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venerdì 10 agosto 2012

Clamoroso allo Staples: arriva Dwight Howard e si pensa al titolo; ecco i dettagli della trade


di Luca Ngoi

Alla fine è successo. Dopo più di un anno di voci, smentite, litigi, diatribe ecco l’acquisto a cui i Los Angeles Lakers miravano veramente: Dwight Howard. L’operazione si è svolta in tempo molto minore a quello che si poteva pensare. Era di ieri pomeriggio infatti la voce che Lakers e Magic si fossero rimessi attorno al tavolo per parlare della cessione del centro nativo di Atlanta, e stamattina (orario italiano) è arrivata la conferma a più voci (LA Times, Denver Post, Yahoo.com) dell’affare fatto.
Contrariamente a quello che molti (noi compresi) potevano pensare la trattativa si è conclusa su un quadruplo fronte Denver-Los Angeles-Philadelphia-Orlando muovendo ovviamente un carico di giocatori molto lungo, dunque cerchiamo di riepilogare brevemente i fatti prima di passare a un commento finale.  Denver si aggiudica l’ala piccola Andre Iguodala, attualmente impegnato a Londra con Team USA, e lascia andare in direzione Orlando Arron Afflalo e Al Harrington. I Magic stessi, oltre ovviamente ad Howard si privano anche di Jason Richardson che raggiunge Philly insieme ad Andrew Bynum, mentre in Florida oltre ai due ex Nuggets arrivano l’ex prima scelta dei Sixers Nikola Vucevic e l’attuale prima scelta Moe Harkless sempre da Philadelphia.
Un giro abbastanza contorto che, forse un po’ a sorpresa, non vede coinvolto Pau Gasol, che dunque resterà a Los Angeles formando con Howard una coppia di lunghi impressionante. I Lakers a questo punto si candidano serissimamente al titolo, potendo contare su un quintetto stellare formato da Steve Nash in regia, Kobe Bryant come realizzatore principale, Metta World Peace nel solito ruolo di difensore arcigno e la suddetta coppia di lunghi con lo spagnolo e DH12, che potenzialmente può andare a comporre un pick n roll devastante insieme al playmaker canadese. Ma le opzioni tattiche saranno pressoché infinite con uno starting five di questa qualità tecnica e fisica.
Nonostante ciò però permangono alcuni dubbi, almeno al sottoscritto. Numero 1: la profondità della panchina, che non vede ancora un vero e proprio sostituto per Howard, anche se il mercato è ancora lungo e sicuramente qualcosa sarà fatto per ampliare anche il reparto esterni che necessita di un cambio più credibile di Steve Blake nel ruolo di playmaker. Numero 2: l’intenzione di coach Brown di impostare un sistema d’attacco sul modello Princeton Offense, che prevede in sostanza tanti tagli backdoor e dei lunghi in grado di passare la palla ottimamente e al tempo stesso di giocare svariati minuti lontano da canestro. Probabile che nelle visioni dell’ex tecnico dei Cavs questo ruolo sarà ricoperto da Gasol, che è esattamente quel tipo di giocatore, ma con una squadra così piena di talento sarà realmente il caso di giocare un sistema così rigido e standardizzato? Visti gli ultimi acquisti potrebbe essere che Mike Brown si sia ricreduto, e che non andrà ad attingere a piene mani dal sistema inventato tanti anni fa da coach Pete Carril, ma una cosa è sicura, Princeton o non Princeton: il palazzo giallo viola sarà pieno dal primo all’ultimo giorno, con buona pace dei signori Buss.

sabato 5 maggio 2012

NBA Playoffs Day 6; la tripla doppia di Rondo fa volare i Celtics, sorprese Sixers e Nuggets

di Luca Ngoi

Photo by: zimbio.com
Dopo le gare abbastanza scontate di Thunder e Heat arriva anche qualche sorpresa nel sesto giorno di playoff, che si apre con la tirata vittoria in overtime dei Boston Celtics sugli Atlanta Hawks col risultato di 84-90. Decisivo il ritorno sul campo di Rajon Rondo, che non si è scusato per il gesto che gli è costato l'espulsione in gara 1 ma che si è fatto perdonare alla grande sul campo mettendo insieme l'ottava tripla doppia della sua stagione firmando 17 punti, 14 rimbalzi e 12 assist, importantissimi per firmare un solco che poteva apparire significativo nel quarto periodo durante il quale però gli Hawks non si sono arresi e sono pervenuti al supplementare grazie alle giocate di Jeff Teague (23 con 6 assist), sempre più padrone della regia e di Joe Johnson (29 e 8 rimbalzi), depositario della tripla dell'80 pari che è valso appunto l'extra time, durante il quale però Atlanta ha dimostrato di avere rotazioni troppo corte per reggere fino alla fine con l'intensità avversaria che ha fatto la differenza e che potrebbe farla anche nella gara da disputare domenica, per la quale sarà però fondamentale per Atlanta ritrovare l'energia e l'atletismo di Josh Smith.
Punteggi non altissimi anche nell'altra gara della Eastern Conference tra Chicago e Philadelphia, conclusasi col risultato di 74-79 in favore proprio dei Sixers che si portano dunque clamorosamente in vantaggio in una delle serie apparentemente più scontate di questi playoff 2012. Invece l'infortunio occorso a Derrick Rose sta decidendo in maniera importante questo confronto, dato che di fatto i Bulls non segnano più (37 percento dal campo in gara 3, che diventa 28.6 se consideriamo le conclusioni dall'arco), trovano poco e niente da CJ Watson e mettono tutto nelle mani di Boozer (18 e 10 rimbalzi ma con 17 tiri) e Rip Hamilton, evidentemente non abituati a recitare il ruolo di protagonisti principali e dunque inadeguati a vincere partite ad un livello così alto di competizione. Salgono dall'altra parte al proscenio i giovani e rampanti Sixers di Doug Collins, bravi a imporre il proprio ritmo e a trovare un protagonista inatteso in Spencer Hawes, che sforna una delle migliori prestazioni in carriera marcando 21 punti e 9 rimbalzi contro una frontline dei Bulls impotente contro il centrone da Washington University, al quale si aggiungono i 16 punti con 9 rimbalzi di Evan Turner, che pare in stato di grazia più o meno dalla fine della regular season e che non sembra intenzionato a fermarsi, un po' come questa serie che ora potrebbe riservarci sviluppi inattesi.
Concludiamo con la vittoria dei Denver Nuggets sui Los Angeles Lakers col fragoroso risultato di 84-99. Sorpresa sì, ma fino a un certo punto perchè come avevamo anticipato la serie poteva cambiare ed assumere nuovi scenari, come nei fatti è stato perchè avvantaggiandosi dell'altitudine e del poco ossigeno presente in altura i Nuggets sono addirittura riusciti ad imporre la loro fisicità ai lunghi dei Lakers grazie ai 30 rimbalzi (15 a testa) catturati dalla coppia Faried-McGee, quest'ultimo peraltro partito dalla panchina e dunque particolarmente motivato, contro i miseri 9 racimolati dal tandem Bynum-Gasol, poche volte così inefficente. Una volta sistemato il deficit a rimbalzo ci hanno poi pensato i dinamici esterni dei padroni di casa a mettere la partita in ghiaccio grazie ai 25 punti di un Lawson finalmente ritrovato e preciso se è vero che tra lui e il play di riserva, Andre Miller, i Nugs hanno perso soltanto un pallone: difficile per i gialloviola dunque giocare contro simili numeri: ora si pensa solo a gara 4 il cui risultato diventerà decisivo per l'intero proseguo della serie.

