martedì 7 febbraio 2012

Lutto in casa Stoudemire

di Claudio Pavesi



Non tutte le notizie sono belle e spesso, anche se riguardano la sfera personale, possono influenzare la stagione e la vita di un giocatore. La notizia di oggi purtroppo è veramente brutta e riguarda Amar'e Stoudemire. L'ala dei Knicks nella mattinata di lunedì ha infatti perso il fratello maggiore, Hazell Stoudemire, deceduto tragicamente in un'incidente stradale nella città di Lake Wales, in Florida, lougo natale di entrambi i fratelli Stoudemire. Hazell, 35 anni, stavo guidando ad altissima velocità e senza indossare alcune cintura di sicurezza quando la sua auto si è scontrata contro il rimorchio di un camion, l'impatto è stato brutale e ha causato la morte immediata del fratello maggiore di Amar'e, gli unici dubbi che rimangono sono quelli sulla quantità di alcol presente nel corpo del guidatore. Non c'è davvero pace per Stoudemire, le sue percentuali infatti sono molto calate rispetto agli anni precedenti, non è stato nemmeno selezionato come titolare all'All-Star Game e ora invece questa tragedia, ovviamente di gravità molto maggiore rispetto agli altri due fatti puramente cestistici, è infatti per questo motivo che Amar'e salterà la prossima partita contro gli Utah Jazz per restare con gli altri membri della famiglia.

lunedì 6 febbraio 2012

Mercato NBA, insaziabili Clippers: l'obiettivo è JR Smith, ma attenti ai Knicks

di Luca Ngoi


Dopo il colpaccio Kenyon Martin sembra che i Los Angeles Clippers non vogliano accontentarsi e puntano l'occhio su tutti i migliori free agent disponibili senza differenze di ruolo. Come saprete oltre a Martin altri due ex Denver Nuggets erano approdati in Cina per passare il periodo del lockout: si tratta di Wilson Chandler e JR Smith, già autori peraltro di accesi duelli incrociati proprio nel campionato cinese. I Velieri adesso avrebbero messo gli occhi proprio sulla guardia che vedete raffigurata nella foto per rafforzare ulteriormente il loro già affollato reparto guardie aggiungendo un giocatore in grado di segnare punti veloci e in qualsiasi momento. L'unico problemo sarebbe in questo momento rappresentato dai New York Knicks, anch'essi molto interessati al giocatore e attualmente favoriti nella corsa ad assicurarselo, considerata la maggiore disponibilità economica del loro salary cap. I Clippers hanno infatti utilizzato la loro "trade exception" per firmare Martin, ma ne conservano altre due (portate in dote dagli scambi di Eric Gordon e di Al Farouq Aminu) rispettivamente da 3.8 e 2.7 milioni di dollari che intendono utilizzare per firmare uno o due giocatori, e inoltre mantengono sempre un "tesoretto" da 1.2 milioni per firmare un "veterano", status che Smith si è conquistato quest'anno. Insomma, si prospetta una battaglia all'ultimo centesimo tra le due grandi metropoli americane per assicurarsi quello che di fatto è, insieme a Wilson Chandler, il free agent attualmente più ambito. Che Smith possa servire di più ai Knicks sembra un fatto certo, vista l'estrema carenza di giocatori dalla panchina in grado di cambiare il corso delle partite con giocate inaspettate e soprattutto di segnare in qualsiasi modo possibile, dunque è possibile che New York possa essere più agguerrita nella corsa a JR, ma dal nuovo corso Clippers è lecito ormai aspettarsi di tutto: gli aggiornamenti sulla vicenda potrebbero arrivare più presto di quanto possiate immaginarvi quindi rimanete sintonizzati per le prossime novità di questo sempre più elettrizzante mercato NBA.

domenica 5 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 3; le grandi, tra difficoltà e nuove realtà

di Luca Ngoi


Ultima parte del nostro viaggio a puntate all'interno delle situazioni squadra per squadra dell'universo NBA. Oggi analizziamo le squadre cosiddette "grandi", le super potenze di questa Lega che attraversano destini controversi, tra chi vede un grande futuro e chi invece si ritrova schiacciato dal passato. Ma senza ulteriori indugi lanciamoci in questa ultima parte del nostro percorso.

CHICAGO BULLS (19-6). Se hai un MVP in squadra è difficile che tu possa andare troppo male. Se a Derrick Rose aggiungiamo poi uno degli allenatori in rampa di lancio e probabilmente già adesso il miglior esperto difensivo in circolazione allora non può che uscirne un mix che ti proietta al primo posto ad Est. I Bulls, qualche scivolone a parte, hanno dimostrato di saper contrastare qualsiasi squadra, non solo grazie alle accelerazioni del loro playmaker, ma anche grazie ad un collettivo di tutto rispetto che ha in Boozer e nell'onnipresente Deng i suoi picchi. La finale NBA è l'obiettivo dichiarato.

MIAMI HEAT (17-6). Leggermente sotto le aspettative questi Heat, che dopo una partenza a razzo si sono un po' fermati. Il paradosso è che senza Wade, con i soli Lebron e Bosh a fare da trascinatori, questa squadra ha espresso forse il suo miglior basket e sono arrivate molte più vittorie che sconfitte. I Big Three assieme palesano ancora qualche difficoltà, l'attacco non sempre scorre fluido come dovrebbe e potrebbe essere, ma le combinazioni tra il numero 6 e il numero 3 sono da stropicciare gli occhi. Se i vari Battier, Miller ed Haslem riescono ad effettuare il cosiddetto step up il gioco potrebbe essere fatto.


ORLANDO MAGIC (15-9). La domanda che tutti si fanno è sempre la solita: Dwight Howard verrà veramente ceduto prima della trade deadline? Questo è il caso che tiene sempre banco all'interno della squadra, che non può fare a meno di ottenere qualcosa in cambio del suo centro titolare, aiutato quest'anno dalla grande scoperta Ryan Anderson, il numero 4 perfetto per il sistema di coach Van Gundy che si sta decisamente imponendo come uno dei giocatori più migliorati della Lega. Qualche battuta d'arresto di troppo nelle ultime partite, compresi i 55 punti segnati contro i Celtics sono segnali abbastanza preoccupanti, ma l'accesso ai playoff non è in dubbio. Per il dopo Howard comunque è già necessario pensare ad una rifondazione, magari partendo da Andrew Bynum?


BOSTON CELTICS (13-10). Il record è stato rimpinguato solo ultimamente, dopo una partenza a rilento anche a causa degli infortuni di Rondo e Pierce la squadra ha iniziato a girare, scoprendo il talento di Avery bradley dalla panchina e un sempre solido Pietrus come cambio di The Truth. Il GM Danny Ainge ha già espresso la sua volontà di cominciare la ricostruzione della squadra, che non dovrebbe avere problemi a raggiungere i playoff ma che sarà comunque costetta a cedere almeno due delle sue tre pedine storiche e fondamentali per ricominciare dai giovani.


NEW YORK KNICKS (9-15). La vittoria della notte contro i Nets era quasi obbligata, la panchina di coach D'Antoni sembra poter saltare da un secondo all'altro, e secondo qualcuno sarebbe già dovuta saltare proprio in queste ore di Super Bowl per dare meno risalto alla notizia in un periodo di media intasati solo e soltanto dal football. I problemi sono innumerevoli, dalla difficile convivenza dei tre tenori Anthony, Stoudemire e Chandler alla continua assenza di un play, ed è difficile pensare che il ritorno del Barone possa salvare una stagione sicuramente non iniziata sotto i migliori auspici.


