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domenica 29 aprile 2012

NBA Playoffs Day 1; sorpresa Magic, gli Heat distruggono i Knicks

di Luca Ngoi


Dopo 66 faticosissime partite cominciano i playoff nella NBA, è il momento di fare veramente sul serio e quello in cui le varie star sono motivate più che mai a dare il massimo per trascinare le loro squadre alla vittoria.
Nella notte tra sabato e domenica si giocavano quattro partite, tre per la Eastern e una sola per la Western Conference nella quale gli Oklahoma City Thunder hanno avuto la meglio per solo un punto (98-99) sui Dallas Mavericks al termine di una partita giocata per 48 minuti punto a punto e risolta soltanto negli ultimi secondi da un tiro di Kevin Durant, autore alla fine di 25 punti e 6 rimbalzi (top scorer di gara assieme a Nowitzki). I Mavs comunque hanno fatto corsa di testa sin da inizio partita, dimostrando di potersi giocare apertamente la serie già a partire dalla prossima gara ancora ad Oklahoma City.
Ad Est si è invece consumata la prima sorpresa di questa post season, ad opera degli Orlando Magic che si sono imposti sul campo dei Pacers col (basso) punteggio di 77-81 grazie ad un'ottima prova di Glen Davis, ripresosi per l'occasione dall'infortunio patito nella penultima gara di regular season e autore di una doppia doppia da 16 punti e 13 rimbalzi unita alle altre due buone prestazioni di Jameer Nelson e Jason Richardson, entrambi con 17 punti a referto. Indiana dall'altra parte trova soltanto i 19 e 9 rimbalzi di David West, ma dovrà operare diversi aggiustamenti nelle prossime partite per portare a casa una serie che sembrava scontata ma che forse durerà più del previsto.
Poche sorprese invece nelle altre due gare, in cui la numero 1 del tabellone, Chicago. ha avuto la meglio per 1013-91 dei Philadelphia 76ers grazie ai 23 punti di Derrick Rose poi infortunatosi molto gravemente (come vi abbiamo raccontato in un articolo precedente) nel finale in cui tutto era già scritto. Ancora meno fatica hanno fatto i Miami Heat per liberarsi dei New York Knicks, di fatto assenti dal match dalla metà del primo quarto in poi complici anche le difficoltà offensive di Carmelo Anthony, completamente annullato da un Lebron motivato più che mai sui due lati del campo soprattutto dopo il flagrant foul subito per mano di Tyson Chandler. Da lì in poi la partita non ha più avuto storia, con James che fa letteralmente quello che vuole con la difesa newyorchese e che alla fine metterà a referto 32 punti conditi da 4 rimbalzi vincendo come detto il duello con Melo che chiuderà da par suo con 11 punti e 10 rimbalzi ma un 3\15 complessivo al tiro: impossibile pensare che tutta la serie vedrà gli Heat spadroneggiare, ma di sicuro sarà necessaria un'inversione di tendenza radicale per la truppa di coach Woodson se non vorrà uscire molto velocemente da questa post season.

lunedì 19 marzo 2012

The Decision, Derek Fisher version

di Luca Ngoi


Chi l'ha detto che soltanto Lebron James può essere protagonista di "The Decision"? Dopo quella originale e dopo la parodia firmata Anthony Tolliver infatti anche Derek Fisher si troverà nei prossimi giorni a sfoltire una rosa di squadre per scegliere quella in cui giocherà per il resto della stagione. Fino a questo momento tre le franchigie a tentare le voglie del veterano, e in particolare stiamo parlando degli Oklahoma City Thunder, sempre alla ricerca di un sostituto dell'infortunato Eric Maynor e che con Fisher potrebbero aggiungere un pezzo d'esperienza fondamentale nei playoff in cui l'apporto del Venerabile Maestro potrebbe ancora rivelarsi decisivo nei finali di partita, oppure di due squadre che molto probabilmente si ritroveranno nella finale della Eastern Conference: i Chicago Bulls, per i quali proseguono i problemi di Derrick Rose e con un Fisher in più in regia potrebbero parzialmente risolvere alcune situazioni di gioco problematiche, e i Miami Heat che da sempre sono alla ricerca di un elemento carismatico non tanto per le questioni di campo, ma più per fare da mediatore in uno spogliatoio in cui collidono diversi ego non sempre gestibili. Magari la "Decision" di Fisher non andrà in prima serata su ESPN e in mondovisione, ma siamo sicuri che non si rivelerà altrettanto decisiva?

domenica 5 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 3; le grandi, tra difficoltà e nuove realtà

di Luca Ngoi


Ultima parte del nostro viaggio a puntate all'interno delle situazioni squadra per squadra dell'universo NBA. Oggi analizziamo le squadre cosiddette "grandi", le super potenze di questa Lega che attraversano destini controversi, tra chi vede un grande futuro e chi invece si ritrova schiacciato dal passato. Ma senza ulteriori indugi lanciamoci in questa ultima parte del nostro percorso.

CHICAGO BULLS (19-6). Se hai un MVP in squadra è difficile che tu possa andare troppo male. Se a Derrick Rose aggiungiamo poi uno degli allenatori in rampa di lancio e probabilmente già adesso il miglior esperto difensivo in circolazione allora non può che uscirne un mix che ti proietta al primo posto ad Est. I Bulls, qualche scivolone a parte, hanno dimostrato di saper contrastare qualsiasi squadra, non solo grazie alle accelerazioni del loro playmaker, ma anche grazie ad un collettivo di tutto rispetto che ha in Boozer e nell'onnipresente Deng i suoi picchi. La finale NBA è l'obiettivo dichiarato.

MIAMI HEAT (17-6). Leggermente sotto le aspettative questi Heat, che dopo una partenza a razzo si sono un po' fermati. Il paradosso è che senza Wade, con i soli Lebron e Bosh a fare da trascinatori, questa squadra ha espresso forse il suo miglior basket e sono arrivate molte più vittorie che sconfitte. I Big Three assieme palesano ancora qualche difficoltà, l'attacco non sempre scorre fluido come dovrebbe e potrebbe essere, ma le combinazioni tra il numero 6 e il numero 3 sono da stropicciare gli occhi. Se i vari Battier, Miller ed Haslem riescono ad effettuare il cosiddetto step up il gioco potrebbe essere fatto.


