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domenica 1 luglio 2012

Inizia la free agency, D-Will il più ambito, Garnett resta a Boston, e Nash...

di Luca Ngoi


La free agency ha avuto ufficialmente inizio. Dopo l'appuntamento del Draft infatti le varie franchigie stanno trattando per prolungare i contratti dei loro giocatori in scadenza oppure per accaparrarsene altri già usciti dai loro accordi. Tra questi il più appetito dall'intera NBA è senza ombra di dubbio Deron Williams, che nei giorni scorsi ha rescisso con i Nets ed ora sembra essere vicino ai Dallas Mavericks con le due parti che comunque si incontreranno in settimana per cercare di trovare un accordo.
Intanto nella giornata di ieri è arrivata un'ottima notizia per i Boston Celtics, che hanno rinnovato Kevin Garnett per ben tre anni a 34 milioni di dollari in totale; accordo che consentirà a Garnett di diventare il vero simbolo dei Celtics della nuova era ed importante anche perchè potrà insegnare tutti i trucchi del mestiere alle due prime scelte Sullinger e Fab Melo. Sempre a Boston ci si guarda in giro per trovare la prossima guardia titolare. Dato il mancato accordo tra i Grizzlies e OJ Mayo l'ex USC resta la prima opzione (con i Lakers alla finestra), ma altrettanto vive sono le piste che portano a Jason Terry, liberatosi da Dallas che però potrebbe ancora aver voglia di rinnovarlo, e a Nick Young, guardia dal sicuro talento offensivo che però ai Clippers non si è espresso sui livelli sperati.
La notizia del giorno è comunque quella dell'allontanamento quasi definitivo tra i Phoenix Suns e Steve Nash, che sarebbe in questo momento molto vicino ai Toronto Raptors, i quali sono pronti a offrire un contratto da 12 milioni di dollari a stagione. Nash ci sta pensando ma in settimana incontrerà ancora la dirigenza di Phoenix, che però parte da dietro potendo offrire "solo" 10 milioni per tre anni. La vicenda comunque potrebbe non chiudersi entro breve, dunque ci si può aspettare qualunque tipo di sviluppo in merito.
Altro free agent importante per quest'estate è Eric Gordon, guardia degli Hornets (che possono comunque pareggiare qualsiasi offerta) che sta ricevendo una corte serrata da diverse squadre, e non da poco. L'ex Clippers infatti si incontrerà proprio nella giornata di oggi con gli Indiana Pacers (che punteranno sul fattore affettivo, essendo Eric un nativo dell'Indiana), domani invece è in programma un meeting con gli Houston Rockets (pronti a mettere sul piatto Luis Scola) e infine martedì si vedrà con i Phoenix Suns. Il giocatore vorrebbe riuscire a prendere una decisione prima del primo giorno di training camp con Team USA programmato per il 6 Luglio a Las Vegas, ecco il perchè di un calendario così serrato, che prevede a questo proposito un altro incontro con Portland il 5 Luglio e probabilmente anche altri summit con Dallas e Charlotte.
Altra guardia dal talento strepitoso è Brandon Roy, che è sulla via di un clamoroso ritorno e che si sta attrezzando in tal senso. L'ex Blazer infatti si è già incontrato con la dirigenza dei Timberwolves e coach Rick Adelman, e nelle prossime ore incontrerà emissari di diverse squadre quali Dallas, Chicago e Golden State, come riporta Yahoo. Roy si era già offerto nei giorni scorsi ai Lakers, i quali sembrano aver gentilmente rifiutato la proposta visti i dubbi sulle sue condizioni di salute, nonostante le quali il prodotto dell'università di Washington crede che potrà ottenere un contratto pluriennale.
Dell'ultim'ora anche la notizia secondo la quale Orlando avrebbe messo ufficialmente sul mercato Dwight Howard, per il quale sono pronti ad ascoltare tutte le offerte. La destinazione preferita del centro rimane sempre Brooklyn, come confermato anche dal suo agente, ma l'unica offerta reale e già pronta sul piatto sarebbe quella di Houston, che dispone di un pacchetto di giocatori solidi da offrire ai Magic, un pacchetto che comprende Luis Scola, Kyle Lowry e Kevin Martin, che arriverebbero ad Orlando colmando diverse lacune e risolvendo tanti problemi in una squadra che, per un possibile dopo-Howard avrà bisogno di rifondare. Tra tutte le trattative fin qui esposte questa sembra comunque la più lunga e complicata, ma rimanete con Basketzone per ogni aggiornamento.

