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venerdì 29 giugno 2012

Davis prima scelta in un Draft da ricordare

di Luca Ngoi


Nella cornice del Prudential Center di Newark, New Jersey si è tenuto come di consueto il Draft NBA 2012, che potrebbe essere ricordato come uno dei più profondi e clamorosi degli ultimi anni o uno dei più deludenti nel caso in cui i giocatori scelti non dovessero confermare le loro potenzialità.
Se la prima scelta dei New Orleans Hornets era da mesi scontata, dunque Anthony Davis conosceva già la propria destinazione dalla 2 in giù si poteva solo ipotizzare, ma di certezze erano comunque poche. I Bobcats, in particolare, possessori della seconda scelta, erano stati protagonisti di una miriade di voci nelle ore immediatamente precedenti la lotteria, con Houston e Cleveland molto interessati nella loro pick. Alla fine la franchigia di proprietà di MJ si è orientata sul secondo giocatore in uscita da Kentucky, Michael Kidd-Gilchrist, che dunque avrà l’oneroso compito di iniziare l’opera di rifondazione in Carolina. Nonostante tutto però ci sono ancora alcuni dubbi in quanto il giorno prima del draft Charlotte aveva acquisito la guardia Ben Gordon e dunque bisognerà vedere quale sarà il reale assetto della squadra con due giocatori a combattere sostanzialmente per lo stesso posto, anche se non è improbabile un loro impiego in contemporanea.
Poche sorprese anche con la terza scelta di Washington, la guardia da Florida Bradley Beal mentre qualche perplessità l’ha destata Cleveland con la numero 4, spesa per chiamare Dion Waiters da Syracuse. Sicuramente un giocatore solido e forse già pronto adesso a giocare in NBA, ma probabilmente non così talentuoso da giustificare una chiamata così in alto. La coppia con Kyrie Irving resta comunque interessante, viste le buone attitudini difensive del prodotto da Syracuse.
Non ha sorpreso nemmeno la scelta di Sacramento, che ha puntato su Thomas Robinson da Kansas, garantendo il lieto fine alla storia più toccante di tutto questo ultimo Draft. L’ala ex Jayhawks andrà adesso a comporre un’ottima coppia di lunghi con Demarcus Cousins, due giocatori complementari e perfettamente in grado di giocare insieme.
A Portland invece servivano una guardia e un lungo, quindi con la loro scelta numero 6 hanno puntato sul realizzatore da Weber State Damian Lillard, giocatore dalle qualità offensive privatissime, che sa segnare in ogni modo possibile, attaccare il ferro e guidare una squadra vista la leadership mostrata in tre anni al college (forse anche per l’assenza di alternative). Sarà lui il playmaker titolare, mentre dovrà combattere un po’ di più per scendere in campo la scelta numero 11, Meyers Leonard da Illinois, che partirà presumibilmente dalla panchina ma assieme ad un maestro del ruolo come Lamarcus Aldridge potrà imparare tanto e probabilmente giocare al suo fianco aggiungendo un buon contributo difensivo alla squadra.
Ha scelto il talento Golden State, puntando sull’ex Tar Heel Harrison Barnes, che andrà dunque a formare un reparto di esterni interessante come pochi con Stephen Curry e Klay Thompson; i tre giocatori potranno giocare insieme e, almeno offensivamente, i problemi dei Warriors dovrebbero essere finiti. Restano dubbi a livello difensivo e di attributi per il prodotto di coach Roy Williams, ma di sicuro nella Baia quest’anno non si dovrebbero annoiare.
La seconda sopresa del primo giro è stato Terrence Ross, scelto alla numero 8 da Toronto, che ha destato qualche dubbio non tanto per il talento, indubbio, del giocatore ma più che altro perché per le caratteristiche che porta potrebbe essere un doppione del già presente Demar Derozan. Guardia atletica, che sa segnare in più modi e applicarsi in difesa. Ai Raptors comunque serviva un giocatore in grado di segnare punti e l’obiettivo è stato raggiunto.
Con la numero 9 Detroit ha scelto di completare il proprio reparto lunghi con Andre Drummond, centro super atletico da Connecticut ma che proprio per questo desta qualche dubbio a livello offensivo, dove è reduce da una stagione a fari spenti ma che comunque non cancella le doti più che visibili. Avrà bisogno di crescere, ma a livello di big men e di centimetri i Pistons hanno già posto le basi per il futuro con una delle coppie più interessanti a livello assoluto assieme a Greg Monroe.
