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venerdì 10 agosto 2012

Clamoroso allo Staples: arriva Dwight Howard e si pensa al titolo; ecco i dettagli della trade


di Luca Ngoi

Alla fine è successo. Dopo più di un anno di voci, smentite, litigi, diatribe ecco l’acquisto a cui i Los Angeles Lakers miravano veramente: Dwight Howard. L’operazione si è svolta in tempo molto minore a quello che si poteva pensare. Era di ieri pomeriggio infatti la voce che Lakers e Magic si fossero rimessi attorno al tavolo per parlare della cessione del centro nativo di Atlanta, e stamattina (orario italiano) è arrivata la conferma a più voci (LA Times, Denver Post, Yahoo.com) dell’affare fatto.
Contrariamente a quello che molti (noi compresi) potevano pensare la trattativa si è conclusa su un quadruplo fronte Denver-Los Angeles-Philadelphia-Orlando muovendo ovviamente un carico di giocatori molto lungo, dunque cerchiamo di riepilogare brevemente i fatti prima di passare a un commento finale.  Denver si aggiudica l’ala piccola Andre Iguodala, attualmente impegnato a Londra con Team USA, e lascia andare in direzione Orlando Arron Afflalo e Al Harrington. I Magic stessi, oltre ovviamente ad Howard si privano anche di Jason Richardson che raggiunge Philly insieme ad Andrew Bynum, mentre in Florida oltre ai due ex Nuggets arrivano l’ex prima scelta dei Sixers Nikola Vucevic e l’attuale prima scelta Moe Harkless sempre da Philadelphia.
Un giro abbastanza contorto che, forse un po’ a sorpresa, non vede coinvolto Pau Gasol, che dunque resterà a Los Angeles formando con Howard una coppia di lunghi impressionante. I Lakers a questo punto si candidano serissimamente al titolo, potendo contare su un quintetto stellare formato da Steve Nash in regia, Kobe Bryant come realizzatore principale, Metta World Peace nel solito ruolo di difensore arcigno e la suddetta coppia di lunghi con lo spagnolo e DH12, che potenzialmente può andare a comporre un pick n roll devastante insieme al playmaker canadese. Ma le opzioni tattiche saranno pressoché infinite con uno starting five di questa qualità tecnica e fisica.
Nonostante ciò però permangono alcuni dubbi, almeno al sottoscritto. Numero 1: la profondità della panchina, che non vede ancora un vero e proprio sostituto per Howard, anche se il mercato è ancora lungo e sicuramente qualcosa sarà fatto per ampliare anche il reparto esterni che necessita di un cambio più credibile di Steve Blake nel ruolo di playmaker. Numero 2: l’intenzione di coach Brown di impostare un sistema d’attacco sul modello Princeton Offense, che prevede in sostanza tanti tagli backdoor e dei lunghi in grado di passare la palla ottimamente e al tempo stesso di giocare svariati minuti lontano da canestro. Probabile che nelle visioni dell’ex tecnico dei Cavs questo ruolo sarà ricoperto da Gasol, che è esattamente quel tipo di giocatore, ma con una squadra così piena di talento sarà realmente il caso di giocare un sistema così rigido e standardizzato? Visti gli ultimi acquisti potrebbe essere che Mike Brown si sia ricreduto, e che non andrà ad attingere a piene mani dal sistema inventato tanti anni fa da coach Pete Carril, ma una cosa è sicura, Princeton o non Princeton: il palazzo giallo viola sarà pieno dal primo all’ultimo giorno, con buona pace dei signori Buss.

venerdì 6 luglio 2012

Basketball Jones: Ghemon "L'Hip-Hop mi ha insegnato a essere originale"


intervista realizzata da Claudio Pavesi
Photo courtesy of Ghemon Staff

Oggi la nostra rubrica di interviste musicali vi regala le parole di Ghemon, uno degli artisti migliori della nostra penisola come ha dimostrato il successo del suo ultimo lavoro "Qualcosa è Cambiato".


Cominciamo con la musica, precisamente con l'inizio della tua carriera. Come ti sei avvicinato al rap e come si è evoluta la tua passione durante l'esperienza con i Sangamaro? Come è cambiata la scena da quando hai iniziato a oggi?
Ho iniziato ad ascoltare rap nel 1994 e a farlo nel 95, ero molto molto giovane. Poi ho conosciuto un po’ di persone interessate alla faccenda, ci riunivamo in cantina e di lì abbiamo formato il nostro primo gruppo, appunto i Sangamaro. Era tutto diverso all’epoca, non avevamo internet e quindi ci siamo inventati un sacco di cose, è stato bello e rimane nei miei ricordi come una cosa positiva.

A proposito dei cambiamenti della scena hip-hop negli ultimi anni, se dovessi dare dei consigli ai giovani rapper alle prime armi cosa diresti?
Chiaro, semplice, pulito: LAVORATE. Non cercate scorciatoie.

Da che cosa è nata l'ispirazione per fare un disco profondo come "Qualcosa è Cambiato"? E soprattutto: da "Qualcosa Cambierà" a "Qualcosa è Cambiato", che filo conduttore hai tratto tra questi due lavori? E' davvero cambiato qualcosa?
L’ispirazione nasce dalla vita e dalla realtà. Io non invento nulla, o giù di lì. Perciò era tanta roba accumulata nella mia testa, nel mio cuore, nel mio stomaco. Ma non è finita perché c’è ancora un disco che fa parte dello stesso troncone di vita. Ovviamente il titolo “Qualcosa è Cambiato” non è causale. Le cose che non sono più uguali sono tante, è difficile riassumerle qui, ma nel disco ne le ho raccontate tutte.

Il tuo rap è sempre stato molto particolare, fine ed elaborato, pieno di influenze soul. A tal proposito i tuoi testi sono frutto di intuizioni e sensazioni istantanee oppure sono molto più ragionati e rielaborati?
Come dico sempre, non esiste uno metodo che sia quello. Gli spunti sono tanti, a volte ti costringono a fare di getto a volte a limare all’infinito. Cambia di volta in volta.

Da tempo si affianca al termine "rapper" anche un certo stereotipo di stile (dal vestiario al modo di porsi), stereotipo da cui sembri essere abbastanza lontano. Da cosa nasce l'esigenza di questo distacco?
Dagli inizi, quelli che erano nell’Hip Hop hanno fatto sempre la gara a chi aveva le scarpe più belle o la catena più lucida e più pesante. A me piace vestire bene e a modo mio, l’Hip Hop mi ha insegnato a essere originale, e non a portare la divisa. Altrimenti è stereotipo, e con quelli ho chiuso nel 94 !

I tuoi testi svariano tra argomenti sempre molto diversi tra loro, da quelli più profondi a fotografie della vita quotidiana come ad esempio "Voci nella Testa (Stentoree)". Quali sono le cose che ti ispirano di più nella tua vita quotidiana per scrivere i tuoi testi?
Tutto, credimi. “Ogni cosa è illuminata” (titolo di un bel film). Intendo dire, ogni cosa luccica al punto tale da diventare uno spunto, anche una carta sporca per strada. Perché le immagini sono un link che apre ad altro. Vi è capitato mai di vedere una cosa e per associazione di immagini finire a pensare in un minuto a tutt’altro? E poi dire “Come ho fatto ad arrivare a questo?”. Ecco, a me capita più o meno sempre!

Da tempo fai parte del collettivo Blue Nox, ormai una certezza dato che da tempo sforna prodotti di qualità sempre più alta. Com'è nato questo progetto? Si è mai pensato di fare un album della Blue Nox sfruttando tutti i membri del collettivo?
E’ nato perché volevamo trovare un luogo comune, un insieme in cui riunirci. Si in realtà avevamo pensato sia a un mixtape Blue Nox che a un album “Blue Nox Vs Unlimited Struggle”. Non so se ci sarà tempo di fare una cosa del genere, siamo in tanti e siamo impegnati. Non ci interessa fare troppe cose a scapito della qualità. Le persone si attendono molto da entrambe le crew, meglio fare il massimo sempre.

Su Blue-Nox.com, tu e gli altri membri, consigliate l'ascolto di artisti molto interessanti postando video delle loro canzoni. In un anno così pieno di produzioni musicali come questo 2012 quali sono i prodotti, italiani e non, che ti hanno colpito maggiormente e che, di conseguenza, consiglieresti?
Per una volta diciamo quelli italiani: Mecna, Johnny Marsiglia, Big Joe, Louis Dee, Egreen. Disco preferito per ora, senza offesa per gli altri, Bypass di Stokka & Madbuddy

Noi che ci occupiamo di questo blog siamo anche i conduttori di un programma radiofonico su una radio locale. Come noi anche tu conducevi un programma: Radio Fantasma, come è nata questa avventura? Ti piacerebbe un futuro nel mondo della radiofonia?
E’ nata per scherzo. Facevo tutto da solo. E ovviamente quando dico tutto intendo TUTTO. Non ho avuto più tempo di proseguire. Se mi chiedessero di rifarlo in etere, sarebbe un’esperienza che porterei avanti volentieri ma solo su un network nazionale. O il massimo o niente!

Concedimi la classica domanda riguardo i progetti futuri, cosa dobbiamo aspettarci da 440/Scritto nelle Stelle? Hai anche dichiarato che questo sarà il tuo ultimo lavoro hip-hop, hai per caso intenzione poi di dedicarti al ruolo di autore?
Parlo poco volentieri di questo disco per un solo motivo: voglio che le persone lo giudichino quando lo ascoltano. Parlarne prima è come spiegarti come è fatto un figlio che nascerà tra qualche mese. Ti posso dire il sesso, ma non il colore dei capelli, né che voti prenderà a scuola. Quello lo vediamo insieme tutti!

Photo courtesy of Ghemon Staff

Cambiamo ora argomento. Come si può capire facilmente dal nome del nostro blog la cosa di cui ci occupiamo maggiormente è la pallacanestro. Come è nata la tua passione per il basket?
Ho iniziato a giocare a 6 anni e ho alternato questo sport col calcio e il Karate, per tantissimi anni. Lo adoro, ma in generale mi piace lo sport tantissimo. Mi sarebbe piaciuto fare l’altleta!

Hai una passione particolare per qualche squadra, NBA o italiana che sia? Quali sono i tuoi miti cestistici di sempre e quali i giocatori che ammiri di più adesso? 
Ovviamente la mia squadra del cuore è la Scandone Avellino. Ho iniziato ad andare al palazzetto in B2, e tuttora seguo la squadra, dopo tanti anni di A1, sofferenze e grandi gioie come la Coppa Italia e la partecipazione all’Eurolega. In Nba non ho una squadra preferita o almeno non l’ho più avuta dopo la Orlando di Penny e Shaq. Mi piace molto Westbrook, mi piace Shumpert. Mi piace la gente che salta due metri ecco! Negli ultimi playoff ero per OKC.