lunedì 2 aprile 2012

La scelta di Houston: Dragic o Lowry?

di Luca Ngoi

Photo by: cbssports.com
Nel momento dell'infortunio occorso a Kyle Lowry gli Houston Rockets pensavano di avere un grave problema. Il loro playmaker stava infatti mettendo insieme le migliori cifre della sua carriera (15.9 punti, 7.2 assist e 5.3 rimbalzi a gara), scatenando anche l'interesse di squadre come i Lakers, ma proprio sul più bello l'ex giocatore di Memphis si è infortunato, lasciando così scoperto il ruolo di regista. Guardandosi intorno ai Rockets rimanevano due opzioni: l'eterna promessa Jonny Flynn, subito accantonato, oppure lo sloveno Goran Dragic, che fino a quel momento usciva dalla panchina e aveva il compito di non sporcare il foglio combinando pasticci. Coach McHale si è dunque affidato al suo playmaker europeo, ma non avrebbe mai pensato di ritrovarsi a fare i conti con un "problema" all'incontrario, legato all'abbondanza.
Dragic infatti ha preso le redini della squadra con una naturalezza sconvolgente e non si è fatto mettere sotto dalla pressione di dover guidare compagni più esperti e navigati di lui, anzi ha risposto stravolgendo qualunque tipo di attesa e nelle gare fin qui giocate in assenza di Lowry sta producendo 16.1 punti conditi da 9.6 assist, il tutto tirando con il 51.1 percento dal campo e con un apprezzabile 41.2 nella percentuale del tiro da tre. Cifre di tutto rispetto dunque, che ne farebbero un più che legittimo candidato per il ruolo di titolare, ma che allo stesso tempo non escludono l'ottimo pre infortunio svolto da Lowry. Houston sarà quindi chiamata in estate ad operare una scelta decisamente importante in virtù del contratto di Dragic, che vedrà la sua conclusione proprio a fine Giugno 2012 e che obbligherà la squadra a decidere se tenerlo, ovviamente a cifre maggiorate viste le prestazioni del croato oppure se privarsene puntando tutto sul comunque affidabile prodotto da Villanova University, il cui contratto invece è ancora garantito per le prossime due stagioni. Sul piano tecnico i due potrebbero anche convivere, e il ruolo di Dragic resterebbe quello di sesto uomo che però entra e non si limita a gestire la partita, ma la cambia imponendo una lettura diversa delle situazioni rispetto a quella del titolare, dato che nelle ultime partite ha dimostrato di trovarsi bene anche in un sistema che esalta il gioco in transizione e non solo a difesa schierata (del resto aveva già giocato un basket simile a Phoenix), ma tutto sarà nelle mani dei Rockets in estate, quando potrebbero trovarsi di fronte ad uno di quei bivi che può cambiare le sorti di una franchigia: affidarsi ad un usato sicuro o scommettere sul giovane rampante che se decidi di lasciar andare esplode facendo le fortune di un'altra squadra? A Houston l'ardua sentenza.

domenica 5 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 3; le grandi, tra difficoltà e nuove realtà

di Luca Ngoi


Ultima parte del nostro viaggio a puntate all'interno delle situazioni squadra per squadra dell'universo NBA. Oggi analizziamo le squadre cosiddette "grandi", le super potenze di questa Lega che attraversano destini controversi, tra chi vede un grande futuro e chi invece si ritrova schiacciato dal passato. Ma senza ulteriori indugi lanciamoci in questa ultima parte del nostro percorso.

CHICAGO BULLS (19-6). Se hai un MVP in squadra è difficile che tu possa andare troppo male. Se a Derrick Rose aggiungiamo poi uno degli allenatori in rampa di lancio e probabilmente già adesso il miglior esperto difensivo in circolazione allora non può che uscirne un mix che ti proietta al primo posto ad Est. I Bulls, qualche scivolone a parte, hanno dimostrato di saper contrastare qualsiasi squadra, non solo grazie alle accelerazioni del loro playmaker, ma anche grazie ad un collettivo di tutto rispetto che ha in Boozer e nell'onnipresente Deng i suoi picchi. La finale NBA è l'obiettivo dichiarato.

