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venerdì 29 giugno 2012

Davis prima scelta in un Draft da ricordare

di Luca Ngoi


Nella cornice del Prudential Center di Newark, New Jersey si è tenuto come di consueto il Draft NBA 2012, che potrebbe essere ricordato come uno dei più profondi e clamorosi degli ultimi anni o uno dei più deludenti nel caso in cui i giocatori scelti non dovessero confermare le loro potenzialità.
Se la prima scelta dei New Orleans Hornets era da mesi scontata, dunque Anthony Davis conosceva già la propria destinazione dalla 2 in giù si poteva solo ipotizzare, ma di certezze erano comunque poche. I Bobcats, in particolare, possessori della seconda scelta, erano stati protagonisti di una miriade di voci nelle ore immediatamente precedenti la lotteria, con Houston e Cleveland molto interessati nella loro pick. Alla fine la franchigia di proprietà di MJ si è orientata sul secondo giocatore in uscita da Kentucky, Michael Kidd-Gilchrist, che dunque avrà l’oneroso compito di iniziare l’opera di rifondazione in Carolina. Nonostante tutto però ci sono ancora alcuni dubbi in quanto il giorno prima del draft Charlotte aveva acquisito la guardia Ben Gordon e dunque bisognerà vedere quale sarà il reale assetto della squadra con due giocatori a combattere sostanzialmente per lo stesso posto, anche se non è improbabile un loro impiego in contemporanea.
Poche sorprese anche con la terza scelta di Washington, la guardia da Florida Bradley Beal mentre qualche perplessità l’ha destata Cleveland con la numero 4, spesa per chiamare Dion Waiters da Syracuse. Sicuramente un giocatore solido e forse già pronto adesso a giocare in NBA, ma probabilmente non così talentuoso da giustificare una chiamata così in alto. La coppia con Kyrie Irving resta comunque interessante, viste le buone attitudini difensive del prodotto da Syracuse.
Non ha sorpreso nemmeno la scelta di Sacramento, che ha puntato su Thomas Robinson da Kansas, garantendo il lieto fine alla storia più toccante di tutto questo ultimo Draft. L’ala ex Jayhawks andrà adesso a comporre un’ottima coppia di lunghi con Demarcus Cousins, due giocatori complementari e perfettamente in grado di giocare insieme.
A Portland invece servivano una guardia e un lungo, quindi con la loro scelta numero 6 hanno puntato sul realizzatore da Weber State Damian Lillard, giocatore dalle qualità offensive privatissime, che sa segnare in ogni modo possibile, attaccare il ferro e guidare una squadra vista la leadership mostrata in tre anni al college (forse anche per l’assenza di alternative). Sarà lui il playmaker titolare, mentre dovrà combattere un po’ di più per scendere in campo la scelta numero 11, Meyers Leonard da Illinois, che partirà presumibilmente dalla panchina ma assieme ad un maestro del ruolo come Lamarcus Aldridge potrà imparare tanto e probabilmente giocare al suo fianco aggiungendo un buon contributo difensivo alla squadra.
Ha scelto il talento Golden State, puntando sull’ex Tar Heel Harrison Barnes, che andrà dunque a formare un reparto di esterni interessante come pochi con Stephen Curry e Klay Thompson; i tre giocatori potranno giocare insieme e, almeno offensivamente, i problemi dei Warriors dovrebbero essere finiti. Restano dubbi a livello difensivo e di attributi per il prodotto di coach Roy Williams, ma di sicuro nella Baia quest’anno non si dovrebbero annoiare.
La seconda sopresa del primo giro è stato Terrence Ross, scelto alla numero 8 da Toronto, che ha destato qualche dubbio non tanto per il talento, indubbio, del giocatore ma più che altro perché per le caratteristiche che porta potrebbe essere un doppione del già presente Demar Derozan. Guardia atletica, che sa segnare in più modi e applicarsi in difesa. Ai Raptors comunque serviva un giocatore in grado di segnare punti e l’obiettivo è stato raggiunto.
Con la numero 9 Detroit ha scelto di completare il proprio reparto lunghi con Andre Drummond, centro super atletico da Connecticut ma che proprio per questo desta qualche dubbio a livello offensivo, dove è reduce da una stagione a fari spenti ma che comunque non cancella le doti più che visibili. Avrà bisogno di crescere, ma a livello di big men e di centimetri i Pistons hanno già posto le basi per il futuro con una delle coppie più interessanti a livello assoluto assieme a Greg Monroe.
Alla decima scelta erano ancora “on the clock” gli Hornets, che una volta scelto Davis dovevano puntellare lo spot di playmaker e hanno puntato su Austin Rivers, figlio di Doc. Il talento è indiscusso, ma ci permettiamo di dubitare sulle doti da playmaker, ruolo per il quale forse non è ancora pronto, ma anche per imparare le attitudini ci sarà tempo. Di sicuro, dovesse rimanere Eric Gordon, i due e Anthony Davis sono un bel trio da cui ripartire.
Protagonisti indiscussi della serata comunque sono stati gli Houston Rockets, che erano riusciti ad accumulare ben tre scelte (la 12, la 16 e la 18) con le quali hanno chiamato nell’ordine Jeremy Lamb, guardia che potrebbe portare allo scambio di Kevin Martin, Royce White, giocatore completo e in grado di fare qualsiasi cosa su un campo da basket che può partire dalla panchina per spaccare le partite e Terrence Jones, ala dal talento indiscusso ma che dovrà ritagliarsi un ruolo preciso in NBA viste le qualità fin troppo da all aro under.
A Phoenix ci si prepara all’addio di Steve Nash (c’è il forte interesse di Toronto) attraverso la scelta del playmaker più vero e vecchio stampo dell’intero lotto: Kendall Marshall, che nel caso il canadese dovesse rimanere potrebbe migliorare esponenzialmente già al suo primo anno, mentre nel caso in cui il numero 13 dovesse partire sarebbe già pronto a prendere in mano la squadra e a ispirare i compagni con i suoi passaggi sartoriali e le sue invenzioni sui 28 metri.
A Milwaukee, vista la presenza di Jennings e Ellis nel back court serviva un lungo e allora si è puntato su quello che probabilmente è il miglior intimidatore del Draft dopo Davis: John Henson, buona scelta nonostante il fisico non propriamente statuario ma che migliorerà già nella off season dopo la quale sarà pronto a contribuire visti i miglioramenti evidenti nella completezza del suo arsenale offensivo.
Passata un po’ sotto silenzio la scelta di Philadelphia, che ha chiamato Mo Harkless, giocatore dall’atletismo impressionante ma dalle buone doti offensive, pur senza un tiro dalla lunga anche minimamente decente. Si è parlato di un addio di Iguodala e allora ecco che i Sixers si sono cautelati con questa scelta che andrà a comporre un quadro di grandi atleti insieme a Thaddeus Young ed Evan Turner.
La scelta numero 17 di Dallas è stata soggetta ad uno scambio con Cleveland, che ha ceduto le sue 24, 33 e 34 in cambio di quello che poi è risultato essere Tyler Zeller, centro da Carolina solidissimo e che avrà la sua carriera sicura in NBA per anni a venire. Può contribuire da subito e vista l’estrema intelligenza cestistica potrà essere un buon partner per Kyrie Irving.
Scelta interessante alla 19 per Orlando, che ha chiamato Andrew Nicholson da St.Bonaventure, ala dal grande atletismo ma comunque in grado di attaccare in diversi modi, anche con un discreto tiro da 3. Le doti difensive sono indiscusse, e anche nel caso Howard dovesse partire i Magic avranno una buona coppia di ali da cui ripartire in lui ed Earl Clark.
L’unico giocatore europeo del primo giro è stato scelto dai Denver Nuggets, che hanno puntato su Evan Fournier, guardia francese che ha passato l’ultima stagione a Poitiers e che ha convinto tutti gli scout all’Euro Camp di Treviso per le qualità offensive ma anche le doti da playmaker puro, specialità nella quale è molto migliorato rispetto allo scorso anno. Con la partenza di Andre Miller all’orizzonte i Nuggets trovano un giocatore diverso ma comunque in grado di sostituire Ty Lawson e ugualmente di giocare al suo fianco.
Le due scelte di Boston sono state molto interessanti: Danny Ainge infatti ha chiamato due centri, con la 21 Jared Sullinger, che in quella zona potrebbe risultare a lungo andare una delle steals di questo Draft viste la tecnica, la capacità di giocare in post basso in modo credibile e le doti di passatore, anche se l’atletismo non è contemplato e permangono i dubbi fisici legati alla schiena. Con la 22 invece si è virato su un altro pivot ma totalmente diverso rispetto all’ex Ohio State, come Fab Melo, brasiliano tutto atletismo e intimidazione, scelta a lungo termine se ce n’è una ma se Kevin Garnett dovesse rimanere i due ragazzi avranno il miglior insegnante da cui imparare.
Atlanta ha deciso invece di chiamare John Jenkins, forse il miglior tiratore del lotto insieme a Bradley Beal, esce dai blocchi in maniera favolosa ma sa contribuire in tanti modi a livello offensivo. Joe Johnson è indiscutibile nel ruolo, ma un vero e proprio cambio affidabile mancava e il ragazzo da Vanderbilt aiuterà molto quando serviranno punti rapidi dalla panchina. Attenti anche a lui per una possibile steal.
A questo punto in virtù dello scambio citato prima alla 24 chiamava Dallas, che alla 24 si è aggiudicata la guardia Jared Cunningham, il quale avrà il difficile compito di sostituire Jason Terry, molto probabilmente in partenza. Anche per lui le doti offensive sono indiscusse e indiscutibili, mentre si può sospettare sull’effettiva efficienza del ragazzo da Oregon State, che segna tanto se può tirare tanto, ovviamente cosa impensabile nella squadra di Dirk Nowitzki. Sarà interessante vedere che impatto potrà effettivamente avere.
A Memphis serviva invece un sostituto di Mike Conley e allora ecco giustificata la chiamata di Tony Wroten da Washington. Cugino di Nate Robinson, dal quale sembra aver ereditato le estreme capacità atletiche. Non è da disprezzare nemmeno come passatore creativo, dà il meglio di sé ovviamente in campo aperto ma è tutto da scoprire e da inventare a metà campo.
Per Indiana invece la priorità era un lungo. Alla 26 non si poteva puntare a un talento indiscusso e allora ci si è accontentati di Miles Plumlee, giocatore solido da Duke. Bianco ma non per questo senza atletismo, al quale comunque abbina una buona applicazione difensiva. Partirà dalla panchina, ma sicuramente sarà in rotazione costantemente.
Alla 27esima scelta Miami ha effettuato uno scambio, cedendo questa scelta a Philadelphia  in cambio di una prima scelta futura. Il giocatore selezionato si è rivelato essere Arnett Moultrie, ala da Mississippi State molto completo. Vista la selezione di Mo Harkless alla prima 15 è una chiamata che ha senso perché ai Sixers arrivano due giocatori con tante potenzialità ma comunque in grado di scendere in campo da subito.
Con la 28 i Thunder hanno scelto un giocatore che potrebbe rivelarsi una steal clamorosa oppure una delusione a seconda del ruolo che Scott Brooks (o il prossimo coach che sceglieranno) gli assegnerà. Perry Jones infatti è stato snobbato da tutti nonostante un talento abbacinante, nonostante sia un atleta di livello assoluto e capisca discretamente il gioco. I dubbi sono soprattutto sul carattere, ma i Thunder e Sam Presti hanno puntato su di lui, in grado di giocare e marcare più ruoli. Si esalta in campo aperto e allora quale migliore squadra e quale miglior partner di Russell Westbrook?
 A proposito di playmaker alla penultima chiamata i Chicago Bulls hanno optato per Marquis Teague, fratello del Jeff che gioca ad Atlanta e per molti migliore di lui sia ora sia tra qualche anno. Il compito di sostituire Derrick Rose non sarà facile, ma con un allenatore come Thibodeau potrà migliorare tantissimo e con il già presente talento nella metà campo offensiva i Bulls possono compiere un salto di qualità rispetto ai vari Lucas e Pargo.
L’ultima scelta spettava ai Golden State Warriors, da sempre bisognosi di un corpo da schierare nella posizione di centro. Proprio questo i californiani hanno chiamato il nigeriano Festus Ezeli da Vanderbilt, altro grande atleta molto migliorato nell’ultimo anno nelle movenze offensive, anche se c’è ancora tantissimo da lavorare. Partirà dalla panchina e potrà imparare da David Lee.
Nomi importanti apparivano anche nel secondo giro, tra i quali potrebbero annidarsi altre possibili sorprese, tra le quali segnaliamo in particolare Quincy Miller alla 38 chiamato da Denver, Jeff Taylor alla 31 chiamato da Charlotte e Kris Joseph alla 51 da Boston.
In generale questo draft è stato davvero pieno di talento di diverse nature, ma comunque profondissimo e come abbiamo detto anche nel secondo giro si è potuto scegliere tra giocatori dalle ottime qualità e in grado di giocare anche da subito al piano di sopra. Le risposte vere e proprie ce le darà solo il campo, e il primo step per questi ragazzi sarà la Summer League di Las Vegas, in programma tra qualche settimana e in cui potranno far vedere di che pasta sono fatti.

