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lunedì 13 agosto 2012

Team USA è ancora d'oro, ma onore alla Spagna

di Luca Ngoi


Sono state nuovamente le Olimpiadi di Team USA, che vogliate o meno aggiungerci un “Dream” all’inizio. Sta di fatto che lo strapotere a stelle e strisce è andato di scena anche a Londra, dimostrando che fino a quando scenderanno in campo quelli veri pensare a un piazzamento superiore al secondo posto per tutti coloro che non hanno scritto “USA” sulle maglie sarà quantomeno improbabile. Anche questa edizione dunque non ha fatto eccezione, con un cammino che ha visto Lebron e compagni attraversare senza grandi difficoltà sia la fase a gironi (nella quale hanno sofferto solo con la Lituania) sia la fase ad eliminazione diretta, nella quale hanno avuto la meglio dell’Australia prima e dell’Argentina poi prima di scontrarsi in finale con la Spagna.
Già, la Spagna di Sergio Scariolo, la squadra che più di tutte (insieme alla già citata Lituania) ha saputo stare in partita e giocarsela con quelli che possiamo tranquillamente battezzare come veri e propri marziani del campo da gioco. Le Furie Rosse hanno saputo calarsi immediatamente nel tipo di partita che avevano sapientemente preparato e che erano pronti a giocare da alcuni mesi. Gioco a metà campo, togliere la transizione e zona come se piovesse: questa la ricetta iberica per arginare gli americani, che nonostante tutte queste misure hanno sì faticato più del previsto, ma sono quasi sempre stati davanti, pur dando vita ad un match combattutissimo per più di tre quarti durante i quali le due squadre sono sempre state separate talvolta da uno, talvolta da due o tre punti ma sempre vicine nel punteggio: un vero e proprio spettacolo per i milioni di persone davanti alle tv di tutto il mondo, che hanno potuto gustarsi 40 minuti di basket giocato ad un livello tecnico e fisico appartenente ad un altro mondo.
Come passare sopra infatti alla classe infinita di Pau Gasol, MVP dei suoi, trascinatore ed interprete perfetto del ruolo di numero 4 del terzo millennio, capace di giocare spalle e fronte a canestro, dentro e fuori con una naturalezza che ti porta a definire facili cose al limite delle capacità umane. Buone notizie per i Lakers quindi, che ritroveranno uno spagnolo finalmente tornato ad un livello globale al quale non ci aveva sempre abituato durante questa stagione, in cui sono stati in molti a criticarlo per il suo atteggiamento un po’ “soft”, del quale però si sono perse le tracce in questi giochi, che hanno sancito anche (per restare in casa giallo viola) l’ultima partita con la Nazionale di Kobe Bryant, che ha dato l’addio alla maglia di Team USA così come farà di qui a pochi giorni anche coach K, del quale si sta ancora cercando il sostituto (Doc Rivers, John Calipari e Gregg Popovich sono tra i candidati più accreditati).
Per il resto abbiamo visto i soliti big: Durant a suo agio anche nel ruolo di leader maximo offensivo, Lebron che finalmente ha imparato a giocare anche per i compagni liberando le sue doti di passatore supremo e traendo comunque vantaggio a livello personale in attacco grazie a tagli fulminei ma precisi e semplici, ma insieme a loro sono stati decisivi i contributi (Kobe a parte) di Chris Paul con la sua sapiente regia, opportunamente alternata a quella di Deron Williams e ai lampi di atletismo di Russell Westbrook, che nel basket FIBA può tranquillamente ricoprire tre ruoli per doti fisiche e trattamento della palla. Da non dimenticare però anche gli Iguodala, i Chandler, persino gli Anthony Davis di questo mondo, che hanno saputo o dovuto mettersi nettamente in secondo piano per fornire un apporto più limitato e circoscritto ma in cui si sono comunque messi in luce come pedine efficaci.
Potrebbe essere stata l’ultima volta che abbiamo visto il vero Team USA, quello con le grandi stelle della NBA, perché si fanno sempre più insistenti le voci che a Rio i vertici americani siano convinti a portare una selezione formata da ragazzi under 23 ai quali dare una vetrina internazionale (forse la massima espressione a livello cestistico dopo le Finali NBA) e ai quali far mettere in bagaglio un’esperienza globale di gruppo come quella delle Olimpiadi, il massimo a cui un atleta di qualsiasi sport può aspirare. Ognuno è libero di pensarla come vuole a proposito di questa iniziativa, che lascia alcuni (me compreso) favorevolmente colpiti e altri più critici. Personalmente non credo che vedere all’opera ipotetici Kyrie Irving, Demarcus Cousins, Greg Monroe, Brandon Knight, Evan Turner, Stephen Curry (e l’elenco potrebbe continuare ancora) tutti insieme in un contesto diverso da quello NBA e che li metta a confronto con i migliori giocatori europei ed internazionali possa fare così male: si limiterebbero le scoppole tipo il +83 contro la Nigeria e la competizione sarebbe in generale più aperta, inoltre con il tecnico giusto in panchina, che sappia valorizzare nel modo giusto un gruppo di giovani ragazzi, sono sicuro che ci divertiremmo quasi in maniera eguale alla squadra con i Durant e i Lebron, ai quali diciamo comunque grazie: ci avete regalato l’ennesima prova del perché amiamo questo sport.

