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sabato 14 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 20; Kobe ne fa 40, ancora una volta; il Gallo stende Lebron

di Luca Ngoi


Più di metà mese giocato in NBA e i colpi di scena non finiscono mai. Tra le tante partite giocate nell'ultima notte abbiamo avuto la riprova dell'onnipotenza cestistica di Kobe Bryant, che per la terza partita di fila va oltre i 40 punti e stende i Cleveland Cavaliers. Ad Est invece sono sempre i Chicago Bulls a farla da padroni, visto che anche al TD  Banknorth Garden di Boston fanno valere la legge dell'MVP imponendosi facilmente 88-79; i Raptors senza Andrea Bargnani si arrendono in casa contro Indiana, mentre a sorpresa New Jersey batte una Phoenix in leggero calo e prosegue il cammino dei Philadelphia 76ers vittoriosi anche contro i Wizards. Ad Ovest invece i Portland Trail Blazers si confermano difettosi in trasferta visto che perdono a San Antonio, mentre Minnesota si impone a sorpresa su New Orleans, Dallas annichilisce Milwaukee e i Denver Nuggets del nostro Gallinari impongono la quarta sconfitta ai Miami Heat. Come al solito adesso fermiamoci e andiamo a vedere i top e i flop dell'ultima notte.

TOP: KOBE BRYANT. Contro Cleveland sono 42 per il Black Mamba, ormai indescrivibile con qualsiasi aggettivo. La sua strapotenza è infinita e sembra davvero in un momento di forma quasi mai avuto anche nella sua già straordinaria carriera. L'ipotesi che avanziamo è che voglia dare un segnale forte alla Lega e quindi ai suoi avversari: il 24 c'è e non scherza quindi chiunque abbia vagamente voglia di aggiudicarsi l'anello dovrà ancora passare sul suo corpo. E che corpo. Per la cronaca avrebbe sempre un polso mal funzionante, ma questi sono dettagli.

FLOP: MIAMI HEAT. La macchina perfetta delle prime partite sembra essersi inceppata e contro Denver arriva la terza sconfitta consecutiva per Lebron e compagni che, fatti salvi i 35 del Prescelto sono davvero poca roba nella partita in Colorado, pur tirando con buone percentuali dalla lunga distanza, probabilmente a non funzionare, ancora una volta, è la fluidità di gioco, alle stelle prima dell'infortunio di Wade (e i risultati si sono visti) e ai livelli (scarsi) dell'anno scorso ora che il numero 3 è ritornato nella compagnia. Questione di rodaggio.

LA SORPRESA: DENVER NUGGETS. Come Portland sono una squadra senza un vero leader designato (anche se forse il nostro Gallo si avvicina un po' a quel ruolo), e questa peculiarità a volte è un bene mentre altre può essere un male. Nell'ultima nottata, come in altre sette precedenti, la cosa ha giocato a favore dei Nuggets, altra compagine senza un vero playbook rigido in stile San Antonio Spurs ma bensì dotata di un canovaccio base sul quale i giocatori sono spesse volte liberi di improvvisare. Quando in squadra hai interpreti quali Lawson, Fernandez, Gallinari, Brewer e Nenè il risultato può essere strabiliante, e questo è uno di quei casi.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Molte volte vi abbiamo raccontato di come il rookie di New Jersey abbia sfornato grandi prestazioni non coincise con la vittoria della squadra, mentre oggi (anche grazie ai 35 punti e 14 assist di Deron Williams), la guardia da Providence mette sul banco 20 punti e 5 rimbalzi e i Nets riescono a imporsi in quel di Phoenix. Che sia un realizzatore terrificante appare ormai chiaro, e se davvero D-Will saluterà il gruppo la prossima estate perlomeno la prossima squadra di Brooklyn saprà già su chi puntare per la futura rifondazione.

venerdì 13 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 19; un super Howard stende Golden State, i Knicks cadono in trasferta

di Luca Ngoi


Diciannovesima notte in NBA con poche partite giocate e con la terza volta di un giocatore che segna quaranta o più punti: parliamo di Dwight Howard, che ne mette 45 per annichilire le resistenze dei Warriors. Nelle altre gare vittoria di Memphis in casa contro New York, di Cleveland a Phoenix, di Milwaukee su Detroit e infine il facile successo degli Atlanta Hawks contro gli Charlotte Bobcats. Nell'assegnare i "premi" di giornata oggi non inseriamo nessun flop un po' per lo scarso numero di gare giocate e un po' perchè nessuna squadra ci ha particolarmente deluso in negativo quindi inseriamo un doppio premio per il miglior rookie della notte date le gare molto ispirate di due giocatori al primo anno. Stiamo a vedere.