OKLAHOMA CITY THUNDER (18-5). Kendrick Perkins l'aveva detto: non inganni il calendario "facile" di Durant e compagni perchè le vere sfide sarebbero arrivate più tardi. E infatti puntualmente nella notte ci hanno pensato Tony Parker e i suoi 42 punti a ridimensionare un minimo le ambizioni dei Thunder, che restano ancora i favoriti ad Ovest per il loro mix di bel gioco, grandi spaziature e atletismo, ma rimangono da testare fino in fondo contro avversari di una certa caratura come gli Spurs. Il prossimo tour de force che li porterà a giocare quasi ogni notte sarà un altro banco di prova importante per capire dove possono realmente arrivare.


LOS ANGELES LAKERS (14-10). Per ora Kobe, Gasol, Bynum e poco altro per i gialloviola, che sostanzialmente basano su questo trio la pressochè totale produzione del loro fatturato. Il Mamba sembra essere tornato quello col numero 8, che segnava sempre e in qualunque modo ma che, forse ossessionato dall'ombra di Shaq, non vinceva, mentre gli altri due, il catalano in particolare, giocano sempre con un po' di apprensione per uno scambio che potrebbe essere imminente, soprattutto dal post All Star Game al 15 Marzo, quando ogni giorno potrebbe essere quello giusto per portarli ad Orlando in cambio di Dwight Howard, ma il vero problema è la mancanza di un playmaker giovane e possibilmente talentuoso, e i nomi di Gilbert Arenas e Ramon Sessions, in possesso di una sola delle due caratteristiche richieste (Arenas il talento, Sessions la gioventù) sembrano non appassionare.


DALLAS MAVERICKS (14-11). Mettere insieme una squadra quasi completamente nuova in meno di un mese non è facile, e per questo la partenza è stata da dimenticare per i campioni in carica, che comunque sembrano essersi ripresi e destinati ad una seconda parte di stagione in crescendo. Con il Nowitzki delle ultime partite ripetere l'impresa del titolo non sembra possibile, ma tutti sanno che quando conterà anche il tedesco tornerà nelle migliori condizioni tecniche. Meglio non darli totalmente per tagliati fuori in una prospettiva titolo, sicuramente la Finale ad Ovest è ancora un obiettivo plausibile per il gruppo di Rick Carlisle.


SAN ANTONIO SPURS (16-9). Se solo trovassero un po' di continuità lontano da casa ripetere il primo posto (peraltro infruttuoso) dello scorso anno non sarebbe un'impresa così peregrina. Peccato che invece Duncan e compagni siano allergici alla vittoria fuori dalle mura amiche, mentre all'interno dell' AT&T Center i nero argento danno il meglio di loro stessi, guidati da un Tony Parker nuovamente in versione stellare in attesa del recupero di Manu Ginobili, fino a questo momento sostituito perfettamente dal ripescato Danny Green, ragazzo uscito da North Carolina e caduto un po' in disgrazia che invece si sta riciclando come specialista di tiro in Texas. Assieme a lui crescono gli Spurs del futuro, Kawhi Leonard e Tiago Splitter su tutti da tenere in estrema considerazione.


Con questo si conclude il nostro speciale all'interno delle 30 squadre NBA, anzi no. Già, ne manca ancora una: stiamo parlando dei Phoenix Suns, che non essendo nè una grande nè una piccola nè un team in rampa di lancio non abbiamo saputo inserire in nessuna categoria. Li analizziamo a parte dicendo che sicuramente i bei tempi di D'Antoni e del pick n roll Nash-Stoudemire sono passati; le prospettive per questa squadra sono ben poche, ma il rookie Markieff Morris ha già giocato qualche buona partita, e una buona pesca al prossimo draft consentirà anche alla franchigia dell'Arizona di riprendersi, resta da decidere se con o senza il suo playmaker storico.

Edimes Pavia: sconfitta contro Novara. E' già finito l'effetto della cura Fiume?

di Davide Quaranta

Arriva un'altra sconfitta per il Basket Bridge targato Edimes, contro la seconda in classifica Bluenergy Novara. I giocatori di coach Fiume partono con un piglio che non è dei migliori, e sotto i colpi di un ispiratissimo Giroldi, che non fa rimpiangere la scarsa vena realizzativa del "capocannoniere" Negri, chiudono il primo quarto sotto per 16-23.
Il tentativo di rimonta del secondo periodo di gioco è subito arginato da una attentissima squadra ospite che trova sostegno in Barbirato (19 punti per lui). Nei primi 20 minuti i gialloblu non riescono ad ingranare in attacco, con Cristelli che trova tante difficoltà nel realizzare anche da vicino. Anche Benevelli fatica ad entrare nel ritmo offensivo, anche merito della buonissima difesa dei piemontesi.
Dopo l'intervallo lungo i padroni di casa rientrano in campo con un atteggiamento diverso che li porta fino al -6. Dopo due urlacci del coach ospite, i novaresi ritrovano una grande difesa e una buona fluidità che permette loro di allungare fino al rassicurante + 11 (66-55 al 30esimo).
Nel quarto quarto Novara riesce ad allungare ancora, e questo porta un po' di nervosismo in casa Edimes: dopo il fallo tecnico a Pomenti, ne arriva un altro a Corcelli reo di protestare per un fallo (secondo lui) subito sottocanestro. Con la partita già scappata, gli ultimi minuti servono solo a stabilire lo scarto definitivo tra le due squadre, che sarà di 16 punti (73-89 il finale).

L'Edimes Pavia ora vuole subito ripartire già dalla prossima giornata, che la vedrà impegnata a Domodossola contro la BPN Domodossola, il 12 febbraio alle ore 18.00, con la speranza che la squadra di Fiume torni a vincere in DNC.

Tabellini:
Edimes Pavia:
Cristelli 19, Rossi 5, Conti 17, Benevelli 18, Pomenti 7, Beretta 3, Corcelli 2, Marsili 2, Carrera.

Bluenergy Novara:
Giroldi 22, Negri 10, Ceper 10, Degiovanni 10, Prestini 13, Barbirato 19, Ilic 5, Manitta, Leone, Mari.



Onomastica NCAA: i nomi più strani del college basket !

Di Federico Bianchi.



Dopo l'articolo sulle regole del college basket, passiamo a un lato più simpatico di questo mondo cestistico bellissimo: una carrellata dei nomi più strani presenti tra i giocatori della Division One.
Se siete abituati a seguire l'NBA e pensate che Dwight, Dwayne o LeBron siano nomi piuttosto strani, aspettate di leggere qualcosa di ancora più strano, perchè la fantasia degli americani non ha confini, soprattutto per quanto riguarda i nomi di battesimo. Partiamo con la carrellata:

LE'BRYAN Nash: iniziamo con un giocatore che sta molto a cuore a due dei miei colleghi di Basketzone, Claudio e Luca, che sono due grandi sostenitori della guardia di Oklahoma State. Le'Bryan è un Freshman, cioè un giocatore al primo anno in NCAA e parte in quintetto per la squadra dell'Oklahoma realizzando in media 13.3 punti a partita. Ma è solo l'inizio...

PE'SHON Howard: un altro nome molto strano per la guardia titolare dei Maryland Terrapins, squadra che questa stagione non è ancora riuscita ad entrare nel ranking. Pe'Shon quest'anno porta alla causa 6.7 punti a partita.

JEWUAN Long: un'altra guardia nella nostra speciale classifica. Long gioca nella squadra che ha sorpreso l'NCAA intera quest'anno: Murray State, attualmente alla decima posizione del ranking.
Probabilmente aiutata anche da una schedule piuttosto semplice Murray State, con un record di 22-0, è l'unica squadra ancora imbattuta della Division One, anche grazie agli 8.9 punti di media di Jewuan.

