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giovedì 15 marzo 2012

Stephen Jackson torna a San Antonio, Richard Jefferson ai Warriors; Marcus Camby a Houston

di Luca Ngoi

Siamo ormai agli sgoccioli di questo bollente ultimo giorno di mercato NBA e le trade si fanno sempre più frequenti. In particolare vi diamo conto di uno scambio che potrebbe rivelarsi molto intelligente o molto deludente soltanto dopo il draft: quello in cui Stephen Jackson passa nuovamente agli Spurs dopo un solo giorno di militanza con i Warriors (anche questo era stato un ritorno) che si aggiudicano Richard Jefferson, ala esperta e dal tiro sempre interessante al quale si va ad aggiungere una prima scelta al prossimo draft, come sapete ricchissimo di talento e che quindi potrebbe portare un futuro ottimo giocatore nella Baia oppure un sonante bidone a seconda di chi verrà scelto dallo scouting staff dei Guerrieri.


Prosegue intanto la smobilitazione dei Blazers, i quali dopo aver ceduto Gerald Wallace ai Nets si liberano anche di Marcus Camby spedendolo a Houston in cambio dei contratti in scadenza di Jonny Flynn e Hasheem Thabeet (ex seconda scelta rivelatosi appunto un clamoroso bidone) assieme ad una seconda scelta al draft. In questo modo Portland continua nel suo tentativo di rifondazione attraverso la lotteria: la squadra in questo momento risulta decisamente indebolita da questo mercato ed è dunque probabile che la franchigia dell'Oregon possa usufruire di una scelta piuttosto alta, vista l'acquisizione di quella appartenente ai Nets e il probabile crollo verticale degli stessi Blazers da qui a fine stagione.
Segnaliamo inoltre che nella trade che ha portato Ramon Sessions a Los Angeles ha fatto il percorso opposto Jason Kapono, che dunque metterà il suo tiro a servizio dei Cavs.


giovedì 8 marzo 2012

Mercato NBA, si lavora ad uno scambio Minnesota-Portland

di Luca Ngoi


La trade deadline del 15 Marzo si avvicina in maniera sempre più imminente e tra le squadre più attive alla ricerca di rinforzi figurano i Minnesota Timberwolves, che avrebbero messo gli occhi sulla guardia dei Blazers Jamaal Crawford. Le voci più insistenti parlano di uno scambio che coinvolgerebbe il rookie Derrick Williams e il centro serbo Nikola Pekovic, che sta vivendo la sua miglior stagione in NBA a suon di doppie doppie vere o sfiorate, ma il giornalista della ESPN Chad Ford, uno dei più informati sulle trade NBA, sostiene che essendo Crawford in scadenza di contratto e senza particolare voglia di allungare il suo accordo con Portland i Blazers potrebbero anche accontentarsi del solo Luke Ridnour.

Lo scambio dunque potrebbe avvenire in quanto i Blazers piuttosto che perdere il loro sesto uomo per niente la prossima estate si potrebbero anche accontentare di quello che resta uno dei pochi playmaker puri in circolazione nella Lega come Ridnour, che con i Milwaukee Bucks due anni fa aveva vissuto una stagione ottima portando la squadra ai playoff con un sistema di gioco abbastanza simile a quello dei Blazers, dove comunque andrebbe a fare il cambio di Raymond Felton, altro giocatore con la valigia pronta (direzione Lakers?). Insomma, l'intreccio di storie e di scambi in NBA non è ancora finito, anzi sta per entrare nel vivo proprio adesso dunque rimanete sintonizzati perchè da qui al 15 Marzo ci saranno parecchie novità a riguardo.

giovedì 2 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 2: le squadre in rampa di lancio

di Luca Ngoi


Continua il nostro viaggio all'interno delle squadre NBA e delle loro situazioni dopo un mese e spiccioli di basket giocato. Dopo aver considerato le cosiddette "piccole" spostiamoci ad un livello superiore con alcune squadre che sono in rampa di lancio e, nella maggior parte dei casi, stanno anche mostrando un basket molto apprezzabile. Senza ulteriori indugi dunque andiamo a vedere la situazione di questi team uno a uno.

