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venerdì 22 giugno 2012

Il Re si prende la corona, Miami vince il secondo titolo NBA della sua storia


di Claudio Pavesi
La soddisfazione di LeBron con il Larry O'Brien Trophy in mano e la felicità
di Spoelstra, molto giovanile con il cappellino al contrario.
Photo by Getty Images

Miami si gioca il primo match point in casa, l'opportunità per LeBron James di vincere il primo titolo in carriera ma Kevin Durant e compagni vogliono tornare a Oklahoma City almeno per un'altra partita. James inoltre ha chiuso gara 4 dolorante per un crampo, almeno così ha detto Spoelstra, ma sarà davvero solo un crampo? Riuscirà LBJ a prendersi la squadra sulle spalle come ha fatto per tutti i Playoffs? Andiamo a scoprirlo.
In apertura di partita James conferma di essere al 100% della sua condizione fisica schiacciando in entrata i primi due punti della partita, i tifosi degli Heat tirano un sospiro di sollievo. Il primo quarto prosegue con i Thunder che provano a restare in partita ma con difficoltà, difensivamente infatti non riescono ad adeguarsi alla circolazione di palla degli Heat: i raddoppi sono lenti ad arrivare, i lunghi come Perkins e Ibaka spesso si fanno battere dal palleggio con troppa facilità e le rotazione sugli esterni sono di basso livello o, peggio, talvolta assenti come dimostrano le due triple consecutive di Mike Miller in chiusura di quarto e i cinque assist di Chalmers nei primi dodici minuti di gioco. Il primo parziale si chiude sul 31-26 per gli Heat grazie anche all'apporto istantaneo dei giocatori della panchina degli Heat come Norris Cole ma ancora più fondamentale è stata la precisione degli Heat dall'arco, il 38% dei punti di Miami nel quarto arriva proprio dalla lunga distanza.
Gli Heat al gran completo con tanto di Pat Riley e presidente
Photo by NBA.com
Nel secondo quarto OKC dimostra di non riuscire proprio ad adeguarsi al gioco di Miami, le rotazioni difensive infatti sono disorganizzate e gli accoppiamenti difensivi sono poco azzeccati e ne approfittano i lunghi, soprattutto Bosh il quale spesso si ritrova accoppiato con i piccoli dei Thunder, talvolta anche con Fisher. OKC, tenta in ogni modo di fermare l'emorragia affidandosi anche ad un paio di simulazioni davvero vergognose di James Harden ma nemmeno questo può fermare gli Heat che in meno di otto minuti mettono a segno un parziale di 22-10 guidato dai canestri di Wade e Mike Miller, canestri che portano la squadra di casa sul +17. Perfetta invece la difesa a centro area dei Miami Heat, i giocatori di casa rendono difficile ogni ricezione e, sfruttando posizioni perfette, chiudono gli spazi per le penetrazioni avversarie procuradosi anche parecchi sfondamenti. La fortuna comunque non assiste i Thunder, molti tiri infatti sono degli in-and-out, tiri che in gara 1 e, a lunghi tratti anche in gara 4, sembravano entrare tutti. Un sussulto di Kevin Durant permette ai Thunder di chiudere la prima metà di gara "solo" a -10 sul 59-49, un vero affare per OKC considerando come stava giocando; decisivi per Miami i 15 punti di James e i 12 di Mike Miller con 4/4 da tre punti. L'immagine simbolo di questa partita la regala in chiusura Shane Battier che in entrata batte in palleggio Kevin Durant e glisegna in faccia, segno che, per quanto OKC ci provi, gli Heat sono sempre un passo avanti a loro.
Nei primi cinque minuti terzo periodo i Thunder sembrano rivoluzionati e, guidati da Durant e Ibaka, raggiungono anche il -7 salvo poi però cedere sotto i colpi di LeBron James e compagni, questi ultimi infatti, in quattro minuti, infilano un parziale di 19-1 che porta la partita ad un inesorabile +25 per gli Heat. Il trio Bosh-Wade-James è inarrestabile mentre per i Thunder sembra crederci solo Fisher, l'unico con la personalità per opporsi agli attacchi di James contro il quale infatti commette anche un duro fallo, sanzionato con un flagrant foul di livello 1, per cercare di dare una scossa ai suoi compagni di squadra, un messaggio che però non sembra essere stato recepito. La difesa di Miami continua a lavorare sodo, in particolar modo Wade e James non perdono l'occasione per imporre il loro superiorità stoppando più volte Westbrook ma anche Durant e Sefolosha, con queste giocate affossano definitavamente il morale dei Thunder, ormai con le spalle al muro qunado, alla fine del quarto periodo, si ritrovano in svantaggio 71-95. LeBron aggiunge alle stoppate anche 19 punti, 7 rimbalzi e 11 assist, una prestazione per il momento imperiale che manda in visibilio il pubblico dell'American Airlines Arena che invece è ritenuto storicamente piuttosto silenzioso.
LeBron riceve da Bill Russell il premio di MVP
delle Finali a lui intitolato
Photo by Getty Images
Nel quarto periodo il trend non cambia, Wade continua a stoppare chiunque e ad attaccare il ferro con decisione (20 punti e 8 rimbalzi alla fine per Flash) mentre Mike Miller continua a mettere a segno le sue triple, quest'ultimo chiuderà con 23 punti tirando un'incredibile 7/8 dalla lunga distanza. LeBron James si dimostra dominante anche nell'ultimo quarto riuscendo a realizzare la tripla doppia da 26 punti, 11 rimbalzi e 13 assist, è la sua prima tripla doppia della stagione, inoltre, la realizzazione di quest'ultima a tre minuti dalla fine sul 118-96 è il segnale che la partita è ufficialmente chiusa e quindi è il momento di mettere in campo le riserve. La festa anticipata comincia sul viso di Bosh, Wade e LeBron prima ancora che in panchina mentre gli ultimi minuti di basket giocato sono una degna passerella per i veterani come Juwan Howard, arrivato finalmente al primo titolo della sua carriera a 38 anni. La sirena finale arriva in fretta, il tabellone dice 121-106 per Miami, è tempo di festeggiamenti per il secondo titolo della storia degli Heat, il primo di LeBron James.
Miami è stata quasi perfetta stasera, difensivamente rapida e cattiva, mentre in attacco è stata precisa e veloce, con un'ottima circolazione di palla. OKC non è sembrata quasi mai in partita, è sembrata impacciata e imprecisa, come spaventata dall'atteggiamento degli Heat, colpevole sicuramente coach Brooks, lento nel sostituire i giocatori che più stavano deludendo e nell'escogitare gli aggiustamenti. Miami segna 14 triple di squadra pareggiando il record NBA delle finali dei Rockets e dei Magic del 1995, Miami è anche l'unica squadra della storia ad aver vinto un titolo dopo essere stati sotto in 3 serie diverse; Oklahoma City invece perde per la prima volta in stagione 4 partite consecutive.
Durant in lacrime tra le braccia della madre e del fratello,
la sensazione è quella chequesta non sarà l'unica finale del 35
Photo by Bleacher Report
La festa è già scoppiata in tutta Miami quando LeBron riceve il premio di MVP delle Finals, un premio meritato considerando la sua media da 28.6 punti, 10.2 rimbalzi e 7.4 assist. Da ricordare le parole di Pat Riley, da sempre una persona incredibilmente moderata che però, arrivato ai microfoni, apre il discorso con "Is it ok if we have a party tonight?". Qualcosa da ricordare e infatti, prorprio come diceva lo spot di LeBron James, "We are all witnesses".