QUINCY Acy e QUINCY Miller: due in un colpo solo! ho citato insieme questi due giocatori perchè entrambi giocano a Baylor, squadra al numero 6 del ranking. Acy è un senior, mentre Miller è freshman ed entrambi contribuiscono alla causa dei Bears con più di 12 punti a partita. Diciamo pure che i due Quincy sono un ottimo supporting cast per il fenomenale Perry Jones.

DRAYMOND Green: il numero 23 dei Michigan State Spartans è forse uno dei giocatori più forti inseriti in questa speciale classifica. Contribuisce al successo della squadra di Tom Izzo con 14.9 punti e 10.3 rimbalzi a partita. Senza dubbio il giocatore più talentuoso degli Spartans oltre che il leader della squadra.

J'COVAN Brown: il junior di Texas è uno dei migiori realizzatori della Division One, con 19.7 punti di media, ma quest'anno i Longhorns non riescono proprio ad ingranare e non sono ancora nel ranking NCAA.

SHABAZZ Napier: Napier è un giocatore che chi ha seguito il torneo NCAA dell'anno scorso ricorderà piuttosto bene, infatti è il playmaker titolare dei Connecticut Huskies, che l'anno scorso hanno vinto il titolo grazie a lui e Kemba Walker. Anche quest'anno Napier è il playmaker titolare di U-Conn, ma i risultati sono un po' meno esaltanti, infatti gli Huskies a causa di troppi errori sono fuori dal ranking, nonostante i 13.6 punti di media di Napier e il talento di Drummond e Lamb.

DAVANTE Gardner: l'ala grande dei Marquette Golden Eagles è uno dei protagonisti della foto scelta all'inizio dell'articolo (quello in maglia gialla) e sta contribuendo all'ottima stagione di Marquette, che da qualche settimana a questa parte è stabilmente nel ranking. Davante porta alla causa 9.8 punti e 5.4 rimbalzi a gara.

SIR'DOMINIC Pointer: i nomi più stravaganti però ci derivano dai Saint John's Red Storm, squadra che ha dovuto rivoluzionare il proprio roster con una serie di freshmen che stanno facendo piuttosto bene. Pointer è uno di questi, ma nonostante il suo apporto e quello del prossimo membro della classifica i Red Storms non sono nel ranking NCAA.

Chiudiamo alla grande con l'altro protagonista della foto scelta per l'articolo: direttamente da Saint John's....

GOD'SGIFT Achiuwa: il numero 3 in maglia rossa è stato chiamato dai suoi genitori God'sgift, che tradotto in italiano sarebbe letteralmente "Donodidio", tutto attaccato ovviamente. Tuttavia a parte il nome folcloristico Achiuwa ha un buon rendimento in stagione per i Red Storms, con 9.9 punti e 6.0 rimbalzi a partita.

Si chiude così la nostra rassegna dei nomi più strani del college basket; spero che vi siate divertiti a vedere quanto sconfinata sia la fantasia degli americani in fatto di nomi, ma che abbiate colto anche le varie informazioni su questi giocatori, che al di là dei nomi si rivelano particolarmente interessanti anche sul piano del gioco. Buon Proseguimento con il college basket e continuate a seguire il blog di Basketzone.



venerdì 3 febbraio 2012

UFFICIALE: Kenyon Martin ai Clippers

di Luca Ngoi


Le telefonate di Chauncey Billups devono avere fatto effetto. Come anticipato nei giorni scorsi dal nostro blog infatti l'ala grande ex Denver si unirà alla squadra della Città degli Angeli per rinforzarne il reparto dei lunghi e in generale aggiungere un grosso contributo alla fin qui discontinua fase difensiva dei Clips, che sin da inizio stagione ricercavano un lungo del carisma e del talento di K-Mart, che sembra poter essere finalmente il pezzo mancante a Lob City per essere competitiva anche in chiave titolo. Martin infatti, fino all'anno scorso con i Nuggets, era considerato dai tifosi e dalla stampa di Denver una sorta di "quarterback difensivo", per dirla in parole forse più immediate per il pubblico italiano una specie di "regista" della difesa, da lui coordinata un po' sullo stampo del ruolo di Kevin Garnett ai Celtics. I Clippers dunque fanno sul serio: l'età degli errori e delle gaffe è passata, benvenuti nel Nuovo Mondo.

La dura legge del PalaDesio: contro Cantù cade anche il Maccabi Tel Aviv!

di Davide Quaranta


Finisce il "day 3" delle Top 16 di Eurolega che porta in dote una vera e propria impresa compiutà dalla Bennet Cantù, che batte tra le mura amiche (sta diventando un'abitudine) il Maccabi Tel Aviv di Papaloukas e Shortsanitis. Miglior marcatore dell'incontro è Micov con 17 punti, ma il mattatore, manco a dirlo, è sempre lui: Gianluca Basile. Il "Baso" fa segnare un 4/7 dalla lunga distanza che, unito all'immensa intelligenza cestistica, ha dato la possibilità ai lombardi di poter aggiudicarsi un match sulla carta proibitivo. Per gli ospiti ha provato a fare la differenza Keith Langford (15 punti) insieme a Richard Hendrix che, con 27 di valutazione, è stato il migliore in campo per la squadra di Coach Blatt.
Con questa vittoria, Cantù si porta al secondo posto del girone (2 vittorie e 1 sconfitta), dietro solamente al Barcellona, lasciandosi alle spalle il Maccabi e lo Zalgris (entrambe sconfitte a Desio).

Bella vittoria anche per la Montepaschi Siena, corsara per la seconda volta in terra spagnola: dopo aver espugnato Madrid, i toscani passano a Malaga con un grandissimo Moss (20 punti e 7 rimbalzi) e un ottimo Lavrinovic.La terza vittoria in altrettante partite lancia Siena al primo posto in solitaria davanti a Real Madrid, Bilbao e Malaga.

La nota dolente arriva, ancora una volta, dall'EA7 Milano, che non riesce a imporsi sul difficile parquet dell' Unics Kazan, cadendo sotto i colpi delsempre più leader Henry Domercant. Ai padroni di casa bastano 59 punti per vincere, visto che Milano si "accontenta" di segnarne 44 con percentuali al tiro degne di una squadra di minibasket (32% da 2 e 23 % da 3). La squadra di Scariolo è sempre più ultima in un girone G che vede un sorprendente Unics in testa con 3 vittorie e nessuna sconfitta, seguito a ruota dal Panathinaikos e dal Fenerbahce.

Nel prossimo turno comincerà il girone di ritorno, nel quale il quadro delle partite rimarrà lo stesso, ma a campi invertiti. La speranza è quella di potervi raccontare un bel 3-0 per le squadre italiane.