martedì 19 giugno 2012

La nuova Olimpia comincia coi botti: il primo acquisto è Richard Hendrix

di Luca Ngoi


Neanche il tempo di chiudere i battenti per questa stagione che l'Olimpia Milano piazza il primo colpo della sua campagna acquisti. SI tratta del lungo Richard Hendrix, che gli appassionati di college basketball ricorderanno con la maglia degli Alabama Crimson Tide dal 2005 al 2008. Nell'ultima stagione Hendrix ha giocato con la maglia del Maccabi Tel Aviv una solida stagione in Eurolega, entrando dalla panchina per 20 minuti di media segnando 10 punti e catturando 5.8 rimbalzi a gara. Il giocatore era stato scelto anche in NBA dai Golden State Warriors, che però non credettero mai in lui facendolo girovagare da subito in D-League con i Bakersfield Jam prima e con i Dakota Wizards poi.
L'Olimpia dunque si porta in casa un giocatore di grande atletismo, dai mezzi tecnici sicuramente non sopraffini ma che porterà alla causa tanta energia e fisicità, un prototipo molto diverso da Antonis Fotsis, attualmente il titolare del ruolo ma che non ha convinto pienamente, soprattutto visto il relativo impatto avuto nei playoff e che dunque potrebbe essere sacrificato per far posto al ragazzo da Alabama. Il mercato comunque è ancora agli inizi, ma prepariamoci ad un'altra campagna faraonica da parte di Livio Proli e Giorgio Armani sotto la cura di coach Scariolo.

