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domenica 22 aprile 2012

Inside the Campus: UNLV Runnin' Rebels


di Claudio Pavesi
Photo by sportslogos.com

Il campus che visiteremo oggi è situato in un posto inaspettato, immaginatevi le luci e i divertimenti della mitica Las Vegas, siete appena entrati nel dipartimento chiamato Paradise e state percorrendo la via più famosa della città, la Strip, al vostro fianco passano le insegne di casinò come l'MGM Grand, il Bellagio e il Ceasar Palace ma ad un tratto potrete scorgere anche un'insegna meno luminosa delle altre sulla quale potrete leggere la scritta UNLV: University of Nevada, Las Vegas.
Di solito abbiamo a che fare con scuole nate tra fine 1800 e inizio 1900 e quindi comunque recenti in confronto con le università italiane ma in questo caso abbiamo a che fare con un'altra particolarità, l'intera area di Paradise è stata fondata solo nel 1950 e UNLV nacque solo nel 1957 proprio vicino alla Strip, la via dei casinò, ma in pochi anni riuscì a farsi un nome sia a livello sportivo che accademico, infatti resta una delle pochissime scuole pubbliche ad avere le proprie squadre in Division 1.
Il programma di basket nasce praticamente subito, nel 1958, e la squadra prende il nome di Runnin' Rebels, non ci è voluto molto perchè raggiungesse l'apice, infatti entra nella Division 1 nel 1970 potendo così affrontare costantemente gli storici rivali: i Nevada Wolfpacks e i BYU Cougars. Non ci vuole molto perchè UNLV venga riconosciuta a livello nazionale, la storia cambia nel 1973 all'arrivo di coach Jerry Tarkanian, conosciuto come Tark the Shark, uno dei più grandi allenatori della storia del college basketball che in soli quattro anni riesce a condurre UNLV alla sua prima Final Four, quella del 1977 in cui uscirono sconfitti in semifinale contro North Carolina. Quella del '77 era la squadra conosciuta come Hardaway Eight ed era formata da giocatori come Reggie Theus e il defunto Glen Gondrezick (giocatori visti anche in Italia) ma gran parte del merito del successo va dato a coach Tarkanian il cui sistema di gioco era rivoluzionario, rapido e incisivo diventando la squadra in grado di segnare più punti in una singola stagione (3426), record successivamente distrutto dalla famosissima Loyola-Marymount del 1990 e i suoi 122 punti a partita.
Lo strepitoso quintetto del 1990
Photo by UNLV media
Ormai UNLV era diventata una scuola con un programma di basket molto rinomato anche se successivamente al '77 ci furono alcuni anni in cui non raggiunse mai il Torneo NCAA salvo poi diventare una vera e propria potenza negli anni '80. Dopo il ritorno al Torneo NCAA nel 1983 i Runnin' Rebels diventarono una vera e propria potenza raggiungendo nuovamente le Final Four nel 1987 dopo una stagione regolare da una sola sconfitta anche se dovettero cedere a Indiana in semifinale. Il prestigio di UNLV era alle stelle tanto che nella stagione 89-90 era considerata la squadra da battere, la numero 1 in tutti i Ranking, grazie alla presenza di giocatori come Greg Anthony, Stacy Augmon e la futura stella degli Charlotte Hornets Larry Johnson, appena trasferitosi ai Runnin' Rebels da Odessa College. La stagione fu trionfale e anche nel Torneo NCAA UNLV provò le sue abilità ponendo fine al sogno di Loyola-Marymount e imponendo un forte dominio durante tutte le Final Four vincendo in finale contro Duke con 30 punti di vantaggio grazie soprattutto alle prestazioni di Anderson Hunt, vincitore del premio di MVP delle Final Four.