Blake Griffin: "Gara delle schiacciate? No grazie"


di Claudio Pavesi


Nella notte della rivelazioni dei quintetti dell'All-Star Game arriva una super news sull'All-Star Saturday. Pochi giorni fa Lebron James si era detto interessato nel partecipare alla prestigiosa gara delle schiacciate per sfidare Blake Griffin che però proprio poco fa ha dichiarato, con sospresa di tutti, che non ha intenzione di difendere il titolo di miglior schiacciatore dell'NBA vinto l'anno scorso a Los Angeles, infatti l'ala dei Clippers, dopo la sconfitta con i Nuggets, ha parlato con i giornalisti e ha confidato che il calendario di questa stagione è particolarmente estenuante quindi ha intenzione di sfruttare al massimo ogni pausa per riprendere le forze. Griffin d'altronde sarà impegnato anche venerdì 24 febbraio nella partita tra Rookies e Sophomores oltre ovviamente alla più importante partita delle stelle del 26 febbraio in cui partirà in quintetto, l'unico impegno da cui poteva esimersi era la gara delle schiacciate anche se questa sua decisione farà molto discutere anche e soprattutto ai piani alti degli uffici dirigenziali dell'NBA che avrebbero avuto in Griffin il principale motivo degli ascolti televisivi negli eventi di sabato, anche personalmente, se provo a mettermi nei suoi panni, non posso che dargli ragione dato che proprio quando il 90% dell'NBA si prende la pausa più lunga dell'anno lui deve disputare tre eventi in tre giorni ma, da spettatore che non vede l'ora di osservare i voli disumani del giocatore ex Oklahoma University non posso che essere un po' deluso. Blake ha anche detto di essersi divertito l'anno scorso ma che quel tipo di competizione non è propriamente il suo genere preferito e che l'NBA è piena di ragazzi talentuosi e atletici che sarebbero in grado di fare molto meglio di quanto abbia fatto lui, in compenso Lebron James ha annunciato di essere ancora interessato a partecipare all'evento nonostante l'assenza di Griffin quindi non stupiamoci se l'NBA stessa farà grosse pressioni sul giocatore dei Miami Heat, il suo nome infatti porterebbe una quantità di ascolti esorbitante per non parlare del fatto che la possibilità di confrontarsi con Lebron potrebbe indurre molte stelle a dichiararsi come papabili partecipanti allo Slam Dunk Contest di quest'anno.

All Star Game 2012, ecco i quintetti



di Claudio Pavesi

Finalmente sono stati pubblicati i quintetti del sessantunesimo All-Star Game 2012 che avrà luogo ad Orlando, Florida nella notte del 26 febbraio, giorno a molti già famoso per essere il mio compleanno ma questo non è così importante come sembra. Come sapete i quintetti sono scelti dai voti della gente mentre le riserve saranno scelte dagli allenatori e i saranno note solo il 9 di febbraio.
So che volete i nomi quindi non indugio oltre. L'est presenta Dwight Howard (Orlando Magic), Carmelo Anthony (New York Knicks), LeBron James (Miami Heat), Dwyane Wade (Miami Heat) e Derrick Rose (Chicago Bulls). L'ovest invece risponde con Andrew Bynum (Los Angeles Lakers), Blake Griffin (Los Angeles Clippers), Kevin Durant (Oklahoma city Thunder), Kobe Bryant (Los Angeles Lakers) e Chris Paul (Los Angeles Clippers).


Non male vero? Da segnalare c'è il debutto all'All-Star Game di Bynum che parte al massimo, subito in quintetto, mentre per Blake Griffin è già la seconda volta tra le stelle ma la prima nello starting five, curioso invece il fatto che Durant sia l'unico giocatore dell'Ovest che non sia di una delle due squadre di Los Angeles. Il leader assoluto nei voti è stato il padrone di casa Dwight Howard (non per niente nella foto già con la maglia che indosserà il 26 febbraio) con 1,600,390 ormai al suo sesto All-Star Game mentre il leader per l'Ovest è stato Kobe Bryant con 1,555,479 che si prepara a disputare la sua personale partita delle stelle numero 14. A differenza dell'anno scorso notiamo solo un cambiamento per squadra: l'assenza di Yao Ming all'Ovest, ormai ritiratosi e sostituito da Griffin, e la mancanza di Amar'e Stoudemire all'Est, sostituito dal compagno di squadra Carmelo Anthony, a sua volta già sotto i riflettori dato che è l'unico giocatore la cui squadra ha un record inferiore al 50% di vittorie ed è anche l'unico che rispetto all'anno scorso è peggiorato sia nei punti segnati che nella percentuale realizzativa.



giovedì 2 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 2: le squadre in rampa di lancio

di Luca Ngoi


Continua il nostro viaggio all'interno delle squadre NBA e delle loro situazioni dopo un mese e spiccioli di basket giocato. Dopo aver considerato le cosiddette "piccole" spostiamoci ad un livello superiore con alcune squadre che sono in rampa di lancio e, nella maggior parte dei casi, stanno anche mostrando un basket molto apprezzabile. Senza ulteriori indugi dunque andiamo a vedere la situazione di questi team uno a uno.

PHILADELPHIA 76ERS (16-6). Nessuno ad inizio stagione aveva fatto caso a questi ragazzi che, con un gruppo pressochè immutato e sotto la guida di Doug Collins, sta davvero stupendo tutti. I Sixers si stanno infatti imponendo in modo silenzioso, vittoria dopo vittoria e grazie ad un sistema di gioco che valorizza allo stesso modo tutti i giocatori a roster. Se consideriamo che il top scorer è il sesto uomo Lou Williams allora capiamo veramente l'essenza di questa Philly: uno per tutti, tutti per uno, come i tre moschettieri, solo che loro andranno ai playoff, e probabilmente faranno anche strada.

ATLANTA HAWKS (16-6). Stesso identico record di Philadelphia e anche la situazione della squadra è accomunabile. Gli Hawks infatti sono riusciti a superare ogni avversità, dalle critiche ad inizio stagione (ritmi troppo bassi, poco divertimento, Joe Johnson non è un vincente, Josh Smith è una testa calda, manca un playmaker) all'infortunio per tutta la stagione del centro titolare Al Horford. Tutto ciò sarebbe bastato per distruggere la stagione di qualsiasi squadra, ma non degli Hawks, che hanno saputo valorizzare al massimo il materiale umano a disposizione, facendo di Teague un point man affidabile e passando sopra all'infortunio di Horford, rimpiazzato con un sorprendente Pachulia. E poi sono riusciti a rivitalizzare McGrady. se non è una stagione fortunata questa...

INDIANA PACERS (15-6). Ecco una squadra che fino all'anno scorso sembrava essere entrata in un tunnel senza uscita e che invece, dopo l'esonero di coach O'Brien e l'arrivo dell'ex assistente Frank Vogel, ha saputo ricompattarsi attorno ad un gruppo formato da giovani molto più che interessanti (Collison e George sono le due pietre angolari su cui costruire un futuro) e ad un ex All Star come Danny Granger, che pare aver acquistato una mentalità vincente, utile a condurre i compagni attraverso le avversità che naturalmente si presenteranno ai playoff. L'anno scorso il coach e lo stesso team, dopo l'uscita al primo turno contro i Bulls (4-1 molto bugiardo) avevano promesso che sarebbero tornati più forti, una promessa che sarà sicuramente mantenuta.

PORTLAND TRAIL BLAZERS (13-9). La partenza era stata molto interessante, poi qualche sconfitta in fila ha ridimensionato gli animi di squadra e città. Nonostante tutto comunque il record è ancora promettente, e l'assunto acquista dimensioni ancora più interessanti, al limite del pittoresco, se consideriamo che prima dell'inizio della stagione la stella della squadra, Brandon Roy, si era ritirata per i cronici problemi fisici, e ancor prima l'ex prima scelta assoluta, Greg Oden, aveva subito l'ennesimo infortunio della carriera che lo costringerà a saltare anche quest'anno agonistico. Insomma, come gli Hawks anche i Blazers si sono dimostrati una squadra dal grande cuore e capace di far fronte a tutte le avversità. Con un LaMarcus Aldridge sempre più continuo e l'affidabilità di Jamaal Crawford dalla panchina superare finalmente il primo turno di playoff potrà essere qualcosa più di un sogno.

