il già citato Josiah Turner, mentre adesso potranno contare su un ottimo point-man che soprattutto è un giocatore d'esperienza e quindi perfetto da affiancare ai tanti freshmen che hanno reso quello dei Wildcats la miglior recruiting class d'America, giocatori come Grant Jarrett, Brandon Ashley, Gabe York e Kaleb Tarczewski. Lyons, se riuscira a completare in tempo gli esami primaverili, potrà giocare sin dalla prossima stagione senza dover aspettare un anno in panchina con il redshirt, cosa che invece dovrà fare T.J. McConnell, arrivato anche lui ad Arizona da Duquesne e pronto per essere il playmaker del post Lyons.
Oriakhi, ex campione NCAA giocherà a Missouri
Photo by Fred Beckham / AP
Tempo fa vi annunciammo che UConn (Connecticut) per lo scarso livello dei risultati accademici non avrebbe potuto partecipare al prossimo Torneo NCAA, come potete immaginare questa sanzione ha influito non poco sui transfer, anzi, ha influito così tanto che UConn ora è quasi a corto di giocatori. Jeremy Lamb e Andre Drummond sarano due delle prime 10 scelte al prossimo Draft NBA ma gli Huskies dovranno fare a meno anche di Michael Bradley, ala-centro trasferitosi a Western Kentucky, Roscoe Smith, vicino al trasferimento verso un ateneo ancora ignoto dopo che UConn gli ha revocato la borsa di studio. Smith e Bradley sono poca cosa in confronto al transfer di Alex Oriakhi, ala grande titolare con ancora un anno di eleggibilità, un ottimo difensore e rimbalzista che già dall'anno prossimo potrà offrire le sue qualità alla causa dei Missouri Tigers, squadra già ottima e da oggi ancora più forte. Connecticut è ormai quasi priva di lunghi, in un anno è passata da squadra di fisico a squadra di tiratori inoltre rischia di portare a termine la prima stagione perdente in 26 anni sotto coach Jim Calhoun.

domenica 22 aprile 2012

Inside the Campus: UNLV Runnin' Rebels


di Claudio Pavesi
Photo by sportslogos.com

Il campus che visiteremo oggi è situato in un posto inaspettato, immaginatevi le luci e i divertimenti della mitica Las Vegas, siete appena entrati nel dipartimento chiamato Paradise e state percorrendo la via più famosa della città, la Strip, al vostro fianco passano le insegne di casinò come l'MGM Grand, il Bellagio e il Ceasar Palace ma ad un tratto potrete scorgere anche un'insegna meno luminosa delle altre sulla quale potrete leggere la scritta UNLV: University of Nevada, Las Vegas.
Di solito abbiamo a che fare con scuole nate tra fine 1800 e inizio 1900 e quindi comunque recenti in confronto con le università italiane ma in questo caso abbiamo a che fare con un'altra particolarità, l'intera area di Paradise è stata fondata solo nel 1950 e UNLV nacque solo nel 1957 proprio vicino alla Strip, la via dei casinò, ma in pochi anni riuscì a farsi un nome sia a livello sportivo che accademico, infatti resta una delle pochissime scuole pubbliche ad avere le proprie squadre in Division 1.
Il programma di basket nasce praticamente subito, nel 1958, e la squadra prende il nome di Runnin' Rebels, non ci è voluto molto perchè raggiungesse l'apice, infatti entra nella Division 1 nel 1970 potendo così affrontare costantemente gli storici rivali: i Nevada Wolfpacks e i BYU Cougars. Non ci vuole molto perchè UNLV venga riconosciuta a livello nazionale, la storia cambia nel 1973 all'arrivo di coach Jerry Tarkanian, conosciuto come Tark the Shark, uno dei più grandi allenatori della storia del college basketball che in soli quattro anni riesce a condurre UNLV alla sua prima Final Four, quella del 1977 in cui uscirono sconfitti in semifinale contro North Carolina. Quella del '77 era la squadra conosciuta come Hardaway Eight ed era formata da giocatori come Reggie Theus e il defunto Glen Gondrezick (giocatori visti anche in Italia) ma gran parte del merito del successo va dato a coach Tarkanian il cui sistema di gioco era rivoluzionario, rapido e incisivo diventando la squadra in grado di segnare più punti in una singola stagione (3426), record successivamente distrutto dalla famosissima Loyola-Marymount del 1990 e i suoi 122 punti a partita.
Lo strepitoso quintetto del 1990
Photo by UNLV media
Ormai UNLV era diventata una scuola con un programma di basket molto rinomato anche se successivamente al '77 ci furono alcuni anni in cui non raggiunse mai il Torneo NCAA salvo poi diventare una vera e propria potenza negli anni '80. Dopo il ritorno al Torneo NCAA nel 1983 i Runnin' Rebels diventarono una vera e propria potenza raggiungendo nuovamente le Final Four nel 1987 dopo una stagione regolare da una sola sconfitta anche se dovettero cedere a Indiana in semifinale. Il prestigio di UNLV era alle stelle tanto che nella stagione 89-90 era considerata la squadra da battere, la numero 1 in tutti i Ranking, grazie alla presenza di giocatori come Greg Anthony, Stacy Augmon e la futura stella degli Charlotte Hornets Larry Johnson, appena trasferitosi ai Runnin' Rebels da Odessa College. La stagione fu trionfale e anche nel Torneo NCAA UNLV provò le sue abilità ponendo fine al sogno di Loyola-Marymount e imponendo un forte dominio durante tutte le Final Four vincendo in finale contro Duke con 30 punti di vantaggio grazie soprattutto alle prestazioni di Anderson Hunt, vincitore del premio di MVP delle Final Four.
Le Final Four vennero raggiunte anche nel 1991 quando persero il rematch dell'anno precedente contro Duke, una sconfitta che sancì l'addio a UNLV di coach Tarkanian dopo diciannove anni di panchina, arrabbiato per la squalifica al Torneo NCAA del 1992 per alcune violazioni sul recruiting che mandarono su tutte le furie il coach. Gli anni successivi furono difficili per i Runnin' Rebels che avranno un record spesso in negativo pur con qualche lampo i speranza dettato dalla presenza di ottimi talenti come Shawn Marion, speranze che vennero nuovamento affondate da nuove irregolarità sul recruiting scoperte nel 2000 riguardanti i favori concessi a Lamar Odom durante il suo recruiting.
L'attuale stella Mike Moser
Photo by Ethan Miller / Getty Images
Negli anni 2000 UNLV non riuscì ad ingaggiare Rick Pitino come allenatore e riusci a trovare una buona alternativa solo nel 2004 con Lon Kruger che vinse il titolo di conference nel 2007 e riuscì a raggiungre le Sweet Sixteen nel Torneo NCAA.
Oggi la squadra è sotto il controllo di Dave Rice che ha appena concluso il suo primo anno nel Nevada con una qualificazione al Torneo NCAA e con alcune vittorie molto importanti in stagione come quella sulla numero uno del Ranking North Carolina pur avendo una squadra non eccezionale guidata dal senior Chace Stanback, dalla guardia al terzo anno Anthony Marshall e dal lungo Mike Moser, incredibile difensore e ottimo attaccante, ala sophomore al primo anno nel Nevada dopo il trasferimento da UCLA, il giocatore che rappresenta le vere speranze dei Runnin' Rebels in quanto uno dei più grandi talenti che abbia messo piede nel campus negli ultimi anni, luogo comunque abituato a vedere giocatori di discreto livello NBA come Marcus Banks, Joel Anthony e Louis Amundson. UNLV resta un campus molto ambito considerando che ESPN l'ha posizionata alla ottava posizione nella classifica delle scuole più vincenti degli ultimi trent'anni per non parlare del fatto che i Runnin' Rebels possiedono la quarta miglior percentuale di vittorie nella storia dell'intera Division 1. Come se non bastasse già dalla prossima stagione la squadra dell'ateneo di Las Vegas lascerà il Thomas & Mack Center, casa dei Rebels dal 1983, per un nuovo palazzetto, il Mendenhall Centre, un capolavoro da 12 milioni di dollari che comprende due campi da gioco, spogliatoi, palestra e sala stampa, tutto ad un livello pari a quello NBA, ma ospiterà anche una Hall of Fame all'ingresso, aule dedicate accademiche e stanze dedicate allo studio dei video delle squadre avversarie (le cosiddette film-room). Un fantastico progetto, ormai concluso, dove oltre 20000 spettatori potranno assistere ogni volta alle partite di UNLV.
Visuale del nuovo Mendenhall Center
Photo by Sam Morris / Las Vegas Sun
Il progetto dei "nuovi" Runnin' Rebels sembra funzionare dato che l'anno prossimo, oltre agli ottimi ritorni di Moser e Marshall, ci sarà anche una delle migliori guardie disponibili nel recruiting della classe 2012 cioè Katin Reinhardt che per due anni consecutivi ha vinto con il suo liceo, di cui era il leader, il titolo del campionato della California. A far compagnia a Reinhardt ci sarà anche Demetris Morant, centro di Bishop Gorman High School, lo stesso liceo di Shabazz Muhammad. A questa lista potrebbe aggiungersi anche un altro vero talento, Anthony Bennett, il canadese di Findley Prep, scuola proprio di Las Vegas frequentata anche dal nostro connazionale Amedeo Della Valle, un ala grande dotata di grande potenza e atletismo che, se dovesse scegliere UNLV, diventerebbe il fiore all'occhiello di un ottima campagna di reclutamento che potrebbe simbolizzare il biglietto da visita per il ritorno al vertice di UNLV.
La basi per un ottimo futuro ci sono, UNLV dovrà solo evitare di rovinarsi con le proprie mani come già ha fatto in passato a dimostrazione che non tutto quello che avviene a Las Vegas resta a Vegas.