mercoledì 2 maggio 2012

NBA Playoffs Day 4; la riscossa dei capitani (Pierce e Kobe) porta in trionfo Celtics e Lakers

di Luca Ngoi

Photo by: zimbio.com

Il quarto giorno di post season è quello dell'ascesa al proscenio di due delle icone di Celtics e Lakers, stiamo parlando ovviamente di Paul Pierce e di Kobe Bryant che grazie alle loro prestazioni magistrali rispettivamente pareggiano e portano sul 2 a 0 nella serie le loro squadre. 
Partiamo dal nostro uomo copertina, The Captain and The Truth che con i suoi 36 punti si prende letteralmente sulle spalle la sua Boston pareggiando una serie che si era messa su binari complicati dato l'infortunio di Ray Allen e la squalifica di Rajon Rondo. I Celtics restano a contatto per gran parte della gara comandata comunque da una Atlanta che dovrà fare i conti con l'infortunio al suo giocatore barometro, quel Josh Smith comunque autore di una doppia doppia da 16 punti e 12 rimbalzi e che è adesso in dubbio sicuramente per il debutto della serie a Boston e probabilmente anche per il resto di questo primo turno.
Spostiamoci ora allo Staples Center, dove ancora una volta Kobe Bryant ha dato prova delle sue straordinarie doti di leader e trascinatore segnando 38 punti con un clamoroso 15 su 29 al tiro, il tutto senza neanche mettere le marce più alte e mostrando una forma fisica e un atletismo totalmente inaspettati per uno con tutte le sue stagioni di NBA alle spalle e soprattutto reduce da uno stop di 7 partite. Oltre al Black Mamba decisivi per i gialloviola anche i 27 con 9 rimbalzi di un Bynum sempre più dominatore delle plance e i 13, 10 rimbalzi e 5 assist di Pau Gasol, il playmaker occulto di questa squadra e firmatario di due o tre palle elargite ai compagni degne del vostro miglior esterno. Da non disprezzare comunque la prestazione dei Nuggets, che hanno dato battaglia per 48 minuti senza subire eccessivamente nel reparto lunghi e imponendo per certe fasi di gara il ritmo che George Karl vorrebbe imprimere alle partite; nonostante un Gallinari sotto tono (13 punti ma tirando male e stando poco in campo) ma con un Ty Lawson ritrovato da 25 e 7 assist e l'energia del positivo Faried, una buona spinta verso le partite di Denver, in cui bisognerà fare i conti con l'altura e il calore del Pepsi Center che potrebbero rimettere in bilico la serie.
Chiudiamo con la sorpresa di giornata ad opera dei Philadelphia 76ers, corsari allo United Center di Chicago e vittoriosi per 92-109. I Sixers approfittano quindi immediatamente dell'assenza di Derrick Rose e fanno man bassa dei Bulls per i quali bucano totalmente la gara i due esterni decisivi, Hamilton e Deng che in due mettono insieme la miseria di 7 tiri segnati dal campo. Sorprendenti invece John Lucas (15 punti dalla panchina) e Joakim Noah (21 e 8 rimbalzi), ma nel volo verso Philadelphia coach Thibodeau e i suoi dovranno riflettere molto per tirare fuori qualcosa di buono da una serie adesso decissamente complicata a causa dell'esplosione di Jrue Holiday e della estrema precisione al tiro di tutta Philly che chiude col 59 percento eguagliando la miglior prestazione dal campo della storia della franchigia: difficile da ripetere, ma sul parquet di casa e col vento in poppa mai dire mai.

lunedì 30 aprile 2012

NBA Playoffs Day 2; Clippers in rimonta, la tripla doppia di Bynum annienta i Nuggets

di Luca Ngoi


Non mancano le sorprese e le imprese epiche nel secondo giorno di playoff NBA. Cominciamo dalla sfida che vedeva opposti i Denver Nuggets e i Los Angeles Lakers, rispettivamente numero 6 e numero 3 del tabellone che ha visto i padroni di casa angeleni trionfare col sonoro punteggio di 88-103 grazie al dominio sotto le plance di un clamoroso Andrew Bynum, autore di una tripla doppia da 10 punti, 13 rimbalzi e 10 stoppate, che sono anche il record per i Lakers nei playoff. Da non tralasciare anche i 31 di Kobe e l'impatto della panchina, che in teoria avrebbe dovuto subire da quella più prolifica dei Nuggets e che invece ha dettato legge. Per Denver l'unica nota positiva viene dal nostro Danilo Gallinari, che mette insieme 19 punti e 4 rimbalzi con alcune giocate di alta scuola, ma è il resto della squadra a deludere e a patire la fisicità avversaria che sembra poter fare la differenza da qui al resto della serie. 
Rimanendo in tema di Los Angeles ci spostiamo a Memphis, dove i Clippers si rendono protagonisti di una strepitosa rimonta, da meno 27 a più 1 (99-98), guidati dai 19 punti dalla panchina di Nick Young e dai 14 con 11 assist dell'imprescindibile Chris Paul, mentre per Memphis resta il rammarico di averne praticamente già vinta una e di aver dilapidato un vantaggio che in 9 partite su 10 è decisivo, ma fatto salvo ciò restano comunque i 19 punti all'esordio nei playoff di Rudy Gay e i 17 dalla panca del solito OJ Mayo, due armi fondamentali per il resto della serie dei Grizzlies, che hanno dimostrato di poterla anche dominare a tratti, se considerata con la giusta attenzione.
Sempre ad Ovest scendevano in campo i San Antonio Spurs, che hanno fatto poca fatica a liberarsi degli Utah Jazz, col punteggio di 91-106 complici i 28 punti di Tony Parker, come al solito leader della squadra con l'importante aiuto di un Tim Duncan da 17 punti e 11 rimbalzi, troppa roba per i Jazz, che dalla loro hanno avuto soltanto i 20 di Millsap e i 17 di un Gordon Hayward sempre più in crescita e sempre più giocatore importante nel sistema di Ty Corbin, che è un buon allenatore ma che difficilmente riuscirà a trovare una qualche contromisura allo strapotere della truppa di coach Popovich.
Chiudiamo con l'unica gara valida per il primo turno della Eastern Conference, nella quale gli Atlanta Hawks si sono imposti sul parquet di casa per 74-83 sui Boston Celtics facendo corsa di testa sin dai primi minuti e toccando anche picchi di 19 punti di vantaggio. Boston ha abbozzato una rimonta arrivando anche al meno 4, ma proprio nel momento topico Rajon Rondo (comunque top scorer per i biancoverdi con 20 punti) ha deciso di farsi cacciare andando a intimidire verbalmente e fisicamente l'arbitro che lo ha quindi espulso, di fatto spegnendo il ritorno degli ospiti. Per Atlanta, squadra sempre solida e compatta, fanno la differenza i 22 punti conditi da 18 rimbalzi di Josh Smith, che è pronto a ripetersi in gara 2 assieme ai compagni visto che a Boston mancherà sicuramente Rondo e molto probabilmente Ray Allen, già assente nel primo atto per i soliti problemi fisici che metteranno in ulteriore e inaspettata difficoltà la compagine guidata da coach Rivers.

mercoledì 21 marzo 2012

Il ritorno di Agent Zero e i movimenti dei nuovi free agents

di Luca Ngoi


Dopo le voci che lo davano vicino ad un passaggio ai Lakers Gilbert Arenas ha finalmente sciolto i nodi sul suo futuro firmando con i Memphis Grizzlies, con i quali si stava già allenando da qualche giorno. Per il veterano ex Wizards è stato formulato un contratto di un anno per uno stipendio di 300.000 dollari, dunque appare chiara la volontà del playmaker cresciuto a Los Angeles di rimettersi pienamente in gioco in una piazza tranquilla e che sta regalando spettacolo ai propri tifosi, ormai preparati anche per i prossimi playoff nei quali l'esperienza di Arenas potrà essere fondamentale, ma prima occorrerà ripartire da Zero. Vi ricorda qualcosa?
Nell'ancora aperto mercato dei free agents però non ci sono soltanto nomi noti come Arenas, ma anche buoni giocatori che finora non hanno avuto o non hanno saputo sfruttare le chance che gli sono capitate. Uno di questi è Terrence Williams, che dopo gli alti e bassi di New Jersey che lo scelse con la numero 8 al primo giro e la depressione di Houston, dove non ha mai praticamente giocato, inframezzate anche da una partita di D-League in cui fece registrare una tripla doppia, tanto per dimostrare quanto potrebbe essere dominante, firmerà a breve un contratto di dieci giorni con i Sacramento Kings, che potrebbero essere di fatto la sua ancora di salvezza  visto il sistema di run&gun misto ad un contropiede esasperato messo in atto da coach Keith Smart che potrebbe decisamente rivitalizzarlo un po' come già successo a Gerald Green in quel di New Jersey.