ORLANDO MAGIC (15-9). La domanda che tutti si fanno è sempre la solita: Dwight Howard verrà veramente ceduto prima della trade deadline? Questo è il caso che tiene sempre banco all'interno della squadra, che non può fare a meno di ottenere qualcosa in cambio del suo centro titolare, aiutato quest'anno dalla grande scoperta Ryan Anderson, il numero 4 perfetto per il sistema di coach Van Gundy che si sta decisamente imponendo come uno dei giocatori più migliorati della Lega. Qualche battuta d'arresto di troppo nelle ultime partite, compresi i 55 punti segnati contro i Celtics sono segnali abbastanza preoccupanti, ma l'accesso ai playoff non è in dubbio. Per il dopo Howard comunque è già necessario pensare ad una rifondazione, magari partendo da Andrew Bynum?


BOSTON CELTICS (13-10). Il record è stato rimpinguato solo ultimamente, dopo una partenza a rilento anche a causa degli infortuni di Rondo e Pierce la squadra ha iniziato a girare, scoprendo il talento di Avery bradley dalla panchina e un sempre solido Pietrus come cambio di The Truth. Il GM Danny Ainge ha già espresso la sua volontà di cominciare la ricostruzione della squadra, che non dovrebbe avere problemi a raggiungere i playoff ma che sarà comunque costetta a cedere almeno due delle sue tre pedine storiche e fondamentali per ricominciare dai giovani.


NEW YORK KNICKS (9-15). La vittoria della notte contro i Nets era quasi obbligata, la panchina di coach D'Antoni sembra poter saltare da un secondo all'altro, e secondo qualcuno sarebbe già dovuta saltare proprio in queste ore di Super Bowl per dare meno risalto alla notizia in un periodo di media intasati solo e soltanto dal football. I problemi sono innumerevoli, dalla difficile convivenza dei tre tenori Anthony, Stoudemire e Chandler alla continua assenza di un play, ed è difficile pensare che il ritorno del Barone possa salvare una stagione sicuramente non iniziata sotto i migliori auspici.


OKLAHOMA CITY THUNDER (18-5). Kendrick Perkins l'aveva detto: non inganni il calendario "facile" di Durant e compagni perchè le vere sfide sarebbero arrivate più tardi. E infatti puntualmente nella notte ci hanno pensato Tony Parker e i suoi 42 punti a ridimensionare un minimo le ambizioni dei Thunder, che restano ancora i favoriti ad Ovest per il loro mix di bel gioco, grandi spaziature e atletismo, ma rimangono da testare fino in fondo contro avversari di una certa caratura come gli Spurs. Il prossimo tour de force che li porterà a giocare quasi ogni notte sarà un altro banco di prova importante per capire dove possono realmente arrivare.


LOS ANGELES LAKERS (14-10). Per ora Kobe, Gasol, Bynum e poco altro per i gialloviola, che sostanzialmente basano su questo trio la pressochè totale produzione del loro fatturato. Il Mamba sembra essere tornato quello col numero 8, che segnava sempre e in qualunque modo ma che, forse ossessionato dall'ombra di Shaq, non vinceva, mentre gli altri due, il catalano in particolare, giocano sempre con un po' di apprensione per uno scambio che potrebbe essere imminente, soprattutto dal post All Star Game al 15 Marzo, quando ogni giorno potrebbe essere quello giusto per portarli ad Orlando in cambio di Dwight Howard, ma il vero problema è la mancanza di un playmaker giovane e possibilmente talentuoso, e i nomi di Gilbert Arenas e Ramon Sessions, in possesso di una sola delle due caratteristiche richieste (Arenas il talento, Sessions la gioventù) sembrano non appassionare.


DALLAS MAVERICKS (14-11). Mettere insieme una squadra quasi completamente nuova in meno di un mese non è facile, e per questo la partenza è stata da dimenticare per i campioni in carica, che comunque sembrano essersi ripresi e destinati ad una seconda parte di stagione in crescendo. Con il Nowitzki delle ultime partite ripetere l'impresa del titolo non sembra possibile, ma tutti sanno che quando conterà anche il tedesco tornerà nelle migliori condizioni tecniche. Meglio non darli totalmente per tagliati fuori in una prospettiva titolo, sicuramente la Finale ad Ovest è ancora un obiettivo plausibile per il gruppo di Rick Carlisle.


SAN ANTONIO SPURS (16-9). Se solo trovassero un po' di continuità lontano da casa ripetere il primo posto (peraltro infruttuoso) dello scorso anno non sarebbe un'impresa così peregrina. Peccato che invece Duncan e compagni siano allergici alla vittoria fuori dalle mura amiche, mentre all'interno dell' AT&T Center i nero argento danno il meglio di loro stessi, guidati da un Tony Parker nuovamente in versione stellare in attesa del recupero di Manu Ginobili, fino a questo momento sostituito perfettamente dal ripescato Danny Green, ragazzo uscito da North Carolina e caduto un po' in disgrazia che invece si sta riciclando come specialista di tiro in Texas. Assieme a lui crescono gli Spurs del futuro, Kawhi Leonard e Tiago Splitter su tutti da tenere in estrema considerazione.


Con questo si conclude il nostro speciale all'interno delle 30 squadre NBA, anzi no. Già, ne manca ancora una: stiamo parlando dei Phoenix Suns, che non essendo nè una grande nè una piccola nè un team in rampa di lancio non abbiamo saputo inserire in nessuna categoria. Li analizziamo a parte dicendo che sicuramente i bei tempi di D'Antoni e del pick n roll Nash-Stoudemire sono passati; le prospettive per questa squadra sono ben poche, ma il rookie Markieff Morris ha già giocato qualche buona partita, e una buona pesca al prossimo draft consentirà anche alla franchigia dell'Arizona di riprendersi, resta da decidere se con o senza il suo playmaker storico.