Le Final Four vennero raggiunte anche nel 1991 quando persero il rematch dell'anno precedente contro Duke, una sconfitta che sancì l'addio a UNLV di coach Tarkanian dopo diciannove anni di panchina, arrabbiato per la squalifica al Torneo NCAA del 1992 per alcune violazioni sul recruiting che mandarono su tutte le furie il coach. Gli anni successivi furono difficili per i Runnin' Rebels che avranno un record spesso in negativo pur con qualche lampo i speranza dettato dalla presenza di ottimi talenti come Shawn Marion, speranze che vennero nuovamento affondate da nuove irregolarità sul recruiting scoperte nel 2000 riguardanti i favori concessi a Lamar Odom durante il suo recruiting.
L'attuale stella Mike Moser
Photo by Ethan Miller / Getty Images
Negli anni 2000 UNLV non riuscì ad ingaggiare Rick Pitino come allenatore e riusci a trovare una buona alternativa solo nel 2004 con Lon Kruger che vinse il titolo di conference nel 2007 e riuscì a raggiungre le Sweet Sixteen nel Torneo NCAA.
Oggi la squadra è sotto il controllo di Dave Rice che ha appena concluso il suo primo anno nel Nevada con una qualificazione al Torneo NCAA e con alcune vittorie molto importanti in stagione come quella sulla numero uno del Ranking North Carolina pur avendo una squadra non eccezionale guidata dal senior Chace Stanback, dalla guardia al terzo anno Anthony Marshall e dal lungo Mike Moser, incredibile difensore e ottimo attaccante, ala sophomore al primo anno nel Nevada dopo il trasferimento da UCLA, il giocatore che rappresenta le vere speranze dei Runnin' Rebels in quanto uno dei più grandi talenti che abbia messo piede nel campus negli ultimi anni, luogo comunque abituato a vedere giocatori di discreto livello NBA come Marcus Banks, Joel Anthony e Louis Amundson. UNLV resta un campus molto ambito considerando che ESPN l'ha posizionata alla ottava posizione nella classifica delle scuole più vincenti degli ultimi trent'anni per non parlare del fatto che i Runnin' Rebels possiedono la quarta miglior percentuale di vittorie nella storia dell'intera Division 1. Come se non bastasse già dalla prossima stagione la squadra dell'ateneo di Las Vegas lascerà il Thomas & Mack Center, casa dei Rebels dal 1983, per un nuovo palazzetto, il Mendenhall Centre, un capolavoro da 12 milioni di dollari che comprende due campi da gioco, spogliatoi, palestra e sala stampa, tutto ad un livello pari a quello NBA, ma ospiterà anche una Hall of Fame all'ingresso, aule dedicate accademiche e stanze dedicate allo studio dei video delle squadre avversarie (le cosiddette film-room). Un fantastico progetto, ormai concluso, dove oltre 20000 spettatori potranno assistere ogni volta alle partite di UNLV.
Visuale del nuovo Mendenhall Center
Photo by Sam Morris / Las Vegas Sun
Il progetto dei "nuovi" Runnin' Rebels sembra funzionare dato che l'anno prossimo, oltre agli ottimi ritorni di Moser e Marshall, ci sarà anche una delle migliori guardie disponibili nel recruiting della classe 2012 cioè Katin Reinhardt che per due anni consecutivi ha vinto con il suo liceo, di cui era il leader, il titolo del campionato della California. A far compagnia a Reinhardt ci sarà anche Demetris Morant, centro di Bishop Gorman High School, lo stesso liceo di Shabazz Muhammad. A questa lista potrebbe aggiungersi anche un altro vero talento, Anthony Bennett, il canadese di Findley Prep, scuola proprio di Las Vegas frequentata anche dal nostro connazionale Amedeo Della Valle, un ala grande dotata di grande potenza e atletismo che, se dovesse scegliere UNLV, diventerebbe il fiore all'occhiello di un ottima campagna di reclutamento che potrebbe simbolizzare il biglietto da visita per il ritorno al vertice di UNLV.
La basi per un ottimo futuro ci sono, UNLV dovrà solo evitare di rovinarsi con le proprie mani come già ha fatto in passato a dimostrazione che non tutto quello che avviene a Las Vegas resta a Vegas.

