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lunedì 30 aprile 2012

Premi di fine stagione in NBA, ecco i pronostici


di Claudio Pavesi
L'anno scorso è toccato a D-Rose, chi sarà quest'anno a vincere l'MVP?
Photo by fresh-university.com

La stagione si chiude e i Playoffs sono alle porte quindi è arrivato il momento dell'assegnazione dei premi annuali. Mai come quest'anno è stato difficile cercare di prevedere i vincitori considerando le sedici partite in meno rispetto al solito e i ritmi asfissianti che hanno causato molti infortuni. A questo proposito ho deciso di escludere dal nostro articolo sulla corsa ai premi i giocatori assenti per circa metà delle partite in programma, tra questi ci sono nomi importanti, su tutti quelli di Jeremy Lin, Ricky Rubio e Manu Ginoboli, questo non vuol dire che effettivamente non possano vincere dei premi, semplicemente non saranno presenti in questi pronostici. Inutile fare ulteriori preamboli e passiamo direttamente ai premi tra cui mancherà però quello di Rookie of the Year a cui verrà dedicato uno speciale apposito firmato dal nostro Federico Bianchi.

COACH OF THE YEAR
3) Tom Thibodeau, Chicago Bulls. Thibodeau e i suoi Bulls si meritano la seconda piazza in questa categoria come dimostra il miglior record della NBA a pari merito con gli Spurs. Thibodeau è stato strepitoso nell'insegnare ai propri giocatori tutte le sue conoscenze difensive, le stesse che hanno reso famosi i Boston Celtics degli ultimi anni, inoltre le sue indicazioni hanno reso i Bulls la squadra con iul miglior record in trasferta dell'intera NBA. Thibodeau ha dato il meglio di sè quando ha dovuto rimediare agli infortuni, molti e pesanti, come quelli a Derrick Rose, Rip Hamilton e Luol Deng a cui però è sempre stato in grado di trovare ottimi rimpiazzi come John Lucas e, nonostante tutto, è riuscito a mantenere il primo posto nella NBA per rimbalzi di squadra a partita e punti concessi.
2) Frank Vogel, Indiana Pacers. Vogel quest'anno è l'artefice della rivoluzione dei Pacers, passati dal record di 37 vittorie e 45 sconfitte dell'anno scorso a quello fantastico da 42 vittorie e 24 sconfitte, risultati che hanno regalato a Indiana la terza piazza a Est. Vogel ha dimostrato a tutta la NBA che è possibile essere estremamente competitivi anche senza avere due/tre All-Star in quintetto, anzi, il coach di Indiana ha costruito la squadra basata su rotazioni molto lunghe con ben dodici giocatori che giocano più di dieci minuti di media a gara. L'abilità di Vogel si è notata creando un ottimo gruppo in spogliatoio, trovando un ruolo perfetto per i nuovi innesti come David West e Leandro Barbosa e aiutando i giovani a diventare giocatori migliori, lampanti gli esempi di Paul George e Roy Hibbert, l'ultimo dei quali è diventato anche un All-Star.
1) Gregg Popovich, San Antonio Spurs. Il miglior record della NBA, il miglior record in casa e le seconda miglior squadra per punti segnati a partita, tutto questo è merito principalmente di una persona, l'immenso coach Popovich. Quando tutti pensavano che la dinastia degli Spurs fosse ormai alla fine e che i leader della squadra fossero troppo vecchi per poter competere a livelli così alti ma Popovich con il suo sistema, i suoi schemi e le sue spaziature perfette ha saputo rendere gli Spurs una delle squadre più temibili in NBA. Coach Pop e le sue paziature hanno permesso anche a giocatori come Bonner di diventare membri fondamentali in vista dei Playoffs mentre il suo sistema difensivo ha portato giocatori giovani come Daniel Green e Kawhi Leonard ad avere un ruolo importante come specialisti. Cosa differenzia Pop dai precedenti due candidati? Ha inserito a metà stagione tre giocatori importanti e dall'alto minutaggio come Steph Jackson, Richard Jefferson e Patty Mills, inoltre è stato perfetto nel gestire le stelle in vista dei Playoffs garantendo loro molto riposo.