PHILADELPHIA 76ERS (16-6). Nessuno ad inizio stagione aveva fatto caso a questi ragazzi che, con un gruppo pressochè immutato e sotto la guida di Doug Collins, sta davvero stupendo tutti. I Sixers si stanno infatti imponendo in modo silenzioso, vittoria dopo vittoria e grazie ad un sistema di gioco che valorizza allo stesso modo tutti i giocatori a roster. Se consideriamo che il top scorer è il sesto uomo Lou Williams allora capiamo veramente l'essenza di questa Philly: uno per tutti, tutti per uno, come i tre moschettieri, solo che loro andranno ai playoff, e probabilmente faranno anche strada.

ATLANTA HAWKS (16-6). Stesso identico record di Philadelphia e anche la situazione della squadra è accomunabile. Gli Hawks infatti sono riusciti a superare ogni avversità, dalle critiche ad inizio stagione (ritmi troppo bassi, poco divertimento, Joe Johnson non è un vincente, Josh Smith è una testa calda, manca un playmaker) all'infortunio per tutta la stagione del centro titolare Al Horford. Tutto ciò sarebbe bastato per distruggere la stagione di qualsiasi squadra, ma non degli Hawks, che hanno saputo valorizzare al massimo il materiale umano a disposizione, facendo di Teague un point man affidabile e passando sopra all'infortunio di Horford, rimpiazzato con un sorprendente Pachulia. E poi sono riusciti a rivitalizzare McGrady. se non è una stagione fortunata questa...

INDIANA PACERS (15-6). Ecco una squadra che fino all'anno scorso sembrava essere entrata in un tunnel senza uscita e che invece, dopo l'esonero di coach O'Brien e l'arrivo dell'ex assistente Frank Vogel, ha saputo ricompattarsi attorno ad un gruppo formato da giovani molto più che interessanti (Collison e George sono le due pietre angolari su cui costruire un futuro) e ad un ex All Star come Danny Granger, che pare aver acquistato una mentalità vincente, utile a condurre i compagni attraverso le avversità che naturalmente si presenteranno ai playoff. L'anno scorso il coach e lo stesso team, dopo l'uscita al primo turno contro i Bulls (4-1 molto bugiardo) avevano promesso che sarebbero tornati più forti, una promessa che sarà sicuramente mantenuta.

PORTLAND TRAIL BLAZERS (13-9). La partenza era stata molto interessante, poi qualche sconfitta in fila ha ridimensionato gli animi di squadra e città. Nonostante tutto comunque il record è ancora promettente, e l'assunto acquista dimensioni ancora più interessanti, al limite del pittoresco, se consideriamo che prima dell'inizio della stagione la stella della squadra, Brandon Roy, si era ritirata per i cronici problemi fisici, e ancor prima l'ex prima scelta assoluta, Greg Oden, aveva subito l'ennesimo infortunio della carriera che lo costringerà a saltare anche quest'anno agonistico. Insomma, come gli Hawks anche i Blazers si sono dimostrati una squadra dal grande cuore e capace di far fronte a tutte le avversità. Con un LaMarcus Aldridge sempre più continuo e l'affidabilità di Jamaal Crawford dalla panchina superare finalmente il primo turno di playoff potrà essere qualcosa più di un sogno.

DENVER NUGGETS (14-7). Coach George Karl è un rivoluzionario. Ha infatti dichiarato che vuole riuscire nell'impresa di vincere un titolo senza la presenza di una stella a roster. I Nuggets infatti non hanno un vero e proprio leader dichiarato, ma come per i Sixers hanno dieci giocatori in grado di trascinare la squadra verso la vittoria in ogni singola partita. Da Gallinari (appena rinnovato e top scorer di squadra), a Lawson, a Nenè fino ad arrivare a Rudy Fernandez, tutti i Nuggets possono prendersi la squadra sulle spalle, giocano senza un playbook codificato e si affidano alle invenzioni di Ty Lawson e dei loro esterni, tutti creativi e dotati di grande atletismo. Ovviamente il tutto può assumere una connotazione positiva e una negativa, e forse a Denver non arriverà un titolo, ma i tifosi del Pepsi Center sono i meno annoiati dell'NBA, e qualche volta si tolgono anche qualche sfizio compiendo imprese random.