Terrence Williams è pronto a rilanciarsi dopo la brutta esperienza ai Rockets
In chiusura vi raccontiamo dell'ex Blazer e atleta superlativo Chris Johnson, molto sfortunato a Portland a causa di diversi brutti infortuni che passa ai New Orleans Hornets, bisognosi di lunghi per allungare la rotazione e di Andres Nocioni, appena rilasciato da Philadelphia che potrebbe trovare un ingaggio in Europa: il suo agente è alla ricerca di nuove sistemazioni per l'argentino che dalle nostre parti potrebbe davvero fare la differenza, mentre è sempre più vicino l'accordo tra Derek Fisher e gli Oklahoma City Thunder come vi abbiamo raccontato nei giorni precedenti.

lunedì 19 marzo 2012

The Decision, Derek Fisher version

di Luca Ngoi


Chi l'ha detto che soltanto Lebron James può essere protagonista di "The Decision"? Dopo quella originale e dopo la parodia firmata Anthony Tolliver infatti anche Derek Fisher si troverà nei prossimi giorni a sfoltire una rosa di squadre per scegliere quella in cui giocherà per il resto della stagione. Fino a questo momento tre le franchigie a tentare le voglie del veterano, e in particolare stiamo parlando degli Oklahoma City Thunder, sempre alla ricerca di un sostituto dell'infortunato Eric Maynor e che con Fisher potrebbero aggiungere un pezzo d'esperienza fondamentale nei playoff in cui l'apporto del Venerabile Maestro potrebbe ancora rivelarsi decisivo nei finali di partita, oppure di due squadre che molto probabilmente si ritroveranno nella finale della Eastern Conference: i Chicago Bulls, per i quali proseguono i problemi di Derrick Rose e con un Fisher in più in regia potrebbero parzialmente risolvere alcune situazioni di gioco problematiche, e i Miami Heat che da sempre sono alla ricerca di un elemento carismatico non tanto per le questioni di campo, ma più per fare da mediatore in uno spogliatoio in cui collidono diversi ego non sempre gestibili. Magari la "Decision" di Fisher non andrà in prima serata su ESPN e in mondovisione, ma siamo sicuri che non si rivelerà altrettanto decisiva?

giovedì 15 marzo 2012

Un play per i Lakers: arriva Ramon Sessions


di Luca Ngoi
 



Uno dei dilemmi più grossi di questo mercato NBA è quello legato al playmaker dei Lakers, i quali dopo aver valutato i più svariati nomi, tra i quali anche Gilbert Arenas (in queste ore vicino ai Grizzlies) e Allen Iverson, hanno ripiegato sull'ex Bucks Ramon Sessions, fino a poco fa in forza ai Cleveland Cavaliers ai quali è andata una futura prima scelta assieme a Luke Walton, mentre in maglia gialloviola oltre a Sessions arriva anche la guardia congolese Christian Eyenga.
In questi giorni i Lakers avevano lavorato per prendere DJ Augustine, rapidissimo playmaker dei Bobcats, e successivamente avevano fatto anche un tentativo, subito respinto, per Deron Williams, ma evidentemente l'urgenza di rinnovare la cabina di regia ha prevalso sul resto ed ecco arrivare Sessions, il classico playmaker moderno, poco passatore e molto realizzatore, ma quello che importava a coach Brown e al suo staff era che arrivasse un giocatore dinamico e veloce, in grado di imporre un ritmo più sostenuto ad un attacco troppe volte in modalità lumaca. Forse l'ex Timberwolves non è il giocatore che può scaldare i cuori dei tantissimi supporters in giro per il mondo, ma è solido e può dare un contributo da subito, mentre a Cleveland la stella di Kyrie Irving non avrà più rivali interni e potrà sbocciare tranquillamente in tutta la sua pienezza.

sabato 25 febbraio 2012

BREAKING NEWS: Il ritorno di 'Sheed, firmerà per i Lakers

di Luca Ngoi


La notizia di un suo ritorno stava già circolando da diverso tempo, addirittura dall'anno scorso quando sembrava vicino a rifirmare per la sua ultima squadra, i Boston Celtics, ma ora sembra quasi prendere le tinte dell'ufficialità il ritorno di Rasheed Wallace che, stando alle voci riportate dal sito americano CSNNE.com sarebbe molto vicino ad unirsi ai Los Angeles Lakers. Avete capito bene: stiamo parlando proprio di quei Lakers grandi rivali dei suoi ex Celtics, ma si sa che le bandiere nello sport americano sono un concetto quanto mai aleatorio e relativo, fatto sta che è pronto al ritorno uno dei giocatori che a mio parere sarebbe potuto essere uno dei primi tre interpreti ogni epoca di questo gioco e che invece tutti ricordiamo soltanto come un "ottimo giocatore", ma non un fenomeno assoluto o un dominatore del parquet, cosa che il talento in suo possesso gli avrebbe benissimo permesso di diventare. Sheed comunque è stato ben più di un semplice giocatore di basket: è stato un'icona, un personaggio, un oggetto di culto per tutti gli appassionati, come il sottoscritto che oltre ad impazzire per il modo assolutamente innovativo di interpretare il ruolo di "numero 4" andavano letteralmente in brodo di giuggiole per i suoi comportamenti e il suo modo di relazionarsi ad arbitri, compagni, avversari e media, tutte caratteristiche che non vediamo l'ora di riabbracciare e inoltre i Lakers, dal canto loro, potranno aggiungere dal lato tecnico molta profondità e altrettanta qualità nel loro reparto lunghi, anche se in questo modo le voci riguardanti la cessione di Pau Gasol si faranno ancor più insistenti prima del 15 Marzo. Ovviamente non quotiamo neanche la litigata con coach Mike Brown, forse non il più adatto a gestire una personalità come quella dell'ex Pistons, ma del resto lui è fatto così sin dai tempi di North Carolina, quando fu la madre ad accompagnarlo al campus e a permettere all'allora coach dei Tar Heels, il leggendario Dean Smith, di usare pure le maniere forti con il figlio chè non si riusciva a gestire completamente da solo, e con questo abbiamo detto tutto. Welcome back, 'Sheed.

martedì 21 febbraio 2012

Mercato NBA; le mosse dei Lakers e il ritorno di Wilson Chandler

di Luca Ngoi


Se c'è una squadra attiva sul mercato in questo momento in NBA quella è Los Angeles, sponda gialloviola. I Lakers infatti stanno sondando diverse opzioni per migliorare il proprio roster, soprattutto dopo le varie strigliate di Kobe Bryant ai massimi vertici della società. In particolare proseguono i contatti con Minnesota dopo i sondaggi per Pau Gasol, sempre più sul mercato, anche se non dovrebbe rientrare nell'affare di cui le due squadre starebbero parlando in questi ultimi giorni, ovvero quello che porterebbe ad LA Michael Beasley, sul quale i T-Wolves puntavano molto quando arrivò da Miami ma che non è maturato quanto lo staff si aspettava. Nel frattempo l'esplosione di Love, Rubio e negli ultimi tempi anche di Nikola Pekovic gli hanno tolto le luci dei riflettori, che potrebbe riprendersi nella città degli angeli sotto la protezione di Kobe e in un ambiente abituato ad una mentalità vincente, qualità mai trovata dal ragazzo nè a Miami (allora in fase di ricostruzione) nè tantomeno a Minneapolis, che soltanto adesso si sta riprendendo, ma senza di lui, che dunque potrebbe passare ai Lakers in cambio di scelte al draft o soldi contanti in virtù di una trade exception da 8.9 milioni in mano alla squadra guidata da Mike Brown.


Cambiamo parzialmente argomento e parliamo dell'annosa questione del playmaker sempre riguardante i discontinui Lakers di quest'anno. Dopo diverse voci che hanno coinvolto nomi altisonanti ma poco convincenti come Allen Iverson e Gilbert Arenas (a proposito: è probabile una sua firma per una squadra di D-League nei prossimi giorni), il nome nuovo è quello di Kyle Lowry degli Houston Rockets, nome che probabilmente non fa sobbalzare dalla sedia ma che si sta rendendo protagonista di un'annata strepitosa e da vero leader della squadra se è vero che in 35.4 minuti di impiego l'ex Grizzlies sta producendo 15.7 punti, 7.7 assist e 5.2 rimbalzi, cifre da giocatore completo, esattamente quello che servirebbe ai Lakers che per averlo sarebbero disposti a privarsi proprio di Pau Gasol, già in procinto di passare ai Rockets in estate nell'affare che doveva far approdare Chris Paul a quella che adesso è chiamata Lob City. Allora l'affare non si concluse, ma in questo momento la volontà dei Lakers è chiara: Gasol non fa più parte dei piani, serve disperatamente un playmaker quindi teniamo aperto l'occhio su questo affare nei prossimi giorni.