Alla decima scelta erano ancora “on the clock” gli Hornets, che una volta scelto Davis dovevano puntellare lo spot di playmaker e hanno puntato su Austin Rivers, figlio di Doc. Il talento è indiscusso, ma ci permettiamo di dubitare sulle doti da playmaker, ruolo per il quale forse non è ancora pronto, ma anche per imparare le attitudini ci sarà tempo. Di sicuro, dovesse rimanere Eric Gordon, i due e Anthony Davis sono un bel trio da cui ripartire.
Protagonisti indiscussi della serata comunque sono stati gli Houston Rockets, che erano riusciti ad accumulare ben tre scelte (la 12, la 16 e la 18) con le quali hanno chiamato nell’ordine Jeremy Lamb, guardia che potrebbe portare allo scambio di Kevin Martin, Royce White, giocatore completo e in grado di fare qualsiasi cosa su un campo da basket che può partire dalla panchina per spaccare le partite e Terrence Jones, ala dal talento indiscusso ma che dovrà ritagliarsi un ruolo preciso in NBA viste le qualità fin troppo da all aro under.
A Phoenix ci si prepara all’addio di Steve Nash (c’è il forte interesse di Toronto) attraverso la scelta del playmaker più vero e vecchio stampo dell’intero lotto: Kendall Marshall, che nel caso il canadese dovesse rimanere potrebbe migliorare esponenzialmente già al suo primo anno, mentre nel caso in cui il numero 13 dovesse partire sarebbe già pronto a prendere in mano la squadra e a ispirare i compagni con i suoi passaggi sartoriali e le sue invenzioni sui 28 metri.
A Milwaukee, vista la presenza di Jennings e Ellis nel back court serviva un lungo e allora si è puntato su quello che probabilmente è il miglior intimidatore del Draft dopo Davis: John Henson, buona scelta nonostante il fisico non propriamente statuario ma che migliorerà già nella off season dopo la quale sarà pronto a contribuire visti i miglioramenti evidenti nella completezza del suo arsenale offensivo.
Passata un po’ sotto silenzio la scelta di Philadelphia, che ha chiamato Mo Harkless, giocatore dall’atletismo impressionante ma dalle buone doti offensive, pur senza un tiro dalla lunga anche minimamente decente. Si è parlato di un addio di Iguodala e allora ecco che i Sixers si sono cautelati con questa scelta che andrà a comporre un quadro di grandi atleti insieme a Thaddeus Young ed Evan Turner.
La scelta numero 17 di Dallas è stata soggetta ad uno scambio con Cleveland, che ha ceduto le sue 24, 33 e 34 in cambio di quello che poi è risultato essere Tyler Zeller, centro da Carolina solidissimo e che avrà la sua carriera sicura in NBA per anni a venire. Può contribuire da subito e vista l’estrema intelligenza cestistica potrà essere un buon partner per Kyrie Irving.
Scelta interessante alla 19 per Orlando, che ha chiamato Andrew Nicholson da St.Bonaventure, ala dal grande atletismo ma comunque in grado di attaccare in diversi modi, anche con un discreto tiro da 3. Le doti difensive sono indiscusse, e anche nel caso Howard dovesse partire i Magic avranno una buona coppia di ali da cui ripartire in lui ed Earl Clark.
L’unico giocatore europeo del primo giro è stato scelto dai Denver Nuggets, che hanno puntato su Evan Fournier, guardia francese che ha passato l’ultima stagione a Poitiers e che ha convinto tutti gli scout all’Euro Camp di Treviso per le qualità offensive ma anche le doti da playmaker puro, specialità nella quale è molto migliorato rispetto allo scorso anno. Con la partenza di Andre Miller all’orizzonte i Nuggets trovano un giocatore diverso ma comunque in grado di sostituire Ty Lawson e ugualmente di giocare al suo fianco.
Le due scelte di Boston sono state molto interessanti: Danny Ainge infatti ha chiamato due centri, con la 21 Jared Sullinger, che in quella zona potrebbe risultare a lungo andare una delle steals di questo Draft viste la tecnica, la capacità di giocare in post basso in modo credibile e le doti di passatore, anche se l’atletismo non è contemplato e permangono i dubbi fisici legati alla schiena. Con la 22 invece si è virato su un altro pivot ma totalmente diverso rispetto all’ex Ohio State, come Fab Melo, brasiliano tutto atletismo e intimidazione, scelta a lungo termine se ce n’è una ma se Kevin Garnett dovesse rimanere i due ragazzi avranno il miglior insegnante da cui imparare.