lunedì 12 marzo 2012

Supermarket Bucks: le due stelle disponibili; Warriors scatenati solo a parole?

di Luca Ngoi


Mancano solo tre giorni alla fine degli scambi in NBA e finora si è parlato tanto ma concluso poco in virtù del fatto che probabilmente in una stagione particolare molte squadre fanno fatica a rischiare con scambi che potrebbero a medio-lungo termine mettere a repentaglio il futuro della franchigia. Negli ultimi giorni però si sono fatte insistenti le voci secondo cui i Milwaukee Bucks sarebbero disposti a privarsi dei due giocatori sui quali di fatto è stata ricostruita la squadra: Andrew Bogut, che stando ad alcune fonti non sarebbe così dispiaciuto di lasciare il Wisconsin, e Brandon Jennings il quale sarebbe disponibile per "il giusto prezzo", così come riporta il sito hoopshype.com. Viene da chiedersi a questo punto come farebbe Milwaukee a sopportare la cessione di entrambi, e proprio per questo motivo crediamo che da qui a tre giorni potrebbe essere ceduto soltanto uno dei due, più precisamente mi sento di puntare su Bogut, il quale potrebbe essere più facilmente rimpiazzato magari acquisendo una prima scelta in un draft che in quanto a lunghi di talento sembra essere piuttosto provvisto.


Rimanendo in tema di squadre che finora hanno soltanto parlato e operato poco concretamente sicuramente i Golden State Warriors sono stati quelli più "attivi" in questo senso, con una serie pressochè infinita di giocatori seguiti (Josh Smith, Jamaal Crawford e Dwight Howard su tutti), ma nessuno acquistato. Nella giornata di oggi però si è fatto insistente l'ennesimo "rumour" secondo il quale sarebbe pronta una trade sull'asse San Francisco-Orlando che potrebbe portare ai Magic Monta Ellis, Dorell Wright e Andris Biedrins in cambio della grande sorpresa dell'anno, Ryan Anderson, JJ Redick, Hedo Turkoglu e Quentin Richardson. Uno scambio per il quale i Warriors andrebbero ad aggiungere una pericolosità impressionante sul perimetro acquistando quattro tiratori da tre inarrestabili e un rimbalzista molto sottovalutato come Anderson, la cui presenza nello scambio però ci fa nuovamente dubitare, visto che i Magic non hanno un grandissimo bisogno di uno scorer elettrizzante ma poco concreto come Ellis e di un lungo deludente come Biedrins. Insomma, anche questa trattativa ci sembra piuttosto difficile da realizzare, ma la storia ci insegna che tutto è possibile negli ultimi giorni di mercato e alla fine non ci stupiremmo di vedere realizzato anche questo scambio. 
Chiudiamo con la notizia di un ritiro dai campi: quello di TJ Ford, ex grandissima stella a livello di college con Texas, passato poi in NBA con le maglie di Toronto, Indiana e San Antonio e visto anche brevemente quest'autunno in Europa con il Cibona, dove ha avuto il tempo di sfornare una gara da 10 assist prima di ritornare negli States e infortunarsi nuovamente ad un collo che gli aveva già dato noie in passato. Rimane il rimpianto di non averlo mai visto esprimere tutto il grande potenziale di cui era dotato, ma chissà che non ci sia il tempo di vedere un suo ritorno un giorno magari non troppo lontano.

domenica 4 marzo 2012

I Warriors pensano a Joe Johnson e ai Big 2 dei Celtics

di Luca Ngoi


La scadenza del 15 Marzo si avvicina sempre di più e nello stesso tempo si intensificano i discorsi tra le varie squadre alla ricerca di quel pezzo ideale per far cambiare rotta alla propria stagione. In questo senso i Golden State Warriors starebbero intraprendendo diversi contatti con gli Atlanta Hawks per ottenere la guardia Joe Johnson, per il quale andrebbe sacrificato il più giovane e futuribile Monta Ellis. Con gli Hawks la franchigia di San Francisco ha parlato anche per prendere informazioni a proposito di Josh Smith, ma su di lui Atlanta ha fatto qualche resistenza in più, nonostante le voci di un possibile scambio anche con i Celtics, altri protagonisti delle conversazioni con i Warriors sia riguardo i due veterani Ray Allen e Kevin Garnett dati i due contratti in scadenza sia per un possibile scambio Rondo-Curry proposto dallo staff del General Manager Danny Ainge ma rifiutato dalla dirigenza californiana che vorrebbe sacrificare solo uno dei suoi due esterni titolari e comunque sarebbe sempre molto restìa a vendere l'ex Davidson che rappresenta un grande patrimonio per il club.

mercoledì 8 febbraio 2012

Who is Jeremy Lin? Scopriamo il cinesino che sta facendo impazzire New York

di Luca Ngoi


Da prossimo giocatore da tagliare a super star e idolo del Madison Square Garden in poche ore. Anche questo è possibile nella Lega sportiva più pazza del mondo, che quest'anno è se possibile ancora più esasperata da un calendario concentrato in pochi mesi nei quali vengono giocate partite una affianco all'altra. Ed è questo ciò che è accaduto al giovane Jeremy Shu-How Lin, playmaker classe '88 dei New York Knicks e prodotto dell'università di Harvard, probabilmente se non la prima una delle migliori tre in ambito accademico, ma sicuramente non un college di elite in ambito sportivo, nel quale i campioni non si sono praticamente mai visti.
Anche il ragazzo di origini cinesi, fino a pochi giorni fa, era solo uno dei tanti playmaker bianchi transitati dalla NBA, dotato di un buon ball-handling, un buon passaggio e poco altro, insomma uno di quei giocatori buoni solo per un po' di sano garbage time, da fare entrare quando la squadra è sopra o sotto di 25 per dare riposo ai titolari. E invece nel "derby" contro New Jersey qualcosa è scattato nel numero 17, che ha letteralmente preso per mano la squadra segnando 25 punti in 36 minuti aggiungendo anche 7 assist, e fin qui tutto bene nel senso che una prova "monstre" all'anno, da un giocatore che viene dal nulla te la potresti aspettare. Il copione inizia a prendere una piega inaspettata quando le prestazioni strepitose diventano due. Nella scorsa notte infatti si giocava Knicks-Jazz, e a complicare il tutto c'era anche l'infortunio occorso a Carmelo Anthony, che privava i padroni di casa della loro unica punta di diamante (vista anche l'assenza di Stoudemire causa morte del fratello), e invece a sbrogliare la matassa ci ha di nuovo pensato Lin, che si è addirittura superato mettendo a segno 28 punti in 45 minuti di impiego conditi da 8 assist e 2 palle rubate, inutile dire che siano tutti record in carriera per un giocatore che l'anno scorso, da rookie, ha giocato la miseria di 29 partite con i Golden State Warriors producendo 2.6 punti e 1.4 assist a gara e che, come detto, alla vigilia della gara contro i Nets sembrava dovesse essere tagliato anche da New York. Come se non bastassero tutti questi elementi a rendere straordinaria la storia si aggiunge il fatto che Jeremy aveva avuto contatti con diverse squadre italiane (Teramo, Cantù e Roma per la precisione), sia durante il lockout sia a stagione NBA iniziata e quindi avrebbe potuto giocare in qualche palazzetto a voi vicino e probabilmente dominare allo stesso modo, se non ancora di più, su palcoscenici europei sicuramente più adatti a lui per un inferiore livello di atletismo e per la maggior coralità del gioco.
New York e gli Stati Uniti in generale sono particolari perchè si affezionano subito alle storie da film che si verificano nella vita reale e in questi giorni Jeremy Lin è diventata una vera e propria mania. I suoi "followers" su Twitter sono più che raddoppiati in pochi giorni, i media hanno coniato soprannomi appositi scomodando miti del gioco come Vince Carter, se è vero che qualcuno ha da poco soprannominato il prodotto di Harvard Lin-Sanity in onore del vecchio Vince che schiacciò in testa proprio a un futuro Knick come Frederic Weis in quelle Olimpiadi del 2000. Insomma, corsi e ricorsi storici che si rincorrono anche per Jeremy Shu-How, una vita da film. E potremmo essere soltanto all'inizio.

