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lunedì 30 aprile 2012

NBA Playoffs Day 2; Clippers in rimonta, la tripla doppia di Bynum annienta i Nuggets

di Luca Ngoi


Non mancano le sorprese e le imprese epiche nel secondo giorno di playoff NBA. Cominciamo dalla sfida che vedeva opposti i Denver Nuggets e i Los Angeles Lakers, rispettivamente numero 6 e numero 3 del tabellone che ha visto i padroni di casa angeleni trionfare col sonoro punteggio di 88-103 grazie al dominio sotto le plance di un clamoroso Andrew Bynum, autore di una tripla doppia da 10 punti, 13 rimbalzi e 10 stoppate, che sono anche il record per i Lakers nei playoff. Da non tralasciare anche i 31 di Kobe e l'impatto della panchina, che in teoria avrebbe dovuto subire da quella più prolifica dei Nuggets e che invece ha dettato legge. Per Denver l'unica nota positiva viene dal nostro Danilo Gallinari, che mette insieme 19 punti e 4 rimbalzi con alcune giocate di alta scuola, ma è il resto della squadra a deludere e a patire la fisicità avversaria che sembra poter fare la differenza da qui al resto della serie. 
Rimanendo in tema di Los Angeles ci spostiamo a Memphis, dove i Clippers si rendono protagonisti di una strepitosa rimonta, da meno 27 a più 1 (99-98), guidati dai 19 punti dalla panchina di Nick Young e dai 14 con 11 assist dell'imprescindibile Chris Paul, mentre per Memphis resta il rammarico di averne praticamente già vinta una e di aver dilapidato un vantaggio che in 9 partite su 10 è decisivo, ma fatto salvo ciò restano comunque i 19 punti all'esordio nei playoff di Rudy Gay e i 17 dalla panca del solito OJ Mayo, due armi fondamentali per il resto della serie dei Grizzlies, che hanno dimostrato di poterla anche dominare a tratti, se considerata con la giusta attenzione.
Sempre ad Ovest scendevano in campo i San Antonio Spurs, che hanno fatto poca fatica a liberarsi degli Utah Jazz, col punteggio di 91-106 complici i 28 punti di Tony Parker, come al solito leader della squadra con l'importante aiuto di un Tim Duncan da 17 punti e 11 rimbalzi, troppa roba per i Jazz, che dalla loro hanno avuto soltanto i 20 di Millsap e i 17 di un Gordon Hayward sempre più in crescita e sempre più giocatore importante nel sistema di Ty Corbin, che è un buon allenatore ma che difficilmente riuscirà a trovare una qualche contromisura allo strapotere della truppa di coach Popovich.
Chiudiamo con l'unica gara valida per il primo turno della Eastern Conference, nella quale gli Atlanta Hawks si sono imposti sul parquet di casa per 74-83 sui Boston Celtics facendo corsa di testa sin dai primi minuti e toccando anche picchi di 19 punti di vantaggio. Boston ha abbozzato una rimonta arrivando anche al meno 4, ma proprio nel momento topico Rajon Rondo (comunque top scorer per i biancoverdi con 20 punti) ha deciso di farsi cacciare andando a intimidire verbalmente e fisicamente l'arbitro che lo ha quindi espulso, di fatto spegnendo il ritorno degli ospiti. Per Atlanta, squadra sempre solida e compatta, fanno la differenza i 22 punti conditi da 18 rimbalzi di Josh Smith, che è pronto a ripetersi in gara 2 assieme ai compagni visto che a Boston mancherà sicuramente Rondo e molto probabilmente Ray Allen, già assente nel primo atto per i soliti problemi fisici che metteranno in ulteriore e inaspettata difficoltà la compagine guidata da coach Rivers.

domenica 18 marzo 2012

L'importanza di Nick Young

di Luca Ngoi


Vedetela come vi pare, ma l'acquisto di Nick Young da parte dei Los Angeles Clippers appare tanto come il miglior colpo del mercato appena concluso. La squadra angelena, infatti, dopo essere rimasta orfana del suo miglior closer, Chauncey Billups, era alla disperata ricerca di una guardia con tanti punti nelle mani da affiancare a Chris Paul, vista l'inconsistenza nel ruolo di titolare di Randy Foye, molto più adatto nel supporting cast. I nomi fatti per rimpiazzare l'assenza dell'ex Nuggets sono stati i più disparati, da JR Smith a Ray Allen, ma Young sembra essere l'uomo giusto al momento giusto: cerchiamo di vedere il perchè.
Innanzitutto perchè è più giovane delle due alternative sopraelencate e dunque molto più futuribile per il lungo termine, anche se ha caratteristiche diverse. Smith ha più talento globale, è in grado di segnare in qualunque modo e in qualunque momento, ma l'ex Wizards è più continuo sui 40 minuti e sulle 82 (o 66 che siano) partite, mentre Allen sarebbe stato più tiratore e più esperto nei finali di partita, magari di playoff. Non per questo perà Nick Young non può diventare, a livello di esperienza, quello che già è Allen, magari proprio a cominciare dai prossimi playoff, i secondi della sua carriera dopo la toccata e fuga proprio con la maglia dei Wizards in una accesa serie contro i Cavs di Lebron. Continuando nell'analisi possiamo dire che i 16.6 punti di media del ragazzo, affiancati a Chris Paul potranno diventare comodamente 20, anche se quasi sicuramente i tiri a sua disposizione saranno meno dei 18 e passa di media che poteva prendersi con la maglia di Washington. Gli verrà richiesto di essere più efficace in meno tempo e con meno tiri, ma come detto la presenza di CP3 gli renderà le cose molto più facili, e il compito limitato alla fase realizzativa tenderà a fargli disperdere molte meno energie. La pecca più grande è la difesa, incentivata dal fatto che non è un super atleta come poteva esserlo JR Smith, dunque non essendo "geneticamente" predisposto per la propria metà campo e non avendo doti atletiche sopra la media potrà fare una discreta fatica, ma i Clippers con lui in campo potranno schierare una shooting guard pura, a differenza di quanto fatto nell'era Billups quando si giocava con due playmaker e difensivamente si potevano soffrire le squadre molto fisiche e i quintetti alti come quelli che andranno ad affrontare ai Playoff.
Insomma, per concludere questa è la grande chance di Nick Young per dimostrare di non essere un giocatore adatto solo alle piccole squadre in cui spadroneggiare, ma viceversa di essere un giocatore fatto e finito. La mentalità vincente a volte ce l'hai innata, ma la si può anche creare: è quello che stanno cercando di fare nella metà veliera di Lob City, dove si potrà anche non vincere, ma il progetto è più accattivante che mai.

lunedì 13 febbraio 2012

Arenas-Lakers, la saga continua; CP3 chiama JR Smith verso i Clippers

di Luca Ngoi


Come nella più classica delle telenovele americane in stile "Beautiful" anche nella storia tra Gilbert Arenas e i Los Angeles Lakers si aggiunge un nuovo capitolo, che potrebbe anche essere quello decisivo.
Il playmaker ex Wizards ha infatti sostenuto un provino privato nella giornata di ieri in una non meglio specificata località della California del Sud, un allenamento che è servito allo staff dei gialloviola per valutarne soprattutto le condizioni fisiche, posto che quelle tecniche siano sempre quelle dei bei tempi. Stando ad alcune fonti vicine alla situazione il 30enne Arenas è sembrato in buona forma, addirittura a detta di alcuni sarebbe nelle sue migliori condizioni da anni e anni a questa parte; si è mosso bene ed è addirittura parso "esplosivo", dunque i Lakers sarebbero abbastanza sicuri della eventuale firma, che però non sarebbe ancora imminente in quanto per acquistare un giocatore così problematico è sempre meglio pensarci due volte, e se non si è totalmente sicuri meglio ricorrere anche alla terza considerazione. 
L'ex Agent Zero avrebbe comunque ricevuto l'approvazione di Kobe Bryant, la cui opinione è sempre piuttosto influente, molte volte anche più di quella di un coach Brown non ancora totalmente padrone della situazione in casa LA perciò tutto farebbe pensare ad una firma non proprio imminente ma che comunque avverrà, magari dopo l'All Star Game.
Rimanendo nella città degli angeli parliamo dei Clippers, che sembrano sempre più vicini all'acquisto di JR Smith come rimpiazzo dell'infortunato Chauncey Billups dato che nel suo "reclutamento" è entrato anche Chris Paul, il quale ha contattato personalmente l'ex Denver chiedendogli di raggiungerlo a Lob City per riformare una coppia già presente ai tempi degli Hornets e delle primissime stagioni di Paul nella Lega. I due sono tutt'ora molto amici e probabilmente, come nel caso di Kenyon Martin con Billups che si spese in prima persona per convincere il giocatore a firmare, anche qui le parole del leader dei Clips potrebbero essere decisive.