venerdì 3 febbraio 2012

Blake Griffin: "Gara delle schiacciate? No grazie"


di Claudio Pavesi


Nella notte della rivelazioni dei quintetti dell'All-Star Game arriva una super news sull'All-Star Saturday. Pochi giorni fa Lebron James si era detto interessato nel partecipare alla prestigiosa gara delle schiacciate per sfidare Blake Griffin che però proprio poco fa ha dichiarato, con sospresa di tutti, che non ha intenzione di difendere il titolo di miglior schiacciatore dell'NBA vinto l'anno scorso a Los Angeles, infatti l'ala dei Clippers, dopo la sconfitta con i Nuggets, ha parlato con i giornalisti e ha confidato che il calendario di questa stagione è particolarmente estenuante quindi ha intenzione di sfruttare al massimo ogni pausa per riprendere le forze. Griffin d'altronde sarà impegnato anche venerdì 24 febbraio nella partita tra Rookies e Sophomores oltre ovviamente alla più importante partita delle stelle del 26 febbraio in cui partirà in quintetto, l'unico impegno da cui poteva esimersi era la gara delle schiacciate anche se questa sua decisione farà molto discutere anche e soprattutto ai piani alti degli uffici dirigenziali dell'NBA che avrebbero avuto in Griffin il principale motivo degli ascolti televisivi negli eventi di sabato, anche personalmente, se provo a mettermi nei suoi panni, non posso che dargli ragione dato che proprio quando il 90% dell'NBA si prende la pausa più lunga dell'anno lui deve disputare tre eventi in tre giorni ma, da spettatore che non vede l'ora di osservare i voli disumani del giocatore ex Oklahoma University non posso che essere un po' deluso. Blake ha anche detto di essersi divertito l'anno scorso ma che quel tipo di competizione non è propriamente il suo genere preferito e che l'NBA è piena di ragazzi talentuosi e atletici che sarebbero in grado di fare molto meglio di quanto abbia fatto lui, in compenso Lebron James ha annunciato di essere ancora interessato a partecipare all'evento nonostante l'assenza di Griffin quindi non stupiamoci se l'NBA stessa farà grosse pressioni sul giocatore dei Miami Heat, il suo nome infatti porterebbe una quantità di ascolti esorbitante per non parlare del fatto che la possibilità di confrontarsi con Lebron potrebbe indurre molte stelle a dichiararsi come papabili partecipanti allo Slam Dunk Contest di quest'anno.

mercoledì 18 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 24; incredibile Lebron, Gallo ancora ok

di Luca Ngoi


Notte NBA piuttosto movimentata quella che ci siamo appena lasciati alle spalle. I Miami Heat infatti riescono ad avere la meglio sui San Antonio Spurs ancora privi di vittorie in trasferta questa stagione (0-5 lontani dall' AT&T Center per Tim Duncan e compagni) dopo essere stati sotto anche di venti punti, mentre continuano a giocare bene e riprendono a vincere ad Ovest i Denver Nuggets di Gallinari (14 punti in 27 minuti) che stendono i pur non ostici Milwaukee Bucks nonostante i 30 punti di Brandon Jennings. Da segnalare nelle altre gare di giornata il nuovo successo dei Chicago Bulls ancora privi di Derrick Rose che si impongono in casa contro Phoenix, la bella vittoria di Orlando su Charlotte e infine la seconda W consecutiva dei Golden State Warriors che hanno la meglio su Cleveland in una partita più bella e combattuta del previsto. Ma non perdiamo altro tempo e come sempre andiamo ad analizzare top e flop dell'ultima notte NBA.

TOP: LEBRON JAMES. Contro gli Spurs la vince praticamente da solo, segnando 17 punti in un terzo quarto pazzesco sia per lui sia per la squadra, quando sembra che tutto possa riuscirgli, come lui stesso ha ricordato nella classica intervista a fine partita. Al termine della gara il Prescelto potrà contare 33 punti con 10 assist e 5 rimbalzi, la solita onnipotenza ma anche la consapevolezza di dover fare di più in alcuni momenti della partita in cui sembra voler giocare fin troppo da solo dimenticandosi dei compagni, il che finisce per fargli perdere il ritmo. Menzione d'onore anche per Mike Miller, che al ritorno dall'ernia che lo ha tenuto ai box fino a ieri si ripresenta con 18 punti e la perfezione dall'arco. Welcome back, Mike.

FLOP: I SOSTITUTI DI CHRIS PAUL. Va bene che vincere contro gli Utah Jazz in questo momento non è propriamente una passeggiata, ma da Randy Foye e Chauncey Billups forse coach Del Negro si aspettava qualcosina in più. I due playmaker invece pasticciano e non poco a Salt Lake City sommando alla fine un poco onorevole 7/26 al tiro con qualche palla persa di troppo che con CP3 non sarebbe arrivata. Peccato perchè i Clippers erano nel bel mezzo di una bella striscia vincente che li aveva portati anche a trionfare nel derby. Lo abbiamo detto più volte: appena troveranno un po' di continuità attenti a questa squadra.

LA SORPRESA: COREY BREWER. Ai Nuggets di oggi fa comodissimo avere uno con le sue qualità di corridore ed atleta in squadra, ma finora era venuto utile a coach Karl soltanto in limitati spezzoni di gara in cui c'era da difendere oppure portare un po' di furore agonistico alla squadra nei momenti di calo. Contro i Bucks però l'ex Minnesota totalizza il suo massimo stagionale con 22 punti a referto partendo dalla panchina ma giocando comunque 34 minuti. Per un giocatore spesso frustrato da prestazioni personali sotto gli standard e che quasi mai ha avuto la fiducia degli allenatori è importante trovarsi finalmente in un contesto perfetto per le sue caratteristiche. Quotazioni in ascesa.

SARANNO FAMOSI: KLAY THOMPSON. Di Kyrie Irving (18 e 8 rimbalzi nella partita di stanotte contro Golden State) vi abbiamo parlato tante volte, e allora diamo spazio a questo ragazzo che ha fatto molta fatica trovando poco spazio all'inizio della stagione e che invece con l'infortunio di Steph Curry si sta lentamente rilanciando. La scelta numero 11 dell'ultimo draft infatti esce dalla panchina per segnare 14 punti in 16 minuti di utilizzo e si rivela un'arma in più per coach Mark Jackson in una partita in cui Monta Ellis si prende un turno di riposo. Attenti a sottovalutarlo perchè il tiro è di prima qualità, sul fisico ci sta lavorando ed è un "progetto" che da qui ai prossimi tre anni potrà riservare qualche nota positiva.