venerdì 4 maggio 2012

NBA Playoffs Day 5; Thunder e Heat si avvicinano allo sweep

di Luca Ngoi


Notte di sfide poco combattute l'ultima in NBA, nella quale abbiamo visto gli Oklahoma City Thunder avere la meglio per 95 a 79 dei Dallas Mavericks proprio quando la serie si era appena spostata in Texas, dove teoricamente i padroni di casa avrebbero dovuto giocarsela almeno al livello delle prime due partite per uscirne vincitori e riaprire una serie che adesso appare abbastanza chiusa, soprattutto se ricordiamo il famoso dato per cui nessuno ha mai ribaltato una serie da 3 a 0 nell'intera storia dei playoff NBA. Per i Thunder ancora una volta decisivi i 31 punti del capocannoniere della lega, Kevin Durant, apparso decisamente a suo agio anche sul parquet opposto e autore anche di un'ottima prestazione al tiro (11-15 da due e 4-6 da tre rendono quasi immacolata la sua prova); oltre alla solita presenza di KD però vale la pena ricordare anche la doppia doppia di Ibaka: 11 punti e 10 rimbalzi per lui, ai quali vanno aggiunte ben 4 stoppate a testimonianza di come sotto il canestro di Oklahoma City sia quasi impossibile tirare in modo pulito. Per i Mavs, dall'altra parte è quasi un completo disastro, dal quale si salva solo Nowitzki con i suoi 17 punti e 9 rimbalzi ma tirando male: 6-15 da due e 0-1 da tre, sicuramente troppo poco per impensierire la seconda potenza ad Ovest che ora si candida a chiudere velocemente la serie nella prossima partita.
Nell'unica altra gara giocata nella notte i Miami Heat hanno avuto altrettanta vita facile nel battere i New York Knicks col risultato di 87-70. Nulla sembra dunque essere cambiato anche con lo spostamento della serie al Madison, che in teoria avrebbe dovuto offrire ai padroni di casa una spinta propulsiva decisiva per rimettere in piedi la serie. Invece tutto ciò non è successo, Carmelo Anthony ha nuovamente vissuto una tragica serata al tiro (7-23 da due, 1-4 da tre cominciando la gara con 0-5 e un airball) pur segnando 22 punti, ma il resto della squadra non è stato in grado di reggere all'atletismo e alla difesa degli Heat, brava a mandare fuori giro gli avversari e ovviamente a ripartire in contropiede con i fenomenali Wade e James, quest'ultimo top scorer con 32 punti, 8 rimbalzi e (tanto per gradire) 5 assist ai quali hanno fatto compagnia i 20 di Wade e i sorprendenti 19 punti con 7 assist di Mario Chalmers, evidentemente nella sua serata sì, ultimamente molto più presente di quelle altre serate in cui viceversa il playmaker ex Kansas mostra tutti i suoi limiti. Insomma, anche in questo caso il cappotto, il cosiddetto sweep sembra avvicinarsi minacciosamente e per evitarlo i Knicks sembrerebbero dover disputare la gara della vita.