mercoledì 18 aprile 2012

Larry Brown torna al college basketball: allenerà Southern Methodist

di Luca Ngoi

Photo by: Getty Images
L'ultima esperienza nel variopinto mondo del basket targato NCAA, Larry Brown l'ha avuta nel 1988, quando fu allenatore di Kansas avendo anche l'onore di vincere un titolo. Da lì in poi tanto tempo tra i professionisti, togliendosi diversi sfizi tra cui, più che il titolo con i Pistons, spicca l'abilità nell'aver tenuto a bada per un anno l'estro bizzoso di Allen Iverson, arrivando a quella drammatica finale con i Lakers vinta poi dai gialloviola per 4-1. Successivamente il caratterino di Brown ha acceso, sempre per il tempo di una stagione, i freddi animi dei tifosi degli Charlotte Bobcats, condotti per la prima volta ai playoff salvo subire irrimediabili scontri con le stelle della squadra, Steph Jackson e Gerald Wallace, e abbandonare la nave l'anno successivo.
Insomma, come avrete capito il signore in questione è uno che tende a stufarsi presto dei propri giocatori, ma è anche uno degli allenatori più carismatici (e vincenti) presenti attualmente sulla piazza e allora ecco che la piccola e poco conosciuta università di Southern Methodist ha deciso di correre il rischio, non avendo nulla da perdere, e puntare su di lui per far crescere il proprio programma di basket. Secondo indiscrezioni coach Brown avrebbe chiesto all'attuale allenatore di Illinois State, Tim Jankovich, di fargli da assistente ma le prime risposte sarebbero state negative, mentre più entusiasmo è arrivato da Jerrance Howard che dovrebbe seguire Brown nella sua nuova avventura. Un'avventura sicuramente non facile, ma più che mai interessante dato che, con la presenza di un allenatore così esperto e famoso, non escludiamo la possibilità che alcuni prospetti anche di buon livello possano compiere la coraggiosa scelta di approdare in un college molto poco blasonato pur di farsi guidare dal mentore di tanti giocatori professionisti, che per giunta ci sa fare pure con i talenti più sregolati (ma non fatelo arrabbiare).

sabato 7 aprile 2012

10 prospetti per il nuovo anno di college basketball

di Luca Ngoi e Claudio Pavesi

Kyle Anderson in azione St. Anthony
Photo by: hudsoncountyvarsity.com
Abbiamo ancora negli occhi le stoppate di Anthony Davis, le penetrazioni di Kidd-Gilchrist e i rimbalzi di Thomas Robinson, alcune delle immagini più belle dell'ultimo anno di basket targato NCAA, ma Basketzone è già proiettata verso il futuro, verso i nuovi talenti che vi faranno divertire nella prossima stagione, che si preannuncia pregna di tal senso. Assieme al nostro esperto di NCAA Claudio Pavesi vi presentiamo dunque cinque nuovi prospetti a testa, essendo quasi sicuri che questi tra due o tre anni incendieranno anche i parquet della NBA. Tra parentesi trovate il ruolo, il liceo in cui militano attualmente e l'università per la quale giocheranno nel 2012.

KYLE ANDERSON (Playmaker, St. Anthony High School, UCLA). Un playmaker di 2 metri e 8 a Los Angeles: vi ricorda qualcosa? Se avete risposto "Magic Johnson" ci avete azzeccato, e in effetti anche le caratteristiche di questo ragazzo del New Jersey non ci vanno molto lontane. Senza fare paragoni fin troppo scomodi comunque un playmaker così alto è sempre una rarità, soprattutto quando non sono soltanto le capacità di passaggio a stupire, ma anche la pulizia di tiro e ovviamente l'atletismo molto sopra la media per il ruolo. Riuscisse a ridurre un po' le forzature e a diventare ancora più altruista avremo sotto le mani una specie di nuovo Russell Westbrook, con un tiro più continuo. UCLA può solo aiutarlo.