C'è qualcuno nel mondo della musica con cui ti piace discutere di questa tua passione? Qualcuno che sia anche abbastanza competente.
Basket? Ce ne sono diversi che lo seguono. Calcio, assurdamente, di meno. Comunque i miei collaboratori stretti, come Kira (il ragazzo che cura i miei social network)  e Weps (il mio webmaster) e miei amici come Lustro dei Microphone Killarz , Eko 121 (grandissimo intenditore), Sumo, sono persone con cui parlo spesso di sport in generale, e soprattutto di basket. I rapper in ogni caso non sono molto per lo sport, con pochi colleghi posso parlare di sport…fa un po’ ridere ma è così.

All'interno di 440/Scritto nelle Stelle potresti regalarci una canzone a sfondo cestistico così da fondere due delle tue passioni.
Sarebbe bello, ma mi limiterò ad andare al campetto qua sotto a sistemare il mio tiro dalla lunetta che mi ricorda le percentuali di Shaq ai bei tempi.


Ringraziamo davvero di cuore Ghemon, molto disponibile nel rispondere alle nostre domande nonostante i tanti impegni. Un grazie di cuore va anche al suo intero staff e a Filippo Giorgi, anche loro molto disponibili e fondamentali nella realizzazione di questa intervista.
Ovviamente per altre interviste, musicali e non, sapete dove cercare: ovviamente su Basketzone RTP.

Il ritorno di Brandon Roy per i T'Wolves che pensano in grande, Kidd sceglie i Knicks, continua il caso Ray Allen

di Luca Ngoi

Photo by: Sportsillustrated
Finalmente è successo. Brandon Roy è tornato in NBA dopo un anno di assenza dai parquet d'America e la sua scelta finale è caduta sui Minnesota Timberwolves, che hanno deciso di puntare fermamente sul ragazzo facendogli firmare un contratto di due anni per 10 milioni di dollari. I T'Wolves dunque aggiungono un tassello importante ad una squadra sempre più interessante e che con Ricky Rubio in regia e Kevin Love nel settore lunghi punta decisa verso i playoff. Il pezzo mancante era proprio una guardia realizzatrice in grado di sfruttare gli assist del playmaker spagnolo e allo stesso tempo di rappresentare una doppia minaccia per le difese avversarie, che dovranno concentrarsi allo stesso tempo su di lui e sul sopra citato Love. Ma i Lupi del Minnesota potrebbero non aver terminato qui il loro mercato in quanto potrebbe arrivare in seguito ad un sign and trade che porterebbe a Portland Derrick Williams e Martell Webster (per lui sarebbe un ritorno), Nicolas Batum al quale lo staff di Minny ha presentato un'offerta che i Blazers però possono sempre pareggiare.
Si muove molto il mercato dei playmaker intanto perchè dopo l'arrivo a Hollywood di Steve Nash nella nottata italiana di ieri anche un altro grande vecchio del basket NBA ha trovato una nuova sistemazione. Parliamo di Jason Kidd, che in seguito ad un clamoroso voltafaccia ha deciso di rifiutare l'offerta dei Dallas Mavericks per firmare un triennale con i New York Knicks ed andare alla ricerca di un alloro assieme a Carmelo Anthony e Amar'e Stoudemire. 
Per un play che arriva un altro potrebbe lasciare la Grande Mela, visto che Jeremy Lin, il fenomeno mediatico (ma non solo) della scorsa stagione, ha ricevuto un'offerta da parte degli Houston Rockets i quali hanno offerto un contratto da 30 milioni alla guardia di origine taiwanese, ma anche in questo caso New York ha la possibilità di pareggiare l'offerta e di trattenere il suo numero 17. I Rockets ad ogni modo si vedono costretti ad operare in maniera cospicua sul mercato, visto che hanno già perso Dragic tornato a Phoenix e adesso potrebbero seriamente perdere anche Kyle Lowry in direzione Toronto (dove è sempre più vicino Landry Fields, offerti 20 milioni di contratto) in cambio di una prima scelta futura.
Parliamo per concludere del mercato che riguardia le shooting guards, con il caso Ray Allen che continua a tenere banco. Il miglior tiratore da 3 della storia della Lega sta sempre vagliando diverse offerte, tra quella di rinnovo con i Celtics (peraltro quasi sfumata visto l'arrivo di Terry), quella di Miami che però può offrire soltanto 3 milioni di dollari e quella di Memphis, la squadra che ora come ora può offrire di più e che anche per questo sembra la favorita. La vicenda sembra comunque poter volgere alla conclusione nelle prossime ore, esattamente come si è concluso l'affare che ha portato Jamaal Crawford ai Los Angeles Clippers, dove tornerà anche Chauncey Billups che sta sempre recuperando dall'infortunio.

giovedì 5 luglio 2012

Steve Nash sbarca ai Lakers mentre i Suns ripartono da Dragic e Beasley.


di Claudio Pavesi
Nash e Kobe sembravano già in sintonia da avversari.
Photo by bleacherreport.com

Si sapeva che Steve Nash avrebbe abbandonato Phoenix, inizialmente si era detto che sarebbe andato a Toronto, nel suo Canada, con un triennale da 12 milioni di dollari all'anno mentre poi si era detto che la destinazione certa del numero 13 sarebbe stata New York, in cui avrebbe riabbracciato l'ex compagno Amar'e Stoudemire e avrebbe cercato di regalare un minimo di gioco ai Knicks di Melo e J.R. Smith, ormai conosciuti per l'assenza di ordine e di schemi offensivi. Tutto già scritto? Ovviamente no, arriva nell'Arizona l'offerta dei Lakers e viene accettata senza indugi: Nash arriverà ai gialloviola tramite il più classico dei sign-and-trade, a Phoenix andranno due prime scelte al Draft (quella del 2013 e quella del 2015) e due seconde scelte (2013 e 2014) mentre Nash firmerà un contratto triennale per 27 milioni di dollari complessivi. Considerando che l'ex giocatore di Santa Clara University non ha avuto in squadra giocatori di altissimo livello negli ultimi anni sarà per lui una grande occasione giocare con Kobe, Bynum, Gasol e compagni a cui dovrebbe aggiungersi nei prossimi giorni anche Grant Hill, ormai praticamente certo infatti il suo arrivo a L.A. dopo l'abbandono dei Phoenix Suns, ormai nel pieno della ricostruzione. Nash attualmente ha 38 anni e il suo contratto scadrà quando ne avrà 41 mentre Hill raggiungerà in Ottobre i 40 anni, i Lakers non diventeranno di certo la squadra più futuribile della NBA ma sicuramente si candidano al titolo per le prossime due stagioni.
Beasley cerca un nuovo
futuro a Phoenix
Photo by wikipedia.org
Come già accennato prima, i Suns stanno proseguendo la loro rivoluzione all'insegna dei giovani infatti hanno firmato sul mercato free agent l'ex ala di Miami e Minnesota Michael Beasley, in passato seconda scelta assoluta al Draft. Beasley ha accettato un contratto triennale da 18 milioni di dollari complessivi, un ottima spesa per un giocatore che, se realizzasse di mettere la testa a posto e di concentrarsi maggiormente, potrebbe sfruttare al meglio il suo clamoroso potenziale offensivo, comunque già discretamente utilizzato come dimostrano i 15.1 punti di media mantenuti nei suoi quattro anni di NBA.
Dragic è tornato in Arizona
Photo by Getty Images
A Beasley si aggiungerà anche Goran Dragic il quale, dopo la parentesi a Houston, tornerà quindi definitivamente a Phoenix con un contratto davvero ricco: 34 milioni di dollari in 4 anni. Inutile dire che il talento di Dragic è immenso infatti è uno dei giocatori più migliorati nel corso della stagione appena conclusa ma forse un contratto del genere è leggermente eccessivo, soprattutto perchè al Draft i Suns hanno puntato su Kendall Marshall con la tredicesima chiamata assoluta. Che non si fidino così ciecamente dell'ex North carolina?
Phoenix punta anche ad una vera stella, Eric Gordon, il giocatore di New Orleans infatti è un restricted free agent e quindi, una volta ricevuta un'offerta quest'ultima potrà essere pareggiata dagli Hornets che potrebbero così tenerlo. I Suns hanno offerto il massimo salariale a Gordon, 58 milioni di dollari in 4 anni, una proposta che sembra davvero irrinunciabile. Gli Hornets hanno fatto sapere che è loro intenzione trattenere Gordon ad ogni costo anche se, dopo due giorni, non hanno ancora pareggiato l'offerta dei Suns, che ci stiano ripensando? Non ci vorrà molto per scoprirlo dato che il termine per pareggiare l'offerta dei Suns è l'11 Luglio.

mercoledì 4 luglio 2012

Deron Williams rifirma con i Brooklin Nets. Su Nash e Howard piombano i Lakers. Terry vicinissimo ai Celtics

Di Davide Quaranta
Deron ha appena rifirmato un contratto faraonico con i Nets
photo by www.nba.com


Il mercato NBA è in costante fermento, ma questa notte è arrivata la notizia più inattesa e importante di tutte: Deron Williams rimarrà ai Brooklyn Nets, avendo firmando un contratto che lo porterà a guadagnare 100 milioni di dollari in 5 anni. La scelta è stata "molto difficile", come comunica lo stesso Williams tramite il suo profilo Twitter, ma la point-guard della nazionale americana alla fine ha preferito la squadra di Prokhorov ai Dallas Mavericks, titolari di un'offerta di "soli" 75 milioni in 4 anni. Dopo l'acquisto di Joe Johnson di ieri, a Brooklyn si sono assicurati due ottime guardie pericolose sia dal perimetro che in penetrazione, vedendo però ampiamente calare le possibilità di far approdare nel sobborgo newyorkese Dwight Howard, visto il grande spazio salariale che l'ingaggio del centro richiede.
photo by: www.magic.com

Proprio su Howard sembrano essere piombati i Lakers che, oltre all'interessamento per Steve Nash, in uscita da Phoenix, sarebbero disposti a sacrificare Bynum per arrivare al pivot dei Magic.
In realtà le voci dell'interesse della squadra di Kobe sembrano piuttosto infondate, mentre trovano molto più riscontro i rumors riguardo l'interesse degli Hawks, che con la cessione di Joe
Johnson e Marvin Williams in cambio di giocatori marginali (oltre che Devin Harris), hanno liberato un po' di quello spazio spazio salariale che sarebbe necessario per arrivare al centro della nazionale americana trionfante a Pechino

Asik e Noah saranno ancora compagni a Chicago.
photo by: www.bulls.com

 Anche da Chicago arriva la notizia di un rinnovo quantomeno discutibile; è quello di Omer Asik, che dopo essere stato ad un passo dai Rockets ha deciso di restare in maglia Bulls, firmando un contratto che al terzo anno lo porterà a guadagnare 15 milioni (a fronte dei 10 distribuiti equamente nei primi due anni).