domenica 29 aprile 2012

NBA Playoffs Day 1; sorpresa Magic, gli Heat distruggono i Knicks

di Luca Ngoi


Dopo 66 faticosissime partite cominciano i playoff nella NBA, è il momento di fare veramente sul serio e quello in cui le varie star sono motivate più che mai a dare il massimo per trascinare le loro squadre alla vittoria.
Nella notte tra sabato e domenica si giocavano quattro partite, tre per la Eastern e una sola per la Western Conference nella quale gli Oklahoma City Thunder hanno avuto la meglio per solo un punto (98-99) sui Dallas Mavericks al termine di una partita giocata per 48 minuti punto a punto e risolta soltanto negli ultimi secondi da un tiro di Kevin Durant, autore alla fine di 25 punti e 6 rimbalzi (top scorer di gara assieme a Nowitzki). I Mavs comunque hanno fatto corsa di testa sin da inizio partita, dimostrando di potersi giocare apertamente la serie già a partire dalla prossima gara ancora ad Oklahoma City.
Ad Est si è invece consumata la prima sorpresa di questa post season, ad opera degli Orlando Magic che si sono imposti sul campo dei Pacers col (basso) punteggio di 77-81 grazie ad un'ottima prova di Glen Davis, ripresosi per l'occasione dall'infortunio patito nella penultima gara di regular season e autore di una doppia doppia da 16 punti e 13 rimbalzi unita alle altre due buone prestazioni di Jameer Nelson e Jason Richardson, entrambi con 17 punti a referto. Indiana dall'altra parte trova soltanto i 19 e 9 rimbalzi di David West, ma dovrà operare diversi aggiustamenti nelle prossime partite per portare a casa una serie che sembrava scontata ma che forse durerà più del previsto.
Poche sorprese invece nelle altre due gare, in cui la numero 1 del tabellone, Chicago. ha avuto la meglio per 1013-91 dei Philadelphia 76ers grazie ai 23 punti di Derrick Rose poi infortunatosi molto gravemente (come vi abbiamo raccontato in un articolo precedente) nel finale in cui tutto era già scritto. Ancora meno fatica hanno fatto i Miami Heat per liberarsi dei New York Knicks, di fatto assenti dal match dalla metà del primo quarto in poi complici anche le difficoltà offensive di Carmelo Anthony, completamente annullato da un Lebron motivato più che mai sui due lati del campo soprattutto dopo il flagrant foul subito per mano di Tyson Chandler. Da lì in poi la partita non ha più avuto storia, con James che fa letteralmente quello che vuole con la difesa newyorchese e che alla fine metterà a referto 32 punti conditi da 4 rimbalzi vincendo come detto il duello con Melo che chiuderà da par suo con 11 punti e 10 rimbalzi ma un 3\15 complessivo al tiro: impossibile pensare che tutta la serie vedrà gli Heat spadroneggiare, ma di sicuro sarà necessaria un'inversione di tendenza radicale per la truppa di coach Woodson se non vorrà uscire molto velocemente da questa post season.

