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lunedì 9 aprile 2012

Infortuni pesanti, stagione finita per Turkoglu e Jarrett Jack


di Claudio Pavesi
Photo by Douglas Jones, US Presswire

I Playoffs si avvicinano e la stagione NBA entra totalmente nel vivo ma il calendario fitto e il livello agonistico sempre più alto portano inevitabilmente a qualche infortunio, anche grave.
E' questo il caso di Orlando che dovrà fare a meno di Hedo Turkoglu per almeno tre settimane e quindi fino alla conclusione della stagione regolare dato che dovrà affrontare un operazione chirurgica al viso a seguito della gomitata ricevuta da Carmelo Anthony nella sconfitta di giovedì scorso contro i Knicks, colpo che ha portato alla frattura scomposta dello zigomo del turco. Turkoglu, oltre a essere un ottimo tiratore, è probabilmente il verò playmaker dei Magic ed è indiscutibilmente il giocatore che meglio di tutti riesce a coinvolgere il sempre più scontento Dwight Howard nei giochi dei Magic, cosa da non sottovalutare considerando che Orlando attualmente occupa la sesta piazza a Est a sole due vittorie di distacco dalla terza posizione. Turkoglu, 33 anni, viaggiava con circa 11 punti di media, 4.5 assist e 4 rimbalzi.
Photo by everythingbutbasketball.com
Un duro colpo simile a quello dei Magic lo hanno subito anche i New Orleans Hornets che dovranno rinunciare al loro leading scorer Jarrett Jack fino a fine stagione per via di una frattura da stress al piede destro che lo ha costretto a saltare già le ultime tre uscite con gli Hornets. Jack stava giocando molto bene e aveva raggiunto le cifre più alte nella sua carriera per punti (15.6), assist (6.3) e rimbalzi (3.9) approfittando della cessione di Chris Paul ai Clippers di inizio stagione, trade che ha mandato a New Orleans Eric Gordon, giocatore che invece finalmente può tornare in campo dopo un lungo infortunio. Gli Hornets potranno contare, oltre che su Gordon, anche su Greivis Vasquez che in stagione ha già dimostrato di poter fare ottime cose anche se non si può dire che New Orleans ne abbia bisogno dato che l'unica franchigia posseduta dalla stessa NBA è già matematicamente eliminata dalla post-season e, come tale, abbonata alla mentalità "perdere e perderemo" così da avere più possibilità di avere una scelta molto alta al prossimo interessantissimo Draft.

martedì 3 aprile 2012

NCAA National Championship, trionfa Kentucky


di Claudio Pavesi
Photo by David J. Phillip / MCT
Finalmente l'atto finale, la partita più attesa, la conclusione della March Madness. Kentucky contro Kansas, John Calipari contro Bill Self, la squadra dei freshman contro la squadra d'esperienza. La partita di oggi è una sorta di rivincita per il coach Calipari che nel 2008, come allenatore di Memphis University, perse la finale proprio per mano dei Kansas Jayhawks di Bill Self che invece potè festeggiare il suo primo titolo NCAA in carriera. Anche per Kansas non mancano curiosità, i Jayhawks infatti nel 2003 persero la finale del Torneo NCAA contro la Syracuse di Carmelo Anthony, finale che si giocava proprio al Superdome di New Orleans in cui oggi Kansas si gioca il titolo. Il Superdome di New Orleans è pieno in tutti i suoi 74000 posti, non manca più nulla, che la finale del Torneo NCAA 2012 abbia inizio.


Primo Tempo
Nei primi secondi della partita Jeff Withey di Kansas vuole dimostrare di essere uno stoppatore migliore di Anthony Davis e lo fa rifilando una clamorosa stoppata a Terrence Jones che lo avvicina al record di stoppate nella storia del Torneo NCAA. Come previsto tocca a Terrence Jones marcare a uomo Thomas Robinson, impresa abbastanza difficile dato che il numero 0 di Kansas è probabilmente il miglior giocatore della NCAA a prendere posizione. Durante i primi sei minuti le squadre giocano ad un ritmo incredibile, non si fermano un secondo e spesso preferiscono prendere tiri senza senso piuttosto che attendere qualche secondo, di conseguenza anche l'intensità si alza: fioccano contatti e stoppate, ce ne sono ben 2 di Anthony Davis che raggiunge il record di stoppate eseguite da un freshman in una stagione. C'è molta tattica in questa partita come si può vedere dai cambi, non appena Bill Self fa uscire Withey subito Calipari risponde facendo sedere Anthony Davis, inutile dire che senza i due intimidatori d'area, ne approfittano gli attacchi con Thomas Robinson da un lato e Kidd-Gilchrist dall'altro.
Uno dei simboli della serata: le stoppate di Davis
Photo by Rich Sugg / MCT
Continua ad accelerare Kentucky che dopo tredici minuti conduce già di 12 punti sul 31 a 19, fondamentale l'inizio di Maquis Teague e Kidd-Gilchrist con i loro 18 punti in combinata, 9 a testa. Anche se Kansas sta perdendo bisogna segnalare l'impatto di Kevin Young, entrato dalla panchina ha realizzato subito una stoppata e si è procurato un fallo di sfondamento su Anthony Davis, tutte azioni che confermano il grande cuore di un giocatore che vive di intensità e di intangibles cioè di giocate importanti ma non segnalate sui tabellini statistici.
Sulla sirena del primo tempo Tyshawn Taylor riesce a trovare il canestro per cercare di dare morale ai suoi come fecero i 2 punti di Releford sulla sirena del primo tempo della partita contro Ohio State anche se in questo caso il divario resta superiore a 10 punti, il primo tempo infatti si chiude sul 41 a 27 per i Wildcats. Stupendi dal punto di vista realizzativo Teague (9 punti), Lamb (12 punti) e Kidd-Gilchrist (11 punti) con pochissimi errori al tiro. Anthony Davis chiude sorprendentemente il primo tempo con 0 punti su 4 tentativi dal campo che vengono però compensati dai 9 rimbalzi, 4 assist e 3 stoppate che lo rendono probabilmente il giocatore più decisivo del primo tempo nonostante la scarsa serata al tiro. Kentucky sembra avere l'atteggiamento giusto per potere arrivare tranquillamente al traguardo, a testimoniarlo c'è il dominio a rimbalzo (22 a 14 per i Wildcats all'intervallo) e una statistica secondo la quale Kentucky ha una striscia attiva di 40 vittorie consecutive quando conduce all'intervallo.


Secondo Tempo
Il secondo tempo inizia sullo stesso trend del primo cioè con la quarta stoppata di Anthony Davis, giocata che però non scoraggia Thomas Robinson, a canestro subito dopo con un semigancio proprio sulla faccia di Davis, giocata importante per la partita di Kansas ma anche per i General Manager che dovranno sceglierlo al Draft NBA. A quindici minuti e trenta secondi dalla fine arrivano i primi punti di Anthony Davis o per meglio dire il primo punto, 1 su 2 per lui ai liberi. A quattordici minuti dalla fine Kansas prova a rientrare in partita con un parziale di 6 a 0 che la porta sul -10; per Kentucky ci sono all'orizzonte gli spettri di Ohio State in semifinale e Calipari preferisce parlarne con un timeout. Al ritorno dalla mini-pausa sono i più esperti Lamb e Miller a mettere due triple consecutive che riportano i Wildcats sul +15. I Jayhawks non vogliono mollare e capitanati dalla pazzia di Elijah Johnson ci provano in ogni modo mantenendo un ritmo che sarebbe difficilmente sostenibile anche per un maratoneta esperto.
Le lacrime di Thomas Robinson
Mark Humphrey / AP
Si arriva ai cinque minuti finali, la "zona Kansas", dato che nel Torneo NCAA i Jayhawks hanno tenuto gli avversari al 19% ai tiri dal campo negli ultimi 300 secondi. Kansas infatti si trasforma, prima segna una tripla Tyshawn Taylor, poi Withey stoppa Anthony Davis e lancia il gioco da tre punti di Elijah Johnson che fa da antipasti ai due liberi successivi conquistati e realizzati da Thomas Robinson. Teague prova a buttare acqua sul fuoco con una tripla a cui però rispondono i 3 punti di Elijah Johnson e i successivi 2 di Robinson: Kansas, non si sa benissimo come, è rientrata dal -16 al -5. A un minuto dalla fine Taylor si vede stoppare il tiro e dopo essersi ritrovato il pallone in mano lo perde malamente, un errore il suo che potrebbe essere decisivo per la sconfitta. Inizia la giostra dei tiri liberi, puntualmente realizzati da Kentucky a cui risponde Tyshawn Taylor con un canestro da vero leader. A 20 secondi dalla fine sul -6 Kansas trova la tripla del -3 con Elijah Johnson che però viene annullata per l'infrazione di passi del numero 15 dei Jayhawks, era l'ultima occasione, finisce la partita con la vittoria di Kentucky per 67 a 59.