domenica 1 aprile 2012

Final Four NCAA, tutti pronti per la finale, sarà Kentucky-Kansas


di Claudio Pavesi
Photo by www.wrapupp.com

Kentucky e Louisville distano pochi chilometri una dall'altra e la rivalità tra le loro tifoserie è quantomeno incandescente e la sfida a livello tecnico tra Calipari e Pitino, i due coach, aggiunge motivazioni alla sfida. Il primo tempo inizia controllato da Kentucky, più precisamente da Anthony Davis che in post, in ricezione statica o in movimento sembra in ogni caso inarrestabile anche per Dieng, il lungo africano di Louisville. Il primo tempo scorre abbastanza veloce e nonostante lo strapotere di Kentucky, Louisville riesce a restare a galla grazie soprattutto alle palle rubate di Russ Smith poi da lui convertite in punti o in brillanti assist per Craigh Smith e Dieng, giocate ch permettono ai Cardinals di chiudere il primo tempo a -7 sul 28 a 35. Inizia il secondo tempo e la difesa di Louisville inizia a fare sul serio, Kentucky ha problemi nella circolazione di palla e nell'effettuare le rimesse per cui è obbligata a sprecare anche un timeout e, come se non bastasse, Dieng porta alla causa un paio di stoppate notevoli. Anche in difesa Kentucky sembra avere qualche amnesia ad esempio quando abbandona sul perimetro Chris Smith, fratello di J.R. dei New York Knicks, regalandogli 3 punti facili. I Cardinals tornano così sul -5 ma Calipari chiama a raccolta i suoi che in tre minuti piazzano un ottimo parziale che li riporta sul +12 guidati dalle giocate di Lamb e Miller, i due giocatori più esperti, anche se l'immagine simbolo di questo momento la regala Anthony Davis quando rifila una clamorosa stoppata su una debole penetrazione di Peyton Siva, giocatore in continua difficoltà nel trovare il canestro (0 punti a dieci minuti dalla fine). La partita sembrerebbe indirizzata verso i Wildcats ma tutto cambia quando Dieng obbliga Kidd-Gilchrist ad un fallo di sfondamento che rigenera il morale dei Cardinals. Allo sfondamento seguono ottime difese, capitanate da Dieng che continua a rifilare stoppate e palle rubate, tutte situazioni che portano a buoni attacchi e, anche quando non si dovesse riuscire a segnare, Louisville trova sempre una seconda opportunità di tiro controllando i rimbalzi d'attacco (17 a 4 i rimbalzi d'attacco a favore di Louisville a otto minuti dalla fine). Riescono a segnare quasi tutti i Cardinals, perfino Siva che mette a segno i 5 punti consecutivi necessari per raggiungere il pareggio a nove minuti dal termine, i suoi ultimi 3 punti sono la fotografia perfetta del momento dei Cardinals: una fantastica tripla fronte a canestro eseguita dopo un crossover che manda al tappeto Teague.
Anthony Davis stoppa Peyton Siva
photo by Mark Humphrey / AP
La partita continua con le squadre appaiate, Kentucky trema soprattutto quando Kidd-Gilchrist è costretto ad uscire dal campo tenendosi la coscia sinistra. I Wildcats non si demoralizzano e tornano a giocare la loro classica pallacanestro guidati dal giocatore più esperto della squadra: il senior Darius Miller che con le sue penetrazioni aggressive e il suo tiro da tre punti aiuta a chiudere un parziale di 9 a 2 che porta Kentucky sul +9 a tre minuti e trenta dalla fine. Sembrerebbe impossibile per i Cardinals rimontare ma Siva ha altre idee, prima segna con un finger-roll incredibile, poi schiaccia sulla difesa dei Wildcats e infine perfeziona la rubata che regala a Russ Smith i liberi del -5 a un solo minuto dalla fine. E' l'inizio della rimonta? Non proprio. Anthony Davis segna su alley hoop e Kidd-Gilchrist, tornato in campo dal leggero infortunio, mette a segno tre schiacciate in fila che chiudono il match. Per i Cardinals è insufficiente la tripla di Blackshear, unico canestro a segno nell'ultimo minuto.
Louisville ha mostrato grande cuore e un'ottima pallacanestro, sono rimasti in gioco fino all'ultimo minuto grazie soprattutto ai rimbalzi in attacco. Anthony Davis chiude da leading scorer con 18 punti a cui aggiunge anche 14 rimbalzi e 5 stoppate mentre per i Cardinals il miglior realizzatore è Peyton Siva con i suoi 11 punti, tutti realizzati negli ultimi 10 minuti, forse con più continuità Louisville avrebbe avuto più possibilità di vincere come dimostra il fatto che ha avuto un solo vantaggio in tutta la partita: il 2 a 0 iniziale. Kentucky è ufficialmente in finale e può così iniziare a studiare il futuro avversario che sarà il vincente tra Kansas e Ohio State.