DENVER NUGGETS (14-7). Coach George Karl è un rivoluzionario. Ha infatti dichiarato che vuole riuscire nell'impresa di vincere un titolo senza la presenza di una stella a roster. I Nuggets infatti non hanno un vero e proprio leader dichiarato, ma come per i Sixers hanno dieci giocatori in grado di trascinare la squadra verso la vittoria in ogni singola partita. Da Gallinari (appena rinnovato e top scorer di squadra), a Lawson, a Nenè fino ad arrivare a Rudy Fernandez, tutti i Nuggets possono prendersi la squadra sulle spalle, giocano senza un playbook codificato e si affidano alle invenzioni di Ty Lawson e dei loro esterni, tutti creativi e dotati di grande atletismo. Ovviamente il tutto può assumere una connotazione positiva e una negativa, e forse a Denver non arriverà un titolo, ma i tifosi del Pepsi Center sono i meno annoiati dell'NBA, e qualche volta si tolgono anche qualche sfizio compiendo imprese random.

UTAH JAZZ (12-8). Alzi la mano chi a inizio stagione avrebbe scommesso sui Jazz, una squadra privata nell'annata precedente della propria stella (Deron Williams), di fatto affidata ad un'armata di ragazzi che sembravano lasciati al loro destino senza regole stabilite e con un coach (Tyrone Corbin) già sulla graticola senza aver nemmeno giocato una partita. Nessuno però aveva fatto i conti con il duo di lunghi formato da Paul Millsap e Al Jefferson, rivelatisi invece decisamente solidi e pericolosi anche per le migliori front line della Lega. Il fulcro della franchigia sono loro due, attorno ai quali ruotano Devin Harris e il sophomore (giocatore al secondo anno) Gordon Hayward, ala molto più solida di quello che si potesse pensare. Il rookie Enes Kanter, scelto alla numero 3, non ha ancora dimostrato quasi nulla, ma se dovessero arrivare ai playoff, o comunque tra le prime dieci ad Ovest potrebbero anche fare finta di niente.

LOS ANGELES CLIPPERS (13-6). Le difficoltà iniziali sono dovute ad una chimica ancora da affinare, ma l'intesa tra Blake Griffin (in foto, ndr) e Chris Paul è già ottima, come può testimoniare Kendrick Perkins. I Clippers hanno tolto i titoli dei giornali dalla metà gialloviola della città, e soltanto per questo la stagione da salvare, dopo anni e anni di angherie mediatiche e tecniche. I duelli stagionali vedono la contesa sull'1-1 (3-1 se si considera anche la pre season), ma la gara dello spettacolo non è nemmeno iniziata e le quote non sono neanche uscite. I playoff sono l'obiettivo dichiarato, e salvo squilibri saranno portati a casa, ma di qui a due anni, a patto che CP3 rinnovi il contratto che scade nell'estate del 2013, attenti ai "Velieri" anche in chiave titolo.

HOUSTON ROCKETS (12-10). Il cambio di coach, da Adelman a McHale, poteva essere traumatico, e invece l'ex ala dei leggendari Celtics ha saputo mettere insieme una squadra che gira attorno al grande realizzatore Kevin Martin, alla grande sorpresa Kyle Lowry (12.1 punti e 8 assist a gara), al rookie da Florida Chandler Parsons, stopper difensivo e presenza atletica, e infine ad un ritrovato Sam Dalembert. Il record è positivo ma ora come ora non basterebbe per i playoff ad Ovest, ma i Rockets saranno tra le squadre  che lotteranno fino in fondo per assicurarsi la tanto agognata ottava posizione, inoltre l'età media è tale da far sperare cose migliori per il prossimo futuro, magari con una scelta intelligente nel prossimo ricchissimo draft.

MEMPHIS GRIZZLIES (11-10). Siamo sicuri che con Zach Randolph abile e arruolato alla "pugna" il record sarebbe ancora questo? I Grizzlies, reduci dalla semifinale di conference agli scorsi playoff, avevano iniziato la stagione con grandi speranze, ma l'infortunio di Z-Bo e quello del playmaker Mike Conley hanno causato difficoltà inaspettate. Col rientro del point man da Ohio State però le cose in casa Memphis si sono ricombinate e la squadra ha ricominciato a girare, sospinta dalla crescita di Rudy Gay (viceversa sottotono nelle prime gare stagionali) e soprattutto a quella di OJ Mayo, sempre più a suo agio nell'uscire dalla panchina e "spaccare" le partite col suo impatto realizzativo. Randolph probabilmente non tornerà, e questo è un peccato, ma in queste condizioni per la squadra di coach Hollins lottare arduamente per i playoff è già un bel traguardo.

Michele Baudino a "Basket e Dintorni"

di Matteo Ranzini

“Non c’è più il basket di una volta…”. Tra un amarcord della scuola cestistica slava, l’analisi del momento della Paul Mitchell e uno scherzo a Luca Marmugi la puntata di Basket e dintorni di giovedì 2 febbraio su Rtp che ha visto come ospite l’assistent coach Michele Baudino ha riservato divertimento e sorprese.
“Adam Mink è il nostro Marmugi quest’anno”, ha detto Baudino, “tiene su il gruppo…e poi un po’ ci assomiglia...”. L’assistente di coach Baldiraghi ha anche illustrato come si vive la settimana tra allenamenti, video dei prossimi avversari, contatti con lo staff medico…e non è mancato il riferimento al prossimo impegno di Pavia, sabato a Latina.
“Non tragga in inganno la batosta patita da Latina a Trento (-56)”, ha detto Baudino, “la squadra laziale in casa ha battuto Casalpusterlengo e ha dato filo da torcere a Omegna. Noi ci arriviamo con Pederzini recuperato e con la fiducia dopo la bella vittoria contro Chieti. Certo la doppia trasferta anche logisticamente non aiuta…ci aspettano viaggi in pullman e speriamo il tempo sia clemente…”.
Infine il quintetto dei sogni di Michele Baudino: “John Stockton come play, Michael Jordan guardia, Dejan Bodiroga ala piccola, Dirk Nowitzki ala grande e Shaquille O’Neall come centro. Un mix di Europa e states per un basket che sia melting pot”.

NCAA Basketball: istruzioni per l'uso.

Di Federico Bianchi.