TOP: DWIGHT HOWARD. Come abbiamo detto 45 punti, conditi dalla bellezza di 23 rimbalzi per il centro di Orlando, che costringe i Warriors a ricorrere alla scorretta pratica dell' hack-a-Dwight per larghi tratti di gara. Tattica che comunque non ha alcun effetto perchè il ragazzone di Atlanta domina in lungo e in largo contro un front court peraltro privo di Kwame Brown, piuttosto scarso tecnicamente ma pur sempre un corpo da opporre contro la sua presenza. Insomma, se mai i Magic dovranno rinunciare al loro centro titolare (che ha comunque specificato di non gradire proprio la destinazione Golden State) rimpiangeranno questi giorni.

LA SORPRESA: MEMPHIS GRIZZLIES. La vita senza Zach Randolph è difficile e proprio per questo ogni vittoria contro le grandi squadre come New York assume un valore ancora più importante. La squadra sta cercando di rispondere all'assenza di uno dei suoi leader riassestando un po' l'attacco, e l'operazione non è sempre facile, ma quando ritrova un Rudy Gay ispirato (contro i Knicks 26 punti e 5 rimbalzi) allora può tornare quella arrivata ad un passo dalla finale di Conference lo scorso anno. L'atletismo c'è e il talento pure, è solo una questione di abitudine, alla vittoria e ai nuovi schemi.

SARANNO FAMOSI 1: KYRIE IRVING. Se Cleveland vince a Phoenix e ritrova un record al 50 percento lo deve in gran parte al suo rookie e playmaker che sforna una gara da 26 punti e 6 assist, conditi da una crescente sicurezza offensiva. Ormai l'infortunio che lo aveva attanagliato in quel di Duke sembra superato e il ragazzo non ha paura di mostrare il suo gioco che miscela gite al ferro con tiri da fuori (2/4 da tre contro i Suns) che lo aveva reso famoso prima alla High School e poi in maglia Blue Devils. Non sarà Lebron a livello mediatico, ma i Cavs hanno sicuramente scelto bene l'uomo su cui ricostruire la franchigia.

SARANNO FAMOSI 2: BRANDON KNIGHT. I suoi Pistons, a differenza dei Cavs, fanno ancora fatica a vedere la luce in fondo al tunnel visto che perdono anche a Milwaukee, ma il playmaker uscito da Kentucky inizia a prenderci sempre di più la mano. 20 punti e 3 assist con solo due errori al tiro nella notte del numero 7, che insieme a Greg Monroe costituisce la più grande speranza per la squadra del Michigan, davvero poca roba se si escludono questi due giovani talenti. Diversamente da Irving per lui non c'erano le scorie di un infortunio a giustificare un andamento iniziale lento, ma semplicemente necessitava di un po' di adattamento alla nuova Lega e di fiducia da parte di squadra e allenatore.

mercoledì 11 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 17; il risveglio del Black Mamba, secondo ko per Miami

di Luca Ngoi


Diciassettesima nottata NBA scoppiettante, con la vittoria dei Lakers firmata Bryant e il secondo crollo dei Miami Heat per mano della squadra più pazza della Lega: i Golden State Warriors. Continuano le marce di Oklahoma City e Portland ad Ovest (vittorie su Memphis e Clippers) e dei sorprendenti 76ers (vincenti contro Sacramento) ad Est, dove anche i Washington Wizards riescono a vincere una partita ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani. Senza ulteriori indugi andiamo a scoprire top e flop dell'ultima giornata di basket americano.

