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venerdì 10 agosto 2012

Clamoroso allo Staples: arriva Dwight Howard e si pensa al titolo; ecco i dettagli della trade


di Luca Ngoi

Alla fine è successo. Dopo più di un anno di voci, smentite, litigi, diatribe ecco l’acquisto a cui i Los Angeles Lakers miravano veramente: Dwight Howard. L’operazione si è svolta in tempo molto minore a quello che si poteva pensare. Era di ieri pomeriggio infatti la voce che Lakers e Magic si fossero rimessi attorno al tavolo per parlare della cessione del centro nativo di Atlanta, e stamattina (orario italiano) è arrivata la conferma a più voci (LA Times, Denver Post, Yahoo.com) dell’affare fatto.
Contrariamente a quello che molti (noi compresi) potevano pensare la trattativa si è conclusa su un quadruplo fronte Denver-Los Angeles-Philadelphia-Orlando muovendo ovviamente un carico di giocatori molto lungo, dunque cerchiamo di riepilogare brevemente i fatti prima di passare a un commento finale.  Denver si aggiudica l’ala piccola Andre Iguodala, attualmente impegnato a Londra con Team USA, e lascia andare in direzione Orlando Arron Afflalo e Al Harrington. I Magic stessi, oltre ovviamente ad Howard si privano anche di Jason Richardson che raggiunge Philly insieme ad Andrew Bynum, mentre in Florida oltre ai due ex Nuggets arrivano l’ex prima scelta dei Sixers Nikola Vucevic e l’attuale prima scelta Moe Harkless sempre da Philadelphia.
Un giro abbastanza contorto che, forse un po’ a sorpresa, non vede coinvolto Pau Gasol, che dunque resterà a Los Angeles formando con Howard una coppia di lunghi impressionante. I Lakers a questo punto si candidano serissimamente al titolo, potendo contare su un quintetto stellare formato da Steve Nash in regia, Kobe Bryant come realizzatore principale, Metta World Peace nel solito ruolo di difensore arcigno e la suddetta coppia di lunghi con lo spagnolo e DH12, che potenzialmente può andare a comporre un pick n roll devastante insieme al playmaker canadese. Ma le opzioni tattiche saranno pressoché infinite con uno starting five di questa qualità tecnica e fisica.
Nonostante ciò però permangono alcuni dubbi, almeno al sottoscritto. Numero 1: la profondità della panchina, che non vede ancora un vero e proprio sostituto per Howard, anche se il mercato è ancora lungo e sicuramente qualcosa sarà fatto per ampliare anche il reparto esterni che necessita di un cambio più credibile di Steve Blake nel ruolo di playmaker. Numero 2: l’intenzione di coach Brown di impostare un sistema d’attacco sul modello Princeton Offense, che prevede in sostanza tanti tagli backdoor e dei lunghi in grado di passare la palla ottimamente e al tempo stesso di giocare svariati minuti lontano da canestro. Probabile che nelle visioni dell’ex tecnico dei Cavs questo ruolo sarà ricoperto da Gasol, che è esattamente quel tipo di giocatore, ma con una squadra così piena di talento sarà realmente il caso di giocare un sistema così rigido e standardizzato? Visti gli ultimi acquisti potrebbe essere che Mike Brown si sia ricreduto, e che non andrà ad attingere a piene mani dal sistema inventato tanti anni fa da coach Pete Carril, ma una cosa è sicura, Princeton o non Princeton: il palazzo giallo viola sarà pieno dal primo all’ultimo giorno, con buona pace dei signori Buss.

lunedì 4 giugno 2012

Matchups: Danilo Gallinari "Voglio essere protagonista, altrimenti che divertimento c'è?"

intervista realizzata da Claudio Pavesi e Davide Quaranta
Danilo Gallinari guarda avanti, verso la nuova stagione
Photo by Getty Images

Oggi siamo onorati e felici di regalare una vera chicca a tutti i lettori di Basketzone RTP, un'intervista con Danilo Gallinari, la stella dei Denver Nuggets in NBA e della Nazionale Italiana. La chiacchierata è stata realizzata per la prima volta di persona (non male come prima volta) in occasione del 2° Gallo Day, la giornata dedicata al basket organizzata a Lodi dal suo primo Fan Club ufficiale.


Denver: rapido giudizio sulla stagione, la prima interamente nel Colorado con alti e bassi anche per i molti infortuni subiti soprattutto da te e da Rudy Fernandez.
La stagione ritengo sia stata molto positiva sia dal punto di vista personale ma soprattutto da quello della squadra in particolare perché, come hai già detto tu, non abbiamo mai avuto l'occasione di giocare con l'organico al completo tranne che per l'ultimo mese e mezzo in cui infatti abbiamo perso solo due o tre partite. Siamo arrivati alla fine molto motivati, avremmo potuto farcela a raggiungere il secondo turno dei Playoffs ma direi che siamo stati lo stesso molto bravi a raggiungere il primo turno e a giocarcela fino a gara 7.
Gli infortuni sono stati pesanti e fastidiosi ma anche la trade ha influito molto: abbiamo perso Nenè, il nostro centro titolare, e al suo suo posto sono arrivati giocatori con una reputazione piuttosto discutibile come JaVale McGee, reputazione che hanno saputo trasformare.