lunedì 6 febbraio 2012

Mercato NBA, insaziabili Clippers: l'obiettivo è JR Smith, ma attenti ai Knicks

di Luca Ngoi


Dopo il colpaccio Kenyon Martin sembra che i Los Angeles Clippers non vogliano accontentarsi e puntano l'occhio su tutti i migliori free agent disponibili senza differenze di ruolo. Come saprete oltre a Martin altri due ex Denver Nuggets erano approdati in Cina per passare il periodo del lockout: si tratta di Wilson Chandler e JR Smith, già autori peraltro di accesi duelli incrociati proprio nel campionato cinese. I Velieri adesso avrebbero messo gli occhi proprio sulla guardia che vedete raffigurata nella foto per rafforzare ulteriormente il loro già affollato reparto guardie aggiungendo un giocatore in grado di segnare punti veloci e in qualsiasi momento. L'unico problemo sarebbe in questo momento rappresentato dai New York Knicks, anch'essi molto interessati al giocatore e attualmente favoriti nella corsa ad assicurarselo, considerata la maggiore disponibilità economica del loro salary cap. I Clippers hanno infatti utilizzato la loro "trade exception" per firmare Martin, ma ne conservano altre due (portate in dote dagli scambi di Eric Gordon e di Al Farouq Aminu) rispettivamente da 3.8 e 2.7 milioni di dollari che intendono utilizzare per firmare uno o due giocatori, e inoltre mantengono sempre un "tesoretto" da 1.2 milioni per firmare un "veterano", status che Smith si è conquistato quest'anno. Insomma, si prospetta una battaglia all'ultimo centesimo tra le due grandi metropoli americane per assicurarsi quello che di fatto è, insieme a Wilson Chandler, il free agent attualmente più ambito. Che Smith possa servire di più ai Knicks sembra un fatto certo, vista l'estrema carenza di giocatori dalla panchina in grado di cambiare il corso delle partite con giocate inaspettate e soprattutto di segnare in qualsiasi modo possibile, dunque è possibile che New York possa essere più agguerrita nella corsa a JR, ma dal nuovo corso Clippers è lecito ormai aspettarsi di tutto: gli aggiornamenti sulla vicenda potrebbero arrivare più presto di quanto possiate immaginarvi quindi rimanete sintonizzati per le prossime novità di questo sempre più elettrizzante mercato NBA.

venerdì 3 febbraio 2012

UFFICIALE: Kenyon Martin ai Clippers

di Luca Ngoi


Le telefonate di Chauncey Billups devono avere fatto effetto. Come anticipato nei giorni scorsi dal nostro blog infatti l'ala grande ex Denver si unirà alla squadra della Città degli Angeli per rinforzarne il reparto dei lunghi e in generale aggiungere un grosso contributo alla fin qui discontinua fase difensiva dei Clips, che sin da inizio stagione ricercavano un lungo del carisma e del talento di K-Mart, che sembra poter essere finalmente il pezzo mancante a Lob City per essere competitiva anche in chiave titolo. Martin infatti, fino all'anno scorso con i Nuggets, era considerato dai tifosi e dalla stampa di Denver una sorta di "quarterback difensivo", per dirla in parole forse più immediate per il pubblico italiano una specie di "regista" della difesa, da lui coordinata un po' sullo stampo del ruolo di Kevin Garnett ai Celtics. I Clippers dunque fanno sul serio: l'età degli errori e delle gaffe è passata, benvenuti nel Nuovo Mondo.

Blake Griffin: "Gara delle schiacciate? No grazie"


di Claudio Pavesi


Nella notte della rivelazioni dei quintetti dell'All-Star Game arriva una super news sull'All-Star Saturday. Pochi giorni fa Lebron James si era detto interessato nel partecipare alla prestigiosa gara delle schiacciate per sfidare Blake Griffin che però proprio poco fa ha dichiarato, con sospresa di tutti, che non ha intenzione di difendere il titolo di miglior schiacciatore dell'NBA vinto l'anno scorso a Los Angeles, infatti l'ala dei Clippers, dopo la sconfitta con i Nuggets, ha parlato con i giornalisti e ha confidato che il calendario di questa stagione è particolarmente estenuante quindi ha intenzione di sfruttare al massimo ogni pausa per riprendere le forze. Griffin d'altronde sarà impegnato anche venerdì 24 febbraio nella partita tra Rookies e Sophomores oltre ovviamente alla più importante partita delle stelle del 26 febbraio in cui partirà in quintetto, l'unico impegno da cui poteva esimersi era la gara delle schiacciate anche se questa sua decisione farà molto discutere anche e soprattutto ai piani alti degli uffici dirigenziali dell'NBA che avrebbero avuto in Griffin il principale motivo degli ascolti televisivi negli eventi di sabato, anche personalmente, se provo a mettermi nei suoi panni, non posso che dargli ragione dato che proprio quando il 90% dell'NBA si prende la pausa più lunga dell'anno lui deve disputare tre eventi in tre giorni ma, da spettatore che non vede l'ora di osservare i voli disumani del giocatore ex Oklahoma University non posso che essere un po' deluso. Blake ha anche detto di essersi divertito l'anno scorso ma che quel tipo di competizione non è propriamente il suo genere preferito e che l'NBA è piena di ragazzi talentuosi e atletici che sarebbero in grado di fare molto meglio di quanto abbia fatto lui, in compenso Lebron James ha annunciato di essere ancora interessato a partecipare all'evento nonostante l'assenza di Griffin quindi non stupiamoci se l'NBA stessa farà grosse pressioni sul giocatore dei Miami Heat, il suo nome infatti porterebbe una quantità di ascolti esorbitante per non parlare del fatto che la possibilità di confrontarsi con Lebron potrebbe indurre molte stelle a dichiararsi come papabili partecipanti allo Slam Dunk Contest di quest'anno.

giovedì 2 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 2: le squadre in rampa di lancio

di Luca Ngoi


Continua il nostro viaggio all'interno delle squadre NBA e delle loro situazioni dopo un mese e spiccioli di basket giocato. Dopo aver considerato le cosiddette "piccole" spostiamoci ad un livello superiore con alcune squadre che sono in rampa di lancio e, nella maggior parte dei casi, stanno anche mostrando un basket molto apprezzabile. Senza ulteriori indugi dunque andiamo a vedere la situazione di questi team uno a uno.

PHILADELPHIA 76ERS (16-6). Nessuno ad inizio stagione aveva fatto caso a questi ragazzi che, con un gruppo pressochè immutato e sotto la guida di Doug Collins, sta davvero stupendo tutti. I Sixers si stanno infatti imponendo in modo silenzioso, vittoria dopo vittoria e grazie ad un sistema di gioco che valorizza allo stesso modo tutti i giocatori a roster. Se consideriamo che il top scorer è il sesto uomo Lou Williams allora capiamo veramente l'essenza di questa Philly: uno per tutti, tutti per uno, come i tre moschettieri, solo che loro andranno ai playoff, e probabilmente faranno anche strada.

ATLANTA HAWKS (16-6). Stesso identico record di Philadelphia e anche la situazione della squadra è accomunabile. Gli Hawks infatti sono riusciti a superare ogni avversità, dalle critiche ad inizio stagione (ritmi troppo bassi, poco divertimento, Joe Johnson non è un vincente, Josh Smith è una testa calda, manca un playmaker) all'infortunio per tutta la stagione del centro titolare Al Horford. Tutto ciò sarebbe bastato per distruggere la stagione di qualsiasi squadra, ma non degli Hawks, che hanno saputo valorizzare al massimo il materiale umano a disposizione, facendo di Teague un point man affidabile e passando sopra all'infortunio di Horford, rimpiazzato con un sorprendente Pachulia. E poi sono riusciti a rivitalizzare McGrady. se non è una stagione fortunata questa...