Chiudiamo con una notizia che potrebbe diventare ufficiale già nelle prossime ore. Wilson Chandler è infatti in procinto di firmare i Denver Nuggets, squadra in cui militava fino alla scorsa estate. Il giocatore infatti era presente al Pepsi Center e nello spogliatoio dei suoi ex (e futuri?) compagni nella vittoria della scorsa notte contro Minnesota, e ha rilasciato dichiarazioni piuttosto chiare sulla volontà di rifirmare per Denver. La forma fisica e tecnica del giocatore al momento è indiscutibile, in Cina ha dominato la scena segnando 26.6 punti con 11.6 rimbalzi in 32 partite dunque l'ultimo dubbio da sciogliere è sulla lunghezza del suo futuro contatto, che Chandler vorrebbe fosse piuttosto lungo. Le parti stanno trattando, ma un accordo sembra quanto mai vicino e il diretto interessato potrebbe debuttare già in un futuro molto ravvicinato.

giovedì 16 febbraio 2012

In punta di penna; la Linsanity eclissa Manning, Conte come Mazzarri? E su Roma 2020...

di Luca Policastro


Premessa : chi scrive non è schizofrenico. E’ soltanto uno che lo fa per diletto e per dilettare e senza pretesa alcuna di onniscienza o di saper fare il mestiere di giornalista ; ecco perché oggi ritorneranno i  “pensieri in libertà” dopo che settimana scorsa mi ero occupato solo di basket. L’andamento dei miei editoriali (parola molto “grossa” e spesso inflazionata) è alquanto ondulatorio , ahivoi.

Basket : Situazione della Grande Mela, o la città che non dorme mai,  ovvero New York City .  Purtroppo (per il sottoscritto , accanito fan dei Patriots) i Giants hanno appena conquistato il Vince Lombardi’s Trophy meglio conosciuto come Superbowl ma sulla costa atlantica non si parla d’altro che di Jeremy Lin. Ormai là Ely Manning (quarterback degli ultimi titoli vinti) è un perfetto sconosciuto. Il taiwanese è la superstar del momento, non ce n’è. La stella da Harvard University , che oltre a avvocati di fama e premi Nobel, ha sfornato questo campionino in erba la scorsa notte ha segnato il buzzer beater decisivo per dare la sesta W consecutiva ai Knicks contro i Raptors. Oserei dire che il buon Jeremy scrive la tesi con la mano destra e va a canestro con la sinistra. LINSANITY

Rumors mercato NBA : se veramente i Celtics mettessero a contratto uno tra Howard (Magic) o Pau Gasol (la squadra la sapete da voi) farebbero forse il salto di qualità decisivo per tornare a competere per il 19simo anello. Con la forza fisica e la propensione animalesca al rimbalzo del centrone “chierichetto” si metterebbero a posto i problemi nello spot di pivot per i prossimi 10 anni. Viceversa col catalano come Big Forward si userebbe Garnett come 5 . Tra le due soluzioni meglio la prima anche perché la seconda richiederebbe il sacrificio di Rondo che nonostante non sia molto amato dal sottoscritto adesso come adesso è insostituibile per i biancoverdi. Se si riuscisse a rifirmare il Bigliettone e Ray Allen al minimo salariale sarebbe non una cosa buona,  di più .

Personalmente non capisco come un coach come Mike Brown possa essere capoallenatore di una franchigia NBA , figurarsi di quella forse più famosa e sicuramente tra le più vinecenti (17 anelli appesi allo Staples men! ). Questo “allenatore” è riuscito nella titanica impresa di non arrivare mai al titolo con una Cleveland costruita ad immagine e somiglianza di LBJ . Anzi mai ha raggiunto (tranne nel 2007 dove ha fatto uovo –  4-0 )  la Finale NBA . Menomale che almeno adesso ha un genio come Messina come collaboratore che si occupa dell’attacco. ATTAPIRATO

Sport minori : Calcio . Champions League : Contro un Arsenal tra i peggiori mai visti (Wenger ? ) il Milan ha fornito una delle prestazioni più sfavillanti degli ultimi 5 anni sportivi. Un risultato rotondo , 4 a 0, che non ammette repliche e che forse poteva essere ancora più importante. Un plauso all’unico Gunners meritevole di tale nome quel Titì Henry che ha giocato la sua ultima (forse) partita con la squadra londinese. ARSENICO WENGER


Vi lancio una provocazione : Conte come Mazzarri ? Ragionate sulla dichiarazioni rilasciate in sala stampa e sul lamentarsi che li accomuna.

Extra sport. Perché Sanremo e Sanremo ? Ma per favore. Nel 2012 una tale manifestazione non ha più ragione di esistere. Una cosa obsoleta ormai. Gianni Morandi non è un presentatore e si vede da qui ; la presenza femminile è sempre gradita e ben accetta, ma ci limitiamo alla bella figura dal punto di vista estetico. Una volta che arriva uno che dice la sua opinione (Celentano) e che è condivisa da molti peraltro questo viene silenziato subito e tacciato come bugiardo e non veritiero. Il commissariamento è l’ultima goccia. CHIUDERLO NO?

Capitolo diniego all’organizzazione Olimpiadi Roma 2020 : Bravo Monti ! Vogliamo dare in mano a un comitato olimpico come quello ITALIANO (ultime Olimpiadi organizzate 50 anni fa se escludiamo Torino 2006 ) un tale evento. Ci rendiamo conto della situazione dei conti italiani ? Ci rendiamo conto che a Roma è bastato neanche mezzo metro di neve per mandare in tilt la principale metropoli italiana. Un coprifuoco da Seconda guerra mondiale : scuole chiuse per giorni , ospedali al collasso (gente visitata PER TERRA!!! )  sale che neanche sanno cosa sia per prevenire l’attecchire della neve. SALVATI IN CALCIO D’ANGOLO

Nota di colore : vi invito a seguire le telecronache di parte di Mauro Suma . Un accorgimento al proposito : purtroppo son udibili solo nelle gare interne del campionato dei rossoneri di Milano e non in Champions. Anche se non siete milanisti vi lascerà un sorriso per l’evidente faziosità del direttorissimo del canale tematico. SE MI LASCI NON VALE…

lunedì 13 febbraio 2012

Arenas-Lakers, la saga continua; CP3 chiama JR Smith verso i Clippers

di Luca Ngoi


Come nella più classica delle telenovele americane in stile "Beautiful" anche nella storia tra Gilbert Arenas e i Los Angeles Lakers si aggiunge un nuovo capitolo, che potrebbe anche essere quello decisivo.
Il playmaker ex Wizards ha infatti sostenuto un provino privato nella giornata di ieri in una non meglio specificata località della California del Sud, un allenamento che è servito allo staff dei gialloviola per valutarne soprattutto le condizioni fisiche, posto che quelle tecniche siano sempre quelle dei bei tempi. Stando ad alcune fonti vicine alla situazione il 30enne Arenas è sembrato in buona forma, addirittura a detta di alcuni sarebbe nelle sue migliori condizioni da anni e anni a questa parte; si è mosso bene ed è addirittura parso "esplosivo", dunque i Lakers sarebbero abbastanza sicuri della eventuale firma, che però non sarebbe ancora imminente in quanto per acquistare un giocatore così problematico è sempre meglio pensarci due volte, e se non si è totalmente sicuri meglio ricorrere anche alla terza considerazione. 
L'ex Agent Zero avrebbe comunque ricevuto l'approvazione di Kobe Bryant, la cui opinione è sempre piuttosto influente, molte volte anche più di quella di un coach Brown non ancora totalmente padrone della situazione in casa LA perciò tutto farebbe pensare ad una firma non proprio imminente ma che comunque avverrà, magari dopo l'All Star Game.
Rimanendo nella città degli angeli parliamo dei Clippers, che sembrano sempre più vicini all'acquisto di JR Smith come rimpiazzo dell'infortunato Chauncey Billups dato che nel suo "reclutamento" è entrato anche Chris Paul, il quale ha contattato personalmente l'ex Denver chiedendogli di raggiungerlo a Lob City per riformare una coppia già presente ai tempi degli Hornets e delle primissime stagioni di Paul nella Lega. I due sono tutt'ora molto amici e probabilmente, come nel caso di Kenyon Martin con Billups che si spese in prima persona per convincere il giocatore a firmare, anche qui le parole del leader dei Clips potrebbero essere decisive.