mercoledì 18 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 24; incredibile Lebron, Gallo ancora ok

di Luca Ngoi


Notte NBA piuttosto movimentata quella che ci siamo appena lasciati alle spalle. I Miami Heat infatti riescono ad avere la meglio sui San Antonio Spurs ancora privi di vittorie in trasferta questa stagione (0-5 lontani dall' AT&T Center per Tim Duncan e compagni) dopo essere stati sotto anche di venti punti, mentre continuano a giocare bene e riprendono a vincere ad Ovest i Denver Nuggets di Gallinari (14 punti in 27 minuti) che stendono i pur non ostici Milwaukee Bucks nonostante i 30 punti di Brandon Jennings. Da segnalare nelle altre gare di giornata il nuovo successo dei Chicago Bulls ancora privi di Derrick Rose che si impongono in casa contro Phoenix, la bella vittoria di Orlando su Charlotte e infine la seconda W consecutiva dei Golden State Warriors che hanno la meglio su Cleveland in una partita più bella e combattuta del previsto. Ma non perdiamo altro tempo e come sempre andiamo ad analizzare top e flop dell'ultima notte NBA.

TOP: LEBRON JAMES. Contro gli Spurs la vince praticamente da solo, segnando 17 punti in un terzo quarto pazzesco sia per lui sia per la squadra, quando sembra che tutto possa riuscirgli, come lui stesso ha ricordato nella classica intervista a fine partita. Al termine della gara il Prescelto potrà contare 33 punti con 10 assist e 5 rimbalzi, la solita onnipotenza ma anche la consapevolezza di dover fare di più in alcuni momenti della partita in cui sembra voler giocare fin troppo da solo dimenticandosi dei compagni, il che finisce per fargli perdere il ritmo. Menzione d'onore anche per Mike Miller, che al ritorno dall'ernia che lo ha tenuto ai box fino a ieri si ripresenta con 18 punti e la perfezione dall'arco. Welcome back, Mike.

FLOP: I SOSTITUTI DI CHRIS PAUL. Va bene che vincere contro gli Utah Jazz in questo momento non è propriamente una passeggiata, ma da Randy Foye e Chauncey Billups forse coach Del Negro si aspettava qualcosina in più. I due playmaker invece pasticciano e non poco a Salt Lake City sommando alla fine un poco onorevole 7/26 al tiro con qualche palla persa di troppo che con CP3 non sarebbe arrivata. Peccato perchè i Clippers erano nel bel mezzo di una bella striscia vincente che li aveva portati anche a trionfare nel derby. Lo abbiamo detto più volte: appena troveranno un po' di continuità attenti a questa squadra.

LA SORPRESA: COREY BREWER. Ai Nuggets di oggi fa comodissimo avere uno con le sue qualità di corridore ed atleta in squadra, ma finora era venuto utile a coach Karl soltanto in limitati spezzoni di gara in cui c'era da difendere oppure portare un po' di furore agonistico alla squadra nei momenti di calo. Contro i Bucks però l'ex Minnesota totalizza il suo massimo stagionale con 22 punti a referto partendo dalla panchina ma giocando comunque 34 minuti. Per un giocatore spesso frustrato da prestazioni personali sotto gli standard e che quasi mai ha avuto la fiducia degli allenatori è importante trovarsi finalmente in un contesto perfetto per le sue caratteristiche. Quotazioni in ascesa.

SARANNO FAMOSI: KLAY THOMPSON. Di Kyrie Irving (18 e 8 rimbalzi nella partita di stanotte contro Golden State) vi abbiamo parlato tante volte, e allora diamo spazio a questo ragazzo che ha fatto molta fatica trovando poco spazio all'inizio della stagione e che invece con l'infortunio di Steph Curry si sta lentamente rilanciando. La scelta numero 11 dell'ultimo draft infatti esce dalla panchina per segnare 14 punti in 16 minuti di utilizzo e si rivela un'arma in più per coach Mark Jackson in una partita in cui Monta Ellis si prende un turno di riposo. Attenti a sottovalutarlo perchè il tiro è di prima qualità, sul fisico ci sta lavorando ed è un "progetto" che da qui ai prossimi tre anni potrà riservare qualche nota positiva.