Kentucky conferma di essere la seconda università più titolata nella storia del college basketball mentre John Calipari può festeggiare il suo primo titolo NCAA dopo aver raggiunto le Final Four con tre squadre diverse: UMass, Memphis e Kentucky (le Final Four con le prime due università sono state però rese vacanti per alcune irregolarità sul recruiting).
Grande festa per coach Calipari
John Sleezer / MCT
C'è commozione nelle parole finali di coach Calipari quando solleva il tanto agognato trofeo NCAA insieme al resto della squadra, soprattutto insieme ad Anthony Davis, premiato come miglior giocatore della partita con i suoi 6 punti, 16 rimbalzi, 6 stoppate, 5 assist e 3 palle rubate, statistiche che lo rendono paurosamente decisivo nonostante la brutta serata al tiro (1-10 dal campo).
E' stata una finale strana, una partita che sembrava già decisa nel primo tempo si è invece conclusa con un finale incandescente, un finale tipico di ogni Final Four giocata al Superdome di New Orleans, un finale che ha visto trionfare la squadra più forte, la squadra che a inizio stagione tutti si aspettavano di vedere oggi a festeggiare. Il giusto credito va dato anche a Kansas, una discreta squadra che ha portato a termine una stagione straordinaria grazie soprattutto alla guida di coach Bill Self, giustamente premiato come allenatore dell'anno, e alle incredibili prestagioni di Thomas Robinson.
Difficilmente si poteva pensare a una conclusione migliore per un grande anno di basket NCAA, l'appuntamento è per l'anno prossimo al Georgia Dome di Atlanta dove si svolgeranno le prossime Final Four.

Tabellini
Kentucky: Lamb 22 pt, Teague 14 pt, Kidd-Gilchrist 11 pt, Jones 9 pt, Davis 6 pt e 16 rim, Miller 5 pt, Wiltjer, Vargas.
Kansas: Taylor 19 pt, Robinson 18 pt e 17 rim, Johnson 13 pt, Withey 5 pt, Releford 4 pt, Teahan, Young, Wesley.

domenica 1 aprile 2012

Final Four NCAA, tutti pronti per la finale, sarà Kentucky-Kansas


di Claudio Pavesi
Photo by www.wrapupp.com

Kentucky e Louisville distano pochi chilometri una dall'altra e la rivalità tra le loro tifoserie è quantomeno incandescente e la sfida a livello tecnico tra Calipari e Pitino, i due coach, aggiunge motivazioni alla sfida. Il primo tempo inizia controllato da Kentucky, più precisamente da Anthony Davis che in post, in ricezione statica o in movimento sembra in ogni caso inarrestabile anche per Dieng, il lungo africano di Louisville. Il primo tempo scorre abbastanza veloce e nonostante lo strapotere di Kentucky, Louisville riesce a restare a galla grazie soprattutto alle palle rubate di Russ Smith poi da lui convertite in punti o in brillanti assist per Craigh Smith e Dieng, giocate ch permettono ai Cardinals di chiudere il primo tempo a -7 sul 28 a 35. Inizia il secondo tempo e la difesa di Louisville inizia a fare sul serio, Kentucky ha problemi nella circolazione di palla e nell'effettuare le rimesse per cui è obbligata a sprecare anche un timeout e, come se non bastasse, Dieng porta alla causa un paio di stoppate notevoli. Anche in difesa Kentucky sembra avere qualche amnesia ad esempio quando abbandona sul perimetro Chris Smith, fratello di J.R. dei New York Knicks, regalandogli 3 punti facili. I Cardinals tornano così sul -5 ma Calipari chiama a raccolta i suoi che in tre minuti piazzano un ottimo parziale che li riporta sul +12 guidati dalle giocate di Lamb e Miller, i due giocatori più esperti, anche se l'immagine simbolo di questo momento la regala Anthony Davis quando rifila una clamorosa stoppata su una debole penetrazione di Peyton Siva, giocatore in continua difficoltà nel trovare il canestro (0 punti a dieci minuti dalla fine). La partita sembrerebbe indirizzata verso i Wildcats ma tutto cambia quando Dieng obbliga Kidd-Gilchrist ad un fallo di sfondamento che rigenera il morale dei Cardinals. Allo sfondamento seguono ottime difese, capitanate da Dieng che continua a rifilare stoppate e palle rubate, tutte situazioni che portano a buoni attacchi e, anche quando non si dovesse riuscire a segnare, Louisville trova sempre una seconda opportunità di tiro controllando i rimbalzi d'attacco (17 a 4 i rimbalzi d'attacco a favore di Louisville a otto minuti dalla fine). Riescono a segnare quasi tutti i Cardinals, perfino Siva che mette a segno i 5 punti consecutivi necessari per raggiungere il pareggio a nove minuti dal termine, i suoi ultimi 3 punti sono la fotografia perfetta del momento dei Cardinals: una fantastica tripla fronte a canestro eseguita dopo un crossover che manda al tappeto Teague.
Anthony Davis stoppa Peyton Siva
photo by Mark Humphrey / AP
La partita continua con le squadre appaiate, Kentucky trema soprattutto quando Kidd-Gilchrist è costretto ad uscire dal campo tenendosi la coscia sinistra. I Wildcats non si demoralizzano e tornano a giocare la loro classica pallacanestro guidati dal giocatore più esperto della squadra: il senior Darius Miller che con le sue penetrazioni aggressive e il suo tiro da tre punti aiuta a chiudere un parziale di 9 a 2 che porta Kentucky sul +9 a tre minuti e trenta dalla fine. Sembrerebbe impossibile per i Cardinals rimontare ma Siva ha altre idee, prima segna con un finger-roll incredibile, poi schiaccia sulla difesa dei Wildcats e infine perfeziona la rubata che regala a Russ Smith i liberi del -5 a un solo minuto dalla fine. E' l'inizio della rimonta? Non proprio. Anthony Davis segna su alley hoop e Kidd-Gilchrist, tornato in campo dal leggero infortunio, mette a segno tre schiacciate in fila che chiudono il match. Per i Cardinals è insufficiente la tripla di Blackshear, unico canestro a segno nell'ultimo minuto.
Louisville ha mostrato grande cuore e un'ottima pallacanestro, sono rimasti in gioco fino all'ultimo minuto grazie soprattutto ai rimbalzi in attacco. Anthony Davis chiude da leading scorer con 18 punti a cui aggiunge anche 14 rimbalzi e 5 stoppate mentre per i Cardinals il miglior realizzatore è Peyton Siva con i suoi 11 punti, tutti realizzati negli ultimi 10 minuti, forse con più continuità Louisville avrebbe avuto più possibilità di vincere come dimostra il fatto che ha avuto un solo vantaggio in tutta la partita: il 2 a 0 iniziale. Kentucky è ufficialmente in finale e può così iniziare a studiare il futuro avversario che sarà il vincente tra Kansas e Ohio State.