Il "Jet" sembra destinato a volare lontano da Dallas
photo by: www.dimemag.com
L'ultimo rumors della notte riguarda Jason Terry, che viene accostato ai Boston Celtics, freschi del rinnovo di Kevin Garnett. Con l'eventuale arrivo del "Jet", sarà probabilmente Ray Allen a partire, trovando destinazione a Memphis o a Miami, dove verrebbe accolto a braccia aperte dopo il ritiro di Mike Miller.



L'unico modo per restare sempre aggiornati sul mercato NBA è quello di seguire il blog di Basketzone RTP, dove trovere sempre le ultime voci sulle trade e sui free agent del campionato più spettacolare del mondo.







martedì 3 luglio 2012

Rivoluzione in casa Hawks, Joe Johnson e Marvin Williams lasciano Atlanta


di Claudio Pavesi
Joe Johnson dovrà iniziare a cercare casa a New York
Photo by zimbio.com

Gli Atlanta Hawks sono una di quelle squadra che, dopo una buona stagione regolare, arrancano sempre nei Playoffs e di conseguenza la dirigenza ha pensato che fosse ora di cambiare qualcosa.
Il primo movimento sul mercato riguarderebbe nientemeno che la stella della squadra Joe Johnson, proprio il numero 2 degli Hawks sarebbe diretto ai Brooklyn Nets in cambio di Jordan Farmar, Anthony Morrow, DeShawn Stevenson, Johan Petro, Jordan Williams e una futura scelta al Draft, questa trade manca solo dell'ufficialità ma ormai è praticamente certa. Johnson, guardia di 31 anni, ha chiuso la stagione con medie da 18.8 punti, 3.7 rimbalzi e 4 assist, a Brooklyn porterà anche il suo clamoroso contratto da 19.8 milioni l'anno per i successivi quattro anni, al contratio Atlanta si libererebbe di quel pesantissimo contratto ma si priverebbe del miglior realizzatore della squadra ottenendo solo giocatori "da panchina", non certo in grado di sostituire le prestazione dell'ex Phoenix Suns.
Brooklyn sarà la quarta squadra in 8 anni per Harris
Photo by Ron Hoskins / Getty Images
Gli Hawks però non hanno intenzione di limitarsi a questo scambio, sono infatti pronti a cedere l'ala Marvin Williams agli Utah Jazz in cambio del playmaker Devin Harris. Lo scambio alla pari lascia qualche dubbio dato che ad Atlanta hanno già un ottimo playmaker in Jeff Teague, ritenuto uno dei giocatori più migliorati nell'ultima stagione, mentre Utah si ritroverebbe priva di un point man titolare. Nonostante tutto gli Hawks otterrebbero un playmaker da 11.3 punti e 5 assist di media con anche piedi velocissimi in difesa e un contratto da un solo anno mentre Utah si ritroverebbe con un'ala da 10.2 punti e 5.2 rimbalzi di media ma in aggiunta dovrebbe prendersi sulle spalle il suo pesantissimo contratto biennale.
Con questi due scambi, non ancora ufficiali, Atlanta si libererebbe di due contratti onerosissimi creando così enorme spazio salariale per poter portare a in Georgia un grande giocatore dal mercato Free Agent o per acquistare giocatori necessari ad un altro grande scambio: che si punti su un nativo di Atlanta come Dwight Howard?

domenica 1 luglio 2012

Inizia la free agency, D-Will il più ambito, Garnett resta a Boston, e Nash...

di Luca Ngoi


La free agency ha avuto ufficialmente inizio. Dopo l'appuntamento del Draft infatti le varie franchigie stanno trattando per prolungare i contratti dei loro giocatori in scadenza oppure per accaparrarsene altri già usciti dai loro accordi. Tra questi il più appetito dall'intera NBA è senza ombra di dubbio Deron Williams, che nei giorni scorsi ha rescisso con i Nets ed ora sembra essere vicino ai Dallas Mavericks con le due parti che comunque si incontreranno in settimana per cercare di trovare un accordo.
Intanto nella giornata di ieri è arrivata un'ottima notizia per i Boston Celtics, che hanno rinnovato Kevin Garnett per ben tre anni a 34 milioni di dollari in totale; accordo che consentirà a Garnett di diventare il vero simbolo dei Celtics della nuova era ed importante anche perchè potrà insegnare tutti i trucchi del mestiere alle due prime scelte Sullinger e Fab Melo. Sempre a Boston ci si guarda in giro per trovare la prossima guardia titolare. Dato il mancato accordo tra i Grizzlies e OJ Mayo l'ex USC resta la prima opzione (con i Lakers alla finestra), ma altrettanto vive sono le piste che portano a Jason Terry, liberatosi da Dallas che però potrebbe ancora aver voglia di rinnovarlo, e a Nick Young, guardia dal sicuro talento offensivo che però ai Clippers non si è espresso sui livelli sperati.
La notizia del giorno è comunque quella dell'allontanamento quasi definitivo tra i Phoenix Suns e Steve Nash, che sarebbe in questo momento molto vicino ai Toronto Raptors, i quali sono pronti a offrire un contratto da 12 milioni di dollari a stagione. Nash ci sta pensando ma in settimana incontrerà ancora la dirigenza di Phoenix, che però parte da dietro potendo offrire "solo" 10 milioni per tre anni. La vicenda comunque potrebbe non chiudersi entro breve, dunque ci si può aspettare qualunque tipo di sviluppo in merito.
Altro free agent importante per quest'estate è Eric Gordon, guardia degli Hornets (che possono comunque pareggiare qualsiasi offerta) che sta ricevendo una corte serrata da diverse squadre, e non da poco. L'ex Clippers infatti si incontrerà proprio nella giornata di oggi con gli Indiana Pacers (che punteranno sul fattore affettivo, essendo Eric un nativo dell'Indiana), domani invece è in programma un meeting con gli Houston Rockets (pronti a mettere sul piatto Luis Scola) e infine martedì si vedrà con i Phoenix Suns. Il giocatore vorrebbe riuscire a prendere una decisione prima del primo giorno di training camp con Team USA programmato per il 6 Luglio a Las Vegas, ecco il perchè di un calendario così serrato, che prevede a questo proposito un altro incontro con Portland il 5 Luglio e probabilmente anche altri summit con Dallas e Charlotte.
Altra guardia dal talento strepitoso è Brandon Roy, che è sulla via di un clamoroso ritorno e che si sta attrezzando in tal senso. L'ex Blazer infatti si è già incontrato con la dirigenza dei Timberwolves e coach Rick Adelman, e nelle prossime ore incontrerà emissari di diverse squadre quali Dallas, Chicago e Golden State, come riporta Yahoo. Roy si era già offerto nei giorni scorsi ai Lakers, i quali sembrano aver gentilmente rifiutato la proposta visti i dubbi sulle sue condizioni di salute, nonostante le quali il prodotto dell'università di Washington crede che potrà ottenere un contratto pluriennale.
Dell'ultim'ora anche la notizia secondo la quale Orlando avrebbe messo ufficialmente sul mercato Dwight Howard, per il quale sono pronti ad ascoltare tutte le offerte. La destinazione preferita del centro rimane sempre Brooklyn, come confermato anche dal suo agente, ma l'unica offerta reale e già pronta sul piatto sarebbe quella di Houston, che dispone di un pacchetto di giocatori solidi da offrire ai Magic, un pacchetto che comprende Luis Scola, Kyle Lowry e Kevin Martin, che arriverebbero ad Orlando colmando diverse lacune e risolvendo tanti problemi in una squadra che, per un possibile dopo-Howard avrà bisogno di rifondare. Tra tutte le trattative fin qui esposte questa sembra comunque la più lunga e complicata, ma rimanete con Basketzone per ogni aggiornamento.

martedì 26 giugno 2012

Trade tra Minnesota e Houston. Dwight Howard all'orizzonte?


di Claudio Pavesi
Budinger con la sua ormai ex squadra
Photo by Streeter Lecka / Getty Images

Come sempre succede quando ci si avvicina al Draft, le franchigie sono sempre più attive sul mercato. Una dimostrazione di ciò ce la offrono gli Houston Rockets e i Minnesota Timberwolves, la squadra di Kevin Love ha infatti deciso di privarsi della diciottesima scelta al Draft in cambio dell'ala piccola/guardia Chase Budinger e di Lior Eliyahu, il cestita del Maccabi Tel-Aviv che quest'anno farà la Summer League con la sua nuova squadra NBA.
Minnesota ha guadagnato un ottimo atleta e un buon tiratore, Budinger infatti ha raggiunto il 40% al tiro dall'arco dei 3 punti nell'ultima stagione, annata in cui ha tenuto una media di 9.6 punti, 3.8 rimbalzi e 1.3 assist; Houston invece si è assicurata le sua terza scelta al primo giro, ora possiede la numero 14, la 16 e 18 e la sensazione è quella che i Rockets stiano pensando di fare una grande trade dato che, dopo aver preso la terza scelta nelle prime 20, hanno dichiarato di aver messo sul mercato Kyle Lowry e Kevin Martin, nientemeno che il playmaker e la guardia titolare: che l'obbiettivo finale sia Dwight Howard? Per ora quest'ultima considerazione è solo un'ipotesi ma le voci che condividono quest'idea non sono poche. Sarà vero? Sarà l'ennesimo capitolo di fantamercato? Per ora nulla è certo ma lo scopriremo presto.

I Bobcats cambiano look... e anche allenatore


di Claudio Pavesi
Kemba Walker, Gerald Henderson e Bismack Biyombo con le nuove maglie.
In alto a sinistra uno dei tre nuovi loghi.
Photo by news.sportslogos.net

Quando le persone si trovano in un momento di crisi e necessitano un nuovo inizio spesso il primo passo verso la redenzione consiste in un cambiamento di look: un taglio di capelli nuovo o uno stile nel vestirsi molto differente da quello a cui erano abituati. L'NBA non è molto diversa da queste persone, anche tra questi grandi professionisti il nuovo punto di partenza per un futuro radioso può essere proprio il look e chi ha bisogno di un cambiamento radicale quanto gli Charlotte Bobcats?
Charlotte viene dalla stagione più disastrosa della storia della NBA (non male come biglietto da visita), un anno da 7 vittorie e 59 sconfitte che rende i Bobcats la squadra con la percentuale di vittorie più bassa di sempre, solo il 10%, così l'organizzazione ha pensato di dare una rivoluzionata all'immagine: sono stati leggermente modificati i loghi e sono stati cambiati i colori sociali preferendo il blu scuro, già molto usato in NBA, associato al cosiddetto Carolina Blue e cioè l'azzurro reso famoso dall'università del North Carolina, proprio nello stesso stato dei Bobcats.
Le maglie sono state cambiate non solo nei colori ma anche nello stile, abbandonate definitivamente quindi le maglie che avevano solo dal 2009 che erano però la copia di quelle degli Orlando Magic con colori diversi anche se quelle di quest'anno, a mio personale avviso, hanno il difetto di essere di un colore già usatissimo in NBA e cioè il blu scuro, decisamente troppo usato tra le franchigie.