SHAQUILLE JOHNSON (Ala Piccola, Milton High School, Auburn). Unanimemente riconosciuto come il miglior schiacciatore del panorama liceale americano, questa ala piccola si unirà ad un'università di Auburn che vuole fare le cose in grande, come vi abbiamo raccontato già in un nostro "Inside The Campus". Forse la visibilità al grande pubblico sarà abbastanza limitata, ma se continuerà a schiacciare come sta facendo ogni porta gli si potrà aprire, inoltre con le sue doti fisiche può diventare un mostro anche in difesa; l'unica pecca da riportare è quella legata al tiro dalla grande distanza, ancora un po' fallace ma le attitudine al volo sono comprovate e con un po' di etica del lavoro potremo accogliere un nuovo Micheal Kidd-Gilchrist.

Mitch McGary, futuro di Michigan
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MITCH MCGARY (Ala Grande, Brewster Academy, Michigan). Il recruiting di Michigan per l'anno prossimo si fregia di lui come fiore all'occhiello. Pulizia tecnica e atletismo insospettabile per uno col suo colore di pelle ne fanno uno dei più interessanti prospetti nel ruolo. Da testare a rimbalzo ad un livello più competitivo, ma i punti nelle mani sono tantissimi, soprattutto se guadagnati all'interno del pitturato, dimensione nella quale riesce a dare il proprio meglio. Se aggiungesse col tempo un tiro dalla lunga distanza credibile risulterebbe ancor più immarcabile di quanto già non sia.

KATIN REINHARDT (Guardia, Mater Dei High School, UNLV). Fa parte del nuovo grande progetto che vuole riportare i Rebels nuovamente al top del basket collegiale. Si riparte anche da questa guardia dal tiro mortifero, ma dalle doti atletiche da non sottovalutare, così come quelle da leader dato che la personalità è di quelle che non passano tutti i giorni. A Mater Dei ha già dimostrato di poter trascinare la squadra nei momenti più difficili, e in un momento di transizione come quello attuale di UNLV non ci stupiremmo possa farlo anche già dal suo anno da freshman. Come se non bastasse unisce a tutto ciò anche delle abilità da passatore che potrebbero farne un discreto playmaker anche al piano di sopra, per il quale dovrebbe comunque metter su ancora qualche muscolo.

SAM CASSELL JR (Playmaker, Notre Dame Prep, indeciso). Figlio di quel Sam Cassell campione NBA con gli Houston Rockets e con i Celtics, attualmente assistente a Washington, anche se dal padre non ha ereditato la stazza fisica, nettamente superiore a favore del figlioletto che è un playmaker atipico per il 2012. Negli highlights non si scorgono infatti eccessi di schiacciate o giocate di "arroganza" che solitamente contraddistinguono i suoi coetanei: se li scorrete potrete trovare passaggi millimetrici, aperture di contropiede e penetrazioni di tecnica sopraffina. Non fatevi ingannare dalla lentezza soltanto apparente perchè il suo cambio di ritmo può essere letale. Non è nella lista dei migliori prospetti d'America, ma su di lui ci sono comunque buone squadre come UConn, Georgia Tech e South Florida, sistema per il quale sarebbe esattamente perfetto e nel quale potrebbe emergere per davvero.

Nerlens Noel, leader di Tilton School
Photo by Lonnie Webb
NERLENS NOEL (Centro, The Tilton School, indeciso). Senza dubbio il miglior lungo disponibile nella classe 2012 anche se il ragazzo in teoria apparterrebbe all'annata 2013. Il ragazzone di 211 centimetri infatti ha anticipato una sessione di esami che avrebbe dovuto dare a fine estate, ciò gli ha permesso di diplomarsi con anticipo e di poter entrare nel mondo NCAA già dalla stagione entrante. Questa scelta potrebbe essere discutibile in quanto Nerlens dovrebbe essere cestisticamente più acerbo degli altri, giusto? Sbagliato. Noel è già considerato una delle prime tre scelte al Draft 2013, cosa comprensibile considerando la sua abilità da passatore dal post, il suo atletismo, le sue braccia enormi e le sue eccezionali doti difensive. Per farvi un paragone chiaro Noel è ciò che di più simile esiste ad Anthony Davis anzi, forse è un po' più veloce e più abile nell'arte della palla rubata ed è forse per queste similitudini che una delle tre possibili destinazioni è Kentucky che però dovrà affrontare Georgetown e Syracuse con gli Oranges considerati i meno papabili per il futuri di Nerlens.


SHABAZZ MUHAMMAD (Ala piccola, Bishop Gorman High School, Indeciso). Prima degli esami che hanno permesso a Noel di entrare nella classe 2012 Muhammad era considerato il miglior talento indiscusso della sua annata e ancora adesso si contende il primo posto con il già citato centro di Tilton. Shabazz è la classica ala che in NBA dovrà adattarsi a giocare guardia anche se dovrà migliorare il tiro dalla lunga distanza, ora altalenante, mentre se vorrà giocare ala piccola anche al piano di sopra, difficile considerando i suoi 201 centimetri, dovrà aggiungere qualche chilo e migliorare a rimbalzo. Il suo gioco si basa sull'atletismo, è un grande penetratore ma non disdegna l'arresto e tiro dalla media e personalmente mi ricorda il Dwyane Wade dei primi tempi. Anche per lui la carriera NCAA sarà breve, al 99% durerà solo una stagione, ma non si conosce ancora per chi giocherà, forse Kentucky ma possibili sono anche Duke, UCLA, Kansas e UNLV.


RICARDO LEDO (Guardia, South Kent School, Providence). Senza dubbio il miglior tiratore della classe 2012, la grande precisione dall'arco dei 3 punti va aggiunta però anche ad altre doti come la grande velocità e l'atletismo. I quasi 2 metri lo rendono una guardia vera e propria anche in un futuro NBA mentre la buona visione di gioco gli permette di portare palla in alcune occasioni della partita anche se il suo problema principale sembra essere la testa, nello specifico la concentrazione, cosa che non sembra essere in grado di mantenere a lungo. Il talento è indiscutibile e infatti era corteggiato da scuole come Syracuse, UConn, Kentucky e West Virginia ma alla fine, colui che viene definito "il miglior prospetto mai uscito dal Rhode Island", ha deciso di frequentare l'università della sua città e cioè Providence, college della Atlantic10 con discreta tradizione in cui farà coppia con Kiwi Gardner, l'esplosivo schiacciatore di 173 centimetri, costituendo uno dei reparti-guardie più divertenti di tutta l'NCAA.