Proprio McGee infatti era membro fisso del "Shaqtin'A Fool", la rubrica di Shaquille O'Neal sugli errori più clamorosi della NBA.
Esatto. Si è dimostrato un grande giocatore con grandi qualità in campo e incredibili conoscenze di pallacanestro oltre che un ottimo ragazzo, una persona sempre pronta a lavorare e a migliorare. Per questi motivi sono certo che la stagione appena trascorsa deve definirsi molto positiva.

Avete dimostrato un ottimo gioco anche senza avere una cosiddetta star, per come la intendono gli americani. Cosa ne pensi del sistema di coach Karl? Ti senti valorizzato dal suo gioco?
Questo è il suo modo di giocare ed è sempre stato così anche in passato quando allenava altre squadre. Penso che questo gruppo sia perfetto per il suo gioco in particolar modo dopo la trade che ha portato me a Denver, si è formato un collettivo molto motivato e ritengo che difficilmente Karl si sia divertito così tanto con un altro gruppo nella sua carriera. Il gioco di coach Karl è veramente divertente e non ho dubbi che sia anche vincente perché ti permette di arrivare ai Playoffs e di giocartela con chiunque.

Smentiamo allora ufficialmente le numerose critiche che difiniscono il gioco di coach Karl come "bello ma non vincente"?
Certo. Il sistema di Karl favorisce il gruppo e solo col gruppo si può vincere, noi stessi lo abbiamo dimostrato arrivando con un ottimo record ai Playoffs in cui abbiamo affrontato la tipica squadra con tanti centimetri che corre poco e che gioca a metà campo ma siamo comunque riusciti a raggiungere gara 7. Non abbiamo passato il turno per un soffio dimostrando a noi stessi e a tutti che questo sistema funziona e può far paura.

Dopo l'importante rinnovo contrattuale avverti una pressione diversa in campo o sei più tranquillo per aver avuto la fiducia della squadra e della dirigenza?
Senza alcun dubbio sono tranquillo e felice, d'altro canto penso che firmare un contratto del genere renderebbe felice chiunque. Allo stesso tempo firmare un tale contratto porta a tante nuove responsabilità, molto diverse rispetto a quelle a cui ci si è ormai abituati: arrivano pressioni da parte della società, ci sono anche pressioni, non dirette, da parte dei compagni dato che una firma così importante significa avere più possessi e in momenti sempre più importanti. In poche parole si inizia a dipendere meno dagli altri e ci si avvicina sempre di più ad un ruolo da protagonista che è ciò a cui ritengo bisogna ambire, non penso infatti ci sia molta soddisfazione a giocare a certi livelli senza voler essere un protagonista. I Nuggets mi stanno dando la possibilità di essere un protagonista ed è fantastico, è un modo per mettere alla prova anche me stesso, mi permette di conoscermi meglio, solo così potrò constatare se ho la testa e le abilità per meritare queste responsabilità.

Prospettive per l'anno prossimo? Cosa ti aspetti da te stesso e dalla squadra?
L'obbiettivo di squadra è ovviamente quello di raggiungere i Playoffs e, considerando i risultati di quest'anno, l'obbiettivo resta quello di migliorarsi e quindi chiudere la stagione con un record migliore oltre che cercare di allungare la stagione facendo più strada nella postseason. Personalmente il mio obbiettivo è quello di diventare un giocatore sempre più importante a livello sia statistico che carismatico anche per rispettare la fiducia che mi è stata data con il contratto che hai giustamente già citato.

Il Gallo mentre viene intervistato da Claudio Pavesi
Photo by Davide Quaranta
A proposito della prossima stagione, se tu fossi il General Manager di Denver chi sceglieresti al Draft con la numero 20? C'è un giocatore che ti piace più di altri?
Sinceramente non segue molto l'NCAA quindi non credo di poter dare un giudizio riguardo i ragazzi che saranno selezionati il prossimo 28 Giugno. Quello che so per certo è che i manager di Denver sono persone molto capaci nel loro lavoro e con grandi conoscenze di basket, motivo per cui so già che faranno una grande scelta

Direi che la scelta di Kenneth Faried alla numero 22 del Draft dell'anno scorso è un buon biglietto da visita.
Esatto, è l'esempio perfetto. Quella di Kenneth è stata una scelta super, tutti hanno potuto vedere cos'è capace di fare, per non parlare del fatto che è il giocatore perfetto per il sistema di Karl. Questo è il motivo principale per cui so che la nostra dirigenza sceglierà benissimo il giorno del Draft.

Obbligatoria una domanda sull'incredibile notte da 37 punti e 10 rimbalzi al Madison Square Garden contro 'Melo, nel tuo ritorno da ex Knick. Che cosa hai provato?.
E' stata davvero una grande emozione. La partita è stata molto bella e io ci tenevo moltissimo a fare bene, continuavo a pensare a quella sfida anche giorni prima dell'incontro. Sono stato felicissimo della mia prestazione personale anche se la cosa che mi importava di più era vincere e ci siamo riusciti, è ovvio che se avessi fatto una prestazione tale ma fosse arrivata una sconfitta avrebbe avuto tutto un altro significato. Dopo la partita però è stato necessario cambiare mentalità e guardare avanti anche perché contro i Knicks ci giocheremo tutti gli anni comunque quel primo ritorno sarà sempre un ricordo davvero importante per me.

