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lunedì 13 agosto 2012

Team USA è ancora d'oro, ma onore alla Spagna

di Luca Ngoi


Sono state nuovamente le Olimpiadi di Team USA, che vogliate o meno aggiungerci un “Dream” all’inizio. Sta di fatto che lo strapotere a stelle e strisce è andato di scena anche a Londra, dimostrando che fino a quando scenderanno in campo quelli veri pensare a un piazzamento superiore al secondo posto per tutti coloro che non hanno scritto “USA” sulle maglie sarà quantomeno improbabile. Anche questa edizione dunque non ha fatto eccezione, con un cammino che ha visto Lebron e compagni attraversare senza grandi difficoltà sia la fase a gironi (nella quale hanno sofferto solo con la Lituania) sia la fase ad eliminazione diretta, nella quale hanno avuto la meglio dell’Australia prima e dell’Argentina poi prima di scontrarsi in finale con la Spagna.
Già, la Spagna di Sergio Scariolo, la squadra che più di tutte (insieme alla già citata Lituania) ha saputo stare in partita e giocarsela con quelli che possiamo tranquillamente battezzare come veri e propri marziani del campo da gioco. Le Furie Rosse hanno saputo calarsi immediatamente nel tipo di partita che avevano sapientemente preparato e che erano pronti a giocare da alcuni mesi. Gioco a metà campo, togliere la transizione e zona come se piovesse: questa la ricetta iberica per arginare gli americani, che nonostante tutte queste misure hanno sì faticato più del previsto, ma sono quasi sempre stati davanti, pur dando vita ad un match combattutissimo per più di tre quarti durante i quali le due squadre sono sempre state separate talvolta da uno, talvolta da due o tre punti ma sempre vicine nel punteggio: un vero e proprio spettacolo per i milioni di persone davanti alle tv di tutto il mondo, che hanno potuto gustarsi 40 minuti di basket giocato ad un livello tecnico e fisico appartenente ad un altro mondo.
Come passare sopra infatti alla classe infinita di Pau Gasol, MVP dei suoi, trascinatore ed interprete perfetto del ruolo di numero 4 del terzo millennio, capace di giocare spalle e fronte a canestro, dentro e fuori con una naturalezza che ti porta a definire facili cose al limite delle capacità umane. Buone notizie per i Lakers quindi, che ritroveranno uno spagnolo finalmente tornato ad un livello globale al quale non ci aveva sempre abituato durante questa stagione, in cui sono stati in molti a criticarlo per il suo atteggiamento un po’ “soft”, del quale però si sono perse le tracce in questi giochi, che hanno sancito anche (per restare in casa giallo viola) l’ultima partita con la Nazionale di Kobe Bryant, che ha dato l’addio alla maglia di Team USA così come farà di qui a pochi giorni anche coach K, del quale si sta ancora cercando il sostituto (Doc Rivers, John Calipari e Gregg Popovich sono tra i candidati più accreditati).
Per il resto abbiamo visto i soliti big: Durant a suo agio anche nel ruolo di leader maximo offensivo, Lebron che finalmente ha imparato a giocare anche per i compagni liberando le sue doti di passatore supremo e traendo comunque vantaggio a livello personale in attacco grazie a tagli fulminei ma precisi e semplici, ma insieme a loro sono stati decisivi i contributi (Kobe a parte) di Chris Paul con la sua sapiente regia, opportunamente alternata a quella di Deron Williams e ai lampi di atletismo di Russell Westbrook, che nel basket FIBA può tranquillamente ricoprire tre ruoli per doti fisiche e trattamento della palla. Da non dimenticare però anche gli Iguodala, i Chandler, persino gli Anthony Davis di questo mondo, che hanno saputo o dovuto mettersi nettamente in secondo piano per fornire un apporto più limitato e circoscritto ma in cui si sono comunque messi in luce come pedine efficaci.
Potrebbe essere stata l’ultima volta che abbiamo visto il vero Team USA, quello con le grandi stelle della NBA, perché si fanno sempre più insistenti le voci che a Rio i vertici americani siano convinti a portare una selezione formata da ragazzi under 23 ai quali dare una vetrina internazionale (forse la massima espressione a livello cestistico dopo le Finali NBA) e ai quali far mettere in bagaglio un’esperienza globale di gruppo come quella delle Olimpiadi, il massimo a cui un atleta di qualsiasi sport può aspirare. Ognuno è libero di pensarla come vuole a proposito di questa iniziativa, che lascia alcuni (me compreso) favorevolmente colpiti e altri più critici. Personalmente non credo che vedere all’opera ipotetici Kyrie Irving, Demarcus Cousins, Greg Monroe, Brandon Knight, Evan Turner, Stephen Curry (e l’elenco potrebbe continuare ancora) tutti insieme in un contesto diverso da quello NBA e che li metta a confronto con i migliori giocatori europei ed internazionali possa fare così male: si limiterebbero le scoppole tipo il +83 contro la Nigeria e la competizione sarebbe in generale più aperta, inoltre con il tecnico giusto in panchina, che sappia valorizzare nel modo giusto un gruppo di giovani ragazzi, sono sicuro che ci divertiremmo quasi in maniera eguale alla squadra con i Durant e i Lebron, ai quali diciamo comunque grazie: ci avete regalato l’ennesima prova del perché amiamo questo sport.