STEVEN ADAMS (Centro, Notre Dame Prep, Pittsburgh). Molto probabilmente quella del 2012 sarà la classe dei lunghi e Adams sarà uno dei protagonisti sia a livello NCAA che NBA. I suoi 211 centimetri aggiunti ad un fisico magro ma non sottopeso come spesso sono i lunghi provenienti dal liceo lo rendono, insieme alla fenomenale abilità a rimbalzo e gli ottimi movimenti in post basso, uno dei possibili leader della prossima stagione e lo lanciano verso un prossimo futuro NBA dove diventerebbe il terzo giocatore neozelandese della storia a giocare nella lega più prestigiosa al mondo. Adams, già legato a Pitt dal 2010, ha voluto recentemente prendere parte ai campionati liceali nella stessa squadra del già citato Sam Cassell Jr. così da abituarsi al gioco americano e evitare di fare la fine di Enes Kanter l'anno scorso a Kentucky cioè avere l'impossibilità di giocare a livello collegiale per essere stato professionista nel proprio paese.


Purvis si allena prima del
McDonal's All American Game
Photo by McDonald's All American
RODNEY PURVIS (Guardia-Play, Upper Room Christian Academy, North Carolina State). Giocatore incredibile, velocissimo, molto fisico, buon passatore e paurosamente atletico, se vogliamo paragonarlo a qualcuno può ricordare il Derrick Rose dei tempi di Memphis. Purvis già l'anno scorso aveva ufficializzato il suo legame con Louisville salvo poi scioglierlo generando una gara forsennata per ottenerlo da parte di grandi scuole come Missouri, Memphis, UConn e Ohio State ma Purvis sorprese tutti scegliendo N.C. State in cui raggiungerà altri due dei migliori liceali della classe 2012 cioè T.J. Warren e Tyler Lewis, inutile dire quindi che se anche C.J. Leslie dovesse restare per l'anno da junior avremo nei Wolfpacks una delle squadre più interessanti della NCAA.

martedì 3 aprile 2012

NCAA National Championship, trionfa Kentucky


di Claudio Pavesi
Photo by David J. Phillip / MCT
Finalmente l'atto finale, la partita più attesa, la conclusione della March Madness. Kentucky contro Kansas, John Calipari contro Bill Self, la squadra dei freshman contro la squadra d'esperienza. La partita di oggi è una sorta di rivincita per il coach Calipari che nel 2008, come allenatore di Memphis University, perse la finale proprio per mano dei Kansas Jayhawks di Bill Self che invece potè festeggiare il suo primo titolo NCAA in carriera. Anche per Kansas non mancano curiosità, i Jayhawks infatti nel 2003 persero la finale del Torneo NCAA contro la Syracuse di Carmelo Anthony, finale che si giocava proprio al Superdome di New Orleans in cui oggi Kansas si gioca il titolo. Il Superdome di New Orleans è pieno in tutti i suoi 74000 posti, non manca più nulla, che la finale del Torneo NCAA 2012 abbia inizio.


Primo Tempo
Nei primi secondi della partita Jeff Withey di Kansas vuole dimostrare di essere uno stoppatore migliore di Anthony Davis e lo fa rifilando una clamorosa stoppata a Terrence Jones che lo avvicina al record di stoppate nella storia del Torneo NCAA. Come previsto tocca a Terrence Jones marcare a uomo Thomas Robinson, impresa abbastanza difficile dato che il numero 0 di Kansas è probabilmente il miglior giocatore della NCAA a prendere posizione. Durante i primi sei minuti le squadre giocano ad un ritmo incredibile, non si fermano un secondo e spesso preferiscono prendere tiri senza senso piuttosto che attendere qualche secondo, di conseguenza anche l'intensità si alza: fioccano contatti e stoppate, ce ne sono ben 2 di Anthony Davis che raggiunge il record di stoppate eseguite da un freshman in una stagione. C'è molta tattica in questa partita come si può vedere dai cambi, non appena Bill Self fa uscire Withey subito Calipari risponde facendo sedere Anthony Davis, inutile dire che senza i due intimidatori d'area, ne approfittano gli attacchi con Thomas Robinson da un lato e Kidd-Gilchrist dall'altro.
Uno dei simboli della serata: le stoppate di Davis
Photo by Rich Sugg / MCT
Continua ad accelerare Kentucky che dopo tredici minuti conduce già di 12 punti sul 31 a 19, fondamentale l'inizio di Maquis Teague e Kidd-Gilchrist con i loro 18 punti in combinata, 9 a testa. Anche se Kansas sta perdendo bisogna segnalare l'impatto di Kevin Young, entrato dalla panchina ha realizzato subito una stoppata e si è procurato un fallo di sfondamento su Anthony Davis, tutte azioni che confermano il grande cuore di un giocatore che vive di intensità e di intangibles cioè di giocate importanti ma non segnalate sui tabellini statistici.
Sulla sirena del primo tempo Tyshawn Taylor riesce a trovare il canestro per cercare di dare morale ai suoi come fecero i 2 punti di Releford sulla sirena del primo tempo della partita contro Ohio State anche se in questo caso il divario resta superiore a 10 punti, il primo tempo infatti si chiude sul 41 a 27 per i Wildcats. Stupendi dal punto di vista realizzativo Teague (9 punti), Lamb (12 punti) e Kidd-Gilchrist (11 punti) con pochissimi errori al tiro. Anthony Davis chiude sorprendentemente il primo tempo con 0 punti su 4 tentativi dal campo che vengono però compensati dai 9 rimbalzi, 4 assist e 3 stoppate che lo rendono probabilmente il giocatore più decisivo del primo tempo nonostante la scarsa serata al tiro. Kentucky sembra avere l'atteggiamento giusto per potere arrivare tranquillamente al traguardo, a testimoniarlo c'è il dominio a rimbalzo (22 a 14 per i Wildcats all'intervallo) e una statistica secondo la quale Kentucky ha una striscia attiva di 40 vittorie consecutive quando conduce all'intervallo.