mercoledì 1 febbraio 2012

Mercato NBA, Dwight Howard attacca i suoi stessi compagni. Vendesi Kaman

di Claudio Pavesi


Finisce il calciomercato ma in NBA si continua a parlare di trade importanti infatti sono sempre di più le voci che riguardano Dwight Howard. Il centro dei Magic si è detto molto deluso dalle ultime sconfitte (4 in fila) tanto da essere arrivato a gridare negli spogliatoi contro i suoi stessi compagni apostrofandoli come svogliati dicendo anche "Se non volete impegnarvi allora statevene a casa, non voglio essere preso come uno che se ne frega, sono qui per dare il massimo." Parole forti quello del numero 12 che infatti ha dato vita a voci interessanti sul suo futuro, un esempio? A inizio stagione aveva dichiarato di non avere interesse a giocare nei Bulls mentre proprio ieri ha detto che sarebbe onorato di giocare con l'MVP Derrick Rose ma allo stesso tempo non chiude la porta ai Lakers nè tanto meno ai Nets, Un Howard quindi che non vede l'ora di sperimentare una nuova piazza, preferibilmente una in cui si usi un sistema diverso da quello dei Magic, con più pick'n'roll, probabilmente lo schema che esalta maggiormente le qualità del Superman di Orlando. Ricordiamo che Dwight Howard ha compiuto 26 anni da neanche due mesi e fu selezionato con la prima scelta assoluta del draft 2004 di conseguenza questo è il suo ottavo anno in NBA ed è anche l'ottavo anno in cui mette a segno una doppia-doppia di media con oltre il 52% dal campo, quest'anno infatti sta viaggiando con 20 punti, 15 rimbalzi e 2 stoppate di media con il 55% dal campo, niente male vero? Aggiungiamo anche che quello del prossimo febbraio sarà il suo sesto All-Star Game per non parlare del fatto che il suo palmares comprende anche un titolo di Rookie dell'anno e il premio di Miglior Difensore dell'anno, sempre vinto da Superman nelle ultime 3 stagioni. Sicuramente i Magic non lo faranno partire in cambio di nulla quindi bisognerà vedere quale sarà la squadra disposta a fare le maggiori follie per accaparrarselo ma purtroppo per scoprirlo non ci resta che aspettare.


Un'altro giocatore ufficialmente sul mercato è Chris Kaman ma in questo caso per volere del club, infatti i New Orleans Hornets non si sono detti soddisfatti dal centro col passaporto tedesco arrivato nello scambio che ha portato Chris Paul a "Lob City" Los Angeles. Il ventinovenne giocatore degli Hornetsi è stato addirittura messo nella lista degli inattivi già dal 24 gennaio e per questo non vedrà il campo finchè non verrà scambiato, non che questa sia una grande perdita per New Orleans dato che Kaman non giocava così pochi minuti dall'anno da rookie e non metteva a segno statistiche così basse dal suo secondo anno in NBA e, come se non bastasse, non ha mai avuto una percentuale al tiro più bassa di quella di quest'anno nella sua intera carriera. anche fisicamente Kaman crea qualche dubbio dato che solo nell'anno da rookie è riuscito a giocare tutte le 82 partite della stagione mentre proprio l'anno scorso ha toccato il suo minimo in carriera a livello di presenze, 32 partite e solo in 15 di queste partendo in quintetto. Non dobbiamo dimenticarci però che è anche un lungo dotato di grande fisico e una sorprendente tecnica in post basso, caratteristiche che lo hanno portato a essere la sesta scelta assoluta nel Draft 2003, subito dopo Dwyane Wade, e che gli hanno permesso di essere selezionato all'All-Star Game 2010 quindi, anche se le sue azioni sono in ribasso, puntare sul centro nativo del Michigan ma di passaporto tedesco potrebbe rivelarsi una scelta vincente, non per niente il General Manager degli Hornets ha dichiarato che già cinque squadre hanno avanzato offerte interessanti per il giocatore in questione ma New Orleans è stata chiara, vuole scelte ai draft futuri oltre a giovani talenti o in alternativa giocatori all'ultimo anno di contratto. Parte ufficialmente il toto-Kaman, per sapere quale sarà la sua prossima casa oltre ad altre succose notizie di mercato ovviamente il sito da visitare resta sempre basketzonertp.blogspot.com.



sabato 28 gennaio 2012

Mercato NBA, Arenas ai Lakers? I Raptors cedono Calderon?

di Luca Ngoi


Il mercato NBA, si sa, è la meno esatta delle scienze inesatte, e come tale riserva sempre sorprese. Le ultime notizie di questi giorni riguardano una vecchia superstar caduta un po' in disgrazia e un playmaker spagnolo che forse si è stufato di rimanere in un contesto perdente.
Stiamo parlando di Gilbert Arenas e Josè Calderon, rispettivamente free agent e giocatore dei Toronto Raptors che si stanno prendendo le prime pagine e le home page di siti e giornali in queste piovose giornate di Gennaio.
Partiamo dall'ex Agent Zero, che sarebbe stato richiesto dai prestigiosi Los Angeles Lakers, da alcuni anni alla ricerca di un regista per sostituire il sempre più anziano Derek Fisher. Arenas si sarebbe detto ben entusiasta di unirsi ai Lakers, dove ritroverebbe il suo vecchio compagno a Washington, Steve Blake, attualmente una delle limitate opzioni nel back court angeleno che lui potrebbe arricchire con la sua fantasia, la sua creatività e anche il suo dinamismo, soprattutto se ritornasse quello dei bei tempi. Dopo che i Magic hanno esercitato la famosa "amnesty clause" su di lui, il ragazzo nativo di Tampa ma cresciuto a Los Angeles (ecco un altro dei motivi per cui sarebbe entusiasta di diventare un gialloviola) ha continuato ad allenarsi al sole della Florida perdendo notevolmente peso, particolare importante per lo staff tecnico dei Lakers che sarebbe disposto a puntare sull'ex Wizard soltanto se in condizioni fisiche decenti.
L'altra storia di mercato che vi proponiamo oggi riguarda, come detto, Josè Calderon, playmaker che i Raptors vorrebbero cedere nonostante alcuni dichiarazioni ufficiali degli scorsi giorni che sostenevano l'esatto contrario. Quello tra lo spagnolo e la franchigia canadese infatti è un rapporto che si trascina da qualche anno, e più precisamente dall'estate del 2010, quando i Raptors avevano praticamente concluso lo scambio che avrebbe portato il playmaker a Charlotte in cambio di Tyson Chandler. Da lì in poi le due parti si sono sempre sopportate ma mai troppo amate, tra infortuni e problemi di vario genere, fino ad arrivare ad oggi, quando Calderon è sì un playmaker da 10.6 punti e 8.7 assist di media ma l'anno prossimo andrebbe a guadagnare ben 11 milioni di contratto, che Toronto non vorrebbe accollarsi; ecco dunque la volontà di scambiarlo, possibilmente per un altro playmaker in vista del draft del prossimo anno in cui i "dinosauri" dovrebbero avere una delle primissime scelte. Non si è ancora parlato concretamente di quali potrebbero essere le squadre interessate, ma seguendo l'identikit di ciò che i Raps richiederebbero potrebbero essere coinvolti i Knicks o i Lakers. Ovviamente sono ancora voci non confermate, così come quella che potrebbe vedere il club usare la "amnesty" in estate per liberarsi dell'oneroso contratto del nazionale iberico nel caso non riuscissero a piazzarlo prima della deadline del 15 Marzo.
Insomma, teniamo gli occhi aperti su questa e su molte altre situazioni di un mercato che fino alle idi di Marzo ci terrà col fiato sospeso.

venerdì 20 gennaio 2012

Deron, addio ai Nets? Ecco dove vorrebbe andare

di Luca Ngoi


Che Deron Williams non fosse contento dei Nets come squadra in cui mostrare tutto il suo sconfinato potenziale cestistico lo si era capito la sera della sua trade da Utah a New Jersey quando si era detto "shockato" dalla scelta dei suoi allora dirigenti che avevano preferito rinunciare a lui nel dopo-Sloan per rifondare la squadra. 
Ora, dopo quasi un anno intero dell'ex Illinois in maglia Nets il suo scontento appare ancora più evidente dati gli scarsi risultati della squadra che ora si è trovata anche a far fronte al brutto infortunio occorso a Brook Lopez, tant'è che nella giornata di oggi è uscita l'indiscrezione secondo cui Williams avrebbe diramato una sorta di lista di squadre a lui gradite per una possibile trade. Della "Deron List" farebbero parte: Los Angeles Lakers, Dallas Mavericks e New York Knicks, tre squadre con un discreto bisogno di un playmaker (Lakers e Knicks in primis) e che, sapendo di un interesse del ragazzo in prima persona potrebbero farsi sotto in maniera più convinta dei semplici abboccamenti verificatisi negli ultimi mesi.
L'unica condizione che potrebbe convincere l'ex Utah a rimanere nel Jersey sarebbe l'arrivo in maglia Nets di Dwight Howard, del quale si era parlato soprattutto durante la off season salvo vedere poi le quotazioni del centro dei Magic scendere pian piano tramite dichiarazioni della società prima e del giocatore poi. Insomma, quel che è sicuro è che New Jersey non si arrenderà e non mollerà la presa su Howard tanto facilmente quindi queste due vicende legate a doppio filo ci terranno compagnia fino alla trade deadline del 15 Marzo.