giovedì 12 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 18; secondo tracollo in fila per gli Heat, ancora 40 per Kobe

di Luca Ngoi


Dopo la sorprendente sconfitta a Golden State causata dal "raptus" di un infuocato Nate Robinson arriva la seconda sconfitta di fila per i Miami Heat di Lebron James, che sbaglia tre liberi su sei nel finale regalando di fatto la vittoria ai Clippers, che in questo modo si rigenerano dopo qualche gara poco convincente. A Salt Lake City invece servono 40 punti di Kobe Bryant e un overtime ai Lakers per continuare la striscia di vittorie, così come prosegue il magic moment dei Dallas Mavericks che hanno la meglio anche sui Boston Celtics sempre più in crisi. Nelle altre gare da segnalare la vittoria di New York su Philadelphia, di Orlando su Portland, di Denver (con leggero infortunio di Gallinari) su New Jersey, il primo successo in trasferta dei Kings ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani (anche per lui infortunio ma leggermente più serio); prosegue poi la marcia dei Thunder a spese degli Hornets di Belinelli (10 punti per l'italiano), si riprendono gli Spurs contro i Rockets, mentre Indiana regola Atlanta e infine Chicago mantiene la vetta ad Est in un facile confronto con Washington. Dopo aver velocemente visto i risultati della notte come al solito ecco a voi tops e flops della Lega.

TOP: CHRIS PAUL. Nel primo vero successo importante dei Clippers c'è eccome la sua firma: 27 punti e 11 assist per il play ex new Orleans che sforna la prima gara veramente convincente di questa stagione e come al solito serve i vari Blake Griffin e DeAndre Jordan con una precisione geometrica. Probabilmente quello che serviva ai "velieri" era un leader in cabina di regia, e lui non lo era mai stato prima di questa partita, che avendo rivelato un successo così importante potrebbe definitivamente rilanciare lui e la squadra. Solo questione di tempo?

FLOP: BOSTON CELTICS. Dallas poteva essere l'occasione di far vedere a tutti che i biancoverdi ci sono ancora, e invece è arrivato il quinto stop stagionale, che per la squadra di coach Rivers significa anche record sotto il 50 percento di vittorie (4-5). Eppure questa volta Kevin Garnett e compagni hanno lottato fino all'ultimo secondo, guidati anche dai canestri di un Pierce troppo discontinuo per essere vero: canestri comunque non sufficienti a salvare una Boston che pare sempre più in un anno di transizione che preluda ad una rifondazione seria e cospicua.

LA SORPRESA: ISAIAH THOMAS. Non è la prima volta che troviamo il nome di questo ragazzo appena uscito dall'università di Washington nei nostri riassunti delle notti NBA, eppure non possiamo che inserirlo in questa categoria. Ai Kings manca il miglior realizzatore: Marcus Thornton, e allora si alza dalla panchina il rookie dal nome e cognome eccellente (ma senza parentela) per scrivere a referto 20 punti che sono una sorpresa fino a un certo punto visto che era noto che sapesse segnare, ma soprattutto 6 assist decisivi nella prima vittoria in trasferta dei ragazzi di coach Smart. Mancherà pure Marcus Thornton, ma di sicuro la coperta non è corta.

SARANNO FAMOSI: JOSH HARRELSON. Di Iman Shumpert vi abbiamo raccontato più e più volte, ma questa volta è l'altro rookie a far sorridere New York. Josh Harrelson infatti è il classico ragazzo bianco, poco dotato atleticamente ma dotato di una grandissima sostanza e in grado di svolgere in maniera eccellente il lavoro sporco, cosa che finora aveva sempre fatto per i Knicks concentrando il suo utilizzo in pochi minuti e stando sempre fuori dalle luci dei riflettori. Nell'ultima notte invece per lui sono arrivati 13 punti in 23 minuti che non possono che far contento tutto lo staff tecnico newyorchese, che finalmente potrebbe aver trovato in lui il lavoratore umile che si sporca le mani tanto agognato, ed appare ormai chiaro che sono le nuove leve (Shumpert e adesso anche Harrelson) a fare la differenza per questi nuovi, ispiratissimi Knicks.