Secondo Tempo
Il secondo tempo inizia sullo stesso trend del primo cioè con la quarta stoppata di Anthony Davis, giocata che però non scoraggia Thomas Robinson, a canestro subito dopo con un semigancio proprio sulla faccia di Davis, giocata importante per la partita di Kansas ma anche per i General Manager che dovranno sceglierlo al Draft NBA. A quindici minuti e trenta secondi dalla fine arrivano i primi punti di Anthony Davis o per meglio dire il primo punto, 1 su 2 per lui ai liberi. A quattordici minuti dalla fine Kansas prova a rientrare in partita con un parziale di 6 a 0 che la porta sul -10; per Kentucky ci sono all'orizzonte gli spettri di Ohio State in semifinale e Calipari preferisce parlarne con un timeout. Al ritorno dalla mini-pausa sono i più esperti Lamb e Miller a mettere due triple consecutive che riportano i Wildcats sul +15. I Jayhawks non vogliono mollare e capitanati dalla pazzia di Elijah Johnson ci provano in ogni modo mantenendo un ritmo che sarebbe difficilmente sostenibile anche per un maratoneta esperto.
Le lacrime di Thomas Robinson
Mark Humphrey / AP
Si arriva ai cinque minuti finali, la "zona Kansas", dato che nel Torneo NCAA i Jayhawks hanno tenuto gli avversari al 19% ai tiri dal campo negli ultimi 300 secondi. Kansas infatti si trasforma, prima segna una tripla Tyshawn Taylor, poi Withey stoppa Anthony Davis e lancia il gioco da tre punti di Elijah Johnson che fa da antipasti ai due liberi successivi conquistati e realizzati da Thomas Robinson. Teague prova a buttare acqua sul fuoco con una tripla a cui però rispondono i 3 punti di Elijah Johnson e i successivi 2 di Robinson: Kansas, non si sa benissimo come, è rientrata dal -16 al -5. A un minuto dalla fine Taylor si vede stoppare il tiro e dopo essersi ritrovato il pallone in mano lo perde malamente, un errore il suo che potrebbe essere decisivo per la sconfitta. Inizia la giostra dei tiri liberi, puntualmente realizzati da Kentucky a cui risponde Tyshawn Taylor con un canestro da vero leader. A 20 secondi dalla fine sul -6 Kansas trova la tripla del -3 con Elijah Johnson che però viene annullata per l'infrazione di passi del numero 15 dei Jayhawks, era l'ultima occasione, finisce la partita con la vittoria di Kentucky per 67 a 59.

Kentucky conferma di essere la seconda università più titolata nella storia del college basketball mentre John Calipari può festeggiare il suo primo titolo NCAA dopo aver raggiunto le Final Four con tre squadre diverse: UMass, Memphis e Kentucky (le Final Four con le prime due università sono state però rese vacanti per alcune irregolarità sul recruiting).
Grande festa per coach Calipari
John Sleezer / MCT
C'è commozione nelle parole finali di coach Calipari quando solleva il tanto agognato trofeo NCAA insieme al resto della squadra, soprattutto insieme ad Anthony Davis, premiato come miglior giocatore della partita con i suoi 6 punti, 16 rimbalzi, 6 stoppate, 5 assist e 3 palle rubate, statistiche che lo rendono paurosamente decisivo nonostante la brutta serata al tiro (1-10 dal campo).
E' stata una finale strana, una partita che sembrava già decisa nel primo tempo si è invece conclusa con un finale incandescente, un finale tipico di ogni Final Four giocata al Superdome di New Orleans, un finale che ha visto trionfare la squadra più forte, la squadra che a inizio stagione tutti si aspettavano di vedere oggi a festeggiare. Il giusto credito va dato anche a Kansas, una discreta squadra che ha portato a termine una stagione straordinaria grazie soprattutto alla guida di coach Bill Self, giustamente premiato come allenatore dell'anno, e alle incredibili prestagioni di Thomas Robinson.
Difficilmente si poteva pensare a una conclusione migliore per un grande anno di basket NCAA, l'appuntamento è per l'anno prossimo al Georgia Dome di Atlanta dove si svolgeranno le prossime Final Four.

Tabellini
Kentucky: Lamb 22 pt, Teague 14 pt, Kidd-Gilchrist 11 pt, Jones 9 pt, Davis 6 pt e 16 rim, Miller 5 pt, Wiltjer, Vargas.
Kansas: Taylor 19 pt, Robinson 18 pt e 17 rim, Johnson 13 pt, Withey 5 pt, Releford 4 pt, Teahan, Young, Wesley.

domenica 1 aprile 2012

Final Four NCAA, tutti pronti per la finale, sarà Kentucky-Kansas


di Claudio Pavesi
Photo by www.wrapupp.com

Kentucky e Louisville distano pochi chilometri una dall'altra e la rivalità tra le loro tifoserie è quantomeno incandescente e la sfida a livello tecnico tra Calipari e Pitino, i due coach, aggiunge motivazioni alla sfida. Il primo tempo inizia controllato da Kentucky, più precisamente da Anthony Davis che in post, in ricezione statica o in movimento sembra in ogni caso inarrestabile anche per Dieng, il lungo africano di Louisville. Il primo tempo scorre abbastanza veloce e nonostante lo strapotere di Kentucky, Louisville riesce a restare a galla grazie soprattutto alle palle rubate di Russ Smith poi da lui convertite in punti o in brillanti assist per Craigh Smith e Dieng, giocate ch permettono ai Cardinals di chiudere il primo tempo a -7 sul 28 a 35. Inizia il secondo tempo e la difesa di Louisville inizia a fare sul serio, Kentucky ha problemi nella circolazione di palla e nell'effettuare le rimesse per cui è obbligata a sprecare anche un timeout e, come se non bastasse, Dieng porta alla causa un paio di stoppate notevoli. Anche in difesa Kentucky sembra avere qualche amnesia ad esempio quando abbandona sul perimetro Chris Smith, fratello di J.R. dei New York Knicks, regalandogli 3 punti facili. I Cardinals tornano così sul -5 ma Calipari chiama a raccolta i suoi che in tre minuti piazzano un ottimo parziale che li riporta sul +12 guidati dalle giocate di Lamb e Miller, i due giocatori più esperti, anche se l'immagine simbolo di questo momento la regala Anthony Davis quando rifila una clamorosa stoppata su una debole penetrazione di Peyton Siva, giocatore in continua difficoltà nel trovare il canestro (0 punti a dieci minuti dalla fine). La partita sembrerebbe indirizzata verso i Wildcats ma tutto cambia quando Dieng obbliga Kidd-Gilchrist ad un fallo di sfondamento che rigenera il morale dei Cardinals. Allo sfondamento seguono ottime difese, capitanate da Dieng che continua a rifilare stoppate e palle rubate, tutte situazioni che portano a buoni attacchi e, anche quando non si dovesse riuscire a segnare, Louisville trova sempre una seconda opportunità di tiro controllando i rimbalzi d'attacco (17 a 4 i rimbalzi d'attacco a favore di Louisville a otto minuti dalla fine). Riescono a segnare quasi tutti i Cardinals, perfino Siva che mette a segno i 5 punti consecutivi necessari per raggiungere il pareggio a nove minuti dal termine, i suoi ultimi 3 punti sono la fotografia perfetta del momento dei Cardinals: una fantastica tripla fronte a canestro eseguita dopo un crossover che manda al tappeto Teague.
Anthony Davis stoppa Peyton Siva
photo by Mark Humphrey / AP
La partita continua con le squadre appaiate, Kentucky trema soprattutto quando Kidd-Gilchrist è costretto ad uscire dal campo tenendosi la coscia sinistra. I Wildcats non si demoralizzano e tornano a giocare la loro classica pallacanestro guidati dal giocatore più esperto della squadra: il senior Darius Miller che con le sue penetrazioni aggressive e il suo tiro da tre punti aiuta a chiudere un parziale di 9 a 2 che porta Kentucky sul +9 a tre minuti e trenta dalla fine. Sembrerebbe impossibile per i Cardinals rimontare ma Siva ha altre idee, prima segna con un finger-roll incredibile, poi schiaccia sulla difesa dei Wildcats e infine perfeziona la rubata che regala a Russ Smith i liberi del -5 a un solo minuto dalla fine. E' l'inizio della rimonta? Non proprio. Anthony Davis segna su alley hoop e Kidd-Gilchrist, tornato in campo dal leggero infortunio, mette a segno tre schiacciate in fila che chiudono il match. Per i Cardinals è insufficiente la tripla di Blackshear, unico canestro a segno nell'ultimo minuto.
Louisville ha mostrato grande cuore e un'ottima pallacanestro, sono rimasti in gioco fino all'ultimo minuto grazie soprattutto ai rimbalzi in attacco. Anthony Davis chiude da leading scorer con 18 punti a cui aggiunge anche 14 rimbalzi e 5 stoppate mentre per i Cardinals il miglior realizzatore è Peyton Siva con i suoi 11 punti, tutti realizzati negli ultimi 10 minuti, forse con più continuità Louisville avrebbe avuto più possibilità di vincere come dimostra il fatto che ha avuto un solo vantaggio in tutta la partita: il 2 a 0 iniziale. Kentucky è ufficialmente in finale e può così iniziare a studiare il futuro avversario che sarà il vincente tra Kansas e Ohio State.