mercoledì 11 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 17; il risveglio del Black Mamba, secondo ko per Miami

di Luca Ngoi


Diciassettesima nottata NBA scoppiettante, con la vittoria dei Lakers firmata Bryant e il secondo crollo dei Miami Heat per mano della squadra più pazza della Lega: i Golden State Warriors. Continuano le marce di Oklahoma City e Portland ad Ovest (vittorie su Memphis e Clippers) e dei sorprendenti 76ers (vincenti contro Sacramento) ad Est, dove anche i Washington Wizards riescono a vincere una partita ai danni dei Raptors di Andrea Bargnani. Senza ulteriori indugi andiamo a scoprire top e flop dell'ultima giornata di basket americano.

TOP: KOBE BRYANT. 48 punti vi bastano? Il Mamba vede i Phoenix Suns, colpevoli a suo dire di qualche parola di troppo in occasione delle loro vittorie, e si infuoca mettendo in campo una prestazione che merita poche parole (o forse ne merita tantissime) per essere commentata. Con questa sono 108 le gare del numero 24 oltre i 40 punti, numeri che fanno paura solo a pronunciarli. La sua leadership sulla squadra è assoluta e non lo scopriamo certo adesso, e Luke Walton a fine gara ha detto che gli sembra sia ritornato il "numero 8", il problema è capire se sia tornato il numero 8 dei titoli con Shaq o quello della mancata qualificazione ai playoff e dell'eliminazione al primo turno. Il contesto di squadra sembra far propendere per questa seconda opzione, ma è certo che con gare di questo genere da parte del suo capo i Lakers possano ancora essere una contender credibile.

FLOP: LOS ANGELES CLIPPERS. Sono stati i dominatori indiscussi della off season con i loro innumerevoli e sensazionali colpi di mercato, ma la stagione regolare è iniziata un po' a singhiozzo. Per costruire una mentalità vincente non basta chiaramente un mercato in prima linea, ma ci vogliono anni e anni di programmazione e vittorie, cosa che ai Clips manca clamorosamente. I vari Chris Paul, Blake Griffin e Chauncey Billups si imbattono nella forza travolgente dei Trail Blazers e non riescono a contrastarla in alcun modo. Serve continuità a questa squadra, quella che Phil Jackson individuava in una striscia di almeno 5 vittorie consecutive; ne riparliamo quando arriverà.

LA SORPRESA: NATE ROBINSON. Di fatto contro Miami la vince lui. Golden State si ritrova sotto di 13 a qualche minuto dalla fine del match e la sensazione degli astanti è che la squadra sarà costretta ad incassare la solita sconfitta, ma non hanno fatto i conti con KryptoNate, che di fatto si accende e segna 15 dei suoi 24 punti finali nel quarto periodo, prima forzando l'overtime e poi mettendo in cassaforte la terza vittoria dei ragazzi di coach Mark Jackson che venivano da 6 sconfitte in fila (due delle quali già con Robinson a roster). Erano in tanti quelli che lo davano già per finito, ma questo è un ragazzo dalla determinazione infinita, e in assenza di Steph Curry potrebbe assumere il ruolo di leader che pare non essere cucito per Monta Ellis.

SARANNO FAMOSI: CHANDLER PARSONS. Nella vittoria dei Rockets su Charlotte il suo contributo è fondamentale. A fine partita saranno 20 punti e 7 rimbalzi per il rookie da Florida scelto ad inizio secondo giro nell'ultimo draft e che di fatto è già riuscito a scalzare Chase Budinger dal ruolo di ala piccola titolare a suon di prestazioni convincenti, eppure le caratteristiche dei due sono simili (bianchi, tiratori e buoni atleti entrambi), ma l'ex Gator evidentemente garantisce qualcosa in più quanto a solidità soprattutto sotto le plance. Si pensava potesse essere un giocatore inadatto alla fisicità del basket NBA e viceversa perfetto per l'Europa, ma ancora una volta le predizioni sulla carta lasciano il tempo che trovano.

mercoledì 4 gennaio 2012

NBA Regular Season Day 10; la grande rimonta dei Bulls e la ripresa dei Lakers

di Luca Ngoi


La NBA fa cifra tonda e arriva a dieci giorni di regular season. Non è ancora tempo di bilanci, ma è come sempre tempo di top e flop della nottata appena trascorsa, in cui i Bulls si salvano contro gli Hawks rimontando diciannove punti nel quarto quarto e i Lakers mostrano sempre più evidenti segni di ripresa anche grazie a un ritrovato Andrew Bynum (prova monstre da 21 punti e 22 rimbalzi per lui). Da segnalare anche le vittorie dei Grizzlies sui Kings, dei Jazz sui Bucks, dei Cavaliers sui Bobcats e la seconda sconfitta consecutiva degli Oklahoma City Thunder che cadono sul proprio parquet contro i Portland Trail Blazers. Ma non perdiamo ulteriore tempo e andiamo a scoprire i migliori e i peggiori di questa decima giornata di basket americano.

TOP: DERRICK ROSE. Il ragazzo di Chicago la vince letteralmente da solo nell'ultimo periodo, trascinando i suoi Bulls con la prima prova da 30 punti della sua stagione ai quali aggiunge anche 7 assist per confermare il suo status di dominatore assoluto di questa squadra, ancora priva di Rip Hamilton. La squadra della città del vento poteva essere 3-3 e invece è 5-1 soltanto grazie al suo MVP che ha praticamente risolto in proprio questa gara e quella con i Lakers. Onnipotente.

FLOP: MILWAUKEE BUCKS. Non perchè abbiano particolarmente deluso, probabilmente è solo un calo di energie fisiche in questa estenuante stagione, ma andare a Salt Lake City senza praticamente giocarsela contro una squadra abbordabile non è esattamente quello che ci si poteva attendere dalla squadra di coach Skiles, che avrebbe anche le potenzialità adatte ma che finora non è ancora riuscita ad esprimerle. In compenso ritrova un super Drew Gooden (24 punti e 12 rimbalzi) al posto dell'infortunato Bogut. Magra consolazione.

LA SORPRESA: KYLE LOWRY. Potevamo indicare anche Isaiah Thomas di Sacramento in questa categoria dati i suoi inaspettati 15 punti, ma dato che li ha realizzati in un lungo garbage time scegliamo la prova del playmaker di Houston, che nella sconfitta contro i Lakers dimostra di essere una point guard di primo livello sfiorando la tripla doppia (22 punti, 10 rimbalzi e 9 assist). In questi Rockets privi di una stella vera si sta sempre di più imponendo, e lo sta facendo gradino dopo gradino. Era partito come terzo playmaker tre anni fa: guardatelo ora.