Kansas e Ohio State, Thomas Robinson contro Jared Sullinger, Bill Self contro Thad Matta. Nei primi minuti Thomas Robinson ha le idee chiare, vuole segnare, concetto dimostrato dai 3 tiri presi in pochissimo tempo anche se riesce a realizzarne solo uno. Kansas sembra avere le mani fredde come dimostrano i continui errori di Elijah Johnson e Tyshawn Taylor, errori che permottono a Ohio State di portarsi sul 7 a 2 obbligando Bill Self a chiamare il primo timeout. Interessante la decisione di coach Matta di non mettere Sullinger in marcatura su Robinson preferendogli Deshaun Thomas che però, oltre a essere più basso, ha notoriamente il suo punto debole nella difesa, vedremo quindi come si svilupperà. Intuibile invece l'idea di Bill Self che sceglie Jeff Withey su Sullinger, scelta che nei primi minuti sembra abbastanza azzeccata considerando la stoppata che l'ex pallavolista rifila alla stella di Ohio State. Verso la metà del primo tempo decide di salire in cattedra Aaron Craft, playmaker dei Buckeyes che tra le altre cose riesce a finire il cubo di Rubik in un minuto e cinque secondi ma è principalmente un super giocatore di basket come dimostra prima con un canestro da 3 punti, poi con un magnifico assist che regala a Sullinger una facile schiacciata e infine procurandosi uno sfondamento su Tyshawn Taylor. Il primo tempo scorre con poche interruzioni, Thomas Robinson continua a fare fatica mentre Ohio State inizia a perfezionare il tiro da 3 punti con Buford e Deshaun Thomas e comincia così a prendere il largo portandosi sul 26 a 13 a sei minuti dalla fine del primo tempo. Le difficoltà di Robinson permettono a Kevin Young di avere più minuti del solito ma la vera notizia per Kansas arriva a quattro minuti dalla fine del primo tempo quando finalmente si sblocca Robinson che infila il suo secondo canestro della serata. Il primo tempo continua con i Buckeyes in controllo ma si conclude con una grande azione di Kansas: stoppata di Withey su Craft, ribaltamento di campo e canestro di Releford sulla sirena, giocata fondamentale per il morale dei Jayhawks che chiudono il primo tempo sotto la doppia cifra di svantaggio, 34 a 25.
Photo by sbnation.com
Il secondo tempo inizia con dei nuovi Jayhawks che in quattro minuti si riportano sul -3 grazie soprattutto alla difesa di Withey che in una sola azione piazza 3 stoppate, diventando anche l'uomo con più stoppate in una singola stagione della storia di Kansas. Continua la corsa dei Jayhawks che pareggiano con i 5 punti consecutivi di Elijah Johnson anche se fondamentale in questi momenti è stata la difesa di Thomas Robinson su Sullinger al primo scontro diretto della serata. Nel frattempo i Buckeyes affrontano un blackout offensivo e solo Craft sembra avere il carattere necessario per riportare Ohio State davanti, in ogni caso mancano ancora dodici minuti alla fine, un'eternità. La partita continua con le due squadre a punteggio molto ravvicinato e sono principalmente le giocate difensive a fare la differenza come dimostra la clamorosa stoppata della sorpresa serale Kevin Young su Sullinger che porta al contropiede di Elijah Johnson a cui i Buckeyes rispondono con il solito Aaron Craft, autore dell'ennesima palla rubata e dei consueti due punti in campo aperto. Si arriva agli ultimi novanta secondi di gioco con Kansas sul +1, vantaggio che viene mantenuto grazie alla meravigliosa difesa di Withey che rifila un'altra stoppata a Deashaun Thomas e lancia il contropiede del velocissimo Elijah Johnson che firma il +3 sul 62 a 59. Per un minuto non segna più nessuno ma a quindici secondi dalla fine si concretizza l'azione più clamorosa della partita: Deshaun Thomas sbaglia la tripla del pareggio, Withey pasticcia a rimbalzo ma riesce a tenere la palla in campo anche se la manda in mano allo stesso Thomas che riprova il tiro sbagliandolo nuovamente, questa volta però è Buford che approfitta della brutta posizione a rimbalzo di Withey per correggere l'errore del compagno in una schiacciata che riporta i Buckeyes sul -1. Dopo i tiri liberi Kansas si ritrova sul +3 a otto secondo dalla fine, i Buckeyes hanno quindi occasione di pareggiare ma Tyshawn Taylor ruba la palla che potrebbe chiudere il match salvo poi buttarla via regalando l'ultima occasione a Ohio State con quattro secondi sul cronometro. I Jayhawks non vogliono rischiare il pareggio e mandano in lunetta Craft, il quale realizza il primo tiro libero e sbaglia di proposito il secondo per prendere il rimbalzo offensivo la gli arbitri chiamano la cosiddetta "lane violation" sullo stesso Craft per aver oltrepassato la linea del tiro libero prima che la palla toccasse il ferro. Finisce così la seconda semifinale del Torneo NCAA 2012, con la vittoria in rimonta di Kansas per 64 a 62 che quindi dopo la W ottenuta in regular season nella sfida di dicembre vince anche il ben più importante rematch. I Jayhawks affronteranno in finale Kentucky in una sfida che si prospetta divertente con Withey in marcatura su Anthony Davis, Thomas Robinson su Terrence Jones e Releford a dividersi tra Lamb e Kidd-Gilchrist.
Ho la netta sensazione che ci sarà da divertirsi a New Orleans.

venerdì 30 marzo 2012

Final Four NCAA, istruzioni per l'uso

di Federico Bianchi e Claudio Pavesi.
Fonte: www.streetball.com

Dopo avervi raccontato tutte le partite del torneo NCAA 2012 ci prepariamo insieme alle tanto attese Final Four regalandovi questo articolo, scritto a quattro mani per l'occasione, grazie al quale potrete arrivare a seguire l'evento conclusivo della March Madness, preparatissimi sui temi più importanti riguardanti le quattro squadre che calcheranno il campo del Louisiana Superdome che vedete nella foto. Iniziamo ora l'analisi delle quattro squadre, partendo dai favoriti.

KENTUCKY WILDCATS
La squadra di coach John Calipari arriva alle Final Four con i favori del pronostico, dopo una regular season esaltante da una solo sconfitta, e un torneo nella quale ha dimostrato in ogni partita una superiorità quasi imbarazzante.
Le ultime edizioni della squadra bianco-blu sono state tutte ricche di talento, ma non hanno mai raggiunto il titolo.
Anche quest'anno il roster a disposizione di Calipari farebbe invidia a diversi coach della Division One, potendo contare su un mix di talento e forza fisica impressionante, grazie alla prossima prima scelta assoluta del Draft, Anthony Davis, giocatore dell'anno della Division One, oltre che difensore dell'anno, accompagnato da altri due freshmen di grande talento come l'ala Michael Kidd-Gilchrist e il playmaker Marquis Teague.
Le squadre di Calipari tuttavia sono sempre state caratterizzate dalla presenza di freshman di grande talento (vedi John Wall, DeMarcus Cousins, Brandon Knight, ecc.), ma quest'anno tra i Wildcats ci sono anche due giocatori con un anno in più di esperienza al torneo come Terrence Jones e Darius Miller, che possono essere decisivi in un contesto come quello delle Final Four.
Il gioco di Kentucky fin'ora è sempre stato spumeggiante, molto fisico e fatto di ritmi alti.
La presenza di giocatori come Terrence Jones, Kidd-Gilchrist o lo stesso Anthony Davis, tutti "grossi" ma molto mobili e veloci, ha permesso ai Wildcats fin'ora di imporre alle gare i già citati ritmi alti, ma allo stesso tempo di dominare fisicamente le squadre avversarie.
Anche nella finale del regional contro Baylor per esempio, Kentucky ha dimostrato che quando alza il ritmo e preme sull'acceleratore è in grado di creare un parziale favorevole in men che non si dica.
Affrontare Louisville tuttavia non sarà facile per i Wildcats, che dovranno sicuramente preservare Davis dal pericolo di troppi falli nelle prime battute di gara (la sua assenza forzata è stata l'unica cosa che li ha messi minimamente in difficoltà fin'ora) e cercare di contenere il backcourt dei Cardinals, che si può adattare bene ai loro ritmi. Una chiave per Kentucky in questa partita possono essere le due ali, Kidd-Gilchrist e Jones, che a mio modo di vedere non hanno di fronte giocatori di Louisville in grado di contenterli per tutto l'arco della partita.

KANSAS JAYHAWKS
Kansas arriva alle Final Four dopo una buona stagione, con alcuni alti e bassi, ma che ha garantito loro la testa di serie numero 2 nella Mid-West Region, vinta grazie a un'ottima partita contro la testa di serie numero uno di questa parte di tabellone, North Carolina.
L'entusiasmo della vitoria contro UNC può portare i Jayhawks a giocare una grande Final Four, guidati senza dubbio dal loro leader, Thomas Robinson.
Robinson era già un anello fondamentale, venendo dalla panchina, della Kansas dell'anno scorso e quest'anno è migliorato tantissimo, assumendosi il ruolo di leader della squadra e arrivando a lottare fino all'ultimo per il titolo di giocatore dell'anno del college basket con Anthony Davis, guidando le statistiche dei Jayhawks per punti e rimbalzi.
Robinson festeggia con Withey
(photo by: AP photo/ Orlin Wagner)
Ad accompagnarlo nella marcia trionfale verso le Final Four di quest'anno ci sono stati Tyshaun Taylor, playmaker all'ultimo anno di college, che ha dimostrato le sue grandi capacità di realizzatore e di attaccante nel corso della stagione, il centro di 7 piedi Jeff Withey, che con la sua stazza fisica si è dimostrato un grande intimidatore d'area (ha avuto anche una partita da 10 stoppate nel corso del torneo) e Travis Releford, difensore straordinario nel ruolo di ala piccola, incaricato di marcare il miglior esterno della squadra avversaria in ogni gara dei Jayhawks.
A tutto questo si aggiunge il grande lavoro di coach Bill Self, che ha dimostrato di saper preparare le partite in modo impeccabile, adattando il modo di giocare della sua squadra all'avversario che incontra, come visto per esempio nella finale del Regional contro North Carolina.
Alle Final Four Kansas affronterà Ohio State, scontro che in questa stagione significa sicuramente Thomas Robinson contro Jared Sullinger, due delle migliori ali grandi della Division One.
Tuttavia, anche se questo scontro è sicuramente molto interessante, possono essere decisivi altri aspetti di questa partita, per esempio il fatto che Kansas può contare su una superiorità fisica evidente sotto conestro, grazie a Whitey, che va sfruttata fino in fondo, magari facendo marcare dal centrone col numero 5 proprio Sullinger, permettendo a Robinson di riposarsi in difesa.
Un altro elemento fondamentale può essere Releford, che contro UNC è stato in grado di annullare totalmente Harrison Barnes, il miglior giocatore di North Carolina, e se riuscisse a fare lo stesso con Deshaun Thomas di Ohio State sarebbe un gran vantaggio per Kansas.
Il rischio più grande per la squadra di coach Self purtroppo però deriva da Taylor: le sue palle perse in alcune situazioni chiave di certe partite si sono verificate anche più decisive in negativo di quanto lo siano stati i suoi punti in positivo; speriamo che possa reggere la pressione che avrà addosso, non solo psicologica, ma anche data dalla forte difesa che Craft gli riserverà.