venerdì 6 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 12; buona la prima dei nuovi Kings, cadono ancora i Lakers

di Luca Ngoi


Nella dodicesima giornata della regular season NBA è buono il primo impegno di Keith Smart sulla panchina dei Sacramento Kings, che ritrovano anche un ottimo Cousins, mentre cadono due delle tre grandi impegnate nella notte, ovvero Lakers e Mavs rispettivamente contro Spurs e Blazers; successo invece per gli Heat privi di Lebron e Wade che dopo ben tre overtime hanno la meglio degli Atlanta Hawks i quali si confermano dunque un cliente scomodo per la squadra della Florida. Come sempre il nostro blog vi presenta i migliori e i peggiori della nottata appena passata.

TOP: SACRAMENTO KINGS. Probabilmente era solo una questione di coach perchè la squadra della capitale californiana cominciasse a volare. Una volta esonerato Paul Wesphal infatti i Kings hanno la meglio sui Bucks, squadra mai facile da affrontare e che col clima regnante fino a qualche ora fa in casa Sac-Town probabilmente sarebbe riuscita a vincere. Ovviamente la cura Smart non è giudicabile dopo una sola partita, ma il ritorno di Cousins in quintetto (e che ritorno: 19 punti e 15 rimbalzi per l'ex Kentucky) e la ritrovata vena di Tyreke Evans aiuteranno questa squadra, che sotto l'ex coach dei Golden State Warriors tenderà a correre ancora di più di quanto fatto finora.

FLOP: DALLAS MAVERICKS. Il calendario di questa stagione è decisamente stressante per qualsiasi squadra, ma l'edizione dei Mavs post titolo non è di quelle finora soddisfacenti, data l'eccessiva tendenza ad accendere e spegnere dei ragazzi di coach Carlisle. Jason Kidd, dall'alto della sua età, non può garantire un rendimento accettabile ogni sera (virgola contro San Antonio), Nowitzki ha bisogno di tempo per ingranare la marcia e riuscire a trascinare i suoi, che senza una vera guida sembrano molto spesso brancolare nel buio. Ci vuole tempo per adattarsi ai tanti nuovi giocatori innestati dal mercato.

LA SORPRESA: PORTLAND TRAIL BLAZERS. Il record parla chiaro: sei partite e una sola sconfitta per la franchigia dell'Oregon, che sta riuscendo a far fronte alla perenne assenza di Greg Oden e al ritiro forzato di Brandon Roy nel migliore dei modi grazie al solito LaMarcus Aldridge e a un ritrovato Gerald Wallace, un po' spaesato all'arrivo a Portland a stagione in corso l'anno passato ed ora nuovamente padrone del suo gioco. Se a tutto ciò aggiungiamo l'elettricità di Wes Matthews (che di fatto a sostituito Roy) e l'affidabilità di Jamaal Crawford dalla panca la somma non può che essere una squadra solida e in grado di lottare per un buon posto nei playoff.

SARANNO FAMOSI: TERREL HARRIS. L'assenza dei "Big 2" a Miami ha il merito di scongelare dalla panchina giocatori che finora avevano visto poco il campo. La guardia da Oklahoma State Terrel Harris è uno di questi, e nella gara vinta ad Atlanta sfodera una prova da 9 punti (massimo stagionale) e, udite udite, 14 rimbalzi, che non sono un errore di stampa del sito nba.com ma sono reali. Probabilmente col ritorno dei due padroni della squadra il ventiquattrenne texano non avrà più molto spazio (dato il triplo supplementare si è sparato ben 44 minuti di gioco, naturale massimo in carriera), ma gli Heat sanno di poter contare quest'anno su una panchina profonda e affidabile nel momento del bisogno.

giovedì 5 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 11; Miami strepitosa, che sorpresa Charlotte

di Luca Ngoi


Undicesima giornata in NBA con tante gare in una notte in cui Miami conferma il suo predominio battendo facilmente gli Indiana Pacers anche se privi dell'infortunato Dwyane Wade, mentre i Denver Nuggets (e Rudy Fernandez in particolare) si divertono a spese dei Sacramento Kings. Da segnalare anche il ritorno alla vittoria dei Clippers che si portano 3-2 grazie ai soliti Chris Paul e Blake Griffin. Ma non perdiamo ulteriore tempo e andiamo a vedere come sempre top e flop di questa serata nella Lega più atletica del mondo.