Atlanta ha deciso invece di chiamare John Jenkins, forse il miglior tiratore del lotto insieme a Bradley Beal, esce dai blocchi in maniera favolosa ma sa contribuire in tanti modi a livello offensivo. Joe Johnson è indiscutibile nel ruolo, ma un vero e proprio cambio affidabile mancava e il ragazzo da Vanderbilt aiuterà molto quando serviranno punti rapidi dalla panchina. Attenti anche a lui per una possibile steal.
A questo punto in virtù dello scambio citato prima alla 24 chiamava Dallas, che alla 24 si è aggiudicata la guardia Jared Cunningham, il quale avrà il difficile compito di sostituire Jason Terry, molto probabilmente in partenza. Anche per lui le doti offensive sono indiscusse e indiscutibili, mentre si può sospettare sull’effettiva efficienza del ragazzo da Oregon State, che segna tanto se può tirare tanto, ovviamente cosa impensabile nella squadra di Dirk Nowitzki. Sarà interessante vedere che impatto potrà effettivamente avere.
A Memphis serviva invece un sostituto di Mike Conley e allora ecco giustificata la chiamata di Tony Wroten da Washington. Cugino di Nate Robinson, dal quale sembra aver ereditato le estreme capacità atletiche. Non è da disprezzare nemmeno come passatore creativo, dà il meglio di sé ovviamente in campo aperto ma è tutto da scoprire e da inventare a metà campo.
Per Indiana invece la priorità era un lungo. Alla 26 non si poteva puntare a un talento indiscusso e allora ci si è accontentati di Miles Plumlee, giocatore solido da Duke. Bianco ma non per questo senza atletismo, al quale comunque abbina una buona applicazione difensiva. Partirà dalla panchina, ma sicuramente sarà in rotazione costantemente.
Alla 27esima scelta Miami ha effettuato uno scambio, cedendo questa scelta a Philadelphia  in cambio di una prima scelta futura. Il giocatore selezionato si è rivelato essere Arnett Moultrie, ala da Mississippi State molto completo. Vista la selezione di Mo Harkless alla prima 15 è una chiamata che ha senso perché ai Sixers arrivano due giocatori con tante potenzialità ma comunque in grado di scendere in campo da subito.
Con la 28 i Thunder hanno scelto un giocatore che potrebbe rivelarsi una steal clamorosa oppure una delusione a seconda del ruolo che Scott Brooks (o il prossimo coach che sceglieranno) gli assegnerà. Perry Jones infatti è stato snobbato da tutti nonostante un talento abbacinante, nonostante sia un atleta di livello assoluto e capisca discretamente il gioco. I dubbi sono soprattutto sul carattere, ma i Thunder e Sam Presti hanno puntato su di lui, in grado di giocare e marcare più ruoli. Si esalta in campo aperto e allora quale migliore squadra e quale miglior partner di Russell Westbrook?
 A proposito di playmaker alla penultima chiamata i Chicago Bulls hanno optato per Marquis Teague, fratello del Jeff che gioca ad Atlanta e per molti migliore di lui sia ora sia tra qualche anno. Il compito di sostituire Derrick Rose non sarà facile, ma con un allenatore come Thibodeau potrà migliorare tantissimo e con il già presente talento nella metà campo offensiva i Bulls possono compiere un salto di qualità rispetto ai vari Lucas e Pargo.
L’ultima scelta spettava ai Golden State Warriors, da sempre bisognosi di un corpo da schierare nella posizione di centro. Proprio questo i californiani hanno chiamato il nigeriano Festus Ezeli da Vanderbilt, altro grande atleta molto migliorato nell’ultimo anno nelle movenze offensive, anche se c’è ancora tantissimo da lavorare. Partirà dalla panchina e potrà imparare da David Lee.
Nomi importanti apparivano anche nel secondo giro, tra i quali potrebbero annidarsi altre possibili sorprese, tra le quali segnaliamo in particolare Quincy Miller alla 38 chiamato da Denver, Jeff Taylor alla 31 chiamato da Charlotte e Kris Joseph alla 51 da Boston.
In generale questo draft è stato davvero pieno di talento di diverse nature, ma comunque profondissimo e come abbiamo detto anche nel secondo giro si è potuto scegliere tra giocatori dalle ottime qualità e in grado di giocare anche da subito al piano di sopra. Le risposte vere e proprie ce le darà solo il campo, e il primo step per questi ragazzi sarà la Summer League di Las Vegas, in programma tra qualche settimana e in cui potranno far vedere di che pasta sono fatti.