mercoledì 1 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 1: le "piccole"

di Luca Ngoi


Un mese di NBA è ormai passato e potevamo noi di Basketzone farci mancare un bello speciale in cui cerchiamo di tracciare un bilancio dopo i primi 30 giorni (e passa) di Regular Season? Ovviamente no e allora iniziamo oggi ad addentrarci nei meandri delle cosiddette "piccole", mutuando un termine da uno sport minore: quelle squadre insomma non così blasonate e che cercano di rifondare in vari modi. Non perdiamo tempo dunque e iniziamo a vedere come stanno andando le stagioni di queste franchigie ad una ad una.


CLEVELAND CAVALIERS (8-12). Il record è quello che è, ma se non altro qualcosa è cambiato rispetto alla scorsa stagione, quando i Cavs erano la barzelletta di tutta la lega e regalavano vittorie a chiunque passasse di strada. La scelta di Kyrie Irving sta pagando, il playmaker sarà con tutta probabilità eletto rookie dell'anno, e anche la quarta scelta assoluta Tristan Thompson ha dato segni di talento fisico e tecnico. Nel caso in cui la cessione di Varejao portasse a qualche elemento giovane e futuribile la squadra si rafforzerebbe ulteriormente e potrebbe seriamente tornare a sperare in un futuro migliore, anche così comunque i playoff ad Est non sono un traguardo irraggiungibile.


NEW JERSEY NETS (7-15). Deron Williams era arrivato per cambiare le cose, ma evidentemente la sola presenza dell'ex playmaker dei Jazz non può bastare se non accoppiata ad un contesto decente. Se a tutto ciò aggiungiamo anche il recente grave infortunio al rookie Marshon Brooks e quello ad inizio stagione del centro Brook Lopez allora non è difficile pronosticare un futuro abbastanza buio per la franchigia di Newark, almeno per quello che concerne questa stagione, da considerare ormai da buttare. Il prossimo draft (molto promettente) e la possibile cessione di uno tra Williams e Lopez comunque potrebbero portare forze fresche e rampanti ad una squadra che deve necessariamente pensare ai prossimi due-tre anni.


MILWAUKEE BUCKS (9-11). Il discorso può essere simile a quello fatto per i Cavs. Nonostante il record ancora in negativo la squadra è assolutamente in corsa per i playoff ad Est e inoltre, a differenza dell'ex squadra di Lebron James, ha anche evidenziato dei buoni segni di gioco, con un sistema molto poco americano e unico nel suo genere. I Bucks infatti basano le loro fortune sul concetto di gioco di squadra, e anche senza l'infortunato cronico Andrew Bogut hanno dimostrato di poter competere, non solo grazie alle prodezze di Brandon Jennings ma anche all'importante contributo di giocatori di ruolo come Shaun Livingston, Drew Gooden, Beno Udrih ed Ersan Ilyasova: nessuna stella ma tutti dediti ad una causa che prova ad accendere l'entusiasmo nella fredda Milwaukee sotto gli ordini illuminati di coach Skiles.


DETROIT PISTONS (4-19). Anche in questo caso la stagione corrente è ormai da dimenticare, visto il record decisamente poco lusinghiero. Le note liete sono l'esplosione di Greg Monroe (quasi doppia doppia di media), il rookie Brandon Knight scelto nell'ultimo draft che sta offrendo alcune prestazioni di ottimo livello e l'ala ex Biella Jonas Jerebko che aggiunge atletismo ad una squadra che, fatti salvi questi tre, sarebbe da rifare in toto. Il draft di Giugno, in cui presumibilmente avranno una delle prime cinque scelte potrà aiutare e non poco, soprattutto perchè almeno nella "draftologia" i Pistons si confermano ancora tra i migliori della Lega.


CHARLOTTE BOBCATS (3-19). Il record è ancora inferiore a quello dei Pistons, e anche la situazione generale sembra non far sorridere la squadra di Micheal Jordan. Attorno alla prima scelta Kemba Walker ancora un po' troppo discontinuo infatti, l'altro giocatore a dare qualche soddisfazione ai "Gatti di Bob" è sorprendentemente BJ Mullens, grandissima promessa al college di Ohio State poi scelto dai Thunder dove ha giocato pochissimo, nella stagione corrente ha sfornato diverse prestazioni in doppia doppia che hanno lasciato a bocca aperta; probabile che possa essere sacrificato in qualche scambio, ma Charlotte farebbe bene a tenerselo stretto, così come Gerald Henderson, anche lui esploso quest'anno dopo un primo anno a singhiozzo. Difficile comunque vedere qualcosa di buono per la franchigia della Carolina prima di quattro o cinque anni, e comunque ci sarebbe da lavorare molto molto meglio di quanto Jordan e soci stanno facendo.


TORONTO RAPTORS (7-15). La partenza di Bosh, che non ha lasciato nulla in eredità ai canadesi, si è rivelata più devastante di quanto pronosticabile. I Raptors infatti si ritrovano adesso a fare completo affidamento su Andrea Bargnani, che purtroppo si è infortunato per la seconda volta in stagione piuttosto gravemente. Senza il lungo italiano la squadra sembra totalmente perduta e senza chance, con il solo DeRozan ad arrovellarsi in un contesto di anarchia offensiva ma che inizia ad assimilare qualche concetto difensivo grazie a coach Casey. Giocandosi bene la carta Calderon sul mercato per arrivare ad un playmaker più incisivo in fase realizzativa o possibilmente ad un'ala piccola giovane e futuribile, anche senza Bargnani sarà possibile arrivare a qualche vittoria in più e forse sperare ancora nella post season.