SIXTH MAN OF THE YEAR
3) O.J. Mayo, Memphis Grizzlies. Giocatore fondamentale per Memphis che, paradossalmente, da quando ha abbandonato il quintetto e ha ridotto il suo minutaggio, si è rivelato sempre più fondamentale per la causa dei Grizzlies. Tiratore pazzesco e discreto passatore ma anche ottimo atleta e rapido sulle linee di passaggio, segna 13 punti in circa 26 minuti di impiego a cui aggiunge anche 3 assist e 3 rimbalzi ma quello che più fa la differenza è la personalità, Mayo infatti è sempre pronto per realizzare un tiro importante, non conta il risultato o quanto manchi sul cronometro, lui è lì per tirare e coach Hollins lo sa bene infatti è soprattutto per questa caratterisca che gli regala la maggior parte dei suoi complimenti, tra l'altro meritatissimi.
2) Andre Miller, Denver Nuggets. Non ha mai segnato così poco in carriera e ha giocato per meno minuti solo nell'anno da rookie ma quasi mai è stato decisivo come in questa stagione. Si divide il posto di playmaker con Ty Lawson con i suoi 10 punti, oltre 3 rimbalzi e ben 6.6 assist in 27 minuti, una vera sicurezza, un leader esperto in una squadra con molti giovani, un playmaker completo, non avrà un fantastico tiro dalla lunga distanza ma tra gli esterni è il giocatore con il miglior gioco in post basso di tutta la NBA. Alla sua tredicesima stagione NBA Miller ha dimostrato che si può essere decisivi anche diminuendo le proprie statistiche, l'unica cosa che non è diminuita rispetto alle precedenti stagioni è la personalità di Miller come dimostra la sua gestione di palla nei momenti decisivi e il buzzer-beater che ha realizzato in un'occasione per la vittoria dei Nuggets.
James Harden, è lui il vincitore
più certo di quest'anno
Photo by dailybasket.it
1) James Harden, Oklahoma City Thunder. Senza il minimo dubbio questo è il premio più facile da assegnare, Harden si è rivelato un vero dominatore, un giocatore unico capace di tirare da tre punti, portare palla, andare a rimbalzo e difendere su chiunque, un vero leader. 17 punti, 4 rimbalzi, 4 assist, 50% dal campo e 40% da tre punti, queste statistiche dimostrano quanto sia speciale come giocatore quindi cari General Managers della NBA state attenti perchè i Thunder non avranno la disponibilità economica per rinnovarlo quindi non dubito che scatterà una vera e propria gara per procurarsi l'ex Arizona State, una volta free agent.

MOST IMPROVED PLAYER
3) Ersan Ilyasova, Milwaukee Bucks. Se non si fosse infortunato Jeremy Lin questa categoria sarebbe stata in mano sua ma, come già detto, vi elenchiamo le alternative. L'ala turca ha mostrato in questa stagione di essere diventato un giocato completo, buono in difesa come dimostrano le statistiche, quasi 1 stoppata e 1 palla rubata a sera, ma soprattutto ottimo in attacco come si può vedere dalla crescita nei punti segnati, dai 9.5 dell'anno scorso ai 13 di questa stagione, punti che realizza tirando con il 49% dal campo con il 45% da tre punti. Ilyasova si è trasformato anche in un ottimo rimbalzista infatti la passata stagione prendeva 6 rimbalzi a gara mentre quest'anno raggiunge addirittura quota 9, 3.3 dei quali in attacco, cifra che lo rende uno dei migliori 10 rimbalzisti in attacco dell'intera NBA. Solitamente i candidati a vincere questo premio vedono un grande implemento nel minutaggio rispetto alle stagioni prcedenti ma Ilyasova gioca solo 2 minuti in più rispetto all'anno scorso, a dimostrazione che i risultati raggiunti sono tutto merito del suo allenamento e del suo impegno.
2) Nikola Pekovic, Minnesota Timberwolves. Forte fisicamente ma molto tecnico e con piedi velocissimi, sia in attacco che in difesa e le prestazioni di quest'anno a Minnesota lo dimostrano. Rispetto all'anno scorso il suo minutaggio è raddoppiato, da 13 a 26 minuti a gara, è passato da 3 a 7.3 rimbalzi, più della metà dei quali in attacco, per non parlare dei punti che sono aumentati a dismisura rispetto all'anno scorso, da 5.5 a 14, diventando così il secondo miglior realizzatore della squadra, il secondo miglior rimbalzista e il secondo per "Efficiency Rating". L'ex Panathinaikos ha trovato la sua dimensione a fianco di Kevin Love e, se dovesse continuare a migliorare, costituirebbe uno dei cardini del futuro di Minnesota insieme a Love e a Ricky Rubio.
1) Ryan Anderson, Orlando Magic. Unico americano nella nostra Top 3 ma direttamente in cima alla classifica ma non potrebbe essere altrimenti, l'ala grande ex California University in questa stagione è riuscito a stupire chiunque, è passato come niente dai 10.6 punti della scorsa stagione ai 16 di questa crescendo anche come rimbalzista come si nota dagli 8 rimbalzi a partita di quest'anno, niente a che vedere con i 5.5 dell'anno scorso. Quello che colpisce di questi 8 rimbalzi a gara è che sono presi da un giocatore che condivide lo spazio sotto i tabelloni con Dwight Howard che, come miglior rimbalzista delle NBA, monopolizza la gran parte delle palle vaganti. Anderson però è rinato più che altro per l'attacco grazie alle sua mani fatate che lo portano a tirare l'87% ai liberi, il 44% dal campo e il 39% dal tre punti realizzando circa 3 triple a sera, senza dubbio uno dei migliori tiratori della NBA. Se i Magic sono arrivati ai Playoffs è anche grazie a lui e alle sue prestazioni oltre i 20 punti.