Parliamo appunto di quella famosa trade anche se da un altro punto di vista, quello della vita privata, aspetto che non viene quasi mai considerato. Un momento prima si è a cena con i compagni e un secondo dopo si è costretti a cercare casa a quattromila chilometri di distanza, tu come hai vissuto un momento così difficile?
Purtroppo c'è poco da fare, ti devi adattare perché questa è l'NBA. Io sotto questo punto di vista sono già abituato perché nell'arrivo da Milano a New York ho dovuto cambiare tutto di me: a Milano ero a casa, vicino a persone che conoscevo fin dall'infanzia, arrivato in NBA invece ho dovuto cambiare tutta la mia vita con un "click", ho rivoluzionato il mio approccio rispetto al lavoro, alla squadra e alla vita lontano dalla famiglia e dagli amici. Quella trade ha ulteriormente dimostrato che tutto può cambiare in continuazione infatti hai indovinato, quel giorno ero proprio a cena con alcuni miei compagni di squadra, erano circa le 22/22:30, il mio agente mi ha chiamato e mi ha detto che avrei dovuto preparare le valigie perché il mattino dopo sarei partito per Denver. C'era poco da dire, ero stato scambiato, che mi trovassi bene o no a New York dovevo cambiare di tutto ma direi che è andata piuttosto bene.

Quest'anno sei stato protagonista insieme ai tuoi compagni di squadra dello show "The Association", il programma di NBA TV che segue giorno per giorno una squadra all'anno. E' stata una bella esperienza o è stato stressante avere le telecamere addosso anche in allenamento e in ogni momento libero?
Secondo me è stata un'esperienza interessante, personalmente mi ha fatto molto piacere anche perché, quando io e i miei compagni ci ritireremo dalla pallacanestro tra 10 o 15 anni, sarà bello potersi rivedere anche per come eravamo negli allenamenti, nei viaggi e nel tempo libero. Penso che spinga anche alcuni giocatori a dare ancora più del massimo così che la gente veda effettivamente quanti ci impegniamo per raggiungere certi livelli.

In America però si dice che questi speciali portino un po' sfortuna anche se questo non sembra il vostro caso.
No infatti, non è il nostro caso, la stagione è stata bella e quella di "The Association" è stata una grande esperienza, potendo scegliere la rifarei.

Parliamo di un'altra esperienza particolare di questo ultimo anno: il Lockout. Come giudichi il tuo breve ritorno in Europa? E' stata davvero utile?
Senza dubbio mi ha aiutato molto. Il mio però è stato un caso molto particolare, per me è stato un ritorno a casa quindi, quando mi si è presentata questa opportunità, non è stato difficile dire di sì. Dal punto di vista dell'allenamento è stato altrettanto utile, i giocatori NBA sono abituati a giocare tante partite ravvicinate quindi rimanere fermi per lungo tempo di solito è controproducente e per questo il ritorno all'Olimpia mi ha fatto davvero bene dal punto di vista fisico ma anche mentale.

Nazionale, innanzitutto ci sarai alle qualificazioni per gli Europei? Quanto è importante per te la maglia azzurra soprattutto in questo periodo in cui la Nazionale maggiore zoppica mentre quelle giovanili stanno facendo sempre meglio?
Dire che la Nazionale sia importante è dire poco e per questo sono grato ai giovani che hanno fatto così bene ultimamente sperando che i loro risultati possano permettere all'intero movimento del basket italiano di fare il salto di qualità. Quest'anno dovremo essere tutti presenti e dare il massimo perché quello delle qualificazioni è un momento davvero importante, non essere a Londra per le Olimpiadi sarà un duro colpo ma ci spronerà a dare il massimo. Io ritengo che dalle esperienze fatte bisogna sempre guardare i lati positivi e onestamente credo che dell'esperienza della Nazionale dell'anno scorso ci sia molto da salvare, il gruppo era ottimo ma era la prima volta che giocava insieme e come ben saprai è difficile, quasi impossibile, trovare un gruppo vincente alla prima occasione a livello di Nazionale. Non è facile giocare bene da subito ma ora è cominciato un percorso, un progetto concreto e le qualificazioni ai prossimi Europei saranno un nuovo passo avanti.

Noi siamo di Pavia e quindi volevamo chiederti se avevi qualche ricordo della nostra città, del Liceo Scientifico Copernico e ovviamente della stagione di LegaDue.
Sicuramente. Quello a Pavia è stato un anno bellissimo anche se non ho potuto giocare tutta la stagione perché a gennaio mi infortunai e fui costretto a saltare tutte le restanti partite, per me infatti quel periodo è stato difficile dal momento che abbiamo rischiato di qualificarci per i Playoffs all'ultima giornata e io non ho potuto fare la mia parte in campo. La cosa più bella di quella stagione erano proprio i due diversi momenti che dividevano la giornata: prima a scuola al Copernico e poi agli allenamenti e alle partite di LegaDue. Se non mi fossi infortunato sarebbe stato ancora meglio.

Male di certo non è andata, hai vinto il premio di Miglior Italiano a soli 17 anni.
E' stata solo fortuna (ride tra i classici "seee certo, come no" provenienti da noi due). Comunque era tutto fantastico, il pubblico era davvero super, così come anche i rapporti con la tifoseria. Davvero una bella annata.