Kansas e Ohio State, Thomas Robinson contro Jared Sullinger, Bill Self contro Thad Matta. Nei primi minuti Thomas Robinson ha le idee chiare, vuole segnare, concetto dimostrato dai 3 tiri presi in pochissimo tempo anche se riesce a realizzarne solo uno. Kansas sembra avere le mani fredde come dimostrano i continui errori di Elijah Johnson e Tyshawn Taylor, errori che permottono a Ohio State di portarsi sul 7 a 2 obbligando Bill Self a chiamare il primo timeout. Interessante la decisione di coach Matta di non mettere Sullinger in marcatura su Robinson preferendogli Deshaun Thomas che però, oltre a essere più basso, ha notoriamente il suo punto debole nella difesa, vedremo quindi come si svilupperà. Intuibile invece l'idea di Bill Self che sceglie Jeff Withey su Sullinger, scelta che nei primi minuti sembra abbastanza azzeccata considerando la stoppata che l'ex pallavolista rifila alla stella di Ohio State. Verso la metà del primo tempo decide di salire in cattedra Aaron Craft, playmaker dei Buckeyes che tra le altre cose riesce a finire il cubo di Rubik in un minuto e cinque secondi ma è principalmente un super giocatore di basket come dimostra prima con un canestro da 3 punti, poi con un magnifico assist che regala a Sullinger una facile schiacciata e infine procurandosi uno sfondamento su Tyshawn Taylor. Il primo tempo scorre con poche interruzioni, Thomas Robinson continua a fare fatica mentre Ohio State inizia a perfezionare il tiro da 3 punti con Buford e Deshaun Thomas e comincia così a prendere il largo portandosi sul 26 a 13 a sei minuti dalla fine del primo tempo. Le difficoltà di Robinson permettono a Kevin Young di avere più minuti del solito ma la vera notizia per Kansas arriva a quattro minuti dalla fine del primo tempo quando finalmente si sblocca Robinson che infila il suo secondo canestro della serata. Il primo tempo continua con i Buckeyes in controllo ma si conclude con una grande azione di Kansas: stoppata di Withey su Craft, ribaltamento di campo e canestro di Releford sulla sirena, giocata fondamentale per il morale dei Jayhawks che chiudono il primo tempo sotto la doppia cifra di svantaggio, 34 a 25.
Photo by sbnation.com
Il secondo tempo inizia con dei nuovi Jayhawks che in quattro minuti si riportano sul -3 grazie soprattutto alla difesa di Withey che in una sola azione piazza 3 stoppate, diventando anche l'uomo con più stoppate in una singola stagione della storia di Kansas. Continua la corsa dei Jayhawks che pareggiano con i 5 punti consecutivi di Elijah Johnson anche se fondamentale in questi momenti è stata la difesa di Thomas Robinson su Sullinger al primo scontro diretto della serata. Nel frattempo i Buckeyes affrontano un blackout offensivo e solo Craft sembra avere il carattere necessario per riportare Ohio State davanti, in ogni caso mancano ancora dodici minuti alla fine, un'eternità. La partita continua con le due squadre a punteggio molto ravvicinato e sono principalmente le giocate difensive a fare la differenza come dimostra la clamorosa stoppata della sorpresa serale Kevin Young su Sullinger che porta al contropiede di Elijah Johnson a cui i Buckeyes rispondono con il solito Aaron Craft, autore dell'ennesima palla rubata e dei consueti due punti in campo aperto. Si arriva agli ultimi novanta secondi di gioco con Kansas sul +1, vantaggio che viene mantenuto grazie alla meravigliosa difesa di Withey che rifila un'altra stoppata a Deashaun Thomas e lancia il contropiede del velocissimo Elijah Johnson che firma il +3 sul 62 a 59. Per un minuto non segna più nessuno ma a quindici secondi dalla fine si concretizza l'azione più clamorosa della partita: Deshaun Thomas sbaglia la tripla del pareggio, Withey pasticcia a rimbalzo ma riesce a tenere la palla in campo anche se la manda in mano allo stesso Thomas che riprova il tiro sbagliandolo nuovamente, questa volta però è Buford che approfitta della brutta posizione a rimbalzo di Withey per correggere l'errore del compagno in una schiacciata che riporta i Buckeyes sul -1. Dopo i tiri liberi Kansas si ritrova sul +3 a otto secondo dalla fine, i Buckeyes hanno quindi occasione di pareggiare ma Tyshawn Taylor ruba la palla che potrebbe chiudere il match salvo poi buttarla via regalando l'ultima occasione a Ohio State con quattro secondi sul cronometro. I Jayhawks non vogliono rischiare il pareggio e mandano in lunetta Craft, il quale realizza il primo tiro libero e sbaglia di proposito il secondo per prendere il rimbalzo offensivo la gli arbitri chiamano la cosiddetta "lane violation" sullo stesso Craft per aver oltrepassato la linea del tiro libero prima che la palla toccasse il ferro. Finisce così la seconda semifinale del Torneo NCAA 2012, con la vittoria in rimonta di Kansas per 64 a 62 che quindi dopo la W ottenuta in regular season nella sfida di dicembre vince anche il ben più importante rematch. I Jayhawks affronteranno in finale Kentucky in una sfida che si prospetta divertente con Withey in marcatura su Anthony Davis, Thomas Robinson su Terrence Jones e Releford a dividersi tra Lamb e Kidd-Gilchrist.
Ho la netta sensazione che ci sarà da divertirsi a New Orleans.

venerdì 30 marzo 2012

Final Four NCAA, istruzioni per l'uso

di Federico Bianchi e Claudio Pavesi.
Fonte: www.streetball.com

Dopo avervi raccontato tutte le partite del torneo NCAA 2012 ci prepariamo insieme alle tanto attese Final Four regalandovi questo articolo, scritto a quattro mani per l'occasione, grazie al quale potrete arrivare a seguire l'evento conclusivo della March Madness, preparatissimi sui temi più importanti riguardanti le quattro squadre che calcheranno il campo del Louisiana Superdome che vedete nella foto. Iniziamo ora l'analisi delle quattro squadre, partendo dai favoriti.

