Visualizzazione post con etichetta Denver. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Denver. Mostra tutti i post

martedì 21 febbraio 2012

Mercato NBA; le mosse dei Lakers e il ritorno di Wilson Chandler

di Luca Ngoi


Se c'è una squadra attiva sul mercato in questo momento in NBA quella è Los Angeles, sponda gialloviola. I Lakers infatti stanno sondando diverse opzioni per migliorare il proprio roster, soprattutto dopo le varie strigliate di Kobe Bryant ai massimi vertici della società. In particolare proseguono i contatti con Minnesota dopo i sondaggi per Pau Gasol, sempre più sul mercato, anche se non dovrebbe rientrare nell'affare di cui le due squadre starebbero parlando in questi ultimi giorni, ovvero quello che porterebbe ad LA Michael Beasley, sul quale i T-Wolves puntavano molto quando arrivò da Miami ma che non è maturato quanto lo staff si aspettava. Nel frattempo l'esplosione di Love, Rubio e negli ultimi tempi anche di Nikola Pekovic gli hanno tolto le luci dei riflettori, che potrebbe riprendersi nella città degli angeli sotto la protezione di Kobe e in un ambiente abituato ad una mentalità vincente, qualità mai trovata dal ragazzo nè a Miami (allora in fase di ricostruzione) nè tantomeno a Minneapolis, che soltanto adesso si sta riprendendo, ma senza di lui, che dunque potrebbe passare ai Lakers in cambio di scelte al draft o soldi contanti in virtù di una trade exception da 8.9 milioni in mano alla squadra guidata da Mike Brown.


Cambiamo parzialmente argomento e parliamo dell'annosa questione del playmaker sempre riguardante i discontinui Lakers di quest'anno. Dopo diverse voci che hanno coinvolto nomi altisonanti ma poco convincenti come Allen Iverson e Gilbert Arenas (a proposito: è probabile una sua firma per una squadra di D-League nei prossimi giorni), il nome nuovo è quello di Kyle Lowry degli Houston Rockets, nome che probabilmente non fa sobbalzare dalla sedia ma che si sta rendendo protagonista di un'annata strepitosa e da vero leader della squadra se è vero che in 35.4 minuti di impiego l'ex Grizzlies sta producendo 15.7 punti, 7.7 assist e 5.2 rimbalzi, cifre da giocatore completo, esattamente quello che servirebbe ai Lakers che per averlo sarebbero disposti a privarsi proprio di Pau Gasol, già in procinto di passare ai Rockets in estate nell'affare che doveva far approdare Chris Paul a quella che adesso è chiamata Lob City. Allora l'affare non si concluse, ma in questo momento la volontà dei Lakers è chiara: Gasol non fa più parte dei piani, serve disperatamente un playmaker quindi teniamo aperto l'occhio su questo affare nei prossimi giorni.


Chiudiamo con una notizia che potrebbe diventare ufficiale già nelle prossime ore. Wilson Chandler è infatti in procinto di firmare i Denver Nuggets, squadra in cui militava fino alla scorsa estate. Il giocatore infatti era presente al Pepsi Center e nello spogliatoio dei suoi ex (e futuri?) compagni nella vittoria della scorsa notte contro Minnesota, e ha rilasciato dichiarazioni piuttosto chiare sulla volontà di rifirmare per Denver. La forma fisica e tecnica del giocatore al momento è indiscutibile, in Cina ha dominato la scena segnando 26.6 punti con 11.6 rimbalzi in 32 partite dunque l'ultimo dubbio da sciogliere è sulla lunghezza del suo futuro contatto, che Chandler vorrebbe fosse piuttosto lungo. Le parti stanno trattando, ma un accordo sembra quanto mai vicino e il diretto interessato potrebbe debuttare già in un futuro molto ravvicinato.

venerdì 17 febbraio 2012

Il ritorno di JR; siamo ai dettagli con New York

di Luca Ngoi


Dopo l'infortunio che costringerà Chauncey Billups ai box per tutto il resto della stagione sembrava imminente la firma di JR Smith da parte dei Los Angeles Clippers e invece i New York Knicks che inizialmente sembravano sfavoriti nella corsa alla guardia ex Nuggets sono riusciti a spuntarla.
Smith, che in Cina ha mostrato come segnare sia sempre l'ultimo dei suoi problemi sfornando prove multiple oltre i 40 e a volte anche oltre i 50 si ricongiungerà con Carmelo Anthony per la prima volta proprio dai tempi di Denver, dove i due formavano una coppia immarcabile a serate alterne, vista e considerata la discontinuità di entrambi e di JR soprattutto. 
Nell'era della Linsanity, trovato finalmente un playmaker d'ordine e in grado di cambiare il volto di una stagione o perlomeno di una parte di essa, con un accentratore del gioco come Melo sulla via del ritorno non crediamo che aggiungere un altro giocatore individualista seppur in grado di accendere gli animi e spaccare le partite sia necessariamente la mossa giusta per i Knicks di questo periodo, dunque lo staff tecnico e la società dovranno spiegare o dare modo di capire quale sarà esattamente il ruolo del nuovo arrivato, il quale non è mai brillato per maturità dentro e fuori dal campo, anche se forse la possibilità a 26 anni di ritagliarsi un ruolo magari più secondario ma con più possibilità di successo finale riuscirà a far cambiare un minimo la sua mentalità. Mai come in questo caso saranno le prime partite ad espletare il verdetto sulla questione.