LOUISVILLE CARDINALS
Sorpresa! Alzi la mano chi a inizio anno, soprattutto dopo le 5 sconfitte in 7 partite, aveva pronosticato i Cardinals alle Final Four. Nessuno? Immaginavo. Non si può dire che Louisville sia una squadra di basso livello perchè non sarebbe giusto, i giocatori di livello ci sono, pensiamo solamente a Kuric, leading scorer della squadra e ottimo tiratore, a Dieng, il super stoppatore e rimbalzista oltre che a Russ Smith, secondo miglior realizzatore di squadra, una vera e propria mina vagante. Il mix non è completo senza i due giocatori più particolari della squadra: Chane Behanan e Peyton Siva. Behanan è un giocatore stranissimo, un'ala grande con un fisico possente ma con l'altezza di una guardia ma che incredibilmente riesce a portare a casa più di 7 rimbalzi per partita, molti dei quali in attacco, ed è anche un ottimo realizzatore in post basso.
Chane Behanan mostra i muscoli
(photo by http://louisville.straitpinkie.com)
Peyton Siva è senza dubbio il leader emotivo della squadra, croce e delizia di Louisville il piccolo playmaker alterna veri e propri colpi di genio a momenti di buio totale che possono decidere l'esito di una o più partite. E' in gran parte a lui che si devono le due strisce negative nella stagione dei Cardinals ma è altrettanto merito delle sue incredibili prestazioni se abbiamo potuto ammirare la squadra di Rick Pitino fino alla finale del torneo della Big East. Non abbiamo citato a caso il nome di coach Pitino, è lui infatti il vero ago della bilancia dei Cardinals, è lui il Re Mida della difesa, un trasformista imprevedibile che riesce a ingannare qualsiasi avversario con i suoi schemi imprevedibili, se volete una conferma chiedete a Florida, eliminata nelle Elite Eight anche e soprattutto dalla genialità di Pitino che nel secondo tempo passa da una difesa a "zona 2-3" a una difesa a uomo, scelta che ha spiazzato i Gators.
Pitino nel corso dell'anno ha cambiato non poco anche l'attacco dei Cardinals soprattutto per quanto riguarda il tempo di gestione dei possessi passando da una "balanced offense" a una "half-court offense", scelta che a prima vista poteva sembrare sconsiderata viste la taglia ridotta e le abitudini del quintetto ma che si è rivelata vincente pur riducendo il numero di punti segnati. Non dimentichiamo che i Cardinals sfiorano la doppia cifra di media con ben 6 giocatori per quanto riguarda le realizzazioni come dimostrano le statistiche dei 5 giocatori già citati a cui va aggiunto Chris Smith, ottima guardia il cui fratello non è nientemeno che J.R. Smith, guardia dei New York Knicks.
Louisville affronterà Kentucky, il cui campus dista pochissimi chilometri da quello dei Cardinals e per questo rappresenta una delle rivalità più sentite d'America, le rispettive tifoserie non possono nemmeno vedersi tanto c'è odio tra loro. Come in ogni buona rivalità però non mancano intrecci particolari, come sapete l'allenatore di UK è John Calipari, allenatore che in precedenza ha raggiunto le Final Four con altre due università: Memphis e UMass. Dovete sapere che Rick Pitino fu studente a UMass e che nel 1988 sarebbe dovuto diventarne allenatore per cambiare la storia del programma di basket ma la sua richiesta economica era troppo pretenziosa quindi l'università del Massahusetts decise di puntare su un allenatore alla prima esperienza: John Calipari. Se Pitino avesse accettato quel lavoro oggi avremmo le stesse Final Four? Chi lo sa, intanto godiamoci lo scontro tra le due università più importanti del Kentuky.

OHIO STATE BUCKEYES
"La NBA può aspettare, resto ai Buckeyes ancora un anno, ho scelto Ohio State perchè ritengo sia una squadra da Final Four e il mio obbiettivo è raggiungerle." Queste sono state le parole pronunciate da Jared Sullinger dopo l'eliminazione dell'anno scorso alle Sweet Sixteen per mano di Kentucky, proprio la squadra che i Buckeyes potrebbero incontrare in finale se riusciranno a sconfiggere Kansas nella semifinale.
Ohio State è una squadra paurosamente forte dal punto di vista fisico, potente a rimbalzo ma anche molto tecnica e veloce e quindi, per molti versi, simile a Kansas.
Il leader della squadra è ovviamente Jared Sullinger che, come già detto, poteva essere una delle prime 3 scelte al Draft NBA dell'anno scorso ma ha voluto prolungare il suo soggiorno nel suo stato natale per portare a termine il suo obbiettivo di vittoria. Questo obbiettivo è condiviso anche dai suoi compagni di squadra che potrebbero non essere tra le prime scelte al prossimo Draft, forse non avranno nemmeno un futuro in NBA ma non per questo non vanno considerati, parliamo infatti di giocatori di livello assoluto come Deshaun Thomas e Aaron Craft. Thomas è un ala al secondo anno il cui compito sarebbe stato quello di prendere il posto di Sullinger una volta che quest'ultimo fosse partito per la NBA ma, quando ha saputo che Sullinger sarebbe rimasto ha iniziato a lavorare sul suo gioco per guadagnare minuti diventando così un ottima ala piccola con un pericoloso gioco perimetrale e fronte a canestro oltre che alla sua solita grande dote di rimbalzista. Thomas è stato il vero mattatore dei Buckeyes nei primi turni del Torneo NCAA e nelle ultime partite della stagione regolare grazie anche agli ottimi tiri che gli procurava (e continua a procurargli) l'altra stella della squadra: Aaron Craft, un playmaker incredibile e completo, un ottimo passatore con un buon tiro da 3 punti ma che non disdegna qualche penetrazione a centro area. La migliore dote di Craft però è la difesa, senza dubbio è il miglior esterno difensivo dell'intera NCAA sia per quanto riguarda la difesa sul pallone sia per quella lontano dalla palla, il suo gioco nella propria metà campo è spesso la differenza tra la vittoria e la sconfitta per Ohio State.
Non è stato ancora nominato il terzo miglior realizzatore della squadra: William Buford, una guardia all'ultimo anno che in tutte le sue quattro stagioni a Ohio State ha sempre mantenuto la doppia cifra di media,un giocatore di personalità in grado di segnare il tiro della vittoria allo scadere come ha dimostrato più volte, un tiratore sublime a cui non si può concedere nemmeno 20 centimetri, motivo per cui Releford di Kansas non potrà distrarsi nemmeno un secondo.
La gara contro Kansas sarà interessantissima, in primo luogo per la sfida a due tra Thomas Robinson e Jared Sullinger, una sorta di anteprima NBA ma non sottovalutiamo anche l'accoppiamento Buford-Releford, per non parlare di Craft che dovrà dividersi tra Elijah Johnson e Tyshawn Taylor. Non stupitevi se vedrete in campo il freshman Amir Williams per più minuti rispetto al solito, è infatti lui l'unico giocatore del roster di Ohio State a sfiorare i famigerati 7 piedi di altezza di Withey ed è anche il giocatore a lui più simile.
In poche parole, se vi piace la pallacanestro non potete non guardare questa partita.