UTAH JAZZ (12-8). Alzi la mano chi a inizio stagione avrebbe scommesso sui Jazz, una squadra privata nell'annata precedente della propria stella (Deron Williams), di fatto affidata ad un'armata di ragazzi che sembravano lasciati al loro destino senza regole stabilite e con un coach (Tyrone Corbin) già sulla graticola senza aver nemmeno giocato una partita. Nessuno però aveva fatto i conti con il duo di lunghi formato da Paul Millsap e Al Jefferson, rivelatisi invece decisamente solidi e pericolosi anche per le migliori front line della Lega. Il fulcro della franchigia sono loro due, attorno ai quali ruotano Devin Harris e il sophomore (giocatore al secondo anno) Gordon Hayward, ala molto più solida di quello che si potesse pensare. Il rookie Enes Kanter, scelto alla numero 3, non ha ancora dimostrato quasi nulla, ma se dovessero arrivare ai playoff, o comunque tra le prime dieci ad Ovest potrebbero anche fare finta di niente.

LOS ANGELES CLIPPERS (13-6). Le difficoltà iniziali sono dovute ad una chimica ancora da affinare, ma l'intesa tra Blake Griffin (in foto, ndr) e Chris Paul è già ottima, come può testimoniare Kendrick Perkins. I Clippers hanno tolto i titoli dei giornali dalla metà gialloviola della città, e soltanto per questo la stagione da salvare, dopo anni e anni di angherie mediatiche e tecniche. I duelli stagionali vedono la contesa sull'1-1 (3-1 se si considera anche la pre season), ma la gara dello spettacolo non è nemmeno iniziata e le quote non sono neanche uscite. I playoff sono l'obiettivo dichiarato, e salvo squilibri saranno portati a casa, ma di qui a due anni, a patto che CP3 rinnovi il contratto che scade nell'estate del 2013, attenti ai "Velieri" anche in chiave titolo.

HOUSTON ROCKETS (12-10). Il cambio di coach, da Adelman a McHale, poteva essere traumatico, e invece l'ex ala dei leggendari Celtics ha saputo mettere insieme una squadra che gira attorno al grande realizzatore Kevin Martin, alla grande sorpresa Kyle Lowry (12.1 punti e 8 assist a gara), al rookie da Florida Chandler Parsons, stopper difensivo e presenza atletica, e infine ad un ritrovato Sam Dalembert. Il record è positivo ma ora come ora non basterebbe per i playoff ad Ovest, ma i Rockets saranno tra le squadre  che lotteranno fino in fondo per assicurarsi la tanto agognata ottava posizione, inoltre l'età media è tale da far sperare cose migliori per il prossimo futuro, magari con una scelta intelligente nel prossimo ricchissimo draft.

MEMPHIS GRIZZLIES (11-10). Siamo sicuri che con Zach Randolph abile e arruolato alla "pugna" il record sarebbe ancora questo? I Grizzlies, reduci dalla semifinale di conference agli scorsi playoff, avevano iniziato la stagione con grandi speranze, ma l'infortunio di Z-Bo e quello del playmaker Mike Conley hanno causato difficoltà inaspettate. Col rientro del point man da Ohio State però le cose in casa Memphis si sono ricombinate e la squadra ha ricominciato a girare, sospinta dalla crescita di Rudy Gay (viceversa sottotono nelle prime gare stagionali) e soprattutto a quella di OJ Mayo, sempre più a suo agio nell'uscire dalla panchina e "spaccare" le partite col suo impatto realizzativo. Randolph probabilmente non tornerà, e questo è un peccato, ma in queste condizioni per la squadra di coach Hollins lottare arduamente per i playoff è già un bel traguardo.

giovedì 19 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 25; volano gli Hawks, Knicks, che disastro !