Miami Heat - Oklahoma City Thunder 121-106 (31-26; 59-49; 95-71; 121-106)
Miami Heat: James 26, Bosh 24, Miller 23, Wade 20, Battier 11, Chalmers 10, Cole 3, Harris 3, Haslem 1, Jones, Howard, Turiaf.
Oklahoma City Thunder: Durant 32, Westbrook 19, Harden 19, Fisher 11, Ibaka 9, Ivey 6, Perkins 2, Collison 2, Cook 2, Aldrich 2, Hayward 2, Sefolosha.

mercoledì 20 giugno 2012

Miami sul 3-1 ad un passo dal titolo, ma che paura per LeBron


di Claudio Pavesi
Mario Chalmers con il suo pubblico sullo sfondo, è lui l'eroe di giornata
Photo by Mike Ehrmann / Getty Images

Gara 4 ancora a Miami, per i Thunder è come una gara 7 perchè nessuno ha mai rimontato uno svantaggio di 3 gare a 1, la più classica situazione da "do or die" come direbbero gli americani. Le parole servono a poco, serve giocare quindi corriamo all'interno dell'American Airlines Arena e prepariamoci alla palla a due.
Il primo quarto si può riassumere con tre lettere: OKC. I Thunder cominciano con le marce altissime, dopo quattro minuti si ritrovano sul 13 a 3 e sembra solo l'inizio, i minuti passano e tutti sembrano essere in serata come dimostra il fatto che anche i grandi difensori della squadra, Sefolosha e Collison,  vanno più volte a segno meravigliando non poco il pubblico e la panchina di Miami. Oklahoma City tocca anche il +17 ma chiude il quarto 33-19 tirando con il 63,5% con Durant da 8 punti ma la vera chiave di questo inizio è Westbrook, 10 infatti sono i suoi punti anche se ciò che più colpisce è l'onnipotenza offensiva del numero 0, davvero inarrestabile soprattutto nel tiro dalla media distanza.
Prima dell'inizio del secondo quarto Pat Riley viene onorato del Chuck Daly Lifetime Achievement Award, un premio dell'associazione allenatori della NBA che premia lo "standard di integrità, l'eccellenza nella competitività e il continuo miglioramento e promozione della pallacanestro", un premio importante perchè dedicato allo storico rivale-amico di Pat Riley e cioè Chuck Daley, lo storico allenatore anche del Dream Team di Barcellona 1992 che proprio quest'anno festeggia il ventennale. Ironico che a premiarlo sia stato Rick Carlisle, proprio l'allenatore dei Dallas Mavericks che l'anno scorso vinse il titolo NBA proprio i danni degli Heat di Riley.
LBJ portato in panchina dolorante
Photo by Getty Images
Finito il bel siparietto si torna alla partita che, seguendo il trend della serie, subisce un duro parziale che cambia il corso del match: gli Heat infatti infilano un parziale da 16-0 guidato da due triple di Norris Cole a cui sono seguiti 3 punti di James Jones e 3 punti di Mario Chalmers. Non sono impazzito e non ho sbagliato a scrivere, è stato proprio il supporting cast degli Heat ha ribaltare la situazione sotto la guida però di LeBron James nel ruolo di direttore d'orchestra dato che a metà del secondo quarto è già a quota 7 assist. Il pubblico di casa si spaventa quando Wade, in seguito a una stoppata di Ibaka a suo danno, cade male sull'osso sacro, al momento sembra un duro colpo ma tutto si risolve nel migliore dei modi: solo una botta per Flash che può tornare subito sul parquet. Miami continua a macinare punti e Brooks prova a rimediare usando il quintetto basso con Westbrook, Fisher, Sefolosha, Harden e Collison che tanti miracoli fece in Gara 1 ma senza molti risultati, il quaro si chiude 49-46 per i Thunder che devono ringraziare un grande Westbrook ed i suoi 18 punti tirando 9/15 dal campo.
Il terzo quarto, come spesso succede, è il momento decisivo della sfida ed è proprio in questo periodo che le redini del match passano definitivamente nelle mani degli Heat. Durant spende nel primo minuto un fallo piuttosto inutile che lo condiziona difensivamente (cosa fin troppo frequente in questa serie) mentre gli Heat tengono fede al loro nome restando "caldi", difficilmente sbagliano un tiro, nel solo terzo quarto infatti Wade mette a segno 10 punti e Chalmers ne realizza 7 senza dimenticare il solito Shane Battier, oggi meno decisivo del solito ma comunque importante, sua una tripla fondamentale nel quarto e molto buono anche il lavoro difensivo con cui riesce ad innervosire Westbrook che però riuscirà comunque a realizzare 8 punti nel quarto. Durant realizza 10 punti nel quarto ma l'atteggiamento non è quello delle serate migliori e in difesa è piuttosto impalpabile, al contrario James è molto deciso a portare a casa il risultato, segna tutti gli ultimi 8 punti di squadra e si prepara all'ultimo quarto con 20 punti, 9 rimbalzi e 12 assist a referto ma ciò che più impressiona è lo sguardo deciso e lo sforzo difensivo. Il problema dei Thunder ha un nome e un cognome e stranamente è quello di James Harden, davvero fuori fase in attacco e disastroso in difesa, demolito in post basso da LeBron James. Nonostante tutto OKC chiude in svantaggio solo di 4 punti sul 79-75, un vero affare per come stava giocando anche se devono solo ringraziare Miami per essere ancora in partita, gli Heat infatti, come troppo spesso fanno, hanno abusato di alcuni attacchi statici che non hanno portato a nulla di buono e hanno aiutato i Thunder a restare in gioco.
L'ultimo periodo continua ad essere firmato dalla squadra di casa anche e soprattutto per la giornataccia di Harden che riesce a sbagliare praticamnte ogni tiro tentato, tra questi addirittura una schiacciata in contropiede. Per Miami il leader ormai è Mario Chalmers, la sua mano ormai è rovente tanto che chiuderà segnando 12 punti nel quarto mentre a tenere a galla OKC ci pensa Westbrook, per lui un parziale da 13 punti consecutivi in poco più di cinque minuti tirando 5/5 dal campo e 3/3 ai liberi, giocate che riportano i Thunder sul -2 con meno di cinque minuti sul cronometro. All'incirca in contemporanea con il pareggio firmato Kevin Durant accade un fatto che lascia il mondo col fiato sospeso: James cade e resta a terra dolorante, si tiene il ginocchio e deve tornare in panchina sorretto dai medici, potrebbe essere un crampo ma anche una lesione al ginocchio, l'American Airlines Arena trema. LeBron non riesce a stare fuori e ritorna in campo con i suoi sotto di 2 punti anche se vistosamente zoppicante. Al suo ritorno Miami si porta sul +5 grazie ad un parziale di 7-0 il cui simbolo è una clamorosa tripla di Lebron James presa su una gamba sola da fermo, una vera prodezza. Successivamente Westbrook riesce a riportare i suoi sul -3 ma, dopo aver difeso bene, è proprio il numero 0 ha commettere un fallo intenzionale deleterio e inutile a due secondi dallo scadere dei 24 di Miami che permette a Chalmers di chiudere la partita ai liberi e, di conseguenza, di sigillare la terza vittoria nella serie, Miami ora è ufficialmente sul 3-1 dopo la vittoria per 104-98.
LeBron costretto alla panchina dall'infortunio
Photo by Ronald Martinez / Getty Images
Miami è stata molto convincente, ottima la sua difesa e la sua circolazione di palla, è sembrata una squadra vera e propria e non solo le solite due stelle e un ammasso di corpi al loro fianco, i migliori infatti sono stati LeBron James (26 punti, 9 rimbalzi e 12 assist con il 50% dal campo) e Chalmers (25 punti, 2 rimbalzi e 3 assist con il 9/15 dal campo), ottimo anche Wade. OKC dal canto sua ha fatto piuttosto male: Durant (28 punti e 2 rimbalzi tirando 9/19) ha inciso meno di quanto dica il tabellino, malissimo anche Perkins (4 punti e 3 rimbalzi) e Harden (10 rimbalzi ma 8 punti tirando 2/10), molto bene invece Collison, enciclopedico in difesa, e Westbrook che ha registrato 43 punti con 7 rimbalzi e 5 assist tirando 20/32 dal campo, una prestazione quasi perfetta se non fosse stato per quel fallo pazzo  negli ultimi secondi che, di fatto, ha tolto a OKC la possibilità di paregggiare con l'ultimo tiro.
Nessuna squadra ha mai rimontato dal 3-1 in una serie finale ma mai dire mai anche se coach Spoelstra ha confermato che il problema di LeBron James era solo un crampo e di conseguenza sarà al pieno delle forze in Gara 5.