WASHINGTON WIZARDS (4-17). Per lungo tempo hanno regalato W a chiunque si presentasse, poi è arrivata la prima vittoria e si pensava che la squadra si potesse finalmente sbloccare, e invece il rendimento ha continuato ad essere molto deficitario, anche a causa delle difficoltà inaspettate di John Wall e dell'indisponenza di un Andray Blatche sempre più contestato dai fan. Il talento, soprattutto offensivo, non manca, se mai è assente la chimica ed un sistema che sia assimilabile dai giocatori, cosa che il nuovo coach Randy Wittman dovrà iniziare ad inserire. Con gerarchie codificate e la partenza di Blatche (che però non ha richieste) risollevarsi è possibile, ovviamente non in questa stagione.


MINNESOTA TIMBERWOLVES (10-11). La sfortuna è che giocano ad Ovest, dove con un record non è possibile sperare nei playoff, ma nonostante tutto i T-Wolves sono una delle sorprese di questo primo mese di stagione. Il dinamico duo Rubio-Love ha ricominciato a far sognare i tifosi del Target Center facendoli tornare ad un palazzo che non registrava affluenze così importanti dai tempi di Marbury e Garnett (guarda caso anche lì playmaker ed ala grande, anche se con caratteristiche totalmente diverse). Se ai due ragazzi terribili aggiungiamo anche la buona continuità di rendimento (finora mai avuta) di Micheal Beasley e la futuribilità di Derrick Williams i "Lupi" possono avere giuste ambizioni da playoff nei prossimi due anni. Neanche "The Mind" David Khan (General Manager della franchigia, contestatissimo dai tifosi) sembra poter rovinare un quadro così promettente.


GOLDEN STATE WARRIORS (7-12). Nello spietato West non c'è spazio per cali di tensione, cosa a cui i Warriors sono abbastanza affezionati. Il problema più grande per la squadra di coach Mark Jackson è stata finora la discontinuità, che dopo una bella vittoria ha fatto sempre accadere una puntuale sconfitta ammazza-ritmo. I tanti infortuni di Steph Curry hanno messo qualche dubbio alla dirigenza, che fino alla scorsa estate lo ha sempre considerato (a ragione) incedibile, mentre ora inizia a considerare l'idea di cederlo per arrivare ad un lungo di grande impatto (Dwight Howard è ancora il sogno), che sarebbe anche il pezzo mancante a questa squadra per permetterle di essere competitiva. Anche nello spietato West.


SACRAMENTO KINGS (6-15). Nella stagione della squadra capitolina c'è già stato un cambio di allenatore (da Paul Wstphal a Keith Smart) e più di un capriccio del giocatore più futuribile, DeMarcus Cousins, che non trovava il feeling con Westphal tanto da richiedere la cessione (si erano già fatti avanti i Celtics), salvo poi risollevarsi con l'arrivo di Smart, che ha semplicemente lasciato i suoi ragazzi liberi di correre quanto vogliono, consapevole che questa stagione è da giocare a mente leggera date le inesistenti velleità di post season. Si continuerà a volare e a correre su e giu per il campo fino ad Aprile, o meglio fino a Giugno, quando il draft potrebbe portare l'anello mancante di una catena abbastanza interessante quanto a talento.


NEW ORLEANS HORNETS (4-17). La perla della stagione finora resta la vittoria eroica contro i Magic (peraltro in crisi), ma la costante per gli Hornets è decisamente la sfortuna, che ha fatto subito infortunare il principale terminale offensivo, Eric Gordon, che dopo essere tornato per due partite in cui ha fatto in tempo a piazzare un buzzer beater vincente, si è di nuovo fatto male e dovrà stare ai box ancora per diverso tempo. Inoltre l'altro arrivo della off season, Chris Kaman, è stato praticamente messo ai margini della squadra, visto che gioca pochissimo e produce se possibile ancora meno: sarà con tutta probabilità scambiato per arrivare ad un centro o ad una guardia puramente realizzatrice e possibilmente giovane vista la prossima partenza anche di Gordon che ha deciso di non prolungare il contratto. In Draft we trust.





mercoledì 18 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 24; incredibile Lebron, Gallo ancora ok

di Luca Ngoi


Notte NBA piuttosto movimentata quella che ci siamo appena lasciati alle spalle. I Miami Heat infatti riescono ad avere la meglio sui San Antonio Spurs ancora privi di vittorie in trasferta questa stagione (0-5 lontani dall' AT&T Center per Tim Duncan e compagni) dopo essere stati sotto anche di venti punti, mentre continuano a giocare bene e riprendono a vincere ad Ovest i Denver Nuggets di Gallinari (14 punti in 27 minuti) che stendono i pur non ostici Milwaukee Bucks nonostante i 30 punti di Brandon Jennings. Da segnalare nelle altre gare di giornata il nuovo successo dei Chicago Bulls ancora privi di Derrick Rose che si impongono in casa contro Phoenix, la bella vittoria di Orlando su Charlotte e infine la seconda W consecutiva dei Golden State Warriors che hanno la meglio su Cleveland in una partita più bella e combattuta del previsto. Ma non perdiamo altro tempo e come sempre andiamo ad analizzare top e flop dell'ultima notte NBA.

TOP: LEBRON JAMES. Contro gli Spurs la vince praticamente da solo, segnando 17 punti in un terzo quarto pazzesco sia per lui sia per la squadra, quando sembra che tutto possa riuscirgli, come lui stesso ha ricordato nella classica intervista a fine partita. Al termine della gara il Prescelto potrà contare 33 punti con 10 assist e 5 rimbalzi, la solita onnipotenza ma anche la consapevolezza di dover fare di più in alcuni momenti della partita in cui sembra voler giocare fin troppo da solo dimenticandosi dei compagni, il che finisce per fargli perdere il ritmo. Menzione d'onore anche per Mike Miller, che al ritorno dall'ernia che lo ha tenuto ai box fino a ieri si ripresenta con 18 punti e la perfezione dall'arco. Welcome back, Mike.

FLOP: I SOSTITUTI DI CHRIS PAUL. Va bene che vincere contro gli Utah Jazz in questo momento non è propriamente una passeggiata, ma da Randy Foye e Chauncey Billups forse coach Del Negro si aspettava qualcosina in più. I due playmaker invece pasticciano e non poco a Salt Lake City sommando alla fine un poco onorevole 7/26 al tiro con qualche palla persa di troppo che con CP3 non sarebbe arrivata. Peccato perchè i Clippers erano nel bel mezzo di una bella striscia vincente che li aveva portati anche a trionfare nel derby. Lo abbiamo detto più volte: appena troveranno un po' di continuità attenti a questa squadra.

LA SORPRESA: COREY BREWER. Ai Nuggets di oggi fa comodissimo avere uno con le sue qualità di corridore ed atleta in squadra, ma finora era venuto utile a coach Karl soltanto in limitati spezzoni di gara in cui c'era da difendere oppure portare un po' di furore agonistico alla squadra nei momenti di calo. Contro i Bucks però l'ex Minnesota totalizza il suo massimo stagionale con 22 punti a referto partendo dalla panchina ma giocando comunque 34 minuti. Per un giocatore spesso frustrato da prestazioni personali sotto gli standard e che quasi mai ha avuto la fiducia degli allenatori è importante trovarsi finalmente in un contesto perfetto per le sue caratteristiche. Quotazioni in ascesa.