Il nuovo coach Mike Dunlap durante la sua presentazione
Photo by soraspy.com
Non solo un cambiamento di look per la franchigia di Michael Jordan ma anche un passaggio di consegne al comando, dopo Silas infatti sarà compito di Mike Dunlap cercare di far risorgere le "Linci", il suo nome può non essere molto noto ma nell'ambiente cestistico è molto rispettato, soprattutto per l'etica del lavoro e del gruppo dimostrata come assistente in NBA nei Denver Nuggets dal 2006 al 2008 e per il resto della sua carriera in giro per l'NCAA. E' proprio nell'NCAA che è riuscito a dare il massimo, in particolar modo nell'ultima stagione a St. John's in cui, dopo essere stato assistente, ha compiuto un ottimo lavoro come capo allenatore ad interim.

venerdì 22 giugno 2012

Il Re si prende la corona, Miami vince il secondo titolo NBA della sua storia


di Claudio Pavesi
La soddisfazione di LeBron con il Larry O'Brien Trophy in mano e la felicità
di Spoelstra, molto giovanile con il cappellino al contrario.
Photo by Getty Images

Miami si gioca il primo match point in casa, l'opportunità per LeBron James di vincere il primo titolo in carriera ma Kevin Durant e compagni vogliono tornare a Oklahoma City almeno per un'altra partita. James inoltre ha chiuso gara 4 dolorante per un crampo, almeno così ha detto Spoelstra, ma sarà davvero solo un crampo? Riuscirà LBJ a prendersi la squadra sulle spalle come ha fatto per tutti i Playoffs? Andiamo a scoprirlo.
In apertura di partita James conferma di essere al 100% della sua condizione fisica schiacciando in entrata i primi due punti della partita, i tifosi degli Heat tirano un sospiro di sollievo. Il primo quarto prosegue con i Thunder che provano a restare in partita ma con difficoltà, difensivamente infatti non riescono ad adeguarsi alla circolazione di palla degli Heat: i raddoppi sono lenti ad arrivare, i lunghi come Perkins e Ibaka spesso si fanno battere dal palleggio con troppa facilità e le rotazione sugli esterni sono di basso livello o, peggio, talvolta assenti come dimostrano le due triple consecutive di Mike Miller in chiusura di quarto e i cinque assist di Chalmers nei primi dodici minuti di gioco. Il primo parziale si chiude sul 31-26 per gli Heat grazie anche all'apporto istantaneo dei giocatori della panchina degli Heat come Norris Cole ma ancora più fondamentale è stata la precisione degli Heat dall'arco, il 38% dei punti di Miami nel quarto arriva proprio dalla lunga distanza.
Gli Heat al gran completo con tanto di Pat Riley e presidente
Photo by NBA.com
Nel secondo quarto OKC dimostra di non riuscire proprio ad adeguarsi al gioco di Miami, le rotazioni difensive infatti sono disorganizzate e gli accoppiamenti difensivi sono poco azzeccati e ne approfittano i lunghi, soprattutto Bosh il quale spesso si ritrova accoppiato con i piccoli dei Thunder, talvolta anche con Fisher. OKC, tenta in ogni modo di fermare l'emorragia affidandosi anche ad un paio di simulazioni davvero vergognose di James Harden ma nemmeno questo può fermare gli Heat che in meno di otto minuti mettono a segno un parziale di 22-10 guidato dai canestri di Wade e Mike Miller, canestri che portano la squadra di casa sul +17. Perfetta invece la difesa a centro area dei Miami Heat, i giocatori di casa rendono difficile ogni ricezione e, sfruttando posizioni perfette, chiudono gli spazi per le penetrazioni avversarie procuradosi anche parecchi sfondamenti. La fortuna comunque non assiste i Thunder, molti tiri infatti sono degli in-and-out, tiri che in gara 1 e, a lunghi tratti anche in gara 4, sembravano entrare tutti. Un sussulto di Kevin Durant permette ai Thunder di chiudere la prima metà di gara "solo" a -10 sul 59-49, un vero affare per OKC considerando come stava giocando; decisivi per Miami i 15 punti di James e i 12 di Mike Miller con 4/4 da tre punti. L'immagine simbolo di questa partita la regala in chiusura Shane Battier che in entrata batte in palleggio Kevin Durant e glisegna in faccia, segno che, per quanto OKC ci provi, gli Heat sono sempre un passo avanti a loro.
Nei primi cinque minuti terzo periodo i Thunder sembrano rivoluzionati e, guidati da Durant e Ibaka, raggiungono anche il -7 salvo poi però cedere sotto i colpi di LeBron James e compagni, questi ultimi infatti, in quattro minuti, infilano un parziale di 19-1 che porta la partita ad un inesorabile +25 per gli Heat. Il trio Bosh-Wade-James è inarrestabile mentre per i Thunder sembra crederci solo Fisher, l'unico con la personalità per opporsi agli attacchi di James contro il quale infatti commette anche un duro fallo, sanzionato con un flagrant foul di livello 1, per cercare di dare una scossa ai suoi compagni di squadra, un messaggio che però non sembra essere stato recepito. La difesa di Miami continua a lavorare sodo, in particolar modo Wade e James non perdono l'occasione per imporre il loro superiorità stoppando più volte Westbrook ma anche Durant e Sefolosha, con queste giocate affossano definitavamente il morale dei Thunder, ormai con le spalle al muro qunado, alla fine del quarto periodo, si ritrovano in svantaggio 71-95. LeBron aggiunge alle stoppate anche 19 punti, 7 rimbalzi e 11 assist, una prestazione per il momento imperiale che manda in visibilio il pubblico dell'American Airlines Arena che invece è ritenuto storicamente piuttosto silenzioso.
LeBron riceve da Bill Russell il premio di MVP
delle Finali a lui intitolato
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Nel quarto periodo il trend non cambia, Wade continua a stoppare chiunque e ad attaccare il ferro con decisione (20 punti e 8 rimbalzi alla fine per Flash) mentre Mike Miller continua a mettere a segno le sue triple, quest'ultimo chiuderà con 23 punti tirando un'incredibile 7/8 dalla lunga distanza. LeBron James si dimostra dominante anche nell'ultimo quarto riuscendo a realizzare la tripla doppia da 26 punti, 11 rimbalzi e 13 assist, è la sua prima tripla doppia della stagione, inoltre, la realizzazione di quest'ultima a tre minuti dalla fine sul 118-96 è il segnale che la partita è ufficialmente chiusa e quindi è il momento di mettere in campo le riserve. La festa anticipata comincia sul viso di Bosh, Wade e LeBron prima ancora che in panchina mentre gli ultimi minuti di basket giocato sono una degna passerella per i veterani come Juwan Howard, arrivato finalmente al primo titolo della sua carriera a 38 anni. La sirena finale arriva in fretta, il tabellone dice 121-106 per Miami, è tempo di festeggiamenti per il secondo titolo della storia degli Heat, il primo di LeBron James.
Miami è stata quasi perfetta stasera, difensivamente rapida e cattiva, mentre in attacco è stata precisa e veloce, con un'ottima circolazione di palla. OKC non è sembrata quasi mai in partita, è sembrata impacciata e imprecisa, come spaventata dall'atteggiamento degli Heat, colpevole sicuramente coach Brooks, lento nel sostituire i giocatori che più stavano deludendo e nell'escogitare gli aggiustamenti. Miami segna 14 triple di squadra pareggiando il record NBA delle finali dei Rockets e dei Magic del 1995, Miami è anche l'unica squadra della storia ad aver vinto un titolo dopo essere stati sotto in 3 serie diverse; Oklahoma City invece perde per la prima volta in stagione 4 partite consecutive.
Durant in lacrime tra le braccia della madre e del fratello,
la sensazione è quella chequesta non sarà l'unica finale del 35
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La festa è già scoppiata in tutta Miami quando LeBron riceve il premio di MVP delle Finals, un premio meritato considerando la sua media da 28.6 punti, 10.2 rimbalzi e 7.4 assist. Da ricordare le parole di Pat Riley, da sempre una persona incredibilmente moderata che però, arrivato ai microfoni, apre il discorso con "Is it ok if we have a party tonight?". Qualcosa da ricordare e infatti, prorprio come diceva lo spot di LeBron James, "We are all witnesses".

Miami Heat - Oklahoma City Thunder 121-106 (31-26; 59-49; 95-71; 121-106)
Miami Heat: James 26, Bosh 24, Miller 23, Wade 20, Battier 11, Chalmers 10, Cole 3, Harris 3, Haslem 1, Jones, Howard, Turiaf.
Oklahoma City Thunder: Durant 32, Westbrook 19, Harden 19, Fisher 11, Ibaka 9, Ivey 6, Perkins 2, Collison 2, Cook 2, Aldrich 2, Hayward 2, Sefolosha.

giovedì 21 giugno 2012

Scambio tra Washington e New Orleans in vista del Draft


di Claudio Pavesi
La coppia Okafor-Ariza continuerà a esistere ma lontano dalla Louisiana
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Il Draft è sempre più vicino e alcune delle squadre che si preannunciano protagoniste nella notte del 28 Giugno si stanno già portando avanti con i loro progetti in vista della prossima stagione.
Le prime squadre a intraprendere uno scambio sono state i New Orleans Hornets e i Washington Wizards, i primi infatti hanno deciso di liberarsi di Emeka Okafor e Trevor Ariza i quali prenderanno la via della capitale in cambio di Rashard Lewis e la scelta numero 46 al Draft del 28 Giugno. Okafor e Ariza sono due discreti giocatori di basket e due specialisti difensivi, il primo ha chiuso la stagione con 10 punti, 8 rimbalzi e 1 stoppata di media in 28 minuti di utilizzo a gara, l'ex Rockets e Lakers invece ha portato alla causa 9 punti, 4.5 rimbalzi, 2 assist e 1.3 rubate a sera mentre Lewis ha segnato 7.8 punti di media catturando 4 rimbalzi in sole 28 partite a causa di ripetuti infortuni.
Per Lewis gli Hornets sono la
quarta squadra in carriera.
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Facilmente comprensibili le idee delle due squadre, New Orleans si libera di due contratti discretamenti pesanti e pluriennali prendendosi uno dei contratti più pesanti in tutta la NBA che però scadrà l'anno prossimo, inoltre la cessione di Okafor è pensata proprio a creare spazio nella rotazione per l'arrivo di Anthony Davis al Draft mentre Ariza era il prezzo da pagare per poter rendere possibile lo scambio considerando il contratto faraonico di Lewis. Washington in questo modo si libera di un giocatore prssoché inutile per il suo gioco e trova due grandi difensori: uno come Ariza, in grado di marcare chiunque, e un lungo puro in Okafor, il vero intimidatore d'area, stoppatore e rimbalzista che mancava ai Wizards, quest'ultimo infatti prenderà il posto in rotazione di Blatche che al 90% sarà tagliato da qui a pochi giorni.