sabato 14 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 20; Kobe ne fa 40, ancora una volta; il Gallo stende Lebron

di Luca Ngoi


Più di metà mese giocato in NBA e i colpi di scena non finiscono mai. Tra le tante partite giocate nell'ultima notte abbiamo avuto la riprova dell'onnipotenza cestistica di Kobe Bryant, che per la terza partita di fila va oltre i 40 punti e stende i Cleveland Cavaliers. Ad Est invece sono sempre i Chicago Bulls a farla da padroni, visto che anche al TD  Banknorth Garden di Boston fanno valere la legge dell'MVP imponendosi facilmente 88-79; i Raptors senza Andrea Bargnani si arrendono in casa contro Indiana, mentre a sorpresa New Jersey batte una Phoenix in leggero calo e prosegue il cammino dei Philadelphia 76ers vittoriosi anche contro i Wizards. Ad Ovest invece i Portland Trail Blazers si confermano difettosi in trasferta visto che perdono a San Antonio, mentre Minnesota si impone a sorpresa su New Orleans, Dallas annichilisce Milwaukee e i Denver Nuggets del nostro Gallinari impongono la quarta sconfitta ai Miami Heat. Come al solito adesso fermiamoci e andiamo a vedere i top e i flop dell'ultima notte.

TOP: KOBE BRYANT. Contro Cleveland sono 42 per il Black Mamba, ormai indescrivibile con qualsiasi aggettivo. La sua strapotenza è infinita e sembra davvero in un momento di forma quasi mai avuto anche nella sua già straordinaria carriera. L'ipotesi che avanziamo è che voglia dare un segnale forte alla Lega e quindi ai suoi avversari: il 24 c'è e non scherza quindi chiunque abbia vagamente voglia di aggiudicarsi l'anello dovrà ancora passare sul suo corpo. E che corpo. Per la cronaca avrebbe sempre un polso mal funzionante, ma questi sono dettagli.

FLOP: MIAMI HEAT. La macchina perfetta delle prime partite sembra essersi inceppata e contro Denver arriva la terza sconfitta consecutiva per Lebron e compagni che, fatti salvi i 35 del Prescelto sono davvero poca roba nella partita in Colorado, pur tirando con buone percentuali dalla lunga distanza, probabilmente a non funzionare, ancora una volta, è la fluidità di gioco, alle stelle prima dell'infortunio di Wade (e i risultati si sono visti) e ai livelli (scarsi) dell'anno scorso ora che il numero 3 è ritornato nella compagnia. Questione di rodaggio.

LA SORPRESA: DENVER NUGGETS. Come Portland sono una squadra senza un vero leader designato (anche se forse il nostro Gallo si avvicina un po' a quel ruolo), e questa peculiarità a volte è un bene mentre altre può essere un male. Nell'ultima nottata, come in altre sette precedenti, la cosa ha giocato a favore dei Nuggets, altra compagine senza un vero playbook rigido in stile San Antonio Spurs ma bensì dotata di un canovaccio base sul quale i giocatori sono spesse volte liberi di improvvisare. Quando in squadra hai interpreti quali Lawson, Fernandez, Gallinari, Brewer e Nenè il risultato può essere strabiliante, e questo è uno di quei casi.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Molte volte vi abbiamo raccontato di come il rookie di New Jersey abbia sfornato grandi prestazioni non coincise con la vittoria della squadra, mentre oggi (anche grazie ai 35 punti e 14 assist di Deron Williams), la guardia da Providence mette sul banco 20 punti e 5 rimbalzi e i Nets riescono a imporsi in quel di Phoenix. Che sia un realizzatore terrificante appare ormai chiaro, e se davvero D-Will saluterà il gruppo la prossima estate perlomeno la prossima squadra di Brooklyn saprà già su chi puntare per la futura rifondazione.

mercoledì 11 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 17; il risveglio del Black Mamba, secondo ko per Miami

di Luca Ngoi


Diciassettesima nottata NBA scoppiettante, con la vittoria dei Lakers firmata Bryant e il secondo crollo dei Miami Heat per mano della squadra più pazza della Lega: i Golden State Warriors. Continuano le marce di Oklahoma City e Portland ad Ovest (vittorie su Memphis e Clippers) e dei sorprendenti 76ers (vincenti contro Sacramento) ad Est, dove anche i Washington Wizards riescono a vincere una partita ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani. Senza ulteriori indugi andiamo a scoprire top e flop dell'ultima giornata di basket americano.

TOP: KOBE BRYANT. 48 punti vi bastano? Il Mamba vede i Phoenix Suns, colpevoli a suo dire di qualche parola di troppo in occasione delle loro vittorie, e si infuoca mettendo in campo una prestazione che merita poche parole (o forse ne merita tantissime) per essere commentata. Con questa sono 108 le gare del numero 24 oltre i 40 punti, numeri che fanno paura solo a pronunciarli. La sua leadership sulla squadra è assoluta e non lo scopriamo certo adesso, e Luke Walton a fine gara ha detto che gli sembra sia ritornato il "numero 8", il problema è capire se sia tornato il numero 8 dei titoli con Shaq o quello della mancata qualificazione ai playoff e dell'eliminazione al primo turno. Il contesto di squadra sembra far propendere per questa seconda opzione, ma è certo che con gare di questo genere da parte del suo capo i Lakers possano ancora essere una contender credibile.

FLOP: LOS ANGELES CLIPPERS. Sono stati i dominatori indiscussi della off season con i loro innumerevoli e sensazionali colpi di mercato, ma la stagione regolare è iniziata un po' a singhiozzo. Per costruire una mentalità vincente non basta chiaramente un mercato in prima linea, ma ci vogliono anni e anni di programmazione e vittorie, cosa che ai Clips manca clamorosamente. I vari Chris Paul, Blake Griffin e Chauncey Billups si imbattono nella forza travolgente dei Trail Blazers e non riescono a contrastarla in alcun modo. Serve continuità a questa squadra, quella che Phil Jackson individuava in una striscia di almeno 5 vittorie consecutive; ne riparliamo quando arriverà.

LA SORPRESA: NATE ROBINSON. Di fatto contro Miami la vince lui. Golden State si ritrova sotto di 13 a qualche minuto dalla fine del match e la sensazione degli astanti è che la squadra sarà costretta ad incassare la solita sconfitta, ma non hanno fatto i conti con KryptoNate, che di fatto si accende e segna 15 dei suoi 24 punti finali nel quarto periodo, prima forzando l'overtime e poi mettendo in cassaforte la terza vittoria dei ragazzi di coach Mark Jackson che venivano da 6 sconfitte in fila (due delle quali già con Robinson a roster). Erano in tanti quelli che lo davano già per finito, ma questo è un ragazzo dalla determinazione infinita, e in assenza di Steph Curry potrebbe assumere il ruolo di leader che pare non essere cucito per Monta Ellis.