mercoledì 2 maggio 2012

NBA Playoffs Day 4; la riscossa dei capitani (Pierce e Kobe) porta in trionfo Celtics e Lakers

di Luca Ngoi

Photo by: zimbio.com

Il quarto giorno di post season è quello dell'ascesa al proscenio di due delle icone di Celtics e Lakers, stiamo parlando ovviamente di Paul Pierce e di Kobe Bryant che grazie alle loro prestazioni magistrali rispettivamente pareggiano e portano sul 2 a 0 nella serie le loro squadre. 
Partiamo dal nostro uomo copertina, The Captain and The Truth che con i suoi 36 punti si prende letteralmente sulle spalle la sua Boston pareggiando una serie che si era messa su binari complicati dato l'infortunio di Ray Allen e la squalifica di Rajon Rondo. I Celtics restano a contatto per gran parte della gara comandata comunque da una Atlanta che dovrà fare i conti con l'infortunio al suo giocatore barometro, quel Josh Smith comunque autore di una doppia doppia da 16 punti e 12 rimbalzi e che è adesso in dubbio sicuramente per il debutto della serie a Boston e probabilmente anche per il resto di questo primo turno.
Spostiamoci ora allo Staples Center, dove ancora una volta Kobe Bryant ha dato prova delle sue straordinarie doti di leader e trascinatore segnando 38 punti con un clamoroso 15 su 29 al tiro, il tutto senza neanche mettere le marce più alte e mostrando una forma fisica e un atletismo totalmente inaspettati per uno con tutte le sue stagioni di NBA alle spalle e soprattutto reduce da uno stop di 7 partite. Oltre al Black Mamba decisivi per i gialloviola anche i 27 con 9 rimbalzi di un Bynum sempre più dominatore delle plance e i 13, 10 rimbalzi e 5 assist di Pau Gasol, il playmaker occulto di questa squadra e firmatario di due o tre palle elargite ai compagni degne del vostro miglior esterno. Da non disprezzare comunque la prestazione dei Nuggets, che hanno dato battaglia per 48 minuti senza subire eccessivamente nel reparto lunghi e imponendo per certe fasi di gara il ritmo che George Karl vorrebbe imprimere alle partite; nonostante un Gallinari sotto tono (13 punti ma tirando male e stando poco in campo) ma con un Ty Lawson ritrovato da 25 e 7 assist e l'energia del positivo Faried, una buona spinta verso le partite di Denver, in cui bisognerà fare i conti con l'altura e il calore del Pepsi Center che potrebbero rimettere in bilico la serie.
Chiudiamo con la sorpresa di giornata ad opera dei Philadelphia 76ers, corsari allo United Center di Chicago e vittoriosi per 92-109. I Sixers approfittano quindi immediatamente dell'assenza di Derrick Rose e fanno man bassa dei Bulls per i quali bucano totalmente la gara i due esterni decisivi, Hamilton e Deng che in due mettono insieme la miseria di 7 tiri segnati dal campo. Sorprendenti invece John Lucas (15 punti dalla panchina) e Joakim Noah (21 e 8 rimbalzi), ma nel volo verso Philadelphia coach Thibodeau e i suoi dovranno riflettere molto per tirare fuori qualcosa di buono da una serie adesso decissamente complicata a causa dell'esplosione di Jrue Holiday e della estrema precisione al tiro di tutta Philly che chiude col 59 percento eguagliando la miglior prestazione dal campo della storia della franchigia: difficile da ripetere, ma sul parquet di casa e col vento in poppa mai dire mai.