venerdì 3 febbraio 2012

UFFICIALE: Kenyon Martin ai Clippers

di Luca Ngoi


Le telefonate di Chauncey Billups devono avere fatto effetto. Come anticipato nei giorni scorsi dal nostro blog infatti l'ala grande ex Denver si unirà alla squadra della Città degli Angeli per rinforzarne il reparto dei lunghi e in generale aggiungere un grosso contributo alla fin qui discontinua fase difensiva dei Clips, che sin da inizio stagione ricercavano un lungo del carisma e del talento di K-Mart, che sembra poter essere finalmente il pezzo mancante a Lob City per essere competitiva anche in chiave titolo. Martin infatti, fino all'anno scorso con i Nuggets, era considerato dai tifosi e dalla stampa di Denver una sorta di "quarterback difensivo", per dirla in parole forse più immediate per il pubblico italiano una specie di "regista" della difesa, da lui coordinata un po' sullo stampo del ruolo di Kevin Garnett ai Celtics. I Clippers dunque fanno sul serio: l'età degli errori e delle gaffe è passata, benvenuti nel Nuovo Mondo.

giovedì 2 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 2: le squadre in rampa di lancio

di Luca Ngoi


Continua il nostro viaggio all'interno delle squadre NBA e delle loro situazioni dopo un mese e spiccioli di basket giocato. Dopo aver considerato le cosiddette "piccole" spostiamoci ad un livello superiore con alcune squadre che sono in rampa di lancio e, nella maggior parte dei casi, stanno anche mostrando un basket molto apprezzabile. Senza ulteriori indugi dunque andiamo a vedere la situazione di questi team uno a uno.

PHILADELPHIA 76ERS (16-6). Nessuno ad inizio stagione aveva fatto caso a questi ragazzi che, con un gruppo pressochè immutato e sotto la guida di Doug Collins, sta davvero stupendo tutti. I Sixers si stanno infatti imponendo in modo silenzioso, vittoria dopo vittoria e grazie ad un sistema di gioco che valorizza allo stesso modo tutti i giocatori a roster. Se consideriamo che il top scorer è il sesto uomo Lou Williams allora capiamo veramente l'essenza di questa Philly: uno per tutti, tutti per uno, come i tre moschettieri, solo che loro andranno ai playoff, e probabilmente faranno anche strada.

ATLANTA HAWKS (16-6). Stesso identico record di Philadelphia e anche la situazione della squadra è accomunabile. Gli Hawks infatti sono riusciti a superare ogni avversità, dalle critiche ad inizio stagione (ritmi troppo bassi, poco divertimento, Joe Johnson non è un vincente, Josh Smith è una testa calda, manca un playmaker) all'infortunio per tutta la stagione del centro titolare Al Horford. Tutto ciò sarebbe bastato per distruggere la stagione di qualsiasi squadra, ma non degli Hawks, che hanno saputo valorizzare al massimo il materiale umano a disposizione, facendo di Teague un point man affidabile e passando sopra all'infortunio di Horford, rimpiazzato con un sorprendente Pachulia. E poi sono riusciti a rivitalizzare McGrady. se non è una stagione fortunata questa...

INDIANA PACERS (15-6). Ecco una squadra che fino all'anno scorso sembrava essere entrata in un tunnel senza uscita e che invece, dopo l'esonero di coach O'Brien e l'arrivo dell'ex assistente Frank Vogel, ha saputo ricompattarsi attorno ad un gruppo formato da giovani molto più che interessanti (Collison e George sono le due pietre angolari su cui costruire un futuro) e ad un ex All Star come Danny Granger, che pare aver acquistato una mentalità vincente, utile a condurre i compagni attraverso le avversità che naturalmente si presenteranno ai playoff. L'anno scorso il coach e lo stesso team, dopo l'uscita al primo turno contro i Bulls (4-1 molto bugiardo) avevano promesso che sarebbero tornati più forti, una promessa che sarà sicuramente mantenuta.

PORTLAND TRAIL BLAZERS (13-9). La partenza era stata molto interessante, poi qualche sconfitta in fila ha ridimensionato gli animi di squadra e città. Nonostante tutto comunque il record è ancora promettente, e l'assunto acquista dimensioni ancora più interessanti, al limite del pittoresco, se consideriamo che prima dell'inizio della stagione la stella della squadra, Brandon Roy, si era ritirata per i cronici problemi fisici, e ancor prima l'ex prima scelta assoluta, Greg Oden, aveva subito l'ennesimo infortunio della carriera che lo costringerà a saltare anche quest'anno agonistico. Insomma, come gli Hawks anche i Blazers si sono dimostrati una squadra dal grande cuore e capace di far fronte a tutte le avversità. Con un LaMarcus Aldridge sempre più continuo e l'affidabilità di Jamaal Crawford dalla panchina superare finalmente il primo turno di playoff potrà essere qualcosa più di un sogno.