SARANNO FAMOSI: CHANDLER PARSONS. Nella vittoria dei Rockets su Charlotte il suo contributo è fondamentale. A fine partita saranno 20 punti e 7 rimbalzi per il rookie da Florida scelto ad inizio secondo giro nell'ultimo draft e che di fatto è già riuscito a scalzare Chase Budinger dal ruolo di ala piccola titolare a suon di prestazioni convincenti, eppure le caratteristiche dei due sono simili (bianchi, tiratori e buoni atleti entrambi), ma l'ex Gator evidentemente garantisce qualcosa in più quanto a solidità soprattutto sotto le plance. Si pensava potesse essere un giocatore inadatto alla fisicità del basket NBA e viceversa perfetto per l'Europa, ma ancora una volta le predizioni sulla carta lasciano il tempo che trovano.

venerdì 6 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 12; buona la prima dei nuovi Kings, cadono ancora i Lakers

di Luca Ngoi


Nella dodicesima giornata della regular season NBA è buono il primo impegno di Keith Smart sulla panchina dei Sacramento Kings, che ritrovano anche un ottimo Cousins, mentre cadono due delle tre grandi impegnate nella notte, ovvero Lakers e Mavs rispettivamente contro Spurs e Blazers; successo invece per gli Heat privi di Lebron e Wade che dopo ben tre overtime hanno la meglio degli Atlanta Hawks i quali si confermano dunque un cliente scomodo per la squadra della Florida. Come sempre il nostro blog vi presenta i migliori e i peggiori della nottata appena passata.

TOP: SACRAMENTO KINGS. Probabilmente era solo una questione di coach perchè la squadra della capitale californiana cominciasse a volare. Una volta esonerato Paul Wesphal infatti i Kings hanno la meglio sui Bucks, squadra mai facile da affrontare e che col clima regnante fino a qualche ora fa in casa Sac-Town probabilmente sarebbe riuscita a vincere. Ovviamente la cura Smart non è giudicabile dopo una sola partita, ma il ritorno di Cousins in quintetto (e che ritorno: 19 punti e 15 rimbalzi per l'ex Kentucky) e la ritrovata vena di Tyreke Evans aiuteranno questa squadra, che sotto l'ex coach dei Golden State Warriors tenderà a correre ancora di più di quanto fatto finora.

FLOP: DALLAS MAVERICKS. Il calendario di questa stagione è decisamente stressante per qualsiasi squadra, ma l'edizione dei Mavs post titolo non è di quelle finora soddisfacenti, data l'eccessiva tendenza ad accendere e spegnere dei ragazzi di coach Carlisle. Jason Kidd, dall'alto della sua età, non può garantire un rendimento accettabile ogni sera (virgola contro San Antonio), Nowitzki ha bisogno di tempo per ingranare la marcia e riuscire a trascinare i suoi, che senza una vera guida sembrano molto spesso brancolare nel buio. Ci vuole tempo per adattarsi ai tanti nuovi giocatori innestati dal mercato.

LA SORPRESA: PORTLAND TRAIL BLAZERS. Il record parla chiaro: sei partite e una sola sconfitta per la franchigia dell'Oregon, che sta riuscendo a far fronte alla perenne assenza di Greg Oden e al ritiro forzato di Brandon Roy nel migliore dei modi grazie al solito LaMarcus Aldridge e a un ritrovato Gerald Wallace, un po' spaesato all'arrivo a Portland a stagione in corso l'anno passato ed ora nuovamente padrone del suo gioco. Se a tutto ciò aggiungiamo l'elettricità di Wes Matthews (che di fatto a sostituito Roy) e l'affidabilità di Jamaal Crawford dalla panca la somma non può che essere una squadra solida e in grado di lottare per un buon posto nei playoff.

SARANNO FAMOSI: TERREL HARRIS. L'assenza dei "Big 2" a Miami ha il merito di scongelare dalla panchina giocatori che finora avevano visto poco il campo. La guardia da Oklahoma State Terrel Harris è uno di questi, e nella gara vinta ad Atlanta sfodera una prova da 9 punti (massimo stagionale) e, udite udite, 14 rimbalzi, che non sono un errore di stampa del sito nba.com ma sono reali. Probabilmente col ritorno dei due padroni della squadra il ventiquattrenne texano non avrà più molto spazio (dato il triplo supplementare si è sparato ben 44 minuti di gioco, naturale massimo in carriera), ma gli Heat sanno di poter contare quest'anno su una panchina profonda e affidabile nel momento del bisogno.

lunedì 2 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 8; La rivincita di Gallinari e il record di Kobe Bryant



di Claudio Pavesi

Buon 2012 a voi lettori del blog di BasketZone e anche agli ascoltatori di BasketZone su RTP! Qual'è il modo migliore per riprendersi dai festeggiamenti smodati della sera del 31? Ovviamente leggere il nuovo recap della notte NBA dato che negli USA lo sport non si ferma mai nemmeno per le feste. Per vari ma immaginabili motivi non abbiamo potuto presentarvi il recap di ieri quindi passiamo direttamente a quello delle partite della notte tra 1 e 2 Gennaio. Restano perfetti gli Heat che battendo Charlotte avanzano sul 5-0, i Clippers procurano la prima sconfitta stagionale a Portland, Denver batte i Lakers nel back-to-back ritrovando un grande Gallinari e Minnesota centra la prima vittoria mettendo in ginocchio i Dallas Mavericks. E' stata una serata di record dato che i 22 punti di Wade gli permettono di raggiungere il traguardo dei 14000 in carriera, Calderon, con i suoi 13, supera i 3000 assists della sua vita NBA mentre Kobe Bryant è il sesto giocatore della storia a raggiungere quota 28000 punti in NBA. Tra le mews di vario genere si rende protagonista Demarcus Cousins, centro dei Sacramento Kings al secondo anno proveniente da Kentucky, che esprime una grande voglia di essere ceduto e vista la carenza di lunghi talentuosi in NBA aspettiamoci grandi movimenti per il ventunenne di 2.11 centimetri.