MIAMI HEAT (17-6). Leggermente sotto le aspettative questi Heat, che dopo una partenza a razzo si sono un po' fermati. Il paradosso è che senza Wade, con i soli Lebron e Bosh a fare da trascinatori, questa squadra ha espresso forse il suo miglior basket e sono arrivate molte più vittorie che sconfitte. I Big Three assieme palesano ancora qualche difficoltà, l'attacco non sempre scorre fluido come dovrebbe e potrebbe essere, ma le combinazioni tra il numero 6 e il numero 3 sono da stropicciare gli occhi. Se i vari Battier, Miller ed Haslem riescono ad effettuare il cosiddetto step up il gioco potrebbe essere fatto.


ORLANDO MAGIC (15-9). La domanda che tutti si fanno è sempre la solita: Dwight Howard verrà veramente ceduto prima della trade deadline? Questo è il caso che tiene sempre banco all'interno della squadra, che non può fare a meno di ottenere qualcosa in cambio del suo centro titolare, aiutato quest'anno dalla grande scoperta Ryan Anderson, il numero 4 perfetto per il sistema di coach Van Gundy che si sta decisamente imponendo come uno dei giocatori più migliorati della Lega. Qualche battuta d'arresto di troppo nelle ultime partite, compresi i 55 punti segnati contro i Celtics sono segnali abbastanza preoccupanti, ma l'accesso ai playoff non è in dubbio. Per il dopo Howard comunque è già necessario pensare ad una rifondazione, magari partendo da Andrew Bynum?


BOSTON CELTICS (13-10). Il record è stato rimpinguato solo ultimamente, dopo una partenza a rilento anche a causa degli infortuni di Rondo e Pierce la squadra ha iniziato a girare, scoprendo il talento di Avery bradley dalla panchina e un sempre solido Pietrus come cambio di The Truth. Il GM Danny Ainge ha già espresso la sua volontà di cominciare la ricostruzione della squadra, che non dovrebbe avere problemi a raggiungere i playoff ma che sarà comunque costetta a cedere almeno due delle sue tre pedine storiche e fondamentali per ricominciare dai giovani.


NEW YORK KNICKS (9-15). La vittoria della notte contro i Nets era quasi obbligata, la panchina di coach D'Antoni sembra poter saltare da un secondo all'altro, e secondo qualcuno sarebbe già dovuta saltare proprio in queste ore di Super Bowl per dare meno risalto alla notizia in un periodo di media intasati solo e soltanto dal football. I problemi sono innumerevoli, dalla difficile convivenza dei tre tenori Anthony, Stoudemire e Chandler alla continua assenza di un play, ed è difficile pensare che il ritorno del Barone possa salvare una stagione sicuramente non iniziata sotto i migliori auspici.


OKLAHOMA CITY THUNDER (18-5). Kendrick Perkins l'aveva detto: non inganni il calendario "facile" di Durant e compagni perchè le vere sfide sarebbero arrivate più tardi. E infatti puntualmente nella notte ci hanno pensato Tony Parker e i suoi 42 punti a ridimensionare un minimo le ambizioni dei Thunder, che restano ancora i favoriti ad Ovest per il loro mix di bel gioco, grandi spaziature e atletismo, ma rimangono da testare fino in fondo contro avversari di una certa caratura come gli Spurs. Il prossimo tour de force che li porterà a giocare quasi ogni notte sarà un altro banco di prova importante per capire dove possono realmente arrivare.


LOS ANGELES LAKERS (14-10). Per ora Kobe, Gasol, Bynum e poco altro per i gialloviola, che sostanzialmente basano su questo trio la pressochè totale produzione del loro fatturato. Il Mamba sembra essere tornato quello col numero 8, che segnava sempre e in qualunque modo ma che, forse ossessionato dall'ombra di Shaq, non vinceva, mentre gli altri due, il catalano in particolare, giocano sempre con un po' di apprensione per uno scambio che potrebbe essere imminente, soprattutto dal post All Star Game al 15 Marzo, quando ogni giorno potrebbe essere quello giusto per portarli ad Orlando in cambio di Dwight Howard, ma il vero problema è la mancanza di un playmaker giovane e possibilmente talentuoso, e i nomi di Gilbert Arenas e Ramon Sessions, in possesso di una sola delle due caratteristiche richieste (Arenas il talento, Sessions la gioventù) sembrano non appassionare.