DENVER NUGGETS (14-7). Coach George Karl è un rivoluzionario. Ha infatti dichiarato che vuole riuscire nell'impresa di vincere un titolo senza la presenza di una stella a roster. I Nuggets infatti non hanno un vero e proprio leader dichiarato, ma come per i Sixers hanno dieci giocatori in grado di trascinare la squadra verso la vittoria in ogni singola partita. Da Gallinari (appena rinnovato e top scorer di squadra), a Lawson, a Nenè fino ad arrivare a Rudy Fernandez, tutti i Nuggets possono prendersi la squadra sulle spalle, giocano senza un playbook codificato e si affidano alle invenzioni di Ty Lawson e dei loro esterni, tutti creativi e dotati di grande atletismo. Ovviamente il tutto può assumere una connotazione positiva e una negativa, e forse a Denver non arriverà un titolo, ma i tifosi del Pepsi Center sono i meno annoiati dell'NBA, e qualche volta si tolgono anche qualche sfizio compiendo imprese random.

UTAH JAZZ (12-8). Alzi la mano chi a inizio stagione avrebbe scommesso sui Jazz, una squadra privata nell'annata precedente della propria stella (Deron Williams), di fatto affidata ad un'armata di ragazzi che sembravano lasciati al loro destino senza regole stabilite e con un coach (Tyrone Corbin) già sulla graticola senza aver nemmeno giocato una partita. Nessuno però aveva fatto i conti con il duo di lunghi formato da Paul Millsap e Al Jefferson, rivelatisi invece decisamente solidi e pericolosi anche per le migliori front line della Lega. Il fulcro della franchigia sono loro due, attorno ai quali ruotano Devin Harris e il sophomore (giocatore al secondo anno) Gordon Hayward, ala molto più solida di quello che si potesse pensare. Il rookie Enes Kanter, scelto alla numero 3, non ha ancora dimostrato quasi nulla, ma se dovessero arrivare ai playoff, o comunque tra le prime dieci ad Ovest potrebbero anche fare finta di niente.

LOS ANGELES CLIPPERS (13-6). Le difficoltà iniziali sono dovute ad una chimica ancora da affinare, ma l'intesa tra Blake Griffin (in foto, ndr) e Chris Paul è già ottima, come può testimoniare Kendrick Perkins. I Clippers hanno tolto i titoli dei giornali dalla metà gialloviola della città, e soltanto per questo la stagione da salvare, dopo anni e anni di angherie mediatiche e tecniche. I duelli stagionali vedono la contesa sull'1-1 (3-1 se si considera anche la pre season), ma la gara dello spettacolo non è nemmeno iniziata e le quote non sono neanche uscite. I playoff sono l'obiettivo dichiarato, e salvo squilibri saranno portati a casa, ma di qui a due anni, a patto che CP3 rinnovi il contratto che scade nell'estate del 2013, attenti ai "Velieri" anche in chiave titolo.

HOUSTON ROCKETS (12-10). Il cambio di coach, da Adelman a McHale, poteva essere traumatico, e invece l'ex ala dei leggendari Celtics ha saputo mettere insieme una squadra che gira attorno al grande realizzatore Kevin Martin, alla grande sorpresa Kyle Lowry (12.1 punti e 8 assist a gara), al rookie da Florida Chandler Parsons, stopper difensivo e presenza atletica, e infine ad un ritrovato Sam Dalembert. Il record è positivo ma ora come ora non basterebbe per i playoff ad Ovest, ma i Rockets saranno tra le squadre  che lotteranno fino in fondo per assicurarsi la tanto agognata ottava posizione, inoltre l'età media è tale da far sperare cose migliori per il prossimo futuro, magari con una scelta intelligente nel prossimo ricchissimo draft.

MEMPHIS GRIZZLIES (11-10). Siamo sicuri che con Zach Randolph abile e arruolato alla "pugna" il record sarebbe ancora questo? I Grizzlies, reduci dalla semifinale di conference agli scorsi playoff, avevano iniziato la stagione con grandi speranze, ma l'infortunio di Z-Bo e quello del playmaker Mike Conley hanno causato difficoltà inaspettate. Col rientro del point man da Ohio State però le cose in casa Memphis si sono ricombinate e la squadra ha ricominciato a girare, sospinta dalla crescita di Rudy Gay (viceversa sottotono nelle prime gare stagionali) e soprattutto a quella di OJ Mayo, sempre più a suo agio nell'uscire dalla panchina e "spaccare" le partite col suo impatto realizzativo. Randolph probabilmente non tornerà, e questo è un peccato, ma in queste condizioni per la squadra di coach Hollins lottare arduamente per i playoff è già un bel traguardo.

mercoledì 18 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 24; incredibile Lebron, Gallo ancora ok

di Luca Ngoi


Notte NBA piuttosto movimentata quella che ci siamo appena lasciati alle spalle. I Miami Heat infatti riescono ad avere la meglio sui San Antonio Spurs ancora privi di vittorie in trasferta questa stagione (0-5 lontani dall' AT&T Center per Tim Duncan e compagni) dopo essere stati sotto anche di venti punti, mentre continuano a giocare bene e riprendono a vincere ad Ovest i Denver Nuggets di Gallinari (14 punti in 27 minuti) che stendono i pur non ostici Milwaukee Bucks nonostante i 30 punti di Brandon Jennings. Da segnalare nelle altre gare di giornata il nuovo successo dei Chicago Bulls ancora privi di Derrick Rose che si impongono in casa contro Phoenix, la bella vittoria di Orlando su Charlotte e infine la seconda W consecutiva dei Golden State Warriors che hanno la meglio su Cleveland in una partita più bella e combattuta del previsto. Ma non perdiamo altro tempo e come sempre andiamo ad analizzare top e flop dell'ultima notte NBA.