BEST DEFENSIVE PLAYER
3) Luol Deng, Chicago Bulls. L'ala piccola dei Bulls è l'unico in questa classifica a non essere un lungo e quindi è destinato a marcare gli esterni più forti che Chicago ha dovuto e dovrà affrontare, un esempio? LeBron James, Kevin Durant, Danny Granger, Rudy Gay, Paul Pierce e chi più ne ha più ne metta. Ricordo che Chicago, oltre ad avere il miglior record in NBA, è anche la squadra che concede meno punti in media in NBA, ciò dimostra l'abilità difensiva di Luol Deng che non avrà le statistiche più clamorose in NBA (15 punti, 6.5 rimbalzi, 3 assist e 1 rubata) ma è di certo un difensore vecchio stile, il classico giocatore che resta incollato all'avversario, uno che difficilmente porta a casa una stoppata ma impedisce all'avversario di titrare o gli concede un tiro impossibile, per fare un esempio uno alla Bruce Bowen.
2) Serge Ibaka, Oklahoma City Thunder. La super-atletica ala naturalizzata spagnola ha fatto la differenza in questa stagione, ha occupato l'area come solo pochi sanno fare e ha dominato sotto i tabelloni come si può notare dai 7.5 rimbalzi a partita ma soprattutto dalle 3.7 stoppate a gara, non male se consideriamo che JaVale mcGee, secondo in questa speciale classifica, è "solo" a quota 2.2. Ibaka ha saputo trovarsi un posto da protagonista in una squadra in cui difficilmente può prendersi più di sei o sette tiri a serata e ha saputo trasformarsi da semplice atleta esplosivo a incredibile difensore in grado di oscurare qualsiasi tipo di ala o centro in NBA.
Chandler e la sua rabbia
Photo by liveworldnew.com
1) Tyson Chandler, New York Knicks. E' lui la vera chiave dei Knicks, una squadra praticamente priva di ogni schema offensivo, costituita da giocatori che in italia definiremmo "veneziani" o "mangiapalloni" ma soprattutto da giocatori che si disinteressano della fase difensiva, una squadra in cui un grande difensore che si accontenta di tirare poche volte a partita fa la differenza. Tyson ha chiuso la stagione con 11.3 punti a gara (secondo massimo in carriera) tirando con il 68% dal campo (massimo in carriera), 9.9 rimbalzi, 1.4 stoppate e 1 rubata a gara, cifra che rendono questa una delle sue migliori stagioni, cifre che però non dicono tutto sul suo impatto in gara, sul dominio e sul timore che impone agli avversari nel centro dell'area, volete delle prove? Una potrebbe essere il record dei Knicks che si ritrovano ai Playoffs anche con un solo giocatore intento a difendere mentre un'altra è caratterizzata dalle sue prestazioni nelle partite che hanno visto Anthony e Stoudemire assenti. Se Sun Tzu ha scritto "L'Arte della Guerra" allora Chandler può scrivere L'Arte della Difesa.