Kansas e Ohio State, Thomas Robinson contro Jared Sullinger, Bill Self contro Thad Matta. Nei primi minuti Thomas Robinson ha le idee chiare, vuole segnare, concetto dimostrato dai 3 tiri presi in pochissimo tempo anche se riesce a realizzarne solo uno. Kansas sembra avere le mani fredde come dimostrano i continui errori di Elijah Johnson e Tyshawn Taylor, errori che permottono a Ohio State di portarsi sul 7 a 2 obbligando Bill Self a chiamare il primo timeout. Interessante la decisione di coach Matta di non mettere Sullinger in marcatura su Robinson preferendogli Deshaun Thomas che però, oltre a essere più basso, ha notoriamente il suo punto debole nella difesa, vedremo quindi come si svilupperà. Intuibile invece l'idea di Bill Self che sceglie Jeff Withey su Sullinger, scelta che nei primi minuti sembra abbastanza azzeccata considerando la stoppata che l'ex pallavolista rifila alla stella di Ohio State. Verso la metà del primo tempo decide di salire in cattedra Aaron Craft, playmaker dei Buckeyes che tra le altre cose riesce a finire il cubo di Rubik in un minuto e cinque secondi ma è principalmente un super giocatore di basket come dimostra prima con un canestro da 3 punti, poi con un magnifico assist che regala a Sullinger una facile schiacciata e infine procurandosi uno sfondamento su Tyshawn Taylor. Il primo tempo scorre con poche interruzioni, Thomas Robinson continua a fare fatica mentre Ohio State inizia a perfezionare il tiro da 3 punti con Buford e Deshaun Thomas e comincia così a prendere il largo portandosi sul 26 a 13 a sei minuti dalla fine del primo tempo. Le difficoltà di Robinson permettono a Kevin Young di avere più minuti del solito ma la vera notizia per Kansas arriva a quattro minuti dalla fine del primo tempo quando finalmente si sblocca Robinson che infila il suo secondo canestro della serata. Il primo tempo continua con i Buckeyes in controllo ma si conclude con una grande azione di Kansas: stoppata di Withey su Craft, ribaltamento di campo e canestro di Releford sulla sirena, giocata fondamentale per il morale dei Jayhawks che chiudono il primo tempo sotto la doppia cifra di svantaggio, 34 a 25.
Photo by sbnation.com
Il secondo tempo inizia con dei nuovi Jayhawks che in quattro minuti si riportano sul -3 grazie soprattutto alla difesa di Withey che in una sola azione piazza 3 stoppate, diventando anche l'uomo con più stoppate in una singola stagione della storia di Kansas. Continua la corsa dei Jayhawks che pareggiano con i 5 punti consecutivi di Elijah Johnson anche se fondamentale in questi momenti è stata la difesa di Thomas Robinson su Sullinger al primo scontro diretto della serata. Nel frattempo i Buckeyes affrontano un blackout offensivo e solo Craft sembra avere il carattere necessario per riportare Ohio State davanti, in ogni caso mancano ancora dodici minuti alla fine, un'eternità. La partita continua con le due squadre a punteggio molto ravvicinato e sono principalmente le giocate difensive a fare la differenza come dimostra la clamorosa stoppata della sorpresa serale Kevin Young su Sullinger che porta al contropiede di Elijah Johnson a cui i Buckeyes rispondono con il solito Aaron Craft, autore dell'ennesima palla rubata e dei consueti due punti in campo aperto. Si arriva agli ultimi novanta secondi di gioco con Kansas sul +1, vantaggio che viene mantenuto grazie alla meravigliosa difesa di Withey che rifila un'altra stoppata a Deashaun Thomas e lancia il contropiede del velocissimo Elijah Johnson che firma il +3 sul 62 a 59. Per un minuto non segna più nessuno ma a quindici secondi dalla fine si concretizza l'azione più clamorosa della partita: Deshaun Thomas sbaglia la tripla del pareggio, Withey pasticcia a rimbalzo ma riesce a tenere la palla in campo anche se la manda in mano allo stesso Thomas che riprova il tiro sbagliandolo nuovamente, questa volta però è Buford che approfitta della brutta posizione a rimbalzo di Withey per correggere l'errore del compagno in una schiacciata che riporta i Buckeyes sul -1. Dopo i tiri liberi Kansas si ritrova sul +3 a otto secondo dalla fine, i Buckeyes hanno quindi occasione di pareggiare ma Tyshawn Taylor ruba la palla che potrebbe chiudere il match salvo poi buttarla via regalando l'ultima occasione a Ohio State con quattro secondi sul cronometro. I Jayhawks non vogliono rischiare il pareggio e mandano in lunetta Craft, il quale realizza il primo tiro libero e sbaglia di proposito il secondo per prendere il rimbalzo offensivo la gli arbitri chiamano la cosiddetta "lane violation" sullo stesso Craft per aver oltrepassato la linea del tiro libero prima che la palla toccasse il ferro. Finisce così la seconda semifinale del Torneo NCAA 2012, con la vittoria in rimonta di Kansas per 64 a 62 che quindi dopo la W ottenuta in regular season nella sfida di dicembre vince anche il ben più importante rematch. I Jayhawks affronteranno in finale Kentucky in una sfida che si prospetta divertente con Withey in marcatura su Anthony Davis, Thomas Robinson su Terrence Jones e Releford a dividersi tra Lamb e Kidd-Gilchrist.
Ho la netta sensazione che ci sarà da divertirsi a New Orleans.