DALLAS MAVERICKS (14-11). Mettere insieme una squadra quasi completamente nuova in meno di un mese non è facile, e per questo la partenza è stata da dimenticare per i campioni in carica, che comunque sembrano essersi ripresi e destinati ad una seconda parte di stagione in crescendo. Con il Nowitzki delle ultime partite ripetere l'impresa del titolo non sembra possibile, ma tutti sanno che quando conterà anche il tedesco tornerà nelle migliori condizioni tecniche. Meglio non darli totalmente per tagliati fuori in una prospettiva titolo, sicuramente la Finale ad Ovest è ancora un obiettivo plausibile per il gruppo di Rick Carlisle.


SAN ANTONIO SPURS (16-9). Se solo trovassero un po' di continuità lontano da casa ripetere il primo posto (peraltro infruttuoso) dello scorso anno non sarebbe un'impresa così peregrina. Peccato che invece Duncan e compagni siano allergici alla vittoria fuori dalle mura amiche, mentre all'interno dell' AT&T Center i nero argento danno il meglio di loro stessi, guidati da un Tony Parker nuovamente in versione stellare in attesa del recupero di Manu Ginobili, fino a questo momento sostituito perfettamente dal ripescato Danny Green, ragazzo uscito da North Carolina e caduto un po' in disgrazia che invece si sta riciclando come specialista di tiro in Texas. Assieme a lui crescono gli Spurs del futuro, Kawhi Leonard e Tiago Splitter su tutti da tenere in estrema considerazione.


Con questo si conclude il nostro speciale all'interno delle 30 squadre NBA, anzi no. Già, ne manca ancora una: stiamo parlando dei Phoenix Suns, che non essendo nè una grande nè una piccola nè un team in rampa di lancio non abbiamo saputo inserire in nessuna categoria. Li analizziamo a parte dicendo che sicuramente i bei tempi di D'Antoni e del pick n roll Nash-Stoudemire sono passati; le prospettive per questa squadra sono ben poche, ma il rookie Markieff Morris ha già giocato qualche buona partita, e una buona pesca al prossimo draft consentirà anche alla franchigia dell'Arizona di riprendersi, resta da decidere se con o senza il suo playmaker storico.

giovedì 19 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 25; volano gli Hawks, Knicks, che disastro !

di Luca Ngoi


Ci avviciniamo sempre più al completamento del primo mese in NBA, che come sempre quando si giocano tante partite regala altrettante emozioni in ogni parte della nazione, a cominciare dalla clamorosa sorpresa di giornata: i Washington Wizards che tendono un agguato agli Oklahoma City Thunder grazie alla seconda grande prova di John Wall (ve ne parliamo tra poche righe), mentre sono sicuramente da segnalare le vittorie di Atlanta in casa contro la mai abbordabile Portland, di Denver in uno dei campi più ostici in questo momento, quello di Philadelphia, la vittoria all'ultimo respiro dei sempre più altalenanti Los Angeles Clippers (buzzer beater decisivo di Chauncey Billups), così come tornano a vincere gli Spurs nella seconda partita in Florida all'Amway Center di Orlando e infine da sottolineare il quinto ko consecutivo dei Knicks contro i Suns che furono di coach D'Antoni. Ma come sempre non vi anticipiamo nulla e andiamo ad approfondire i maggiori temi di nottata con i nostri top e flop.

TOP: ATLANTA HAWKS. Nessuno ne parla negli States ma questi Hawks sono ormai una realtà in una Eastern Conference forse mai come quest'anno priva di grandi corazzate (Bulls a parte). I falchi sono sempre privi di Al Horford (forse fino al termine della stagione) eppure sembrano non risentirne affatto trovando in Zaza Pachulia un sostituto più che adeguato e in Jason Collins un sorprendentemente solido titolare. Inoltre Jeff Teague sembra essere tornato il talento elettrizzante che aveva incantato a Wake Forest, McGrady ha messo la testa a posto e poi ci sono le solite certezze chiamate Joe Johnson e Josh Smith. La vittoria (la quinta in fila) sui Blazers certifica una volta di più la pericolosità dei ragazzi di coach Larry Drew.