Come è nostra consuetudine anche a te Gallo chiediamo di dare i tuoi pronostici. Cominciamo con l'NBA, chi vince?
Le squadre più forti sono le due che stanno giocando a Ovest ovvero San Antonio e Oklahoma City, purtroppo non possono vincere entrambe ma per me la vera finale dovrebbe essere quella. In ogni caso penso che sarà una di quelle due a vincere l'anello.
Danilo insieme allo staff del Gallo Day
(cliccare sulla foto per ingrandire)
Photo by Davide Quaranta


In Italia invece?
In Italia è dura, Milano deve giocare lunedì sera ma credo, e spero, che vincerà e raggiungerà Siena in finale. Una volta in finale io spero ovviamente che vinca l'Olimpia ma in particolar modo mi auguro di vedere una bella serie di finale, molto equilibrata. Devo ammettere che vedere una gara 7 in Italia non sarebbe niente male.


Ovviamente ringraziamo Danilo Gallinari e la sua famiglia, sono stati tutti davvero gentili nonostante la lunga e faticosa giornata a cui hanno preso parte. Ringraziamo tantissimo tutti i membri e i responsabili del Fan Club ufficiale del Gallo oltre che ovviamente Giovanni Zeni e Luca Malamacci, due persone che non smetteremo mai di ringraziare per aver permesso qualcosa di speciale, sicuramente più di una semplice intervista.

venerdì 11 maggio 2012

Philadelphia, numero 8 ad Est, elimina i favoriti Bulls


di Claudio Pavesi
La gioia di Spencer Hawes e Evan Turner
Photo by USAToday

Come molti sapranno nella notte si sono giocate tre partite, in una Boston ha eliminato definitivamente gli Atlanta Hawks vincendo 83 a 80 chiudendo la serie sul 4 a 2, nel secondo match del giorno Denver, guidata dai 32 punti di Ty Lawson, ha sconfitto i Lakers 113 a 96 riuscendo a forzare la decsiva gara 7 ma la vera notizia è quella riguardante i Philadelphia 76ers i quali, vincendo 79 a 78, sono riusciti a eliminare i Chicago Bulls dai Playoffs. Esatto avete letto bene, i Bulls vanno a casa già a gara 6, serie chiusa sul 4 a 2 dopo una partita strana, con un finale stranissimo, totalmente imprevedibile come potete vedere nel video sottostante. (Cliccate sulla scritta sottostante per vedere il video)
Gli ultimi 12 pazzi secondi tra Bulls e 76ers

Io personalmente non lo considereri un totale upset considerando le assenze di giocatori come Derrick Rose e Joakim Noah, certo che i giocatori che avrebbero dovuto prendere per mano la squadra non hanno convinto più di tanto, ad esempio Boozer ha chiuso con 3 soli punti tirando 1 su 11 dal campo, Ronnie Brewer ha chiuso con 0 punti e C.J. Watson, nonostante i 10 assist, non ha tirato per niente bene, solo 2 su 11 dal campo per 6 punti finali, non certo abbastana per sostituire Rose. Philadelphia quindi, guidata da un Iguodala da 20 punti, 4 rimbalzi e 7 assist e da un Louis Williams da 14 punti dalla panchina, è riuscita a festeggiare davanti al proprio pubblico la vittoria nella serie, la prima serie vinta dai 76ers dall'ormai lontano 2003 quando la squadra di Allen Iverson, numero 4 ad Est, sconfisse i New Orleans Hornets di Baron Davis.
E' la quinta volta nella storia dei Playoffs che una numero 8 riesce ad eliminare una numero 1, era già successo l'anno scorso ai Memphis Grizzlies che eliminarono gli Spurs 4 a 2, ma anche nel 2007 quando i Golden State Warriors, guidati in panchina da coach Don Nelson e in campo da Baron Davis, eliminarono, sempre per 4 a 2, i favoritissimi Dallas Mavericks che in regular season stabilirono il sesto miglior record di sempre con 67 vittorie e 15 sconfitte, un risultato che valse a Dirk Nowitzki il titolo di MVP della stagione. Non dimentichiamoci della serie del 1999 tra New York Knicks e Miami Heat in cui i Knicks di Ewing, Sprewell, Larry Johnson, Allan Houston e Marcus Camby non solo riuscirono a eliminare la numero 1 Miami ma giunsero addirittura in Finale NBA perdendo però contro i San Antonio Spurs.
un'estratto della sfida del '94
Photo by slimwihthetiltedbrim.com
Indimenticabile è il primo upset di una numero 8 contro una numero 1, la celeberrima serie del 1994 in cui i Denver Nuggets di Dikembe Mutombo mandarono a casa i Seattle SuperSonics di Gary Payton, Shawn Kemp e Detlef Schrempf, un'impresa clamorosa, il primo upset di tali dimensioni avvenuto vincendo oltretutto gara 5 (fino a qualche anni fa infatti il primo turno era al meglio delle 5) fuori casa, vittoria fondamentale perchè ha infuso nelle squadre la consapevolezza che arrivare ai Playoffs con l'ottava piazza non vuol dire solo fare il tutto esaurito al palazzetto per due o tre partite ma significa avere le stesse possibilità di arrivare in Finale e vincere il titolo che hanno anche tutte le altre squadre.