INDIANA PACERS (15-6). Ecco una squadra che fino all'anno scorso sembrava essere entrata in un tunnel senza uscita e che invece, dopo l'esonero di coach O'Brien e l'arrivo dell'ex assistente Frank Vogel, ha saputo ricompattarsi attorno ad un gruppo formato da giovani molto più che interessanti (Collison e George sono le due pietre angolari su cui costruire un futuro) e ad un ex All Star come Danny Granger, che pare aver acquistato una mentalità vincente, utile a condurre i compagni attraverso le avversità che naturalmente si presenteranno ai playoff. L'anno scorso il coach e lo stesso team, dopo l'uscita al primo turno contro i Bulls (4-1 molto bugiardo) avevano promesso che sarebbero tornati più forti, una promessa che sarà sicuramente mantenuta.

PORTLAND TRAIL BLAZERS (13-9). La partenza era stata molto interessante, poi qualche sconfitta in fila ha ridimensionato gli animi di squadra e città. Nonostante tutto comunque il record è ancora promettente, e l'assunto acquista dimensioni ancora più interessanti, al limite del pittoresco, se consideriamo che prima dell'inizio della stagione la stella della squadra, Brandon Roy, si era ritirata per i cronici problemi fisici, e ancor prima l'ex prima scelta assoluta, Greg Oden, aveva subito l'ennesimo infortunio della carriera che lo costringerà a saltare anche quest'anno agonistico. Insomma, come gli Hawks anche i Blazers si sono dimostrati una squadra dal grande cuore e capace di far fronte a tutte le avversità. Con un LaMarcus Aldridge sempre più continuo e l'affidabilità di Jamaal Crawford dalla panchina superare finalmente il primo turno di playoff potrà essere qualcosa più di un sogno.

DENVER NUGGETS (14-7). Coach George Karl è un rivoluzionario. Ha infatti dichiarato che vuole riuscire nell'impresa di vincere un titolo senza la presenza di una stella a roster. I Nuggets infatti non hanno un vero e proprio leader dichiarato, ma come per i Sixers hanno dieci giocatori in grado di trascinare la squadra verso la vittoria in ogni singola partita. Da Gallinari (appena rinnovato e top scorer di squadra), a Lawson, a Nenè fino ad arrivare a Rudy Fernandez, tutti i Nuggets possono prendersi la squadra sulle spalle, giocano senza un playbook codificato e si affidano alle invenzioni di Ty Lawson e dei loro esterni, tutti creativi e dotati di grande atletismo. Ovviamente il tutto può assumere una connotazione positiva e una negativa, e forse a Denver non arriverà un titolo, ma i tifosi del Pepsi Center sono i meno annoiati dell'NBA, e qualche volta si tolgono anche qualche sfizio compiendo imprese random.

UTAH JAZZ (12-8). Alzi la mano chi a inizio stagione avrebbe scommesso sui Jazz, una squadra privata nell'annata precedente della propria stella (Deron Williams), di fatto affidata ad un'armata di ragazzi che sembravano lasciati al loro destino senza regole stabilite e con un coach (Tyrone Corbin) già sulla graticola senza aver nemmeno giocato una partita. Nessuno però aveva fatto i conti con il duo di lunghi formato da Paul Millsap e Al Jefferson, rivelatisi invece decisamente solidi e pericolosi anche per le migliori front line della Lega. Il fulcro della franchigia sono loro due, attorno ai quali ruotano Devin Harris e il sophomore (giocatore al secondo anno) Gordon Hayward, ala molto più solida di quello che si potesse pensare. Il rookie Enes Kanter, scelto alla numero 3, non ha ancora dimostrato quasi nulla, ma se dovessero arrivare ai playoff, o comunque tra le prime dieci ad Ovest potrebbero anche fare finta di niente.

LOS ANGELES CLIPPERS (13-6). Le difficoltà iniziali sono dovute ad una chimica ancora da affinare, ma l'intesa tra Blake Griffin (in foto, ndr) e Chris Paul è già ottima, come può testimoniare Kendrick Perkins. I Clippers hanno tolto i titoli dei giornali dalla metà gialloviola della città, e soltanto per questo la stagione da salvare, dopo anni e anni di angherie mediatiche e tecniche. I duelli stagionali vedono la contesa sull'1-1 (3-1 se si considera anche la pre season), ma la gara dello spettacolo non è nemmeno iniziata e le quote non sono neanche uscite. I playoff sono l'obiettivo dichiarato, e salvo squilibri saranno portati a casa, ma di qui a due anni, a patto che CP3 rinnovi il contratto che scade nell'estate del 2013, attenti ai "Velieri" anche in chiave titolo.

HOUSTON ROCKETS (12-10). Il cambio di coach, da Adelman a McHale, poteva essere traumatico, e invece l'ex ala dei leggendari Celtics ha saputo mettere insieme una squadra che gira attorno al grande realizzatore Kevin Martin, alla grande sorpresa Kyle Lowry (12.1 punti e 8 assist a gara), al rookie da Florida Chandler Parsons, stopper difensivo e presenza atletica, e infine ad un ritrovato Sam Dalembert. Il record è positivo ma ora come ora non basterebbe per i playoff ad Ovest, ma i Rockets saranno tra le squadre  che lotteranno fino in fondo per assicurarsi la tanto agognata ottava posizione, inoltre l'età media è tale da far sperare cose migliori per il prossimo futuro, magari con una scelta intelligente nel prossimo ricchissimo draft.

MEMPHIS GRIZZLIES (11-10). Siamo sicuri che con Zach Randolph abile e arruolato alla "pugna" il record sarebbe ancora questo? I Grizzlies, reduci dalla semifinale di conference agli scorsi playoff, avevano iniziato la stagione con grandi speranze, ma l'infortunio di Z-Bo e quello del playmaker Mike Conley hanno causato difficoltà inaspettate. Col rientro del point man da Ohio State però le cose in casa Memphis si sono ricombinate e la squadra ha ricominciato a girare, sospinta dalla crescita di Rudy Gay (viceversa sottotono nelle prime gare stagionali) e soprattutto a quella di OJ Mayo, sempre più a suo agio nell'uscire dalla panchina e "spaccare" le partite col suo impatto realizzativo. Randolph probabilmente non tornerà, e questo è un peccato, ma in queste condizioni per la squadra di coach Hollins lottare arduamente per i playoff è già un bel traguardo.

mercoledì 1 febbraio 2012

Mercato NBA, Dwight Howard attacca i suoi stessi compagni. Vendesi Kaman

di Claudio Pavesi


Finisce il calciomercato ma in NBA si continua a parlare di trade importanti infatti sono sempre di più le voci che riguardano Dwight Howard. Il centro dei Magic si è detto molto deluso dalle ultime sconfitte (4 in fila) tanto da essere arrivato a gridare negli spogliatoi contro i suoi stessi compagni apostrofandoli come svogliati dicendo anche "Se non volete impegnarvi allora statevene a casa, non voglio essere preso come uno che se ne frega, sono qui per dare il massimo." Parole forti quello del numero 12 che infatti ha dato vita a voci interessanti sul suo futuro, un esempio? A inizio stagione aveva dichiarato di non avere interesse a giocare nei Bulls mentre proprio ieri ha detto che sarebbe onorato di giocare con l'MVP Derrick Rose ma allo stesso tempo non chiude la porta ai Lakers nè tanto meno ai Nets, Un Howard quindi che non vede l'ora di sperimentare una nuova piazza, preferibilmente una in cui si usi un sistema diverso da quello dei Magic, con più pick'n'roll, probabilmente lo schema che esalta maggiormente le qualità del Superman di Orlando. Ricordiamo che Dwight Howard ha compiuto 26 anni da neanche due mesi e fu selezionato con la prima scelta assoluta del draft 2004 di conseguenza questo è il suo ottavo anno in NBA ed è anche l'ottavo anno in cui mette a segno una doppia-doppia di media con oltre il 52% dal campo, quest'anno infatti sta viaggiando con 20 punti, 15 rimbalzi e 2 stoppate di media con il 55% dal campo, niente male vero? Aggiungiamo anche che quello del prossimo febbraio sarà il suo sesto All-Star Game per non parlare del fatto che il suo palmares comprende anche un titolo di Rookie dell'anno e il premio di Miglior Difensore dell'anno, sempre vinto da Superman nelle ultime 3 stagioni. Sicuramente i Magic non lo faranno partire in cambio di nulla quindi bisognerà vedere quale sarà la squadra disposta a fare le maggiori follie per accaparrarselo ma purtroppo per scoprirlo non ci resta che aspettare.