FLOP: NEW YORK KNICKS. Se anche Carmelo Anthony comincia a non funzionare più (solo 12 punti per l'ex Nuggets) allora vuol dire che nella Grande Mela il problema inizia a diventare serio. Stoudemire sembra essere sempre più a disagio con Chandler a fianco quando in teoria doveva essere ancor più rafforzato dalla presenza del fresco campione NBA, invece questi Knicks proprio non ingranano la marcia e coach D'Antoni pare essere sempre più sulla graticola quando in realtà di colpe ne avrebbe poche data la mancanza di giocatori adatti per il suo sistema run&gun, anche se in queste ore si parla sempre più insistentemente di Steve Nash pronto a fare le valigie proprio per trasferirsi ai Knicks. Che possa essere l'ancora di salvataggio per questa nave alla deriva?

LA SORPRESA: WASHINGTON WIZARDS. Fino a questo momento li avevamo quasi sempre inseriti nel reparto dei "flop" e invece oggi non possiamo segnalarli come la più grossa sorpresa della notte. Grazie ad un John Wall d'annata (26 punti per un giocatore in crescita dopo le tante difficoltà iniziali) e al compagno di back court Nick Young i capitolini riescono a superare la miglior squadra della Western Conference. Andray Blatche è ancora un problema per i tifosi (ma lui non vuole andarsene e nessuno lo richiede), ma se per una volta arriva la vittoria allora anche le critiche possono fermarsi, e intanto coach Saunders salva la panchina che comunque era stata messa al sicuro da alcune dichiarazioni della stessa proprietà. Bel punto da cui ripartire.

SARANNO FAMOSI: MARSHON BROOKS. Ormai non è più una sorpresa in questa categoria, soprattutto quando i Nets vincono (nella notte successo contro i Warriors). Il suo contributo è ancora una volta decisivo visti i 22 punti conditi da 6 assist per il prodotto di Providence che continua a mietere vittime e si sta sempre più imponendo come il leader di New jersey. Lo abbiamo detto tante volte che la personalità e la capacità di segnare dei punti sono le ultime cose che gli mancano, e proprio nei giorni in cui si torna a parlare di una possibile cessione di Deron Williams farà sicuramente piacere al patron Prokhorov avere tra i suoi un ragazzo che in prospettiva non lo farà dimenticare, perlomeno sotto il profilo realizzativo.

venerdì 23 dicembre 2011

NBA Preseason Day 8, top Gallinari, flop Phoenix

di Luca Ngoi


Due sole partite concludono l'accorciata preseason NBA: da Natale in poi si farà sul serio, ma intanto godetevi i top e i flop dell'ultima notte amichevole della Lega più pazza del mondo.

TOP: DANILO GALLINARI. 23 punti e 6 rimbalzi nella seconda vittoria prestagionale di Denver certificano il suo ruolo da grande protagonista per la squadra allenata da George Karl, che avrà pur perso Kenyon Martin, Wilson Chandler e JR Smith, ma ha trovato un entusiasmo inaspettato, guidata dal campione italiano, aspettato ad una grande stagione.

FLOP: PHOENIX SUNS. Dove sono finiti i vecchi Suns che giocavano ad alto ritmo, divertivano e vincevano? Questa nuova versione della squadra di Alvin Gentry non convince proprio. Steve Nash resta un fenomeno assoluto anche alla sua età, ma attorno a lui regna il vuoto, le uniche speranze sono il nuovo acquisto Shannon Brown e il rookie Markieff Morris, ma per il resto il paesaggio è buio.