TOP: LEBRON JAMES. E sai che novità? Ormai ci abbiamo fatto l'abitudine, ma non si può non inserirlo in questa categoria in una serata in cui sforna una prova da 33 punti e (udite udite) 13 assist. Può giocare in qualsiasi posizione e dominare allo stesso modo, il tutto senza sforzi particolari. Vero che si giocava contro gli Indiana Pacers e non contro i Lakers, ma prestazioni del genere le devi pur sempre realizzare, e quando è in campo lui si ha sempre la sensazione che sia davvero umanamente impossibile fermarlo.

FLOP: GOLDEN STATE WARRIORS. Ok, perdere contro gli Spurs a San Antonio ci sta, ma diamo il flop non tanto alla squadra, che continua a divertire i tifosi e a mostrare un Monta Ellis da 38 punti (anche se con 30 tiri), bensì allo staff sanitario californiano, che evidentemente non riesce mai a curare efficacemente la caviglia infortunata di Stephen Curry, che in sei partite giocate si è infortunata tre volte, quattro se vogliamo includere anche la seconda gara di pre season. Urgono rimedi.

LA SORPRESA: CHARLOTTE BOBCATS. La franchigia guidata da Micheal Jordan ha vinto solo due volte in questa stagione, ma la W di ieri contro New York vale molto più di una semplice partita vinta, soprattutto se consideriamo che è avvenuta al Madison Square Garden.  La squadra non è niente di che, va ad alti e bassi, ma si ha l'impressione che se in serata possa dare fastidio a chiunque. Prima di vincere contro i Knicks ci era andata vicino anche contro Miami dunque attenti a sottovalutarli.

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO E IMAN SHUMPERT. Premiamo entrambi ad ex aequo per due ottime prestazioni, anche se non culminate in una vittoria. Per Rubio è infatti arrivata la prima doppia doppia in NBA: 12 punti e 10 assist che lo consolidano ancora di più quale il vero regista dei T-Wolves. L'intesa con Derrick Williams, Mike Beasley e Kevin Love è a livelli stellari e lo spagnolo fa letteralmente quello che vuole nel back court di Minny, finora penalizzata ben oltre i propri limiti. Per la guardia di New York, al ritorno dopo dieci giorni di infortunio, invece ci sono 18 punti e la consapevolezza di poter recitare un ruolo importante anche nella squadra di Melo e Stodemire. Non male.

mercoledì 28 dicembre 2011

NBA Regular Season Day 3; spettacolo a Miami, primo successo per LA

di Luca Ngoi


Terzo giorno di basket NBA, e anche se le partite notturne sono state meno della giornata precedente lo spettacolo non è certamente mancato. Come al solito andiamo a ricapitolare i protagonisti positivi e quelli negativi di questo ennesimo appuntamento col basket d'oltreoceano.

TOP: LEBRON JAMES. Dominatore assoluto dei primi due quarti della partita vinta dai suoi Heat contro Boston, nei quali fa esattamente quello che vuole sui due lati del campo, tra linee di passaggio intercettate, corse in contropiede e canestri letteralmente inventati dal nulla. Alla fine i numeri, per un fenomeno quale è, sono anche normali: 26 punti, 6 rimbalzi e 5 assist ma l'impressione è che se messo nelle condizioni di campo ideali possa davvero lasciare soltanto le briciole agli avversari.