Da diverso tempo ormai sul blog di Basketzone trova spazio la rubrica di Claudio Pavesi "Tanta voglia di ranking", nella quale ogni settimana Claudio vi tiene aggiornati sull'andamento di uno dei campionati che a noi del team Basketzone sta più a cuore: la Division One del college basket americano. Visto il recente successo di questa rubrica, vorremmo cercare di creare ancora più interesse intorno a questa realtà, in quanto riteniamo che sia una realtà cestistica di altissimo livello, lo scopo di questo articolo e fare chiarezza su alcuni punti "oscuri" del college basket, per permettere a tutti voi lettori di godervi appieno i nostri aggiornamenti settimanali.
Iniziamo con una piccola precisazione: la sigla NCAA da noi usata è relativamente inappropriata, infatti ciò di cui noi parliamo non è l'NCAA, che è una lega che comprende tutti i campionati collegiali americani di tutti gli sport, ma il campionati di Division One, cioè la massima serie del basket collegiale. Questo campionato comprende oltre 300 squadre, in rappresentanza dei diversi atenei americani e si svolge in un arco di tempo che va da novembre e marzo. Le oltre 300 squadre inoltre sono divise in 32 conference, questo termine, probabilmente familiare a chi segue l'NBA, indica una serie di associazioni formate con accordi tra le singole università, indipendenti dall'organo NCAA.
Le conference principali tutt'ora esistenti sono le così dette "major conferences": Big East, Big Ten, Big Twelve, ACC, SEC e PAC-10. Ogni conference è formata da un numero di squadre variabile da 8 a 16 e le squadre durante la così detta "regular season" si affrontano in una serie di tornei a invito, ai quali partecipano anche squadre di conferece differenti.
Alla fine della regular season hanno inizio i tornei di conference, dei tornei a eliminazione diretta tra squadre della stessa conference, che determinano un campione per ogni associazione.
Questi tornei sono molto importanti, ma non determinano la squadra campione della Division One.
A questo scopo nel mese di marzo viene giocato il vero e proprio torneo NCAA, al quale prendono parte 65 squadre, tra le quali vi sono di diritto le 32 vincitrici dei tornei di conference e altre 32 squadre che vengono invitate in base al record di vittorie e sconfitte della stagione regolare. Questa decisione avviene durante la così detta "selection sunday" la domenica che precede l'inizio del torneo, nella quale, oltre alle squadre partecipanti vengono decise anche le teste di serie del torneo. Le 65 squadre si affrontano in una competizione ad eliminazione diretta, con un tabellone tennistico stabilito nella selection sunday; tutte le partite inoltre vengono giocate in campo neutro, fino ad arrivare alle Final Four, cioè semifinali e finale del torneo, uno degli eventi sportivi più seguiti d'america.
Oltre a una struttura del campionato del tutto singolare, il college basket presenta anche delle regole diverse dal basket FIBA o NBA.
Le partite infatti vengono disputate in due tempi da 20 minuti ciascuno, mentre un eventuale overtime è comunque di 5 minuti. Inoltre il cronometro di tiro non è di 24 secondi, ma di 35 secondi e questo implica poi una modifica in un'altra regola: per superare la metà campo all'inizio dell'azione si hanno a disposizione 10 e non 8 secondi.
Un'ulteriore differenza si ha con la linea da tre punti, situata a una distanza simile a quella del basket FIBA, anche se non prefettamente identica, inoltre non è contemplata la regola del tre secondi difensivo dell'NBA e ciò permette agli allenatori di sperimentare ogni tipo di difesa a zona.
La maggiore differenza con gli altri campionati si ha però nella gestione del bonus, il limite di falli oltre il quale si va direttamente in lunetta.
in Division One il bonus ha inizio dopo i 7 falli di squadra, ma tra un numero di falli che va da 7 a 10 il giocatore che subisce il fallo andrà in lunetta per il così detto one-and-one: il giocatore tirerà il primo tiro libero, ma, nel caso in cui questo venga sbagliato, si ha subito una situazione di rimbalzo e il gioco riprende; se il giocatore segna il primo allora potrà tirare anche il secondo tiro libero.
Oltre i 10 falli di squadra il bonus viene amministrato come nel basket FIBA.
Queste sono le principali regole del basket NCAA, regole che rendono ancora più particolare questa realtà cestistica che ci affascina sempre di più.
Spero che questo articolo possa servire a voi lettori per appassionarvi quanto noi al college basket e ad apprezzare ancora di più i nostri aggiornamenti, perchè ricordate che il college basket, al di là delle regole complicate, regala emozioni fortissime e sorprese continue, soprattutto durante il torneo.
Grazie per l'attenzione, rimanete connessi al blog di Basketzone per continui aggiornamenti sul campionato che unisce la spettacolarità dell'NBA e le difese del basket FIBA: NCAA Basketball, dove nascono i campioni di domani.

In punta di penna; Pensieri sparsi e in movimento

di Luca Policastro


Come da un po’ di tempo l’articolo sarà un insieme di idee, battute e punzecchiature sugli argomenti più disparati anche extra-basket. Visto che il “ format” sembra piacere , continuerò in tal senso finchè … sarò io a stufarmi dello stesso .

Basket : Ennesima sconfitta dell’Emporio Armani Milano che in Eurolega inanella la terza sconfitta in altrettante gare disputate ; a mio parere Milano ha sì passato il turno ma forse più per il caso e una serie di risultati favorevoli concatenati (anche se espugnare il parquet del Partizan fu impresa non da poco). Ecco che i meneghini son avviati ( a meno di un secondo miracolo) a una eliminazione quanto mai mesta e oserei dire meritata.

Una delle voci più interessanti che si possono trovare e anche sicuramente più “colorite” nel sito della National Basketball Association è la classifica delle schiacciate del mese di Gennaio . Le più impressionanti sicuramente son le prime due classificate con altrettanti “atletini” coinvolti. Medaglia d’argento per il King Lebron James che coglie al volo (è proprio il caso di dirlo trattandosi di un alley-hoop) un assist al bacio dell’amico Wade e va a depositare nel canestro il pallone con un tantino di potenza. Particolare non da poco per farlo ha letteralmente saltato la guardia di Chicago dirimpetta di cui non ricordo nemmeno il nome visto il gesto atletico. Il metallo più prezioso lo porta a casa , manco a dirlo, Blake Griffin. Già re delle schiacciate allo scorso ASG ,  il suddetto giocatore dei Clippers va a schiacciare nonostante l’opposizione non proprio amichevole di Perkins. Caratteristica non ininfluente è il fatto che Griifin parte ad almeno 2 metri da canestro e si trova con il gomito sopra al ferro. Sembrava di essere a Space Jam. MARZIANI

Per guardare alla nostra realtà grande plauso va fatto alla Paul Mitchell Pavia che si è imposta contro la capolista del girone sud-est, Chieti. Con una prova monstre di Furlanetto e del collettivo tutto la compagine longombarda è riuscita ad avere la meglio sui più quotati abruzzesi . BRAVI TUTTI

Sport minori : Calcio . Stadio Olimpico ,Roma. Dei 22 giocatori in campo 21 giocavano a calcio , uno a pallavolo. Mi sto riferendo a Andre Dias che non pago della prestazione pugilistica offerta sempre contro il Milan a San Siro (per la quale si è beccato 3 turni di squalifica) oggi si è esibito in una sorta di deviazione pallavolistica che solo per lo scarsissimo guardalinee non era rigore (pure l’arbitro se n’era accorto). Poi il destino ha tolto il difensore brasiliano dalla partita per un problema ai flessori. CHI LA FA , LA ASPETTI

Così come si son fatti i giusti elogi alla squadra di basket , lo stesso non si può dire della formazione calcistica di Pavia. Ha messo in fila la 13esima sconfitta nelle ultime 15 partite. Nonostante l’avvicendamento di mister Sangiorgio a favore di Roselli la squadra ha perso sul campo di Reggio Emilia contro il Carpi. Bisognerebbe far presente alla società che gli allenatori non vanno in campo (visto che ne ha cambiati già quattro finora) e infatti i risultati si vedono. CENTO DI QUESTI ANNI DEL CENTENARIO ? NO

Al momento di scrivere non ho ancora sentito le scuse di Mazzarri per il pareggio casalingo col Cesena. Son convinto che oggi il tecnico di Livorno toccherà livelli di piagnistei mai raggiunti finora visto che ha qualche episodio a suo favore. ANSIA DA DICHIARAZIONE
Extra sport :
Problema gelo : a Pavia se vai alla sede dell’ASM ti regalano il sale da spargere a terra. A parte che anche gli asini sanno che il sale va messo prima della nevicata altrimenti non ha alcun effetto, ma poi perché devono farlo i privati cittadini ? Tutti questi inflazionati mezzi spargisale , personale qualificato ( ha il diploma di spalatore ? ) dove son finiti ? Ci son mai stati ? FAN GNI VOJA AD RID

Un programma come Forum fa il pieno di ascolti nella fascia pre-pranzo e dopo pranzo : bene vorrei sapere il perché ? La conduttrice , che notoriamente dovrebbe essere super partes, non perde mai occasione per dire la sua ; Bracconieri il “rosso” è di una banalità unica nelle riflessioni e l’altro, Marco Senise, è vent’anni che dovrebbe esercitare la professione di avvocato ma è sempre li a fare il “bastian-contrario”. Come idee poi non son nemmeno originali : cavalcano l’onda della notizia clou del momento. Oggi , parlando tutti del clima polare che c’è in Italia , hanno mandato in onda una causa sul riscaldamento e sul freddo patito da un pensionato. UN CAST D’ECCEZIONE.