MVP (Most Valuable Player)
3) Tony Parker, San Antonio Spurs. Praticamente chiunque a inizio stagione sosteneva che gli Spurs erano troppo vecchi per poter avere il miglior record della NBA, specialmente in una stagione corta e piena di back-to-back come questa ma invece San Antonio, guidata da coach Popovich e dal playmaker francese, è riuscita a conquistare il primo posto nella Western Conference. Parker è stato certamente il leader della squadra con i suoi 16.8 punti, 3 assist e 7.7 assist, mai così passatore in carriera, inoltre si è migliorato anche come tiratore di liberi raggiungendo l'80% dalla lunetta anche se non ha mai tirato così male da tre punti, solo il 23%. Probabilmente la stagione di Parker non è al livello di quella dei prossimi 2 candidati ma menzionarlo, dopo i traguardi personali e di squadra che ha raggiunto, era d'obbligo.
2) Lebron James, Miami Heat. Descrivere LeBron James sarebbe inutile, anche chi non ha mai sentito parlare di basket conosce la stella degli Heat e le sue qualità. James ha chiuso la stagione con 27 punti, 6.2 assist, 8 rimbalzi (massimo in carriera) e 2 palle rubate a gara, cosa che lo rende il terzo miglior ladro di palloni della NBA, non male per essere un ala da 115 chilogrammi. LeBron ha anche migliorato la precisione nel tiro raggiungendo il massimo in carriera sia nel tiro dal campo (53%) che dall'arco dei tre punti (36%). James quest'anno è stato paurosamente dominante, specie nella prima parte della stagione, periodo in cui sembrava la versione al meglio di Magic Johnson ma con la mole fisica di Karl Malone, salvo poi calare nel finale di stagione pur mantenendo cifre stellari. Non è certo che sarà lui a vincere il suo terzo titolo di MVP ma, se anche dovesse succedere, non sarebbe di certo uno scandalo.
1) Kevin Durant, Oklahoma City Thunder. Non penso ci siano molti dubbi sul possibile vincitore del premio più ambito di tutti, Durantula è stato superiore a chiunque per tutto l'anno sotto ogni punto di vista, miglior realizzatore della NBA con 28 punti a sera, ottimo sotto canestro con i suoi 8 rimbalzi di media a cui vanno aggiunti quasi 4 assist e come se non bastasse KD mette a segno anche più di 1 stoppata e più di 1 rubata ogni volta che scende in campo, tutto questo tirando col 47% dal campo e con ul 36% da tre punti. Durant non è solo statistiche ma anche e soprattutto carattere, riesce a essere un leader nonostante il fatto che al suo fianco ci sia un giocatore dalla personalità quantomeno ingombrante come Westbrook inoltre è una certezza quando ci si trova in svantaggio e il cronometro si avvicina allo zero come abbiamo potuto vedere negli ultimi secondi di Gara 1 della serie contro Dallas. L'unico a non essere certo che KD meriti il premio è lo stesso Durant, il quale ha dichiarato che è LeBron James ha meritarsi il premio, onestamente ho qualche dubbio.

venerdì 2 marzo 2012

Matchups: Giuseppe Poeta "La mia vita tra Bologna e Teramo; quella volta contro Tony Parker..."


intervista realizzata da Claudio Pavesi

Oggi Basketzone RTP vi fa un grande regalo con una super intervista a Peppe Poeta, playmaker della Virtus Bologna e della Nazionale Italiana che oggi vi racconterà della sua Virtus, dei suoi ricordi a Teramo e di molto altro ancora.


Ci puoi parlare del momento della Virtus? Cosa si prova a essere secondi in classifica anche se a pari con altre squadre?
E' fantastico, stiamo vivendo davvero un ottimo momento, peccato solo per la sconfitta a Cremona e questo piccolo infortunio ma in generale le cose stanno andando molto bene, siamo soddisfatti.

Qual'è il vostro obiettivo per il campionato?
Il nostro obiettivo realistico è il quarto posto o almeno questo è quello che ci siamo prefissiti ma se dovesse arrivare qualcosa di più di sicuro non ci offenderemo.