TOP: GLI ITALIANS. In verità solo 2 cioè Bargnani e Gallinari perchè il primo, nonostante la sconfitta contro Orlando ne segna 28 (high scorer NBA di giornata) con 7 rimbalzi 3 assists mentre Danilo, dopo la brutta prestazione della prima partita allo Staples contro i Lakers decide di mostrare a tutti chi è il vero Gallinari segnando 20 punti, catturando 4 rimbalzi e rubando ben 5 palloni guidando i Nuggets alla vittoria su i Lakers. Italians do it better.

FLOP: MEMPHIS GRIZZLIES. I Bulls sono accusati di omicidio cestistico dopo aver ucciso i Grizzlies con il risultato di 104 a 64. 40 punti di scarto sono davvero un'infinità se poi vi dico che i Bulls erano privi dell'infortunato Rip Hamilton mentre nei Grizzlies gli unici due in doppia cifra sono stati Sam Young e un certo Josh Davis con 10 punti a testa allora si capisce che la situazione e grave. Memphis quindi dietro la lavagna e come compito a casa avrà quello di non farsi coinvolgere mentalmente da una sconfitta cosi devastante.

LA SORPRESA: DJ WHITE. Non è il nome di un nuovo rapper anche le se iniziali DJ potrebbero ingannare ma si tratta dell'ala dei Bobcats classe 1986 che contro Miami esplode con una performance da 21 punti e 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata e 2 rimbalzi in grado di sbalordire chiunque. Nelle sue precedenti 4 stagioni NBA non aveva mai giocato più di 24 partite dato che veniva sempre spedito in D-League e non aveva mai superato gli 8 punti di media, inquesta stagione però sta sfiorando i 12 punti a sera, che sia lui l'uomo nuovo dei Bobcats?

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO E NORRIS COLE. Rookie time ma in questo caso playmaker time dato che il premio per il miglior "primo anno" di oggi va in comproprietà tra i due play di Miami e Minnesota. Cole degli Heat ne segna 16 a cui aggiunge ben 9 assists e 2 rubate con 6 su 8 dal campo in soli 20 minuti di utilizzo confermandosi uno dei giocatori più in forma di questi incredibili Heat che potrebbero aver trovato il loro playmaker titolare, posizione più traballante della franchigia della Florida negli ultimi 2 anni. Lo spagnolo invece è fondamentale nella prima vittoria di Minnesota con i suoi 14 punti, 7 assists e 3 rimbalzi e 2 su 3 da 3 punti in 26 minuti. Rubio fa impazzire gli avversari ma fa anche impazzire di gioia i tifosi e i compagni tra cui l'All-Star Kevin Love (autore di 25 punti e 17 rimbalzi contro Dallas) che ritiene Rubio uno dei migliori talenti in NBA e un sicuro All-Star Gamer in tempi brevi.