Miami Heat - Oklahoma City Thunder 104-98 (33-19; 49-46; 75-79; 98-104)
Miami Heat: James 26, Chalmers 25, Wade 25, Bosh 13, Cole 8, Battier 4, Jones 3, Haslem, Miller.
Oklahoma City Thunder: Westbrook 43, Durant 28, Harden 8, Collison 6, Sefolosha 5, Ibaka 4, Perkins 4, Fisher.

lunedì 18 giugno 2012

LeBron James torna re nella sua Miami, Heat sul 2-1 nella serie


di Claudio Pavesi
Questa volta la difesa di LeBron su KD ha fatto la differenza
Photo by Lakersland.com

Siamo già a Gara 3, ormai la Chesapeake Arena è un lontano ricordo e lo skyline di Miami, ben più attraente di quello di Oklahoma City, è pronto ad accogliere il più grande spettacolo cestistico al mondo quindi prepariamoci per la palla a due.
Il primo quarto è quello tipico di una Gara 3, le squadre si studiano per verificare gli adjustament pensati negli ultimi giorni anche se ci sono giocatori come Westbook e Durant per cui non ci sono adjustment che reggono, la coppia d'oro dei Thunder mette a segno 12 dei 20 punti di squadra. Miami dal canto suo decide di esplorare il cetro dell'area dei Thunder nonostante la presenza di Ibaka e Perkins, missione assolutmente compiuta dato che 24 dei 26 punti degli Heat sono arrivati dal pitturato.
Il secondo quarto comincia con James in panchina a riposare ma ci pensa l'atletismo si Wade a tenere davanti gli Heat con le solite giocate di energie, una su tute la stoppata su su Collison, sì avete letto bene proprio l'ala centro degli avversari. Wade continua a macinare gioco e punti ma i Thunder rispondono con la coppia Harden-Fisher che a suon di giocate di furbizia ed esperienza riporta i Thunder a -1 preparando lo scenario per Durant cha a metà quarto comincia a scaldarsi. Entrambe giocano bene ma nel secondo quarto Miami fa leggermente più fatica del solito ma ci pensa Battier a risollevare gli Heat con due triple in meno di due minuti: rispettivamente il secondo e il terzo canestro di Miami al di fuori del pitturato. I Thunder devono ringraziere Westbrook, il numero 0 infatti realizza cinque punti in quaranta secondi che permettono a i suoi di andare al riposo a -1 sul 46-47.
Il terzo parziale inizia con i Thunder completamente diversi in entrambe le metà del campo come dimostra l'ex Biellese Thabo Sefolosha che prima difende in maniera enciclopedica su LeBron James per poi chiudere dall'altra parte schiacciando l'alley-oop alzato da Westbrook. La "nuova" OKC arriva fino al +9 grazie anche a Miami che, come spesso accade, rallenta e inizia a prendere brutti tiri statici, ovviamente solo fino al risveglio di Wade il quale pensa bene di suonare la carica per la squadra di casa prima schiacciando con forza e poi costringendo Durant al quarto (dubbio) fallo obbligandolo alla panchina. Brooks sceglierà di fare a meno anche di Westbrook, autore di troppe ingenuità ma sarà salvato dal solito Derek Fisher che realizza un gioco da 4 punti fondamentale, puro ossigeno per i Thunder aiutati anche da Perkins, tarantolato a rimbalzo in attacco. Miami non mostra un gioco particolarmente fluido ma incredibilmente si ritrova sul +2 grazie a una tripla di LeBron James, un risultato che nemmeno gli stessi Heat avrebbero creduto di raggiungere in così breve tempo, evidentemente l'assenza di Kevin Durant e Westbrook, a lungo termine, non è rimediabile. Chiave del quarto sono due errori grossolani in difesa di Ibaka e Fisher i quali, sbagliando un closeout, regalano due viaggi in lunetta per 3 liberi ciascuno a Miami, 6 punti in un momento difficile per gli Heat che da quel momento sono tornati a macinare punti.
Non sarà la Chesapeake Arena ma anche a Miami l'ambiente
non sembra niente male
Photo by eu.art.com
L'ultimo periodo inizia con una Miami cattivissima e molto aggressiva a cui però i Thunder riescono a tenere testa con i loro big three. Le prime avvisaglie di come finirà la partita si vedono quando Kevin Durant fa 0/2 ai liberi sul -1, non certo una bella notizia per i Thunder che però rimediano con la leadership di James Harden. I minuti passano e OKC arranca principalmente a causa della difesa degli Heat guidata da Bosh, più volte protagonista di stoppate e responsabile di molte palle perse di Kevin Durant. A 3 minuti circa dalla fine parte una sequenza che spezza in due la partita: Wade realizza un And-One e successivamente Durant è protagonista di una palla persa molto banale, è lo stesso numero 35 che poi commette il suo quinto fallo sull'entrata di James regalandogli un tiro libero addizionale a i due punti realizzati in entrata. Gli Heat raggiungono così il +7 a due minuti dal termine, sembra tutto finito ma i liberi di Perkins, la rubata incredibile di Sefolosha su Wade seguita dal canestro dello svizzero e il jump-shot di Westbrook riportano la partita sul -1: a Miami ritornano i soliti spettri tipici dei finali di partita in cui gettano via il vantaggio accumulato; certo che con 9 perse in 10 minuti era intuibile che Miami rischiasse il rientro di OKC. Negli ultimi secondi ovviamente Miami gestisce male con il solito brutto isolamento per LBJ che sbaglia il tiro salvo poi tirare 1/2 ai liberi sigillando il risultato sul +4 per gli Heat a 16.2 secondi dalla fine. OKC ha l'ultima possibilità ma butta via la rimessa regalandola a Miami che chiude il risultato sul 91-85 firmando il 2-1 nella serie.
Miami si è comportata in maniera ottima guidata da un James da 29 punti e 14 rimbalzi oltre che da un Wade da 25 punti, 7 rimbalzi e 7 assist anche se non vanno dimenticati Battier (9 punti con 2/2 da 3 punti) e Bosh che invece ha tirato male (3/12 dal campo per 10 punti) ma è stato utilissimo a rimbalzo (11 alla fine) e in difesa. OKC ha risposto con i 25 punti di Durant e i 19 di Westbrook ma la differenza l'ha fatta la scarsa circolazione di palla come testimoniano i pochi assist, le molte palle perse banali (5 di Kevin Durant) e la scarsa percentuale ai liberi: in una partita punto a punto non è ammissibile tirare col 62.5% dalla lunetta (15/24) quando i rivali tirano l'88.6% (31/35). LeBron James si è dimostrato un ottimo leader in attacco, a rimbalzo, in difesa e come portatore di palla, è stato ottimo infatti anche negli ultimi minuti con le due giocate decisive: un assist clamoroso a Bosh e il libero decisivo della vittoria, per non parlare del fatto che per gran parte della partita ha marcato a uomo Kevin Durant meritando quindi il risultato finale e il vantaggio nella serie.

Miami Heat - Oklahoma City 91-85 (26-20; 47-46; 67-69; 91-85)
Miami Heat: James 29, Wade 25, Bosh 10, Battier 9, Haslem 6, Jones 6, Miller 4, Chalmers 2, Cole.
Oklahoma City Thunder: Durant 25, Westbrook 19, Perkins 10, Harden 9, Derek Fisher 9, Sefolosha 6, Ibaka 5, Collison 2, Cook.

venerdì 15 giugno 2012

Non tutte le rimonte vanno a buon fine: Miami pareggia la serie


di Claudio Pavesi
E' LeBronJames il vero protagonista di Gara 2
Photo by Ronald Martinez / Getty Images