mercoledì 20 giugno 2012

Miami sul 3-1 ad un passo dal titolo, ma che paura per LeBron


di Claudio Pavesi
Mario Chalmers con il suo pubblico sullo sfondo, è lui l'eroe di giornata
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Gara 4 ancora a Miami, per i Thunder è come una gara 7 perchè nessuno ha mai rimontato uno svantaggio di 3 gare a 1, la più classica situazione da "do or die" come direbbero gli americani. Le parole servono a poco, serve giocare quindi corriamo all'interno dell'American Airlines Arena e prepariamoci alla palla a due.
Il primo quarto si può riassumere con tre lettere: OKC. I Thunder cominciano con le marce altissime, dopo quattro minuti si ritrovano sul 13 a 3 e sembra solo l'inizio, i minuti passano e tutti sembrano essere in serata come dimostra il fatto che anche i grandi difensori della squadra, Sefolosha e Collison,  vanno più volte a segno meravigliando non poco il pubblico e la panchina di Miami. Oklahoma City tocca anche il +17 ma chiude il quarto 33-19 tirando con il 63,5% con Durant da 8 punti ma la vera chiave di questo inizio è Westbrook, 10 infatti sono i suoi punti anche se ciò che più colpisce è l'onnipotenza offensiva del numero 0, davvero inarrestabile soprattutto nel tiro dalla media distanza.
Prima dell'inizio del secondo quarto Pat Riley viene onorato del Chuck Daly Lifetime Achievement Award, un premio dell'associazione allenatori della NBA che premia lo "standard di integrità, l'eccellenza nella competitività e il continuo miglioramento e promozione della pallacanestro", un premio importante perchè dedicato allo storico rivale-amico di Pat Riley e cioè Chuck Daley, lo storico allenatore anche del Dream Team di Barcellona 1992 che proprio quest'anno festeggia il ventennale. Ironico che a premiarlo sia stato Rick Carlisle, proprio l'allenatore dei Dallas Mavericks che l'anno scorso vinse il titolo NBA proprio i danni degli Heat di Riley.
LBJ portato in panchina dolorante
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Finito il bel siparietto si torna alla partita che, seguendo il trend della serie, subisce un duro parziale che cambia il corso del match: gli Heat infatti infilano un parziale da 16-0 guidato da due triple di Norris Cole a cui sono seguiti 3 punti di James Jones e 3 punti di Mario Chalmers. Non sono impazzito e non ho sbagliato a scrivere, è stato proprio il supporting cast degli Heat ha ribaltare la situazione sotto la guida però di LeBron James nel ruolo di direttore d'orchestra dato che a metà del secondo quarto è già a quota 7 assist. Il pubblico di casa si spaventa quando Wade, in seguito a una stoppata di Ibaka a suo danno, cade male sull'osso sacro, al momento sembra un duro colpo ma tutto si risolve nel migliore dei modi: solo una botta per Flash che può tornare subito sul parquet. Miami continua a macinare punti e Brooks prova a rimediare usando il quintetto basso con Westbrook, Fisher, Sefolosha, Harden e Collison che tanti miracoli fece in Gara 1 ma senza molti risultati, il quaro si chiude 49-46 per i Thunder che devono ringraziare un grande Westbrook ed i suoi 18 punti tirando 9/15 dal campo.
Il terzo quarto, come spesso succede, è il momento decisivo della sfida ed è proprio in questo periodo che le redini del match passano definitivamente nelle mani degli Heat. Durant spende nel primo minuto un fallo piuttosto inutile che lo condiziona difensivamente (cosa fin troppo frequente in questa serie) mentre gli Heat tengono fede al loro nome restando "caldi", difficilmente sbagliano un tiro, nel solo terzo quarto infatti Wade mette a segno 10 punti e Chalmers ne realizza 7 senza dimenticare il solito Shane Battier, oggi meno decisivo del solito ma comunque importante, sua una tripla fondamentale nel quarto e molto buono anche il lavoro difensivo con cui riesce ad innervosire Westbrook che però riuscirà comunque a realizzare 8 punti nel quarto. Durant realizza 10 punti nel quarto ma l'atteggiamento non è quello delle serate migliori e in difesa è piuttosto impalpabile, al contrario James è molto deciso a portare a casa il risultato, segna tutti gli ultimi 8 punti di squadra e si prepara all'ultimo quarto con 20 punti, 9 rimbalzi e 12 assist a referto ma ciò che più impressiona è lo sguardo deciso e lo sforzo difensivo. Il problema dei Thunder ha un nome e un cognome e stranamente è quello di James Harden, davvero fuori fase in attacco e disastroso in difesa, demolito in post basso da LeBron James. Nonostante tutto OKC chiude in svantaggio solo di 4 punti sul 79-75, un vero affare per come stava giocando anche se devono solo ringraziare Miami per essere ancora in partita, gli Heat infatti, come troppo spesso fanno, hanno abusato di alcuni attacchi statici che non hanno portato a nulla di buono e hanno aiutato i Thunder a restare in gioco.
L'ultimo periodo continua ad essere firmato dalla squadra di casa anche e soprattutto per la giornataccia di Harden che riesce a sbagliare praticamnte ogni tiro tentato, tra questi addirittura una schiacciata in contropiede. Per Miami il leader ormai è Mario Chalmers, la sua mano ormai è rovente tanto che chiuderà segnando 12 punti nel quarto mentre a tenere a galla OKC ci pensa Westbrook, per lui un parziale da 13 punti consecutivi in poco più di cinque minuti tirando 5/5 dal campo e 3/3 ai liberi, giocate che riportano i Thunder sul -2 con meno di cinque minuti sul cronometro. All'incirca in contemporanea con il pareggio firmato Kevin Durant accade un fatto che lascia il mondo col fiato sospeso: James cade e resta a terra dolorante, si tiene il ginocchio e deve tornare in panchina sorretto dai medici, potrebbe essere un crampo ma anche una lesione al ginocchio, l'American Airlines Arena trema. LeBron non riesce a stare fuori e ritorna in campo con i suoi sotto di 2 punti anche se vistosamente zoppicante. Al suo ritorno Miami si porta sul +5 grazie ad un parziale di 7-0 il cui simbolo è una clamorosa tripla di Lebron James presa su una gamba sola da fermo, una vera prodezza. Successivamente Westbrook riesce a riportare i suoi sul -3 ma, dopo aver difeso bene, è proprio il numero 0 ha commettere un fallo intenzionale deleterio e inutile a due secondi dallo scadere dei 24 di Miami che permette a Chalmers di chiudere la partita ai liberi e, di conseguenza, di sigillare la terza vittoria nella serie, Miami ora è ufficialmente sul 3-1 dopo la vittoria per 104-98.
LeBron costretto alla panchina dall'infortunio
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Miami è stata molto convincente, ottima la sua difesa e la sua circolazione di palla, è sembrata una squadra vera e propria e non solo le solite due stelle e un ammasso di corpi al loro fianco, i migliori infatti sono stati LeBron James (26 punti, 9 rimbalzi e 12 assist con il 50% dal campo) e Chalmers (25 punti, 2 rimbalzi e 3 assist con il 9/15 dal campo), ottimo anche Wade. OKC dal canto sua ha fatto piuttosto male: Durant (28 punti e 2 rimbalzi tirando 9/19) ha inciso meno di quanto dica il tabellino, malissimo anche Perkins (4 punti e 3 rimbalzi) e Harden (10 rimbalzi ma 8 punti tirando 2/10), molto bene invece Collison, enciclopedico in difesa, e Westbrook che ha registrato 43 punti con 7 rimbalzi e 5 assist tirando 20/32 dal campo, una prestazione quasi perfetta se non fosse stato per quel fallo pazzo  negli ultimi secondi che, di fatto, ha tolto a OKC la possibilità di paregggiare con l'ultimo tiro.
Nessuna squadra ha mai rimontato dal 3-1 in una serie finale ma mai dire mai anche se coach Spoelstra ha confermato che il problema di LeBron James era solo un crampo e di conseguenza sarà al pieno delle forze in Gara 5.

Miami Heat - Oklahoma City Thunder 104-98 (33-19; 49-46; 75-79; 98-104)
Miami Heat: James 26, Chalmers 25, Wade 25, Bosh 13, Cole 8, Battier 4, Jones 3, Haslem, Miller.
Oklahoma City Thunder: Westbrook 43, Durant 28, Harden 8, Collison 6, Sefolosha 5, Ibaka 4, Perkins 4, Fisher.

lunedì 18 giugno 2012

LeBron James torna re nella sua Miami, Heat sul 2-1 nella serie


di Claudio Pavesi
Questa volta la difesa di LeBron su KD ha fatto la differenza
Photo by Lakersland.com