di Luca Ngoi


Ci avviciniamo sempre più al completamento del primo mese in NBA, che come sempre quando si giocano tante partite regala altrettante emozioni in ogni parte della nazione, a cominciare dalla clamorosa sorpresa di giornata: i Washington Wizards che tendono un agguato agli Oklahoma City Thunder grazie alla seconda grande prova di John Wall (ve ne parliamo tra poche righe), mentre sono sicuramente da segnalare le vittorie di Atlanta in casa contro la mai abbordabile Portland, di Denver in uno dei campi più ostici in questo momento, quello di Philadelphia, la vittoria all'ultimo respiro dei sempre più altalenanti Los Angeles Clippers (buzzer beater decisivo di Chauncey Billups), così come tornano a vincere gli Spurs nella seconda partita in Florida all'Amway Center di Orlando e infine da sottolineare il quinto ko consecutivo dei Knicks contro i Suns che furono di coach D'Antoni. Ma come sempre non vi anticipiamo nulla e andiamo ad approfondire i maggiori temi di nottata con i nostri top e flop.

TOP: ATLANTA HAWKS. Nessuno ne parla negli States ma questi Hawks sono ormai una realtà in una Eastern Conference forse mai come quest'anno priva di grandi corazzate (Bulls a parte). I falchi sono sempre privi di Al Horford (forse fino al termine della stagione) eppure sembrano non risentirne affatto trovando in Zaza Pachulia un sostituto più che adeguato e in Jason Collins un sorprendentemente solido titolare. Inoltre Jeff Teague sembra essere tornato il talento elettrizzante che aveva incantato a Wake Forest, McGrady ha messo la testa a posto e poi ci sono le solite certezze chiamate Joe Johnson e Josh Smith. La vittoria (la quinta in fila) sui Blazers certifica una volta di più la pericolosità dei ragazzi di coach Larry Drew.

FLOP: NEW YORK KNICKS. Se anche Carmelo Anthony comincia a non funzionare più (solo 12 punti per l'ex Nuggets) allora vuol dire che nella Grande Mela il problema inizia a diventare serio. Stoudemire sembra essere sempre più a disagio con Chandler a fianco quando in teoria doveva essere ancor più rafforzato dalla presenza del fresco campione NBA, invece questi Knicks proprio non ingranano la marcia e coach D'Antoni pare essere sempre più sulla graticola quando in realtà di colpe ne avrebbe poche data la mancanza di giocatori adatti per il suo sistema run&gun, anche se in queste ore si parla sempre più insistentemente di Steve Nash pronto a fare le valigie proprio per trasferirsi ai Knicks. Che possa essere l'ancora di salvataggio per questa nave alla deriva?

LA SORPRESA: WASHINGTON WIZARDS. Fino a questo momento li avevamo quasi sempre inseriti nel reparto dei "flop" e invece oggi non possiamo segnalarli come la più grossa sorpresa della notte. Grazie ad un John Wall d'annata (26 punti per un giocatore in crescita dopo le tante difficoltà iniziali) e al compagno di back court Nick Young i capitolini riescono a superare la miglior squadra della Western Conference. Andray Blatche è ancora un problema per i tifosi (ma lui non vuole andarsene e nessuno lo richiede), ma se per una volta arriva la vittoria allora anche le critiche possono fermarsi, e intanto coach Saunders salva la panchina che comunque era stata messa al sicuro da alcune dichiarazioni della stessa proprietà. Bel punto da cui ripartire.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Ormai non è più una sorpresa in questa categoria, soprattutto quando i Nets vincono (nella notte successo contro i Warriors). Il suo contributo è ancora una volta decisivo visti i 22 punti conditi da 6 assist per il prodotto di Providence che continua a mietere vittime e si sta sempre più imponendo come il leader di New jersey. Lo abbiamo detto tante volte che la personalità e la capacità di segnare dei punti sono le ultime cose che gli mancano, e proprio nei giorni in cui si torna a parlare di una possibile cessione di Deron Williams farà sicuramente piacere al patron Prokhorov avere tra i suoi un ragazzo che in prospettiva non lo farà dimenticare, perlomeno sotto il profilo realizzativo.

venerdì 6 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 12; buona la prima dei nuovi Kings, cadono ancora i Lakers

di Luca Ngoi


Nella dodicesima giornata della regular season NBA è buono il primo impegno di Keith Smart sulla panchina dei Sacramento Kings, che ritrovano anche un ottimo Cousins, mentre cadono due delle tre grandi impegnate nella notte, ovvero Lakers e Mavs rispettivamente contro Spurs e Blazers; successo invece per gli Heat privi di Lebron e Wade che dopo ben tre overtime hanno la meglio degli Atlanta Hawks i quali si confermano dunque un cliente scomodo per la squadra della Florida. Come sempre il nostro blog vi presenta i migliori e i peggiori della nottata appena passata.