lunedì 26 marzo 2012

NCAA Tournament, Elite Eight, South Region

Di Federico Bianchi.

La sfidante di Louisville alle Final Four è uscita dallo scontro tra i Kentucky Wildcats e i Baylor Bears, valido per il titolo della South Region.
I Bears entrano in campo da sfavoriti, ma nonostante i primi due canestri della partita siano di Kentucky con Anthony Davis, il giocatore dell'anno del college basket, riescono a mettere in campo tanta energia, soprattutto con i due Quincy, Acy e Miller, che portano Baylor in vantaggio sul 10-5, che però sarà il massimo vantaggio di Baylor nella partita.
Dopo il 10-5 dei primi 5 minuti però Kentucky inizia a stringere le viti in difesa e giocare la sua pallacanestro, fatta di una fisicità travolgente e di contropiede.
Il gioco dei Wildcats diventa travolgente e i ragazzi di coach Calipari mettono a segno un parziale allucinante di 16-0 in meno di cinque minuti, guidati dai canestri di Michael Kidd-Gilchrist, il migliore per Kentucky nel primo tempo (autore nella prima frazione di 17 dei suoi 19 punti finali).
Dopo cinque minuti di carestia totale Baylor torna finalmente a segnare con Quincy Acy, l'unico giocatore di Baylor che mostra un po' di energia nel primo tempo (alla fine 22 punti e 8 rimbalzi), ma il parziale di Kentucky ha segnato la partita e i Wildcats giocano tutto il primo tempo sul velluto in totale controllo.
Kentucky continua a giocare bene e a segnare con i soliti sospetti Kidd-Gilchrist e Anthony Davis e chiude la prima frazione di gioco con 20 punti di vantaggio sul 42-22.
La partita sembra ormai compromessa, soprattutto per il linguaggio del corpo mostrato dai Bears nel primo tempo, che mostrava una squadra scioccata dallo strapotere fisico e tecnico dei Wildcats.
Nel secondo tempo però uno scontro fortuito tra Anthony Davis e Perry Jones provoca momenti di paura per i tifosi dei Wildcats, che vedono la loro stella col numero 23 rimanere a terra per poi essere costretto a lasciare la gara per qualche minuto a causa di una botta al ginocchio.
L'assenza di Davis da un minimo di slancio a Baylor, che prova una reazione contro una Kentucky che per qualche minuto è sembrata più preoccupata per Davis che concentrata sulla partita.
Kidd-Gilchrist esce dalla paritita, offensivamente parlando, mentre per Baylor si sveglia Perry Jones, il giocatore sicuramente più discusso della stagione e, probabilmente anche il miglior talento della squadra. Jones, dopo aver segnato solo 2 punti nella prima frazione prende ritmo offensivo nel secondo tempo, mettendo a segno una serie di canestri che danno un po' di morale ai suoi.
Anthony Davis però rientra nella partita, ripresosi dall'infortunio, ricominciando a dettare legge sotto i canestri con due stoppate in tre azioni e ridando fluidità alla manovra di Kentucky, che ricomincia a giocare in transizione. La reazione dei Bears viene quindi vanificata dalla prossima prima scelta assoluta del draft NBA, che, aiutato anche da Terrence Jones e Doron Lamb, silenti nel primo tempo, ma entrambi in doppia cifra nel secondo, riporta il vantaggio di Kentucky a 18 punti sul 53-71.
Gli ultimi minuti di partita sono una serie infinita di tiri liberi per Kentucky, la maggior parte dei quali messi a segno, intervallati dai canestri di Perry Jones (che chiude la partita a quota 17) e di Pierre Jackson, che però si "scatena" solo quando la partita è già in archivio.
La super-prestazione nel primo tempo di Kidd-Gilchrist e la partita da vero gladiatore di Anthony Davis (autore alla fine di 18 punti, 11 rimbalzi e 6 stoppate) consegnano quindi alla squadra di Calipari l'accesso alle Final Four di New Orleans, dove affronteranno i Louisville Cardinals di Rick Pitino, in una delle rivalità più accese del college basket.
Ora il quadro delle Final Four è quindi completo, con Louisville, Kansas, Ohio State e Kentucky pronte a darsi battaglia per il titolo di campioni della Division One 2012 tra una settimana a New Orleans.
Rimanete collegati sul blog ovviamente, perchè il meglio della March Madness deve ancora venire e noi saremo qui a raccontarvelo.