Un'altro giocatore ufficialmente sul mercato è Chris Kaman ma in questo caso per volere del club, infatti i New Orleans Hornets non si sono detti soddisfatti dal centro col passaporto tedesco arrivato nello scambio che ha portato Chris Paul a "Lob City" Los Angeles. Il ventinovenne giocatore degli Hornetsi è stato addirittura messo nella lista degli inattivi già dal 24 gennaio e per questo non vedrà il campo finchè non verrà scambiato, non che questa sia una grande perdita per New Orleans dato che Kaman non giocava così pochi minuti dall'anno da rookie e non metteva a segno statistiche così basse dal suo secondo anno in NBA e, come se non bastasse, non ha mai avuto una percentuale al tiro più bassa di quella di quest'anno nella sua intera carriera. anche fisicamente Kaman crea qualche dubbio dato che solo nell'anno da rookie è riuscito a giocare tutte le 82 partite della stagione mentre proprio l'anno scorso ha toccato il suo minimo in carriera a livello di presenze, 32 partite e solo in 15 di queste partendo in quintetto. Non dobbiamo dimenticarci però che è anche un lungo dotato di grande fisico e una sorprendente tecnica in post basso, caratteristiche che lo hanno portato a essere la sesta scelta assoluta nel Draft 2003, subito dopo Dwyane Wade, e che gli hanno permesso di essere selezionato all'All-Star Game 2010 quindi, anche se le sue azioni sono in ribasso, puntare sul centro nativo del Michigan ma di passaporto tedesco potrebbe rivelarsi una scelta vincente, non per niente il General Manager degli Hornets ha dichiarato che già cinque squadre hanno avanzato offerte interessanti per il giocatore in questione ma New Orleans è stata chiara, vuole scelte ai draft futuri oltre a giovani talenti o in alternativa giocatori all'ultimo anno di contratto. Parte ufficialmente il toto-Kaman, per sapere quale sarà la sua prossima casa oltre ad altre succose notizie di mercato ovviamente il sito da visitare resta sempre basketzonertp.blogspot.com.



lunedì 30 gennaio 2012

Billups chiama K-Mart a Lob City, i Sixers interessati ad Amar'e

di Luca Ngoi


Il mercato NBA entra sempre più nel vivo ed inizia a dipanarsi la situazione che vede ancora "intrappolati" i tre ex Nuggets (Wilson Chandler, Kenyon Martin e JR Smith) in Cina. In particolare oggi vi rendiamo conto di una voce che vedrebbe il playmaker dei Los Angels Clippers Chauncey Billups richiedere la sua ex ala grande (stiamo parlando ovviamente di Martin) per aggiungere difesa e leadership ad una squadra che necessita di grande aiuto proprio in queste due fasi cruciali del gioco. L'autorità dell'ex Knicks infatti sembra non bastare e dunque Mr Big Shot ha cercato di raggiungere telefonicamente il suo ex compagno per convincerlo a firmare con LA appena gli sarà possibile; intanto anche a mezzo stampa Billups non ha fatto mancare parole di elogio per il suo grande amico: "Se c'è una cosa che so a proposito di Kenyon è che è un vincente. Farebbe qualsiasi cosa per vincere." ha dichiarato il playmaker, incalzato anche dal suo allenatore, Vinny Del Negro che ne ha dato una descrizione anche sul piano puramente tecnico: "Kenyon è un uomo d'esperienza, che sa come si gioca. Può giocare da 4, e anche un po' da 5. Porta molto atletismo alla squadra" ha affermato il coach che sarebbe molto interessato ad averlo come back up di Blake Griffin.
Una voce che vi riportiamo e che è nata nelle ultime ore è quella secondo la quale i Philadelphia 76ers avrebbero effettuato un sondaggio per testare la disponibilità di Amar'e Stoudemire. L'ala-centro si trova in difficoltà dal punto di vista tecnico a New York, dove la convivenza con Anthony e Chandler si sta rivelando molto più difficile del previsto e allora Philly vorrebbe provarci, così come capitato ai tempi di Phoenix, quando i Sixers avevano cercato di mettere sul piatto diverse offerte per arrivare al ragazzo nativo di Atlanta. Sul piano tecnico Philadelphia potrebbe fare un ottimo affare con Stat, affidandogli il ruolo da superstar assoluta della squadra, cosa che sicuramente gioverebbe al rendimento in crisi del giocatore, ma che potrebbe compromettere gli equilibri di una squadra in rampa di lancio, giovane, atletica e che sta giocando una delle migliori pallacanestro dell'intera lega dunque la questione sarà sicuramente da tenere d'occhio fino alla deadline (che ricordiamo essere il 15 Marzo prossimo), ma sarà altrettanto da considerare per entrambe le squadre soprattutto per le contropartite coinvolte nell'eventuale scambio.

venerdì 27 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 33; Celtics bestia nera dei Magic, ripresa Clippers

di Luca Ngoi


Dopo otto giorni torna il nostro consueto recap della notte NBA, che si è assentato per motivi legati ad un periodo di studio intenso come non mai. Nella trentatreesima giornata in particolare si sono giocate soltanto due partite che dunque non necessitano della solita assegnazione di top e flop. Vi raccontiamo infatti della clamorosa vittoria dei Boston Celtics, autori di una grande rimonta con un parziale di 44-15 nel secondo tempo dopo che erano stati sotto anche di 27 punti e quindi l'ennesima sconfitta sembrava inevitabile per la compagine in biancoverde, la quale però ha dato fondo a tutte le proprie energie residue e grazie ad un Paul Pierce da 24 punti e ad un sorprendente Twaun Moore da 16 è riuscita a piegare per la seconda volta in pochi giorni le resistenze dei Magic di un Howard "normale" da 16 punti e 16 rimbalzi.
Nella seconda partita i Los Angeles Clippers si riprendono subito dalla sconfitta nel derby coi Lakers (peraltro comandato per gran parte della contesa) battendo a domicilio i Memphis Grizzlies col risultato di 98-91. Il segreto sta nell'ottima distribuzione dei punti tra i ragazzi di coach Del Negro, che ne manda ben quattro in doppia cifra e in particolare vi segnaliamo i 20 punti e 9 rimbalzi del solito dominante Blake Griffin, il quale in combinazione con un Chris Paul che sembra recuperare la condizione minuto dopo minuto (18 e 7 assist per lui nella notte di Memphis) può rivelarsi realmente immarcabile per chiunque. Per i Grizzlies ottima prova di Rudy Gay (24 punti) aiutato dai 14 di OJ Mayo dalla panchina che però non bastano per avere la meglio dei leader della Pacific Division.

mercoledì 25 gennaio 2012

Il mercato dei rinnovi al fotofinish: Love sì, Lopez no, Gordon forse

di Luca Ngoi


Il termine ultimo per offrire, e conseguentemente firmare, il rinnovo di un contratto NBA scade nella giornata di domani. Oltre agli indecisi di lunga data Chris Paul e Dwight Howard le situazioni più intricate riguardano l'ala grande dei Timberwolves Kevin Love, al quale la squadra ha offerto un'estensione di quattro anni a 62 milioni di dollari complessivi, e le fonti vicine alla franchigia di Minneapolis suggeriscono che il giocatore ex UCLA avrebbe accettato l'offerta sposando in pieno il progetto dei "Lupi", che puntano fortissimo su di lui e sul funambolo Ricky Rubio per rifondare una volta per tutte la squadra e cercare di invertire finalmente la tendenza.
Un'altra situazione intricata è quella legata a Brook Lopez, il quale è ancora infortunato e starebbe parlando con i Nets ma sembra in questo momento orientato a non rinnovare il contratto in essere anche per le continue voci che danno la star della squadra, Deron Williams, ormai sempre più lontana da Newark e quindi Lopez, ancora giovane e nel pieno delle sue potenzialità vorrebbe cercare di uscire da un contesto perdente come quello del Jersey per dirigersi verso altri lidi ben più competitivi.
Concludiamo con Eric Gordon, guardia appena arrivata agli Hornets dai Clippers che avrebbe richiesto nella notte italiana di ieri un'estensione contrattuale di quattro anni al proprietario della franchigia, che in questo momento è David Stern, anche commissioner della Lega comunque avrebbe semplicemente avallato la richiesta del giocatore consentendo poi ai dirigenti di New Orleans di trattare personalmente con il ragazzo che diventerebbe restricted free agent a fine stagione. 
Ultimissime notizie sulla situazione di Nicolas Batum, che starebbe proprio in queste ore parlando con i Blazers  tramite il suo agente e che ha lasciato intendere una situazione abbastanza distesa e fluida tra le due parti, cosa che invece non si starebbe verificando tra gli Orlando Magic e Ryan Anderson, il miglior tiratore da tre punti per le statistiche della Lega in questo momento e che molto probabilmente non otterrà dalla dirigenza il rinnovo di contratto.