mercoledì 1 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 1: le "piccole"

di Luca Ngoi


Un mese di NBA è ormai passato e potevamo noi di Basketzone farci mancare un bello speciale in cui cerchiamo di tracciare un bilancio dopo i primi 30 giorni (e passa) di Regular Season? Ovviamente no e allora iniziamo oggi ad addentrarci nei meandri delle cosiddette "piccole", mutuando un termine da uno sport minore: quelle squadre insomma non così blasonate e che cercano di rifondare in vari modi. Non perdiamo tempo dunque e iniziamo a vedere come stanno andando le stagioni di queste franchigie ad una ad una.


CLEVELAND CAVALIERS (8-12). Il record è quello che è, ma se non altro qualcosa è cambiato rispetto alla scorsa stagione, quando i Cavs erano la barzelletta di tutta la lega e regalavano vittorie a chiunque passasse di strada. La scelta di Kyrie Irving sta pagando, il playmaker sarà con tutta probabilità eletto rookie dell'anno, e anche la quarta scelta assoluta Tristan Thompson ha dato segni di talento fisico e tecnico. Nel caso in cui la cessione di Varejao portasse a qualche elemento giovane e futuribile la squadra si rafforzerebbe ulteriormente e potrebbe seriamente tornare a sperare in un futuro migliore, anche così comunque i playoff ad Est non sono un traguardo irraggiungibile.


NEW JERSEY NETS (7-15). Deron Williams era arrivato per cambiare le cose, ma evidentemente la sola presenza dell'ex playmaker dei Jazz non può bastare se non accoppiata ad un contesto decente. Se a tutto ciò aggiungiamo anche il recente grave infortunio al rookie Marshon Brooks e quello ad inizio stagione del centro Brook Lopez allora non è difficile pronosticare un futuro abbastanza buio per la franchigia di Newark, almeno per quello che concerne questa stagione, da considerare ormai da buttare. Il prossimo draft (molto promettente) e la possibile cessione di uno tra Williams e Lopez comunque potrebbero portare forze fresche e rampanti ad una squadra che deve necessariamente pensare ai prossimi due-tre anni.


MILWAUKEE BUCKS (9-11). Il discorso può essere simile a quello fatto per i Cavs. Nonostante il record ancora in negativo la squadra è assolutamente in corsa per i playoff ad Est e inoltre, a differenza dell'ex squadra di Lebron James, ha anche evidenziato dei buoni segni di gioco, con un sistema molto poco americano e unico nel suo genere. I Bucks infatti basano le loro fortune sul concetto di gioco di squadra, e anche senza l'infortunato cronico Andrew Bogut hanno dimostrato di poter competere, non solo grazie alle prodezze di Brandon Jennings ma anche all'importante contributo di giocatori di ruolo come Shaun Livingston, Drew Gooden, Beno Udrih ed Ersan Ilyasova: nessuna stella ma tutti dediti ad una causa che prova ad accendere l'entusiasmo nella fredda Milwaukee sotto gli ordini illuminati di coach Skiles.


DETROIT PISTONS (4-19). Anche in questo caso la stagione corrente è ormai da dimenticare, visto il record decisamente poco lusinghiero. Le note liete sono l'esplosione di Greg Monroe (quasi doppia doppia di media), il rookie Brandon Knight scelto nell'ultimo draft che sta offrendo alcune prestazioni di ottimo livello e l'ala ex Biella Jonas Jerebko che aggiunge atletismo ad una squadra che, fatti salvi questi tre, sarebbe da rifare in toto. Il draft di Giugno, in cui presumibilmente avranno una delle prime cinque scelte potrà aiutare e non poco, soprattutto perchè almeno nella "draftologia" i Pistons si confermano ancora tra i migliori della Lega.