sabato 14 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 20; Kobe ne fa 40, ancora una volta; il Gallo stende Lebron

di Luca Ngoi


Più di metà mese giocato in NBA e i colpi di scena non finiscono mai. Tra le tante partite giocate nell'ultima notte abbiamo avuto la riprova dell'onnipotenza cestistica di Kobe Bryant, che per la terza partita di fila va oltre i 40 punti e stende i Cleveland Cavaliers. Ad Est invece sono sempre i Chicago Bulls a farla da padroni, visto che anche al TD  Banknorth Garden di Boston fanno valere la legge dell'MVP imponendosi facilmente 88-79; i Raptors senza Andrea Bargnani si arrendono in casa contro Indiana, mentre a sorpresa New Jersey batte una Phoenix in leggero calo e prosegue il cammino dei Philadelphia 76ers vittoriosi anche contro i Wizards. Ad Ovest invece i Portland Trail Blazers si confermano difettosi in trasferta visto che perdono a San Antonio, mentre Minnesota si impone a sorpresa su New Orleans, Dallas annichilisce Milwaukee e i Denver Nuggets del nostro Gallinari impongono la quarta sconfitta ai Miami Heat. Come al solito adesso fermiamoci e andiamo a vedere i top e i flop dell'ultima notte.

TOP: KOBE BRYANT. Contro Cleveland sono 42 per il Black Mamba, ormai indescrivibile con qualsiasi aggettivo. La sua strapotenza è infinita e sembra davvero in un momento di forma quasi mai avuto anche nella sua già straordinaria carriera. L'ipotesi che avanziamo è che voglia dare un segnale forte alla Lega e quindi ai suoi avversari: il 24 c'è e non scherza quindi chiunque abbia vagamente voglia di aggiudicarsi l'anello dovrà ancora passare sul suo corpo. E che corpo. Per la cronaca avrebbe sempre un polso mal funzionante, ma questi sono dettagli.

FLOP: MIAMI HEAT. La macchina perfetta delle prime partite sembra essersi inceppata e contro Denver arriva la terza sconfitta consecutiva per Lebron e compagni che, fatti salvi i 35 del Prescelto sono davvero poca roba nella partita in Colorado, pur tirando con buone percentuali dalla lunga distanza, probabilmente a non funzionare, ancora una volta, è la fluidità di gioco, alle stelle prima dell'infortunio di Wade (e i risultati si sono visti) e ai livelli (scarsi) dell'anno scorso ora che il numero 3 è ritornato nella compagnia. Questione di rodaggio.

LA SORPRESA: DENVER NUGGETS. Come Portland sono una squadra senza un vero leader designato (anche se forse il nostro Gallo si avvicina un po' a quel ruolo), e questa peculiarità a volte è un bene mentre altre può essere un male. Nell'ultima nottata, come in altre sette precedenti, la cosa ha giocato a favore dei Nuggets, altra compagine senza un vero playbook rigido in stile San Antonio Spurs ma bensì dotata di un canovaccio base sul quale i giocatori sono spesse volte liberi di improvvisare. Quando in squadra hai interpreti quali Lawson, Fernandez, Gallinari, Brewer e Nenè il risultato può essere strabiliante, e questo è uno di quei casi.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Molte volte vi abbiamo raccontato di come il rookie di New Jersey abbia sfornato grandi prestazioni non coincise con la vittoria della squadra, mentre oggi (anche grazie ai 35 punti e 14 assist di Deron Williams), la guardia da Providence mette sul banco 20 punti e 5 rimbalzi e i Nets riescono a imporsi in quel di Phoenix. Che sia un realizzatore terrificante appare ormai chiaro, e se davvero D-Will saluterà il gruppo la prossima estate perlomeno la prossima squadra di Brooklyn saprà già su chi puntare per la futura rifondazione.

mercoledì 11 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 17; il risveglio del Black Mamba, secondo ko per Miami

di Luca Ngoi


Diciassettesima nottata NBA scoppiettante, con la vittoria dei Lakers firmata Bryant e il secondo crollo dei Miami Heat per mano della squadra più pazza della Lega: i Golden State Warriors. Continuano le marce di Oklahoma City e Portland ad Ovest (vittorie su Memphis e Clippers) e dei sorprendenti 76ers (vincenti contro Sacramento) ad Est, dove anche i Washington Wizards riescono a vincere una partita ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani. Senza ulteriori indugi andiamo a scoprire top e flop dell'ultima giornata di basket americano.