Come è stato battere Siena, che negli ultimi anni è stata una corazzata? C'è un segreto particolare per batterla?
Vincere contro Siena è stato davvero molto bello perchè è un esempio da seguire per continuità e forza mentale. Per batterla è necessario fare una partita solida per tutti i quaranta minuti, senza cali di intensità nè tantomeno di concentrazione.

Come vedi la tua ex squadra Teramo in questa stagione? Quanto ha significato Teramo nella tua crescita come giocatore?
Sono particolarmente legato a Teramo, è stata fondamentale nella mia crescita. Sono davvero molto dispiaciuto nel vederla a quel punto della classifica ma sono anche sicuro che si salverà quest'anno.

Che emozione è tornare a giocarci nelle trasferte con Bologna? Hai mantenuto un buon rapporto con i tifosi?
Certo, abbiamo un buon rapporto. Le partite da ex sono sempre speciali ma solo per quello che riguarda il prepartita, quando ti attraversano mille sensazioni e mille ricordi sugli anni passati in Abruzzo. Quando inizia la partita però torna tutto uguale a sempre e si torna a giocare.

Che ne pensi di coach Alex Finelli, a noi famoso per aver allenato anche Pavia, squadra della nostra città?
Alex è davvero un ottimo allenatore, concilia molto bene sia l'aspetto tecnico che quello umano, un grande professionista e una grande persona.

Nel basket italiano vediamo come i giocatori cambino maglia sempre più di frequente mentre tu negli ultimi sei anni ha cambiato maglia solo due volte. A proposito, cosa vedi nel tuo futuro? Punti a restare nella città delle due Torri?
A Bologna sto benissimo, mi piace la città e la squadra di conseguenza spero di restare a Bologna il più possibile.

Flashback all'estate scorsa. Cosa non ha funzionato nella nazionale degli europei di Pianigiani?
Guardiamo avanti, il gruppo c'è, il coach già l'anno scorso ha fatto una scelta tecnica che mi ha motivato molto. Sono carico per l'anno prossimo e sono pronto per tornare a dare il massimo per gli azzurri.

Qual è secondo te il giocatore più forte contro cui tu abbia mai giocato?
Senza alcun dubbio Tony parker. Pazzesco.

Onestamente quanto hai sperato di vedere Kobe Bryant con la tua stessa maglia?
Sì onestamente ci speravo tantissimo, sarebbe stato il realizzarsi di un sogno.

Stiamo completando un'intervista anche ad Andrea Traini di Pesaro, ora a Recanati, giocatore che molti giudicano come tuo "sosia" più giovane. Cosa ne pensi di lui? Può essere davvero il nuovo Poeta?
A me piace tanto, è ancora molto giovane ma ha faccia tosta e tanto talento. Spero arrivi in alto, tifo per lui.

Nelle nostre interviste abbiamo parlato anche con Gianmaria Vacirca e sappiamo che tu sei uno dei giocatori che più si dedica alla scrittura di ricette sul suo blog BasketKitchen. Come è nata questa tua passione per la cucina e la collaborazione con BasketKitchen?
La cucina mi piace ma la mia vera passione è mangiare! Dalla passione a Basketkitchen il passo è stato breve, mi sono dedicato volentieri per la rubrica di quel genio di Gianmaria!

Come è nostro solito chiedere, ci fai un pronostico su Legabaket, Eurolega ed NBA?
In Eurolega dico CSKA Mosca, in NBA sono indeciso tra Miami e Chicago mentre sulla Legabasket non mi esprimo, in alternativa ti do la mia opinione sulla LegaDue, per me vince Reggio Emilia.