TOP: KOBE BRYANT. 48 punti vi bastano? Il Mamba vede i Phoenix Suns, colpevoli a suo dire di qualche parola di troppo in occasione delle loro vittorie, e si infuoca mettendo in campo una prestazione che merita poche parole (o forse ne merita tantissime) per essere commentata. Con questa sono 108 le gare del numero 24 oltre i 40 punti, numeri che fanno paura solo a pronunciarli. La sua leadership sulla squadra è assoluta e non lo scopriamo certo adesso, e Luke Walton a fine gara ha detto che gli sembra sia ritornato il "numero 8", il problema è capire se sia tornato il numero 8 dei titoli con Shaq o quello della mancata qualificazione ai playoff e dell'eliminazione al primo turno. Il contesto di squadra sembra far propendere per questa seconda opzione, ma è certo che con gare di questo genere da parte del suo capo i Lakers possano ancora essere una contender credibile.

FLOP: LOS ANGELES CLIPPERS. Sono stati i dominatori indiscussi della off season con i loro innumerevoli e sensazionali colpi di mercato, ma la stagione regolare è iniziata un po' a singhiozzo. Per costruire una mentalità vincente non basta chiaramente un mercato in prima linea, ma ci vogliono anni e anni di programmazione e vittorie, cosa che ai Clips manca clamorosamente. I vari Chris Paul, Blake Griffin e Chauncey Billups si imbattono nella forza travolgente dei Trail Blazers e non riescono a contrastarla in alcun modo. Serve continuità a questa squadra, quella che Phil Jackson individuava in una striscia di almeno 5 vittorie consecutive; ne riparliamo quando arriverà.

LA SORPRESA: NATE ROBINSON. Di fatto contro Miami la vince lui. Golden State si ritrova sotto di 13 a qualche minuto dalla fine del match e la sensazione degli astanti è che la squadra sarà costretta ad incassare la solita sconfitta, ma non hanno fatto i conti con KryptoNate, che di fatto si accende e segna 15 dei suoi 24 punti finali nel quarto periodo, prima forzando l'overtime e poi mettendo in cassaforte la terza vittoria dei ragazzi di coach Mark Jackson che venivano da 6 sconfitte in fila (due delle quali già con Robinson a roster). Erano in tanti quelli che lo davano già per finito, ma questo è un ragazzo dalla determinazione infinita, e in assenza di Steph Curry potrebbe assumere il ruolo di leader che pare non essere cucito per Monta Ellis.

SARANNO FAMOSI: CHANDLER PARSONS. Nella vittoria dei Rockets su Charlotte il suo contributo è fondamentale. A fine partita saranno 20 punti e 7 rimbalzi per il rookie da Florida scelto ad inizio secondo giro nell'ultimo draft e che di fatto è già riuscito a scalzare Chase Budinger dal ruolo di ala piccola titolare a suon di prestazioni convincenti, eppure le caratteristiche dei due sono simili (bianchi, tiratori e buoni atleti entrambi), ma l'ex Gator evidentemente garantisce qualcosa in più quanto a solidità soprattutto sotto le plance. Si pensava potesse essere un giocatore inadatto alla fisicità del basket NBA e viceversa perfetto per l'Europa, ma ancora una volta le predizioni sulla carta lasciano il tempo che trovano.