KENTUCKY WILDCATS
La squadra di coach John Calipari arriva alle Final Four con i favori del pronostico, dopo una regular season esaltante da una solo sconfitta, e un torneo nella quale ha dimostrato in ogni partita una superiorità quasi imbarazzante.
Le ultime edizioni della squadra bianco-blu sono state tutte ricche di talento, ma non hanno mai raggiunto il titolo.
Anche quest'anno il roster a disposizione di Calipari farebbe invidia a diversi coach della Division One, potendo contare su un mix di talento e forza fisica impressionante, grazie alla prossima prima scelta assoluta del Draft, Anthony Davis, giocatore dell'anno della Division One, oltre che difensore dell'anno, accompagnato da altri due freshmen di grande talento come l'ala Michael Kidd-Gilchrist e il playmaker Marquis Teague.
Le squadre di Calipari tuttavia sono sempre state caratterizzate dalla presenza di freshman di grande talento (vedi John Wall, DeMarcus Cousins, Brandon Knight, ecc.), ma quest'anno tra i Wildcats ci sono anche due giocatori con un anno in più di esperienza al torneo come Terrence Jones e Darius Miller, che possono essere decisivi in un contesto come quello delle Final Four.
Il gioco di Kentucky fin'ora è sempre stato spumeggiante, molto fisico e fatto di ritmi alti.
La presenza di giocatori come Terrence Jones, Kidd-Gilchrist o lo stesso Anthony Davis, tutti "grossi" ma molto mobili e veloci, ha permesso ai Wildcats fin'ora di imporre alle gare i già citati ritmi alti, ma allo stesso tempo di dominare fisicamente le squadre avversarie.
Anche nella finale del regional contro Baylor per esempio, Kentucky ha dimostrato che quando alza il ritmo e preme sull'acceleratore è in grado di creare un parziale favorevole in men che non si dica.
Affrontare Louisville tuttavia non sarà facile per i Wildcats, che dovranno sicuramente preservare Davis dal pericolo di troppi falli nelle prime battute di gara (la sua assenza forzata è stata l'unica cosa che li ha messi minimamente in difficoltà fin'ora) e cercare di contenere il backcourt dei Cardinals, che si può adattare bene ai loro ritmi. Una chiave per Kentucky in questa partita possono essere le due ali, Kidd-Gilchrist e Jones, che a mio modo di vedere non hanno di fronte giocatori di Louisville in grado di contenterli per tutto l'arco della partita.

KANSAS JAYHAWKS
Kansas arriva alle Final Four dopo una buona stagione, con alcuni alti e bassi, ma che ha garantito loro la testa di serie numero 2 nella Mid-West Region, vinta grazie a un'ottima partita contro la testa di serie numero uno di questa parte di tabellone, North Carolina.
L'entusiasmo della vitoria contro UNC può portare i Jayhawks a giocare una grande Final Four, guidati senza dubbio dal loro leader, Thomas Robinson.
Robinson era già un anello fondamentale, venendo dalla panchina, della Kansas dell'anno scorso e quest'anno è migliorato tantissimo, assumendosi il ruolo di leader della squadra e arrivando a lottare fino all'ultimo per il titolo di giocatore dell'anno del college basket con Anthony Davis, guidando le statistiche dei Jayhawks per punti e rimbalzi.
Robinson festeggia con Withey
(photo by: AP photo/ Orlin Wagner)
Ad accompagnarlo nella marcia trionfale verso le Final Four di quest'anno ci sono stati Tyshaun Taylor, playmaker all'ultimo anno di college, che ha dimostrato le sue grandi capacità di realizzatore e di attaccante nel corso della stagione, il centro di 7 piedi Jeff Withey, che con la sua stazza fisica si è dimostrato un grande intimidatore d'area (ha avuto anche una partita da 10 stoppate nel corso del torneo) e Travis Releford, difensore straordinario nel ruolo di ala piccola, incaricato di marcare il miglior esterno della squadra avversaria in ogni gara dei Jayhawks.
A tutto questo si aggiunge il grande lavoro di coach Bill Self, che ha dimostrato di saper preparare le partite in modo impeccabile, adattando il modo di giocare della sua squadra all'avversario che incontra, come visto per esempio nella finale del Regional contro North Carolina.
Alle Final Four Kansas affronterà Ohio State, scontro che in questa stagione significa sicuramente Thomas Robinson contro Jared Sullinger, due delle migliori ali grandi della Division One.
Tuttavia, anche se questo scontro è sicuramente molto interessante, possono essere decisivi altri aspetti di questa partita, per esempio il fatto che Kansas può contare su una superiorità fisica evidente sotto conestro, grazie a Whitey, che va sfruttata fino in fondo, magari facendo marcare dal centrone col numero 5 proprio Sullinger, permettendo a Robinson di riposarsi in difesa.
Un altro elemento fondamentale può essere Releford, che contro UNC è stato in grado di annullare totalmente Harrison Barnes, il miglior giocatore di North Carolina, e se riuscisse a fare lo stesso con Deshaun Thomas di Ohio State sarebbe un gran vantaggio per Kansas.
Il rischio più grande per la squadra di coach Self purtroppo però deriva da Taylor: le sue palle perse in alcune situazioni chiave di certe partite si sono verificate anche più decisive in negativo di quanto lo siano stati i suoi punti in positivo; speriamo che possa reggere la pressione che avrà addosso, non solo psicologica, ma anche data dalla forte difesa che Craft gli riserverà.