Siamo già a Gara 3, ormai la Chesapeake Arena è un lontano ricordo e lo skyline di Miami, ben più attraente di quello di Oklahoma City, è pronto ad accogliere il più grande spettacolo cestistico al mondo quindi prepariamoci per la palla a due.
Il primo quarto è quello tipico di una Gara 3, le squadre si studiano per verificare gli adjustament pensati negli ultimi giorni anche se ci sono giocatori come Westbook e Durant per cui non ci sono adjustment che reggono, la coppia d'oro dei Thunder mette a segno 12 dei 20 punti di squadra. Miami dal canto suo decide di esplorare il cetro dell'area dei Thunder nonostante la presenza di Ibaka e Perkins, missione assolutmente compiuta dato che 24 dei 26 punti degli Heat sono arrivati dal pitturato.
Il secondo quarto comincia con James in panchina a riposare ma ci pensa l'atletismo si Wade a tenere davanti gli Heat con le solite giocate di energie, una su tute la stoppata su su Collison, sì avete letto bene proprio l'ala centro degli avversari. Wade continua a macinare gioco e punti ma i Thunder rispondono con la coppia Harden-Fisher che a suon di giocate di furbizia ed esperienza riporta i Thunder a -1 preparando lo scenario per Durant cha a metà quarto comincia a scaldarsi. Entrambe giocano bene ma nel secondo quarto Miami fa leggermente più fatica del solito ma ci pensa Battier a risollevare gli Heat con due triple in meno di due minuti: rispettivamente il secondo e il terzo canestro di Miami al di fuori del pitturato. I Thunder devono ringraziere Westbrook, il numero 0 infatti realizza cinque punti in quaranta secondi che permettono a i suoi di andare al riposo a -1 sul 46-47.
Il terzo parziale inizia con i Thunder completamente diversi in entrambe le metà del campo come dimostra l'ex Biellese Thabo Sefolosha che prima difende in maniera enciclopedica su LeBron James per poi chiudere dall'altra parte schiacciando l'alley-oop alzato da Westbrook. La "nuova" OKC arriva fino al +9 grazie anche a Miami che, come spesso accade, rallenta e inizia a prendere brutti tiri statici, ovviamente solo fino al risveglio di Wade il quale pensa bene di suonare la carica per la squadra di casa prima schiacciando con forza e poi costringendo Durant al quarto (dubbio) fallo obbligandolo alla panchina. Brooks sceglierà di fare a meno anche di Westbrook, autore di troppe ingenuità ma sarà salvato dal solito Derek Fisher che realizza un gioco da 4 punti fondamentale, puro ossigeno per i Thunder aiutati anche da Perkins, tarantolato a rimbalzo in attacco. Miami non mostra un gioco particolarmente fluido ma incredibilmente si ritrova sul +2 grazie a una tripla di LeBron James, un risultato che nemmeno gli stessi Heat avrebbero creduto di raggiungere in così breve tempo, evidentemente l'assenza di Kevin Durant e Westbrook, a lungo termine, non è rimediabile. Chiave del quarto sono due errori grossolani in difesa di Ibaka e Fisher i quali, sbagliando un closeout, regalano due viaggi in lunetta per 3 liberi ciascuno a Miami, 6 punti in un momento difficile per gli Heat che da quel momento sono tornati a macinare punti.
Non sarà la Chesapeake Arena ma anche a Miami l'ambiente
non sembra niente male
Photo by eu.art.com
L'ultimo periodo inizia con una Miami cattivissima e molto aggressiva a cui però i Thunder riescono a tenere testa con i loro big three. Le prime avvisaglie di come finirà la partita si vedono quando Kevin Durant fa 0/2 ai liberi sul -1, non certo una bella notizia per i Thunder che però rimediano con la leadership di James Harden. I minuti passano e OKC arranca principalmente a causa della difesa degli Heat guidata da Bosh, più volte protagonista di stoppate e responsabile di molte palle perse di Kevin Durant. A 3 minuti circa dalla fine parte una sequenza che spezza in due la partita: Wade realizza un And-One e successivamente Durant è protagonista di una palla persa molto banale, è lo stesso numero 35 che poi commette il suo quinto fallo sull'entrata di James regalandogli un tiro libero addizionale a i due punti realizzati in entrata. Gli Heat raggiungono così il +7 a due minuti dal termine, sembra tutto finito ma i liberi di Perkins, la rubata incredibile di Sefolosha su Wade seguita dal canestro dello svizzero e il jump-shot di Westbrook riportano la partita sul -1: a Miami ritornano i soliti spettri tipici dei finali di partita in cui gettano via il vantaggio accumulato; certo che con 9 perse in 10 minuti era intuibile che Miami rischiasse il rientro di OKC. Negli ultimi secondi ovviamente Miami gestisce male con il solito brutto isolamento per LBJ che sbaglia il tiro salvo poi tirare 1/2 ai liberi sigillando il risultato sul +4 per gli Heat a 16.2 secondi dalla fine. OKC ha l'ultima possibilità ma butta via la rimessa regalandola a Miami che chiude il risultato sul 91-85 firmando il 2-1 nella serie.
Miami si è comportata in maniera ottima guidata da un James da 29 punti e 14 rimbalzi oltre che da un Wade da 25 punti, 7 rimbalzi e 7 assist anche se non vanno dimenticati Battier (9 punti con 2/2 da 3 punti) e Bosh che invece ha tirato male (3/12 dal campo per 10 punti) ma è stato utilissimo a rimbalzo (11 alla fine) e in difesa. OKC ha risposto con i 25 punti di Durant e i 19 di Westbrook ma la differenza l'ha fatta la scarsa circolazione di palla come testimoniano i pochi assist, le molte palle perse banali (5 di Kevin Durant) e la scarsa percentuale ai liberi: in una partita punto a punto non è ammissibile tirare col 62.5% dalla lunetta (15/24) quando i rivali tirano l'88.6% (31/35). LeBron James si è dimostrato un ottimo leader in attacco, a rimbalzo, in difesa e come portatore di palla, è stato ottimo infatti anche negli ultimi minuti con le due giocate decisive: un assist clamoroso a Bosh e il libero decisivo della vittoria, per non parlare del fatto che per gran parte della partita ha marcato a uomo Kevin Durant meritando quindi il risultato finale e il vantaggio nella serie.

Miami Heat - Oklahoma City 91-85 (26-20; 47-46; 67-69; 91-85)
Miami Heat: James 29, Wade 25, Bosh 10, Battier 9, Haslem 6, Jones 6, Miller 4, Chalmers 2, Cole.
Oklahoma City Thunder: Durant 25, Westbrook 19, Perkins 10, Harden 9, Derek Fisher 9, Sefolosha 6, Ibaka 5, Collison 2, Cook.

venerdì 15 giugno 2012

Non tutte le rimonte vanno a buon fine: Miami pareggia la serie


di Claudio Pavesi
E' LeBronJames il vero protagonista di Gara 2
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Definire Gara 2 importante è dire poco, LeBron James e gli Heat arrivano alla Chesapeake con un atteggiamento mai visto, incredibilmente serio, stessa cosa vale per i Thunder che guidati meravigliosamente dai loro ormai famosi tifosi, vorrei fare qualsiasi cosa tranne che deludere il proprio pubblico. Ora basta parole e prepariamoci alla palla a due.
Miami parte benissimo, tutti sembrano molto carichi e decisi tanto che gli uomini di coach Spoelstra arrivano anche sul 16-2 con giocate anche poco prevedibili come l'entrata in palleggio di Bosh che segna in entrata su Durant guadagnandosi addirittura il fallo. Tutti sembrano essere caldi, anche Battier, sempre preciso dall'arco, ma soprattutto la coppia Wade-James, decisa come non mai a cambiare la partita: per loro 15 punti con il 50% dal campo, qualche assist e più di un canestro dal post basso. La coppia d'oro di casa Durant-Westbrook invece è stata limitata perfettamente, tenuta a 5 punti di coppia con 2/10 dal campo e 2 falli a testa. L'unico dato positivo per i Thunder lo regala un'altra coppia, Harden-Ibaka, il barbuto infatti sembra essere un nuovo giocatore rispetto a quello dei 5 punti di Gara 1 mentre lo spagnolo di origine congolese inizia lo show di stoppate fermando quella che sarebbe stata una delle schiacciate più clamorose che LeBron James abbia mai fatto, proprio negli ultimi secondi del primo quarto.
OKC comincia il secondo quarto dal -12 con una faccia diversa, Ibaka continua a stoppare e Harden continua a costruire gioco, il numero 13 prende in mano la squadra costringendo anche al fallo James, il secondo, che lo obbliga alla panchina forzata. Senza James sono altri Heat e i Thunder tornano così sotto la doppia cifra di svantaggio anche con Durant e Westbrook a mezzo servizio. Quando torna in campo James la partita cambia di nuovo: più spazio per Bosh in attacco che viene ben ripagato dai compagni degli ottimi sforzi difensivi, stessa cosa vale per Battier che segna da 3 punti come fosse Larry Bird. Il secondo quarto segue un trend particolare per tutti i 12 minuti, non appena i Thunder si avvicinano sotto la doppia cifra di svantaggio Miami piazza subito un parziale importante come dimostra il risultato all'intervallo di +12 per gli Heat sul 55-43 con un Bosh da 10 punti, un LeBron da 14 tirando quasi il 50% dal campo e uno strepitoso Wade da 13 punti, 5 rimbalzi e 4 assist. Per i Thunder 9 punti per Westrook che però mostra una brutta gestione di palla, solo 6 punti invece per Durant con 3/9 dal campo. L'unico a salvarsi per gli idoli di casa è Harden con i suoi 17 punti, 15 in più rispetto a tutta Gara 1. Oltre alle statistiche la differenza l'ha fatta la gestione della palla, ottima infatti quella degli Heat che possono contare su molti realizzatori diversi e un ottima circolazione da parte di tutti, lenta e macchinosa invece per i Thunder. L'altra differenza sostanziale la offre il già citato Bosh, per lui una Gara 1 da 10 punti e 5 rimbalzi dalla panchina mentre oggi all'intervallo il tabellino segna 10 punti e 10 rimbalzi più qualche stoppata e un'ottima presenza difensiva, forse la partenza in quintetto ha dato morale.
Nel terzo quarto servirebbe una scossa per OKC, squadra quasi in crisi come dimostra la statistica da 0 punti in contropiede nel primo tempo, è la prima volta infatti che accade una cosa del genere in tutta la stagione, c'è poco da dire, al momento gli Heat sono superiori guidati da LeBron James che continua ad attaccare nonostante il terzo fallo commesso nei primi minuti che lo obbliga a dover marcare Perkins per lungo tempo per evitare ulteriori falli. Interessante vedere per un periodo nel terzo parziale Durant marcare Wade che però sembra davvero imprendibile anche se il leader di giornata è ancora lui, Shane Battier, l'ex Duke continua a segnare triple senza sbagliare mai. Durant prova a tornare in partita prendendosi qualche tiro salvo poi dover abbandonare il campo per il quarto fallo che la maestria di James lo obbliga a commettere, al suo posto entra Fisher per un quintetto sperimentale con Harden, il già citato ex Lakers, Sefolosha, Westbrook e Perkins. La fotografia della partita fino ad ora la regala Haslem che stoppa dal nulla Westbrook, recupera la palla e lancia il contropiede, sembra che gli Heat stiano guidando un'auto da formula uno e i Thunder inseguano con il motorino. Il quarto finisce 78-67 per gli Heat grazie ad un canestro di Westbrook nel finale, il -11 non è di certo un brutto affare per quello che si è visto sul parquet della Chesapeak Arena, se in un quarto come questo però James segna 12 punti c'è poco da fare.
Il pubblico della Chesapeake Arena è tra i migliori in NBA
Photo by Bryan Terry / The Oklahoman
L'ultimo periodo comincia con un paio di grandi giocate di Nick Collison, uno degli eroi di Gara 1, ma non ci vuole molto perchè arrivi la tegola sulla testa dei Thunder: Durant commette il quinto fallo nei primi 2 minuti e la fiamma dei Thunder sembra spegnersi del tutto come può confermare il rimbalzo offensivo di Bosh, catturato da solo in mezzo a quattro maglie bianche che sembrano quantomeno demoralizzate. Durant resta in campo con cinque falli e realizza in successione una tripla e una schiacciata pazzesca in faccia a Battier, due prodezze che scatenano i compagni i quali, con un paio di ottime giocate di Harden e con un gioco da tre punti incredibile di Westbrook su fallo di James, tornano a -6. Gli Heat iniziano ad avere gli incubi nonostante la quinta tripla di Battier a cui però risponde un sempre più caldo Kevin Durant che porta la partita fino al -4 per i suoi Thunder. Negli ultimi due minuti tocca sempre a Durant prendere in mano la partita, il 35 rischia però di commettere il sesto fallo e traballa ai liberi, al contrario Wade risponde con un canestro cadendo indietro che potrebbe abbattere definitivamente gli animi di OKC. LeBron e compagni finiscono per commettere il solito errore, si arenano fermando troppo il pallone e abbassando la percentuale al tiro, ne approfitta dunque Westbrook che firma il -3 schiacciando su rimbalzo offensivo (Westbrook sarebbe il playmaker, di solito quello basso che porta palla) ma è LeBron a mettere la firma con il suo primo canestro dal campo nel quarto, una prodezza in step-back a 90 secondo dalla fine che porta il tutto sul +5 per i suoi, toccherà poi a Bosh incrementare il vantaggio. A 50 secondi dalla fine KD realizza il -5 e Wade sorprende tutti portando palla oltre il centrocampo con troppa foga tanto che Fisher riesce a toccarla, Harden la recupera e la palla raggiunge in fretta le mani di Durant che spara da tre punti trovando il -2 a 37 secondi dal termine. James sbaglia un tripla con poco ritmo e OKC tenta il pareggio con Durant a 13 secondi dalla fine: a sorpresa il 35 tira immediatamente da due e sbaglia anche se sembra che James, in marcatura sul KD, abbia commesso un vistoso fallo però non sanzionato. James chiude la partita con 2 liberi restando perfetto dalla lunetta (12-12) è il definitivo 100-96 per Miami, 1-1 nella serie.
La partita è stata strana, OKC ha inseguito per 48 minuti e negli ultimi secondi ha rischiato anche di vincere. Miami è stata superiore soprattutto in difesa chiudendo ogni spazio ai Thunder e non cencedendo loro ripartenze o contropiedi e rendendo il centro dell'area un territorio molto più difficile da frequentare rispetto a Gara 1. Le stelle di Miami hanno dominato come dimostrano le statistiche: per James 32 punti, 8 rimbalzi e 5 assist con il 12-12 ai liberi, Wade ha messo a segno 24 punti, 6 rimbalzi e 5 assist con un super primo tempo e Bosh ha inciso con 16 punti e 15 rimbalzi di cui 7 offensivi, il tutto ovviamente senza dimenticare Battier e i suoi 17 punti con 5-7 da tre punti. OKC dal canto suo risponde con i 21 punti di Harden anche se solo 4 di questi sono stati segnati nel secondo tempo, Durant ne segna 32 con 12-22 dal campo mentre Westbrook risponde con 27 punti, 8 rimbalzi e 7 assist.