TOP: LEBRON JAMES. Contro gli Spurs la vince praticamente da solo, segnando 17 punti in un terzo quarto pazzesco sia per lui sia per la squadra, quando sembra che tutto possa riuscirgli, come lui stesso ha ricordato nella classica intervista a fine partita. Al termine della gara il Prescelto potrà contare 33 punti con 10 assist e 5 rimbalzi, la solita onnipotenza ma anche la consapevolezza di dover fare di più in alcuni momenti della partita in cui sembra voler giocare fin troppo da solo dimenticandosi dei compagni, il che finisce per fargli perdere il ritmo. Menzione d'onore anche per Mike Miller, che al ritorno dall'ernia che lo ha tenuto ai box fino a ieri si ripresenta con 18 punti e la perfezione dall'arco. Welcome back, Mike.

FLOP: I SOSTITUTI DI CHRIS PAUL. Va bene che vincere contro gli Utah Jazz in questo momento non è propriamente una passeggiata, ma da Randy Foye e Chauncey Billups forse coach Del Negro si aspettava qualcosina in più. I due playmaker invece pasticciano e non poco a Salt Lake City sommando alla fine un poco onorevole 7/26 al tiro con qualche palla persa di troppo che con CP3 non sarebbe arrivata. Peccato perchè i Clippers erano nel bel mezzo di una bella striscia vincente che li aveva portati anche a trionfare nel derby. Lo abbiamo detto più volte: appena troveranno un po' di continuità attenti a questa squadra.

LA SORPRESA: COREY BREWER. Ai Nuggets di oggi fa comodissimo avere uno con le sue qualità di corridore ed atleta in squadra, ma finora era venuto utile a coach Karl soltanto in limitati spezzoni di gara in cui c'era da difendere oppure portare un po' di furore agonistico alla squadra nei momenti di calo. Contro i Bucks però l'ex Minnesota totalizza il suo massimo stagionale con 22 punti a referto partendo dalla panchina ma giocando comunque 34 minuti. Per un giocatore spesso frustrato da prestazioni personali sotto gli standard e che quasi mai ha avuto la fiducia degli allenatori è importante trovarsi finalmente in un contesto perfetto per le sue caratteristiche. Quotazioni in ascesa.

SARANNO FAMOSI: KLAY THOMPSON. Di Kyrie Irving (18 e 8 rimbalzi nella partita di stanotte contro Golden State) vi abbiamo parlato tante volte, e allora diamo spazio a questo ragazzo che ha fatto molta fatica trovando poco spazio all'inizio della stagione e che invece con l'infortunio di Steph Curry si sta lentamente rilanciando. La scelta numero 11 dell'ultimo draft infatti esce dalla panchina per segnare 14 punti in 16 minuti di utilizzo e si rivela un'arma in più per coach Mark Jackson in una partita in cui Monta Ellis si prende un turno di riposo. Attenti a sottovalutarlo perchè il tiro è di prima qualità, sul fisico ci sta lavorando ed è un "progetto" che da qui ai prossimi tre anni potrà riservare qualche nota positiva.

sabato 14 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 20; Kobe ne fa 40, ancora una volta; il Gallo stende Lebron

di Luca Ngoi


Più di metà mese giocato in NBA e i colpi di scena non finiscono mai. Tra le tante partite giocate nell'ultima notte abbiamo avuto la riprova dell'onnipotenza cestistica di Kobe Bryant, che per la terza partita di fila va oltre i 40 punti e stende i Cleveland Cavaliers. Ad Est invece sono sempre i Chicago Bulls a farla da padroni, visto che anche al TD  Banknorth Garden di Boston fanno valere la legge dell'MVP imponendosi facilmente 88-79; i Raptors senza Andrea Bargnani si arrendono in casa contro Indiana, mentre a sorpresa New Jersey batte una Phoenix in leggero calo e prosegue il cammino dei Philadelphia 76ers vittoriosi anche contro i Wizards. Ad Ovest invece i Portland Trail Blazers si confermano difettosi in trasferta visto che perdono a San Antonio, mentre Minnesota si impone a sorpresa su New Orleans, Dallas annichilisce Milwaukee e i Denver Nuggets del nostro Gallinari impongono la quarta sconfitta ai Miami Heat. Come al solito adesso fermiamoci e andiamo a vedere i top e i flop dell'ultima notte.