giovedì 29 dicembre 2011

In punta di penna. Pronostici di fine anno

di Luca Policastro


Dopo mesi di spasmodica attesa e Lock out paventato e mai , per fortuna, realizzato è finalmente cominciata la stagione NBA , ovvero il  Nirvana per ogni appassionato della palla a spicchi ;  questo pezzo vuole essere un riassunto delle opinioni del sottoscritto circa i destini della stagione regolare 2011/2012 . Incominciamo col botto : a mio avviso le finals saranno disputate dai Miami Heat contro gli Oklahoma City Thunder. Questa è attesa essere la stagione della consacrazione per la franchigia nata sulle ceneri dei Seattle Supersonics che a un campione ormai affermato come Kevin Durant affianca un cast di tutto rispetto, a cominciare dal play Russell Westbrook  (uno dei migliori in circolazione per capacità tecnico-atletiche) per passare dal “barba” James Harden fino a gregari di lusso come l’ex Boston Perkins (uno dei migliori intimidatori d’area con una stazza notevole) , Serge Ibaka (“spagnolo” appena visto un po’ sottotono al Real ma che “scollina” sempre oltre il ferro), Thabo Sefolosha (gli appassionati del basket italiano lo ricorderanno sicuramente a Biella, comunque uno dei migliori “panchinari” della lega) quindi Nazr Mohammed, ecc.  A mio parere questa squadra può andare fino in fondo e ambire all’anello perché i suoi giovani maturano un anno ulteriore di esperienza e perché ,almeno storicamente, le squadre più incisive son quelle forti di un maggior tonnellaggio sotto le plance( e qui non si scherza con gli svariati califfi prima elencati).
Passando ai rivali nella lotta al titolo (a parere un po’ di tutti gli “addetti ai lavori” ) cioè ai Fuochi della Florida , questi vengono ammessi di diritto alla contesa solo leggendo il loro roster debordante di talento, forza fisica, atletismo e tutto quello che volete voi : è inutile citare i big Three di oggi ( quelli di Boston per cui il termine fu inizialmente coniato sono in calo pauroso) LeBron,Wade e Bosh , anche se ormai così come si sente dire si possono definire Duopolio o Diumvirato vista la posizione defilata dell’ala ex Toronto : comunque nelle fila di Miami militano giocatori di grande esperienza del panorama NBA come Shane Battier(specialista come pochi) Juwan Howard(poco a dir la verità),Mike Miller (gran rincalzo dalla panca..) , Eddy Curry (che quando perderà qualche dozzina di kg sarà incisivo anzichenò) e giovani dal sicuro avvenire come il rookie Norris Cole (matricola con faccia tosta da vendere da Cleveland State decisivo con 12 punti nel quarto periodo contro i Celtics l’altra notte).
Alle spalle di queste squadre che son sicuramente più avanti nella lotta al titolo ci son le solite formazioni che ambiscono a un posto “al sole” : a Est,se non fosse perché è New York, proprio i Knicks avrebbero una squadra che a un talento(e a un monte salari ) smisurato (Stoudamire,Anthony,B-Davis,Chandler…) associa però la classica schizofrenia che non li ha mai portati, in tempi recenti, molto lontano; occorre poi citare anche i Boston Celtics che nonostante un roster dall’età anagrafica molto avanzata diranno la loro fino alla tarda primavera quando (e se) avranno tutti i loro effettivi a disposizione. Un passo indietro a Est lo fa Orlando , squadra troppo Howard - dipendente(sembrava se ne potesse andare fino a qualche giorno fa poi tutto è rimasto tal quale) e che ha del buon talento ma non bene assortito e soprattutto in Van Gundy un allenatore incapace di gestire la pressione delle gare decisive e che opera spesso scelte cervellotiche. “Last but not least” (anzi son i primi contender per il titolo dell’East) i Chicago Bulls dell,Mvp del giochino Derrick Rose e che han aggiunto un cecchino come Rip Hamilton  un parco giocatori di classe e esperienza come Boozer, Deng,Noah solo per citare i più importanti: questo mix di talento e freschezza atletica è allenato dal miglior allenatore (non solo in fase difensiva) della lega Tom Thibodeau , un uomo sicuramente di altri tempi per modo di lavorare, ma che è estremamente pragmatico e concreto.  Celtics voi lo conoscete?
Per quello che riguarda la sponda sul Pacifico da segnalare sicuramente i Los Angeles Clippers che hanno una formazione dal mix , che trovata la giusta chimica, è potenzialmente esplosivo ; i cugini dei suddetti son un po’ in difficoltà ma mai dare per morti i Lacustri che hanno dalla loro il miglior giocatore della “baracca”, uno che se vuole e se in grado fisicamente (ultimamene è un po’ martoriato dagli acciacchi fisici) le partite gliele vince da solo. I campioni in carica ,i Dallas Mavericks , han fatto un passo indietro perché hanno si aggiunto gente come Odom (non troppo ben visto in Texas però) e Vince Carter (in parabola molto discendente) ma hanno perso il centro che storicamente han cercato per anni disperatamente e che gli sigillava l’area pitturata , quel Tyson Chandler finito nella Big Apple e due gregari di lusso come JJ Barea (finito a capitalizzare gli scorsi PO da assoluto protagonista a Minny) e Rudy Fernandez (col Gallo a Denver).
Avendo citato i Celtics, gli “analoghi” (per struttura di roster e impronta di gioco) nella conference Ovest son i San Antonio Spurs la squadra che con Popovich ha il ciclo più vincente della storia NBA (coi C’s degli anni ’50 e i Lakers a cavallo dello scorso decennio) e che comunque annovera nelle proprie fila Tony Parker, Manu Ginobili e Tim Duncan. Saranno li a lottare pure loro dopo la magra figura dello scorso anno caratterizzata dall’uscita al primo turno con i Grizzlies (a proposito occhio alla loro voglia di riconfermarsi con un Gay in più , ma forse troppo dipendenti dalle “lune” di un fenomeno assoluto come Zeebo Randolph che è capace di passare da triple doppie a virgole clamorose nel giro di un battito di ciglia)
Possibile sorpresa del lotto una volta approdata ai Playoffs saranno i Denver Nuggets(che è la squadra di Gallinari, non perché ci gioca ma anche per carisma e leadership) che hanno un quintetto di tutto rispetto coi vari Lawson,Afflalo, Fernandez e Nenè Hilario  e che han dato una sberla mica da ridere ai campioni NBA  a domicilio.
Oscar della sfortuna va ai Portland Trail Blazers (i Clippers son stati ben felici di cederglielo) : dopo aver saputo che Greg Oden salterà un’altra intera stagione per i problemi cronici che lo affliggono hanno visto il ritiro della loro superstar Brandon Roy che a soli 27 anni appende le scarpette al chiodo per le sue ginocchia malandate.

Luca Policastro

p.s.  Essendo l’ultimo appuntamento per questo 2011 colgo l’occasione per augurare un felice anno nuovo a tutti gli amici che sempre fanno sentire il loro appoggio e ci seguono appassionatamente.

NBA Regular Season Day 4; Miami perfetta come... New Orleans!



di Claudio Pavesi

Nuovo giorno e nuovo recap della notte NBA in cui alcune squadre come Miami hanno affrontanto un back-to-back, mentre altre sono scese in campo per porre fine a un momento di crisi come Boston, ma non perdiamo altro tempo e dedichiamoci ai consueti top e flop della giornata

TOP: LEBRON JAMES. Di nuovo nonostante abbia giocato anche ieri rivelandosi anche in quel caso il migliore di tutti il re non si ferma e anche nel back-to-back insegna basket ad avversari e spettatori nella vittoria degli Heat sui Bobcats, la terza vittorie in tre partite. Una prestazione da 35 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate, 2 stoppate e una faccia che più cattiva non si può per dimostrare a tutti che anche in regular season non si scherza e che questi Heat sono probabilmente la squadra da battere. Indomabile Lebron.

FLOP: BOSTON CELTICS.Terza partita e terza sconfitta per la squadra di Doc Rivers che non è mai partita così male dall'acquisto di Garnett e Allen. Questa volta sono stati i nuovi Hornets ad abbattere i biancoverdi aiutati dai 13 punti di Belinelli, i 21 di Jarrett Jack e i 20 di Carl Landry ma non sono stati tanto gli Hornets a sbalordire quanto i Celtics a deludere anche se bisogna ricordare che sono ancora privi di Paul Pierce. Nella notte nessun Celtic è andato oltre i 15 punti di Ray Allen compreso Garnett che si ferma a 8 e Rondo a 13 con solo 6 assists e ben 4 palle perse. Vi abbiamo detto che, oltre a Bass, l'unico lungo entrato dalla panchina è Greg Stiemsma che ha giocato ben 20 minuti? Boston, abbiamo un problema.

LA SORPRESA: SAMARDO SAMUELS. Debutto stagionale per questo giocatore al secondo anno proveniente da Louisville University, e che debutto! 17 punti, 4 rimbalzi e 1 assist con 6 su 8 dal campo per il giocatore dei Cleveland Cavaliers che ha aiutato la sua squadra a battere i Detroit Pistons in soli 24 minuti di utilizzo. Il fisico è notevole e Rick Pitino, suo allenatore al college, sostiene che raramente ha visto nella sua lunga carriera un lungo con le mani più educate delle sue. Che sia un nuovo spiraglio di luce per questi Cavaliers?