giovedì 26 aprile 2012

Western Conference Playoff Preview: Thunder favoriti? Occhio a Spurs e Grizzlies; mai sottovalutare il Mamba

di Davide Quaranta e Luca Ngoi




SAN ANTONIO SPURS (1) vs UTAH JAZZ (8). Forse la serie meno spettacolare e più scontata di tutte, ma come ci insegna il primo turno dell'Ovest dello scorso anno, in cui proprio la squadra di Pop è stata eliminata da Memphis, ma dare nulla per scontato. San Antonio ha dalla sua, guarda un po', un allenatore esperto, che durante quest'ultima parte di stagione ha centellinato l'impiego dei big three, per farli arrivare freschi alla postseason. Ginobili, dopo parecchi infortuni, è  tornato ad essere il vero playmaker della squadra, Parker continua a giocare a  100 km/h e Duncan sembra quello dei giorni migliori e con Diaw hanno aumentato ancora il loro QI cestistico, aggiungendo anche freschezza con Leonard, Green e il folle Jackson; giocano la miglior pallacanestro di sistema di tutta la lega, e potrebbe essere la loro ultima possibilità di vincere un anello. Utah si è qualificata per un soffio ai playoff, battendo i Phoenix Suns a tre giornate dal termine della Reguar Season. Non sono i Jazz di Deron Williams, ma con la pattuglia di giovani a disposizione, possono mettere in difficolta qualsiasi squadra: Hayward, Favors, Harris, Jefferson e Millsap possono vincere con qualsiasi squadra su gara singola. Ecco, gara singola, ma purtroppo per la squadra di Corbin, la serie si gioca su 7 partite, e questa volta l'upset sembra davvero lontano.
PRONOSTICO: 4-1 SPURS

OKLAHOMA CITY THUNDER (2) vs DALLAS MAVERICKS. Senza dubbio la serie più  combattuta di questo primo turno, nonchè rivincita della scorsa finale di Conference. I Thunder si sono visti sfilare il primo posto nella Western dagli Spurs, ma rimangono indubbiamente la squadra più atletica e più difficile da contenere, fisicamente e mentalmente, di tutta la NBA. Con Durant (più che probabile MVP di stagione regolare) a guidare l'attacco e Ibaka a fare da "buttafuori" al centro dell'area, a Nowitzki e compagni servirà un'impresa. Per quanto possa sembrare folle, il vero problema potrebbe essere Westbrook, che spesso ha peccato di eccessiva sicurezza, forzando situazioni decisive, invece che dare la palla a Durant (emblematica la gara4 contro i Grizzlies finita al triplo overtime). Coach Brooks dovrà essere bravo a tenere sotto controllo il morale dei suoi, ma grande importanza avranno le condizioni di James Harden, al rientro dopo la violentissima gomitata subita dall'ex Ron Artest allo Staples, unite con l'apporto che la panchina saprà portare alla causa. I Mavs di quest'anno, invece, sono molto diversi da quelli che hanno battuto gli Heat nella Finals 2011, senza i fondamentali Barea e Chandler, perso Odom in corso d'opera, si affideranno ai soliti Dirk e Terry per cercare di eliminare i favoriti al titolo. Dallas è da sempre considerata "underdog" dagli addetti ai lavori, ma va ricordato di come il tedesco col 41 cambi sempre marcia quando le partite cominciano a contare; chissà che anche questa volta non riescano a compiere una clamorosa impresa? Per me, onestamente, no. Ma nella NBA "mai dire mai".
PRONOSTICO: 4-2 THUNDER

LOS ANGELES LAKERS (3) vs DENVER NUGGETS (6). I Lakers sono in ripresa, proprio come i Nuggets in questa ultima parte di stagione dunque si prospetta un duello decisamente aperto tra due squadre che, quando si sono incontrate nei playoff hanno storicamente dato vita a sfide di grande livello. LA ha recuperato pienamente Kobe, mutatosi per sette partite in Coach Bryant, che ha scrutato la squadra dall'alto per poi riprenderne il controllo, ma ha contestualmente smarrito quell'Andrew Bynum che per larghi tratti di questa stagione si è rivelato dominante. La serie girerà sul fattore fisico, aspetto sotto il quale i gialloviola sono nettamente favoriti potendo contare sul centro a due teste Bynum-Gasol da opporre alla povera frontline dei Nuggets che vede invece il super atletico (ma poco concreto) Mcgee e la rivelazione Kenneth Faried a fare da Davide contro i colossi angeleni. Denver ha però da giocare la carta Gallinari e l'estrema rapidità di Ty Lawson che potrebbe mettere in serissima difficoltà Sessions e i suoi compagni di back court molto più abituati a ragionare che a correre. Si prevede molta molta fatica per i Lakers, che potrebbero non uscirne vivi. PRONOSTICO: 4-2 NUGGETS.

MEMPHIS GRIZZLIES (4) vs LOS ANGELES CLIPPERS (5). Al momento in cui scriviamo i Grizzlies avrebbero il fattore campo vista la sconfitta dei Clips contro New York, ma di qui a sabato le cose potrebbero ancora cambiare. Ad ogni modo Memphis si presenta per il secondo anno di fila ai playoff e lo fa in una posizione molto più alta rispetto all'anno scorso, ma non è la sola cosa ad essere cambiata rispetto alla scorsa stagione. La panchina infatti è molto più lunga e di qualità con l'innesto di Arenas, che pare essersi rimesso in riga, mentre il quintetto si può valere della presenza di Rudy Gay (assente nella serie contro gli Spurs del 2011), alla sua prima apparizione nella post season e per questo motivatissimo. I Clippers da par loro mettono in campo il miglior playmaker della Lega, Chris Paul, che li ha condotti fin qui, ma restano le incognite sulla possibilità di incidere nei momenti decisivi di Blake Griffin (anche lui esordiente nei playoff) e sull'assenza di un uomo di esperienza tra gli esterni ad affiancare CP3, viste le altalenanti prestazioni di Randy Foye e in questo senso la presenza di un veterano come Caron Butler potrebbe risultare fondamentale per la Los Angeles rossoblu, comunque fortemente determinata a dare battaglia per passare il primo turno per la prima volta nella storia. Detto ciò Memphis appare più solida e strutturata nell'insieme, quindi li diamo come favoriti anche in caso di fattore campo sfavorevole. PRONOSTICO: 4-2 GRIZZLIES.

lunedì 26 marzo 2012

Jam Camp, per un estate da campioni all'insegna della pallacanestro!