TOP: KOBE BRYANT. Contro Cleveland sono 42 per il Black Mamba, ormai indescrivibile con qualsiasi aggettivo. La sua strapotenza è infinita e sembra davvero in un momento di forma quasi mai avuto anche nella sua già straordinaria carriera. L'ipotesi che avanziamo è che voglia dare un segnale forte alla Lega e quindi ai suoi avversari: il 24 c'è e non scherza quindi chiunque abbia vagamente voglia di aggiudicarsi l'anello dovrà ancora passare sul suo corpo. E che corpo. Per la cronaca avrebbe sempre un polso mal funzionante, ma questi sono dettagli.

FLOP: MIAMI HEAT. La macchina perfetta delle prime partite sembra essersi inceppata e contro Denver arriva la terza sconfitta consecutiva per Lebron e compagni che, fatti salvi i 35 del Prescelto sono davvero poca roba nella partita in Colorado, pur tirando con buone percentuali dalla lunga distanza, probabilmente a non funzionare, ancora una volta, è la fluidità di gioco, alle stelle prima dell'infortunio di Wade (e i risultati si sono visti) e ai livelli (scarsi) dell'anno scorso ora che il numero 3 è ritornato nella compagnia. Questione di rodaggio.

LA SORPRESA: DENVER NUGGETS. Come Portland sono una squadra senza un vero leader designato (anche se forse il nostro Gallo si avvicina un po' a quel ruolo), e questa peculiarità a volte è un bene mentre altre può essere un male. Nell'ultima nottata, come in altre sette precedenti, la cosa ha giocato a favore dei Nuggets, altra compagine senza un vero playbook rigido in stile San Antonio Spurs ma bensì dotata di un canovaccio base sul quale i giocatori sono spesse volte liberi di improvvisare. Quando in squadra hai interpreti quali Lawson, Fernandez, Gallinari, Brewer e Nenè il risultato può essere strabiliante, e questo è uno di quei casi.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Molte volte vi abbiamo raccontato di come il rookie di New Jersey abbia sfornato grandi prestazioni non coincise con la vittoria della squadra, mentre oggi (anche grazie ai 35 punti e 14 assist di Deron Williams), la guardia da Providence mette sul banco 20 punti e 5 rimbalzi e i Nets riescono a imporsi in quel di Phoenix. Che sia un realizzatore terrificante appare ormai chiaro, e se davvero D-Will saluterà il gruppo la prossima estate perlomeno la prossima squadra di Brooklyn saprà già su chi puntare per la futura rifondazione.

giovedì 12 gennaio 2012

JR Smith e famiglia combinano danni in Cina!



di Claudio Pavesi

L'NBA procede con mille sorprese e lo spettacolo che da sempre la caratteristica ma certe volte ci sono scene talmente clamorose che non è possibile non raccontarle. Avete presente JR Smith, la rinomata testa calda dei Denver Nuggets? Come molti sapranno ora il ragazzo è in Cina dove si è accasato per giocare durante il lockout ma per sua sfortuna sarà costretto a giocare nella terra raccontata da Marco Polo fino a Marzo. Fino a qui nessuna novità ma è proprio adesso che si scatena il genio criminale di JR Smith che ha voluto fingere un infortunio al ginocchio per cercare di liberarsi dal contratto della squadra asiatica ma è stato facilmente scoperto dai medici della sua squadra. Pensiate sia tutto? Non vi rendete nemmeno conto di cosa è in grado di fare la famiglia Smith, avete capito bene, non JR ma la sua famiglia. Sua sorella infatti nel corso dell'ultima partita quando il buon JR è stato mandato fuori per falli non ci ha visto più tanto prima ha tirato una bottiglia in campo e poi ha pensato bene di aggredire due tifosi, prima ha provato a strozzare una spettatrice e poi ha voluto strattonare e buttare per terra un uomo di soli ottant'anni. Sembra incredibile ma l'unico in grado di fermarla è stato il fratello che, gettatosi tra gli spalti, è riuscito a bloccare la ben più corpulenta sorella; evidentemente è questione di sangue e i poveri General Managers dovranno rassegnarsi, JR Smith è destinato ad una vita sopra le righe.

giovedì 5 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 11; Miami strepitosa, che sorpresa Charlotte

di Luca Ngoi


Undicesima giornata in NBA con tante gare in una notte in cui Miami conferma il suo predominio battendo facilmente gli Indiana Pacers anche se privi dell'infortunato Dwyane Wade, mentre i Denver Nuggets (e Rudy Fernandez in particolare) si divertono a spese dei Sacramento Kings. Da segnalare anche il ritorno alla vittoria dei Clippers che si portano 3-2 grazie ai soliti Chris Paul e Blake Griffin. Ma non perdiamo ulteriore tempo e andiamo a vedere come sempre top e flop di questa serata nella Lega più atletica del mondo.

TOP: LEBRON JAMES. E sai che novità? Ormai ci abbiamo fatto l'abitudine, ma non si può non inserirlo in questa categoria in una serata in cui sforna una prova da 33 punti e (udite udite) 13 assist. Può giocare in qualsiasi posizione e dominare allo stesso modo, il tutto senza sforzi particolari. Vero che si giocava contro gli Indiana Pacers e non contro i Lakers, ma prestazioni del genere le devi pur sempre realizzare, e quando è in campo lui si ha sempre la sensazione che sia davvero umanamente impossibile fermarlo.