Definire Gara 2 importante è dire poco, LeBron James e gli Heat arrivano alla Chesapeake con un atteggiamento mai visto, incredibilmente serio, stessa cosa vale per i Thunder che guidati meravigliosamente dai loro ormai famosi tifosi, vorrei fare qualsiasi cosa tranne che deludere il proprio pubblico. Ora basta parole e prepariamoci alla palla a due.
Miami parte benissimo, tutti sembrano molto carichi e decisi tanto che gli uomini di coach Spoelstra arrivano anche sul 16-2 con giocate anche poco prevedibili come l'entrata in palleggio di Bosh che segna in entrata su Durant guadagnandosi addirittura il fallo. Tutti sembrano essere caldi, anche Battier, sempre preciso dall'arco, ma soprattutto la coppia Wade-James, decisa come non mai a cambiare la partita: per loro 15 punti con il 50% dal campo, qualche assist e più di un canestro dal post basso. La coppia d'oro di casa Durant-Westbrook invece è stata limitata perfettamente, tenuta a 5 punti di coppia con 2/10 dal campo e 2 falli a testa. L'unico dato positivo per i Thunder lo regala un'altra coppia, Harden-Ibaka, il barbuto infatti sembra essere un nuovo giocatore rispetto a quello dei 5 punti di Gara 1 mentre lo spagnolo di origine congolese inizia lo show di stoppate fermando quella che sarebbe stata una delle schiacciate più clamorose che LeBron James abbia mai fatto, proprio negli ultimi secondi del primo quarto.
OKC comincia il secondo quarto dal -12 con una faccia diversa, Ibaka continua a stoppare e Harden continua a costruire gioco, il numero 13 prende in mano la squadra costringendo anche al fallo James, il secondo, che lo obbliga alla panchina forzata. Senza James sono altri Heat e i Thunder tornano così sotto la doppia cifra di svantaggio anche con Durant e Westbrook a mezzo servizio. Quando torna in campo James la partita cambia di nuovo: più spazio per Bosh in attacco che viene ben ripagato dai compagni degli ottimi sforzi difensivi, stessa cosa vale per Battier che segna da 3 punti come fosse Larry Bird. Il secondo quarto segue un trend particolare per tutti i 12 minuti, non appena i Thunder si avvicinano sotto la doppia cifra di svantaggio Miami piazza subito un parziale importante come dimostra il risultato all'intervallo di +12 per gli Heat sul 55-43 con un Bosh da 10 punti, un LeBron da 14 tirando quasi il 50% dal campo e uno strepitoso Wade da 13 punti, 5 rimbalzi e 4 assist. Per i Thunder 9 punti per Westrook che però mostra una brutta gestione di palla, solo 6 punti invece per Durant con 3/9 dal campo. L'unico a salvarsi per gli idoli di casa è Harden con i suoi 17 punti, 15 in più rispetto a tutta Gara 1. Oltre alle statistiche la differenza l'ha fatta la gestione della palla, ottima infatti quella degli Heat che possono contare su molti realizzatori diversi e un ottima circolazione da parte di tutti, lenta e macchinosa invece per i Thunder. L'altra differenza sostanziale la offre il già citato Bosh, per lui una Gara 1 da 10 punti e 5 rimbalzi dalla panchina mentre oggi all'intervallo il tabellino segna 10 punti e 10 rimbalzi più qualche stoppata e un'ottima presenza difensiva, forse la partenza in quintetto ha dato morale.
Nel terzo quarto servirebbe una scossa per OKC, squadra quasi in crisi come dimostra la statistica da 0 punti in contropiede nel primo tempo, è la prima volta infatti che accade una cosa del genere in tutta la stagione, c'è poco da dire, al momento gli Heat sono superiori guidati da LeBron James che continua ad attaccare nonostante il terzo fallo commesso nei primi minuti che lo obbliga a dover marcare Perkins per lungo tempo per evitare ulteriori falli. Interessante vedere per un periodo nel terzo parziale Durant marcare Wade che però sembra davvero imprendibile anche se il leader di giornata è ancora lui, Shane Battier, l'ex Duke continua a segnare triple senza sbagliare mai. Durant prova a tornare in partita prendendosi qualche tiro salvo poi dover abbandonare il campo per il quarto fallo che la maestria di James lo obbliga a commettere, al suo posto entra Fisher per un quintetto sperimentale con Harden, il già citato ex Lakers, Sefolosha, Westbrook e Perkins. La fotografia della partita fino ad ora la regala Haslem che stoppa dal nulla Westbrook, recupera la palla e lancia il contropiede, sembra che gli Heat stiano guidando un'auto da formula uno e i Thunder inseguano con il motorino. Il quarto finisce 78-67 per gli Heat grazie ad un canestro di Westbrook nel finale, il -11 non è di certo un brutto affare per quello che si è visto sul parquet della Chesapeak Arena, se in un quarto come questo però James segna 12 punti c'è poco da fare.
Il pubblico della Chesapeake Arena è tra i migliori in NBA
Photo by Bryan Terry / The Oklahoman
L'ultimo periodo comincia con un paio di grandi giocate di Nick Collison, uno degli eroi di Gara 1, ma non ci vuole molto perchè arrivi la tegola sulla testa dei Thunder: Durant commette il quinto fallo nei primi 2 minuti e la fiamma dei Thunder sembra spegnersi del tutto come può confermare il rimbalzo offensivo di Bosh, catturato da solo in mezzo a quattro maglie bianche che sembrano quantomeno demoralizzate. Durant resta in campo con cinque falli e realizza in successione una tripla e una schiacciata pazzesca in faccia a Battier, due prodezze che scatenano i compagni i quali, con un paio di ottime giocate di Harden e con un gioco da tre punti incredibile di Westbrook su fallo di James, tornano a -6. Gli Heat iniziano ad avere gli incubi nonostante la quinta tripla di Battier a cui però risponde un sempre più caldo Kevin Durant che porta la partita fino al -4 per i suoi Thunder. Negli ultimi due minuti tocca sempre a Durant prendere in mano la partita, il 35 rischia però di commettere il sesto fallo e traballa ai liberi, al contrario Wade risponde con un canestro cadendo indietro che potrebbe abbattere definitivamente gli animi di OKC. LeBron e compagni finiscono per commettere il solito errore, si arenano fermando troppo il pallone e abbassando la percentuale al tiro, ne approfitta dunque Westbrook che firma il -3 schiacciando su rimbalzo offensivo (Westbrook sarebbe il playmaker, di solito quello basso che porta palla) ma è LeBron a mettere la firma con il suo primo canestro dal campo nel quarto, una prodezza in step-back a 90 secondo dalla fine che porta il tutto sul +5 per i suoi, toccherà poi a Bosh incrementare il vantaggio. A 50 secondi dalla fine KD realizza il -5 e Wade sorprende tutti portando palla oltre il centrocampo con troppa foga tanto che Fisher riesce a toccarla, Harden la recupera e la palla raggiunge in fretta le mani di Durant che spara da tre punti trovando il -2 a 37 secondi dal termine. James sbaglia un tripla con poco ritmo e OKC tenta il pareggio con Durant a 13 secondi dalla fine: a sorpresa il 35 tira immediatamente da due e sbaglia anche se sembra che James, in marcatura sul KD, abbia commesso un vistoso fallo però non sanzionato. James chiude la partita con 2 liberi restando perfetto dalla lunetta (12-12) è il definitivo 100-96 per Miami, 1-1 nella serie.
La partita è stata strana, OKC ha inseguito per 48 minuti e negli ultimi secondi ha rischiato anche di vincere. Miami è stata superiore soprattutto in difesa chiudendo ogni spazio ai Thunder e non cencedendo loro ripartenze o contropiedi e rendendo il centro dell'area un territorio molto più difficile da frequentare rispetto a Gara 1. Le stelle di Miami hanno dominato come dimostrano le statistiche: per James 32 punti, 8 rimbalzi e 5 assist con il 12-12 ai liberi, Wade ha messo a segno 24 punti, 6 rimbalzi e 5 assist con un super primo tempo e Bosh ha inciso con 16 punti e 15 rimbalzi di cui 7 offensivi, il tutto ovviamente senza dimenticare Battier e i suoi 17 punti con 5-7 da tre punti. OKC dal canto suo risponde con i 21 punti di Harden anche se solo 4 di questi sono stati segnati nel secondo tempo, Durant ne segna 32 con 12-22 dal campo mentre Westbrook risponde con 27 punti, 8 rimbalzi e 7 assist.

Oklahoma City Thunder - Miami Heat 96-100 (15-27; 43-55; 67-78; 96-100)
Oklahoma City Thunder: Durant 32, Westbrook 27, Harden 21, Ibaka 7, Perkins 4, Sefolosha 3, Fisher 2, Collison.
Miami Heat: James 32, Wade 24, Battier 17, Bosh 16, Chalmers 3, Haslem 2, Cole 2, Jones 2, Miller 2.

mercoledì 13 giugno 2012

Oklahoma City Thunder e Kevin Durant: buona la prima


di Claudio Pavesi
Il logo "The Finals" sulla maglia vale più di qualsiasi MVP per KD35
Photo by Associated Press Photo