CHARLOTTE BOBCATS (3-19). Il record è ancora inferiore a quello dei Pistons, e anche la situazione generale sembra non far sorridere la squadra di Micheal Jordan. Attorno alla prima scelta Kemba Walker ancora un po' troppo discontinuo infatti, l'altro giocatore a dare qualche soddisfazione ai "Gatti di Bob" è sorprendentemente BJ Mullens, grandissima promessa al college di Ohio State poi scelto dai Thunder dove ha giocato pochissimo, nella stagione corrente ha sfornato diverse prestazioni in doppia doppia che hanno lasciato a bocca aperta; probabile che possa essere sacrificato in qualche scambio, ma Charlotte farebbe bene a tenerselo stretto, così come Gerald Henderson, anche lui esploso quest'anno dopo un primo anno a singhiozzo. Difficile comunque vedere qualcosa di buono per la franchigia della Carolina prima di quattro o cinque anni, e comunque ci sarebbe da lavorare molto molto meglio di quanto Jordan e soci stanno facendo.


TORONTO RAPTORS (7-15). La partenza di Bosh, che non ha lasciato nulla in eredità ai canadesi, si è rivelata più devastante di quanto pronosticabile. I Raptors infatti si ritrovano adesso a fare completo affidamento su Andrea Bargnani, che purtroppo si è infortunato per la seconda volta in stagione piuttosto gravemente. Senza il lungo italiano la squadra sembra totalmente perduta e senza chance, con il solo DeRozan ad arrovellarsi in un contesto di anarchia offensiva ma che inizia ad assimilare qualche concetto difensivo grazie a coach Casey. Giocandosi bene la carta Calderon sul mercato per arrivare ad un playmaker più incisivo in fase realizzativa o possibilmente ad un'ala piccola giovane e futuribile, anche senza Bargnani sarà possibile arrivare a qualche vittoria in più e forse sperare ancora nella post season.


WASHINGTON WIZARDS (4-17). Per lungo tempo hanno regalato W a chiunque si presentasse, poi è arrivata la prima vittoria e si pensava che la squadra si potesse finalmente sbloccare, e invece il rendimento ha continuato ad essere molto deficitario, anche a causa delle difficoltà inaspettate di John Wall e dell'indisponenza di un Andray Blatche sempre più contestato dai fan. Il talento, soprattutto offensivo, non manca, se mai è assente la chimica ed un sistema che sia assimilabile dai giocatori, cosa che il nuovo coach Randy Wittman dovrà iniziare ad inserire. Con gerarchie codificate e la partenza di Blatche (che però non ha richieste) risollevarsi è possibile, ovviamente non in questa stagione.


MINNESOTA TIMBERWOLVES (10-11). La sfortuna è che giocano ad Ovest, dove con un record non è possibile sperare nei playoff, ma nonostante tutto i T-Wolves sono una delle sorprese di questo primo mese di stagione. Il dinamico duo Rubio-Love ha ricominciato a far sognare i tifosi del Target Center facendoli tornare ad un palazzo che non registrava affluenze così importanti dai tempi di Marbury e Garnett (guarda caso anche lì playmaker ed ala grande, anche se con caratteristiche totalmente diverse). Se ai due ragazzi terribili aggiungiamo anche la buona continuità di rendimento (finora mai avuta) di Micheal Beasley e la futuribilità di Derrick Williams i "Lupi" possono avere giuste ambizioni da playoff nei prossimi due anni. Neanche "The Mind" David Khan (General Manager della franchigia, contestatissimo dai tifosi) sembra poter rovinare un quadro così promettente.


GOLDEN STATE WARRIORS (7-12). Nello spietato West non c'è spazio per cali di tensione, cosa a cui i Warriors sono abbastanza affezionati. Il problema più grande per la squadra di coach Mark Jackson è stata finora la discontinuità, che dopo una bella vittoria ha fatto sempre accadere una puntuale sconfitta ammazza-ritmo. I tanti infortuni di Steph Curry hanno messo qualche dubbio alla dirigenza, che fino alla scorsa estate lo ha sempre considerato (a ragione) incedibile, mentre ora inizia a considerare l'idea di cederlo per arrivare ad un lungo di grande impatto (Dwight Howard è ancora il sogno), che sarebbe anche il pezzo mancante a questa squadra per permetterle di essere competitiva. Anche nello spietato West.