SARANNO FAMOSI: KYRIE IRVING. Prima prova di grande spessore per la prima scelta assoluta dell'ultimo draft, anche se contro avversari non esattamente irresistibili. Per l'ex Duke arrivano 20 punti e 6 assist ai quali aggiunge anche due clamorose stoppate per guidare i suoi Cavs alla vittoria che li fa raggiungere la positività nel record (la franchigia dell'Ohio è ora 4-3). Cleveland non sarà ritornata quella di Lebron, ma è anche vero che non vedeva il numero delle vittorie maggiore di quello delle sconfitte da molto tempo, e un po' di merito è anche suo nonostante qualche difficoltà iniziale. Studente modello.

giovedì 29 dicembre 2011

In punta di penna. Pronostici di fine anno

di Luca Policastro


Dopo mesi di spasmodica attesa e Lock out paventato e mai , per fortuna, realizzato è finalmente cominciata la stagione NBA , ovvero il  Nirvana per ogni appassionato della palla a spicchi ;  questo pezzo vuole essere un riassunto delle opinioni del sottoscritto circa i destini della stagione regolare 2011/2012 . Incominciamo col botto : a mio avviso le finals saranno disputate dai Miami Heat contro gli Oklahoma City Thunder. Questa è attesa essere la stagione della consacrazione per la franchigia nata sulle ceneri dei Seattle Supersonics che a un campione ormai affermato come Kevin Durant affianca un cast di tutto rispetto, a cominciare dal play Russell Westbrook  (uno dei migliori in circolazione per capacità tecnico-atletiche) per passare dal “barba” James Harden fino a gregari di lusso come l’ex Boston Perkins (uno dei migliori intimidatori d’area con una stazza notevole) , Serge Ibaka (“spagnolo” appena visto un po’ sottotono al Real ma che “scollina” sempre oltre il ferro), Thabo Sefolosha (gli appassionati del basket italiano lo ricorderanno sicuramente a Biella, comunque uno dei migliori “panchinari” della lega) quindi Nazr Mohammed, ecc.  A mio parere questa squadra può andare fino in fondo e ambire all’anello perché i suoi giovani maturano un anno ulteriore di esperienza e perché ,almeno storicamente, le squadre più incisive son quelle forti di un maggior tonnellaggio sotto le plance( e qui non si scherza con gli svariati califfi prima elencati).
Passando ai rivali nella lotta al titolo (a parere un po’ di tutti gli “addetti ai lavori” ) cioè ai Fuochi della Florida , questi vengono ammessi di diritto alla contesa solo leggendo il loro roster debordante di talento, forza fisica, atletismo e tutto quello che volete voi : è inutile citare i big Three di oggi ( quelli di Boston per cui il termine fu inizialmente coniato sono in calo pauroso) LeBron,Wade e Bosh , anche se ormai così come si sente dire si possono definire Duopolio o Diumvirato vista la posizione defilata dell’ala ex Toronto : comunque nelle fila di Miami militano giocatori di grande esperienza del panorama NBA come Shane Battier(specialista come pochi) Juwan Howard(poco a dir la verità),Mike Miller (gran rincalzo dalla panca..) , Eddy Curry (che quando perderà qualche dozzina di kg sarà incisivo anzichenò) e giovani dal sicuro avvenire come il rookie Norris Cole (matricola con faccia tosta da vendere da Cleveland State decisivo con 12 punti nel quarto periodo contro i Celtics l’altra notte).
Alle spalle di queste squadre che son sicuramente più avanti nella lotta al titolo ci son le solite formazioni che ambiscono a un posto “al sole” : a Est,se non fosse perché è New York, proprio i Knicks avrebbero una squadra che a un talento(e a un monte salari ) smisurato (Stoudamire,Anthony,B-Davis,Chandler…) associa però la classica schizofrenia che non li ha mai portati, in tempi recenti, molto lontano; occorre poi citare anche i Boston Celtics che nonostante un roster dall’età anagrafica molto avanzata diranno la loro fino alla tarda primavera quando (e se) avranno tutti i loro effettivi a disposizione. Un passo indietro a Est lo fa Orlando , squadra troppo Howard - dipendente(sembrava se ne potesse andare fino a qualche giorno fa poi tutto è rimasto tal quale) e che ha del buon talento ma non bene assortito e soprattutto in Van Gundy un allenatore incapace di gestire la pressione delle gare decisive e che opera spesso scelte cervellotiche. “Last but not least” (anzi son i primi contender per il titolo dell’East) i Chicago Bulls dell,Mvp del giochino Derrick Rose e che han aggiunto un cecchino come Rip Hamilton  un parco giocatori di classe e esperienza come Boozer, Deng,Noah solo per citare i più importanti: questo mix di talento e freschezza atletica è allenato dal miglior allenatore (non solo in fase difensiva) della lega Tom Thibodeau , un uomo sicuramente di altri tempi per modo di lavorare, ma che è estremamente pragmatico e concreto.  Celtics voi lo conoscete?
Per quello che riguarda la sponda sul Pacifico da segnalare sicuramente i Los Angeles Clippers che hanno una formazione dal mix , che trovata la giusta chimica, è potenzialmente esplosivo ; i cugini dei suddetti son un po’ in difficoltà ma mai dare per morti i Lacustri che hanno dalla loro il miglior giocatore della “baracca”, uno che se vuole e se in grado fisicamente (ultimamene è un po’ martoriato dagli acciacchi fisici) le partite gliele vince da solo. I campioni in carica ,i Dallas Mavericks , han fatto un passo indietro perché hanno si aggiunto gente come Odom (non troppo ben visto in Texas però) e Vince Carter (in parabola molto discendente) ma hanno perso il centro che storicamente han cercato per anni disperatamente e che gli sigillava l’area pitturata , quel Tyson Chandler finito nella Big Apple e due gregari di lusso come JJ Barea (finito a capitalizzare gli scorsi PO da assoluto protagonista a Minny) e Rudy Fernandez (col Gallo a Denver).
Avendo citato i Celtics, gli “analoghi” (per struttura di roster e impronta di gioco) nella conference Ovest son i San Antonio Spurs la squadra che con Popovich ha il ciclo più vincente della storia NBA (coi C’s degli anni ’50 e i Lakers a cavallo dello scorso decennio) e che comunque annovera nelle proprie fila Tony Parker, Manu Ginobili e Tim Duncan. Saranno li a lottare pure loro dopo la magra figura dello scorso anno caratterizzata dall’uscita al primo turno con i Grizzlies (a proposito occhio alla loro voglia di riconfermarsi con un Gay in più , ma forse troppo dipendenti dalle “lune” di un fenomeno assoluto come Zeebo Randolph che è capace di passare da triple doppie a virgole clamorose nel giro di un battito di ciglia)
Possibile sorpresa del lotto una volta approdata ai Playoffs saranno i Denver Nuggets(che è la squadra di Gallinari, non perché ci gioca ma anche per carisma e leadership) che hanno un quintetto di tutto rispetto coi vari Lawson,Afflalo, Fernandez e Nenè Hilario  e che han dato una sberla mica da ridere ai campioni NBA  a domicilio.
Oscar della sfortuna va ai Portland Trail Blazers (i Clippers son stati ben felici di cederglielo) : dopo aver saputo che Greg Oden salterà un’altra intera stagione per i problemi cronici che lo affliggono hanno visto il ritiro della loro superstar Brandon Roy che a soli 27 anni appende le scarpette al chiodo per le sue ginocchia malandate.

Luca Policastro

p.s.  Essendo l’ultimo appuntamento per questo 2011 colgo l’occasione per augurare un felice anno nuovo a tutti gli amici che sempre fanno sentire il loro appoggio e ci seguono appassionatamente.

lunedì 26 dicembre 2011

Che Natale in NBA ! Top D-Rose, che sorpresa Ryan Anderson

di Luca Ngoi


Il momento che tutti attendavamo è arrivato. Finalmente la NBA ha lanciato in aria la sua prima palla a due (con la partita tra Boston e New York) e tutte le varie superstar coinvolte hanno potuto dimostrare, proprio in un giorno speciale come quello di Natale, di che pasta sono fatte e che ancora per un altro anno non sarà affatto facile avere la meglio nella Lega più spietata al mondo. Vediamo come sempre i top e i flop di giornata.

TOP: DERRICK ROSE. Non tanto per i numeri (22 e 5 assist da un MVP sono ancora normali), ma per come si è preso sulle spalle la squadra nel finale, andando letteralmente a vincere per Chicago una partita che sembrava già ampiamente persa, vista la carestia offensiva nel finale. Il canestro dell' 88-87 conclusivo va già inserita in una ipotetica top 10 di fine stagione. Inarrivabile.

FLOP: STEPHEN CURRY. Ha l'attenuante del solito problema al ginocchio (rimediato nell'ultima partita di pre season), ma 4 punti e 5 palle perse in 33 minuti di gioco non sono cose ammissibili. Se la forma fisica era quella che era allora avrebbe fatto meglio a stare in panchina, e allora il flop di giornata non andrebbe assegnato a lui ma a coach Mark Jackson che l'ha schierato.