Oklahoma City Thunder - Miami Heat 96-100 (15-27; 43-55; 67-78; 96-100)
Oklahoma City Thunder: Durant 32, Westbrook 27, Harden 21, Ibaka 7, Perkins 4, Sefolosha 3, Fisher 2, Collison.
Miami Heat: James 32, Wade 24, Battier 17, Bosh 16, Chalmers 3, Haslem 2, Cole 2, Jones 2, Miller 2.

mercoledì 13 giugno 2012

Oklahoma City Thunder e Kevin Durant: buona la prima


di Claudio Pavesi
Il logo "The Finals" sulla maglia vale più di qualsiasi MVP per KD35
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E' Giugno, le scuole finiscono, l'estate si avvicina ma soprattutto ci sono le Finals NBA, il più grande spettacolo per qualsiasi appassionato di pallacanestro sul pianeta e quest'anno il menù ci offre un fantastico scontro tra gli Oklahoma City Thunder e i Miami Heat. La sfida più attesa di tutte però è quella tra i due leader: Kevin Durant e LeBron James, senza molte perifrasi i due migliori giocatori di basket sul globo terracqueo, due fenomeni che in questa serie si giocheranno il trono di re della NBA.
Senza molti indugi trasferiamoci mentalmente all'interno della Chesapeake Arena per Gara 1. Il primo episodio di una serie è sempre particolare, le due squadre devono ancora studiarsi e spesso sono ancora appesantite dalle serie precedenti anche se Miami sembra smentire questa diceria, pur venendo da una gara 7 infatti gli Heat incominciano la sfida a un ritmo paurosamente alto mettendo in mostra anche una difesa di squadra impressionante in grado di ingabbiare e mettere in crisi gli uomini di coach Brooks che nei primi minuti sono troppo Durant-dipendenti. Anche in attacco Miami riesce a sorprendere le aspettative di ogni tifoso dei Thunder, anche il più pessimista, con un Wade molto più playmaker del solito in grado di piazzare 4 assist in pochi minuti e con un James che riesce a portare avanti i suoi pur segnando solo 6 punti tirando 1-5 dal campo nel primo quarto. Il primo quarto si chiude quindi sul 29-22 per Miami, solo il canestro di Harden sulla sirena, consueto e puntuale come i regali a Natale, permette a OKC di evitare la doppia cifra di svantaggio.
Il secondo quarto continua con lo stesso iter del primo con i due scorer inaspettati degli Heat sempre più caldi: Chalmers e Battie, rispettivamente con 10 e 13 punti all'intervallo, non male se pensiamo che il massimo in stagione di Battier è stato di 18 punti. L'attacco dei Thunder sembra sconvolto dalla prestazione degli Heat e di James, protagonista del quarto con un parziale di 8-0 che porta gli Heat ad un massimo vantaggio di 13 punti, come dimostra l'azione-simbolo del momento: lo schema di OKC è lento a svilupparsi, Durant fermail palleggio e fa partire un passaggio lento intercettato successivamente da James che chiude il coast-to-coast schiacciando in faccia all'idolo di casa con il numero 35. A tenere a galla i Thunder ci pensano prima Fisher, mini parziale di 4-0 per lui, e poi Serge Ibaka, vero e proprio leader su entrambi i fronti che riesce a liitare i danni e permet a Oklahoma City di chiudere il secondo quarto mantenendo i 7 punti di svantaggio sul 54 a 47 per Miami, un vero lusso per come stava giocando al momento la squadra di casa. Interessanti nei primi due quarti gli accoppiamenti difensivi che vedevano LeBron James per lunghi tratti anche su Perkins mentre a Battier tocca la fatica di marcare Durant; OKC dal canto suo prova a lungo la difesa a zona che però risulta spesso disattenta come dimostrano i buchi sul perimetro che permettono a Chalmers e a Battier di prendersi molte triple con spazio.
Dopo l'intervallo i Thunder tornano sul parquet casalingo con una faccia decisamente diversa come dimostra la giocata iniziale di Durant il quale schiaccia sulla difesa schierata degli Heat, un'azione da poster davvero incredibile che riesce a trasmettere energia al pubblico e a tutti gli uomini di Brooks, in particolare a Westbrook e a Sefolosha che si dimostreranno i veri leader del terzo parziale. Il già citato Sefolosha inizia a difendere come non mai su Wade anche se quello che stupisce più di ogni cosa è la sua prestazione offensiva, costringe infatti Wade a commettere un paio di falli e realizza alcuni canestri tra cui la rovesciata che porta al pareggio. Miami torna usare il suo criticatissimo attacco statico che però è l'unico possabile dato che la difesa dei Thunder è davvero perfetta, l'unico giocatore in grado di rispondere a OKC è, tanto per cambiare, LeBron James che firma un parziale di 5-0 che riporta in vantaggio i suoi, il tutto impreziosito da una giocata speciale: LBJ infatti prima taglia fuori nientemeno che Perkins, prende il rimbalzo e conclude il coast-to-coast realizzando in entrata con la mano sinistra in faccia a Durant, davvero l'equivalente di un'opera d'arte. L'altro protagonista del terzo quarto è Westbrook il cui atletismo fuori dal comune fa letteralmente impazzire Chalmers anche se l'eccessiva carica lo porta a commettere un fallo tecnico per una reazione leggermente eccessiva a seguito di un canestro. Il numero 0 dei Thunder però non si perde d'animo e continua a guidare i suoi fino a realizzare un'acrobatico canestro negli ultimi secondi che porta Oklahoma City in vantaggio per 74-73, alla fine per l'ex UCLA ci saranno 27 punti, 11 assist e 8 rimbalzi.
La coppia James-Wade non è riuscita a portare a casa la
vittoria nonostante i 49 punti combinati
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Il quarto e ultimo periodo è la celebrazione di coach Scott Brooks. L'allenatore della squadra di casa infatti decide di rischiare e parte con un quintetto particolarmente basso con Westbrook, Fisher, Sefolosha, Durant da 4 e Nick Collison da 5, una decisione rischiosa dato che prevede l'assenza di Harden anche se quest'ultimo non è sembrato particolarmente ispirato nel corso della serata. La decisione paga più del previsto, Sefolosha continua a difendere benissimo anche su LeBron James mentre Collison, forse posseduto da qualche spirito, si getta su ogni pallone e cchiude con 8 punti, 10 rimbalzi e tante piccole cose non segnalabili tramite le statistiche. Negli ultimi minuti Kevin Durant prende letteralmente fuoco e inizia a segnare a ripetizione compreso un fantastico appoggio a circa cinque minuti dalla fine che porta i Thunder sul +6, James prova a rispondere con un paio di miracoli ma il quintetto base di coach Brooks non tradisce e permette alla squadra di casa di portarsi sul +10 a circa 3 minuti dalla fine anche se non si può non parlare delle colpe degli Heat che non sfruttano i centimetri di James, Bosh e Haslem e si limitano a tirare sempre da otto o nove metri con scarsi risultati. Gli ultimi minuti servono solo a LeBron per provare a tenere a galla i suoi ma l'obbiettivo non viene centrato, i Thunder chiudono Gara 1 sul 105-94 portandosi in vantaggio nella serie.
Che dire? La partita è stata molto bella e spettacolare ma una stella ha brillato più di ogni altra, quella di Kevin Durant che ha messo a referto 4 assist, 8 rimbalzi e 36 punti, 17 dei quali nel quarto periodo tirando tra l'altro 12/20 dal campo, 4/8 da 3 punti e 8/9 ai liberi. Avete letto bene: 17 punti nel quarto periodo, non male per essere la prima gara di Finale in carriera. LeBron James ha risposto con 30 punti, 9 rimbalzi, 4 assist e 4 rubate tirando 11/24 dal campo, 1/3 da 3 e 7/9 ai liberi anche se nel quarto periodo si è limitato a segnare 7 punti alimentando le continua critiche sul suo clutch gaming. Il vero vincitore della serata è Scott Brooks che ha deciso la partita con gli adjustments presi durante l'intervallo, la scelta del quintetto basso nel finale e di non raddoppiare LeBron James nell'arco di tutto il match limitando la sua abilità di passatore. Sempre fondamentale anche il pubblico dei Thunder capace, soprattutto nel finale, ha trasformato il palazzetto in una polveriera come testimoniano le parole del giornalista de "La Gazzetta dello Sport" Massimo Oriani, quest'ultimo, presente in loco, ci ha personalmente descritto, tramite twitter, l'ambiente come "pazzesco e assordante, unico in NBA"
Dopo una Gara 1 del genere è illegale perdere il secondo episodio, ci si rivede nella notte tra giovedì e venerdì sempre alla Chesapeake Arena di Oklahoma City.