E' Giugno, le scuole finiscono, l'estate si avvicina ma soprattutto ci sono le Finals NBA, il più grande spettacolo per qualsiasi appassionato di pallacanestro sul pianeta e quest'anno il menù ci offre un fantastico scontro tra gli Oklahoma City Thunder e i Miami Heat. La sfida più attesa di tutte però è quella tra i due leader: Kevin Durant e LeBron James, senza molte perifrasi i due migliori giocatori di basket sul globo terracqueo, due fenomeni che in questa serie si giocheranno il trono di re della NBA.
Senza molti indugi trasferiamoci mentalmente all'interno della Chesapeake Arena per Gara 1. Il primo episodio di una serie è sempre particolare, le due squadre devono ancora studiarsi e spesso sono ancora appesantite dalle serie precedenti anche se Miami sembra smentire questa diceria, pur venendo da una gara 7 infatti gli Heat incominciano la sfida a un ritmo paurosamente alto mettendo in mostra anche una difesa di squadra impressionante in grado di ingabbiare e mettere in crisi gli uomini di coach Brooks che nei primi minuti sono troppo Durant-dipendenti. Anche in attacco Miami riesce a sorprendere le aspettative di ogni tifoso dei Thunder, anche il più pessimista, con un Wade molto più playmaker del solito in grado di piazzare 4 assist in pochi minuti e con un James che riesce a portare avanti i suoi pur segnando solo 6 punti tirando 1-5 dal campo nel primo quarto. Il primo quarto si chiude quindi sul 29-22 per Miami, solo il canestro di Harden sulla sirena, consueto e puntuale come i regali a Natale, permette a OKC di evitare la doppia cifra di svantaggio.
Il secondo quarto continua con lo stesso iter del primo con i due scorer inaspettati degli Heat sempre più caldi: Chalmers e Battie, rispettivamente con 10 e 13 punti all'intervallo, non male se pensiamo che il massimo in stagione di Battier è stato di 18 punti. L'attacco dei Thunder sembra sconvolto dalla prestazione degli Heat e di James, protagonista del quarto con un parziale di 8-0 che porta gli Heat ad un massimo vantaggio di 13 punti, come dimostra l'azione-simbolo del momento: lo schema di OKC è lento a svilupparsi, Durant fermail palleggio e fa partire un passaggio lento intercettato successivamente da James che chiude il coast-to-coast schiacciando in faccia all'idolo di casa con il numero 35. A tenere a galla i Thunder ci pensano prima Fisher, mini parziale di 4-0 per lui, e poi Serge Ibaka, vero e proprio leader su entrambi i fronti che riesce a liitare i danni e permet a Oklahoma City di chiudere il secondo quarto mantenendo i 7 punti di svantaggio sul 54 a 47 per Miami, un vero lusso per come stava giocando al momento la squadra di casa. Interessanti nei primi due quarti gli accoppiamenti difensivi che vedevano LeBron James per lunghi tratti anche su Perkins mentre a Battier tocca la fatica di marcare Durant; OKC dal canto suo prova a lungo la difesa a zona che però risulta spesso disattenta come dimostrano i buchi sul perimetro che permettono a Chalmers e a Battier di prendersi molte triple con spazio.
Dopo l'intervallo i Thunder tornano sul parquet casalingo con una faccia decisamente diversa come dimostra la giocata iniziale di Durant il quale schiaccia sulla difesa schierata degli Heat, un'azione da poster davvero incredibile che riesce a trasmettere energia al pubblico e a tutti gli uomini di Brooks, in particolare a Westbrook e a Sefolosha che si dimostreranno i veri leader del terzo parziale. Il già citato Sefolosha inizia a difendere come non mai su Wade anche se quello che stupisce più di ogni cosa è la sua prestazione offensiva, costringe infatti Wade a commettere un paio di falli e realizza alcuni canestri tra cui la rovesciata che porta al pareggio. Miami torna usare il suo criticatissimo attacco statico che però è l'unico possabile dato che la difesa dei Thunder è davvero perfetta, l'unico giocatore in grado di rispondere a OKC è, tanto per cambiare, LeBron James che firma un parziale di 5-0 che riporta in vantaggio i suoi, il tutto impreziosito da una giocata speciale: LBJ infatti prima taglia fuori nientemeno che Perkins, prende il rimbalzo e conclude il coast-to-coast realizzando in entrata con la mano sinistra in faccia a Durant, davvero l'equivalente di un'opera d'arte. L'altro protagonista del terzo quarto è Westbrook il cui atletismo fuori dal comune fa letteralmente impazzire Chalmers anche se l'eccessiva carica lo porta a commettere un fallo tecnico per una reazione leggermente eccessiva a seguito di un canestro. Il numero 0 dei Thunder però non si perde d'animo e continua a guidare i suoi fino a realizzare un'acrobatico canestro negli ultimi secondi che porta Oklahoma City in vantaggio per 74-73, alla fine per l'ex UCLA ci saranno 27 punti, 11 assist e 8 rimbalzi.
La coppia James-Wade non è riuscita a portare a casa la
vittoria nonostante i 49 punti combinati
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Il quarto e ultimo periodo è la celebrazione di coach Scott Brooks. L'allenatore della squadra di casa infatti decide di rischiare e parte con un quintetto particolarmente basso con Westbrook, Fisher, Sefolosha, Durant da 4 e Nick Collison da 5, una decisione rischiosa dato che prevede l'assenza di Harden anche se quest'ultimo non è sembrato particolarmente ispirato nel corso della serata. La decisione paga più del previsto, Sefolosha continua a difendere benissimo anche su LeBron James mentre Collison, forse posseduto da qualche spirito, si getta su ogni pallone e cchiude con 8 punti, 10 rimbalzi e tante piccole cose non segnalabili tramite le statistiche. Negli ultimi minuti Kevin Durant prende letteralmente fuoco e inizia a segnare a ripetizione compreso un fantastico appoggio a circa cinque minuti dalla fine che porta i Thunder sul +6, James prova a rispondere con un paio di miracoli ma il quintetto base di coach Brooks non tradisce e permette alla squadra di casa di portarsi sul +10 a circa 3 minuti dalla fine anche se non si può non parlare delle colpe degli Heat che non sfruttano i centimetri di James, Bosh e Haslem e si limitano a tirare sempre da otto o nove metri con scarsi risultati. Gli ultimi minuti servono solo a LeBron per provare a tenere a galla i suoi ma l'obbiettivo non viene centrato, i Thunder chiudono Gara 1 sul 105-94 portandosi in vantaggio nella serie.
Che dire? La partita è stata molto bella e spettacolare ma una stella ha brillato più di ogni altra, quella di Kevin Durant che ha messo a referto 4 assist, 8 rimbalzi e 36 punti, 17 dei quali nel quarto periodo tirando tra l'altro 12/20 dal campo, 4/8 da 3 punti e 8/9 ai liberi. Avete letto bene: 17 punti nel quarto periodo, non male per essere la prima gara di Finale in carriera. LeBron James ha risposto con 30 punti, 9 rimbalzi, 4 assist e 4 rubate tirando 11/24 dal campo, 1/3 da 3 e 7/9 ai liberi anche se nel quarto periodo si è limitato a segnare 7 punti alimentando le continua critiche sul suo clutch gaming. Il vero vincitore della serata è Scott Brooks che ha deciso la partita con gli adjustments presi durante l'intervallo, la scelta del quintetto basso nel finale e di non raddoppiare LeBron James nell'arco di tutto il match limitando la sua abilità di passatore. Sempre fondamentale anche il pubblico dei Thunder capace, soprattutto nel finale, ha trasformato il palazzetto in una polveriera come testimoniano le parole del giornalista de "La Gazzetta dello Sport" Massimo Oriani, quest'ultimo, presente in loco, ci ha personalmente descritto, tramite twitter, l'ambiente come "pazzesco e assordante, unico in NBA"
Dopo una Gara 1 del genere è illegale perdere il secondo episodio, ci si rivede nella notte tra giovedì e venerdì sempre alla Chesapeake Arena di Oklahoma City.

Oklahoma City Thunder - Miami Heat 105-94 (22-29; 47-54; 74-73; 105-94)
Oklahoma City Thunder: Durant 36, Westbrook 27, Ibaka 10, Sefolosha 9, Collison 8, Fisher 6, Harden 5, Cook.
Miami Heat: James 30, Wade 19, Battier 17, Chalmers 12, Bosh 10, Haslem 4, Miller 2, Anthony.

lunedì 30 aprile 2012

Premi di fine stagione in NBA, ecco i pronostici


di Claudio Pavesi
L'anno scorso è toccato a D-Rose, chi sarà quest'anno a vincere l'MVP?
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La stagione si chiude e i Playoffs sono alle porte quindi è arrivato il momento dell'assegnazione dei premi annuali. Mai come quest'anno è stato difficile cercare di prevedere i vincitori considerando le sedici partite in meno rispetto al solito e i ritmi asfissianti che hanno causato molti infortuni. A questo proposito ho deciso di escludere dal nostro articolo sulla corsa ai premi i giocatori assenti per circa metà delle partite in programma, tra questi ci sono nomi importanti, su tutti quelli di Jeremy Lin, Ricky Rubio e Manu Ginoboli, questo non vuol dire che effettivamente non possano vincere dei premi, semplicemente non saranno presenti in questi pronostici. Inutile fare ulteriori preamboli e passiamo direttamente ai premi tra cui mancherà però quello di Rookie of the Year a cui verrà dedicato uno speciale apposito firmato dal nostro Federico Bianchi.