TOP: SACRAMENTO KINGS. Probabilmente era solo una questione di coach perchè la squadra della capitale californiana cominciasse a volare. Una volta esonerato Paul Wesphal infatti i Kings hanno la meglio sui Bucks, squadra mai facile da affrontare e che col clima regnante fino a qualche ora fa in casa Sac-Town probabilmente sarebbe riuscita a vincere. Ovviamente la cura Smart non è giudicabile dopo una sola partita, ma il ritorno di Cousins in quintetto (e che ritorno: 19 punti e 15 rimbalzi per l'ex Kentucky) e la ritrovata vena di Tyreke Evans aiuteranno questa squadra, che sotto l'ex coach dei Golden State Warriors tenderà a correre ancora di più di quanto fatto finora.

FLOP: DALLAS MAVERICKS. Il calendario di questa stagione è decisamente stressante per qualsiasi squadra, ma l'edizione dei Mavs post titolo non è di quelle finora soddisfacenti, data l'eccessiva tendenza ad accendere e spegnere dei ragazzi di coach Carlisle. Jason Kidd, dall'alto della sua età, non può garantire un rendimento accettabile ogni sera (virgola contro San Antonio), Nowitzki ha bisogno di tempo per ingranare la marcia e riuscire a trascinare i suoi, che senza una vera guida sembrano molto spesso brancolare nel buio. Ci vuole tempo per adattarsi ai tanti nuovi giocatori innestati dal mercato.

LA SORPRESA: PORTLAND TRAIL BLAZERS. Il record parla chiaro: sei partite e una sola sconfitta per la franchigia dell'Oregon, che sta riuscendo a far fronte alla perenne assenza di Greg Oden e al ritiro forzato di Brandon Roy nel migliore dei modi grazie al solito LaMarcus Aldridge e a un ritrovato Gerald Wallace, un po' spaesato all'arrivo a Portland a stagione in corso l'anno passato ed ora nuovamente padrone del suo gioco. Se a tutto ciò aggiungiamo l'elettricità di Wes Matthews (che di fatto a sostituito Roy) e l'affidabilità di Jamaal Crawford dalla panca la somma non può che essere una squadra solida e in grado di lottare per un buon posto nei playoff.

SARANNO FAMOSI: TERREL HARRIS. L'assenza dei "Big 2" a Miami ha il merito di scongelare dalla panchina giocatori che finora avevano visto poco il campo. La guardia da Oklahoma State Terrel Harris è uno di questi, e nella gara vinta ad Atlanta sfodera una prova da 9 punti (massimo stagionale) e, udite udite, 14 rimbalzi, che non sono un errore di stampa del sito nba.com ma sono reali. Probabilmente col ritorno dei due padroni della squadra il ventiquattrenne texano non avrà più molto spazio (dato il triplo supplementare si è sparato ben 44 minuti di gioco, naturale massimo in carriera), ma gli Heat sanno di poter contare quest'anno su una panchina profonda e affidabile nel momento del bisogno.