Oklahoma City Thunder - Miami Heat 105-94 (22-29; 47-54; 74-73; 105-94)
Oklahoma City Thunder: Durant 36, Westbrook 27, Ibaka 10, Sefolosha 9, Collison 8, Fisher 6, Harden 5, Cook.
Miami Heat: James 30, Wade 19, Battier 17, Chalmers 12, Bosh 10, Haslem 4, Miller 2, Anthony.

mercoledì 6 giugno 2012

Mock Draft, le nostre predizioni: un Draft che può fare la storia

di Luca Ngoi e Claudio Pavesi

Anthony Davis è quasi certamente la prima scelta assoluta
Photo by: reddogreport.com
Il Draft NBA è alle porte, la lottery è avvenuta ed ha sorriso ai New Orleans Hornets, saranno dunque loro ad aprire quello che è da tutti considerato uno di quei Draft che può passare alla storia per la quantità di talento presente in tutte e 60 le scelte che si effettueranno nella serata del 26 Giugno a Newark, nel New Jersey. Come sempre Basketzone è in prima linea e vi anticipa quali potrebbero essere le scelte del primo giro nel nostro personalissimo Mock Draft. Luca e Claudio vi descriveranno le prime quattordici scelte, quelle della Lottery, con relativo breve commento. Per ogni giocatore tra parentesi trovate il ruolo e il college di provenienza, il tutto sarà anticipato dalle iniziali della persona che effettuerà la scelta: LN per Luca e CP per Claudio. Enjoy.

1a scelta (New Orleans Hornets)
LN: Anthony Davis (Ala Grande, Kentucky): La scelta più scontata di tutte: il ciglione da Kentucky andrà in Louisiana per fare il titolare e avere impatto da subito.
CP: Anthony Davis (Ala Grande, Kentucky): Lungo, atletico, veloce e con ottima visione di gioco. Il potenziale è talmente alto che merita la prima scelta anche con Kaman e Okafor in squadra.

2a scelta (Charlotte Bobcats)
LN: Micheal Kidd-Gilchrist (Guardia\Ala, Kentucky): Formerà un back court di grande forza e atletismo insieme a Walker. Non cambierà il volto della franchigia ma grazie alla sua completezza miglioreranno.
CP: Michaels Kidd-Gilchrist (Guardia\Ala, Kentucky): Talento incredibile, forza fisica e velocità, un possibile Wade più alto. Con lui i Bobcats possono giocare contemporaneamente con Walker e Augustin, la scelta giusta. L'alternativa a lui è Thomas Robinson

3a scelta (Washington Wizards)
LN
: Thomas Robinson (Ala Grande, Kansas): La scelta del lungo da Kansas consentirà di rinunciare a cuor leggero a Rashard Lewis e compiere un grande salto in avanti nel ruolo.
CP: Bradley Beal (Guardia, Florida): Tiratore alla Ray Allen ma con un atletismo fuori dal normale, Wall ritroverebbe la guardia perfetta per lui dopo aver perso Nick Young.

4a scelta (Cleveland Cavaliers)
LN: Bradley Beal (Guardia, Florida): La miglior guardia realizzatrice del lotto, perfetta anche per giocare insieme a Irving e sfruttare i suoi scarichi, offrirà molteplici soluzioni ai prossimi Cavs.
CP: Thomas Robinson (Ala Grande, Kansas): E' vero, hanno già Tristan Thompson ma questo sarà l'ultimo anno di Varejao quindi serve un ricambio giovane inoltre Robinson alla quattro è un lusso che non si può snobbare

5a scelta (Sacramento Kings)
LN: Harrison Barnes (Ala Piccola, North Carolina): Il giocatore che manca ai Kings, subito pronto per dare un contributo in attacco e con ampi margini di miglioramento anche in difesa.
CP: Harrison Barnes (Ala Piccola, North Carolina): Talento offensivo fuori dal normale, un leader nato con la testa sulle spalle e tanta etica del lavoro. Il giocatore che serve ai Kings in un ruolo al momento discretamente scoperto.

6a scelta (Portland Trail Blazers)
LN: Andre Drummond (Centro, Connecticut): Progetto a lungo termine, faticherà all'inizio ma le doti atletiche sono straordinarie ed è molto sottovalutato tecnicamente. Grande punto di ripartenza per i Blazers che vogliono rifondare.
CP: Jared Sullinger (Centro, Ohio State): Come talento puro è meglio Drummond ma quest'ultimo è una mossa rischiosa e, dopo Oden, è meglio andare sul sicuro. Sullinger poi è perfetto spalle a canestro bilanciando quindi il gioco fronte a canestro di Aldridge .

7a scelta (Golden State Warriors)
LN: Jared Sullinger (Centro, Ohio State): I Warriors necessitano di un giocatore da affiancare a Lee. Sullinger non ha grandissimi margini per migliorare, ma ha un'ottima mano e sarà un giocatore solido.
 CP: Andre Drummond (Centro, Connecticut): Centro con potenziale assurdo, uno dei migliori del Draft, la vicinanza con Lee e Bogut sarà perfetta per crescere. Scelta comunque rischiosa: o diventa Amar'e Stoudemire o Kwame Brown.

8a scelta (Toronto Raptors)
LN: Jeremy Lamb (Guardia, Connecticut): In Canada un realizzatore puro serve come l'oro: Lamb è perfetto per il ruolo e insieme a Valanciunas potrà risollevare le sorti dei dinosauri.
CP: Damian Lillard (Playmaker, Weber State): Giocatore alla Kemba Walker ma probabilmente più esplosivo, la sua scelta è probabile anche perché Calderon sembra avere i giorni contati in Canada. L'alternativa è ovviamente Jeremy Lamb.

9a scelta (Detroit Pistons)
LN: John Henson (Ala Grande, North Carolina): Un Davis con meno atletismo ma più tecnica e con altrettanto upside, può da subito sostituire Maxiell e si accoppia perfettamente nella coppia di lunghi con Greg Monroe.
CP: John Henson (Ala Grande, North Carolina): Ottimo difensore e stoppatore da cinque stelle extralusso, perfetto al fianco di un buon attaccante come Monroe.

10a scelta (New Orleans Hornets)
LN: Kendall Marshall (Playmaker, North Carolina): Prendendo Davis alla 1 serve un playmaker vero per assisterlo. Chi meglio dell'ex leader dei Tar Heels? Un potenziale Rondo: visione di gioco, passaggi, e sa anche tirare.
CP: Kendall Marshall (Playmaker, North Carolina): Senza dubbio il miglior passatore del Draft. In una squadra che ha già preso Davis avere un playmaker che in NCAA era oltre i 10 assist di media a gara è un lusso.

11a scelta (Portland Trail Blazers)
LN: Austin Rivers (Guardia, North Carolina): Piace a molti perchè può giocare due ruoli anche a questo livello: Felton è sul piede di partenza e può portare punti in pochi minuti magari partendo dalla panchina.
CP: Jeremy Lamb (Guardia, Connecticut): Talento offensivo fuori dal comune e grande personalità, sottovalutato come difensore e portatore di palla, ricorda Wade con meno esplosività, problema che bilancia con un ottimo tiro da fuori.

12a scelta (Milwaukee Bucks)
LN: Perry Jones (Ala Grande, Baylor): Un Gooden con molto più talento ma meno intelligenza cestistica. Le doti innate comunque non fanno mai male, e se il ragazzo si mette a lavorare sulle debolezze ne uscirà un grande giocatore.
CP: Meyers Leonard (Centro, Illinois): Non è il miglior talento assoluto disponibile ma, perso Bogut, serve un centro e Leonard è la versione più giovane e atletica dell'australiano. Può essere importante già dal primo giorno.

13a scelta (Phoenix Suns)
LN: Damian Lillard (Playmaker, Weber State): Se i vari Marshon Brooks e Isaiah Thomas hanno funzionato l'anno scorso eccone una versione forse anche migliore. Perfetto per entrare dalla panchina e far riposare Nash senza perdere attacco.
CP: Perry Jones (Ala Piccola\Ala Grande, Baylor): Probabilmente il miglior talento puro del Draft ma la testa lo limita e lo rende una scelta rischiosa. Grant Hill è a fine carriera e Dudley è tutto tranne che atletico, il che renderebbe Jones perfetto al fianco di Gortat e Morris . Se va bene sarà un LaMarcus Aldridge più atletico e veloce altrimenti sarà il prossimo Brendan Wright.

14a scelta (Houston Rockets)
LN: Terrence Jones (Ala Grande, Kentucky): Può formare una coppia di ali molto interessante e complementare. Giocatore pronto per competere a questo livello, soprattutto mentalmente.
CP: Austin Rivers (Guardia, Duke): Kevin Martin è l'unica guardia pura della squadra e gli serve un cambio efficace, sotto questo punto di vista non c'è niente di meglio di Rivers, giocatore con incredibile leadership se pensiamo alla sua età. Molti parlano di uno scambio in vista per Houston, in questo caso Rivers sarebbe il punto di partenza per il futuro.


BEST OF THE REST
LN: Andrew Nicholson (Ala Grande, St. Bonaventure): Può essere il nuovo Kenneth Faried con l'aggiunta di un gioco perimetrale di ottimo livello, soprattutto se capita nel contesto giusto in cui può imparare senza pressione. Sarà scelto a fine primo giro, il che gli garantirà di giocare in un'ottima squadra anche se ciò significherà avere un minutaggio non elevatissimo.

CP: Royce White (Ala Piccola, Iowa State): Già pronto per la NBA, ha il fisico di LeBron James e il suo stile di gioco, al college infatti era leader della squadra per punti, rimbalzi e assist. Non diventerà di certo come LBJ perchè la testa non è proprio matura ma sarà scelto oltre la metà del primo giro e questo vuol dire andare in una squadra già forte e quindi con la presenza di qualche veterano che, forse, riuscirà a farlo focalizzare al massimo sul basket.