Ricapitoliamo un attimo. Le grandi squadre che tutti si aspettavano in finale? Ci sono. La sorpresa? C'è. La rivalità storica? C'è. La storia struggente in stile film hollywoodiano? C'è. Interessanti temi tattici? Ci sono. Un palazzetto meraviglioso e gigantesco gremito in ogni ordine di posto? C'è anche quello. Cosa chiedere di più da una competizione di basket? Nulla, quasi impossibile trovare di meglio, quindi non ci resta che una cosa da dirvi: buone Final Four.

lunedì 26 marzo 2012

Elite Eight, Mid-West Region, ecco la seconda squadra alle Final Four


di Claudio Pavesi
(cliccare sulla foto per ingrandire e vedere i risultati)

La Mid-West ha regalato molte sorprese in questo Torneo NCAA ma ha sempre avuto due certezze: Kansas e North Carolina, due squadre che è pressochè impossibile non vedere impegnate ogni anno a fine marzo. Il primo tempo è il classico che ci si può aspettare in una partita importante in cui sono presenti due grandi squadre, Kansas e UNC restano sempre appaiate ma non tralasciano lo spettacolo come dimostrano le giocate di Thomas Robinson, l'ala di Kansas infatti si esibisce in alcune entrate che non ci si aspetta da un giocatore della sua taglia e che potrebbero fare alzare le sue quotazioni in vista del Draft NBA. North Carolina non sembra essere spaventata dalle giocate di Robinson e risponde con due giocatori quasi inaspettati cioè James McAdoo e Stilman White, il primo, nipote del grande Bob McAdoo, si rivela protagonista entrando dalla panchina infatti chiuderà con 15 punti molti dei quali realizzati in contropiede dopo una palla rubata mentre il secondo si è rivelato un buon sostituto di Kendall Marshall, ovviamente non al pari del titolare assente per la frattura al polso ma si è comportato comunque bene chiudendo con 7 assist.  In chiusura di primo tempo inizia a scaldarsi quello che sarà l'eroe della serata, Tyshawn Taylor, i cui canestri permettono ai Jayhawks di chiudere il primo parziale in pareggio sul 47 a 47. Nel secondo tempo Kansas cerca di prendere con i punti di Taylor ma è sempre la coppia White-McAdoo che riporta i Tar Heels sul -2 ma è proprio in questa occasione che si vede la ricchezza del roster di Kansas, una squadra ricca di realizzatori, quando si blocca uno come Releford ne spuntano altri come Robinson (18 punti e 9 rimbalzi alla fine) e Elijah Johnson che nei momenti decisivi a 3 minuti dalla fine mette a segno una tripla fondamentale che porta Kansas sul +4. Dopo il canestro di Johnson UNC sembra in crisi e ha difficoltà a trovare il canestro come si può notare dai suoi attacchi successivi. L'azione che manda definitivamente al tappeto UNC è una fantastica dimostrazione di squadra da parte di Kansas che parte con una buona difesa lontana dal pallone, cosa che obbliga Harrison Barnes a cercare fortuna a centro area dove però trova la stoppata di Jeff Withey che lancia a sua volta un contropiede chiuso da Tyshawn Taylor con un fantastico canestro realizzato subendo anche il fallo che gli consente di chiudere in lunetta il gioco da tre punti. Vince così Kansas per 80 a 67 e accede alle Final Four grazie a un Taylor da 22 punti, 6 rimbalzi e 5 assist ma soprattutto grazie ad un'ottima difesa di squadra che limita Henson a 10 punti, Zeller a 12 e Barnes a 13. Kansas chiude la partita con un parziale di 12 a 0 che fa preoccupare non poco i General Managers NBA che, in vista del Draft, hanno sempre più dubbi riguardo Harrison Barnes, autore di un Torneo NCAA non certo alla sua altezza.

Elite Eight, East Region, ecco chi sarà alle Final Four


di Claudio Pavesi
(cliccare sulla foto per ingrandire e vedere i risultati)

Siamo allo scontro decisivo della East Region, chi vince va alle Final Four. Syracuse contro Ohio State, la numero 1 del tabellone contro la numero 2. Ohio State parte bene e si porta subito sul 9 a 2 grazie alla presenza sotto canestro di Sullinger (19 punti e 7 rimbalzi alla fine) che sembra godere fin troppo dell'assenza di Fab Melo, difensore dell'anno della Big East. Per Syracuse tocca a Waters prendersi la squadra sulle spalle e il compito sembra venirgli piuttosto bene dato che oltre che riportare gli Oranges sul -2 riesce anche a costringere Sullinger a commettere 2 falli subito in apertura che lo obbligheranno a guardare la partita dalla panchina per quasi 14 minuti dei 20 totali del primo tempo. Per i restanti minuti le due squadre si alterneranno alla guida della partita ma restando sempre appaiate e non disdegnando alcune giocate parecchio spettacolari come l'alley-oop alzato dalla linea di metà campo da Scoop Jardine e chiuso dall'atletico C.J. Fair. Nel primo tempo non c'è un giocatore che si distingue su gli altri anche se la coppia Craft-Thomas continua a macinare punti e anche il freshman Amir Williams dimostra di poter prendere il posto di Sullinger, cosa che sicuramente farà l'anno prossimo quando il numero 0 dei Buckeyes sarà in NBA. Dopo il 29 a 29 del primo tempo le squadre tornano in campo e questa volta c'è anche Sullinger che continua a fare la voce grossa sotto i tabelloni e guida i suoi fino al +9. Syracuse non demorde e si affida ai leader emotivi della squadra cioè Jardine e Triche grazie alle cui penetrazioni e tiri da tre gli Oranges riescono a tornare sul -1 ma per loro sfortuna c'è un eroe inaspettato: Lenzelle Smith, giocatore al secondo anno che viaggia con una media di 6 punti a partita ma che oggi pensa bene di metterne 18, alcuni dei quali nei momenti decisivi del match. Il canestro del KO definitivo lo segna Deshaun Thomas che mette a segno un floater dopo una grande penetrazione, è il canestro del +6 a 90 secondi dalla fine che spezza definitivamente le gambe a Syracuse che non può fare altro che aspettare l'anno prossimo. Ohio State ha dimostrato ottime capacità difensive e offensive oltre che le abilità per essere competitiva anche quando Sullinger è in panchina per molti minuti, inoltre i Buckeyes sono una delle squadre più fisiche dell'intero Torneo NCAA, forse la più fisica, e sicuramente troppo grossi e aggressivi per una Syracuse priva di Fab Melo come testimonia la differenza a rimbalzo, +15 per OSU a fine partita, un sonoro 37 a 22. Riusciranno i Buckeyes a dominare fisicamente anche nelle Final Four? Lo sapremo solo vedendo la prossima partita, nel frattempo OSU si gode la prima presenza alle Final Four dal 2007, che poi è il vero motivo per cui Sullinger ha deciso di rinunciare al Draft dell'anno scorso dopo la sconfitta alle Sweet Sixteen della passata stagione.

mercoledì 1 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 1: le "piccole"

di Luca Ngoi


Un mese di NBA è ormai passato e potevamo noi di Basketzone farci mancare un bello speciale in cui cerchiamo di tracciare un bilancio dopo i primi 30 giorni (e passa) di Regular Season? Ovviamente no e allora iniziamo oggi ad addentrarci nei meandri delle cosiddette "piccole", mutuando un termine da uno sport minore: quelle squadre insomma non così blasonate e che cercano di rifondare in vari modi. Non perdiamo tempo dunque e iniziamo a vedere come stanno andando le stagioni di queste franchigie ad una ad una.


CLEVELAND CAVALIERS (8-12). Il record è quello che è, ma se non altro qualcosa è cambiato rispetto alla scorsa stagione, quando i Cavs erano la barzelletta di tutta la lega e regalavano vittorie a chiunque passasse di strada. La scelta di Kyrie Irving sta pagando, il playmaker sarà con tutta probabilità eletto rookie dell'anno, e anche la quarta scelta assoluta Tristan Thompson ha dato segni di talento fisico e tecnico. Nel caso in cui la cessione di Varejao portasse a qualche elemento giovane e futuribile la squadra si rafforzerebbe ulteriormente e potrebbe seriamente tornare a sperare in un futuro migliore, anche così comunque i playoff ad Est non sono un traguardo irraggiungibile.


NEW JERSEY NETS (7-15). Deron Williams era arrivato per cambiare le cose, ma evidentemente la sola presenza dell'ex playmaker dei Jazz non può bastare se non accoppiata ad un contesto decente. Se a tutto ciò aggiungiamo anche il recente grave infortunio al rookie Marshon Brooks e quello ad inizio stagione del centro Brook Lopez allora non è difficile pronosticare un futuro abbastanza buio per la franchigia di Newark, almeno per quello che concerne questa stagione, da considerare ormai da buttare. Il prossimo draft (molto promettente) e la possibile cessione di uno tra Williams e Lopez comunque potrebbero portare forze fresche e rampanti ad una squadra che deve necessariamente pensare ai prossimi due-tre anni.


MILWAUKEE BUCKS (9-11). Il discorso può essere simile a quello fatto per i Cavs. Nonostante il record ancora in negativo la squadra è assolutamente in corsa per i playoff ad Est e inoltre, a differenza dell'ex squadra di Lebron James, ha anche evidenziato dei buoni segni di gioco, con un sistema molto poco americano e unico nel suo genere. I Bucks infatti basano le loro fortune sul concetto di gioco di squadra, e anche senza l'infortunato cronico Andrew Bogut hanno dimostrato di poter competere, non solo grazie alle prodezze di Brandon Jennings ma anche all'importante contributo di giocatori di ruolo come Shaun Livingston, Drew Gooden, Beno Udrih ed Ersan Ilyasova: nessuna stella ma tutti dediti ad una causa che prova ad accendere l'entusiasmo nella fredda Milwaukee sotto gli ordini illuminati di coach Skiles.