TOP: KOBE BRYANT. 48 punti vi bastano? Il Mamba vede i Phoenix Suns, colpevoli a suo dire di qualche parola di troppo in occasione delle loro vittorie, e si infuoca mettendo in campo una prestazione che merita poche parole (o forse ne merita tantissime) per essere commentata. Con questa sono 108 le gare del numero 24 oltre i 40 punti, numeri che fanno paura solo a pronunciarli. La sua leadership sulla squadra è assoluta e non lo scopriamo certo adesso, e Luke Walton a fine gara ha detto che gli sembra sia ritornato il "numero 8", il problema è capire se sia tornato il numero 8 dei titoli con Shaq o quello della mancata qualificazione ai playoff e dell'eliminazione al primo turno. Il contesto di squadra sembra far propendere per questa seconda opzione, ma è certo che con gare di questo genere da parte del suo capo i Lakers possano ancora essere una contender credibile.

FLOP: LOS ANGELES CLIPPERS. Sono stati i dominatori indiscussi della off season con i loro innumerevoli e sensazionali colpi di mercato, ma la stagione regolare è iniziata un po' a singhiozzo. Per costruire una mentalità vincente non basta chiaramente un mercato in prima linea, ma ci vogliono anni e anni di programmazione e vittorie, cosa che ai Clips manca clamorosamente. I vari Chris Paul, Blake Griffin e Chauncey Billups si imbattono nella forza travolgente dei Trail Blazers e non riescono a contrastarla in alcun modo. Serve continuità a questa squadra, quella che Phil Jackson individuava in una striscia di almeno 5 vittorie consecutive; ne riparliamo quando arriverà.

LA SORPRESA: NATE ROBINSON. Di fatto contro Miami la vince lui. Golden State si ritrova sotto di 13 a qualche minuto dalla fine del match e la sensazione degli astanti è che la squadra sarà costretta ad incassare la solita sconfitta, ma non hanno fatto i conti con KryptoNate, che di fatto si accende e segna 15 dei suoi 24 punti finali nel quarto periodo, prima forzando l'overtime e poi mettendo in cassaforte la terza vittoria dei ragazzi di coach Mark Jackson che venivano da 6 sconfitte in fila (due delle quali già con Robinson a roster). Erano in tanti quelli che lo davano già per finito, ma questo è un ragazzo dalla determinazione infinita, e in assenza di Steph Curry potrebbe assumere il ruolo di leader che pare non essere cucito per Monta Ellis.

SARANNO FAMOSI: CHANDLER PARSONS. Nella vittoria dei Rockets su Charlotte il suo contributo è fondamentale. A fine partita saranno 20 punti e 7 rimbalzi per il rookie da Florida scelto ad inizio secondo giro nell'ultimo draft e che di fatto è già riuscito a scalzare Chase Budinger dal ruolo di ala piccola titolare a suon di prestazioni convincenti, eppure le caratteristiche dei due sono simili (bianchi, tiratori e buoni atleti entrambi), ma l'ex Gator evidentemente garantisce qualcosa in più quanto a solidità soprattutto sotto le plance. Si pensava potesse essere un giocatore inadatto alla fisicità del basket NBA e viceversa perfetto per l'Europa, ma ancora una volta le predizioni sulla carta lasciano il tempo che trovano.

venerdì 23 dicembre 2011

In punta di penna. Nella città degli angeli il vento è cambiato (finalmente)