FLOP: UTAH JAZZ. Guardandoli adesso viene difficile persino ricordarsi dei tempi in cui Deron Williams e Carlos Boozer mettevano insieme uno dei pick n roll più micidiali dalla coppia Stockton-Malone, eppure gli Utah Jazz versione 2011-12 sono questi: una squadra mediocre, che gioca a ritmi soporiferi in una città in cui già è difficile entusiasmarsi per evidenti ragioni culturali, figuriamoci se nemmeno lo sport fa qualcosa per facilitare il processo.

LA SORPRESA: NORRIS COLE. Era difficile immaginarsi che un ragazzo scelto nel finale del draft dai Chicago Bulls e passato tramite diverse vicessitudini a Miami potesse di colpo risolvere una partita, pur di inizio stagione regolare, contro i Boston Celtics. E invece l'ex leader dell'università di Cleveland State si è letteralmente preso gli Heat sulle spalle sferrando l'allungo decisivo con uno sfondamento ai danni di Brandon Bass, una tripla e un tiro uscendo dai blocchi a suggellare una prova da 14 punti nel solo quarto quarto. Alla fine per lui saranno 20, e teoricamente sarebbe il playmaker di riserva, ma continuando così sarà facile per lui scalzare l'attuale antagonista Mario Chalmers nel ruolo. Gli high five di Wade e Lebron a gara conclusa valgono più di mille parole.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Anche in questo caso parliamo di gente che non ha paura di prendersi le proprie responsabilità anche se soltanto al primo anno tra i professionisti. La guardia uscita in estate da Colorado infatti è l'unico che provi seriamente a dare una scossa ai suoi Nets nella debacle contro Atlanta e alla fine mette insieme 17 punti e rimbalzi, che consentono alla squadra del patron Prokhorov di rimanere quantomeno a galla. La faccia tosta che mancava in una squadra di bravi ragazzi.

lunedì 19 dicembre 2011

NBA Preseason Day 3, Lebron più forte di Superman, steccano l'esordio i nuovi Mavs

di Luca Ngoi


Terzo appuntamento con il nostro recap della nottata NBA appena trascorsa, nella quale i Miami Heat partono subito forte e anche grazie ai 19 punti di Lebron James stendono nel derby della Florida gli Orlando Magic che hanno pochissimo da Dwight Howard (solo 5 punti e 6 rimbalzi in quasi mezz'ora di gioco) ma molto da JJ Redick, autore di 22 punti uscendo dalla panchina che comunque non bastano per domare i Big Three (14 punti a testa per Bosh e Wade). 


A Dallas andava di scena il debutto dei nuovi Mavericks, opposti agli Oklahoma City Thunder che si impongono col risultato di 106-92 grazie ai soliti protagonisti: Kevin Durant da 21 punti e James Harden con 16 punti uscendo dalla panchina, entrambi utili a sfiancare la resistenza di una Dallas priva volontariamente di Nowitzki, rimasto in panchina per tutta la partita. Hanno invece giocato i nuovi acquisti Odom (14 punti e 7 rimbalzi), Carter, che non ha impressionato segnando soltanto 9 punti in una circostanza in cui doveva guidare i suoi in attacco, e Delonte West che è riuscito a distribuire 5 assist in sostituzione di Jason Kidd (anch'egli tenuto a riposo); ma il protagonista inaspettato è stato il giovane Roddy Beaubois, autore di 17 punti partendo dal pino.
Nel pomeriggio italiano si era giocata anche la gara d'esordio dei Boston Celtics, che si sono imposti contro i Toronto Raptors di un positivo Andrea Bargnani da 16 punti e 9 rimbalzi che inizia dunque sotto i migliori auspici questa nuova stagione.
Per oggi è tutto con i risultati della NBA, ma nella notte si giocherà la gara probabilmente più attesa di questa preseason, il derby angeleno tra Lakers e Clippers, durante il quale forse potremo già vedere la super sfida tra Kobe e Chris Paul, quindi rimanete sintonizzati.