Ringraziamo il grande Peppe Poeta per la simpatia e la disponibilità. Ovviamente il team di Basketzone RTP gli augura ogni bene cestistico e non e invece ricorda a voi lettori di non allontanarvi molto dal nostro blog perchè a breve arriveranno altre interviste interessantissime.

domenica 26 febbraio 2012

Jeremy Evans e Kevin Love trionfano nell'All Star Saturday

di Luca Ngoi


Il consueto appuntamento del Sabato dell'All Star Game è tra i più attesi della kermesse di metà Febbraio, ma non certo per le esibizioni che aprono la serata, ovvero quella dello Shooting Stars, nel quale vecchie glorie NBA, giocatrici della WNBA e giocatori attuali si affrontano in una gara di tiro a squadre e quella dello Skills Challenge, nella quale sei stelle della Lega si danno battaglia (non esattamente all'ultimo sangue) in un percorso atto ad evidenziare le loro doti di ball handling e passaggio. Per la sola cronaca nella prima competizione è stato il Team New York, formato da Allan Houston, Landry Fields e Cappie Pondexter delle New York Liberty a trionfare in finale sul Team Texas guidato da un poliedrico Kenny Smith, visto finora nelle vesti di: commissioner del Rising Stars Challenge, partecipante allo Shooting Stars, presentatore ed intervistatore della gara delle schiacciate e telecronista (che poi sarebbe sempre il suo ruolo principale), insomma giornate piene quelle dell'ex Rocket. Nella seconda gara è stato invece Tony Parker a trionfare su Deron Williams, Kyrie Irving, John Wall e Russell Westbrook in un concorso come anticipato qualche riga fa non esattamente tra i più agguerriti, tanto che nella finale a tre sembrava quasi che i partecipanti giocassero a perderla, ma nonostante tutto c'è stato il tempo di vedere l'ennesima roboante schiacciata del week end di John Wall, pur completata al secondo o terzo tentativo.


Il volume dell'entusiasmo si è alzato durante il 3-point  Shootout, durante il quale Anthony Morrow ha pagato il suo tributo ad una leggenda di questo gioco come Drazen Petrovic, visto in NBA con la maglia dei suoi Nets, puntualmente indossata dalla guardia che però non è riuscita ad approdare in finale, nella quale a trionfare è stato Kevin Love dopo uno spareggio con Kevin Durant. Non ricorderemo questa gara per delle prestazioni balistiche clamorose, se è vero che Love per vincere ha totalizzato "soli" 17 punti, ben lontani dalle grandi prove passate di Jason Kapono, vincitore per due edizioni consecutive di questo concorso nel quale però trovare il ritmo in poco tempo è più che mai fondamentale ed un inizio più o meno convincente può risultare decisivo.
Come detto in apertura però il vero evento del sabato notte è sempre la gara delle schiacciate, nella quale si affrontavano Jeremy Evans, Paul George, Chase Budinger e Derrick Williams, giocatori giovani e in grado di saltare davvero in alto. Alla fine ad avere la meglio, grazie al nuovo formato che mette il responso in mano al pubblico di tutto il mondo che può votare attraverso il sito NBA.com, mandando sms o su Twitter (e come ti sbagli), è stata l'ala dei Jazz Evans, che ha cominciato piano salvo poi salire di tono con una schiacciata col doppio pallone saltando il compagno Gordon Hayward e mettendo su una discreta pagliacciata facendosi consegnare da un attore-postino la maglia del Postino per eccellenza: la leggenda dei Jazz Karl Malone e saltando poi il postino stesso in maniera piuttosto fragorosa, un siparietto chein giro per il globo potrebbe aver fatto la differenza per la sua vittoria finale. Da segnalare per gli altri la prima schiacciata di Chase Budinger, che ha saltato il famoso rapper e produttore P. Diddy su assist del compagno Chandler Parsons, non tanto per l'inventiva del gesto, ma quanto per la potenza della schiacciata; da ricordare poi, se non altro per la coreografia magniloquente la seconda schiacciata di Paul George, che ha spento le luci dell'Amway Center e, indossando una maglia speciale fosforescente è andato a schiacciare dopo un treesessanta, gesto al quale ha risposto lo stesso Budinger con un tributo a Cedric Ceballos, ex Phoenix Suns che schiacciò bendato, così come ha fatto l'ala dei Rockets che per l'occasione ha indossato la maglia del "Cedro" versione 1993. Insomma, per concludere, probabilmente questo slam dunk contest non passerà certo alla storia come il più bello di sempre, ma non si può dare la colpa a questi ragazzi che si sono impegnati per creare qualcosa di divertente e in parte ci sono riusciti: il problema è l'appeal che va dato all'evento, che senza grandi nomi verrà sempre criticato. Se solo Blake Griffin avesse accettato di difendere il titolo conquistato l'anno scorso siamo sicuri che i siti americani non definirebbero questo Slam Dunk Contest come "disastrous" (non c'è bisogno della traduzione) e se solo Lebron si avventurasse in questa sfida allora non si invocheranno più formati sbagliati e quant'altro. Serve una svolta, anche in queste "piccole cose" per far ri-decollare una Lega che ha dovuto attendere l'avvento di un taiwanese uscito da Harvard per ritrovare l'appeal perduto.