SARANNO FAMOSI: KLAY THOMPSON. Di Kyrie Irving (18 e 8 rimbalzi nella partita di stanotte contro Golden State) vi abbiamo parlato tante volte, e allora diamo spazio a questo ragazzo che ha fatto molta fatica trovando poco spazio all'inizio della stagione e che invece con l'infortunio di Steph Curry si sta lentamente rilanciando. La scelta numero 11 dell'ultimo draft infatti esce dalla panchina per segnare 14 punti in 16 minuti di utilizzo e si rivela un'arma in più per coach Mark Jackson in una partita in cui Monta Ellis si prende un turno di riposo. Attenti a sottovalutarlo perchè il tiro è di prima qualità, sul fisico ci sta lavorando ed è un "progetto" che da qui ai prossimi tre anni potrà riservare qualche nota positiva.

lunedì 16 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 22; il Gallo beffato dai Jazz, continuano a vincere gli Spurs

di Luca Ngoi


Soltanto tre gare giocate nell'ultima notte NBA, nella quale perdono i Nuggets di un Danilo Gallinari autore di 18 punti non sufficienti a placare le scorribande sotto canestro del duo Millsap-Jefferson; sempre a Ovest continuano a vincere in casa gli Spurs, questa volta ai danni dei Suns di Steve Nash e infine in quel di Detroit tornano al successo i Golden State Warriors che si impongono per 99-91 al Palace of Auburn Hills. Nonostante le sole tre gare giocate siamo in grado anche oggi di assegnare i nostri consueti premi: ecco a voi top e flop di nottata.

TOP: SAN ANTONIO SPURS. In casa è praticamente impossibile avere la meglio sulla squadra di Gregg Popovich, che contro Phoenix ritrova un Tim Duncan dominante (doppia doppia da 24 e 11 per lui) e non risente affatto della ormai consolidata assenza di Manu Ginobili, ben sostituito da un sempre più sorprendente Richard Jefferson. Ridendo e scherzando il record è di 9-4 dunque molto positivo, così come l'anno scorso quando però arrivò una sorprendente eliminazione al primo turno, ma quest'anno gli "speroni" sanno di essere all'ultima fermata della loro carriera tutti assieme e per questo sarà vietato fallire.

FLOP: DETROIT PISTONS. La partita con Golden State non era esattamente riservata ai più fini palati, ma ormai il palazzo di casa è sempre più desolatamente vuoto, un po' per la crisi e un po' perchè la squadra è probabilmente la più debole della lega e neanche contro una delle compagini più in difficoltà arriva la tanto agognata "W". I Warriors di fatto sono privi di un centro, quindi i Pistons potevano far valere il Greg Monroe in rampa di lancio (comunque 25 e 8 rimbalzi per lui), ma neanche questo ha funzionato. Tayshaun Prince è nuovamente scontento e gli unici su cui far affidamento sono ormai il già citato Monroe e il rookie Brandon Knight; per il resto dall'anno prossimo gli altri potrebbero sentirsi tutti in discussione.

LA SORPRESA: UTAH JAZZ. Vi abbiamo sempre parlato di Denver come uno dei campi più difficili da espugnare dunque l'impresa dei Jazz va registrata e sottolineata. Questa era una di quelle squadre che a inizio campionato non avremmo mai pensato potesse andare così forte, e invece i ragazzi di coach Corbin stanno mostrando di avere del carattere. Il punto di forza è chiaramente nella coppia di lunghi formata da Al Jefferson e Paul Millsap, capaci di mettere assieme 40 punti e 20 rimbalzi in due quasi ogni sera, mentre per il resto giocatori pieni di voglia come Gordon Hayward e il rookie Alec Burks garantiscono una buona dose di dinamismo. Da Salt Lake City con furore: attenti a Utah.

SARANNO FAMOSI: KAWHI LEONARD. Il rookie degli Spurs parte in quintetto contro Phoenix e ripaga la fiducia di coach Pop sfornando una solida prova da 12 punti e 8 rimbalzi nel ruolo di guardia, cosa che non era affatto al college di San Diego State, dove era se mai un'ala piccola che in alcuni momenti poteva giocare anche da numero 4. San Antonio è un ambiente tranquillo per un giocatore al primo anno perchè tutti i riflettori di tifosi e stampa sono sempre puntati sui soliti noti, dunque crescere per un giovane diventa molto più facile ed ogni prestazione positiva, come quella dell'ultima notte, viene spesso rilevata a gran voce. Quando Indiana l'ha scambiato la notte del draft per ottenere George Hill eravamo un po' scettici che potesse rivelarsi mostrando buone cose e invece il ragazzo sta dimostrando di valere eccome, anche se i frutti del suo potenziale li vedremo completamente tra due o tre anni.

venerdì 13 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 19; un super Howard stende Golden State, i Knicks cadono in trasferta

di Luca Ngoi


Diciannovesima notte in NBA con poche partite giocate e con la terza volta di un giocatore che segna quaranta o più punti: parliamo di Dwight Howard, che ne mette 45 per annichilire le resistenze dei Warriors. Nelle altre gare vittoria di Memphis in casa contro New York, di Cleveland a Phoenix, di Milwaukee su Detroit e infine il facile successo degli Atlanta Hawks contro gli Charlotte Bobcats. Nell'assegnare i "premi" di giornata oggi non inseriamo nessun flop un po' per lo scarso numero di gare giocate e un po' perchè nessuna squadra ci ha particolarmente deluso in negativo quindi inseriamo un doppio premio per il miglior rookie della notte date le gare molto ispirate di due giocatori al primo anno. Stiamo a vedere.

TOP: DWIGHT HOWARD. Come abbiamo detto 45 punti, conditi dalla bellezza di 23 rimbalzi per il centro di Orlando, che costringe i Warriors a ricorrere alla scorretta pratica dell' hack-a-Dwight per larghi tratti di gara. Tattica che comunque non ha alcun effetto perchè il ragazzone di Atlanta domina in lungo e in largo contro un front court peraltro privo di Kwame Brown, piuttosto scarso tecnicamente ma pur sempre un corpo da opporre contro la sua presenza. Insomma, se mai i Magic dovranno rinunciare al loro centro titolare (che ha comunque specificato di non gradire proprio la destinazione Golden State) rimpiangeranno questi giorni.

LA SORPRESA: MEMPHIS GRIZZLIES. La vita senza Zach Randolph è difficile e proprio per questo ogni vittoria contro le grandi squadre come New York assume un valore ancora più importante. La squadra sta cercando di rispondere all'assenza di uno dei suoi leader riassestando un po' l'attacco, e l'operazione non è sempre facile, ma quando ritrova un Rudy Gay ispirato (contro i Knicks 26 punti e 5 rimbalzi) allora può tornare quella arrivata ad un passo dalla finale di Conference lo scorso anno. L'atletismo c'è e il talento pure, è solo una questione di abitudine, alla vittoria e ai nuovi schemi.