DETROIT PISTONS (4-19). Anche in questo caso la stagione corrente è ormai da dimenticare, visto il record decisamente poco lusinghiero. Le note liete sono l'esplosione di Greg Monroe (quasi doppia doppia di media), il rookie Brandon Knight scelto nell'ultimo draft che sta offrendo alcune prestazioni di ottimo livello e l'ala ex Biella Jonas Jerebko che aggiunge atletismo ad una squadra che, fatti salvi questi tre, sarebbe da rifare in toto. Il draft di Giugno, in cui presumibilmente avranno una delle prime cinque scelte potrà aiutare e non poco, soprattutto perchè almeno nella "draftologia" i Pistons si confermano ancora tra i migliori della Lega.


CHARLOTTE BOBCATS (3-19). Il record è ancora inferiore a quello dei Pistons, e anche la situazione generale sembra non far sorridere la squadra di Micheal Jordan. Attorno alla prima scelta Kemba Walker ancora un po' troppo discontinuo infatti, l'altro giocatore a dare qualche soddisfazione ai "Gatti di Bob" è sorprendentemente BJ Mullens, grandissima promessa al college di Ohio State poi scelto dai Thunder dove ha giocato pochissimo, nella stagione corrente ha sfornato diverse prestazioni in doppia doppia che hanno lasciato a bocca aperta; probabile che possa essere sacrificato in qualche scambio, ma Charlotte farebbe bene a tenerselo stretto, così come Gerald Henderson, anche lui esploso quest'anno dopo un primo anno a singhiozzo. Difficile comunque vedere qualcosa di buono per la franchigia della Carolina prima di quattro o cinque anni, e comunque ci sarebbe da lavorare molto molto meglio di quanto Jordan e soci stanno facendo.


TORONTO RAPTORS (7-15). La partenza di Bosh, che non ha lasciato nulla in eredità ai canadesi, si è rivelata più devastante di quanto pronosticabile. I Raptors infatti si ritrovano adesso a fare completo affidamento su Andrea Bargnani, che purtroppo si è infortunato per la seconda volta in stagione piuttosto gravemente. Senza il lungo italiano la squadra sembra totalmente perduta e senza chance, con il solo DeRozan ad arrovellarsi in un contesto di anarchia offensiva ma che inizia ad assimilare qualche concetto difensivo grazie a coach Casey. Giocandosi bene la carta Calderon sul mercato per arrivare ad un playmaker più incisivo in fase realizzativa o possibilmente ad un'ala piccola giovane e futuribile, anche senza Bargnani sarà possibile arrivare a qualche vittoria in più e forse sperare ancora nella post season.


WASHINGTON WIZARDS (4-17). Per lungo tempo hanno regalato W a chiunque si presentasse, poi è arrivata la prima vittoria e si pensava che la squadra si potesse finalmente sbloccare, e invece il rendimento ha continuato ad essere molto deficitario, anche a causa delle difficoltà inaspettate di John Wall e dell'indisponenza di un Andray Blatche sempre più contestato dai fan. Il talento, soprattutto offensivo, non manca, se mai è assente la chimica ed un sistema che sia assimilabile dai giocatori, cosa che il nuovo coach Randy Wittman dovrà iniziare ad inserire. Con gerarchie codificate e la partenza di Blatche (che però non ha richieste) risollevarsi è possibile, ovviamente non in questa stagione.


MINNESOTA TIMBERWOLVES (10-11). La sfortuna è che giocano ad Ovest, dove con un record non è possibile sperare nei playoff, ma nonostante tutto i T-Wolves sono una delle sorprese di questo primo mese di stagione. Il dinamico duo Rubio-Love ha ricominciato a far sognare i tifosi del Target Center facendoli tornare ad un palazzo che non registrava affluenze così importanti dai tempi di Marbury e Garnett (guarda caso anche lì playmaker ed ala grande, anche se con caratteristiche totalmente diverse). Se ai due ragazzi terribili aggiungiamo anche la buona continuità di rendimento (finora mai avuta) di Micheal Beasley e la futuribilità di Derrick Williams i "Lupi" possono avere giuste ambizioni da playoff nei prossimi due anni. Neanche "The Mind" David Khan (General Manager della franchigia, contestatissimo dai tifosi) sembra poter rovinare un quadro così promettente.


GOLDEN STATE WARRIORS (7-12). Nello spietato West non c'è spazio per cali di tensione, cosa a cui i Warriors sono abbastanza affezionati. Il problema più grande per la squadra di coach Mark Jackson è stata finora la discontinuità, che dopo una bella vittoria ha fatto sempre accadere una puntuale sconfitta ammazza-ritmo. I tanti infortuni di Steph Curry hanno messo qualche dubbio alla dirigenza, che fino alla scorsa estate lo ha sempre considerato (a ragione) incedibile, mentre ora inizia a considerare l'idea di cederlo per arrivare ad un lungo di grande impatto (Dwight Howard è ancora il sogno), che sarebbe anche il pezzo mancante a questa squadra per permetterle di essere competitiva. Anche nello spietato West.


SACRAMENTO KINGS (6-15). Nella stagione della squadra capitolina c'è già stato un cambio di allenatore (da Paul Wstphal a Keith Smart) e più di un capriccio del giocatore più futuribile, DeMarcus Cousins, che non trovava il feeling con Westphal tanto da richiedere la cessione (si erano già fatti avanti i Celtics), salvo poi risollevarsi con l'arrivo di Smart, che ha semplicemente lasciato i suoi ragazzi liberi di correre quanto vogliono, consapevole che questa stagione è da giocare a mente leggera date le inesistenti velleità di post season. Si continuerà a volare e a correre su e giu per il campo fino ad Aprile, o meglio fino a Giugno, quando il draft potrebbe portare l'anello mancante di una catena abbastanza interessante quanto a talento.


NEW ORLEANS HORNETS (4-17). La perla della stagione finora resta la vittoria eroica contro i Magic (peraltro in crisi), ma la costante per gli Hornets è decisamente la sfortuna, che ha fatto subito infortunare il principale terminale offensivo, Eric Gordon, che dopo essere tornato per due partite in cui ha fatto in tempo a piazzare un buzzer beater vincente, si è di nuovo fatto male e dovrà stare ai box ancora per diverso tempo. Inoltre l'altro arrivo della off season, Chris Kaman, è stato praticamente messo ai margini della squadra, visto che gioca pochissimo e produce se possibile ancora meno: sarà con tutta probabilità scambiato per arrivare ad un centro o ad una guardia puramente realizzatrice e possibilmente giovane vista la prossima partenza anche di Gordon che ha deciso di non prolungare il contratto. In Draft we trust.





Mercato NBA, Dwight Howard attacca i suoi stessi compagni. Vendesi Kaman

di Claudio Pavesi


Finisce il calciomercato ma in NBA si continua a parlare di trade importanti infatti sono sempre di più le voci che riguardano Dwight Howard. Il centro dei Magic si è detto molto deluso dalle ultime sconfitte (4 in fila) tanto da essere arrivato a gridare negli spogliatoi contro i suoi stessi compagni apostrofandoli come svogliati dicendo anche "Se non volete impegnarvi allora statevene a casa, non voglio essere preso come uno che se ne frega, sono qui per dare il massimo." Parole forti quello del numero 12 che infatti ha dato vita a voci interessanti sul suo futuro, un esempio? A inizio stagione aveva dichiarato di non avere interesse a giocare nei Bulls mentre proprio ieri ha detto che sarebbe onorato di giocare con l'MVP Derrick Rose ma allo stesso tempo non chiude la porta ai Lakers nè tanto meno ai Nets, Un Howard quindi che non vede l'ora di sperimentare una nuova piazza, preferibilmente una in cui si usi un sistema diverso da quello dei Magic, con più pick'n'roll, probabilmente lo schema che esalta maggiormente le qualità del Superman di Orlando. Ricordiamo che Dwight Howard ha compiuto 26 anni da neanche due mesi e fu selezionato con la prima scelta assoluta del draft 2004 di conseguenza questo è il suo ottavo anno in NBA ed è anche l'ottavo anno in cui mette a segno una doppia-doppia di media con oltre il 52% dal campo, quest'anno infatti sta viaggiando con 20 punti, 15 rimbalzi e 2 stoppate di media con il 55% dal campo, niente male vero? Aggiungiamo anche che quello del prossimo febbraio sarà il suo sesto All-Star Game per non parlare del fatto che il suo palmares comprende anche un titolo di Rookie dell'anno e il premio di Miglior Difensore dell'anno, sempre vinto da Superman nelle ultime 3 stagioni. Sicuramente i Magic non lo faranno partire in cambio di nulla quindi bisognerà vedere quale sarà la squadra disposta a fare le maggiori follie per accaparrarselo ma purtroppo per scoprirlo non ci resta che aspettare.