SARANNO FAMOSI: IVAN JOHNSON. Vi starete chiedendo: Ivan chi? Ebbene, Ivan Johnson, ala grande\centro attualmente in forza agli Atlanta Hawks è letteralmente esploso la scorsa notte mettendo a referto 15 punti e 8 rimbalzi partendo dalla panchina e giocando 20:31 minuti. Niente male per uno che fino a due anni fa aveva speso gran parte della sua carriera in Corea del Sud e in Porto Rico. Bella storia la sua, e se gli Hawks decidessero di confermarlo, nel torpore generale che Atlanta sta vivendo la sua energia potrebbe anche tornare utile.

giovedì 22 dicembre 2011

Kenyon Martin bloccato in Cina e l'infortunio di Darrell Arthur


di Claudio Pavesi


Come è noto ai più, in occasione del Lockout alcuni giocatori avevano preso la decisione di provare un'avventura cestistica in Cina anche se questo avrebbe voluto dire che sarebbero dovuti rimanere nel paese che ospitò gli ultimi giochi olimpici fino a Marzo, periodo in cui si conclude il campionato locale indipendente da come si sarebbe conclusa la questione Lockout. Questi giocatori sono Aaron Brooks (Phoenix Suns), Kenyon Martin, Wilson Chandler e J.R. Smith (Denver Nuggets), dunque significa emergenza per la franchigia di Danilo Gallinari che dovrebbe rinunciare a ben 3 giocatori da quintetto per quasi tutta la stagione ma uno di questi, Kenyon Martin, non è riuscito a resistere alle sirene dell'NBA ed è quindi giunto a pagare 3 milioni di dollari per uscire dal suo contratto con lo Xinjiang. Il problema? Nonostante i 3 milioni pagati per il cosiddetto buyout il buon Martin non potrà giocare per la sua squadra asiatica ma dovrà aspettare comunque Marzo per tornare negli USA dove sarà Free Agent e quindi in ricerca di una squadra. Perchè quindi pagare il buyout e stare fermo per tre mesi? Per evitare gli infortuni è ovvio, anche se la situazione sembra davvero complessa dato che in questo caso l'NBA deve attenersi alle leggi della lega cestistica cinese. Sotto questo punto di vista Earl clark, ala dei Magic, si è rivelato il più furbo di tutti riuscendo a liberarsi dal contratto cinese pochi giorni prima della fine del Lockout per "motivi personali/familiari" tanto che ora è già da tempo ai servigi di coach Stan Van Gundy. Per quanto riguarda J.R. Smith e Wilson Chandler la questione è ancora diversa dato che nel loro contratto c'è una clausola che gli concede di tornare istantaneamente in NBA nel caso venissero rilasciati dalla loro squadre ma sembra decisamente improbabile che queste rinuncino alle loro stelle proprio in vista dei playoffs. Restate collegati al nostro blog perchè si preannunciano sviluppi decisivi nei prossimi giorni.
Cambiamo argomento con una notizia che darà molto dispiacere ai tifosi dei Memphis Grizzlies dato che non potranno vedere Darrell Arthur per tutto l'anno, l'ala grande ex Kansas sarà fuori per tutta la stagione per una brutta lesione al tendine d'achille che lo ha obbligato a lasciare la sessione di allenamento di lunedì. Arthur non avrà le mani più "educate" dell'NBA ma è un grande rimbalzista e capace di giocate di grande energia, qualità che lo avevano reso il giocatore perfetto da mettere in campo per dare riposo a Zach Randolph. I Grizzlies hanno già una rotazione molta corta che vedeva Arthur come unico ricambio dei lunghi dopo la cessione di Thabeet ai Rockets, quindi Memphis sarà costretta a tornare sul mercato o a tentare di pescare il jolly dal mazzo con qualche giocatore proveniente dalla D-League; per scoprire chi sarà il Mister-X di Memphis non dovete fare altro che seguire il nostro blog.