FLOP: GOLDEN STATE WARRIORS. Ok, perdere contro gli Spurs a San Antonio ci sta, ma diamo il flop non tanto alla squadra, che continua a divertire i tifosi e a mostrare un Monta Ellis da 38 punti (anche se con 30 tiri), bensì allo staff sanitario californiano, che evidentemente non riesce mai a curare efficacemente la caviglia infortunata di Stephen Curry, che in sei partite giocate si è infortunata tre volte, quattro se vogliamo includere anche la seconda gara di pre season. Urgono rimedi.

LA SORPRESA: CHARLOTTE BOBCATS. La franchigia guidata da Micheal Jordan ha vinto solo due volte in questa stagione, ma la W di ieri contro New York vale molto più di una semplice partita vinta, soprattutto se consideriamo che è avvenuta al Madison Square Garden.  La squadra non è niente di che, va ad alti e bassi, ma si ha l'impressione che se in serata possa dare fastidio a chiunque. Prima di vincere contro i Knicks ci era andata vicino anche contro Miami dunque attenti a sottovalutarli.

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO E IMAN SHUMPERT. Premiamo entrambi ad ex aequo per due ottime prestazioni, anche se non culminate in una vittoria. Per Rubio è infatti arrivata la prima doppia doppia in NBA: 12 punti e 10 assist che lo consolidano ancora di più quale il vero regista dei T-Wolves. L'intesa con Derrick Williams, Mike Beasley e Kevin Love è a livelli stellari e lo spagnolo fa letteralmente quello che vuole nel back court di Minny, finora penalizzata ben oltre i propri limiti. Per la guardia di New York, al ritorno dopo dieci giorni di infortunio, invece ci sono 18 punti e la consapevolezza di poter recitare un ruolo importante anche nella squadra di Melo e Stodemire. Non male.

lunedì 2 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 8; La rivincita di Gallinari e il record di Kobe Bryant



di Claudio Pavesi

Buon 2012 a voi lettori del blog di BasketZone e anche agli ascoltatori di BasketZone su RTP! Qual'è il modo migliore per riprendersi dai festeggiamenti smodati della sera del 31? Ovviamente leggere il nuovo recap della notte NBA dato che negli USA lo sport non si ferma mai nemmeno per le feste. Per vari ma immaginabili motivi non abbiamo potuto presentarvi il recap di ieri quindi passiamo direttamente a quello delle partite della notte tra 1 e 2 Gennaio. Restano perfetti gli Heat che battendo Charlotte avanzano sul 5-0, i Clippers procurano la prima sconfitta stagionale a Portland, Denver batte i Lakers nel back-to-back ritrovando un grande Gallinari e Minnesota centra la prima vittoria mettendo in ginocchio i Dallas Mavericks. E' stata una serata di record dato che i 22 punti di Wade gli permettono di raggiungere il traguardo dei 14000 in carriera, Calderon, con i suoi 13, supera i 3000 assists della sua vita NBA mentre Kobe Bryant è il sesto giocatore della storia a raggiungere quota 28000 punti in NBA. Tra le mews di vario genere si rende protagonista Demarcus Cousins, centro dei Sacramento Kings al secondo anno proveniente da Kentucky, che esprime una grande voglia di essere ceduto e vista la carenza di lunghi talentuosi in NBA aspettiamoci grandi movimenti per il ventunenne di 2.11 centimetri.

TOP: GLI ITALIANS. In verità solo 2 cioè Bargnani e Gallinari perchè il primo, nonostante la sconfitta contro Orlando ne segna 28 (high scorer NBA di giornata) con 7 rimbalzi 3 assists mentre Danilo, dopo la brutta prestazione della prima partita allo Staples contro i Lakers decide di mostrare a tutti chi è il vero Gallinari segnando 20 punti, catturando 4 rimbalzi e rubando ben 5 palloni guidando i Nuggets alla vittoria su i Lakers. Italians do it better.

FLOP: MEMPHIS GRIZZLIES. I Bulls sono accusati di omicidio cestistico dopo aver ucciso i Grizzlies con il risultato di 104 a 64. 40 punti di scarto sono davvero un'infinità se poi vi dico che i Bulls erano privi dell'infortunato Rip Hamilton mentre nei Grizzlies gli unici due in doppia cifra sono stati Sam Young e un certo Josh Davis con 10 punti a testa allora si capisce che la situazione e grave. Memphis quindi dietro la lavagna e come compito a casa avrà quello di non farsi coinvolgere mentalmente da una sconfitta cosi devastante.

LA SORPRESA: DJ WHITE. Non è il nome di un nuovo rapper anche le se iniziali DJ potrebbero ingannare ma si tratta dell'ala dei Bobcats classe 1986 che contro Miami esplode con una performance da 21 punti e 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata e 2 rimbalzi in grado di sbalordire chiunque. Nelle sue precedenti 4 stagioni NBA non aveva mai giocato più di 24 partite dato che veniva sempre spedito in D-League e non aveva mai superato gli 8 punti di media, inquesta stagione però sta sfiorando i 12 punti a sera, che sia lui l'uomo nuovo dei Bobcats?