Un'altro giocatore ufficialmente sul mercato è Chris Kaman ma in questo caso per volere del club, infatti i New Orleans Hornets non si sono detti soddisfatti dal centro col passaporto tedesco arrivato nello scambio che ha portato Chris Paul a "Lob City" Los Angeles. Il ventinovenne giocatore degli Hornetsi è stato addirittura messo nella lista degli inattivi già dal 24 gennaio e per questo non vedrà il campo finchè non verrà scambiato, non che questa sia una grande perdita per New Orleans dato che Kaman non giocava così pochi minuti dall'anno da rookie e non metteva a segno statistiche così basse dal suo secondo anno in NBA e, come se non bastasse, non ha mai avuto una percentuale al tiro più bassa di quella di quest'anno nella sua intera carriera. anche fisicamente Kaman crea qualche dubbio dato che solo nell'anno da rookie è riuscito a giocare tutte le 82 partite della stagione mentre proprio l'anno scorso ha toccato il suo minimo in carriera a livello di presenze, 32 partite e solo in 15 di queste partendo in quintetto. Non dobbiamo dimenticarci però che è anche un lungo dotato di grande fisico e una sorprendente tecnica in post basso, caratteristiche che lo hanno portato a essere la sesta scelta assoluta nel Draft 2003, subito dopo Dwyane Wade, e che gli hanno permesso di essere selezionato all'All-Star Game 2010 quindi, anche se le sue azioni sono in ribasso, puntare sul centro nativo del Michigan ma di passaporto tedesco potrebbe rivelarsi una scelta vincente, non per niente il General Manager degli Hornets ha dichiarato che già cinque squadre hanno avanzato offerte interessanti per il giocatore in questione ma New Orleans è stata chiara, vuole scelte ai draft futuri oltre a giovani talenti o in alternativa giocatori all'ultimo anno di contratto. Parte ufficialmente il toto-Kaman, per sapere quale sarà la sua prossima casa oltre ad altre succose notizie di mercato ovviamente il sito da visitare resta sempre basketzonertp.blogspot.com.



giovedì 29 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 4; Miami perfetta come... New Orleans!



di Claudio Pavesi

Nuovo giorno e nuovo recap della notte NBA in cui alcune squadre come Miami hanno affrontanto un back-to-back, mentre altre sono scese in campo per porre fine a un momento di crisi come Boston, ma non perdiamo altro tempo e dedichiamoci ai consueti top e flop della giornata

TOP: LEBRON JAMES. Di nuovo nonostante abbia giocato anche ieri rivelandosi anche in quel caso il migliore di tutti il re non si ferma e anche nel back-to-back insegna basket ad avversari e spettatori nella vittoria degli Heat sui Bobcats, la terza vittorie in tre partite. Una prestazione da 35 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate, 2 stoppate e una faccia che più cattiva non si può per dimostrare a tutti che anche in regular season non si scherza e che questi Heat sono probabilmente la squadra da battere. Indomabile Lebron.

FLOP: BOSTON CELTICS.Terza partita e terza sconfitta per la squadra di Doc Rivers che non è mai partita così male dall'acquisto di Garnett e Allen. Questa volta sono stati i nuovi Hornets ad abbattere i biancoverdi aiutati dai 13 punti di Belinelli, i 21 di Jarrett Jack e i 20 di Carl Landry ma non sono stati tanto gli Hornets a sbalordire quanto i Celtics a deludere anche se bisogna ricordare che sono ancora privi di Paul Pierce. Nella notte nessun Celtic è andato oltre i 15 punti di Ray Allen compreso Garnett che si ferma a 8 e Rondo a 13 con solo 6 assists e ben 4 palle perse. Vi abbiamo detto che, oltre a Bass, l'unico lungo entrato dalla panchina è Greg Stiemsma che ha giocato ben 20 minuti? Boston, abbiamo un problema.

LA SORPRESA: SAMARDO SAMUELS. Debutto stagionale per questo giocatore al secondo anno proveniente da Louisville University, e che debutto! 17 punti, 4 rimbalzi e 1 assist con 6 su 8 dal campo per il giocatore dei Cleveland Cavaliers che ha aiutato la sua squadra a battere i Detroit Pistons in soli 24 minuti di utilizzo. Il fisico è notevole e Rick Pitino, suo allenatore al college, sostiene che raramente ha visto nella sua lunga carriera un lungo con le mani più educate delle sue. Che sia un nuovo spiraglio di luce per questi Cavaliers?

SARANNO FAMOSI: BRANDON KNIGHT. 28 minuti, 23 punti, 1 rimbalzo, 6 assist e 2 rubate, non male se consideriamo che tira anche con 10 su 13 dal campo e 3 su 5 dall'arco dei 3 punti. Il rookie da Kentucky era considerato ancora acerbo per l'NBA ma sembra che il ragazzo classe 91 (sì avete letto bene 91) voglia dimostrare a tutti gli altri General Manager NBA cosa si sono persi. Il suo compito è essere il futuro dei deludenti e svogliati Pistons ma, con la sua grinta e voglia di far bene, parrebbe essere anche il presente della franchigia del Michigan.

domenica 25 dicembre 2011

NBA News: nomi importanti tra i tagliati e la bella storia di Chuck Hayes



di Claudio Pavesi

Anche a Basketzone c'è aria natalizia ed ecco arrivare puntualmente il regalo delle 4 di notte del 25, Babbo Natale entra in redazione e tira fuori dal sacco.... ma è ovvio! Un articoletto ricco di NBA news!
La prima tappa la si fa a Memphis dove i Grizzlies cercano di porre rimedio al duro infortunio occorso a Darrell Arthur prima firmando Dante Cunningham e poi scambiando Greivis Vasquez con gli attivissimi Hornets per Quincy Pondexter. Questo scambio sembra far contenti tutti dato che Pondexter andrà ad aiutare il reparto "ali" dei Grizzlies che come abbiamo detto è decimato dagli infortuni mentre Greivis Vasquez potrà vedere molto di più il campo a New Orleans considerando la carenza di playmaker nella Louisiana.
Il Natale dovrebbe portare gioia e felicità a tutti ma non sempre è così perchè in NBA è tempo di ufficializzare i roster e questo vuol dire anche fare dei dolorosi tagli. Primo e soffertissimo taglio tra i nomi più conosciuti è quello di Eddie House che è stato cacciato da Miami per fare spazio a tre giocatori sicuramente discutibili, uno è il celeberrimo Eddy Curry, presente in sole 10 partite negli ultimi 3 anni, mentre gli altri due giocatori preferiti a House sono due rookie provenienti dalla D-League come Terrell Harris e Mickell Gladness.
Tra i tagli anche quello dei Timberwolves nei confronti di Bonzi Wells che, nonostante il nostro tifo per lui, non è riuscito a entrare nei 15 definitivi della franchigia del Minnesota. Certo questa decisione non è così scioccante se si considera il fatto che Bonzi avesse passato di ultimi tre anni tra Cina e Porto Rico mostrandosi altalenante anche a quei livelli.
Altre brutte notizie perchè tra i licenziamenti natalizi vediamo, tra i tanti, quello di un giocatore che mai avrei voluto vedere a spasso cioè quello di Nate Robinson. Proprio lui, proprio KryptoNate, proprio il ragazzo di 1.75 metri che ha vinto ben 3 volte la gara delle schiacciate. A Oklahoma City Robinson ha visto crollare il suo tempo di gioco in maniera drastica ma, a seguito del taglio, le sue parole nei confronti dei Thunder sono state molto belle definendo quella dell'Oklahoma "probabilmente la miglior franchigia in NBA sotto ogni punto di vista, dai compagni al coaching staff fino alla dirigenza e i fan."
Parlando di clima natalizio però come avremmo potuto lasciarvi alle feste con queste notizie tristi che lasciano sempre un po' di amaro in bocca? Ci sono anche belle notizie e il primo Babbo Natale di oggi si chiama Boston Celtics che come regalo lascia un bel contratto sotto l'albero del veterano francese Mickael Pietrus, detto Air France, che potrà riabbracciare ai Celtics un suo ex compagno dei tempi di Orlando, Brandon Bass, arrivato poco tempo fa in uno sambio.