SACRAMENTO KINGS (6-15). Nella stagione della squadra capitolina c'è già stato un cambio di allenatore (da Paul Wstphal a Keith Smart) e più di un capriccio del giocatore più futuribile, DeMarcus Cousins, che non trovava il feeling con Westphal tanto da richiedere la cessione (si erano già fatti avanti i Celtics), salvo poi risollevarsi con l'arrivo di Smart, che ha semplicemente lasciato i suoi ragazzi liberi di correre quanto vogliono, consapevole che questa stagione è da giocare a mente leggera date le inesistenti velleità di post season. Si continuerà a volare e a correre su e giu per il campo fino ad Aprile, o meglio fino a Giugno, quando il draft potrebbe portare l'anello mancante di una catena abbastanza interessante quanto a talento.


NEW ORLEANS HORNETS (4-17). La perla della stagione finora resta la vittoria eroica contro i Magic (peraltro in crisi), ma la costante per gli Hornets è decisamente la sfortuna, che ha fatto subito infortunare il principale terminale offensivo, Eric Gordon, che dopo essere tornato per due partite in cui ha fatto in tempo a piazzare un buzzer beater vincente, si è di nuovo fatto male e dovrà stare ai box ancora per diverso tempo. Inoltre l'altro arrivo della off season, Chris Kaman, è stato praticamente messo ai margini della squadra, visto che gioca pochissimo e produce se possibile ancora meno: sarà con tutta probabilità scambiato per arrivare ad un centro o ad una guardia puramente realizzatrice e possibilmente giovane vista la prossima partenza anche di Gordon che ha deciso di non prolungare il contratto. In Draft we trust.





giovedì 19 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 25; volano gli Hawks, Knicks, che disastro !

di Luca Ngoi


Ci avviciniamo sempre più al completamento del primo mese in NBA, che come sempre quando si giocano tante partite regala altrettante emozioni in ogni parte della nazione, a cominciare dalla clamorosa sorpresa di giornata: i Washington Wizards che tendono un agguato agli Oklahoma City Thunder grazie alla seconda grande prova di John Wall (ve ne parliamo tra poche righe), mentre sono sicuramente da segnalare le vittorie di Atlanta in casa contro la mai abbordabile Portland, di Denver in uno dei campi più ostici in questo momento, quello di Philadelphia, la vittoria all'ultimo respiro dei sempre più altalenanti Los Angeles Clippers (buzzer beater decisivo di Chauncey Billups), così come tornano a vincere gli Spurs nella seconda partita in Florida all'Amway Center di Orlando e infine da sottolineare il quinto ko consecutivo dei Knicks contro i Suns che furono di coach D'Antoni. Ma come sempre non vi anticipiamo nulla e andiamo ad approfondire i maggiori temi di nottata con i nostri top e flop.

TOP: ATLANTA HAWKS. Nessuno ne parla negli States ma questi Hawks sono ormai una realtà in una Eastern Conference forse mai come quest'anno priva di grandi corazzate (Bulls a parte). I falchi sono sempre privi di Al Horford (forse fino al termine della stagione) eppure sembrano non risentirne affatto trovando in Zaza Pachulia un sostituto più che adeguato e in Jason Collins un sorprendentemente solido titolare. Inoltre Jeff Teague sembra essere tornato il talento elettrizzante che aveva incantato a Wake Forest, McGrady ha messo la testa a posto e poi ci sono le solite certezze chiamate Joe Johnson e Josh Smith. La vittoria (la quinta in fila) sui Blazers certifica una volta di più la pericolosità dei ragazzi di coach Larry Drew.

FLOP: NEW YORK KNICKS. Se anche Carmelo Anthony comincia a non funzionare più (solo 12 punti per l'ex Nuggets) allora vuol dire che nella Grande Mela il problema inizia a diventare serio. Stoudemire sembra essere sempre più a disagio con Chandler a fianco quando in teoria doveva essere ancor più rafforzato dalla presenza del fresco campione NBA, invece questi Knicks proprio non ingranano la marcia e coach D'Antoni pare essere sempre più sulla graticola quando in realtà di colpe ne avrebbe poche data la mancanza di giocatori adatti per il suo sistema run&gun, anche se in queste ore si parla sempre più insistentemente di Steve Nash pronto a fare le valigie proprio per trasferirsi ai Knicks. Che possa essere l'ancora di salvataggio per questa nave alla deriva?