martedì 7 febbraio 2012

Record in NBA, Kobe supera Shaq. Tony Parker miglior assistman degli Spurs


di Claudio Pavesi


Il tempo passa veloce e giocatori che un attimo prima erano talentuosi giovani ormai sono già abili veterani e, in quanto tali, sono pronti a scrivere il loro nome nei libri di storia del basket mondiale.
E' questo il caso di Tony Parker, il playmaker franco-belga dei San Antonio Spurs, che ha tagliato l'ennesimo grande traguardo della sua carriera proprio l'altra notte nella vittoria degli Spurs sui Thunder diventando il leader negli assist nella storia della franchigia texana per cui ha giocato tutte le sue 11 stagioni da professionista NBA. Il playmaker trentunenne ha sorpassato Avery Johnson, attuale allenatore dei New Jersey Nets, raggiungendo quota 4477 assist in carriera, cifra che gli permette anche la postazione numero 72 nella classifica NBA di quella particolare specialità. L'ex marito dell'attrice Eva Longoria può aggiungere un'altro riconoscimento al suo palmarés che comprende anche 3 convocazioni all'All-Star Game, 3 titoli di Campione NBA e 1 titolo di MVP delle Finali, per non parlare del fatto che Parker è stato uno degli innovatori del suo ruolo, è infatti uno dei primi ad essere etichettato come scoring point guard e può essere dunque onorato del merito di aver spianato la strada a giocatori come Russell Westbrook e Derrick Rose. Questo nuovo record è la conferma del fatto che Parker è uno dei migliori europei che abbiano mai giocato in NBA e potrebbe anche essere uno dei motivi per cui in futuro vedremo la sua maglia numero 9 appesa al soffitto dell' AT&T Center.


L'altro record raggiunto in nottata è forse leggermente più prestigioso e porta il nome di Kobe Bryant. Il numero 24 più famoso del mondo, nella sconfitta di questa notte contro i 76ers, davanti al pubblico della suo città natale, ha superato Shaquille O'Neal nella classifica dei giocatori col maggior numero di punti segnati nella storia dell'NBA portandosi così al quinto posto, a ridosso di Wilt Chamberlain, quarto, e Michael Jordan, terzo assoluto. Kobe aveva già superato il suo amico-nemico Shaq nel numero di titoli NBA vinti nel 2010 quando conquistò l'anello di campione per la quinta volta, ciò nonostante Shaquille O'Neal è stato tra i primi a fare i complimenti a Kobe per averlo superato nella classifica dei più grandi realizzatori di sempre e non avuto problemi a definirlo "The Greatest Laker Ever". La guardia dei Lakers ha 33 anni e non dovrebbe avere problemi a superare Chamberlain e Jordan già nella prossima stagione se dovesse continuare a segnare con le stesse medie con cui sta tirando ora, anzi, come se non bastasse, Kobe ha una media punti a partita maggiore anche dei primi due scorer di sempre, Karl Malone e Kareem Abdul-Jabbar, quindi, se dovesse giocare il loro stesso numero di partite, potrebbe superarli diventando il più grande realizzatore della storia ma per fare ciò non dovrebbe mai mancare una partita per le prossime 5 stagioni oltre ovviamente a questa in corso, senza mai abbassare la sua media punti a partita. Kobe si è detto esaltato per il traguardo raggiunto ma ha rivelato che ormai vede la fine della sua carriera molto vicina e ha anche ricordato che il suo obbiettivo è raggiungere Jordan, non nei punti segnati ma negli anelli conquistati, per questo ha dichiarato "Quello di oggi è un gran traguardo ma non so se potrò raggiungere gli altri dato che non mi sono rimaste molte partite da giocare, quello che voglio davvero è solo il sesto titolo, non chiedo altro."