La storia più bella di Natale però spetta a Chuck Hayes di cui avevamo parlato poco tempo fa dicendo che Sacramento aveva annullato il contratto di 4 anni per 21 milioni offerto a Hayes considerando i problemi di cuore riscontrati all'ex Houston. I Kings hanno poi perso l'occasione di rifirmare Samuel Dalembert che casualmente è andato proprio a Houston quindi la franchigia californiana a sottoposto Hayes a numerosi esperti che hanno confermato la buona condizione fisica del giocatore dandogli il permesso di giocare. Sacramento ha dunque rifirmato Hayes, il re dell'esitation sul tiro libero, e gli ha fatto trovare un bella maglia numero 42 e un milione in più sul contratto rispetto all'offerta precedente dato che ora si parla di 22 milioni in 4 anni. Non c'è nulla da fare, la magia del Natale colpisce tutti anche in NBA.

giovedì 15 dicembre 2011

Chi non muore si rivede, riecco Bonzi Wells


di Claudio Pavesi


Stagione più corta, Offseason ridotta ma sorprese sempre più grandi, ecco infatti rispuntare dal nulla il caro vecchio Bonzi Wells che firma un contratto di un anno con Minnesota anche se vede la sua ultima apparizione NBA nel lontano 2008. L'ormai trentacinquenne ala piccola va a ritrovare uno dei pochi coach che aveva creduto in lui ai tempi di Sacramento e Houston cioè Rick Adelman. Tra le sue vecchie squadre ricordiamo anche New Orleans, Memphis e Portland anche se il buon Bonzi è più famoso per i suoi comportamenti controversi e le sue litigate piuttosto che per le sue prestazioni in campo. Nonostante la firma il suo posto in squadra non è assicurato dato che i Timberwolves hanno già 16 uomini a roster quindi qualcuno dovrà essere tagliato se l'intenzione è quella di tenere Wells.
Le news di mercato non si limitano a questo dato che gli Charlotte Bobcats riescono a firmare Reggie Williams, il tiratore da tre punti che coach Silas tanto cercava. Il già citato Jamal Crawford, ex Atlanta Hawks e accostato recentemente ai Pacers, ha deciso di firmare un contratto di 2 anni per i Portland Trail Blazers mentre i New Jersey Nets decidono di tagliare Travis Outlaw scegliendo di ripiegare su Shawne Williams che non dovrà certo spostarsi di molto dato che precedentemente giocava per i "cugini" New York Knicks.
Chiudiamo questa edizione con l'ultima news che riguarda i New Orleans Hornets che dal mercato free agent pescano Carl Landry, proprio quel Carl Landry che gli stessi Hornets avevano scambiato con Sacramento lo scorso febbraio con una trade. Che ci abbiano ripensato?

Chris Paul, il nuovo divo di Hollywood


di Claudio Pavesi


Finalmente! La prima volta che la mia insonnia non viene per nuocere! Perchè? E' proprio in queste ore notturne che mi sovviene la tanto attesa notizia: Chris Paul sbarca ufficialmente a Los Angeles! La vera sorpresa è che si tratta dei Los Angeles Clippers! Se ne parlava in questi giorni ma i Lakers sembravano intenzionati all'assalto decisivo quando ecco arrivare la trade definitiva che porta ai Clips l'ex Wake Forest e due seconde scelte al draft in cambio del centro dal passaporto tedesco Chris Kaman, Eric Gordon, Al-Farouq Aminu e la prima scelta dei Minnesota Timberwolves al draft 2012 (che in passato era stata ceduta ai Clippers).
Colpo di mercato paurosamente interessante dato che rende i Clippers una mina vagante senza pari nella Western Conference considerando che a roster, oltre a Paul e alla giovane Stella Blake Griffin, si vedono nomi del calibro di Caron Butler, ex Dallas, e Mo Williams. La perdita di Kaman viene compensata dal rinnovo di contratto del ben più giovane Deandre Jordan e anche Gordon non lascia un particolare vuoto tra le guardie dato che il reparto vede gente del calibro dei già citati Paul e Williams ma anche Chauncey Billups, l'ex Kentucky Eric Bledsoe, Randy Foye, Willie Warren e il rookie Travis Leslie, inoltre, a tutto questo vanno aggiunti negli altri reparti anche Caron Butler, il rookie Trey Thompkins e i probabili rinnovi di Jamario Moon e Craig Smith. Ho già detto che in questa squadra c'è un certo Blake Griffin!? penso di sì. Senza dubbio abbiamo davanti agli occhi il roster più atletico della NBA, quindi, se doveste passare dallo Staples Center, di sicuro non vi annoiereste anche se non trovate i biglietti per i Lakers ma solo per "l'altra" squadra di L.A.
Da queste parole verrebbe da dire "ma allora tutti contenti" giusto? E invece no! Se non ci fosse il rischio non staremmo parlando dei pazzi Clippers! Paul infatti non ha rinnovato il contratto con i Clippers quindi la squadra della città degli angeli rischia di perdere il playmaker ex New Orleans Hornets tra soli 2 anni. Il modo per convincerlo a restare? VINCERE! Ma ci sarà mai pace per questi poveri Clips? Questo lo sapremo solo col tempo, intanto godiamoci una squadra in cui in ogni azione chiunque potrebbe concludere con un alley-oop e i pick'n'roll della coppia Griffin-Paul che di certo male non fanno.

domenica 11 dicembre 2011

NBA: mercato rovente. West ai Pacers, Hayes ai Kings. E Gasol...


di Luca Ngoi

Ore di mercato bollenti per i front office dell'intera NBA con giocatori che cambiano squadre come fossero calzini. E' stato più o meno questo il destino di David West, che sembrava ormai promesso ai Boston Celtics e che invece si accaserà agli Indiana Pacers dove giostrerà nel ruolo di "numero 4" con Tyler Hansbrough e dove potrebbe essere presto raggiunto da OJ Mayo già in predicato di passare a Indy alla fine dello scorso mercato e che potrebbe ritornarci adesso.
Dovrebbe spostarsi di Stato anche Chuck Hayes che dalla texana Houston si accaserà con tutta probabilità alla californiana Sacramento per formare una coppia di centri molto interessante assieme a Demarcus Cousins.
L'ultima novità della giornata odierna riguarda la situazione in casa Gasol, con Marc richiesto proprio da Houston, ora alla disperata ricerca di un nuovo centro (Thabeet non dà garanzie), ma i Grizzlies vorrebbero pareggiare anche andando oltre le loro risorse economiche, mentre alcune voci riportano di un Gasol non propriamente contento di essere stato di fatto messo sul mercato con la famosa trade per portare Chris Paul ai Lakers ma che poi non si è concretizzata. E pensare che siamo solo all'inizio.

Chris Paul - Lakers. Game over! (o forse no?)

di Davide Quaranta




Niente da fare per quella che aveva già il titolo della trade più chiacchierata della preseason NBA: Chris Paul non andrà ai Los Angeles Lakers...almeno per ora. La decisione della dirigenza gialloviola è arrivata dopo aver preso atto delle troppo onerose richieste fatte dalla lega di Stern (proprietaria degli Hornets) per cedere il playmaker ex Wake Forest.

Il GM Kupchak, tuttavia, non ha perso tempo e, sfruttando la mancata partenza di Gasol e Odom, ha deciso di inviare quest'ultimo alla corte di Mark Cuban e dei suoi Dallas Mavericks in cambio di un paio di scelte future. Una mossa che ha ovviamente sollevato il malcontento dei tifosi più istintivi ma che ha lasciato intendere ai più attenti la grossa volontà di arrivare a Dwight Howard cedendo solo Bynum.

Ora come ora la situazione è in fase di stallo in quanto il centro dei Magic ha espresso sì la volontà di essere ceduto, specificando però di gradire la destinazione New Jersey Nets, mentre la franchigia della Florida avrebbe chiesto ai Lakers,oltre al già citato Bynum, anche Pau Gasol, che i californiani vorrebbero trattenere per formare una frontline che farebbe spaventare anche i più ottimisti.

Oltre all'obiettivo Howard, come detto, i Lakers starebbero lavorando sotto traccia anche facendo leva sulla volontà del giocatore, per fare arrivare CP3 al termine della stagione come Free Agent.

Per la serie "altre trattative", da segnalare il rinnovo per 5 anni di Jason Richardson con i Magic, l'ingaggio di Kapono da parte dei Lakers, l'approdo di Caron Butler ai Clippers, il taglio di Billups da parte dei Knicks (Mister Big Shot ora sembra molto vicino agli Heat), il ritorno in campo di Tracy McGrady in maglia Hawks e il decisivo passaggio di Tyson Chandler ai New York Knicks, che ha permesso ai Mavs di liberare spazio salariale per l'ingaggio di Odom.

La stagione non è ancora iniziata, ma il mercato si fa già scoppiettante, nel quale le sorprese arrivano intervallate da pochi minuti di "calma". Non resta che seguire tutti i movimenti e,questa volta per davvero, esclamare: "Welcome back, NBA!"