LA SORPRESA: WASHINGTON WIZARDS. Fino a questo momento li avevamo quasi sempre inseriti nel reparto dei "flop" e invece oggi non possiamo segnalarli come la più grossa sorpresa della notte. Grazie ad un John Wall d'annata (26 punti per un giocatore in crescita dopo le tante difficoltà iniziali) e al compagno di back court Nick Young i capitolini riescono a superare la miglior squadra della Western Conference. Andray Blatche è ancora un problema per i tifosi (ma lui non vuole andarsene e nessuno lo richiede), ma se per una volta arriva la vittoria allora anche le critiche possono fermarsi, e intanto coach Saunders salva la panchina che comunque era stata messa al sicuro da alcune dichiarazioni della stessa proprietà. Bel punto da cui ripartire.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Ormai non è più una sorpresa in questa categoria, soprattutto quando i Nets vincono (nella notte successo contro i Warriors). Il suo contributo è ancora una volta decisivo visti i 22 punti conditi da 6 assist per il prodotto di Providence che continua a mietere vittime e si sta sempre più imponendo come il leader di New jersey. Lo abbiamo detto tante volte che la personalità e la capacità di segnare dei punti sono le ultime cose che gli mancano, e proprio nei giorni in cui si torna a parlare di una possibile cessione di Deron Williams farà sicuramente piacere al patron Prokhorov avere tra i suoi un ragazzo che in prospettiva non lo farà dimenticare, perlomeno sotto il profilo realizzativo.

lunedì 9 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 15; Pau vince il derby dei Gasol, chi può fermare i Thunder?

di Luca Ngoi


Quindicesima notte di NBA basketball nella domenica americana in cui Pau Gasol ha la meglio sul fratello Marc in Lakers-Grizzlies, mentre gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant proseguono la loro marcia incontrastata battendo anche i San Antonio Spurs. Nelle altre gare di giornata vincono i Magic sui nuovi Kings di Keith Smart, così come i Suns sui Bucks e i T-Wolves del solito scatenato Kevin Love sui Wizards. Ma come al solito andiamo ad assegnare i buoni e i cattivi dell'ultima nottata di basket a stelle e strisce.

TOP: OKLAHOMA CITY THUNDER. Niente di nuovo sotto il sole. La squadra guidata da Kevin Durant continua a vincere e lo fa anche contro una compagine in grande forma come gli Spurs, che anche senza Ginobili avevano intrapreso una bella striscia positiva, subito stroncata ad OKC. Basta anche un Durant "normale", da 21 punti e 10 rimbalzi per risolvere la pratica, e se anche l'infortunio di Eric Maynor viene superato senza apparenti preoccupazioni allora si può capire come questa possa essere una contender fino alla fine.

FLOP: WASHINGTON WIZARDS. Anche qui di nuovo c'è poco. La squadra allenata da coach Flip Saunders non riesce ad ingranare la marcia, nonostante possa contare su elementi giovani e rampanti come i vari John Wall, Jordan Crawford e Nick Young, tutte guardie con miriadi di punti nelle mani. La squadra è ancora a secco di vittorie e sembra che nulla possa riuscire a mutare una situazione che pare ormai disperata. Probabilmente serve un innesto importante per il settore lunghi, che pure annovera tra le sue fila gente come Andray Blatche e l'altro giovane JaVale McGee. Mistero.

LA SORPRESA: REGGIE JACKSON. Pur essendo un rookie lo inseriamo in questa categoria perchè nessuno pensava potesse avere questo impatto. Come detto i Thunder saranno privi di Eric Maynor per tutta la stagione e serviva un playmaker di riserva, e allora nessun problema: arriva il ragazzo classe '90 a risolvere la situazione con 11 punti e 4 assist uscendo dalla panchina. La sua è una storia particolare perchè è nato a Pordenone, figlio di un militare americano, ha fatto il college a Boston trascinando i suoi Eagles fino all'anno da junior dove aveva 18.2 punti a partita, insomma il ragazzo sa segnare e probabilmente Oklahoma City lo confermerà come cambio di Westbrook fino alla fine.