LA SORPRESA: RYAN ANDERSON. Orlando perde Brandon Bass in ala grande, non ritrova la vittoria (Magic sconfitti ad Oklahoma City 89-97), ma acquista, pur avendolo sempre avuto in casa, un clamoroso sostituto dell'attuale giocatore dei Celtics. Parliamo di Ryan Anderson, che domina la scena lontano e sotto canestro segnando 25 punti e raccogliendo 10 rimbalzi. Giocatore perfetto per il sistema di coach Van Gundy, molto più del predetto Bass date le sublimi doti di tiratore da fuori. Può essere il suo anno.

SARANNO FAMOSI: IMAN SHUMPERT. 11 punti e 4 rimbalzi nella prima partita NBA non sono affatto male. Ma più che i numeri, a stupire è la leadership messa in campo da questo ragazzo che sprizza atletismo da tutti i pori, corre, salta e mette in campo anche delle discrete mani, nonostante i 10 tiri sbagliati. L'impressione è che lui possa essere quello che serve ai Knicks in contumacia Baron Davis, anche più di un confusionario Toney Douglas. Peccato per l'infortunio che lo ha fatto uscire nel finale, ma attenzione anche a lui nella corsa al rookie dell'anno.

venerdì 23 dicembre 2011

In punta di penna. Nella città degli angeli il vento è cambiato (finalmente)

di Luca Policastro



Nella seconda puntata di questa rubrica settimanale la miaattenzione va a focalizzarsi sulla Calfornia meridionale precisamente in quellacittà, Los Angeles, sulle cui colline spadroneggia la scritta Hollywood e neiversanti delle quali ci son le zone residenziali più ricche e esclusive almondo : Beverly Hills e Bel Air ( per intenderci dove fu ambientata la miticaserie tv con Will Smith ).
Come tutti sapranno per quello che concerne la palla aspicchi la storia della città è stata fatta dai Lakers che hanno collezionatoben 16 titoli NBA (secondi solo ai Celtics con 17) ma non bisogna dimenticarsi dell’esistenzadellla sorella “povera” cioè i Los Angeles Clippers ; adesso come adesso amaggior ragione non bisogna fare quast’errore perchè, dando un’occhiata alletrades imbastite quest’anno , sembra proprio che i Clips siano diventati ,almeno sulla carta, più forti , in forma e futuribili dei gialloviola. La franchigia del palazzinaro tirchio, Dan Sterling, quest’anno non ha badato(forse per la prima volta nella sua gestione ) aspese e ha allestito una formazione da “leccarsi le orecchie” : non contento di aver firmato il fortissimoCaron Butler ( pagando però 24 milioni di presidenti americani per 3 anni allostesso) e una vecchia volpe del parquet come Chauncey Billups(l’unico insquadra a poter vantare un anello vinto nel 2004 nella città delleautomobili,Detroit proprio contro gli attuali cugini )ha messo a segno ilcolpaccio di questo mercato dei free agent , assicurandosi le prestazioni delmiglior play della lega (ora che Nash ha finito la benzina ) cioè Chris Paulmandando in cambio in Lousiana Gordon ,Kaman e Aminu. Il front-office in regia fa paura perché oltre ai citati Paul eBillups a fare da back up c’è un signor giocatore come Mo Williams,spallaideale a detta dello stesso LeBron ai tempi di Cleveland , uno che a unadiscreta capacità di playmaker abbinauna mano molto educata soprattutto da dietro l’arco dei 6,75.
Ad ora i “velieri” hanno anche confermato il rookie daUniversity of Kentucky Eric Bledsoe, il suo cambio ex Minnesota RandyFoye, e sotto i cristalli formano lacoppia di lunghi il Rookie dell’anno Blake Griffin (uno che “salta poco “e chein asse con CP3 promette almeno la doppia cifra di alley-hoop a sera) dotato oltre al citato atletismo di una mano moltosottovalutata nel range fino ai 4-5 metri e DeAndre Jordan un altro che quando mette l’arancianel canestro tende a fartelo notare. Insomma quest’anno pare proprio che siafinita la maledizione dei Clips e che li rivedremo , con un ruolo di probabileprotagonisti, fino alla tarda primavera almeno.
Per quanto riguarda l’attuale seconda squadra di LosAngeles( chi avrebbe scommesso su di loro anche solo un solo cent solo un mesefa? ) sta deludendo le attese dei milioni di fans che ha sparsi per tutto ilglobo terracqueo : dopo aver tradato il miglior sesto uomo della lega ( a parimeritocon il Nasone ) per delle scelte a Dallas , non ha fatto mosse di sostanzialeimportanza : han firmato McRoberts (chi ? ) e quella scarpa vecchia di TroyMurphy (di recente passato da Boston) che quantomeno lasciano con l’amaro inbocca i tifosi gialloviola e non sembrano realmente utili al progetto aggancioai Biancoverdi di Bean Town: inoltre han cercato di mandare Gasol in ogni dovecon il catalano che di sicuro non l’avrà presa bene . Già non è rinomato per essereuno che in campo ci mette l’anima e che si butta su tutti i palloni sputandosangue (non ha la caratteristica garra argentina per intenderci )adesso saràancora meno motivato ; e come cilieginasulla torta del disastro compiuto dalla franchigia di Buss pare proprio chel’obiettivo dichiarato, Dwight Howard, cioè il gigante con corpo scolpito daPrassitele nel marmo di Carrara,(dopo che Paul è sfumato per lo zampinodell’avvocato Stern nonché commissioner e quindi capo della “baracca”) sia statotolto dal mercato dal fratello schizofrenico dei Van Gundy che,inspiegabilmente per il sottoscritto, siede ancora sulla panchina degli OrlandoMagic. Ad ora non si vede chi possano firmare per risolvere i problemi inposizione 1-5 cioè l’asse portante di ogni squadra quello che una volta sichiamava “play-pivot”.
E’ inoltre notizia recente che il Black Mamba che facilmentesalterà le prime partite di Regular Season per un leggero infortunio al polsooccorsogli nei giorni scorsi.
Insomma quest’anno la fortuna sembra aver girato le spallealla squadra di Hollywood , del glamour , del tifo non passionale ma modaiolo( èscontato trovare attori, star,starlette, politici alle partite dei Lacustri allo Staples Center -perfino Lapo Elkann come molti ricorderanno-) che sembradestinata a un declino a meno di interventi decisi e pesanti sul mercato deifree-agent o tramite trades ; tutto ciò contrasta con la competitività della sorellasfigata alle cui partite fino a poco tempo fa il 90 % degli spettatori eracostituito da tifosi Lakers ai quali veniva regalato il biglietto per seguiregli altri quando la squadra del cuore giocava in trasferta.

Con questo articolo per il blog colgol’occasione per augurare un Buon Natale a tutti i nostri lettori e un feliceAnno nuovo.

giovedì 22 dicembre 2011

NBA Preseason Day 7, Blake top, Lakers (ancora) flop

di Luca Ngoi


Da oggi cambiamo leggermente rotta: per raccontarvi i risultati della notte NBA non vi elencheremo più una serie di numeri che magari potranno anche annoiarvi, ma lo faremo descrivendo chi ha impressionato e chi ha deluso di più nella serata appena passata. Ovviamente vi invitiamo a dirci cosa ne pensate tramite i nostri vari contatti nei social network.

TOP: Blake Griffin. 30 punti e 7 assist nella vittoria contro i Lakers dopo una prima partita in un certo senso sotto tono sono un bel modo per riscattarsi. Se ci aggiungete alley hoop costanti, sia da passatore sia da finalizzatore avrete un serio candidato per l'MVP.

FLOP: LA LAKERS. Seconda sconfitta consecutiva nel derby cittadino, cosa che non capitava dall'età della pietra. Senza Kobe, ancora infortunato al gomito, non possono essere certo i 20 punti dalla panchina di Steve Blake a salvare la compagnia, pur aiutata da un Bynum in grande spolvero (26 e 11 rimbalzi). Servono rinforzi.

LA SORPRESA: NEW ORLEANS HORNETS. CP3 se n'è andato, ma nessuno sembra essersene accorto. I debutti di Gordon e Kaman sono positivi, il gruppo è giovane e ben allenato. Se poi ci si mette ad esplodere anche Quincy Pondexter un'altra partecipazione ai playoff non sembra un semplice sogno.

SARANNO FAMOSI: MARCUS MORRIS. Che ne dite delle parole top scorer? Ebbene, devono essergli state familiari nel post partita dei suoi Rockets contro gli Spurs, anche se non sono serviti i suoi 20 punti per evitare a Houston la seconda sconfitta consecutiva. Il rookie da Kansas potrà ritrovarsi presto con le chiavi di questa squadra in mano.