di Luca Policastro



Nella seconda puntata di questa rubrica settimanale la miaattenzione va a focalizzarsi sulla Calfornia meridionale precisamente in quellacittà, Los Angeles, sulle cui colline spadroneggia la scritta Hollywood e neiversanti delle quali ci son le zone residenziali più ricche e esclusive almondo : Beverly Hills e Bel Air ( per intenderci dove fu ambientata la miticaserie tv con Will Smith ).
Come tutti sapranno per quello che concerne la palla aspicchi la storia della città è stata fatta dai Lakers che hanno collezionatoben 16 titoli NBA (secondi solo ai Celtics con 17) ma non bisogna dimenticarsi dell’esistenzadellla sorella “povera” cioè i Los Angeles Clippers ; adesso come adesso amaggior ragione non bisogna fare quast’errore perchè, dando un’occhiata alletrades imbastite quest’anno , sembra proprio che i Clips siano diventati ,almeno sulla carta, più forti , in forma e futuribili dei gialloviola. La franchigia del palazzinaro tirchio, Dan Sterling, quest’anno non ha badato(forse per la prima volta nella sua gestione ) aspese e ha allestito una formazione da “leccarsi le orecchie” : non contento di aver firmato il fortissimoCaron Butler ( pagando però 24 milioni di presidenti americani per 3 anni allostesso) e una vecchia volpe del parquet come Chauncey Billups(l’unico insquadra a poter vantare un anello vinto nel 2004 nella città delleautomobili,Detroit proprio contro gli attuali cugini )ha messo a segno ilcolpaccio di questo mercato dei free agent , assicurandosi le prestazioni delmiglior play della lega (ora che Nash ha finito la benzina ) cioè Chris Paulmandando in cambio in Lousiana Gordon ,Kaman e Aminu. Il front-office in regia fa paura perché oltre ai citati Paul eBillups a fare da back up c’è un signor giocatore come Mo Williams,spallaideale a detta dello stesso LeBron ai tempi di Cleveland , uno che a unadiscreta capacità di playmaker abbinauna mano molto educata soprattutto da dietro l’arco dei 6,75.
Ad ora i “velieri” hanno anche confermato il rookie daUniversity of Kentucky Eric Bledsoe, il suo cambio ex Minnesota RandyFoye, e sotto i cristalli formano lacoppia di lunghi il Rookie dell’anno Blake Griffin (uno che “salta poco “e chein asse con CP3 promette almeno la doppia cifra di alley-hoop a sera) dotato oltre al citato atletismo di una mano moltosottovalutata nel range fino ai 4-5 metri e DeAndre Jordan un altro che quando mette l’arancianel canestro tende a fartelo notare. Insomma quest’anno pare proprio che siafinita la maledizione dei Clips e che li rivedremo , con un ruolo di probabileprotagonisti, fino alla tarda primavera almeno.
Per quanto riguarda l’attuale seconda squadra di LosAngeles( chi avrebbe scommesso su di loro anche solo un solo cent solo un mesefa? ) sta deludendo le attese dei milioni di fans che ha sparsi per tutto ilglobo terracqueo : dopo aver tradato il miglior sesto uomo della lega ( a parimeritocon il Nasone ) per delle scelte a Dallas , non ha fatto mosse di sostanzialeimportanza : han firmato McRoberts (chi ? ) e quella scarpa vecchia di TroyMurphy (di recente passato da Boston) che quantomeno lasciano con l’amaro inbocca i tifosi gialloviola e non sembrano realmente utili al progetto aggancioai Biancoverdi di Bean Town: inoltre han cercato di mandare Gasol in ogni dovecon il catalano che di sicuro non l’avrà presa bene . Già non è rinomato per essereuno che in campo ci mette l’anima e che si butta su tutti i palloni sputandosangue (non ha la caratteristica garra argentina per intenderci )adesso saràancora meno motivato ; e come cilieginasulla torta del disastro compiuto dalla franchigia di Buss pare proprio chel’obiettivo dichiarato, Dwight Howard, cioè il gigante con corpo scolpito daPrassitele nel marmo di Carrara,(dopo che Paul è sfumato per lo zampinodell’avvocato Stern nonché commissioner e quindi capo della “baracca”) sia statotolto dal mercato dal fratello schizofrenico dei Van Gundy che,inspiegabilmente per il sottoscritto, siede ancora sulla panchina degli OrlandoMagic. Ad ora non si vede chi possano firmare per risolvere i problemi inposizione 1-5 cioè l’asse portante di ogni squadra quello che una volta sichiamava “play-pivot”.
E’ inoltre notizia recente che il Black Mamba che facilmentesalterà le prime partite di Regular Season per un leggero infortunio al polsooccorsogli nei giorni scorsi.
Insomma quest’anno la fortuna sembra aver girato le spallealla squadra di Hollywood , del glamour , del tifo non passionale ma modaiolo( èscontato trovare attori, star,starlette, politici alle partite dei Lacustri allo Staples Center -perfino Lapo Elkann come molti ricorderanno-) che sembradestinata a un declino a meno di interventi decisi e pesanti sul mercato deifree-agent o tramite trades ; tutto ciò contrasta con la competitività della sorellasfigata alle cui partite fino a poco tempo fa il 90 % degli spettatori eracostituito da tifosi Lakers ai quali veniva regalato il biglietto per seguiregli altri quando la squadra del cuore giocava in trasferta.