Il BASKET JAM CAMP è uno dei principali Camp europei sia dal punto di vista del numero di partecipanti che per quanto riguarda prestigio delle locations e competenza dei tecnici. Il BASKET JAM CAMP infatti è una realtà che dal 1997 ha visto la partecipazione di migliaia di giovani atlete e atleti che, sotto la guida dei migliori allenatori e deI più grandi giocatori di serie A e di NBA, hanno passato la propria estate divertendosi giocando a pallacanestro. Dan Peterson, Gianmarco Pozzecco, Danilo Gallinari, Mason Rocca, Andrea Michelori e Denis Marconato sono solo alcuni dei grandi ospiti che si sono allenati con i partecipanti al Camp in questi anni. Il BASKET JAM CAMP 2012, sotto la direzione tecnica dello staff dei DENVER NUGGETS, prevede tantissimi ospiti illustri del mondo della pallacanestro italiana, europea e americana oltre a diverse tappe di grande prestigio.
Inoltre, per coloro che si iscriveranno al Camp tramite noi sono previste una serie di sconti e agevolazioni sui prezzi standard:



Tra le Alpi Apuane e il Parco delle Cinque Terre, al confine tra Toscana e Liguria, è collocata Marina di Massa, capace di offrire ai suoi ospiti il piacere del mare a due passi dalla montagna.
Al Villaggio Torre Marina, delimitato da 200 metri di spiaggia finissima e al centro di un parco di pini marittimi di oltre cinque ettari, i colori e i profumi sono quelli di una vacanza a stretto contatto con la natura. Le residenze Pineta, Mimosa, Tamerici, Torre e Terrazza propongono una confortevole accoglienza per ospiti di ogni età ed esigenze diverse.
Il Villaggio offre inoltre una sala da pranzo affacciata sul mare, un teatro di 600 mq attrezzato per video-proiezioni e convegni, aule per attività didattiche e di laboratorio, campi sportivi, ed una grande piscina nel cuore del parco.
Dalla struttura si accede direttamente alla spiaggia privata attrezzata con sdraio ed ombrelloni e docce (comprese nel prezzo).
L’ampia pineta con piante secolari è solo un invito a partire per escursioni naturalistiche di grande interesse: le Cinque Terre e il Golfo dei Poeti ma anche i sentieri delle vie del Marmo, sulle Alpi Apuane e la Lunigiana.
A breve distanza le principali città d’arte toscane offrono ulteriori possibilità per interessanti escursioni. Cortesia e professionalità completano l’offerta di una vera vacanza en plein air.
L’attività agonistica sarà svolta sui campi allestiti presso lo splendido e avveniristico impianto della Fiera di Carrara, che si trasformerà come ormai da tradizione in un gigantesco playground capace di ospitare sino a 15 campi affiancati, ideali per lo svolgimento delle attività tecniche, degli allenamenti e dei tornei.
A soli 43 km da Bari Monopoli è uno dei centri turistici principali della Puglia, che si affaccia su una delle più belle coste del sud-Italia.
Tra le città costiere della Puglia, Monopoli rappresenta uno dei porti più attivi e popolosi della regione sull’Adriatico. Il suo caratteristico centro storico di origine alto-medievale, sovrapposto ai resti di un ricco abitato Messapico fortificato già nel V sec. a.C., si affaccia sul mare, circondato da alte mura.
Monopoli è anche detta la città delle cento contrade. L’agro infatti è diviso in varie località denominate contrade, i cui toponimi rievocano antichi casali scomparsi, la presenza di una masseria, di una chiesa o altri riferimenti storico-geografici.
Il Villaggio Torre Cintola, situato in Località Capitolo (a soli 6 Km da Monopoli) è uno splendido complesso 3 stelle che dispone al suo interno di tutti i campi da gioco necessari per lo svolgimento del Camp. Per vedere la sito ufficiale del villaggio vai su: http://www.mareneve.it/torrecintola.php
Considerata una delle più ridenti località di mare della costa est della Sicilia, se non la più in, il turismo di Giardini Naxos sfrutta molto la vicinanza con la splendida Taormina. E’ inoltre una delle località in cui messinesi e, in misura maggiore, catanesi amano villeggiare per il periodo estivo.