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO E NORRIS COLE. Rookie time ma in questo caso playmaker time dato che il premio per il miglior "primo anno" di oggi va in comproprietà tra i due play di Miami e Minnesota. Cole degli Heat ne segna 16 a cui aggiunge ben 9 assists e 2 rubate con 6 su 8 dal campo in soli 20 minuti di utilizzo confermandosi uno dei giocatori più in forma di questi incredibili Heat che potrebbero aver trovato il loro playmaker titolare, posizione più traballante della franchigia della Florida negli ultimi 2 anni. Lo spagnolo invece è fondamentale nella prima vittoria di Minnesota con i suoi 14 punti, 7 assists e 3 rimbalzi e 2 su 3 da 3 punti in 26 minuti. Rubio fa impazzire gli avversari ma fa anche impazzire di gioia i tifosi e i compagni tra cui l'All-Star Kevin Love (autore di 25 punti e 17 rimbalzi contro Dallas) che ritiene Rubio uno dei migliori talenti in NBA e un sicuro All-Star Gamer in tempi brevi.

venerdì 23 dicembre 2011

NBA Preseason Day 8, top Gallinari, flop Phoenix

di Luca Ngoi


Due sole partite concludono l'accorciata preseason NBA: da Natale in poi si farà sul serio, ma intanto godetevi i top e i flop dell'ultima notte amichevole della Lega più pazza del mondo.

TOP: DANILO GALLINARI. 23 punti e 6 rimbalzi nella seconda vittoria prestagionale di Denver certificano il suo ruolo da grande protagonista per la squadra allenata da George Karl, che avrà pur perso Kenyon Martin, Wilson Chandler e JR Smith, ma ha trovato un entusiasmo inaspettato, guidata dal campione italiano, aspettato ad una grande stagione.

FLOP: PHOENIX SUNS. Dove sono finiti i vecchi Suns che giocavano ad alto ritmo, divertivano e vincevano? Questa nuova versione della squadra di Alvin Gentry non convince proprio. Steve Nash resta un fenomeno assoluto anche alla sua età, ma attorno a lui regna il vuoto, le uniche speranze sono il nuovo acquisto Shannon Brown e il rookie Markieff Morris, ma per il resto il paesaggio è buio.

SARANNO FAMOSI: IVAN JOHNSON. Vi starete chiedendo: Ivan chi? Ebbene, Ivan Johnson, ala grande\centro attualmente in forza agli Atlanta Hawks è letteralmente esploso la scorsa notte mettendo a referto 15 punti e 8 rimbalzi partendo dalla panchina e giocando 20:31 minuti. Niente male per uno che fino a due anni fa aveva speso gran parte della sua carriera in Corea del Sud e in Porto Rico. Bella storia la sua, e se gli Hawks decidessero di confermarlo, nel torpore generale che Atlanta sta vivendo la sua energia potrebbe anche tornare utile.

giovedì 22 dicembre 2011

Kenyon Martin bloccato in Cina e l'infortunio di Darrell Arthur


di Claudio Pavesi


Come è noto ai più, in occasione del Lockout alcuni giocatori avevano preso la decisione di provare un'avventura cestistica in Cina anche se questo avrebbe voluto dire che sarebbero dovuti rimanere nel paese che ospitò gli ultimi giochi olimpici fino a Marzo, periodo in cui si conclude il campionato locale indipendente da come si sarebbe conclusa la questione Lockout. Questi giocatori sono Aaron Brooks (Phoenix Suns), Kenyon Martin, Wilson Chandler e J.R. Smith (Denver Nuggets), dunque significa emergenza per la franchigia di Danilo Gallinari che dovrebbe rinunciare a ben 3 giocatori da quintetto per quasi tutta la stagione ma uno di questi, Kenyon Martin, non è riuscito a resistere alle sirene dell'NBA ed è quindi giunto a pagare 3 milioni di dollari per uscire dal suo contratto con lo Xinjiang. Il problema? Nonostante i 3 milioni pagati per il cosiddetto buyout il buon Martin non potrà giocare per la sua squadra asiatica ma dovrà aspettare comunque Marzo per tornare negli USA dove sarà Free Agent e quindi in ricerca di una squadra. Perchè quindi pagare il buyout e stare fermo per tre mesi? Per evitare gli infortuni è ovvio, anche se la situazione sembra davvero complessa dato che in questo caso l'NBA deve attenersi alle leggi della lega cestistica cinese. Sotto questo punto di vista Earl clark, ala dei Magic, si è rivelato il più furbo di tutti riuscendo a liberarsi dal contratto cinese pochi giorni prima della fine del Lockout per "motivi personali/familiari" tanto che ora è già da tempo ai servigi di coach Stan Van Gundy. Per quanto riguarda J.R. Smith e Wilson Chandler la questione è ancora diversa dato che nel loro contratto c'è una clausola che gli concede di tornare istantaneamente in NBA nel caso venissero rilasciati dalla loro squadre ma sembra decisamente improbabile che queste rinuncino alle loro stelle proprio in vista dei playoffs. Restate collegati al nostro blog perchè si preannunciano sviluppi decisivi nei prossimi giorni.
Cambiamo argomento con una notizia che darà molto dispiacere ai tifosi dei Memphis Grizzlies dato che non potranno vedere Darrell Arthur per tutto l'anno, l'ala grande ex Kansas sarà fuori per tutta la stagione per una brutta lesione al tendine d'achille che lo ha obbligato a lasciare la sessione di allenamento di lunedì. Arthur non avrà le mani più "educate" dell'NBA ma è un grande rimbalzista e capace di giocate di grande energia, qualità che lo avevano reso il giocatore perfetto da mettere in campo per dare riposo a Zach Randolph. I Grizzlies hanno già una rotazione molta corta che vedeva Arthur come unico ricambio dei lunghi dopo la cessione di Thabeet ai Rockets, quindi Memphis sarà costretta a tornare sul mercato o a tentare di pescare il jolly dal mazzo con qualche giocatore proveniente dalla D-League; per scoprire chi sarà il Mister-X di Memphis non dovete fare altro che seguire il nostro blog.