giovedì 22 dicembre 2011

Kenyon Martin bloccato in Cina e l'infortunio di Darrell Arthur


di Claudio Pavesi


Come è noto ai più, in occasione del Lockout alcuni giocatori avevano preso la decisione di provare un'avventura cestistica in Cina anche se questo avrebbe voluto dire che sarebbero dovuti rimanere nel paese che ospitò gli ultimi giochi olimpici fino a Marzo, periodo in cui si conclude il campionato locale indipendente da come si sarebbe conclusa la questione Lockout. Questi giocatori sono Aaron Brooks (Phoenix Suns), Kenyon Martin, Wilson Chandler e J.R. Smith (Denver Nuggets), dunque significa emergenza per la franchigia di Danilo Gallinari che dovrebbe rinunciare a ben 3 giocatori da quintetto per quasi tutta la stagione ma uno di questi, Kenyon Martin, non è riuscito a resistere alle sirene dell'NBA ed è quindi giunto a pagare 3 milioni di dollari per uscire dal suo contratto con lo Xinjiang. Il problema? Nonostante i 3 milioni pagati per il cosiddetto buyout il buon Martin non potrà giocare per la sua squadra asiatica ma dovrà aspettare comunque Marzo per tornare negli USA dove sarà Free Agent e quindi in ricerca di una squadra. Perchè quindi pagare il buyout e stare fermo per tre mesi? Per evitare gli infortuni è ovvio, anche se la situazione sembra davvero complessa dato che in questo caso l'NBA deve attenersi alle leggi della lega cestistica cinese. Sotto questo punto di vista Earl clark, ala dei Magic, si è rivelato il più furbo di tutti riuscendo a liberarsi dal contratto cinese pochi giorni prima della fine del Lockout per "motivi personali/familiari" tanto che ora è già da tempo ai servigi di coach Stan Van Gundy. Per quanto riguarda J.R. Smith e Wilson Chandler la questione è ancora diversa dato che nel loro contratto c'è una clausola che gli concede di tornare istantaneamente in NBA nel caso venissero rilasciati dalla loro squadre ma sembra decisamente improbabile che queste rinuncino alle loro stelle proprio in vista dei playoffs. Restate collegati al nostro blog perchè si preannunciano sviluppi decisivi nei prossimi giorni.
Cambiamo argomento con una notizia che darà molto dispiacere ai tifosi dei Memphis Grizzlies dato che non potranno vedere Darrell Arthur per tutto l'anno, l'ala grande ex Kansas sarà fuori per tutta la stagione per una brutta lesione al tendine d'achille che lo ha obbligato a lasciare la sessione di allenamento di lunedì. Arthur non avrà le mani più "educate" dell'NBA ma è un grande rimbalzista e capace di giocate di grande energia, qualità che lo avevano reso il giocatore perfetto da mettere in campo per dare riposo a Zach Randolph. I Grizzlies hanno già una rotazione molta corta che vedeva Arthur come unico ricambio dei lunghi dopo la cessione di Thabeet ai Rockets, quindi Memphis sarà costretta a tornare sul mercato o a tentare di pescare il jolly dal mazzo con qualche giocatore proveniente dalla D-League; per scoprire chi sarà il Mister-X di Memphis non dovete fare altro che seguire il nostro blog.

mercoledì 14 dicembre 2011

Beli ritorna a New Orleans. Il nuovo compagno del Gallo è un ex rivale. News di mercato sparse.


di Luca Ngoi

C'è voluto più tempo del previsto, ma alla fine Marco Belinelli ha trovato un nuovo ingaggio in NBA, anche se la squadra resta la stessa dell'anno scorso. La guardia della nazionale italiana ha infatti firmato un nuovo contratto a 3.4 milioni di dollari e potrà rimanere a giocarsi le sue carte in una squadra alla quale l'anno scorso ha saputo dare molto in diverse situazioni, sia da titolare sia partendo dalla panchina, e anche nei primi playoff della sua carriera ha saputo dare un ottimo contributo mettendo a segno 9.7 punti a partita. Non male per un esordiente.
Danilo Gallinari ha da oggi un nuovo compagno di squadra: si chiama Rudy Fernandez. Esatto, proprio quel Rudy Fernandez che per due volte l'ha incontrato e battuto nei mesi europei durante gli scontri tra Milano e Real Madrid, che ora si accaserà a Denver rassicurato da coach George Karl che gli ha offerto un posto da titolare data la partenza di JR Smith verso la Cina. Un tandem Gallinari-Fernandez sarebbe assolutamente illegale in Europa, mentre non ne si conoscono le potenzialità in NBA data l'estrema discontinuità dello spagnolo nella sua carriera oltreoceano fino a questo momento, ma di sicuro i Nuggets stanno costruendo un'altra squadra decisamente interessante.
Mercato sparso: I San Antonio Spurs tagliano Da'Sean Butler (ex Marquette), i Lakers si attrezzano per il training camp e dopo l'infortunio al menisco firmano Malcom Thomas e il redivivo Gerald Green mentre aspettano il sì di Indiana per il lungo ex Duke Josh McRoberts. I Suns dopo il taglio di Dowdell firmano l'ex Utah Ronnie Price e Marcus Landry, mentre i Nuggets oltre al colpo Fernandez si aggiudicano anche l'atleta ex Memphis DeMarre Carroll e preparano l'assalto ai Bucks per Luc Richard Mbah a Moute, infine un ex Nuggets, Shelden Williams, si accasa ai New Jersey Nets.