Giardini ha inoltre un caratteristico porticciolo, capace di ospitare barche anche di certe dimensioni, che è usato anche per portare sulla terraferma i turisti che scendono dalle navi da crociera.
Giardini Naxos fu la prima colonia greca della Sicilia, fondata nel 735 a.C. Questa splendida località non è solo culla di antiche civiltà mediterranee, ma anche centro turistico d’avanguardia nel sud d’Italia.
In questo splendido contesto naturale, a pochi passi da un mare da favola, sorge l’Holiday Club Naxos ***s, composto da 252 appartamenti, immersi nel verde.
L’Holiday Club è il luogo adatto per trascorrere le vostre vacanze, ma anche per un breve break ristoratore. La sua animazione, i servizi wellness e la genuina cucina renderanno indimenticabile il vostro soggiorno.
Tutti i partecipanti al Jam Camp soggiornano in questo meraviglioso villaggio turistico con sistemazione in splendide ville a due piani con 3-4 letti e servizi privati.
L’Holiday Club, insieme all’Hilton Hotel, prestigioso complesso della celebre catena di alberghi, è anche a disposizione per ospitare parenti, accompagnatori e amici al seguito, che potranno usufruire di trattamenti convenzionati molto vantaggiosi.
Per visitare il sito ufficiale dell’Hilton Hotel vai su: http://www1.hilton.com/en_US/hi/index.do
Per visitare il sito ufficiale dell’Holiday Club vai su:
* Al momento dell’arrivo si dovrà sottoscrivere la tessera club (20 €)


La quota d’iscrizione è comprensiva di:
  • Attività tecnica e sportiva
  • Pensione completa
  • Assicurazione
  • Completo tecnico da gioco (maglia + pantaloncino)
  • Completo d’allenamento (maglia + pantaloncino)
  • Zainetto, cappellino e borraccia
Il Camp è rivolto a ragazzi e ragazze dagli 8 ai 19 anni.
La sicurezza dei ragazzi è al primo posto: ogni 12 partecipanti sono previsti 1 allenatore + 1 assistente. E’ prevista inoltre un’assistenza medico sanitaria 24h su 24h con pronto soccorso all’interno del villaggio e servizio di assistenza fisioterapica sui campi.
Verranno organizzati (per coloro che lo desiderano) i viaggi di raggiungimento delle varie locations con accompagnatori dello staff Jam Camp.
Grazie all’esclusiva collaborazione con Jam Camp inoltre genitori, parenti e accompagnatori dei partecipanti avranno la possibilità di poter soggiornare presso strutture selezionate in ognuna delle locations dove si svolge il Camp a prezzi super-convenienti. VIVI LA TUA VACANZA DA SOGNO SOLO CON JAM CAMP !
Link utili:

FAQ
- Cosa devo mettere nella valigia di mio figlio?
Il soggiorno dura una settimana e i ragazzi si allenano quasi tutti i giorni sia la mattina che il pomeriggio. I capi e le quantità che possiamo consigliare sono i seguenti (naturalmente sono indicativi) :
7 mutande, 10 calze o calzettoni di spugna, 4-5 pantaloncini da gioco, 5 T-shirt da gioco o canotte, 1 paio di scarpe da gioco, (noi daremo loro due completi da gioco composti da pantaloncino e canotta/t-shirt), abiti per la sera e il tempo libero come pantaloni, jeans o bermuda, (se ragazze naturalmente anche gonne, vestitini o altro a piacere), 5 magliette per il tempo libero e le attività serali, 3 costumi, 2 asciugamani mare/accappatoio, un paio di felpe, un golfino e un giubbino per la sera, pigiama, materiale per l’igiene personale, crema solare, fazzoletti di carta, ciabatte per la camera, ciabatte da mare, scarpe/ciabatte/sandali per il tempo libero, un ombrellino/k-way, un sacchetto per la biancheria sporca.
- Nella struttura mio figlio ha la possibilità di lavare i propri vestiti?
La struttura non offre servizio di lavanderia, proprio per questo consigliamo di fornire i ragazzi di più cambi così da essere coperti per l’intero periodo del soggiorno.
In caso di necessità i ragazzi devono provvedere personalmente al lavaggio degli indumenti di cui hanno bisogno (tutte le camere hanno il bagno interno in modo da lavare eventualmente mutande o calzini).
- Che tipo di certificato serve?
Serve il certificato di sana e robusta costituzione rilasciato per attività sportiva dal proprio medico curante.
- Che documenti devo consegnare a mio figlio?
Per il viaggio in aereo è indispensabile il documento di identità valido.
Per il soggiorno il ragazzo dovrà avere il certificato medico di sana e robusta costituzione, la stampa firmata della mail di avvenuta iscrizione con la scheda sanitaria (da compilare dal sito www.jamcamp.it).
- Quanti soldi devo dare a mio figlio?
Il soggiorno è tutto incluso. Siamo però sempre in un villaggio sito in località turistiche, quindi i soldi servono per dare modo ai ragazzi di acquistare un gelato o altri snack, un gadget o un souvenir in ricordo della vacanza sportiva trascorsa.
- Posso telefonare a mio figlio? In quale fascia oraria?
E’ possibile telefonare ai propri figli, se dotati di cellulare, negli orari in cui non si svolgono allenamenti, pranzo e cena. Le fasce orarie sono: dal dopo pranzo fino all’inizio degli allenamenti pomeridiani (14.00 – 15.45), poco prima di cena (19.00 – 19.45) e dal dopo cena in poi (dopo le 21).
- Posso venire a trovare mio figlio?
Si, previo accordo con l’organizzazione.
- A chi posso rivolgermi per avere informazioni su mio figlio e sulle attività che svolge ?
Per ogni domanda, necessità, chiarimento o in caso in cui il ragazzo non dovesse rispondere al proprio telefono cellulare, è possibile chiamare il numero 393.9161958 oppure inviare una mail all’indirizzo di posta volley@jamcamp.it
- C’è un medico nella struttura?
Si, c’è un presidio medico all’interno del villaggio, predisposto proprio per i ragazzi. E’ per questo che è necessario compilare la scheda sanitaria in modo dettagliato e corretto.
- Durante il periodo di soggiorno c’è modo di vedere foto delle attività svolte?
Si. Saranno pubblicate sulle nostre pagine facebook e sul nostro sito www.jamcamp.it
- Sono previste escursioni o gite?
Per il soggiorno di Marina di Massa si può prevedere una gita a Marina di Massa.
Stesso discorso per Giardini Naxos per l’ eventuale gita a Taormina.
Gianluca Sacchi 340 5239936
Stefania Vaghi 347 8935350
sacchigia@yahoo.it
  1. Contattare i responsabili (tramite i contatti segnalati)
  2. Effettuare il versamento della caparra pari a 100,00 € direttamente ai responsabili di Pavia (la caparra sarà interamente restituita fino a 7 giorni dalla partenza). Il saldo è previsto nei 4/5 giorni precedenti la partenza.
  3. Compilare la Scheda d’iscrizione con i dati personali del partecipante, la Scheda Sanitaria con le informazioni riguardo l’assunzione di medicinali, allergie e/o patologie particolari (fornite dal dirigente a cui si versa la caparra).
  4. Terminata la procedura d’iscrizione, nel giorno indicato per il saldo, firmare i moduli che saranno presentati dai responsabili e consegnare un certificato medico valido di sana e robusta costituzione per la pratica di attività sportiva non agonistica (rilasciato dal proprio medico di famiglia o dal medico sportivo della propria società di appartenenza).
  5. Iscrizione avvenuta.