Penso che gli Italiani siano stufi di essere presi per il culo : è stato salutato come un evento il fatto che i politici si siano ridotti lo stipendio. Il problema è che non c’è notizia più falsa di questa ma nessuno lo riporta con fermezza. Infatti questi loschi figuri si son si decurtati lo scatto sul compenso ma non toccando assolutamente quella che è la questione più spinosa: i rimborsi spese personali e delle migliaia di assistenti, portaborse, e chi più ne ha più ne metta. Ecco da qui a qualche mese questi soldi che si vanno a risparmiare potranno benissimo essere riutilizzati dagli stessi politici per questi fini appena elencati. REPUBBLICA DELLE BANANE

Per la serie famose ‘na risata : la notizia non doveva essere che il figlio di Sarkozy noto dj (?) è stato riportato a casa dall’Ucraina dopo un presunto malore. Stampa scandalizzata perché pare che il paparino  abbia usato le spese dei contribuenti d’Oltralpe per pagare il viaggio su un aereo di lusso della Aeronautica. La vera notizia doveva essere come esse fatto a essere stato il fidanzato di Bar Rafaeli . PO PO PO PO PO PO

mercoledì 1 febbraio 2012

NBA, i bilanci del primo mese parte 1: le "piccole"

di Luca Ngoi


Un mese di NBA è ormai passato e potevamo noi di Basketzone farci mancare un bello speciale in cui cerchiamo di tracciare un bilancio dopo i primi 30 giorni (e passa) di Regular Season? Ovviamente no e allora iniziamo oggi ad addentrarci nei meandri delle cosiddette "piccole", mutuando un termine da uno sport minore: quelle squadre insomma non così blasonate e che cercano di rifondare in vari modi. Non perdiamo tempo dunque e iniziamo a vedere come stanno andando le stagioni di queste franchigie ad una ad una.


CLEVELAND CAVALIERS (8-12). Il record è quello che è, ma se non altro qualcosa è cambiato rispetto alla scorsa stagione, quando i Cavs erano la barzelletta di tutta la lega e regalavano vittorie a chiunque passasse di strada. La scelta di Kyrie Irving sta pagando, il playmaker sarà con tutta probabilità eletto rookie dell'anno, e anche la quarta scelta assoluta Tristan Thompson ha dato segni di talento fisico e tecnico. Nel caso in cui la cessione di Varejao portasse a qualche elemento giovane e futuribile la squadra si rafforzerebbe ulteriormente e potrebbe seriamente tornare a sperare in un futuro migliore, anche così comunque i playoff ad Est non sono un traguardo irraggiungibile.


NEW JERSEY NETS (7-15). Deron Williams era arrivato per cambiare le cose, ma evidentemente la sola presenza dell'ex playmaker dei Jazz non può bastare se non accoppiata ad un contesto decente. Se a tutto ciò aggiungiamo anche il recente grave infortunio al rookie Marshon Brooks e quello ad inizio stagione del centro Brook Lopez allora non è difficile pronosticare un futuro abbastanza buio per la franchigia di Newark, almeno per quello che concerne questa stagione, da considerare ormai da buttare. Il prossimo draft (molto promettente) e la possibile cessione di uno tra Williams e Lopez comunque potrebbero portare forze fresche e rampanti ad una squadra che deve necessariamente pensare ai prossimi due-tre anni.


MILWAUKEE BUCKS (9-11). Il discorso può essere simile a quello fatto per i Cavs. Nonostante il record ancora in negativo la squadra è assolutamente in corsa per i playoff ad Est e inoltre, a differenza dell'ex squadra di Lebron James, ha anche evidenziato dei buoni segni di gioco, con un sistema molto poco americano e unico nel suo genere. I Bucks infatti basano le loro fortune sul concetto di gioco di squadra, e anche senza l'infortunato cronico Andrew Bogut hanno dimostrato di poter competere, non solo grazie alle prodezze di Brandon Jennings ma anche all'importante contributo di giocatori di ruolo come Shaun Livingston, Drew Gooden, Beno Udrih ed Ersan Ilyasova: nessuna stella ma tutti dediti ad una causa che prova ad accendere l'entusiasmo nella fredda Milwaukee sotto gli ordini illuminati di coach Skiles.


DETROIT PISTONS (4-19). Anche in questo caso la stagione corrente è ormai da dimenticare, visto il record decisamente poco lusinghiero. Le note liete sono l'esplosione di Greg Monroe (quasi doppia doppia di media), il rookie Brandon Knight scelto nell'ultimo draft che sta offrendo alcune prestazioni di ottimo livello e l'ala ex Biella Jonas Jerebko che aggiunge atletismo ad una squadra che, fatti salvi questi tre, sarebbe da rifare in toto. Il draft di Giugno, in cui presumibilmente avranno una delle prime cinque scelte potrà aiutare e non poco, soprattutto perchè almeno nella "draftologia" i Pistons si confermano ancora tra i migliori della Lega.


CHARLOTTE BOBCATS (3-19). Il record è ancora inferiore a quello dei Pistons, e anche la situazione generale sembra non far sorridere la squadra di Micheal Jordan. Attorno alla prima scelta Kemba Walker ancora un po' troppo discontinuo infatti, l'altro giocatore a dare qualche soddisfazione ai "Gatti di Bob" è sorprendentemente BJ Mullens, grandissima promessa al college di Ohio State poi scelto dai Thunder dove ha giocato pochissimo, nella stagione corrente ha sfornato diverse prestazioni in doppia doppia che hanno lasciato a bocca aperta; probabile che possa essere sacrificato in qualche scambio, ma Charlotte farebbe bene a tenerselo stretto, così come Gerald Henderson, anche lui esploso quest'anno dopo un primo anno a singhiozzo. Difficile comunque vedere qualcosa di buono per la franchigia della Carolina prima di quattro o cinque anni, e comunque ci sarebbe da lavorare molto molto meglio di quanto Jordan e soci stanno facendo.


TORONTO RAPTORS (7-15). La partenza di Bosh, che non ha lasciato nulla in eredità ai canadesi, si è rivelata più devastante di quanto pronosticabile. I Raptors infatti si ritrovano adesso a fare completo affidamento su Andrea Bargnani, che purtroppo si è infortunato per la seconda volta in stagione piuttosto gravemente. Senza il lungo italiano la squadra sembra totalmente perduta e senza chance, con il solo DeRozan ad arrovellarsi in un contesto di anarchia offensiva ma che inizia ad assimilare qualche concetto difensivo grazie a coach Casey. Giocandosi bene la carta Calderon sul mercato per arrivare ad un playmaker più incisivo in fase realizzativa o possibilmente ad un'ala piccola giovane e futuribile, anche senza Bargnani sarà possibile arrivare a qualche vittoria in più e forse sperare ancora nella post season.


WASHINGTON WIZARDS (4-17). Per lungo tempo hanno regalato W a chiunque si presentasse, poi è arrivata la prima vittoria e si pensava che la squadra si potesse finalmente sbloccare, e invece il rendimento ha continuato ad essere molto deficitario, anche a causa delle difficoltà inaspettate di John Wall e dell'indisponenza di un Andray Blatche sempre più contestato dai fan. Il talento, soprattutto offensivo, non manca, se mai è assente la chimica ed un sistema che sia assimilabile dai giocatori, cosa che il nuovo coach Randy Wittman dovrà iniziare ad inserire. Con gerarchie codificate e la partenza di Blatche (che però non ha richieste) risollevarsi è possibile, ovviamente non in questa stagione.