mercoledì 18 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 24; incredibile Lebron, Gallo ancora ok

di Luca Ngoi


Notte NBA piuttosto movimentata quella che ci siamo appena lasciati alle spalle. I Miami Heat infatti riescono ad avere la meglio sui San Antonio Spurs ancora privi di vittorie in trasferta questa stagione (0-5 lontani dall' AT&T Center per Tim Duncan e compagni) dopo essere stati sotto anche di venti punti, mentre continuano a giocare bene e riprendono a vincere ad Ovest i Denver Nuggets di Gallinari (14 punti in 27 minuti) che stendono i pur non ostici Milwaukee Bucks nonostante i 30 punti di Brandon Jennings. Da segnalare nelle altre gare di giornata il nuovo successo dei Chicago Bulls ancora privi di Derrick Rose che si impongono in casa contro Phoenix, la bella vittoria di Orlando su Charlotte e infine la seconda W consecutiva dei Golden State Warriors che hanno la meglio su Cleveland in una partita più bella e combattuta del previsto. Ma non perdiamo altro tempo e come sempre andiamo ad analizzare top e flop dell'ultima notte NBA.

TOP: LEBRON JAMES. Contro gli Spurs la vince praticamente da solo, segnando 17 punti in un terzo quarto pazzesco sia per lui sia per la squadra, quando sembra che tutto possa riuscirgli, come lui stesso ha ricordato nella classica intervista a fine partita. Al termine della gara il Prescelto potrà contare 33 punti con 10 assist e 5 rimbalzi, la solita onnipotenza ma anche la consapevolezza di dover fare di più in alcuni momenti della partita in cui sembra voler giocare fin troppo da solo dimenticandosi dei compagni, il che finisce per fargli perdere il ritmo. Menzione d'onore anche per Mike Miller, che al ritorno dall'ernia che lo ha tenuto ai box fino a ieri si ripresenta con 18 punti e la perfezione dall'arco. Welcome back, Mike.

FLOP: I SOSTITUTI DI CHRIS PAUL. Va bene che vincere contro gli Utah Jazz in questo momento non è propriamente una passeggiata, ma da Randy Foye e Chauncey Billups forse coach Del Negro si aspettava qualcosina in più. I due playmaker invece pasticciano e non poco a Salt Lake City sommando alla fine un poco onorevole 7/26 al tiro con qualche palla persa di troppo che con CP3 non sarebbe arrivata. Peccato perchè i Clippers erano nel bel mezzo di una bella striscia vincente che li aveva portati anche a trionfare nel derby. Lo abbiamo detto più volte: appena troveranno un po' di continuità attenti a questa squadra.

LA SORPRESA: COREY BREWER. Ai Nuggets di oggi fa comodissimo avere uno con le sue qualità di corridore ed atleta in squadra, ma finora era venuto utile a coach Karl soltanto in limitati spezzoni di gara in cui c'era da difendere oppure portare un po' di furore agonistico alla squadra nei momenti di calo. Contro i Bucks però l'ex Minnesota totalizza il suo massimo stagionale con 22 punti a referto partendo dalla panchina ma giocando comunque 34 minuti. Per un giocatore spesso frustrato da prestazioni personali sotto gli standard e che quasi mai ha avuto la fiducia degli allenatori è importante trovarsi finalmente in un contesto perfetto per le sue caratteristiche. Quotazioni in ascesa.

SARANNO FAMOSI: KLAY THOMPSON. Di Kyrie Irving (18 e 8 rimbalzi nella partita di stanotte contro Golden State) vi abbiamo parlato tante volte, e allora diamo spazio a questo ragazzo che ha fatto molta fatica trovando poco spazio all'inizio della stagione e che invece con l'infortunio di Steph Curry si sta lentamente rilanciando. La scelta numero 11 dell'ultimo draft infatti esce dalla panchina per segnare 14 punti in 16 minuti di utilizzo e si rivela un'arma in più per coach Mark Jackson in una partita in cui Monta Ellis si prende un turno di riposo. Attenti a sottovalutarlo perchè il tiro è di prima qualità, sul fisico ci sta lavorando ed è un "progetto" che da qui ai prossimi tre anni potrà riservare qualche nota positiva.

giovedì 12 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 18; secondo tracollo in fila per gli Heat, ancora 40 per Kobe

di Luca Ngoi


Dopo la sorprendente sconfitta a Golden State causata dal "raptus" di un infuocato Nate Robinson arriva la seconda sconfitta di fila per i Miami Heat di Lebron James, che sbaglia tre liberi su sei nel finale regalando di fatto la vittoria ai Clippers, che in questo modo si rigenerano dopo qualche gara poco convincente. A Salt Lake City invece servono 40 punti di Kobe Bryant e un overtime ai Lakers per continuare la striscia di vittorie, così come prosegue il magic moment dei Dallas Mavericks che hanno la meglio anche sui Boston Celtics sempre più in crisi. Nelle altre gare da segnalare la vittoria di New York su Philadelphia, di Orlando su Portland, di Denver (con leggero infortunio di Gallinari) su New Jersey, il primo successo in trasferta dei Kings ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani (anche per lui infortunio ma leggermente più serio); prosegue poi la marcia dei Thunder a spese degli Hornets di Belinelli (10 punti per l'italiano), si riprendono gli Spurs contro i Rockets, mentre Indiana regola Atlanta e infine Chicago mantiene la vetta ad Est in un facile confronto con Washington. Dopo aver velocemente visto i risultati della notte come al solito ecco a voi tops e flops della Lega.

TOP: CHRIS PAUL. Nel primo vero successo importante dei Clippers c'è eccome la sua firma: 27 punti e 11 assist per il play ex new Orleans che sforna la prima gara veramente convincente di questa stagione e come al solito serve i vari Blake Griffin e DeAndre Jordan con una precisione geometrica. Probabilmente quello che serviva ai "velieri" era un leader in cabina di regia, e lui non lo era mai stato prima di questa partita, che avendo rivelato un successo così importante potrebbe definitivamente rilanciare lui e la squadra. Solo questione di tempo?

FLOP: BOSTON CELTICS. Dallas poteva essere l'occasione di far vedere a tutti che i biancoverdi ci sono ancora, e invece è arrivato il quinto stop stagionale, che per la squadra di coach Rivers significa anche record sotto il 50 percento di vittorie (4-5). Eppure questa volta Kevin Garnett e compagni hanno lottato fino all'ultimo secondo, guidati anche dai canestri di un Pierce troppo discontinuo per essere vero: canestri comunque non sufficienti a salvare una Boston che pare sempre più in un anno di transizione che preluda ad una rifondazione seria e cospicua.

LA SORPRESA: ISAIAH THOMAS. Non è la prima volta che troviamo il nome di questo ragazzo appena uscito dall'università di Washington nei nostri riassunti delle notti NBA, eppure non possiamo che inserirlo in questa categoria. Ai Kings manca il miglior realizzatore: Marcus Thornton, e allora si alza dalla panchina il rookie dal nome e cognome eccellente (ma senza parentela) per scrivere a referto 20 punti che sono una sorpresa fino a un certo punto visto che era noto che sapesse segnare, ma soprattutto 6 assist decisivi nella prima vittoria in trasferta dei ragazzi di coach Smart. Mancherà pure Marcus Thornton, ma di sicuro la coperta non è corta.