LOUISVILLE CARDINALS
Sorpresa! Alzi la mano chi a inizio anno, soprattutto dopo le 5 sconfitte in 7 partite, aveva pronosticato i Cardinals alle Final Four. Nessuno? Immaginavo. Non si può dire che Louisville sia una squadra di basso livello perchè non sarebbe giusto, i giocatori di livello ci sono, pensiamo solamente a Kuric, leading scorer della squadra e ottimo tiratore, a Dieng, il super stoppatore e rimbalzista oltre che a Russ Smith, secondo miglior realizzatore di squadra, una vera e propria mina vagante. Il mix non è completo senza i due giocatori più particolari della squadra: Chane Behanan e Peyton Siva. Behanan è un giocatore stranissimo, un'ala grande con un fisico possente ma con l'altezza di una guardia ma che incredibilmente riesce a portare a casa più di 7 rimbalzi per partita, molti dei quali in attacco, ed è anche un ottimo realizzatore in post basso.
Chane Behanan mostra i muscoli
(photo by http://louisville.straitpinkie.com)
Peyton Siva è senza dubbio il leader emotivo della squadra, croce e delizia di Louisville il piccolo playmaker alterna veri e propri colpi di genio a momenti di buio totale che possono decidere l'esito di una o più partite. E' in gran parte a lui che si devono le due strisce negative nella stagione dei Cardinals ma è altrettanto merito delle sue incredibili prestazioni se abbiamo potuto ammirare la squadra di Rick Pitino fino alla finale del torneo della Big East. Non abbiamo citato a caso il nome di coach Pitino, è lui infatti il vero ago della bilancia dei Cardinals, è lui il Re Mida della difesa, un trasformista imprevedibile che riesce a ingannare qualsiasi avversario con i suoi schemi imprevedibili, se volete una conferma chiedete a Florida, eliminata nelle Elite Eight anche e soprattutto dalla genialità di Pitino che nel secondo tempo passa da una difesa a "zona 2-3" a una difesa a uomo, scelta che ha spiazzato i Gators.
Pitino nel corso dell'anno ha cambiato non poco anche l'attacco dei Cardinals soprattutto per quanto riguarda il tempo di gestione dei possessi passando da una "balanced offense" a una "half-court offense", scelta che a prima vista poteva sembrare sconsiderata viste la taglia ridotta e le abitudini del quintetto ma che si è rivelata vincente pur riducendo il numero di punti segnati. Non dimentichiamo che i Cardinals sfiorano la doppia cifra di media con ben 6 giocatori per quanto riguarda le realizzazioni come dimostrano le statistiche dei 5 giocatori già citati a cui va aggiunto Chris Smith, ottima guardia il cui fratello non è nientemeno che J.R. Smith, guardia dei New York Knicks.
Louisville affronterà Kentucky, il cui campus dista pochissimi chilometri da quello dei Cardinals e per questo rappresenta una delle rivalità più sentite d'America, le rispettive tifoserie non possono nemmeno vedersi tanto c'è odio tra loro. Come in ogni buona rivalità però non mancano intrecci particolari, come sapete l'allenatore di UK è John Calipari, allenatore che in precedenza ha raggiunto le Final Four con altre due università: Memphis e UMass. Dovete sapere che Rick Pitino fu studente a UMass e che nel 1988 sarebbe dovuto diventarne allenatore per cambiare la storia del programma di basket ma la sua richiesta economica era troppo pretenziosa quindi l'università del Massahusetts decise di puntare su un allenatore alla prima esperienza: John Calipari. Se Pitino avesse accettato quel lavoro oggi avremmo le stesse Final Four? Chi lo sa, intanto godiamoci lo scontro tra le due università più importanti del Kentuky.

OHIO STATE BUCKEYES
"La NBA può aspettare, resto ai Buckeyes ancora un anno, ho scelto Ohio State perchè ritengo sia una squadra da Final Four e il mio obbiettivo è raggiungerle." Queste sono state le parole pronunciate da Jared Sullinger dopo l'eliminazione dell'anno scorso alle Sweet Sixteen per mano di Kentucky, proprio la squadra che i Buckeyes potrebbero incontrare in finale se riusciranno a sconfiggere Kansas nella semifinale.
Ohio State è una squadra paurosamente forte dal punto di vista fisico, potente a rimbalzo ma anche molto tecnica e veloce e quindi, per molti versi, simile a Kansas.
Il leader della squadra è ovviamente Jared Sullinger che, come già detto, poteva essere una delle prime 3 scelte al Draft NBA dell'anno scorso ma ha voluto prolungare il suo soggiorno nel suo stato natale per portare a termine il suo obbiettivo di vittoria. Questo obbiettivo è condiviso anche dai suoi compagni di squadra che potrebbero non essere tra le prime scelte al prossimo Draft, forse non avranno nemmeno un futuro in NBA ma non per questo non vanno considerati, parliamo infatti di giocatori di livello assoluto come Deshaun Thomas e Aaron Craft. Thomas è un ala al secondo anno il cui compito sarebbe stato quello di prendere il posto di Sullinger una volta che quest'ultimo fosse partito per la NBA ma, quando ha saputo che Sullinger sarebbe rimasto ha iniziato a lavorare sul suo gioco per guadagnare minuti diventando così un ottima ala piccola con un pericoloso gioco perimetrale e fronte a canestro oltre che alla sua solita grande dote di rimbalzista. Thomas è stato il vero mattatore dei Buckeyes nei primi turni del Torneo NCAA e nelle ultime partite della stagione regolare grazie anche agli ottimi tiri che gli procurava (e continua a procurargli) l'altra stella della squadra: Aaron Craft, un playmaker incredibile e completo, un ottimo passatore con un buon tiro da 3 punti ma che non disdegna qualche penetrazione a centro area. La migliore dote di Craft però è la difesa, senza dubbio è il miglior esterno difensivo dell'intera NCAA sia per quanto riguarda la difesa sul pallone sia per quella lontano dalla palla, il suo gioco nella propria metà campo è spesso la differenza tra la vittoria e la sconfitta per Ohio State.
Non è stato ancora nominato il terzo miglior realizzatore della squadra: William Buford, una guardia all'ultimo anno che in tutte le sue quattro stagioni a Ohio State ha sempre mantenuto la doppia cifra di media,un giocatore di personalità in grado di segnare il tiro della vittoria allo scadere come ha dimostrato più volte, un tiratore sublime a cui non si può concedere nemmeno 20 centimetri, motivo per cui Releford di Kansas non potrà distrarsi nemmeno un secondo.
La gara contro Kansas sarà interessantissima, in primo luogo per la sfida a due tra Thomas Robinson e Jared Sullinger, una sorta di anteprima NBA ma non sottovalutiamo anche l'accoppiamento Buford-Releford, per non parlare di Craft che dovrà dividersi tra Elijah Johnson e Tyshawn Taylor. Non stupitevi se vedrete in campo il freshman Amir Williams per più minuti rispetto al solito, è infatti lui l'unico giocatore del roster di Ohio State a sfiorare i famigerati 7 piedi di altezza di Withey ed è anche il giocatore a lui più simile.
In poche parole, se vi piace la pallacanestro non potete non guardare questa partita.

Ricapitoliamo un attimo. Le grandi squadre che tutti si aspettavano in finale? Ci sono. La sorpresa? C'è. La rivalità storica? C'è. La storia struggente in stile film hollywoodiano? C'è. Interessanti temi tattici? Ci sono. Un palazzetto meraviglioso e gigantesco gremito in ogni ordine di posto? C'è anche quello. Cosa chiedere di più da una competizione di basket? Nulla, quasi impossibile trovare di meglio, quindi non ci resta che una cosa da dirvi: buone Final Four.