Elite Eight, Mid-West Region, ecco la seconda squadra alle Final Four


di Claudio Pavesi
(cliccare sulla foto per ingrandire e vedere i risultati)

La Mid-West ha regalato molte sorprese in questo Torneo NCAA ma ha sempre avuto due certezze: Kansas e North Carolina, due squadre che è pressochè impossibile non vedere impegnate ogni anno a fine marzo. Il primo tempo è il classico che ci si può aspettare in una partita importante in cui sono presenti due grandi squadre, Kansas e UNC restano sempre appaiate ma non tralasciano lo spettacolo come dimostrano le giocate di Thomas Robinson, l'ala di Kansas infatti si esibisce in alcune entrate che non ci si aspetta da un giocatore della sua taglia e che potrebbero fare alzare le sue quotazioni in vista del Draft NBA. North Carolina non sembra essere spaventata dalle giocate di Robinson e risponde con due giocatori quasi inaspettati cioè James McAdoo e Stilman White, il primo, nipote del grande Bob McAdoo, si rivela protagonista entrando dalla panchina infatti chiuderà con 15 punti molti dei quali realizzati in contropiede dopo una palla rubata mentre il secondo si è rivelato un buon sostituto di Kendall Marshall, ovviamente non al pari del titolare assente per la frattura al polso ma si è comportato comunque bene chiudendo con 7 assist.  In chiusura di primo tempo inizia a scaldarsi quello che sarà l'eroe della serata, Tyshawn Taylor, i cui canestri permettono ai Jayhawks di chiudere il primo parziale in pareggio sul 47 a 47. Nel secondo tempo Kansas cerca di prendere con i punti di Taylor ma è sempre la coppia White-McAdoo che riporta i Tar Heels sul -2 ma è proprio in questa occasione che si vede la ricchezza del roster di Kansas, una squadra ricca di realizzatori, quando si blocca uno come Releford ne spuntano altri come Robinson (18 punti e 9 rimbalzi alla fine) e Elijah Johnson che nei momenti decisivi a 3 minuti dalla fine mette a segno una tripla fondamentale che porta Kansas sul +4. Dopo il canestro di Johnson UNC sembra in crisi e ha difficoltà a trovare il canestro come si può notare dai suoi attacchi successivi. L'azione che manda definitivamente al tappeto UNC è una fantastica dimostrazione di squadra da parte di Kansas che parte con una buona difesa lontana dal pallone, cosa che obbliga Harrison Barnes a cercare fortuna a centro area dove però trova la stoppata di Jeff Withey che lancia a sua volta un contropiede chiuso da Tyshawn Taylor con un fantastico canestro realizzato subendo anche il fallo che gli consente di chiudere in lunetta il gioco da tre punti. Vince così Kansas per 80 a 67 e accede alle Final Four grazie a un Taylor da 22 punti, 6 rimbalzi e 5 assist ma soprattutto grazie ad un'ottima difesa di squadra che limita Henson a 10 punti, Zeller a 12 e Barnes a 13. Kansas chiude la partita con un parziale di 12 a 0 che fa preoccupare non poco i General Managers NBA che, in vista del Draft, hanno sempre più dubbi riguardo Harrison Barnes, autore di un Torneo NCAA non certo alla sua altezza.