SARANNO FAMOSI: JOSH HARRELSON. Di Iman Shumpert vi abbiamo raccontato più e più volte, ma questa volta è l'altro rookie a far sorridere New York. Josh Harrelson infatti è il classico ragazzo bianco, poco dotato atleticamente ma dotato di una grandissima sostanza e in grado di svolgere in maniera eccellente il lavoro sporco, cosa che finora aveva sempre fatto per i Knicks concentrando il suo utilizzo in pochi minuti e stando sempre fuori dalle luci dei riflettori. Nell'ultima notte invece per lui sono arrivati 13 punti in 23 minuti che non possono che far contento tutto lo staff tecnico newyorchese, che finalmente potrebbe aver trovato in lui il lavoratore umile che si sporca le mani tanto agognato, ed appare ormai chiaro che sono le nuove leve (Shumpert e adesso anche Harrelson) a fare la differenza per questi nuovi, ispiratissimi Knicks.

mercoledì 11 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 17; il risveglio del Black Mamba, secondo ko per Miami

di Luca Ngoi


Diciassettesima nottata NBA scoppiettante, con la vittoria dei Lakers firmata Bryant e il secondo crollo dei Miami Heat per mano della squadra più pazza della Lega: i Golden State Warriors. Continuano le marce di Oklahoma City e Portland ad Ovest (vittorie su Memphis e Clippers) e dei sorprendenti 76ers (vincenti contro Sacramento) ad Est, dove anche i Washington Wizards riescono a vincere una partita ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani. Senza ulteriori indugi andiamo a scoprire top e flop dell'ultima giornata di basket americano.

TOP: KOBE BRYANT. 48 punti vi bastano? Il Mamba vede i Phoenix Suns, colpevoli a suo dire di qualche parola di troppo in occasione delle loro vittorie, e si infuoca mettendo in campo una prestazione che merita poche parole (o forse ne merita tantissime) per essere commentata. Con questa sono 108 le gare del numero 24 oltre i 40 punti, numeri che fanno paura solo a pronunciarli. La sua leadership sulla squadra è assoluta e non lo scopriamo certo adesso, e Luke Walton a fine gara ha detto che gli sembra sia ritornato il "numero 8", il problema è capire se sia tornato il numero 8 dei titoli con Shaq o quello della mancata qualificazione ai playoff e dell'eliminazione al primo turno. Il contesto di squadra sembra far propendere per questa seconda opzione, ma è certo che con gare di questo genere da parte del suo capo i Lakers possano ancora essere una contender credibile.

FLOP: LOS ANGELES CLIPPERS. Sono stati i dominatori indiscussi della off season con i loro innumerevoli e sensazionali colpi di mercato, ma la stagione regolare è iniziata un po' a singhiozzo. Per costruire una mentalità vincente non basta chiaramente un mercato in prima linea, ma ci vogliono anni e anni di programmazione e vittorie, cosa che ai Clips manca clamorosamente. I vari Chris Paul, Blake Griffin e Chauncey Billups si imbattono nella forza travolgente dei Trail Blazers e non riescono a contrastarla in alcun modo. Serve continuità a questa squadra, quella che Phil Jackson individuava in una striscia di almeno 5 vittorie consecutive; ne riparliamo quando arriverà.

LA SORPRESA: NATE ROBINSON. Di fatto contro Miami la vince lui. Golden State si ritrova sotto di 13 a qualche minuto dalla fine del match e la sensazione degli astanti è che la squadra sarà costretta ad incassare la solita sconfitta, ma non hanno fatto i conti con KryptoNate, che di fatto si accende e segna 15 dei suoi 24 punti finali nel quarto periodo, prima forzando l'overtime e poi mettendo in cassaforte la terza vittoria dei ragazzi di coach Mark Jackson che venivano da 6 sconfitte in fila (due delle quali già con Robinson a roster). Erano in tanti quelli che lo davano già per finito, ma questo è un ragazzo dalla determinazione infinita, e in assenza di Steph Curry potrebbe assumere il ruolo di leader che pare non essere cucito per Monta Ellis.

SARANNO FAMOSI: CHANDLER PARSONS. Nella vittoria dei Rockets su Charlotte il suo contributo è fondamentale. A fine partita saranno 20 punti e 7 rimbalzi per il rookie da Florida scelto ad inizio secondo giro nell'ultimo draft e che di fatto è già riuscito a scalzare Chase Budinger dal ruolo di ala piccola titolare a suon di prestazioni convincenti, eppure le caratteristiche dei due sono simili (bianchi, tiratori e buoni atleti entrambi), ma l'ex Gator evidentemente garantisce qualcosa in più quanto a solidità soprattutto sotto le plance. Si pensava potesse essere un giocatore inadatto alla fisicità del basket NBA e viceversa perfetto per l'Europa, ma ancora una volta le predizioni sulla carta lasciano il tempo che trovano.

giovedì 29 dicembre 2011

In punta di penna. Pronostici di fine anno

di Luca Policastro


Dopo mesi di spasmodica attesa e Lock out paventato e mai , per fortuna, realizzato è finalmente cominciata la stagione NBA , ovvero il  Nirvana per ogni appassionato della palla a spicchi ;  questo pezzo vuole essere un riassunto delle opinioni del sottoscritto circa i destini della stagione regolare 2011/2012 . Incominciamo col botto : a mio avviso le finals saranno disputate dai Miami Heat contro gli Oklahoma City Thunder. Questa è attesa essere la stagione della consacrazione per la franchigia nata sulle ceneri dei Seattle Supersonics che a un campione ormai affermato come Kevin Durant affianca un cast di tutto rispetto, a cominciare dal play Russell Westbrook  (uno dei migliori in circolazione per capacità tecnico-atletiche) per passare dal “barba” James Harden fino a gregari di lusso come l’ex Boston Perkins (uno dei migliori intimidatori d’area con una stazza notevole) , Serge Ibaka (“spagnolo” appena visto un po’ sottotono al Real ma che “scollina” sempre oltre il ferro), Thabo Sefolosha (gli appassionati del basket italiano lo ricorderanno sicuramente a Biella, comunque uno dei migliori “panchinari” della lega) quindi Nazr Mohammed, ecc.  A mio parere questa squadra può andare fino in fondo e ambire all’anello perché i suoi giovani maturano un anno ulteriore di esperienza e perché ,almeno storicamente, le squadre più incisive son quelle forti di un maggior tonnellaggio sotto le plance( e qui non si scherza con gli svariati califfi prima elencati).
Passando ai rivali nella lotta al titolo (a parere un po’ di tutti gli “addetti ai lavori” ) cioè ai Fuochi della Florida , questi vengono ammessi di diritto alla contesa solo leggendo il loro roster debordante di talento, forza fisica, atletismo e tutto quello che volete voi : è inutile citare i big Three di oggi ( quelli di Boston per cui il termine fu inizialmente coniato sono in calo pauroso) LeBron,Wade e Bosh , anche se ormai così come si sente dire si possono definire Duopolio o Diumvirato vista la posizione defilata dell’ala ex Toronto : comunque nelle fila di Miami militano giocatori di grande esperienza del panorama NBA come Shane Battier(specialista come pochi) Juwan Howard(poco a dir la verità),Mike Miller (gran rincalzo dalla panca..) , Eddy Curry (che quando perderà qualche dozzina di kg sarà incisivo anzichenò) e giovani dal sicuro avvenire come il rookie Norris Cole (matricola con faccia tosta da vendere da Cleveland State decisivo con 12 punti nel quarto periodo contro i Celtics l’altra notte).
Alle spalle di queste squadre che son sicuramente più avanti nella lotta al titolo ci son le solite formazioni che ambiscono a un posto “al sole” : a Est,se non fosse perché è New York, proprio i Knicks avrebbero una squadra che a un talento(e a un monte salari ) smisurato (Stoudamire,Anthony,B-Davis,Chandler…) associa però la classica schizofrenia che non li ha mai portati, in tempi recenti, molto lontano; occorre poi citare anche i Boston Celtics che nonostante un roster dall’età anagrafica molto avanzata diranno la loro fino alla tarda primavera quando (e se) avranno tutti i loro effettivi a disposizione. Un passo indietro a Est lo fa Orlando , squadra troppo Howard - dipendente(sembrava se ne potesse andare fino a qualche giorno fa poi tutto è rimasto tal quale) e che ha del buon talento ma non bene assortito e soprattutto in Van Gundy un allenatore incapace di gestire la pressione delle gare decisive e che opera spesso scelte cervellotiche. “Last but not least” (anzi son i primi contender per il titolo dell’East) i Chicago Bulls dell,Mvp del giochino Derrick Rose e che han aggiunto un cecchino come Rip Hamilton  un parco giocatori di classe e esperienza come Boozer, Deng,Noah solo per citare i più importanti: questo mix di talento e freschezza atletica è allenato dal miglior allenatore (non solo in fase difensiva) della lega Tom Thibodeau , un uomo sicuramente di altri tempi per modo di lavorare, ma che è estremamente pragmatico e concreto.  Celtics voi lo conoscete?
Per quello che riguarda la sponda sul Pacifico da segnalare sicuramente i Los Angeles Clippers che hanno una formazione dal mix , che trovata la giusta chimica, è potenzialmente esplosivo ; i cugini dei suddetti son un po’ in difficoltà ma mai dare per morti i Lacustri che hanno dalla loro il miglior giocatore della “baracca”, uno che se vuole e se in grado fisicamente (ultimamene è un po’ martoriato dagli acciacchi fisici) le partite gliele vince da solo. I campioni in carica ,i Dallas Mavericks , han fatto un passo indietro perché hanno si aggiunto gente come Odom (non troppo ben visto in Texas però) e Vince Carter (in parabola molto discendente) ma hanno perso il centro che storicamente han cercato per anni disperatamente e che gli sigillava l’area pitturata , quel Tyson Chandler finito nella Big Apple e due gregari di lusso come JJ Barea (finito a capitalizzare gli scorsi PO da assoluto protagonista a Minny) e Rudy Fernandez (col Gallo a Denver).
Avendo citato i Celtics, gli “analoghi” (per struttura di roster e impronta di gioco) nella conference Ovest son i San Antonio Spurs la squadra che con Popovich ha il ciclo più vincente della storia NBA (coi C’s degli anni ’50 e i Lakers a cavallo dello scorso decennio) e che comunque annovera nelle proprie fila Tony Parker, Manu Ginobili e Tim Duncan. Saranno li a lottare pure loro dopo la magra figura dello scorso anno caratterizzata dall’uscita al primo turno con i Grizzlies (a proposito occhio alla loro voglia di riconfermarsi con un Gay in più , ma forse troppo dipendenti dalle “lune” di un fenomeno assoluto come Zeebo Randolph che è capace di passare da triple doppie a virgole clamorose nel giro di un battito di ciglia)
Possibile sorpresa del lotto una volta approdata ai Playoffs saranno i Denver Nuggets(che è la squadra di Gallinari, non perché ci gioca ma anche per carisma e leadership) che hanno un quintetto di tutto rispetto coi vari Lawson,Afflalo, Fernandez e Nenè Hilario  e che han dato una sberla mica da ridere ai campioni NBA  a domicilio.
Oscar della sfortuna va ai Portland Trail Blazers (i Clippers son stati ben felici di cederglielo) : dopo aver saputo che Greg Oden salterà un’altra intera stagione per i problemi cronici che lo affliggono hanno visto il ritiro della loro superstar Brandon Roy che a soli 27 anni appende le scarpette al chiodo per le sue ginocchia malandate.