mercoledì 21 dicembre 2011

NBA Preseason Day 6, l'esordio del Gallo e il giorno dei re-match

di Luca Ngoi


Sesto giorno di preseason per le squadre NBA, che sono tornate nuovamente in campo, così come ha fatto il nostro Danilo Gallinari, che ha totalizzato 15 punti e 4 assist nella vittoria casalinga dei suoi Nuggets contro i Phoenix Suns, stesi sull'altissimo punteggio di 127-110; per Denver ottima anche la prima prova del rookie Kenneth Faried, autore di 14 punti e sei rimbalzi, inclusa una fragorosa schiacciata in contropiede: al Pepsi Center potranno non vincere un titolo, ma di sicuro non si annoieranno. Continua in modo positivo anche la pre stagione dei Bulls, che battono per la seconda volta Indiana col punteggio di 93-85; decisiva la prestazione di Carlos Boozer, che con i suoi 24 punti e 6 rimbalzi guida i Bulls nel sorpasso su dei pur generosi Pacers, nei quali si distingue su tutti Tyler Hansbrough, che mette insieme 24 punti conditi da ben 13 rimbalzi i quali lasciano ben sperare per l'imminente stagione dell'ex North Carolina, atteso finalmente all'esplosione definitiva. Si sfidavano per la seconda volta anche Golden State e Sacramento, ma se nella prima sfida a San Francisco si erano imposti gli uomini di Mark Jackson, nella Capitale californiana è stato il contrario: Sac-Town ha avuto la meglio in un match tirato col punteggio di 95-91 grazie all'ottima prestazione di un JJ Hickson da 19 punti e 9 rimbalzi, leader del pacchetto lunghi, ma anche grazie ai 21 punti di Marcus Thornton, altro giocatore atteso ad uno breakout year come piace dire agli americani; in generale tanto spettacolo e ritmi altissimi in questa gara, che però ha portato con sè una nota stonata per i Warriors, dato l'infortunio alla caviglia di Stephen Curry (è già il terzo per il ragazzo al terzo anno nei pro), che comunque dopo gli esami del post partita non sembrerebbe niente di serio.
Nelle altre gare della notte seconda vittoria dei 76ers sui Wizards (101-94) e dei Pistons sui Cavaliers per 90-89 con le prove stonate per i rookie Brandon Knight di Detroit, autore di soli 7 punti con 6 palle perse e della prima scelta dei Cavs, Kyrie Irving che ne ha messi a segno solo 4 dopo i 21 della gara inaugurale della sua carriera. Discontinuità. Anche questo significa essere al primo anno nella NBA.

mercoledì 14 dicembre 2011

Nenè resta a Denver


di Claudio Pavesi

Ieri parlavamo di un forte interessamento di Toronto per il centro brasiliano che invece ha scelto di rinnovare il contratto con i Nuggets per ben 5 anni sulla base di 67 milioni di dollari, sembrano quindi diminuire le voci sulla possibile partenza di Andrea Bargnani dai Raptors. L'NBA offseason però non si limita a questo infatti Rodney Stuckey, l'atletica guardia dei Pistons ha fatto sapere che l'accordo con la franchigia di Detroit non è per niente vicino dato che il giocatore vorrebbe un contratto a lungo termine ed è quindi disposto ad ascoltare le proposte di altre squadre. Tutto qui? Figuratevi! Gli Indiana Pacers sono una delle squadre più attive sul mercato quest'anno e dopo l'ingaggio di David West hanno fatto sapere di essere vicini ad un accordo con l'ex sesto uomo degli Atlanta Hawks Jamal Crawford.
Chiudiamo queste flash news riportando le parole di Lamar Odom che sostiene di non essere stato rispettato dai Lakers, anche considerando il fatto che è stato un tassello fondamentale alla conquista dei titoli 2009 e 2010. L'ex sesto uomo di lusso della franchigia californiana ha reso noto, in seguito alla trade che lo ha mandato a Dallas, che ha intenzione di bruciare tutti i ponti con i Lakers dato che non vuole più avere niente a che fare con la squadra che, nonostante la trade, gli ha permesso di vincere ben due anelli.