COACH OF THE YEAR
3) Tom Thibodeau, Chicago Bulls. Thibodeau e i suoi Bulls si meritano la seconda piazza in questa categoria come dimostra il miglior record della NBA a pari merito con gli Spurs. Thibodeau è stato strepitoso nell'insegnare ai propri giocatori tutte le sue conoscenze difensive, le stesse che hanno reso famosi i Boston Celtics degli ultimi anni, inoltre le sue indicazioni hanno reso i Bulls la squadra con iul miglior record in trasferta dell'intera NBA. Thibodeau ha dato il meglio di sè quando ha dovuto rimediare agli infortuni, molti e pesanti, come quelli a Derrick Rose, Rip Hamilton e Luol Deng a cui però è sempre stato in grado di trovare ottimi rimpiazzi come John Lucas e, nonostante tutto, è riuscito a mantenere il primo posto nella NBA per rimbalzi di squadra a partita e punti concessi.
2) Frank Vogel, Indiana Pacers. Vogel quest'anno è l'artefice della rivoluzione dei Pacers, passati dal record di 37 vittorie e 45 sconfitte dell'anno scorso a quello fantastico da 42 vittorie e 24 sconfitte, risultati che hanno regalato a Indiana la terza piazza a Est. Vogel ha dimostrato a tutta la NBA che è possibile essere estremamente competitivi anche senza avere due/tre All-Star in quintetto, anzi, il coach di Indiana ha costruito la squadra basata su rotazioni molto lunghe con ben dodici giocatori che giocano più di dieci minuti di media a gara. L'abilità di Vogel si è notata creando un ottimo gruppo in spogliatoio, trovando un ruolo perfetto per i nuovi innesti come David West e Leandro Barbosa e aiutando i giovani a diventare giocatori migliori, lampanti gli esempi di Paul George e Roy Hibbert, l'ultimo dei quali è diventato anche un All-Star.
1) Gregg Popovich, San Antonio Spurs. Il miglior record della NBA, il miglior record in casa e le seconda miglior squadra per punti segnati a partita, tutto questo è merito principalmente di una persona, l'immenso coach Popovich. Quando tutti pensavano che la dinastia degli Spurs fosse ormai alla fine e che i leader della squadra fossero troppo vecchi per poter competere a livelli così alti ma Popovich con il suo sistema, i suoi schemi e le sue spaziature perfette ha saputo rendere gli Spurs una delle squadre più temibili in NBA. Coach Pop e le sue paziature hanno permesso anche a giocatori come Bonner di diventare membri fondamentali in vista dei Playoffs mentre il suo sistema difensivo ha portato giocatori giovani come Daniel Green e Kawhi Leonard ad avere un ruolo importante come specialisti. Cosa differenzia Pop dai precedenti due candidati? Ha inserito a metà stagione tre giocatori importanti e dall'alto minutaggio come Steph Jackson, Richard Jefferson e Patty Mills, inoltre è stato perfetto nel gestire le stelle in vista dei Playoffs garantendo loro molto riposo.

SIXTH MAN OF THE YEAR
3) O.J. Mayo, Memphis Grizzlies. Giocatore fondamentale per Memphis che, paradossalmente, da quando ha abbandonato il quintetto e ha ridotto il suo minutaggio, si è rivelato sempre più fondamentale per la causa dei Grizzlies. Tiratore pazzesco e discreto passatore ma anche ottimo atleta e rapido sulle linee di passaggio, segna 13 punti in circa 26 minuti di impiego a cui aggiunge anche 3 assist e 3 rimbalzi ma quello che più fa la differenza è la personalità, Mayo infatti è sempre pronto per realizzare un tiro importante, non conta il risultato o quanto manchi sul cronometro, lui è lì per tirare e coach Hollins lo sa bene infatti è soprattutto per questa caratterisca che gli regala la maggior parte dei suoi complimenti, tra l'altro meritatissimi.
2) Andre Miller, Denver Nuggets. Non ha mai segnato così poco in carriera e ha giocato per meno minuti solo nell'anno da rookie ma quasi mai è stato decisivo come in questa stagione. Si divide il posto di playmaker con Ty Lawson con i suoi 10 punti, oltre 3 rimbalzi e ben 6.6 assist in 27 minuti, una vera sicurezza, un leader esperto in una squadra con molti giovani, un playmaker completo, non avrà un fantastico tiro dalla lunga distanza ma tra gli esterni è il giocatore con il miglior gioco in post basso di tutta la NBA. Alla sua tredicesima stagione NBA Miller ha dimostrato che si può essere decisivi anche diminuendo le proprie statistiche, l'unica cosa che non è diminuita rispetto alle precedenti stagioni è la personalità di Miller come dimostra la sua gestione di palla nei momenti decisivi e il buzzer-beater che ha realizzato in un'occasione per la vittoria dei Nuggets.
James Harden, è lui il vincitore
più certo di quest'anno
Photo by dailybasket.it
1) James Harden, Oklahoma City Thunder. Senza il minimo dubbio questo è il premio più facile da assegnare, Harden si è rivelato un vero dominatore, un giocatore unico capace di tirare da tre punti, portare palla, andare a rimbalzo e difendere su chiunque, un vero leader. 17 punti, 4 rimbalzi, 4 assist, 50% dal campo e 40% da tre punti, queste statistiche dimostrano quanto sia speciale come giocatore quindi cari General Managers della NBA state attenti perchè i Thunder non avranno la disponibilità economica per rinnovarlo quindi non dubito che scatterà una vera e propria gara per procurarsi l'ex Arizona State, una volta free agent.

MOST IMPROVED PLAYER
3) Ersan Ilyasova, Milwaukee Bucks. Se non si fosse infortunato Jeremy Lin questa categoria sarebbe stata in mano sua ma, come già detto, vi elenchiamo le alternative. L'ala turca ha mostrato in questa stagione di essere diventato un giocato completo, buono in difesa come dimostrano le statistiche, quasi 1 stoppata e 1 palla rubata a sera, ma soprattutto ottimo in attacco come si può vedere dalla crescita nei punti segnati, dai 9.5 dell'anno scorso ai 13 di questa stagione, punti che realizza tirando con il 49% dal campo con il 45% da tre punti. Ilyasova si è trasformato anche in un ottimo rimbalzista infatti la passata stagione prendeva 6 rimbalzi a gara mentre quest'anno raggiunge addirittura quota 9, 3.3 dei quali in attacco, cifra che lo rende uno dei migliori 10 rimbalzisti in attacco dell'intera NBA. Solitamente i candidati a vincere questo premio vedono un grande implemento nel minutaggio rispetto alle stagioni prcedenti ma Ilyasova gioca solo 2 minuti in più rispetto all'anno scorso, a dimostrazione che i risultati raggiunti sono tutto merito del suo allenamento e del suo impegno.
2) Nikola Pekovic, Minnesota Timberwolves. Forte fisicamente ma molto tecnico e con piedi velocissimi, sia in attacco che in difesa e le prestazioni di quest'anno a Minnesota lo dimostrano. Rispetto all'anno scorso il suo minutaggio è raddoppiato, da 13 a 26 minuti a gara, è passato da 3 a 7.3 rimbalzi, più della metà dei quali in attacco, per non parlare dei punti che sono aumentati a dismisura rispetto all'anno scorso, da 5.5 a 14, diventando così il secondo miglior realizzatore della squadra, il secondo miglior rimbalzista e il secondo per "Efficiency Rating". L'ex Panathinaikos ha trovato la sua dimensione a fianco di Kevin Love e, se dovesse continuare a migliorare, costituirebbe uno dei cardini del futuro di Minnesota insieme a Love e a Ricky Rubio.
1) Ryan Anderson, Orlando Magic. Unico americano nella nostra Top 3 ma direttamente in cima alla classifica ma non potrebbe essere altrimenti, l'ala grande ex California University in questa stagione è riuscito a stupire chiunque, è passato come niente dai 10.6 punti della scorsa stagione ai 16 di questa crescendo anche come rimbalzista come si nota dagli 8 rimbalzi a partita di quest'anno, niente a che vedere con i 5.5 dell'anno scorso. Quello che colpisce di questi 8 rimbalzi a gara è che sono presi da un giocatore che condivide lo spazio sotto i tabelloni con Dwight Howard che, come miglior rimbalzista delle NBA, monopolizza la gran parte delle palle vaganti. Anderson però è rinato più che altro per l'attacco grazie alle sua mani fatate che lo portano a tirare l'87% ai liberi, il 44% dal campo e il 39% dal tre punti realizzando circa 3 triple a sera, senza dubbio uno dei migliori tiratori della NBA. Se i Magic sono arrivati ai Playoffs è anche grazie a lui e alle sue prestazioni oltre i 20 punti.