Luca Policastro

p.s.  Essendo l’ultimo appuntamento per questo 2011 colgo l’occasione per augurare un felice anno nuovo a tutti gli amici che sempre fanno sentire il loro appoggio e ci seguono appassionatamente.

venerdì 23 dicembre 2011

In punta di penna. Nella città degli angeli il vento è cambiato (finalmente)

di Luca Policastro



Nella seconda puntata di questa rubrica settimanale la miaattenzione va a focalizzarsi sulla Calfornia meridionale precisamente in quellacittà, Los Angeles, sulle cui colline spadroneggia la scritta Hollywood e neiversanti delle quali ci son le zone residenziali più ricche e esclusive almondo : Beverly Hills e Bel Air ( per intenderci dove fu ambientata la miticaserie tv con Will Smith ).
Come tutti sapranno per quello che concerne la palla aspicchi la storia della città è stata fatta dai Lakers che hanno collezionatoben 16 titoli NBA (secondi solo ai Celtics con 17) ma non bisogna dimenticarsi dell’esistenzadellla sorella “povera” cioè i Los Angeles Clippers ; adesso come adesso amaggior ragione non bisogna fare quast’errore perchè, dando un’occhiata alletrades imbastite quest’anno , sembra proprio che i Clips siano diventati ,almeno sulla carta, più forti , in forma e futuribili dei gialloviola. La franchigia del palazzinaro tirchio, Dan Sterling, quest’anno non ha badato(forse per la prima volta nella sua gestione ) aspese e ha allestito una formazione da “leccarsi le orecchie” : non contento di aver firmato il fortissimoCaron Butler ( pagando però 24 milioni di presidenti americani per 3 anni allostesso) e una vecchia volpe del parquet come Chauncey Billups(l’unico insquadra a poter vantare un anello vinto nel 2004 nella città delleautomobili,Detroit proprio contro gli attuali cugini )ha messo a segno ilcolpaccio di questo mercato dei free agent , assicurandosi le prestazioni delmiglior play della lega (ora che Nash ha finito la benzina ) cioè Chris Paulmandando in cambio in Lousiana Gordon ,Kaman e Aminu. Il front-office in regia fa paura perché oltre ai citati Paul eBillups a fare da back up c’è un signor giocatore come Mo Williams,spallaideale a detta dello stesso LeBron ai tempi di Cleveland , uno che a unadiscreta capacità di playmaker abbinauna mano molto educata soprattutto da dietro l’arco dei 6,75.
Ad ora i “velieri” hanno anche confermato il rookie daUniversity of Kentucky Eric Bledsoe, il suo cambio ex Minnesota RandyFoye, e sotto i cristalli formano lacoppia di lunghi il Rookie dell’anno Blake Griffin (uno che “salta poco “e chein asse con CP3 promette almeno la doppia cifra di alley-hoop a sera) dotato oltre al citato atletismo di una mano moltosottovalutata nel range fino ai 4-5 metri e DeAndre Jordan un altro che quando mette l’arancianel canestro tende a fartelo notare. Insomma quest’anno pare proprio che siafinita la maledizione dei Clips e che li rivedremo , con un ruolo di probabileprotagonisti, fino alla tarda primavera almeno.
Per quanto riguarda l’attuale seconda squadra di LosAngeles( chi avrebbe scommesso su di loro anche solo un solo cent solo un mesefa? ) sta deludendo le attese dei milioni di fans che ha sparsi per tutto ilglobo terracqueo : dopo aver tradato il miglior sesto uomo della lega ( a parimeritocon il Nasone ) per delle scelte a Dallas , non ha fatto mosse di sostanzialeimportanza : han firmato McRoberts (chi ? ) e quella scarpa vecchia di TroyMurphy (di recente passato da Boston) che quantomeno lasciano con l’amaro inbocca i tifosi gialloviola e non sembrano realmente utili al progetto aggancioai Biancoverdi di Bean Town: inoltre han cercato di mandare Gasol in ogni dovecon il catalano che di sicuro non l’avrà presa bene . Già non è rinomato per essereuno che in campo ci mette l’anima e che si butta su tutti i palloni sputandosangue (non ha la caratteristica garra argentina per intenderci )adesso saràancora meno motivato ; e come cilieginasulla torta del disastro compiuto dalla franchigia di Buss pare proprio chel’obiettivo dichiarato, Dwight Howard, cioè il gigante con corpo scolpito daPrassitele nel marmo di Carrara,(dopo che Paul è sfumato per lo zampinodell’avvocato Stern nonché commissioner e quindi capo della “baracca”) sia statotolto dal mercato dal fratello schizofrenico dei Van Gundy che,inspiegabilmente per il sottoscritto, siede ancora sulla panchina degli OrlandoMagic. Ad ora non si vede chi possano firmare per risolvere i problemi inposizione 1-5 cioè l’asse portante di ogni squadra quello che una volta sichiamava “play-pivot”.
E’ inoltre notizia recente che il Black Mamba che facilmentesalterà le prime partite di Regular Season per un leggero infortunio al polsooccorsogli nei giorni scorsi.
Insomma quest’anno la fortuna sembra aver girato le spallealla squadra di Hollywood , del glamour , del tifo non passionale ma modaiolo( èscontato trovare attori, star,starlette, politici alle partite dei Lacustri allo Staples Center -perfino Lapo Elkann come molti ricorderanno-) che sembradestinata a un declino a meno di interventi decisi e pesanti sul mercato deifree-agent o tramite trades ; tutto ciò contrasta con la competitività della sorellasfigata alle cui partite fino a poco tempo fa il 90 % degli spettatori eracostituito da tifosi Lakers ai quali veniva regalato il biglietto per seguiregli altri quando la squadra del cuore giocava in trasferta.