giovedì 15 dicembre 2011

Chi non muore si rivede, riecco Bonzi Wells


di Claudio Pavesi


Stagione più corta, Offseason ridotta ma sorprese sempre più grandi, ecco infatti rispuntare dal nulla il caro vecchio Bonzi Wells che firma un contratto di un anno con Minnesota anche se vede la sua ultima apparizione NBA nel lontano 2008. L'ormai trentacinquenne ala piccola va a ritrovare uno dei pochi coach che aveva creduto in lui ai tempi di Sacramento e Houston cioè Rick Adelman. Tra le sue vecchie squadre ricordiamo anche New Orleans, Memphis e Portland anche se il buon Bonzi è più famoso per i suoi comportamenti controversi e le sue litigate piuttosto che per le sue prestazioni in campo. Nonostante la firma il suo posto in squadra non è assicurato dato che i Timberwolves hanno già 16 uomini a roster quindi qualcuno dovrà essere tagliato se l'intenzione è quella di tenere Wells.
Le news di mercato non si limitano a questo dato che gli Charlotte Bobcats riescono a firmare Reggie Williams, il tiratore da tre punti che coach Silas tanto cercava. Il già citato Jamal Crawford, ex Atlanta Hawks e accostato recentemente ai Pacers, ha deciso di firmare un contratto di 2 anni per i Portland Trail Blazers mentre i New Jersey Nets decidono di tagliare Travis Outlaw scegliendo di ripiegare su Shawne Williams che non dovrà certo spostarsi di molto dato che precedentemente giocava per i "cugini" New York Knicks.
Chiudiamo questa edizione con l'ultima news che riguarda i New Orleans Hornets che dal mercato free agent pescano Carl Landry, proprio quel Carl Landry che gli stessi Hornets avevano scambiato con Sacramento lo scorso febbraio con una trade. Che ci abbiano ripensato?

domenica 11 dicembre 2011

Ci sarà mai pace per i Portland TrailBlazers?


di Luca Ngoi


Il primo è stato Brandon Roy con l'annuncio del suo ritiro. Poi è arrivata la notizia della ricaduta dello storico infortunio a Greg Oden, che rischia di saltare un'altra stagione: la terza in cinque anni, che va ad aggiungersi ad altri piccoli malanni fisici che hanno assillato il centrone ex Ohio State. Di ieri invece la notizia che anche LaMarcus Aldridge dovrà sottoporsi ad un intervento per verificare l'esatto funzionamento del sistema elettrico all'interno del suo cuore che per ora dovrebbe fargli saltare soltanto dai cinque ai sette giorni di allenamento, ma che se non dovesse mostrare i risultati sperati potrebbe costringerlo addirittura ad abbandonare i parquet.
Insomma, Portland aveva sperato in un inizio di stagione piuttosto diverso. Il problema al ginocchio di Roy era noto a tutti da molto tempo, ma evidentemente la gravità era tale da non fornire alternative al ritiro. E in effetti qualche segnale che la guardia col numero 7 non sarebbe più stato lo stesso giocatore che aveva abbagliato gli addetti ai lavori e i comuni fans c'era già stato durante gli scorsi playoff, dove nella serie giocata contro i Dallas Mavericks era ormai palese che la sua già non sfolgorante rapidità era ulteriormente diminuita, ma nonostante tutto ciò era comunque stato in grado di decidere una delle gare della serie stessa, poi vinta da quelli che sarebbero diventati i futuri campioni NBA. Da lì in poi si era parlato di un suo utilizzo solo da sesto uomo, e in seguito di una eventuale cessione a Golden State; Brandon ci ha provato fino all'ultimo a rimanere in questa Lega, ma ha dovuto demordere fermato dai medici. Un peccato non solo per Portland ma per tutto il movimento cestistico perchè un talento del genere non si sforna tutti i giorni e se fosse stato sempre in forma i TrailBlazers sarebbero potuti diventare una potenza ad Ovest.
Diverso il discorso per Oden, i cui problemi sono cronici sin dal suo arrivo con la prima scelta nel 2007, anno saltato in toto. Una nuova ricaduta non fa presagire nulla di nuovo per uno dei giocatori più sfortunati che la NBA ricordi negli ultimi dieci anni. La notizia di un intervento anche per Aldridge rischia però di sfaldare completamente i piani della dirigenza dell'Oregon, notoriamente seria e orientata a progetti a lungo termine che, se anche l'attuale ala grande della squadra dovesse dare forfait verrebbero distrutti in un sol colpo e senza possibilità di appello. Se la stagione dei Blazers non dovesse essere una di quelle da ricordare non dite che non vi avevamo avvisati.