mercoledì 21 dicembre 2011

NBA Preseason Day 6, l'esordio del Gallo e il giorno dei re-match

di Luca Ngoi


Sesto giorno di preseason per le squadre NBA, che sono tornate nuovamente in campo, così come ha fatto il nostro Danilo Gallinari, che ha totalizzato 15 punti e 4 assist nella vittoria casalinga dei suoi Nuggets contro i Phoenix Suns, stesi sull'altissimo punteggio di 127-110; per Denver ottima anche la prima prova del rookie Kenneth Faried, autore di 14 punti e sei rimbalzi, inclusa una fragorosa schiacciata in contropiede: al Pepsi Center potranno non vincere un titolo, ma di sicuro non si annoieranno. Continua in modo positivo anche la pre stagione dei Bulls, che battono per la seconda volta Indiana col punteggio di 93-85; decisiva la prestazione di Carlos Boozer, che con i suoi 24 punti e 6 rimbalzi guida i Bulls nel sorpasso su dei pur generosi Pacers, nei quali si distingue su tutti Tyler Hansbrough, che mette insieme 24 punti conditi da ben 13 rimbalzi i quali lasciano ben sperare per l'imminente stagione dell'ex North Carolina, atteso finalmente all'esplosione definitiva. Si sfidavano per la seconda volta anche Golden State e Sacramento, ma se nella prima sfida a San Francisco si erano imposti gli uomini di Mark Jackson, nella Capitale californiana è stato il contrario: Sac-Town ha avuto la meglio in un match tirato col punteggio di 95-91 grazie all'ottima prestazione di un JJ Hickson da 19 punti e 9 rimbalzi, leader del pacchetto lunghi, ma anche grazie ai 21 punti di Marcus Thornton, altro giocatore atteso ad uno breakout year come piace dire agli americani; in generale tanto spettacolo e ritmi altissimi in questa gara, che però ha portato con sè una nota stonata per i Warriors, dato l'infortunio alla caviglia di Stephen Curry (è già il terzo per il ragazzo al terzo anno nei pro), che comunque dopo gli esami del post partita non sembrerebbe niente di serio.
Nelle altre gare della notte seconda vittoria dei 76ers sui Wizards (101-94) e dei Pistons sui Cavaliers per 90-89 con le prove stonate per i rookie Brandon Knight di Detroit, autore di soli 7 punti con 6 palle perse e della prima scelta dei Cavs, Kyrie Irving che ne ha messi a segno solo 4 dopo i 21 della gara inaugurale della sua carriera. Discontinuità. Anche questo significa essere al primo anno nella NBA.

martedì 13 dicembre 2011

Phoenix taglia l'ex Casale Zabian Dowdell


di Luca Ngoi

Chi di voi ha seguito un minimo le vicessitudini di Casale Monferrato negli ultimi anni in Legadue, quando dava luogo a duelli infuocati anche contro la nostra Pavia, sicuramente si ricorderà di Zabian Dowdell, elettrizzante playmaker che in un anno a Casale fece innamorare tutti di sè prima di andarsene a giocare l'Eurolega in una grande piazza come Malaga e in seguito lasciare anche la Spagna per la ancor più calda Phoenix, Arizona e vestire la maglia dei Suns. Una maglia che oggi ha svestito dopo sole ventidue partite a una media di 5 punti e 2 assist in 12 minuti a gara. Adesso per lui potrebbero aprirsi di nuovo le porte del Vecchio Continente (magari al Maccabi privato di Farmar) oppure potrebbe ritentare la fortuna in NBA, una lega alla quale ha dimostrato di appartenere.

Mavericks scatenati: doppio colpo Carter-Delonte West


di Luca Ngoi

La notizia era nell'aria già da qualche giorno, ma oggi è arrivata anche l'ufficialità: Vince Carter è un nuovo giocatore dei Dallas Mavericks, che lo hanno corteggiato sin dal suo divorzio con i Phoenix Suns e che sono dunque pronti a farne con tutta probabilità il loro sesto uomo col compito di avere un grosso impatto in quanto a punti segnati uscendo dalla panchina.
I texani però non si sono limitati a un unico affare e si sono assicurati anche le prestazioni del playmaker Delonte West, fino alla scorsa stagione parte dei Boston Celtics, che arriva per dare un cambio di qualità e di energia soprattutto difensiva al sempre più veterano Jason Kidd che con tutta probabilità avrà bisogno di pause sempre più frequenti, soprattutto in una stagione da 66 partite che vedrà le squadre disputare anche tre gare in tre giorni. I Mavericks dunque dimostrano di voler costruire una sorta di Dinastia, non limitandosi al titolo dell'anno scorso ma volendosi confermare per il maggior tempo possibile ad alto livello, cosa sicuramente un po' più possibile adesso con gli ultimi due innesti che garantiranno una profondità appartenente a poche squadre nella Lega.