BEST DEFENSIVE PLAYER
3) Luol Deng, Chicago Bulls. L'ala piccola dei Bulls è l'unico in questa classifica a non essere un lungo e quindi è destinato a marcare gli esterni più forti che Chicago ha dovuto e dovrà affrontare, un esempio? LeBron James, Kevin Durant, Danny Granger, Rudy Gay, Paul Pierce e chi più ne ha più ne metta. Ricordo che Chicago, oltre ad avere il miglior record in NBA, è anche la squadra che concede meno punti in media in NBA, ciò dimostra l'abilità difensiva di Luol Deng che non avrà le statistiche più clamorose in NBA (15 punti, 6.5 rimbalzi, 3 assist e 1 rubata) ma è di certo un difensore vecchio stile, il classico giocatore che resta incollato all'avversario, uno che difficilmente porta a casa una stoppata ma impedisce all'avversario di titrare o gli concede un tiro impossibile, per fare un esempio uno alla Bruce Bowen.
2) Serge Ibaka, Oklahoma City Thunder. La super-atletica ala naturalizzata spagnola ha fatto la differenza in questa stagione, ha occupato l'area come solo pochi sanno fare e ha dominato sotto i tabelloni come si può notare dai 7.5 rimbalzi a partita ma soprattutto dalle 3.7 stoppate a gara, non male se consideriamo che JaVale mcGee, secondo in questa speciale classifica, è "solo" a quota 2.2. Ibaka ha saputo trovarsi un posto da protagonista in una squadra in cui difficilmente può prendersi più di sei o sette tiri a serata e ha saputo trasformarsi da semplice atleta esplosivo a incredibile difensore in grado di oscurare qualsiasi tipo di ala o centro in NBA.
Chandler e la sua rabbia
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1) Tyson Chandler, New York Knicks. E' lui la vera chiave dei Knicks, una squadra praticamente priva di ogni schema offensivo, costituita da giocatori che in italia definiremmo "veneziani" o "mangiapalloni" ma soprattutto da giocatori che si disinteressano della fase difensiva, una squadra in cui un grande difensore che si accontenta di tirare poche volte a partita fa la differenza. Tyson ha chiuso la stagione con 11.3 punti a gara (secondo massimo in carriera) tirando con il 68% dal campo (massimo in carriera), 9.9 rimbalzi, 1.4 stoppate e 1 rubata a gara, cifra che rendono questa una delle sue migliori stagioni, cifre che però non dicono tutto sul suo impatto in gara, sul dominio e sul timore che impone agli avversari nel centro dell'area, volete delle prove? Una potrebbe essere il record dei Knicks che si ritrovano ai Playoffs anche con un solo giocatore intento a difendere mentre un'altra è caratterizzata dalle sue prestazioni nelle partite che hanno visto Anthony e Stoudemire assenti. Se Sun Tzu ha scritto "L'Arte della Guerra" allora Chandler può scrivere L'Arte della Difesa.

MVP (Most Valuable Player)
3) Tony Parker, San Antonio Spurs. Praticamente chiunque a inizio stagione sosteneva che gli Spurs erano troppo vecchi per poter avere il miglior record della NBA, specialmente in una stagione corta e piena di back-to-back come questa ma invece San Antonio, guidata da coach Popovich e dal playmaker francese, è riuscita a conquistare il primo posto nella Western Conference. Parker è stato certamente il leader della squadra con i suoi 16.8 punti, 3 assist e 7.7 assist, mai così passatore in carriera, inoltre si è migliorato anche come tiratore di liberi raggiungendo l'80% dalla lunetta anche se non ha mai tirato così male da tre punti, solo il 23%. Probabilmente la stagione di Parker non è al livello di quella dei prossimi 2 candidati ma menzionarlo, dopo i traguardi personali e di squadra che ha raggiunto, era d'obbligo.
2) Lebron James, Miami Heat. Descrivere LeBron James sarebbe inutile, anche chi non ha mai sentito parlare di basket conosce la stella degli Heat e le sue qualità. James ha chiuso la stagione con 27 punti, 6.2 assist, 8 rimbalzi (massimo in carriera) e 2 palle rubate a gara, cosa che lo rende il terzo miglior ladro di palloni della NBA, non male per essere un ala da 115 chilogrammi. LeBron ha anche migliorato la precisione nel tiro raggiungendo il massimo in carriera sia nel tiro dal campo (53%) che dall'arco dei tre punti (36%). James quest'anno è stato paurosamente dominante, specie nella prima parte della stagione, periodo in cui sembrava la versione al meglio di Magic Johnson ma con la mole fisica di Karl Malone, salvo poi calare nel finale di stagione pur mantenendo cifre stellari. Non è certo che sarà lui a vincere il suo terzo titolo di MVP ma, se anche dovesse succedere, non sarebbe di certo uno scandalo.
1) Kevin Durant, Oklahoma City Thunder. Non penso ci siano molti dubbi sul possibile vincitore del premio più ambito di tutti, Durantula è stato superiore a chiunque per tutto l'anno sotto ogni punto di vista, miglior realizzatore della NBA con 28 punti a sera, ottimo sotto canestro con i suoi 8 rimbalzi di media a cui vanno aggiunti quasi 4 assist e come se non bastasse KD mette a segno anche più di 1 stoppata e più di 1 rubata ogni volta che scende in campo, tutto questo tirando col 47% dal campo e con ul 36% da tre punti. Durant non è solo statistiche ma anche e soprattutto carattere, riesce a essere un leader nonostante il fatto che al suo fianco ci sia un giocatore dalla personalità quantomeno ingombrante come Westbrook inoltre è una certezza quando ci si trova in svantaggio e il cronometro si avvicina allo zero come abbiamo potuto vedere negli ultimi secondi di Gara 1 della serie contro Dallas. L'unico a non essere certo che KD meriti il premio è lo stesso Durant, il quale ha dichiarato che è LeBron James ha meritarsi il premio, onestamente ho qualche dubbio.

lunedì 5 marzo 2012

La vendetta è un piatto che va servito...con la maschera.

di Davide Quaranta.
"
Non svegliare il can che dorme" diremmo noi in Italia. Forse è anche quello che ha pensato ieri sera (pomeriggio a Los Angeles) Dwyane Wade quando, all'interno della "Noche Latina" ha visto Kobe Bryant mitragliare a ripetizione la retina dei canestri dello Staples Center. La guardia dei Los Angeles Lakers ha ritrovato da avversario proprio Flash, colpevole di un duro fallo durante l'All Star Game di Orlando che gli ha provocato la frattura del naso con conseguente maschera da gioco (qui sotto il fallo di Wade su Kobe).


Subito dopo il duro colpo, il Mamba ha dichiarato (probabilmente per non agitare ulteriormente le acque) di non voler nessun tipo di vendetta contro l'amico-rivale. Nonostante queste parole di circostanza, tutta la NBA si aspettava una reazione da parte della bandiera gialloviola, e questa reazione non si è fatta pregare: nei primi tre minuti di gioco, Kobe ha segnato 10 punti sulla faccia di Wade senza errori al tiro, dimostrando uno strapotere tecnico che da tanto non si vedeva (se si esclude la serie di quattro partite consecutive oltre i 40 punti). Il "24" non ha però finito così, terminando a 20 punti (con 8/11 al tiro) il primo tempo, tanti quanti la coppia LeBron-Wade, e, a metà quarto quarto, costringendo proprio Flash (abbastanza contrario alle decisione arbitrali) ad abbandonare il campo per falli.
Bryant ha chiuso la partita con 33 punti con 9 errori al tiro (su 23 tentativi), segnando nei momenti in cui "El Heat" sembravano poter rientrare e spaventare gli Angeleni.
Da segnalare anche l'ottima prestazione di Metta World Peace e di Andrew Bynum, autore di 16 punti e 13 rimbalzi. Per Miami si salva solo James, che mette a referto 25 punti, 13 rimbalzi e 7 assist.

Probabilmente Kobe non è più considerato il giocatore più forte della lega, ma ancora una volta, quando tutti lo davano per "morto", ha dimostrato che, per il passaggio di testimone ci vorrà ancora qualche tempo. Ancora per un po' giocherà con la maschera protettiva, che sembra dargli linfa vitale sul campo di gioco. Che l'America abbia trovato un nuovo supereroe nel "Masked Mamba"? Staremo a vedere.
Il famoso "viale del tramonto" lo ha imboccato, ma deve avere trovato traffico. [cit.]

venerdì 3 febbraio 2012

Blake Griffin: "Gara delle schiacciate? No grazie"


di Claudio Pavesi


Nella notte della rivelazioni dei quintetti dell'All-Star Game arriva una super news sull'All-Star Saturday. Pochi giorni fa Lebron James si era detto interessato nel partecipare alla prestigiosa gara delle schiacciate per sfidare Blake Griffin che però proprio poco fa ha dichiarato, con sospresa di tutti, che non ha intenzione di difendere il titolo di miglior schiacciatore dell'NBA vinto l'anno scorso a Los Angeles, infatti l'ala dei Clippers, dopo la sconfitta con i Nuggets, ha parlato con i giornalisti e ha confidato che il calendario di questa stagione è particolarmente estenuante quindi ha intenzione di sfruttare al massimo ogni pausa per riprendere le forze. Griffin d'altronde sarà impegnato anche venerdì 24 febbraio nella partita tra Rookies e Sophomores oltre ovviamente alla più importante partita delle stelle del 26 febbraio in cui partirà in quintetto, l'unico impegno da cui poteva esimersi era la gara delle schiacciate anche se questa sua decisione farà molto discutere anche e soprattutto ai piani alti degli uffici dirigenziali dell'NBA che avrebbero avuto in Griffin il principale motivo degli ascolti televisivi negli eventi di sabato, anche personalmente, se provo a mettermi nei suoi panni, non posso che dargli ragione dato che proprio quando il 90% dell'NBA si prende la pausa più lunga dell'anno lui deve disputare tre eventi in tre giorni ma, da spettatore che non vede l'ora di osservare i voli disumani del giocatore ex Oklahoma University non posso che essere un po' deluso. Blake ha anche detto di essersi divertito l'anno scorso ma che quel tipo di competizione non è propriamente il suo genere preferito e che l'NBA è piena di ragazzi talentuosi e atletici che sarebbero in grado di fare molto meglio di quanto abbia fatto lui, in compenso Lebron James ha annunciato di essere ancora interessato a partecipare all'evento nonostante l'assenza di Griffin quindi non stupiamoci se l'NBA stessa farà grosse pressioni sul giocatore dei Miami Heat, il suo nome infatti porterebbe una quantità di ascolti esorbitante per non parlare del fatto che la possibilità di confrontarsi con Lebron potrebbe indurre molte stelle a dichiararsi come papabili partecipanti allo Slam Dunk Contest di quest'anno.