Con questo articolo per il blog colgol’occasione per augurare un Buon Natale a tutti i nostri lettori e un feliceAnno nuovo.

lunedì 19 dicembre 2011

NBA Preseason Day 3, Lebron più forte di Superman, steccano l'esordio i nuovi Mavs

di Luca Ngoi


Terzo appuntamento con il nostro recap della nottata NBA appena trascorsa, nella quale i Miami Heat partono subito forte e anche grazie ai 19 punti di Lebron James stendono nel derby della Florida gli Orlando Magic che hanno pochissimo da Dwight Howard (solo 5 punti e 6 rimbalzi in quasi mezz'ora di gioco) ma molto da JJ Redick, autore di 22 punti uscendo dalla panchina che comunque non bastano per domare i Big Three (14 punti a testa per Bosh e Wade). 


A Dallas andava di scena il debutto dei nuovi Mavericks, opposti agli Oklahoma City Thunder che si impongono col risultato di 106-92 grazie ai soliti protagonisti: Kevin Durant da 21 punti e James Harden con 16 punti uscendo dalla panchina, entrambi utili a sfiancare la resistenza di una Dallas priva volontariamente di Nowitzki, rimasto in panchina per tutta la partita. Hanno invece giocato i nuovi acquisti Odom (14 punti e 7 rimbalzi), Carter, che non ha impressionato segnando soltanto 9 punti in una circostanza in cui doveva guidare i suoi in attacco, e Delonte West che è riuscito a distribuire 5 assist in sostituzione di Jason Kidd (anch'egli tenuto a riposo); ma il protagonista inaspettato è stato il giovane Roddy Beaubois, autore di 17 punti partendo dal pino.
Nel pomeriggio italiano si era giocata anche la gara d'esordio dei Boston Celtics, che si sono imposti contro i Toronto Raptors di un positivo Andrea Bargnani da 16 punti e 9 rimbalzi che inizia dunque sotto i migliori auspici questa nuova stagione.
Per oggi è tutto con i risultati della NBA, ma nella notte si giocherà la gara probabilmente più attesa di questa preseason, il derby angeleno tra Lakers e Clippers, durante il quale forse potremo già vedere la super sfida tra Kobe e Chris Paul, quindi rimanete sintonizzati.

domenica 18 dicembre 2011

Un Barone per la Mela

di Luca Ngoi


Come anticipato nei giorni scorsi dal nostro blog Baron Davis è ora ufficialmente un nuovo giocatore dei New York Knicks. Il playmaker ex Golden State ha firmato nelle scorse ore un contratto con la franchigia della Grande Mela e dopo la vetrina di Los Angeles (anche se nella sua versione minore) arriva per lui un altro grande palcoscenico come quello newyorchese, dove potrà andare all'assalto dell'Est assieme a due fenomeni quali Carmelo Anthony e Amar'e Stoudamire, per i quali può essere la point guard perfetta considerate le sue capacità creative e di grande passatore. Rimangono i dubbi sulle sue attitudini difensive, soprattutto quando conterà davvero ma si sa che il sistema di Run and Gun costruito da coach D'Antoni non ha esattamente nel motto "primo non prenderle" il suo assunto principale e probabilmente per un altro anno gli uomini in arancio e blu non saranno famosi per essere la prima squadra della Lega nella propria metà campo ma per gli spettatori del Madison lo spettacolo sarà ancora una volta garantito.

venerdì 16 dicembre 2011

Le trattative NBA di oggi. Poche ufficialità, tante voci

di Luca Ngoi



Tanto rumore per nulla, recita un vecchio adagio. Un po' quello che è successo nella giornata post-trade di Chris Paul ai Clippers, durante la quale si è parlato tanto di tanti affari ma se ne sono conclusi ben pochi. Cerchiamo di ricapitolare i principali movimenti.
Dopo aver perso Chuck Hayes, passato a Sacramento, gli Houston Rockets stanno intavolando una trattativa con un ex Kings: Samuel Dalembert (in foto) per portarlo in Texas e affidargli le chiavi della difesa, facendo affidamento sulle sue doti di atleta e stoppatore, che fino all'anno scorso hanno fatto la differenza. Restando nel settore lunghi sono sempre scatenati i Los Angeles Clippers, che vogliono aggiungere profondità al reparto e tengono monitorate le situazioni di Antonio McDyess, Reggie Evans, Joel Pryzbilla e DJ Mbenga, tutti veterani di lungo corso che potrebbero aggiungere esperienza e carisma a una squadra che ormai punta dritto ai playoff e alla supremazia cittadina. La prima ufficialità di oggi è quella dell'ex Treviso Maurice Evans che rinnova con i Washington Wizards, mentre gli Indiana Pacers sembrano aver superato tutti gli inseguitori nella caccia a Micheal Redd, ormai ex guardia dei Milwaukee Bucks da sempre attanagliato da problemi fisici e che adesso cerca una nuova sistemazione per rilanciare la sua carriera. La stessa cosa vorrebbe fare Travis Outlaw, appena rilasciato dai New Jersey Nets (che al suo posto hanno preso Shawne Williams) e che ora potrebbe rimanere a New York firmando per i Knicks. Altro movimento ufficiale del quale vi diamo conto è quello che riguarda Josh Howard, che dopo aver concluso il suo rapporto con Washington è sbarcato a Utah, dove ha fatto sapere di essere molto contento di poter giocare. Non potrà più giocare a Chicago invece Keith Bogans, che oggi è stato rilasciato dai Bulls, per i quali aveva giocato tutte e 82 le partite della scorsa stagione, mentre trova una nuova sistemazione il play Ish Smith, tagliato nella giornata di ieri da Memphis e che oggi ha firmato un nuovo contratto con i Golden State Warriors, pronti a offrirgli il posto di backup di Steph Curry e sfruttare le sue doti di ottimo passatore. Concludiamo le nostre news di giornata con un rinnovo importante: quello di coach Erik Spoelstra a Miami, che però non ha ancora reso noto la lunghezza del nuovo accordo.

giovedì 15 dicembre 2011

Chris Paul, il nuovo divo di Hollywood


di Claudio Pavesi


Finalmente! La prima volta che la mia insonnia non viene per nuocere! Perchè? E' proprio in queste ore notturne che mi sovviene la tanto attesa notizia: Chris Paul sbarca ufficialmente a Los Angeles! La vera sorpresa è che si tratta dei Los Angeles Clippers! Se ne parlava in questi giorni ma i Lakers sembravano intenzionati all'assalto decisivo quando ecco arrivare la trade definitiva che porta ai Clips l'ex Wake Forest e due seconde scelte al draft in cambio del centro dal passaporto tedesco Chris Kaman, Eric Gordon, Al-Farouq Aminu e la prima scelta dei Minnesota Timberwolves al draft 2012 (che in passato era stata ceduta ai Clippers).
Colpo di mercato paurosamente interessante dato che rende i Clippers una mina vagante senza pari nella Western Conference considerando che a roster, oltre a Paul e alla giovane Stella Blake Griffin, si vedono nomi del calibro di Caron Butler, ex Dallas, e Mo Williams. La perdita di Kaman viene compensata dal rinnovo di contratto del ben più giovane Deandre Jordan e anche Gordon non lascia un particolare vuoto tra le guardie dato che il reparto vede gente del calibro dei già citati Paul e Williams ma anche Chauncey Billups, l'ex Kentucky Eric Bledsoe, Randy Foye, Willie Warren e il rookie Travis Leslie, inoltre, a tutto questo vanno aggiunti negli altri reparti anche Caron Butler, il rookie Trey Thompkins e i probabili rinnovi di Jamario Moon e Craig Smith. Ho già detto che in questa squadra c'è un certo Blake Griffin!? penso di sì. Senza dubbio abbiamo davanti agli occhi il roster più atletico della NBA, quindi, se doveste passare dallo Staples Center, di sicuro non vi annoiereste anche se non trovate i biglietti per i Lakers ma solo per "l'altra" squadra di L.A.
Da queste parole verrebbe da dire "ma allora tutti contenti" giusto? E invece no! Se non ci fosse il rischio non staremmo parlando dei pazzi Clippers! Paul infatti non ha rinnovato il contratto con i Clippers quindi la squadra della città degli angeli rischia di perdere il playmaker ex New Orleans Hornets tra soli 2 anni. Il modo per convincerlo a restare? VINCERE! Ma ci sarà mai pace per questi poveri Clips? Questo lo sapremo solo col tempo, intanto godiamoci una squadra in cui in ogni azione chiunque potrebbe concludere con un alley-oop e i pick'n'roll della coppia Griffin-Paul che di certo male non fanno.