SARANNO FAMOSI: BRANDON KNIGHT. 28 minuti, 23 punti, 1 rimbalzo, 6 assist e 2 rubate, non male se consideriamo che tira anche con 10 su 13 dal campo e 3 su 5 dall'arco dei 3 punti. Il rookie da Kentucky era considerato ancora acerbo per l'NBA ma sembra che il ragazzo classe 91 (sì avete letto bene 91) voglia dimostrare a tutti gli altri General Manager NBA cosa si sono persi. Il suo compito è essere il futuro dei deludenti e svogliati Pistons ma, con la sua grinta e voglia di far bene, parrebbe essere anche il presente della franchigia del Michigan.

mercoledì 28 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 3; spettacolo a Miami, primo successo per LA

di Luca Ngoi


Terzo giorno di basket NBA, e anche se le partite notturne sono state meno della giornata precedente lo spettacolo non è certamente mancato. Come al solito andiamo a ricapitolare i protagonisti positivi e quelli negativi di questo ennesimo appuntamento col basket d'oltreoceano.

TOP: LEBRON JAMES. Dominatore assoluto dei primi due quarti della partita vinta dai suoi Heat contro Boston, nei quali fa esattamente quello che vuole sui due lati del campo, tra linee di passaggio intercettate, corse in contropiede e canestri letteralmente inventati dal nulla. Alla fine i numeri, per un fenomeno quale è, sono anche normali: 26 punti, 6 rimbalzi e 5 assist ma l'impressione è che se messo nelle condizioni di campo ideali possa davvero lasciare soltanto le briciole agli avversari.

FLOP: UTAH JAZZ. Guardandoli adesso viene difficile persino ricordarsi dei tempi in cui Deron Williams e Carlos Boozer mettevano insieme uno dei pick n roll più micidiali dalla coppia Stockton-Malone, eppure gli Utah Jazz versione 2011-12 sono questi: una squadra mediocre, che gioca a ritmi soporiferi in una città in cui già è difficile entusiasmarsi per evidenti ragioni culturali, figuriamoci se nemmeno lo sport fa qualcosa per facilitare il processo.

LA SORPRESA: NORRIS COLE. Era difficile immaginarsi che un ragazzo scelto nel finale del draft dai Chicago Bulls e passato tramite diverse vicessitudini a Miami potesse di colpo risolvere una partita, pur di inizio stagione regolare, contro i Boston Celtics. E invece l'ex leader dell'università di Cleveland State si è letteralmente preso gli Heat sulle spalle sferrando l'allungo decisivo con uno sfondamento ai danni di Brandon Bass, una tripla e un tiro uscendo dai blocchi a suggellare una prova da 14 punti nel solo quarto quarto. Alla fine per lui saranno 20, e teoricamente sarebbe il playmaker di riserva, ma continuando così sarà facile per lui scalzare l'attuale antagonista Mario Chalmers nel ruolo. Gli high five di Wade e Lebron a gara conclusa valgono più di mille parole.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Anche in questo caso parliamo di gente che non ha paura di prendersi le proprie responsabilità anche se soltanto al primo anno tra i professionisti. La guardia uscita in estate da Colorado infatti è l'unico che provi seriamente a dare una scossa ai suoi Nets nella debacle contro Atlanta e alla fine mette insieme 17 punti e rimbalzi, che consentono alla squadra del patron Prokhorov di rimanere quantomeno a galla. La faccia tosta che mancava in una squadra di bravi ragazzi.

lunedì 19 dicembre 2011

NBA Preseason Day 3, Lebron più forte di Superman, steccano l'esordio i nuovi Mavs

di Luca Ngoi


Terzo appuntamento con il nostro recap della nottata NBA appena trascorsa, nella quale i Miami Heat partono subito forte e anche grazie ai 19 punti di Lebron James stendono nel derby della Florida gli Orlando Magic che hanno pochissimo da Dwight Howard (solo 5 punti e 6 rimbalzi in quasi mezz'ora di gioco) ma molto da JJ Redick, autore di 22 punti uscendo dalla panchina che comunque non bastano per domare i Big Three (14 punti a testa per Bosh e Wade). 


A Dallas andava di scena il debutto dei nuovi Mavericks, opposti agli Oklahoma City Thunder che si impongono col risultato di 106-92 grazie ai soliti protagonisti: Kevin Durant da 21 punti e James Harden con 16 punti uscendo dalla panchina, entrambi utili a sfiancare la resistenza di una Dallas priva volontariamente di Nowitzki, rimasto in panchina per tutta la partita. Hanno invece giocato i nuovi acquisti Odom (14 punti e 7 rimbalzi), Carter, che non ha impressionato segnando soltanto 9 punti in una circostanza in cui doveva guidare i suoi in attacco, e Delonte West che è riuscito a distribuire 5 assist in sostituzione di Jason Kidd (anch'egli tenuto a riposo); ma il protagonista inaspettato è stato il giovane Roddy Beaubois, autore di 17 punti partendo dal pino.
Nel pomeriggio italiano si era giocata anche la gara d'esordio dei Boston Celtics, che si sono imposti contro i Toronto Raptors di un positivo Andrea Bargnani da 16 punti e 9 rimbalzi che inizia dunque sotto i migliori auspici questa nuova stagione.
Per oggi è tutto con i risultati della NBA, ma nella notte si giocherà la gara probabilmente più attesa di questa preseason, il derby angeleno tra Lakers e Clippers, durante il quale forse potremo già vedere la super sfida tra Kobe e Chris Paul, quindi rimanete sintonizzati.

martedì 13 dicembre 2011

Clamoroso: i Clippers rinunciano a Chris Paul e si buttano su Billups


di Luca Ngoi

Il mercato NBA non concede nemmeno il tempo di analizzare i fatti che questi mutano nel giro di un secondo. Durante la giornata di oggi infatti vi avevamo descritto la cessione di Chris Paul ai Clippers come un affare praticamente concluso, e invece in serata è arrivata la notizia della rinuncia ormai quasi ufficiale della dirigenza angelena al playmaker degli Hornets date le richieste della franchigia della Louisiana ritenute eccessivamente alte (i "calabroni" volevano Chris Kaman, Eric Gordon e una prima scelta). Adesso i Clippers dovrebbero virare su Chauncey Billups, fino a pochi giorni fa in procinto di accasarsi a Miami e che ora ha ricevuto un'offerta ufficiale che dovrebbe essere accettata, mentre CP3 potrebbe trovare una nuova sistemazione ai Golden State Warriors. Sempre che qualcosa non cambi nel giro di qualche ora...