Elite Eight, East Region, ecco chi sarà alle Final Four


di Claudio Pavesi
(cliccare sulla foto per ingrandire e vedere i risultati)

Siamo allo scontro decisivo della East Region, chi vince va alle Final Four. Syracuse contro Ohio State, la numero 1 del tabellone contro la numero 2. Ohio State parte bene e si porta subito sul 9 a 2 grazie alla presenza sotto canestro di Sullinger (19 punti e 7 rimbalzi alla fine) che sembra godere fin troppo dell'assenza di Fab Melo, difensore dell'anno della Big East. Per Syracuse tocca a Waters prendersi la squadra sulle spalle e il compito sembra venirgli piuttosto bene dato che oltre che riportare gli Oranges sul -2 riesce anche a costringere Sullinger a commettere 2 falli subito in apertura che lo obbligheranno a guardare la partita dalla panchina per quasi 14 minuti dei 20 totali del primo tempo. Per i restanti minuti le due squadre si alterneranno alla guida della partita ma restando sempre appaiate e non disdegnando alcune giocate parecchio spettacolari come l'alley-oop alzato dalla linea di metà campo da Scoop Jardine e chiuso dall'atletico C.J. Fair. Nel primo tempo non c'è un giocatore che si distingue su gli altri anche se la coppia Craft-Thomas continua a macinare punti e anche il freshman Amir Williams dimostra di poter prendere il posto di Sullinger, cosa che sicuramente farà l'anno prossimo quando il numero 0 dei Buckeyes sarà in NBA. Dopo il 29 a 29 del primo tempo le squadre tornano in campo e questa volta c'è anche Sullinger che continua a fare la voce grossa sotto i tabelloni e guida i suoi fino al +9. Syracuse non demorde e si affida ai leader emotivi della squadra cioè Jardine e Triche grazie alle cui penetrazioni e tiri da tre gli Oranges riescono a tornare sul -1 ma per loro sfortuna c'è un eroe inaspettato: Lenzelle Smith, giocatore al secondo anno che viaggia con una media di 6 punti a partita ma che oggi pensa bene di metterne 18, alcuni dei quali nei momenti decisivi del match. Il canestro del KO definitivo lo segna Deshaun Thomas che mette a segno un floater dopo una grande penetrazione, è il canestro del +6 a 90 secondi dalla fine che spezza definitivamente le gambe a Syracuse che non può fare altro che aspettare l'anno prossimo. Ohio State ha dimostrato ottime capacità difensive e offensive oltre che le abilità per essere competitiva anche quando Sullinger è in panchina per molti minuti, inoltre i Buckeyes sono una delle squadre più fisiche dell'intero Torneo NCAA, forse la più fisica, e sicuramente troppo grossi e aggressivi per una Syracuse priva di Fab Melo come testimonia la differenza a rimbalzo, +15 per OSU a fine partita, un sonoro 37 a 22. Riusciranno i Buckeyes a dominare fisicamente anche nelle Final Four? Lo sapremo solo vedendo la prossima partita, nel frattempo OSU si gode la prima presenza alle Final Four dal 2007, che poi è il vero motivo per cui Sullinger ha deciso di rinunciare al Draft dell'anno scorso dopo la sconfitta alle Sweet Sixteen della passata stagione.