MINNESOTA TIMBERWOLVES (10-11). La sfortuna è che giocano ad Ovest, dove con un record non è possibile sperare nei playoff, ma nonostante tutto i T-Wolves sono una delle sorprese di questo primo mese di stagione. Il dinamico duo Rubio-Love ha ricominciato a far sognare i tifosi del Target Center facendoli tornare ad un palazzo che non registrava affluenze così importanti dai tempi di Marbury e Garnett (guarda caso anche lì playmaker ed ala grande, anche se con caratteristiche totalmente diverse). Se ai due ragazzi terribili aggiungiamo anche la buona continuità di rendimento (finora mai avuta) di Micheal Beasley e la futuribilità di Derrick Williams i "Lupi" possono avere giuste ambizioni da playoff nei prossimi due anni. Neanche "The Mind" David Khan (General Manager della franchigia, contestatissimo dai tifosi) sembra poter rovinare un quadro così promettente.


GOLDEN STATE WARRIORS (7-12). Nello spietato West non c'è spazio per cali di tensione, cosa a cui i Warriors sono abbastanza affezionati. Il problema più grande per la squadra di coach Mark Jackson è stata finora la discontinuità, che dopo una bella vittoria ha fatto sempre accadere una puntuale sconfitta ammazza-ritmo. I tanti infortuni di Steph Curry hanno messo qualche dubbio alla dirigenza, che fino alla scorsa estate lo ha sempre considerato (a ragione) incedibile, mentre ora inizia a considerare l'idea di cederlo per arrivare ad un lungo di grande impatto (Dwight Howard è ancora il sogno), che sarebbe anche il pezzo mancante a questa squadra per permetterle di essere competitiva. Anche nello spietato West.


SACRAMENTO KINGS (6-15). Nella stagione della squadra capitolina c'è già stato un cambio di allenatore (da Paul Wstphal a Keith Smart) e più di un capriccio del giocatore più futuribile, DeMarcus Cousins, che non trovava il feeling con Westphal tanto da richiedere la cessione (si erano già fatti avanti i Celtics), salvo poi risollevarsi con l'arrivo di Smart, che ha semplicemente lasciato i suoi ragazzi liberi di correre quanto vogliono, consapevole che questa stagione è da giocare a mente leggera date le inesistenti velleità di post season. Si continuerà a volare e a correre su e giu per il campo fino ad Aprile, o meglio fino a Giugno, quando il draft potrebbe portare l'anello mancante di una catena abbastanza interessante quanto a talento.


NEW ORLEANS HORNETS (4-17). La perla della stagione finora resta la vittoria eroica contro i Magic (peraltro in crisi), ma la costante per gli Hornets è decisamente la sfortuna, che ha fatto subito infortunare il principale terminale offensivo, Eric Gordon, che dopo essere tornato per due partite in cui ha fatto in tempo a piazzare un buzzer beater vincente, si è di nuovo fatto male e dovrà stare ai box ancora per diverso tempo. Inoltre l'altro arrivo della off season, Chris Kaman, è stato praticamente messo ai margini della squadra, visto che gioca pochissimo e produce se possibile ancora meno: sarà con tutta probabilità scambiato per arrivare ad un centro o ad una guardia puramente realizzatrice e possibilmente giovane vista la prossima partenza anche di Gordon che ha deciso di non prolungare il contratto. In Draft we trust.





Mercato NBA, Dwight Howard attacca i suoi stessi compagni. Vendesi Kaman

di Claudio Pavesi


Finisce il calciomercato ma in NBA si continua a parlare di trade importanti infatti sono sempre di più le voci che riguardano Dwight Howard. Il centro dei Magic si è detto molto deluso dalle ultime sconfitte (4 in fila) tanto da essere arrivato a gridare negli spogliatoi contro i suoi stessi compagni apostrofandoli come svogliati dicendo anche "Se non volete impegnarvi allora statevene a casa, non voglio essere preso come uno che se ne frega, sono qui per dare il massimo." Parole forti quello del numero 12 che infatti ha dato vita a voci interessanti sul suo futuro, un esempio? A inizio stagione aveva dichiarato di non avere interesse a giocare nei Bulls mentre proprio ieri ha detto che sarebbe onorato di giocare con l'MVP Derrick Rose ma allo stesso tempo non chiude la porta ai Lakers nè tanto meno ai Nets, Un Howard quindi che non vede l'ora di sperimentare una nuova piazza, preferibilmente una in cui si usi un sistema diverso da quello dei Magic, con più pick'n'roll, probabilmente lo schema che esalta maggiormente le qualità del Superman di Orlando. Ricordiamo che Dwight Howard ha compiuto 26 anni da neanche due mesi e fu selezionato con la prima scelta assoluta del draft 2004 di conseguenza questo è il suo ottavo anno in NBA ed è anche l'ottavo anno in cui mette a segno una doppia-doppia di media con oltre il 52% dal campo, quest'anno infatti sta viaggiando con 20 punti, 15 rimbalzi e 2 stoppate di media con il 55% dal campo, niente male vero? Aggiungiamo anche che quello del prossimo febbraio sarà il suo sesto All-Star Game per non parlare del fatto che il suo palmares comprende anche un titolo di Rookie dell'anno e il premio di Miglior Difensore dell'anno, sempre vinto da Superman nelle ultime 3 stagioni. Sicuramente i Magic non lo faranno partire in cambio di nulla quindi bisognerà vedere quale sarà la squadra disposta a fare le maggiori follie per accaparrarselo ma purtroppo per scoprirlo non ci resta che aspettare.


Un'altro giocatore ufficialmente sul mercato è Chris Kaman ma in questo caso per volere del club, infatti i New Orleans Hornets non si sono detti soddisfatti dal centro col passaporto tedesco arrivato nello scambio che ha portato Chris Paul a "Lob City" Los Angeles. Il ventinovenne giocatore degli Hornetsi è stato addirittura messo nella lista degli inattivi già dal 24 gennaio e per questo non vedrà il campo finchè non verrà scambiato, non che questa sia una grande perdita per New Orleans dato che Kaman non giocava così pochi minuti dall'anno da rookie e non metteva a segno statistiche così basse dal suo secondo anno in NBA e, come se non bastasse, non ha mai avuto una percentuale al tiro più bassa di quella di quest'anno nella sua intera carriera. anche fisicamente Kaman crea qualche dubbio dato che solo nell'anno da rookie è riuscito a giocare tutte le 82 partite della stagione mentre proprio l'anno scorso ha toccato il suo minimo in carriera a livello di presenze, 32 partite e solo in 15 di queste partendo in quintetto. Non dobbiamo dimenticarci però che è anche un lungo dotato di grande fisico e una sorprendente tecnica in post basso, caratteristiche che lo hanno portato a essere la sesta scelta assoluta nel Draft 2003, subito dopo Dwyane Wade, e che gli hanno permesso di essere selezionato all'All-Star Game 2010 quindi, anche se le sue azioni sono in ribasso, puntare sul centro nativo del Michigan ma di passaporto tedesco potrebbe rivelarsi una scelta vincente, non per niente il General Manager degli Hornets ha dichiarato che già cinque squadre hanno avanzato offerte interessanti per il giocatore in questione ma New Orleans è stata chiara, vuole scelte ai draft futuri oltre a giovani talenti o in alternativa giocatori all'ultimo anno di contratto. Parte ufficialmente il toto-Kaman, per sapere quale sarà la sua prossima casa oltre ad altre succose notizie di mercato ovviamente il sito da visitare resta sempre basketzonertp.blogspot.com.