All Star Game 2012, ecco i quintetti



di Claudio Pavesi

Finalmente sono stati pubblicati i quintetti del sessantunesimo All-Star Game 2012 che avrà luogo ad Orlando, Florida nella notte del 26 febbraio, giorno a molti già famoso per essere il mio compleanno ma questo non è così importante come sembra. Come sapete i quintetti sono scelti dai voti della gente mentre le riserve saranno scelte dagli allenatori e i saranno note solo il 9 di febbraio.
So che volete i nomi quindi non indugio oltre. L'est presenta Dwight Howard (Orlando Magic), Carmelo Anthony (New York Knicks), LeBron James (Miami Heat), Dwyane Wade (Miami Heat) e Derrick Rose (Chicago Bulls). L'ovest invece risponde con Andrew Bynum (Los Angeles Lakers), Blake Griffin (Los Angeles Clippers), Kevin Durant (Oklahoma city Thunder), Kobe Bryant (Los Angeles Lakers) e Chris Paul (Los Angeles Clippers).


Non male vero? Da segnalare c'è il debutto all'All-Star Game di Bynum che parte al massimo, subito in quintetto, mentre per Blake Griffin è già la seconda volta tra le stelle ma la prima nello starting five, curioso invece il fatto che Durant sia l'unico giocatore dell'Ovest che non sia di una delle due squadre di Los Angeles. Il leader assoluto nei voti è stato il padrone di casa Dwight Howard (non per niente nella foto già con la maglia che indosserà il 26 febbraio) con 1,600,390 ormai al suo sesto All-Star Game mentre il leader per l'Ovest è stato Kobe Bryant con 1,555,479 che si prepara a disputare la sua personale partita delle stelle numero 14. A differenza dell'anno scorso notiamo solo un cambiamento per squadra: l'assenza di Yao Ming all'Ovest, ormai ritiratosi e sostituito da Griffin, e la mancanza di Amar'e Stoudemire all'Est, sostituito dal compagno di squadra Carmelo Anthony, a sua volta già sotto i riflettori dato che è l'unico giocatore la cui squadra ha un record inferiore al 50% di vittorie ed è anche l'unico che rispetto all'anno scorso è peggiorato sia nei punti segnati che nella percentuale realizzativa.



sabato 7 gennaio 2012

La Nazionale USA si prepara a Londra 2012



di Claudio Pavesi

Siamo ormai nel 2012 che tra le altre cose sarà l'anno delle Olimpiadi di Londra in cui la Nazionale italiana non sarà presente ma quella americana invece dovrà dare il massimo per difendere l'oro conquistato a Pechino. La squadra USA ha anche vinto il Mondiale nel 2010 ma la cosa che più sorprende è che è riuscita a farlo con due squadre completamente diverse che andrebbero analizzate un po' meglio.
La squadra Olimpica di Pechino era obbligata a vincere dato che l'ultimo ero era quello di Sydney 2000 quindi il responsabile Jerry Colangelo decise di costruire un nuovo Dream Team che prese il nome di Redeem Team ed era composta da Jason Kidd, Chris Paul, Deron Williams, Kobe Bryant, Dwyane Wade, Micheal Redd, Carmelo Anthony, Paul Pierce, Tayshaun Prince, Lebron James, Chris Bosh, Carlos Boozer e Dwight Howard, non male vero? Guidata da Bryant e da Wade, miglior realizzatore del torneo, questa squadra vinse facilmente ogni singola partita del torneo con uno scarto medio di 28 punti sull'avversario dimostrando al mondo che gli USA era tornati.
Siamo ora nel 2010 e bisogna confermarsi, il detto direbbe squadra che vince non si cambia ma Jerry Colangelo ha altri progetti tanto che l'unica cosa che non cambia dal 2008 è il coaching staff che vede Mike Krzyzewski (Duke University) come capo allenatore aiutato da assistenti di lusso come i due NBA Mike D'Antoni e Nate McMillan oltre a Jim Boeheim (Syracuse University). La squadra cambiò completamente e venne costruita pensando anche al futuro dato che su 12 giocatori ben 6 avevano al massimo di 22 anni ma erano accompagnati da ottimi veterani; questo ottimo mix era composto da Chauncey Billups, Russell Westbrook, Derrick Rose, Stephen Curry, Andre Iguodala, Eric Gordon, Rudy Gay, Kevin Durant, Danny Granger, Kevin Love, Lamar Odom e Tyson Chandler. Con una squadra estremamente atletica e affiatata gli americani arrivano al primo ora mondiale dal lontano 1994 vincendo ogni singola partita grazie in particolar modo all'MVP del torneo giocato in Turchia, Kevin Durant.
Ora siamo nel 2012 e bisogna prepararsi per Londra quindi Jerry Colangelo ha iniziato a chiedere a un po' di stelle se sono ancora interessati a giocare per la Nazionale e la risposta sembrerebbe essere positiva da partre di tutti e se fosse vero sarebbe in via di realizzazione il progetto di Colangelo che vede per gran parte la stessa squadra del 2008 ma con Durant al posto di Prince, Rose al posto di Kidd, Kevin Love al posto di Redd e Blake Griffin al posto di Boozer dunque, se così fosse, verrebbe aggiunto un lungo a una rotazione che vedeva un solo centro in Dwight Howard. I 12 ufficiali devono essere annunciati il 18 Giugno prima delle finali NBA ma prima di tutto ciò verrà rilasciata una lista di 18 nomi, 18 candidati che si giocheranno l'opportunità di rappresentare gli Stati Uniti a Londra, questa lista sarà ufficiale solo il 18 Gennaio ma sicuramente ne vedrà esclusi i 4 nomi presenti nel 2008 da me già citati in precedenza anche se per Jason Kidd verrà riservato un posto da assisente allenatore dato il suo ruolo da mentore anche nel camp di preparazione al mondiale 2010 e grazie soprattutto al suo curriculum che lo ha visto vincere 2 ori Olimpici (2000 e 2008) senza aver mai perso una singola partita delle 56 giocate con la maglia della Nazionale. L'unico problema sarà dovuto alle finali NBA che per colpa del Lockout finiranno particolarmente tardi e impediranno ai partecipanti di prendere parte al camp pre-olimpico.
Restate collegati col blog di BasketZone RTP perchè saremo i primi a parlarvi della lista ufficiale dei 18 papabili alla maglia USA.

lunedì 2 gennaio 2012

Kevin Garnett diventa azionista della A.S. Roma

di Davide Quaranta


Sembra ormai una moda quella che si sta diffondendo tra i giocatori NBA. Dopo LeBron James, anche Kevin Garnett ha deciso di investire nel settore del calcio europeo: mentre "The Chosen one" ha rilevato una quota del Liverpool (in mano a magnati americani), il numero 5 dei Celtics ha optato per l'acquisto di una quota quota di minoranza di un club di casa nostra: l'A.S. Roma (sì, quella d'Er Pupone).
Che la squadra sia in mano ad un azionista dei Boston Red Sox (Thomas Di Benedetto) è cosa ormai nota, e questo dovrebbe aver influito molto sulla scelta di "The big ticket", influenzato anche dal fatto che l'offerta sia stata formulata da un socio di minoranza dei Boston Celtics.
Due delle maggiori superstar NBA hanno già compiuto questo passo; che sia un input che potrebbe spingere altri grandi giocatori di questo calibro a fare questa scelta? Chissà, magari in futuro ci troveremo un Kobe Bryant proprietario del Real Madrid o un Kevin Durant azionista del Barcellona.
Per ora noi speriamo che continuino a fare quello che riesce loro meglio: infilare lo "Spalding" arancione in un cesto, facendo esaltare milioni di persone su tutto il globo.