Con questo articolo per il blog colgol’occasione per augurare un Buon Natale a tutti i nostri lettori e un feliceAnno nuovo.

martedì 20 dicembre 2011

NBA News, il divorzio di Kobe Bryant e i problemi di Chuck Hayes


di Claudio Pavesi


Bisogna dire che questi General Manager NBA non dormono veramente mai, non si riesce a rendersi conto di uno scambio che ne arriva uno nuovo pronto a rivoluzionare tutto. Null'ultima notte non ci saranno state mosse incredibili come l'ormai arcinota vicenda Paul ma comunque abbiamo potuto osservare alcune interessanti transazioni. Prima di tutto va citato il rinnovo di Nick Young con Washington, squadra autrice di un vero e proprio colpo dato che riesce a far accettare alla guardia ex USC un contratto di "soli" 3.7 milioni di dollari anche se per un solo anno ma a mio avviso pochi per un giocatore di quel livello e potenziale. Charlotte da parte sua non ha propriamente preso un giocatore dal mercato Free Agent ma ha risolto una spinosa complicanza con il rookie congolese Bismack Biyombo che, benchè draftato, era ancora sotto contratto con il suo vecchio club spagnolo, il Fuenlabrada ma i Bobcats hanno pagato la cifra stimata come buonuscita quindi Biyombo, ormai libero da oneri contrattuali, è libero di firmare con la franchigia di Micheal Jordan. Non solo periodo di firme ma anche di scambi come quello che ha mandato Brandon Rush da Indiana a Golden State in cambio di Lou Amundson o anche come quello effettuato dagli Oklahoma City Thunder che mandano l'altissimo Byron J. Mullens ai Bobcats in cambio di una scelta al secondo giro nel draft del 2013.
Perchè limitarci a scambi e firme di Free Agents? Piovono notizie di ogni genere come quella riguardante il ritiro dal basket del grande Peja Stojakovic ma di questo ne parleremo più precisamente su un apposito articolo. Brutta notizia invece in quel di Sacramento, infatti i Kings hanno annullato il contratto del neo acquisto Chuck Hayes che non ha superato le visite mediche per problemi al cuore che però non si erano mai manifestati in 6 anni con gli Houston Rockets. Ora il ragazzo è tornato ad essere Free Agent ma non dovrebbe riuscire a trovare una nuova squadra ma la cosa che più colpisce è vedere come in pochi giorni siano stati diagnosticati problemi al cuore a ben due giocatori, Hayes a Jeff Green. Ovviamente facciamo gli auguri a Chuck Hayes sperando che il suo problema non sia particolarmente serio e non necessiti un intervento invasivo come quello di Green.


Piccola nota di colore che riguarda Kobe Bryant, il giocatore ha reso ufficiale il divorzio dalle moglie Vanessa (nella foto con l'ormai ex marito) per incompatibilità. E' stata proprio la moglie ha richiedere il divorzio anche se sembra strano che succeda proprio adesso che il loro rapporto sembrava finalmente riconcigliato dopo le famose questioni del 2003 che vedevano un Kobe Bryant accusato di stupro in Colorado da una cameriera diciannovenne. La coppia si è gia accordata per la firma dei documenti e per la gestione delle due figlie, successivamente ha richiesto alla stampa, dato che tutto verrà risolto di comune accordo, di non fare loro domande su questa situazione per non turbare le piccole Natalia e Gianna, rispettivamente di 8 e 5 anni. La vicenda del 2003 aveva turbato molto il numero 24 dei Lakers tanto da influenzare anche le prestazioni in campo della stella gialloviola (il campionato 2003/2004 fu quello in cui segnò meno punti negli ultimi 11 anni), ora i tifosi della squadra della città degli angeli sperano che questa situazione non sia altrettanto stressante per Kobe altrimenti per i Lakers sarebbe davvero una stagione in salita.