SARANNO FAMOSI 1: KYRIE IRVING. Se Cleveland vince a Phoenix e ritrova un record al 50 percento lo deve in gran parte al suo rookie e playmaker che sforna una gara da 26 punti e 6 assist, conditi da una crescente sicurezza offensiva. Ormai l'infortunio che lo aveva attanagliato in quel di Duke sembra superato e il ragazzo non ha paura di mostrare il suo gioco che miscela gite al ferro con tiri da fuori (2/4 da tre contro i Suns) che lo aveva reso famoso prima alla High School e poi in maglia Blue Devils. Non sarà Lebron a livello mediatico, ma i Cavs hanno sicuramente scelto bene l'uomo su cui ricostruire la franchigia.

SARANNO FAMOSI 2: BRANDON KNIGHT. I suoi Pistons, a differenza dei Cavs, fanno ancora fatica a vedere la luce in fondo al tunnel visto che perdono anche a Milwaukee, ma il playmaker uscito da Kentucky inizia a prenderci sempre di più la mano. 20 punti e 3 assist con solo due errori al tiro nella notte del numero 7, che insieme a Greg Monroe costituisce la più grande speranza per la squadra del Michigan, davvero poca roba se si escludono questi due giovani talenti. Diversamente da Irving per lui non c'erano le scorie di un infortunio a giustificare un andamento iniziale lento, ma semplicemente necessitava di un po' di adattamento alla nuova Lega e di fiducia da parte di squadra e allenatore.

Infortuni in NBA, nomi di lusso ai box



di Claudio Pavesi

Giocare così tante partite in così poco tempo è devastante anche per il più allenato dei fisici e infatti alcune squadre dalle grandi aspirazioni devono affrontare già adesso gravi infortuni.
I più tristi sono sicuramente gli Atlanta Hawks che dovranno rinunciare all'All Star Al Horford per ben 3 o 4 mesi per una torsione a un muscolo che collega il pettorale sinistro alla spalla e potrà quindi rientrare solo a 10 giorni dall'inizio dei playoffs quindi non meravigliatevi se gli Hawks torneranno sul mercato perchè a oggi tra i centri possono schierare solo Zaza Pachulia e Jason Collins, non il massimo se si attenta al primo posto a Est.
Si portano avanti anche i Bulls che proclamano l'emergenza guardie, prima infatti perdono Rip Hamilton e CJ Watson e ora anche Derrick Rose è costretto a fermarsi ai box. I loro infortuni non sono molto preoccupanti, soprattutto quello di Rose ma con molte partite e molte trasferte in poco tempo coach Thibodeau non vuole correre rischi e decide di firmare un paio di giocatori dalla D-League, prima John Lucas III, che nella notte sfruttando l'assenza dell'MVP ne mette a segno 25 in ben 48 minuti, e poi decidono di andare sul sicuro è firmare anche un veterano come Mike James, campione NBA con i Pistons. Nel loro ultimo match però perdono anche Joakim Noah che ha dovuto abbandonare il campo per effettuare una lastra di sicurezza al pollice che però non dovrebbe essere nulla di grave.
Il carosello degli infortunati non finisce certo qui, facciamo tappa anche nella baia di San Francisco dove Golden State dovrà rinunciare a Kwame Brown per almeno 3 mesi dato che in questi giorni si sottoporrà ad un intervento per curare la lesione del muscolo che collega pettorale e spalla, essenzialmente lo stesso infortunio di Al Horford ma un po' più grave. Peccato per Kwame Brown che sarebbe dovuto essere il miglior difensore da centro area dei Warriors che gli avevano offerto un contratto di una stagione di ben 7 milioni di dollari credendo che questa sarebbe stata la stagione del suo riscatto.
Nei giorni precedenti anche Oklahoma State ha versato qualche lacrimuccia per la perdita fino a fine stagione playoffs compresi di Eric Maynor, playmaker di riserva e innesto fondamentale dalla panchina dei Thunder che ha dovuto abbandonare il parquet portato via a spalle da Perkins e Ibaka per una bruttissima distorsione al ginocchio che vista a velocità di gioco avrebbe fatto impressione perfino a Dario Argento.
Momentaneamente il bollettino di guerra dell'NBA finisce qui ma restati collegati con noi per nuovi aggiornamenti.

mercoledì 11 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 17; il risveglio del Black Mamba, secondo ko per Miami

di Luca Ngoi


Diciassettesima nottata NBA scoppiettante, con la vittoria dei Lakers firmata Bryant e il secondo crollo dei Miami Heat per mano della squadra più pazza della Lega: i Golden State Warriors. Continuano le marce di Oklahoma City e Portland ad Ovest (vittorie su Memphis e Clippers) e dei sorprendenti 76ers (vincenti contro Sacramento) ad Est, dove anche i Washington Wizards riescono a vincere una partita ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani. Senza ulteriori indugi andiamo a scoprire top e flop dell'ultima giornata di basket americano.

TOP: KOBE BRYANT. 48 punti vi bastano? Il Mamba vede i Phoenix Suns, colpevoli a suo dire di qualche parola di troppo in occasione delle loro vittorie, e si infuoca mettendo in campo una prestazione che merita poche parole (o forse ne merita tantissime) per essere commentata. Con questa sono 108 le gare del numero 24 oltre i 40 punti, numeri che fanno paura solo a pronunciarli. La sua leadership sulla squadra è assoluta e non lo scopriamo certo adesso, e Luke Walton a fine gara ha detto che gli sembra sia ritornato il "numero 8", il problema è capire se sia tornato il numero 8 dei titoli con Shaq o quello della mancata qualificazione ai playoff e dell'eliminazione al primo turno. Il contesto di squadra sembra far propendere per questa seconda opzione, ma è certo che con gare di questo genere da parte del suo capo i Lakers possano ancora essere una contender credibile.

FLOP: LOS ANGELES CLIPPERS. Sono stati i dominatori indiscussi della off season con i loro innumerevoli e sensazionali colpi di mercato, ma la stagione regolare è iniziata un po' a singhiozzo. Per costruire una mentalità vincente non basta chiaramente un mercato in prima linea, ma ci vogliono anni e anni di programmazione e vittorie, cosa che ai Clips manca clamorosamente. I vari Chris Paul, Blake Griffin e Chauncey Billups si imbattono nella forza travolgente dei Trail Blazers e non riescono a contrastarla in alcun modo. Serve continuità a questa squadra, quella che Phil Jackson individuava in una striscia di almeno 5 vittorie consecutive; ne riparliamo quando arriverà.

LA SORPRESA: NATE ROBINSON. Di fatto contro Miami la vince lui. Golden State si ritrova sotto di 13 a qualche minuto dalla fine del match e la sensazione degli astanti è che la squadra sarà costretta ad incassare la solita sconfitta, ma non hanno fatto i conti con KryptoNate, che di fatto si accende e segna 15 dei suoi 24 punti finali nel quarto periodo, prima forzando l'overtime e poi mettendo in cassaforte la terza vittoria dei ragazzi di coach Mark Jackson che venivano da 6 sconfitte in fila (due delle quali già con Robinson a roster). Erano in tanti quelli che lo davano già per finito, ma questo è un ragazzo dalla determinazione infinita, e in assenza di Steph Curry potrebbe assumere il ruolo di leader che pare non essere cucito per Monta Ellis.