venerdì 16 marzo 2012

Portland taglia Oden intanto Denver si avvicina a Wilson Chandler

di Claudio Pavesi

Portland è inarrestabile, ha cominciato con gli scambi poi è passata a licenziare gli allenatori e adesso? Siamo arrivati all'ultimo step, i tagli dei giocatori. C'è poco da stupirsi perchè dopo le trade che hanno portato nell'Oregon Mehmet Okur, Shawne Williams, Hasheem Thabeet e Jonny Flynn in cambio dei soli Gerald Wallace e Marcus Camby i Trail Blazers si sono ritrovati con 17 giocatori, 2 sopra il limite e di conseguenza con necessità di sfoltire. Il primo nome è già stato reso noto ed è quello di Greg Oden, ex prima scelta al Draft del 2007 davanti a due All-Star come Kevin Durant e Al Horford ma che per sua sfortuna non ha mai potuto mostrare tutto il suo potenziale a causa dei mille infortuni che lo hanno costretto a giocare solo 82 partite dal 2008 al 2010 per poi non rivedere più un campo da basket. Il secondo nome sarà annunciato nella giornata di domani ma girano voci che potrebbe essere uno dei nuovi innesti.

Wilson Chandler, più che probabile il ritorno a Denver
Spostiamoci in Colorado perchè iniziano a sentirsi voci importanti secondo le quali la controversa mossa di mercato che ha mandato Nenè a Washington in cambio di JaVale McGee e Ronny Turiaf è stata solo un modo per aumentare lo spazio salariale nel salary cap che sarà usato nei prossimi giorni per firmare Wilson Chandler, ala ora militante in Cina ma finalmente libero di tornare negli Stati Uniti dove è free agent. Chandler sarebbe un ottimo innesto per i Nuggets dato si sono appena privati di un realizzatore come Nenè quindi cosa ci sarebbe di meglio di un'ala di 207 centimetri con punti nelle mani? Penso nulla se pensiamo che Wilson Chandler è anche un ottimo rimbalzista e conosce già il sistema di coach George Karl oltre che molti dei futuri compagni che già l'anno scorso hanno condiviso il campo con lui dopo lo scambio che ha portato Carmelo Anthony a New York.
Chiudiamo con una piccola nota di colore. Nello scambio che ha mandato Steph Jackson a San Antonio i Golden State Warriors non hanno acquisito solo Richard Jefferson e una futura prima scelta al Draft ma anche... T.J. Ford che aveva annunciato il suo ritiro dal basket giocato solo due giorni prima. Dubito che deciderà di tornare solo per aiutare i Warriors.

giovedì 15 marzo 2012

Super-scambio a tre per Nuggets, Wizards e Clippers.

di Claudio Pavesi
Nenè saluta Denver

Le news non finiscono più, sembrava tutto finito ed ecco che scoppia la bomba più grande. Denver decide di privarsi di Nenè, uno dei centri più mobili dell'intera NBA, il quale andrà ai Wizards in cambio di JaVale McGee e Ronny Turiaf. Lo scambio però è ben più grande e ne fanno parte anche i Clippers che acquistano Nick Young in cambio di Brian Cook e una futura seconda scelta al draft NBA del 2012.
Nick Young ritorna nella sua L.A.
sponda Clippers

Strana la mossa di Denver che in estate aveva fatto follie pur di rinnovare il contratto del centro brasiliano che in compenso sarà un'ottima spalla per John Wall che però dovrà fare a meno del suo amico Nick Young che torna nella sua Los Angeles (aveva fatto il college a Southern California), preso dai Clippers per avere un'ottima guardia e un ottimo tiratore di liberi nei finali di partita considerando l'infortunio che impedisce a Billups di giocare fino alla prossima stagione. McGee sarà l'ennesimo lungo di energia con mani però discutibili nel roster dei Nuggets, un altro elemento sullo stile di Chris Andersen e Kenneth Faried.