SARANNO FAMOSI: RICKY RUBIO E KYRIE IRVING. Uno vince (Rubio) e l'altro perde, ma l'impressione che restituiscono è identica: entrambi sembrano padroni delle rispettive squadre, seppur in modi anche in questo caso diversi. Rubio si sta sempre più ricucendo un ruolo da giocatore d'impatto: entra dalla panchina e garantisce punti e assist in quantità (nella notte 13 punti e 14 assistenze), trovandosi a meraviglia coi compagni, e in particolare con l'altro rookie Derrick Williams, mentre Irving è il titolare e dopo qualche difficoltà iniziale la sua fiducia in sè stesso come realizzatore sta crescendo: i risultati si vedono, dati i 21 punti messi a segno nella notte, ma manca ancora un contorno di squadra adeguato per lui. Menzione d'onore per Markieff Morris, rookie di Phoenix che segna 13 punti e raccoglie 10 rimbalzi contro Milwaukee: prima doppia doppia per un ragazzo che potrà arrivare davvero in alto nella NBA del futuro.

lunedì 12 dicembre 2011

Thomas Robinson, una vita da film

di Claudio Pavesi


La vita non è un film, cantavano gli Articolo 31, ma certe volte può sembrarlo. Alcune volte, a sentire certe storie, viene da credere che ci debba essere per forza uno sceneggiatore o un autore in grado di decidere il corso degli eventi e non si aspetta altro che qualcuno ti dica "ok per oggi abbiamo finito con le riprese, possiamo tornare a casa" ma purtroppo questa è la vita vera e certe storie sono reali come quella di Thomas Robinson, ala grande di 2.09 metri dei Kansas Jayhawks. Thomas è un junior che nella scorsa stagione è esploso diventando il giocatore chiave dalla panchina e quest'anno, approfittando della partenza dei fratelli Morris in direzione NBA, si è confermato leader della squadra numero 13 del ranking grazie ad i suoi 18 punti e 11.5 rimbalzi di media.
La sua vita comincia il 18 Marzo 1991 a Washington D.C. da una madre di soli diciasette anni, il padre? ovviamente sparisce prima del parto, altrimenti che film sarebbe? Il ragazzo cresce soprattutto con i nonni materni mentre la madre si giostra tra mille lavori part time per arrivare alla fine del mese. Robinson intanto diventa sempre più grande e più maturo dato che a undici anni viene incaricato della prima vera responsabilità: occuparsi della sorellina appena nata, la piccola Jayla a cui Robinson tiene più di ogni altra cosa al mondo.
Gli anni passano e la strada sembra essere in discesa per la famiglia Robinson, arriva infatti la borsa di studio per Thomas da parte di Kansas e questo significa risparmiare migliaia di dollari e frequentare un'università decisamente fuori portata per i portafogli di casa Robinson, come se non bastasse il talento cestistico è abbastanza per approdare in NBA nel giro di tre anni tanto che i problemi economici iniziavano a diventare solo un ricordo lontano, bisognava solo stringere la cinghia per 36 mesi ma è allora però che la vita di Thomas Robinson viene completamente rivoluzonata. A fine dicembre 2010 perde la tanto amata nonna, ciò distrugge moralmente tutti i membri della famiglia che devono anche attrezzarsi per affrontare le spese per il funerale. A metà gennaio il destino gioca un'altro brutto scherzo con la notizia della morte del nonno.

Ma la vita continua tanto che dopo cinque giorni da questa funesta notizia bisogna giocare la partita dell'anno, quella con i Texas Longhorns, ma ecco che il cellulare di Thomas inizia a squillare. E' Jayla, la sorella che adesso ha nove anni. Vorrà augurare buona fortuna al fratello? Purtroppo no, deve annunciargli che la trentasettenne madre è improvvisamente morta per un attacco di cuore. In un mese Robinson ha perso tutti tranne la sorella di nove anni di cui si deve occupare benchè non abbia uno stipendio fisso. Robinson però si è dimostrato maturo tanto da esserci il giorno dopo in campo contro Texas, nonostante sia arrivata una sconfitta, ma soprattutto da esserci per la sorella, trasferita da Washington D.C. fino nel Kansas dove amici fidati del coach Bill Self si sono offerti per fare da tutori. Robinson è diventato semre più maturo, in campo e fuori, tanto da essere considerato una delle prime quattordici scelte del prossimo draft NBA sperando che, con il primo contratto, possa finalmente regalare una bella casa spaziosa anche alla piccola Jayla.