SARANNO FAMOSI: CHANDLER PARSONS. Nella vittoria dei Rockets su Charlotte il suo contributo è fondamentale. A fine partita saranno 20 punti e 7 rimbalzi per il rookie da Florida scelto ad inizio secondo giro nell'ultimo draft e che di fatto è già riuscito a scalzare Chase Budinger dal ruolo di ala piccola titolare a suon di prestazioni convincenti, eppure le caratteristiche dei due sono simili (bianchi, tiratori e buoni atleti entrambi), ma l'ex Gator evidentemente garantisce qualcosa in più quanto a solidità soprattutto sotto le plance. Si pensava potesse essere un giocatore inadatto alla fisicità del basket NBA e viceversa perfetto per l'Europa, ma ancora una volta le predizioni sulla carta lasciano il tempo che trovano.

giovedì 5 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 11; Miami strepitosa, che sorpresa Charlotte

di Luca Ngoi


Undicesima giornata in NBA con tante gare in una notte in cui Miami conferma il suo predominio battendo facilmente gli Indiana Pacers anche se privi dell'infortunato Dwyane Wade, mentre i Denver Nuggets (e Rudy Fernandez in particolare) si divertono a spese dei Sacramento Kings. Da segnalare anche il ritorno alla vittoria dei Clippers che si portano 3-2 grazie ai soliti Chris Paul e Blake Griffin. Ma non perdiamo ulteriore tempo e andiamo a vedere come sempre top e flop di questa serata nella Lega più atletica del mondo.

TOP: LEBRON JAMES. E sai che novità? Ormai ci abbiamo fatto l'abitudine, ma non si può non inserirlo in questa categoria in una serata in cui sforna una prova da 33 punti e (udite udite) 13 assist. Può giocare in qualsiasi posizione e dominare allo stesso modo, il tutto senza sforzi particolari. Vero che si giocava contro gli Indiana Pacers e non contro i Lakers, ma prestazioni del genere le devi pur sempre realizzare, e quando è in campo lui si ha sempre la sensazione che sia davvero umanamente impossibile fermarlo.

FLOP: GOLDEN STATE WARRIORS. Ok, perdere contro gli Spurs a San Antonio ci sta, ma diamo il flop non tanto alla squadra, che continua a divertire i tifosi e a mostrare un Monta Ellis da 38 punti (anche se con 30 tiri), bensì allo staff sanitario californiano, che evidentemente non riesce mai a curare efficacemente la caviglia infortunata di Stephen Curry, che in sei partite giocate si è infortunata tre volte, quattro se vogliamo includere anche la seconda gara di pre season. Urgono rimedi.

LA SORPRESA: CHARLOTTE BOBCATS. La franchigia guidata da Micheal Jordan ha vinto solo due volte in questa stagione, ma la W di ieri contro New York vale molto più di una semplice partita vinta, soprattutto se consideriamo che è avvenuta al Madison Square Garden.  La squadra non è niente di che, va ad alti e bassi, ma si ha l'impressione che se in serata possa dare fastidio a chiunque. Prima di vincere contro i Knicks ci era andata vicino anche contro Miami dunque attenti a sottovalutarli.

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO E IMAN SHUMPERT. Premiamo entrambi ad ex aequo per due ottime prestazioni, anche se non culminate in una vittoria. Per Rubio è infatti arrivata la prima doppia doppia in NBA: 12 punti e 10 assist che lo consolidano ancora di più quale il vero regista dei T-Wolves. L'intesa con Derrick Williams, Mike Beasley e Kevin Love è a livelli stellari e lo spagnolo fa letteralmente quello che vuole nel back court di Minny, finora penalizzata ben oltre i propri limiti. Per la guardia di New York, al ritorno dopo dieci giorni di infortunio, invece ci sono 18 punti e la consapevolezza di poter recitare un ruolo importante anche nella squadra di Melo e Stodemire. Non male.

mercoledì 21 dicembre 2011

NBA Preseason Day 6, l'esordio del Gallo e il giorno dei re-match

di Luca Ngoi


Sesto giorno di preseason per le squadre NBA, che sono tornate nuovamente in campo, così come ha fatto il nostro Danilo Gallinari, che ha totalizzato 15 punti e 4 assist nella vittoria casalinga dei suoi Nuggets contro i Phoenix Suns, stesi sull'altissimo punteggio di 127-110; per Denver ottima anche la prima prova del rookie Kenneth Faried, autore di 14 punti e sei rimbalzi, inclusa una fragorosa schiacciata in contropiede: al Pepsi Center potranno non vincere un titolo, ma di sicuro non si annoieranno. Continua in modo positivo anche la pre stagione dei Bulls, che battono per la seconda volta Indiana col punteggio di 93-85; decisiva la prestazione di Carlos Boozer, che con i suoi 24 punti e 6 rimbalzi guida i Bulls nel sorpasso su dei pur generosi Pacers, nei quali si distingue su tutti Tyler Hansbrough, che mette insieme 24 punti conditi da ben 13 rimbalzi i quali lasciano ben sperare per l'imminente stagione dell'ex North Carolina, atteso finalmente all'esplosione definitiva. Si sfidavano per la seconda volta anche Golden State e Sacramento, ma se nella prima sfida a San Francisco si erano imposti gli uomini di Mark Jackson, nella Capitale californiana è stato il contrario: Sac-Town ha avuto la meglio in un match tirato col punteggio di 95-91 grazie all'ottima prestazione di un JJ Hickson da 19 punti e 9 rimbalzi, leader del pacchetto lunghi, ma anche grazie ai 21 punti di Marcus Thornton, altro giocatore atteso ad uno breakout year come piace dire agli americani; in generale tanto spettacolo e ritmi altissimi in questa gara, che però ha portato con sè una nota stonata per i Warriors, dato l'infortunio alla caviglia di Stephen Curry (è già il terzo per il ragazzo al terzo anno nei pro), che comunque dopo gli esami del post partita non sembrerebbe niente di serio.
Nelle altre gare della notte seconda vittoria dei 76ers sui Wizards (101-94) e dei Pistons sui Cavaliers per 90-89 con le prove stonate per i rookie Brandon Knight di Detroit, autore di soli 7 punti con 6 palle perse e della prima scelta dei Cavs, Kyrie Irving che ne ha messi a segno solo 4 dopo i 21 della gara inaugurale della sua carriera. Discontinuità. Anche questo significa essere al primo anno nella NBA.

martedì 13 dicembre 2011

Kwame Brown firma con i Golden State Warriors


di Luca Ngoi

I tifosi di Golden State avevano sperato durante l'inizio di questa off season di poter accogliere tra le loro fila uno tra Tyson Chandler, Marc Gasol e DeAndre Jordan, si era fatto persino il nome di Dwight Howard come possibile nuovo centro del team californiano e invece, con una mossa tutta a sorpreso i Warriors hanno annunciato di aver firmato un contratto di un anno alla clamorosa cifra di 7 milioni di dollari, un lusso nell'era della crisi e dei contratti votati al risparmio. Durante la scorsa stagione, disputata con la maglia degli Charlotte Bobcats, Kwame ha messo insieme 7.9 punti e 6.8 rimbalzi a gara, cifre dignitose ma non certo da star, anche se in questa ultima tappa della sua carriera il centrone scelto due volte da Micheal Jordan (a Washington con la prima scelta assoluta e poi a Charlotte) spera di poter rilanciarsi definitivamente.